La sicurezza informatica è uno degli aspetti che preoccupano di più gli utenti. Tra le applicazioni maggiormente prese di mira da malware e truffe troviamo WhatsApp. I cyber criminali sono interessati alle conversazioni dell’app per la messaggistica perché contengono moltissime informazioni riservate. Tra le minacce più presenti su WhatsApp troviamo le truffe e i virus. Le prime agiscono quasi sempre attraverso messaggi di false vincite o di finti sconti e se clicchiamo sul link e allegati maligni cadremo nella trappola di una campagna phishing. I malware presenti sull’app per la messaggistica consentono agli hacker di gestire da remoto il nostro account WhatsApp. Per rintracciare i malintenzionati che tentano di spiare le nostre conversazioni esistono delle applicazioni, come “Messenger e Chat blocco“, che possiamo installare con un click sul nostro smartphone.
Come funziona Messenger e Chat blocco
Con un’app come “Messenger e Chat blocco” non avremo più paura di allontanarci per andare in bagno lasciando incustodito il dispositivo. L’applicazione, scaricabile dal Google Play Store, ci consente di cogliere in flagrante le persone che provano a spiare il nostro telefono. Una volta scaricata l’app ci basterà lanciarla e scegliere quale applicazione proteggere con una password e con l’auto-blocco. Oltre a queste funzioni “Messenger e Chat blocco” consente anche di scattare un selfie, tramite la fotocamera frontale del nostro smartphone, alla persona che tenta di accedere all’app protetta. Se qualcuno dovesse prendere il telefono o rubarlo potremo capire di chi si tratta grazie alle foto. Quando il malintenzionato tenterà di accedere a WhatsApp verrà immortalato senza che se ne accorga dalla fotocamera. L’applicazione non funziona solamente con WhatsApp, ma con tutte le app che decideremo di impostare.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Bruce McCandless II, nato a Boston l’8 giugno 1937, è un ingegnere, pilota ed astronauta statunitense. Si rese protagonista di una delle più celebri “passeggiate” della storia dell’astronomia mondiale.
Il momento in cui sarà possibile scegliere l’altezza, il colore degli occhi o il quoziente intellettivo di un figlio è davvero molto vicino, almeno in base ad un articolo pubblicato sulla rivista del MIT, Technology Review, in cui viene citata una compagnia statunitense che pianifica di fornire una analisi genetica preimpianto sugli embrioni che vada oltre le malattie.
Le caratteristiche striature scure osservate nel 2015 fa sulla superficie di Marte e ritenute la prova regina della presenza di acqua allo stato liquido sarebbero in realtà dei semplici flussi di sabbia, che scendono da pendii ripidi. Lo ha determinato un team di ricerca dell’Università dell’Arizona di Tucson, Stati Uniti, smontando una delle scoperte più affascinanti della NASA degli ultimi anni. Secondo i ricercatori, coordinati dal professor Alfred McEwen, responsabile della potente fotocamera Imaging Science Experiment (HiRISE) equipaggiata sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), è possibile che comunque una minima presenza di acqua possa sussistere, ma sarebbe insufficiente a sostenere anche la vita di microorganismi. Insomma, Marte sarebbe ancora più secco e desertico di quanto immaginassimo.
Il primo trapianto di testa umana al mondo è stato eseguito con successo, lo ha annunciato in una conferenza stampa a Vienna, il neurochirurgo italiano Sergio Canavero, spiegando che un’équipe dell’università medica di Harbin ha realizzato il primo trapianto di testa umana su cadavere al mondo ed affermando che un’operazione su un essere umano vivo potrebbe essere “imminente”.
Scienziati statunitensi hanno modificato i geni di un paziente direttamente all’interno del suo corpo per cambiarne il DNA in modo permanente con l’obiettivo di curare una malattia. L’esperimento è statoportato a termine il 13 novembre scorso ad Oakland (California) su Brian Madeux, un 44/enne affetto da una rara malattia metabolica, la Sindrome di Hunter, che colpisce meno di 10.000 persone al mondo. Tra 3 mesi se il trattamento è riuscito, nel frattempo la tecnica verrà testata per anche altre malattie, inclusa l’emofilia.
E’ stato un intervento davvero eccezionale quello svolto all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma lo scorso 7 settembre: due gemelle siamesi di 17 mesi algerine unite per l’addome e il torace sono state separate grazie ad un complesso intervento durato ben dieci ore, che ha richiesto l’alternanza di cinque diverse equipe chirurgiche, per un totale di 40 operatori. Si tratta di uno dei pochissimi casi di separazione di siamesi effettuati in Italia, il secondo caso nella storia dell’ospedale romano, dopo il primo intervento svolto oltre 30 anni fa, eseguito su due gemellini maschi. Anche in quel caso si trattava di siamesi toraco-onfalopaghi (con torace e addome uniti).
“Mi sono autofecondato e questo è il mio bambino”. È il racconto di Corrado, 55 anni di Biella, nato “ermafrodito“, cioè sia con