Com’è fatta e come funziona una protesi peniena idraulica

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTA PROTESI PENIENA IDRAULICA TRI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Quella che una volta veniva chiamata impotenza – cioè la disfunzione erettile presente in varie forme (organica, psicogena, mista) e con diversi livelli di gravità – viene oggi curata con farmaci (tra cui il Sildenafil, il famoso Viagra) ma anche con impianti protesici qualora il trattamento farmacologico non sortisca gli effetti desiderati. Esistono due tipi di protesi peniene che permettono l’erezione: protesi malleabili e protesi idrauliche.

  • Le protesi malleabili (anche denominate “semirigide” o “non idrauliche”) sono costituite da due cilindri che si impiantano nei corpi cavernosi e conferiscono al pene uno stato di rigidità parziale e permanente appena sufficiente per avere un rapporto sessuale soddisfacente.
  • Le protesi idrauliche sono dei dispositivi più complessi. Sono costituite da varie componenti che permettono il controllo diretto dell’erezione da parte dal paziente, il quale potrà, ogni volta che lo desidera, far passare il proprio pene da uno stato di flaccidità ad uno stato di erezione completa e viceversa.

Il dispositivo in figura è una protesi peniena idraulica tricomponente.

Com’è fatta una protesi peniena idraulica?
Le protesi idrauliche tricomponenti constano di:

  • un serbatoio pre-riempito con soluzione fisiologica, posizionato nei pressi della vescica;
  • due cilindri gonfiabili da inserire nei corpi cavernosi (le strutture erettili del pene);
  • un meccanismo di attivazione/disattivazione rappresentati da una micropompa e un pulsante collocati nel tessuto sottocutaneo scrotale.

Questo dispositivo consente di mimare un’erezione con meccanismo simile a quello fisiologico, con solo un 2-5% di incidenza di guasti meccanici della protesi stessa a 10 anni dall’impianto.

Come funziona una protesi peniena idraulica?
Premendo un tasto a livello della pompa posizionata all’interno del proprio scroto, il paziente farà passare il liquido dal serbatoio collocato dietro l’osso pubico dentro i cilindri all’interno del pene. Riempiendosi di liquido, i cilindri si gonfiano determinando una erezione totale del pene che potrà essere mantenuta per tutto il tempo desiderato. Premendo un altro apposito tasto a livello della pompa, il paziente potrà far passare nuovamente il liquido dai cilindri al serbatoio, facendo ritornare così il pene allo stato di flaccidità.

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Aumentare il testosterone: metodi naturali e cose da evitare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUMENTARE TESTOSTERONE MUSCOLI SESSO PALESTRA FISICO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Cutanee PeneStimolare la produzione naturale di testosterone è sicuramente l’opzione migliore per aumentare la produzione di questo ormone in modo sicuro, specie quando, dai 30 anni in poi, la sua produzione cala dell’1% ogni anno. Per farlo si cercano di eliminare le sostanze chimiche che bloccano la produzione oppure si supporta la capacità endogena del proprio corpo di produrre più testosterone. Ecco alcune sostanze utili per aumentare naturalmente il testosterone.

1) ZINCO

È noto che la deficienza di zinco può portare a un malfunzionamento dei testicoli e di conseguenza l’abbassamento dei livelli di testosterone. La prostata maschile è uno degli organi del corpo a maggiore concentrazione di zinco, un dato che indica quanto sia importante per l’apparato riproduttore maschile. Inoltre, l’attività fisica sia in uomini normalmente sedentari che negli atleti, può portare a una carenza di testosterone e ormone tiroideo, che può essere facilmente attenuata dall’integrazione di zinco. È stato inoltre scoperto che lo zinco protegge dai danni causati dal cadmio (un metallo pesante) a quella parte di dna che influisce sulla capacità dei testicoli di produrre testosterone. Una ricerca sugli animali indica che lo zinco può migliorare la funzione erettile e ottimizzare i livelli di prolattina e testosterone.
Bisogna però tenere a mente che i minerali nel corpo necessitano di un certo equilibrio. Un eccesso di zinco può infatti provocare a una carenza di rame e viceversa. È quindi importante lavorare con professionisti qualificati per individuare le eventuali carenze e colmarle senza causare effetti collaterali. Nel dubbio, è sempre meglio reintegrare i minerali con l’alimentazione, e questo diminuisce il rischio di squilibri. Per cercare i cibi con un alto contenuto della sostanza nutritiva che si vuole integrare, è possibile consultare l’elenco del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America.

2) VITAMINA C

Uno dei metodi migliori per ottimizzare i livelli di testosterone è preservare la sua attività e rigenerarlo quando si converte naturalmente in un ormone metabolita transitorio. Una ricerca preliminare indica che la vitamina C, nota vitamina donatrice di elettroni, possa aumentare la produzione di testosterone e ridurre i livelli del suo metabolita tossico.

3) MAGNESIO

I livelli di magnesio sono fortemente correlati negli anziani, e in modo indipendente, a due ormoni anabolici: il testosterone e l’ IGF-1, il fattore di crescita insulino-simile. Questo indica che il magnesio, coinvolto in numerose reazioni chimiche che interessano oltre 300 enzimi, possa regolare positivamente l’ equilibrio anabolico-catabolico spesso interrotto nelle persone anziane. C’è un meccanismo di base che lo rende un minerale importante nell’aumento dei livelli di testosterone; il magnesio inibendo infatti il legame tra il testosterone (Tt) e le globuline leganti gli ormoni sessuali (Shgb), provoca un aumento del testosterone biodisponibile.

4) PALMETTO/ASTAXANTINA

Uno dei modi migliori per aumentare l’ormone sessuale maschile in modo naturale è bloccare la sua trasformazione in diidrotestosterone ed estrogeno (estradiolo). Questo può avvenire attraverso gli inibitori dell’enzima aromatase e gli inibitori dell’alfa-5 reduttasi. L’alfa-5 reduttasi è un enzima che converte il testosterone in diidrotestosterone mentre l’enzima aromatasi converte il testosterone in estradiolo. Uno studio promettente del 2009 ha rivelato che nei maschi sani di età compresa tra i 37 e i 70 anni, una combinazione di queste due sostanze dà come risultato un rapporto straordinario: più testosterone e meno estrogeno e diidrotestosterone.

5) FOSFATIDILSERINA

Questo componente, estremamente importante della membrana cellulare, si trova maggiormente nella carne, nel pesce, nei latticini ma anche nella lecitina di soia e girasole. Si è riscontrato che a seguito di una moderata attività fisica negli atleti, la fosfatidilserina riesca ad abbassare i livelli di cortisolo e aumentare quelli di testosterone.

Qui di seguito trovate una lista di altri integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

ECCO 5 SOSTANZE DA EVITARE:

1) FARMACI CONTENENTI STATINE

Nella letteratura biomedica non esistono categorie di farmaci che inibiscono la produzione di testosterone e/o la libido negli uomini meglio rispetto a quelli contenenti statine. Questi farmaci non solo vengono erroneamente ritenuti dei salvavita per le malattie cardiovascolari, ma contribuiscono all’insorgenza di circa 200 effetti collaterali dannosi per la salute. Chiunque intenda preservare la propria produzione di testosterone dovrebbe evitare di assumere questi farmaci.

2) BISFENOLO A

Questa sostanza che altera il sistema endocrino è estremamente diffusa. Si trova infatti in plastiche, cibi inscatolati e nella carta termica delle ricevute fiscali. È stato dimostrato che riesce a interrompere la produzione di testosterone nei testicoli e che presenta dei potenziali effetti estrogenici femminilizzanti. Bisogna inoltre fare attenzione e non farsi ingannare dai cosiddetti prodotti ‘bisfenolo A free’ in quanto potrebbero contenere altri bisfenoli altrettanto tossici.

3) FTALATI

Usati soprattutto nelle plastiche per renderle più flessibili (plastificanti), ma anche nell’industria farmaceutica come eccipienti e nei prodotti cosmetici, inibiscono la produzione di testosterone.

4) PARABENI

Un altro tipo di sostanze petrolchimiche estremamente diffuse; utilizzati come conservanti in un’ampia gamma di prodotti, specialmente nella produzione di cosmetici e prodotti per la cura del corpo, interferiscono con i livelli di testosterone.

5) GLIFOSATO

Questa sostanza chimica, che blocca la produzione di testosterone, si trova praticamente ovunque in quelle zone in cui predomina la coltivazione di prodotti geneticamente modificati. Per essere conservati più a lungo, i prodotti ogm vengono spruzzati con glifosato e risultano quindi contaminati e anche prodotti non esplicitamente ogm come l’avena vengono spruzzati con questa sostanza essiccante prima del raccolto. Pertanto, il modo migliore per evitare l’esposizione a questa sostanza è di consumare prodotti biologici certificati al 100 per cento.

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Erezione debole da ansia da prestazione: quali sono i rimedi e le cure?

MEDICINA ONLINE SESSO ANSIA PRESTAZIONE SESSUALE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE FIRST TIME LOVER SEX GIRL MAPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere: Erezione debole o assente da cause psicologiche: cura e rimedi

Cosa fare per i problemi di erezione psicologici?

Blocchi mentali di vario genere, come quelli descritti nell’articolo appena citato, possono concorrere singolarmente, o in gruppo, nel creare il problema di erezione psicologico. Questo problema va in primo luogo accettato come “normale” meccanismo psico-fisico perché, come abbiamo visto prima, non sempre sono sinonimo di gravi disturbi mentali. Anzi, il più delle volte, sono semplici sintomi di piccole tendenze mentali non adatte a provocare e mantenere l’erezione durante i rapporti sessuali. Difatti quasi sempre i problemi di erezione psicologici si verificano solo durante il rapporto sessuale con la partner, e non nell’intimità durante l’autoerotismo (masturbazione). Accettare il problema di erezione mentale, capendo che non è nulla di assolutamente grave, ma una normale conseguenza di tali tendenze mentali non adatte a provocare l’erezione, è il primo importante passo da fare.
Ma accettare solamente il problema senza poi cercare di “correggerlo”, o di intraprendere una metodologia specifica per migliorare i fattori mentali che provocano e mantengono l’erezione del pene durante il sesso, porta col tempo a un peggioramento della situazione mentale e dei suoi problemi erettivi e sentimentali connessi. Dopo aver accettato il problema bisogna, quindi, cercare subito il metodo specifico per eliminare le cause mentali dei problemi di erezione psicologici e, allo stesso tempo, per migliorare e potenziare le cause mentali che provocano e mantengono l’erezione del pene.

Tecniche consigliate

Ecco le tecniche ed i modi che consiglio per superare problemi legati alla disfunzione erettile da cause psicologiche:

  • Eseguire esercizi e tecniche mentali per elevare l’autostima sessuale, la sicurezza interiore e in se stessi, la serenità mentale durante il rapporto sessuale e l’eccitabilità mentale. In altre parole, tutti i fattori psicologici e mentali che provocano e favoriscono la qualità dell’erezione durante il rapporto sessuale con la tua partner.
  • Parlare apertamente col partner del tuo problema, cercando di affrontarlo insieme. Ricordati che l’ansia che hai tu, specie la prima volta con un partner nuovo, la può avere anche l’altra persona, quindi giocare “a carte scoperte” può rappresentare un valido aiuto.
  • Creare delle situazioni più eccitanti del solito, ad esempio fai l’amore in posti nuovi o consiglia al partner di indossare una lingerie più “maliziosa” o ad esempio una parrucca, o un vestito eccitante. Questi stimoli sono così potenti che possono a volte bastare per sovrastare l’ansia da prestazione; leggi anche: Aumentare il desiderio sessuale femminile: guida completa
  • Esegui gli esercizi di Kegel. Allena fisicamente il muscolo pubococcigeo può aiutarti anche dal punto di vista psicologico; leggi: Esercizi di Kegel: allena il muscolo pubococcigeo per aumentare potenza sessuale ed eiaculazione
  • Evitare di guardare spesso porno online e di masturbarsi in maniera compulsiva, leggi: Come smettere di masturbarsi e di guardare porno online in 14 passaggi
  • Altro aiuto può ovviamente provenire da alcuni farmaci, a tal proposito leggi anche: Meglio Viagra, Cialis, o Levitra per trattare la disfunzione erettile? Un utile confronto tra i tre farmaci 
  • Un aiuto molto importante può essere fornito da un medico sessuologo.

Integratori alimentari

Si può provare con opportuni integratori che possono aiutare, a volte anche con il semplice effetto placebo, la vostra erezione, a tal proposito qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

Se credi di avere un problema di erezione debole da cause psicologiche, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Varicocele: sintomi, operazione ed effetti sull’erezione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TESTICOLI SCROTO DIMENSIONI ANATOMIA FUN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl varicocele (in inglese “varicocele”) è una patologia varicosa che interessa le vene del testicolo ed è caratterizzata dalla dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che decorrono lungo il funicolo spermatico e che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo: ciò spesso provoca un gonfiore in corrispondenza del testicolo interessato. Quando queste vene sono dilatate si verifica un reflusso di sangue dall’alto verso il testicolo, che provoca un suo aumento di temperatura e una condizione ambientale sfavorevole per una normale spermatogenesi.

Che cos’è il funicolo spermatico?
Il funicolo spermatico è una sorta di peduncolo o cordone (è infatti noto anche come cordone spermatico), di consistenza molle, del diametro di circa un centimetro e della lunghezza media di 14 centimetri.
Esteso dal lato posteriore del testicolo all’orifizio addominale del canale inguinale, il funicolo spermatico percorre – procedendo dal basso – lo scroto e il canale inguinale.

Anatomia
I testicoli ricevono il sangue dall’arteria genitale (arteria testicolare) attraverso il canale inguinale che mette in comunicazione lo scroto all’addome.
Le vene testicolari (superficiali e profonde) si riuniscono e dopo aver raccolto le vene dell’epididimo, risalgono ed entrano a far parte del funicolo spermatico dove costituiscono il plesso pampiniforme.
Da questo si origina la vena testicolare, che a destra sbocca nella vena cava inferiore, a sinistra invece giunge alla vena renale sinistra.
Tali vene, nell’uomo possono diventare incontinenti e dilatarsi impedendo così il deflusso di sangue venoso dal testicolo verso la parte alta del corpo. Si crea quindi una condizione di reflusso e stasi di sangue verso il testicolo.

Epidemiologia
Interessa circa il 10-20% della popolazione generale maschile, tipicamente tra i 15 e 25 anni. Può insorgere già in età preadolescenziale (riscontro nel 2-2.5% dei ragazzi tra i 7 e i 10 anni) ma l’epoca in cui normalmente si manifesta è quella della maturazione sessuale, tra gli 11 e i 16 anni. Da non sottovalutare, poi, la costituzione del giovane: infatti, il varicocele colpisce con maggior frequenza i soggetti longilinei e di statura elevata.
È interessato soprattutto il testicolo sinistro (95%) e raramente il testicolo destro (5%), ciò a causa delle differenti caratteristiche anatomiche tra le due vie vascolari.

Varicocele: infertilità e sterilità
Il varicocele è piuttosto comune ed è presente in quasi il 40% degli uomini con problemi di fertilità e sterilità. Ecco perché, anche nelle sue forme di minore entità, dovrebbe essere diagnosticato precocemente in età adolescenziale quando ancora non ha avuto il tempo di determinare un danno al testicolo interessato.

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Patogenesi
La patogenesi del varicocele non è tuttora conosciuta; si pensa sia determinato da una congenita debolezza delle pareti venose associata ad una incontinenza delle valvole, la pressione del sangue determinata dalla posizione eretta a lungo andare determina la dilatazione delle vene.
Oltre il 95% delle condizioni di varicocele sono legate ad una situazione idiopatica (le cosiddette forme primarie). E’ possibile che fattori costituzionali, analogamente a quanto si verifica per le vene degli arti inferiori, condizionino una debolezza della parete venosa, con progressivo sfiancamento della stessa; ciò porta ad una conseguente incontinenza valvolare con la comparsa di un reflusso retrogrado ematico caratteristica saliente del varicocele. Va segnalato, tuttavia, che eventuali processi espansivi retroperitoneali o pelvici comprimenti le strutture venose possono causare un ostacolo al deflusso venoso e la comparsa di varicocele (in particolare la comparsa di varicocele in età adulta o in sede destra deve suggerire l’esclusione di eventuali patologie compressive estrinseche – varicocele secondario).

Varicocele idiopatico o secondario
Secondo alcuni ricercatori, il malfunzionamento delle valvole venose (prima tesi) sarebbe causa del cosiddetto varicocele idiopatico. Il varicocele idiopatico è tipico degli adolescenti e degli adulti giovani. Il termine idiopatico, che in ambito medico si associa alle patologie che insorgono senza cause identificabili, fa riferimento al fatto che il motivo per cui si crea il malfunzionamento delle valvole venose rmane tuttora ignoto. Il varicocele idiopatico è, solitamente, un disturbo di lieve entità. Al contrario il blocco a valle delle vene testicolari (seconda tesi) sarebbe all’origine del cosiddetto varicocele secondario. In medicina, una patologia è detta secondaria quando insorge per un problema in altre sedi del corpo (è per esempio secondaria l’ipertensione polmonare che insorge a causa di un tumore a livello toracico che spinge sulle arterie polmonari).
In molti varicoceli secondari, si sospetta che il problema responsabile del blocco al flusso sanguigno sia la presenza di un tumore a livello pelvico o addominale (per esempio un carcinoma renale); tumore che comprime i vasi venosi entro cui dovrebbe riversarsi il sangue preveniente dalle vene testicolari. I varicoceli secondari sono tipici delle persone con più di 40 anni.

A cosa porta un varicocele non trattato?
Il varicocele, se non trattato, può determinare alterazioni della spermatogenesi, indipendentemente dalla sua entità clinica, con vari meccanismi, tra cui:

  • alterazioni termiche del testicolo,
  • stasi venosa con conseguente ipossia,
  • effetto tossico di radicali liberi.

Tali fattori conducono nel tempo ad una diminuzione progressiva e ingravescente della fertilità, causando alterazioni del numero, motilità e morfologia degli spermatozoi. Non sempre però questo si verifica. Ciononostante una diagnosi precoce – come già prima accennato – è fondamentale per seguire l’evolversi della patologia a carico della funzione riproduttiva. Dopo la cura del varicocele (che sia chirurgica o radiologica) la funzionalità e il numero degli spermatozoi mostra un netto miglioramento. I varicoceli più gravi possono comportare a due complicazioni:

  • Atrofia testicolare. In medicina, il termine atrofia fa riferimento a una riduzione della massa di un tessuto o di un organo, provocata dalla diminuzione del volume cellulare (cioè delle cellule che costituiscono il tessuto o l’organo colpito).
    L’atrofia testicolare, quindi, è una riduzione delle dimensioni di uno o di entrambi i testicoli.
    In caso di varicocele, il testicolo interessato è ovviamente quello affetto dal problema ai vasi venosi testicolari.
    Le precise cause scatenanti sono poco chiare. Secondo la teoria più accreditata, a provocare l’atrofia testicolare sarebbe il ristagno di sangue venoso a livello scrotale; in questo sangue, infatti, vi sono tossine e prodotti di scarto prelevati dai tessuti appena irrorati, che, sostando a lungo nello scroto, determinerebbero un danno più o meno grave al testicolo e una riduzione del suo volume.
    Inoltre, sempre per colpa del ristagno di sangue venoso, la circolazione sanguigna arteriosa risulta ostacolata e insufficiente a mantenere in vita tutte le cellule del testicolo con varicocele.
  • Infertilità e sterilità maschile. Come l’atrofia, anche l’infertilità maschile sembrerebbe dovuta al ristagno di sangue nelle vene testicolari. Ciò provocherebbe un anomalo aumento della temperatura attorno ai testicoli; aumento della temperatura che, a lungo andare, pregiudica la formazione dello sperma e le capacità di movimento degli spermatozoi. Sebbene sia una complicanza possibile, l’infertilità maschile da varicocele è un’eventualità assai rara.

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Sintomi
Molte persone con varicocele non accusano nessun sintomo. Quando le dimensioni siano sufficienti a causare sintomi, sostanzialmente si ha: dolore sordo del testicolo, senso gravativo di pesantezza a livello scrotale e problemi di infertilità.
Il dolore associato al varicocele è dovuto all’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene dilatate. Tale aumento pressorio così come il dolore aumentano quando:

  • si sta in piedi per lunghi periodi di tempo;
  • si pratica attività sportiva;
  • si sollevano pesi;
  • fa caldo;
  • è sera;
  • alla fine di un rapporto sessuale.

Il dolore si riduce invece d’intensità quando il paziente si corica a pancia in su.
I segni più frequenti sono vene dilatate palpabili a livello scrotale, descritte come un “sacchetto vermiforme” (la contrazione addominale fa aumentare il volume delle vene), inoltre il testicolo colpito da varicocele può risultare più piccolo rispetto al controlaterale.

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Diagnosi
Generalmente la diagnosi di varicocele viene posta semplicemente con la visita, un’accurata ispezione dello scroto ed un completo esame obiettivo da parte del medico andrologo permette di determinare la presenza di varicosità a livello testicolare. E’ comunque indispensabile una corretta e approfondita valutazione delle cause e dell’entità per le quali non è sufficiente la sola visita clinica. Dal momento che il varicocele può portare ad una compromissione della qualità del liquido seminale è indispensabile uno spermiogramma e un Eco-colorDoppler testicolare, strumento principale nella valutazione del varicocele e soprattutto nelle forme subcliniche di difficile individuazione e definizione fornendo informazioni necessarie all’identificazione e tipizzazione documentando il reflusso venoso.
Solitamente si distinguono 4 livelli di varicocele: I, II, III e IV grado.
L’ecocolordoppler è inoltre indispensabile nel follow-up del soggetto dopo la terapia allo scopo di valutarne il successo o l’eventuale persistenza di reflusso venoso e le modificazioni del volume e del trofismo testicolare.

Terapia
L’indicazione al trattamento della patologia viene data dall’andrologo quando il varicocele è associato ad alterazione della quantità e/o qualità degli spermatozoi o a dolore testicolare. Il trattamento ha come scopo principale quello di migliorare la spermatogenesi o di prevenire un suo deterioramento futuro.
Attualmente esistono due opzioni di trattamento per i soggetti affetti da varicocele:

  • la scleroembolizzazione percutanea;
  • l’intervento chirugico.

Indicazioni principali alla terapia chirurgica sono: alterazione dello spermiogramma o dolore. Esiste un largo consenso al trattamento del varicocele nelle seguenti condizioni: adulti e adolescenti con varicocele sintomatico (dolore); adolescenti con riduzione del volume testicolare sinistro > 2-3 ml rispetto al controlaterale (prevenzione); adolescenti avanzati con varicocele di 3° grado e progressivo deterioramento dei parametri seminali in follow-up di 1-2 anni; maschi partners di coppia infertile da meno di tre anni, con anomalia della qualità seminale inspiegata.
Il controllo dei parametri seminali con spermiogramma andrebbe fatto non prima di 3-4 mesi dall’intervento.

Dopo l’intervento chirurgico
Dopo un intervento chirurgico per il varicocele, è importante evitare rapporti sessuali e masturbuzione per alcune settimane.

Varicocele ed erezione
Né il varicocele, né la terapia chirurgica del varicocele – se ben effettuata – hanno effetti fisici sull’erezione. In alcuni pazienti può determinarsi però una disfunzione erettile da cause psicologiche, a tal proposito leggi anche: Erezione debole o assente da cause psicologiche: cura e rimedi

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Astenospermia e spermatozoi deboli: cura e trattamento

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Grasso Dietologo Nutrizionista Cellulite Dimagrire Sessuologo  Roma Trucco COME FATTO SPERMATOZOOPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, leggi anche: Astenospermia: spermiogramma, spermatozoi deboli e fattori che influenzano la loro motilità

Con “astenospermia” si indica una anomalia del liquido seminale caratterizzata da una riduzione della motilità degli spermatozoi che può ostacolare la fecondazione, con conseguente possibile sterilità del soggetto. Esistono varie forme di astenospermia, a seconda della causa che la determina. Può essere dovuta a traumi, varicocele, infiammazioni (orchiti), abuso di alcolici o di farmaci (cimetidina, chemioterapici antitumorali), criptorchidismo, ipogonadismo, irradiazione locale, assenza congenita delle cellule produttrici di spermatozoi, presenza di anticorpi antispermatozoi. In caso di orchite le cause possono essere molto varie: nella maggior parte dei casi essa compare a seguito della parotite, più raramente a seguito di sifilide, tifo, tubercolosi, gonorrea e prostatite. Quando la causa rimane sconosciuta, si parla di “astenospermia idiopatica“.

Qual è la cura dell’astenospermia?
Purtroppo non esiste una singola terapia risolutiva per tutte le forme. Il primo obbiettivo del medico è ovviamente curare la malattia a monte. Ad esempio in caso di orchite è in genere prevista la somministrazione di antibiotici e cortisonici; nei casi più gravi questi però non sono sufficienti per impedire l’instaurarsi dell’atrofia testicolare e quindi della sterilità del testicolo. Nel caso di varicocele, specie se il soggetto è ancora giovane, l’astenospermia può essere risolta con un semplice intervento chirurgico.
Curare la patologia a monte, significa quasi sempre risolvere l’astenospermia, per questo è importante che il medico indaghi a fondo alla ricerca della malattia primaria e indirizzi il paziente verso la cura più adatta. Un secondo spermiogramma, fatto a distanza rispetto al primo, può indicare chiaramente se la cura sta avendo effetto o no.

Strategia proposta dal XIX congresso nazionale degli urologi italiani
Questa terapia è stata proposta per curare pazienti con astenospermia idiopatica (astenospermia da cause sconosciute) ed è ancora in fase di studio ma merita di essere menzionata. La terapia è stata condotta in maniera bifasica. Nei primi 30 giorni (fase di induzione) è stata somministrata l’associazione farmacologica con alte dosi di arginina e coenzima Q10 (L-arginina 2500mg, L-taurina 500mg, Coenzima Q10 200 mg, vitamina C 180 mg e vitamina E 30 mg).
Successivamente, per 90 giorni, è stata somministrata una terapia con diverse associazioni, con dosi inferiori di arginina e coenzima Q10 (L-arginina 300mg, L-carnitina 200 mg, L-ornitina 100 mg, L-citrullina 100 mg, coenzima Q10 60 mg e vitamina E 30 mg).
Tutti i pazienti arruolati sono stati sottoposti a triplice valutazione del liquido seminale 10 giorni prima dell’arruolamento, al momento dell’arruolamento e dopo 90 giorni di terapia dal medesimo esaminatore con attenta valutazione della cinetica nemaspermica. Il risultato di questa sperimentazione è incoraggiante: la motilità totale è significativamente aumentata dopo la terapia.

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Frenulo del pene: cos’è e perché la sua lunghezza è importante?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PENE UOMO RAGAZZO VERGINITA FILETTO FRENULO GLANDE ASTA RAPPORTO SESSUALE IMENE PENETRAZIONE VAGINA CORONA FIMOSI SOLCOCORONALE MEATO URETRALE SPERMAUn “frenulo” (in inglese “frenulum“) in anatomia è un tessuto che collega due o più parti anatomiche, permettendone la trattenuta ed anche, in alcuni casi, il movimento. Esempi di frenuli sono: frenulo labiale, linguale, del pene, del clitoride, del velo midollare superiore.

Il frenulo del pene

Il frenulo del prepuzio del pene (in inglese “frenulum of prepuce of penis”) in particolare è il sottile lembo di pelle che unisce il glande al prepuzio. Quando il pene è flaccido, il frenulo è solitamente nascosto all’interno del prepuzio, diventando quindi visibile solo al momento dell’erezione con il conseguente scoprimento del glande. Al contrario, nei soggetti circoncisi, il frenulo è normalmente rimosso al momento dell’operazione.
Questo tessuto è molto sensibile perché ricco di vasi sanguigni e di recettori nervosi. Per questo, se stimolato direttamente può provocare piacere, mentre una stimolazione troppo intensa può causare disagio.

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Frenulo del pene: a che serve?

Tenendo in considerazione l’alta elasticità del frenulo del pene, la sua funzione primaria è in un certo senso meccanica. Serve infatti come “freno” (questo significa il termine) quando, durante l’erezione, si scopre il glande. In questo momento, il prepuzio si distende lungo il pene e il frenulo, se normoconformato e normoelastico, interviene limitandone l’escursione e impedendo una eccessiva trazione. Ovviamente, quando il pene torna poi flaccido, il frenulo garantisce pure la “ricopertura” del glande da parte del prepuzio, assicurandone il corretto posizionamento. Il frenulo ha però un suo ruolo preciso anche nella dinamica sessuale. È infatti molto ricco di recettori sensoriali, che hanno il compito di trasmettere sensazioni (di solito) piacevoli, ma anche dolorose o sgradevoli se il frenulo viene sottoposto a manovre incongrue o violente.

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Lacerazione del frenulo

Se particolarmente sollecitato, può, come tutti i tessuti umani, andare incontro a lacerazioni parziali o totali, con sanguinamento e intenso dolore. La lacerazione del frenulo può avvenire nel caso il pene (o la vagina in caso di rapporto sessuale) non sia stato ben lubrificato o sia stato sottoposto a un’elevata sollecitazione. In caso di rottura cercare di disinfettare la ferita.

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Perché la lunghezza del frenulo è così importante?

In alcuni individui il frenulo rimane corto e impedisce al prepuzio di scoprire sufficientemente il glande, provocando talvolta una sensazione di fastidio durante l’erezione e rendendo necessaria una frenulotomia: un intervento chirurgico che consiste principalmente nel recidere il frenulo del prepuzio, dopodiché i margini dell’incisione vengono suturati (vedi foto in alto). A tale proposito, leggi anche: Frenulo corto (breve): sintomi, complicanze e trattamenti

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ipertrofia o iperplasia prostatica benigna: cause, sintomi e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneL’ipertrofia prostatica benigna o – più correttamente – l’iperplasia prostatica benigna (da cui l’acronimo “IPB”), in inglese “benign prostatic hyperplasia” (da cui l’acronimo “BPH”), conosciuta anche come adenoma prostatico, è una malattia a carico della ghiandola prostatica. La patologia è caratterizzata da un aumento di volume della prostata, dovuto all’incremento del numero di cellule (da cui la denominazione “iperplasia”), che si estrinseca principalmente nella zona “di transizione” della prostata, ovvero in una parte centrale attorno all’uretra prostatica. E’ una crescita di tipo benigno, cioè comporta compressione sui tessuti circostanti senza infiltrarli. E’ un fenomeno legato all’invecchiamento ma che in alcuni soggetti è maggiore che in altri, e col passare degli anni può causare una compressione e distorsione dell’uretra prostatica ostruendo la fuoriuscita dell’urina. Sono escluse componenti ambientali nell’eziologia della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l’aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia.

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Epidemiologia

L’IPB colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni. Tuttavia il numero dei soggetti in cui la IPB diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà.

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Iperplasia prostatica benigna e cancro alla prostata

L’IPB ed il carcinoma prostatico (cancro della prostata) non sono correlati, sebbene le due condizioni possano coesistere e spesso il secondo venga diagnosticato incidentalmente durante indagini per la molto più comune IPB. IPB e carcinoma si impiantano su zone diverse della prostata, essendo il carcinoma di pertinenza prevalentemente della zona periferica.

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Cause e fattori di rischio

Il diidrotestosterone (DHT) e gli estrogeni hanno un ruolo nell’insorgenza della BPH. Questo significa che occorre la presenza degli androgeni per l’instaurarsi della BPH, ma non sono necessariamente la causa diretta della patologia. Questo è dimostrato dal fatto che gli eunuchi non sviluppano la patologia quando raggiungono l’età adulta. Inoltre, la somministrazione di testosterone esogeno non è associata all’aumento significativo dei sintomi della BPH. Il DHT, un metabolita del testosterone è un mediatore critico della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata dal testosterone in circolo. Una volta sintetizzato, il DHT giunge alle cellule epiteliali e segnala la trascrizione del fattore della crescita al mitogene dei due tipi di cellula. L’importanza del DHT nel causare noduli iperplasici nella prostata è supportata dalle osservazioni cliniche in cui un inibitore della 5α-reduttasi viene somministrato al paziente in queste condizioni. La terapia con gli inibitori della 5α-reduttasi riduce notevolmente il contenuto di DHT nella prostata e conseguentemente il volume della prostata ed i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna.
Esiste una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell’eziologia della BPH. Questo è basato sul fatto che la BPH si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e relativamente ridotti livelli di testosterone libero (questa sostanza ha quindi, se non convertita in altri ormoni, un’azione benefica e salutare nei confronti della prostata) e quando i tessuti prostatici diventano più sensibili agli estrogeni e meno rispondenti al DHT. Cellule prese dalla prostata di uomini affetti da BPH hanno mostrato una più elevata risposta agli alti livelli di estradiolo nel caso di bassi livelli di androgeni.

Sintomi e segni

I sintomi non sono correlati con le dimensioni della ghiandola: infatti una prostata di piccole dimensioni può in alcuni casi provocare sintomi ostruttivi molto più gravi di una prostata dalle dimensioni maggiori; questo perché la sintomatologia deriva dalla somma di due componenti: quella statica, determinata dalla massa della ghiandola, e quella dinamica, dovuta al tono della muscolatura liscia del collo vescicale, della prostata e della sua capsula. Riconosciamo due tipi di sintomi: quelli urinari di tipo ostruttivo, e quelli di tipo irritativo. Fra gli ostruttivi si ricordano la difficoltà ad iniziare la minzione, l’intermittenza di emissione del flusso, l’incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e lo sforzo nella minzione.
Fra i sintomi irritativi si annoverano la frequenza nell’urinare, che è detta pollachiuria, la nicturia, cioè un aumentato bisogno durante la notte, l’urgenza (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore ad urinare. Questi sintomi, ostruttivi ed irritativi, vengono valutati usando il questionario dell’ International Prostate Symptom Score (IPSS), formulato per appurare la severità della patologia.
La IPB può essere una patologia progressiva, specialmente se non curata. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di prostatiti e pielonefriti. L’accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è un’altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta è l’incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro ad una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva. L’ipertrofia prostatica benigna non è in grado di provocare deficit erettivo, eventuali influenza sulle capacità erettiva può essere provocato dal dolore che tale patologia ha negli stati più avanzati (causa psicologica).

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Diagnosi

L’esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola; è un esame molto soggettivo che dipende dall’abilità dell’urologo. Maggiore precisione al fine della valutazione del volume prostatico è dato dall’ecografia sia sovrapubica che transrettale. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che la IPB si sta aggravando. Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, che se incrementa è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli, o sedimento nel lume dell’organo emuntore.
La uroflussimetria è forse l’esame più utile in IPB, perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no. Distingue perciò la IPB significativa da quella non significativa sulla dinamica minzionale. Alcuni parametri come Qmax (velocità di flusso massima) sono usati anche per verificare la risposta alle terapie nel tempo.
Il PSA è spesso eseguito nei pazienti IPB per screenare se coesiste una componente maligna della patologia. E’ un esame del sangue che se innalzato indica una qualche sofferenza della ghiandola prostatica, includendo patologie benigne come infiammazione, IPB o traumatismo, ma anche il carcinoma prostatico. Un suo innalzamento richiede un attento monitoraggio ed eventualmente esami più approfonditi. Strumenti usati nella diagnosi, sono:

Non tutti i test sono sempre necessari per raggiungere la diagnosi.

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Trattamento

Il trattamento di una iperplasia prostatica benigna può essere medica e/o chirurgica.

Terapia medica

Diversi farmaci  e molecole possono essere usati per il trattamento della iperplasia della prostata. Gli alfa bloccanti (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate con successo. Vecchie molecole come phenoxybenzamine e prazosin non sono raccomandate per il trattamento della BPH. Gli alfa bloccanti rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario, ma possono causare eiaculazione retrograda.
Gli inibitori della 5α-reduttasi, (finasteride e dutasteride) sono un altro trattamento praticato. Quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti, si è notata una drastica riduzione del volume della prostata in persone con ghiandole molto ipertrofiche.
Vi è anche una notevole evidenza dell’efficacia di fitoterapici, quali l’estratto del frutto della serenoa repens e del saw palmetto nell’alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia. Altre erbe medicinali che hanno alla base sistematiche ricerche sono il beta-sitosterolo tratto dalla hypoxis rooperi (pianta grassa africana) e la pygeum (estratta dal Prunus africana), mentre vi è una minore conoscenza sull’efficacia della Cucurbita pepo semi di zucca e dell’Urtica dioica (Wilt et al., 2000).

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Terapia chirurgica

Solo in caso di fallimento del trattamento medico e fitoterapico, può rendersi necessario un trattamento chirurgico. Qualsiasi intervento chirurgico per IPB pone a rischio, in entità differente, la meccanica eiaculatoria del paziente. A contrario, la rigidità nell’erezione e la capacità di arrivare all’orgasmo non vengono influenzati da questa chirurgia correttamente eseguita.
Adenomectomia open surgery. Significa rimuovere l’adenoma mediante il tradizionale taglio chirurgico, nella variante trans vescicale (ATV) o infravescicale (Millin). Interventi usati da oltre 50 anni, hanno ancora un’efficacia insuperata anche se con una morbilità perioperatoria che alcuni mettono in discussione, nella realtà attuale di chirurgia mini-invasiva. Interventi tuttora definiti “gold standard” in caso di prostate veramente voluminose.
Resezione transuretrale dell’adenoma prostatico (TURP). Questo prevede la resezione di parte della prostata attraverso l’uretra. Consigliabile per prostate fino a un certo volume, presenta il vantaggio della mini-invasività, ovvero evitare tagli e un recupero postoperatorio più rapido. Esistono anche alcune nuove tecniche per ridurre il volume della prostata ipertrofica, alcune delle quali non sono ancora abbastanza sperimentate per stabilire i loro effetti definitivi. Esse prevedono vari metodi per distruggere parte del tessuto ghiandolare senza danneggiare quello che rimarrà in sito. Fra queste si ricordano: la vaporizzazione transuretrale della prostata (TVP), la laser TURP, la visual laser ablation (VLAP), la Transurethral Microwave Thermo Therapy (TUMT), la Transurethral needle ablation of the prostate (TUNA) e la sua evoluzione tecnologica Prostiva, micro iniezioni di etanolo in situ ed altre ancora allo studio o in via di sperimentazione.
Nuove tecniche che comportano l’impiego del laser in urologia, sono state sperimentate negli ultimi 10 anni. Si è iniziato con la VLAP, tecnica che usa uno YAG laser a contatto con il tessuto prostatico. Una tecnologia simile, è chiamata Photoselective Vaporization of the Prostate (PVP) ed usa un laser a luce verde (KTP) ed è emersa recentemente. Questa procedura utilizza un laser ad alta potenza di 80 Watt KTP con una fibra laser di 550 micron inserita nella prostata. Questa fibra ha una riflessione interna di 70 gradi. Essa è usata per vaporizzare il tessuto della capsula prostatica. Il KTP laser ha una penetrazione di 2.0mm (quattro volte più profonda del laser ad Olmio).
Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP. Entrambi i metodi, KTP e Olmio, ablano circa uno o due grammi di tessuto al minuto.

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