Vasectomia: dopo quanto avere rapporti e rischio di gravidanza

MEDICINA ONLINE AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFULa vasectomia è un intervento chirurgico che rende l’uomo sterile, cioè non in grado di mettere incinta una donna. Tale intervento blocca i piccoli condotti, chiamati dotti deferenti, attraverso i quali in condizioni normali passano gli spermatozoi prodotti dai testicoli, che, unendosi al plasma seminale prodotto da prostata e vescicole seminali, forma il liquido seminale (lo sperma). La vasectomia ha quindi l’effetto di rendere lo sperma virtualmente libero dagli spermatozoi.

Gli uomini che si sottopongono a vasectomia possono avere rapporti già pochi giorni dopo l’intervento, appena si sentono nuovamente a loro agio. E’ necessario ricordare che l’efficacia contraccettiva non è totale finché il seme non contiene più alcuna traccia di spermatozoi. È importante quindi sottoporre il liquido seminale ad analisi mediche per controllare che non ci siano più spermatozoi al suo interno, prima di avere rapporti sessuali non protetti.

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Si può rimanere incinta con tube chiuse chirurgicamente?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOLe tube di Falloppio, chiamate anche salpingi o trombe, sono due organi tubolari pari e simmetrici che collegano l’ovaio alla cavità uterina. Oltre a dare passaggio all’ovocito hanno anche funzione riproduttiva. Hanno, infatti, il compito di captare l’ovocita e lo spermatozoo e permettere la fecondazione.

La tecnica della legatura delle tube si basa sul blocco per via chirurgica delle vie d’accesso degli ovuli alla zona ampollare della tromba di Falloppio Si previene così la fecondazione dell’ovulo, che si verifica normalmente in questa zona. Di norma si seziona un frammento della tromba e la si lega con un punto di sutura riassorbibile, così che si separino le estremità, aumentando l’efficacia anticoncezionale della procedura. Il maggior inconveniente è la sua quasi completa irreversibilità (anche se non impossibile) se si vogliono ristabilire quelle funzioni precedenti all’intervento.

Se l’operazione di chiusura è effettuata in modo adeguato, la donna non può più rimanere incinta.

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Le aderenze patologiche della placenta in gravidanza

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìE MORTA LIQUIDOLa placenta costituisce l’ elemento fondamentale per la vita intrauterina fetale e, quindi, per il corretto andamento della gravidanza. Attraverso la placenta si garantisce il continuo scambio di “informazioni” tra mamma e feto, attraverso incessanti richieste e donazioni di ormoni e sangue. La placenta è un annesso fetale ed essendo tale possono riscontrarsi delle situazioni patologiche, specialmente nelle modalità di aderenza al tessuto uterino. Difatti può accadere che i villi coriali possano tendere ad un’infiltrazione anomala all’interno della parete uterina, così da rendere la reazione deciduale inadeguata a contenere l’ inserimento dei villi.

Si tratta di tre diverse forme di sincretismo placentare, nel senso che queste forme di placenta aderiscono in modo anomalo all’interno della cavità uterina:

  • Placenta accreta, ovvero quella placenta che si annida profondamente nella decidua e supera lo strato basale, giungendo ad un contatto con il miometrio;
  • Placenta increta, in cui i villi coriali si spingono fino ad addentrarsi nel miometrio, quindi sino al tessuto muscolare uterino;
  • Placenta percreta nel momento in cui la placenta si addentra fino ala sierosa peritoneale, giungendo talvolta addirittura fino agli organi peritoneali, come ad esempio la vescica.

I fattori di rischio che favoriscono queste anomalie sono: pregresse cicatrici uterine, pregressi secondamenti (espulsione placentare) manualiraschiamenti della cavità uterina, miomectomie. La sintomatologia potrebbe essere assente, con probabile comparsa di sangue nelle urine (ematuria). Se non ci sono sintomi, allora, quale potrebbe essere il problema per la donna? Sicuramente, se non viene diagnosticato nulla, il mancato distacco di placenta comporta la necessità di un secondamento manuale, che spesso può risultare fastidioso e doloroso per la paziente.

In questo caso risulta necessario anche una revisione della cavità uterina, con utilizzo di ossitocici e controllo ecografico. Inoltre, se il sanguinamento dovesse persistere si richiede un trattamento chirurgico più specifico: dall’embolizzazione dei vasi uterini sino ad arrivare persino alla rimozione dell’utero. In tutti i casi è sempre possibile effettuare una corretta diagnosi pre-parto attraverso controlli ecografici e studio della flussimetria doppler.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Rapporti sessuali in gravidanza: la guida trimestre dopo trimestre

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CONSIGLI RIMANERE INCINTA GRAVIDANZA BAMBINO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Cutanee PressoterapiaRapporti sessuali in gravidanza nel primo trimestre

Nel primo trimestre, l’azione degli ormoni può incidere negativamente sul desiderio: nausea e stanchezza sono tutt’altro che infrequenti e la futura mamma può non avere affatto voglia di fare l’amore. In alcuni casi, poi, l’aumento degli ormoni femminili e soprattutto del progesterone fa crollare la libido. Non è una contraddizione: anche nella donna, come nell’uomo, il desiderio viene stimolato dal testosterone, che è un ormone maschile, ma presente – in quantità diverse – in entrambi i sessi. E durante la gravidanza, è ridotto a livelli minimi.
Non sempre, però, il picco di progesterone abbassa la libido. Perché agisce anche su un altro versante: rende la zona genitale più lubrificata e, quindi, più sensibile. Questo ormone, infatti, fa aumentare l’irrorazione sanguigna in tutti i tessuti. In particolare, diventa ancora più recettivo alle stimolazioni il cosiddetto “punto G”, una zona all’interno della vagina ricca di terminazioni e nota per essere fonte, anche in condizioni normali, di un piacere profondo.
Di solito comunque, nei primi tre mesi, la futura mamma dimostra una certa riluttanza a lasciarsi andare: non solo per i disturbi fastidiosi sopra citati, ma anche per il timore che, in questa fase più delicata, avere rapporti possa mettere a rischio l’esito della gravidanza.

Rapporti sessuali in gravidanza nel secondo trimestre

Passato lo scoglio dei primi tre mesi, il desiderio quasi sempre torna a farsi sentire. Molte donne si sentono più belle, anche fisicamente: il seno è rigoglioso, la pelle morbida e i capelli fluenti. Chi vive l’attesa come se avesse raggiunto il culmine della femminilità prova una grande energia vitale, che porta a esibire il pancione, a sentirsi importanti, quasi onnipotenti per la propria capacità creativa. C’è un po’ di sano narcisismo in questo comportamento e se la donna riesce a dare ascolto e ad assecondare la sua libido, la sessualità può essere molto appagante.
Adesso è importante che anche il compagno continui a manifestare il suo desiderio, a considerare la partner una donna attraente come e più di prima. Questo infonde un grande senso di sicurezza e rinsalda la coppia, soprattutto in vista del “dopo”, quando trovare momenti di intimità sarà più difficile. In questa fase, se esistono resistenze ad avere rapporti, sono soprattutto di tipo psicologico.
Un timore diffuso è che le contrazioni che si avvertono durante e dopo l’orgasmo possano creare problemi. Di solito, sono di breve durata e provocano un leggero indurimento dell’utero, che passa nel giro di qualche minuto. Soltanto se dovessero intensificarsi, o essere molto fastidiose, è meglio rivolgersi al proprio ginecologo.
Il calo del desiderio può essere dovuto anche a veri e propri pregiudizi. Quelli più comuni riguardano il timore di “fare male al bambino nella pancia”. In realtà il piccolo si trova avvolto nel sacco amniotico, contenuto – a sua volta – nell’utero, ben protetto.
Un altro freno è l’idea che il bambino possa essere quasi “turbato” dai rapporti sessuali in gravidanza dei genitori, come se percepisse che si tratta di una cosa segreta tra loro. Ma questa remora dipende soltanto da un timore che gli adulti proiettano sul figlio: probabilmente loro stessi, da piccoli, sono rimasti turbati quando hanno scoperto che mamma e papà avevano una loro vita sessuale.

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Rapporti sessuali in gravidanza nel terzo trimestre

Nel terzo trimestre, l’ingombro del pancione, il maggior affaticamento, la preoccupazione, più o meno consapevole, del parto e di quanto accadrà quando arriverà il bambino, possono frenare il desiderio. Ma non è la regola.
In questa fase di solito la donna cerca più tenerezza, ascolto e comprensione dal partner. È come se “regredisse” psicologicamente e tornasse lei stessa bambina per prepararsi ad accogliere e capire meglio il neonato. Tutto normale, quindi, se la voglia di fare l’amore non è alle stelle.
Le donne che invece si sentono un po’ inibite a causa delle dimensioni abbondanti della loro pancia, e non si vedono per niente sexy, dovrebbero sapere che la maggior parte degli uomini trova molto stimolante l’idea di fare l’amore con la propria compagna incinta. Lo confermano anche numerose ricerche sessuologiche. Ma qual è il motivo? Certamente l’idea di compiere un atto considerato trasgressivo e un po’ “proibito”. Molti uomini, inoltre, considerano il pancione della propria partner gioiosamente sexy, quasi un trionfo della femminilità, e si sentono anche orgogliosi perché è il segno più tangibile della loro virilità.
E il problema dell’ingombro del pancione come si può risolvere? Nell’ultimo trimestre dell’attesa, potrebbe essere più agevole che la futura mamma si disponga su un fianco, con il partner di fronte o dietro di lei, o in alternativa che si metta sopra di lui. Nuove posizioni mai provate prima risultano talvolta particolarmente comode: la gravidanza, allora, può diventare l’occasione giusta per sperimentare modi diversi di vivere l’intimità di coppia.

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Quanti ovuli possiede mediamente una donna fertile?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOTra le 16 e le 20 settimane di gravidanza, le ovaie di un feto di sesso femminile contengono 6-7 milioni di oociti. La maggior parte di essi vengono eliminati e, al momento della nascita, ne riman­gono circa 1-2 milioni.

Dopo la nascita, non ne vengono prodotti altri. Al mo­mento della pubertà, sono presenti solo 300.000 oociti circa, più che sufficienti per il periodo fertile della vita. Una donna di 20 anni ha in genere 200.000 ovuli; a 30 sono già diventati 100.000; a 40 siamo sui 2.000 ovuli.

Solo, in piccola parte, gli oociti maturano fino allo stadio di ovuli. Le molte migliaia di oociti che non giungono a maturazione, degenerano. Tale fenomeno progredi­sce più rapidamente nei 10-15 anni che precedono la menopausa. Al momento della menopausa, sono scomparsi tutti.

Soltanto circa 400 ovuli vengono rila­sciati nel corso del periodo fertile della donna, di solito uno per ogni ciclo me­struale. Fino al momento del rilascio, l’ovulo rimane in uno stato di inattività all’interno del follicolo, in una fase di sospensione del processo di divisione cellulare. Pertanto, l’oocita è una delle cellule corporee che vivono più a lungo.

Poiché un ovulo inattivo non è in grado di attuare il normale processo di ripara­zione cellulare, la possibilità che venga danneggiato aumentano con l’avan­zare dell’età. Questo è il principale motivo per cui le probabilità di aberrazioni cromosomiche o genetiche aumentano se una donna concepisce in età avanzata.

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Lochiazioni: cosa sono e differenza con le mestruazioni

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA PARTO NATURALE CESAREO SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO RAPPORTO AMILe lochiazioni sono un fenomeno del tutto naturale – da non confondere con le mestruazioni – che si manifesta subito dopo il parto: sono perdite di sangue e muco necessarie per eliminare l’endometrio

Appena nato il bambino, l’utero della neomamma riprende a contrarsi per espellere la placenta (l’organo di scambio materno-fetale) e recuperare gradualmente le dimensioni originarie (nei 9 mesi è aumentato di circa 20 volte). A questa attività contrattiva, si accompagna anche la comparsa dei cosiddetti “lochi”, perdite vaginali di sangue, muco e mucosa endometriale il cui scopo è appunto quello di eliminare l’endometrio (il rivestimento interno delle pareti uterine) che aveva permesso l’annidamento dell’ovulo fecondato.

Come varia il loro aspetto

L’aspetto e la consistenza delle lochiazioni si modifica con il passare dei giorni. Vediamo più nel dettaglio quando e come.

  • Nei 2-3 giorni successivi al parto sono abbondanti, di colore rosso vivo e presentano coaguli composti da residui dei tessuti gravidici.
  • A 4-7 giorni dalla nascita tendono ad assumere una tonalità rosata e a divenire più liquidi.
  • Dopo circa 8 giorni evidenziano una consistenza sierosa e un colore giallognolo.
  • A cominciare dalla terza settimana sono sempre meno abbondanti e si fanno cremose e biancastre per effetto dell’elevata concentrazione di globuli bianchi che vanno formando una sorta di barriera nella parete interna dell’utero per difenderla dai microrganismi che potrebbero aggredirla determinando la comparsa d’infezioni.
Quando consultare il ginecologo

Alcuni segnali potrebbero indicare la presenza d’infezioni anche serie, per questo occorre informare il ginecologo in caso di:

  • rialzo della temperatura corporea della neomamma (oltre i 38° C);
  • odore sgradevole dei lochi;
  • perdite abbondanti e rosse oltre le 3 settimane dopo il parto;
  • intensi dolori al basso ventre dopo la prima settimana;
  • emorragia dopo la prima settimana.

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Se allatti al seno passano prima

Di solito le lochiazioni tendono a scomparire una quarantina di giorni dopo il parto, alla fine cioè del puerperio, il periodo successivo alla nascita in cui l’utero riconquista gradualmente le condizioni precedenti alla gravidanza. Se la mamma allatta al seno, però, possono durare anche molto meno (circa 3 settimane): la suzione da parte del neonato induce, infatti, l’aumento della produzione da parte dell’organismo materno di prolattina e ossitocina, due ormoni che, oltre a favorire la produzione di latte da parte della ghiandola mammaria, intensificano potenza e frequenza delle contrazioni dell’utero accorciando i tempi necessari al suo ridimensionamento e, di conseguenza, la durata delle perdite che a esso si associano.
Anche se la mamma ha subito un cesareo, le lochiazioni tendono a scomparire più in fretta: durante l’intervento, infatti, il ginecologo pratica una sorta di raschiamento eliminando parte dei tessuti che, di norma, verrebbero espulsi per mezzo dei lochi.

La corretta igiene previene irritazioni e infezioni

Per ridurre il rischio d’irritazioni e infezioni in questa fase è importante seguire un’accurata igiene intima: nel periodo di “riparazione” successivo al parto, infatti, l’apparato genitale femminile è particolarmente fragile ed esposto all’attacco dei germi.

Ecco alcune delle regole principali da seguire:

  • usare solo assorbenti esterni e, preferibilmente, di garza anallergica o cotone;
  • cambiarli spesso (almeno ogni 2-3 ore);
  • lavare i genitali almeno 2 volte al giorno con acqua tiepida ed un sapone neutro o leggermente acido (Ph tra 4 e 5) che non alteri il delicato equilibrio vaginale;
  • evitare le lavande vaginali o disinfettanti;
  • lavarsi dalla vagina verso l’ano per impedire che i germi presenti nelle feci raggiungano i genitali;
  • se durante il parto è stata effettuata l’episiotomia (il taglietto tra ano e vagina, per facilitare l’espulsione del bambino), praticare spugnature con acqua fredda, asciugare tamponando delicatamente con un asciugamano pulito e morbido (nei primi giorni con una garza sterile);
  • consultare il medico in caso di gonfiore o dolore.

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Differenze tra neonati allattati con latte materno ed artificiale

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1) I neonati allattati al seno prendono meno peso e mangiano più spesso. Quando si allatta al seno si ha l’impressione che il bambino abbia sempre fame e sia meno in carne di quello della nostra amica che allatta con il latte artificiale. Questo accade per varie ragioni. La prima è perché il latte materno è più leggero e digeribile per il neonato, l’assorbimento è migliore, quindi i tempi di svuotamento gastrico sono più veloci e la fame torna prima. Invece la composizione chimica del latte artificiale rimane un po’ più indigesta al neonato dando una sensazione di sazietà più lunga e facendogli accumulare più peso. Ma il peso non va confuso con la buona salute. La seconda ragione è che un neonato allattato al seno vive il momento del nutrimento come un momento di coccole e contatto con il seno materno, quindi a volte vorrà stare al seno non per fame, ma solo per avere quel tipo di legame con la mamma.

2) I neonati allattati al seno hanno difese immunitarie più alte. Rientra tra i maggiori benefici del latte materno, attraverso il quale passano gli anticorpi della mamma che lo proteggono dalle infezioni.

Leggi anche: Differenza tra latte in polvere e liquido per neonati: quale scegliere?

3) I neonati allattati al seno sviluppano un apparato digerente più sano e soffrono meno di colichette, reflussi e stitichezza. Questo accade non solo perché il latte materno è l’unico alimento totalmente digeribile per il neonato, ma anche perché questi disturbi hanno una grossa componente psicosomatica, legata al distacco dal corpo materno. L’allattamento al seno attutisce questo trauma, regalando attimi di stretto contatto fisico con la mamma, di cui il neonato ha assolutamente bisogno nella esogestazione. Per evitare questa psicosomatica nei neonati allattati artificialmente è importante che le mamme li tengano comunque a stretto contatto pelle a pelle più volte al giorno.

4) I neonati allattati al seno hanno un minore rischio di sviluppare intolleranze e allergie alimentari dopo lo svezzamento proprio grazie al migliore sviluppo del loro apparato gastro intestinale.

5) I neonati allattati al seno sono più intelligenti. Ci sono alcuni studi che dimostrano come gli acidi grassi presenti solo nel latte materno avrebbero un ruolo fondamentale nell’ottimale sviluppo del cervello e del potenziale intellettivo, quindi come conseguenza un migliore sviluppo cognitivo. Senza escludere che questo possa essere determinato anche da un migliore legame con la madre che si instaura proprio attraverso questa pratica, rendendo i bambini più felici, quindi sereni e predisposti all’apprendimento.

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Differenze tra bambini nati con cesareo e quelli con parto naturale

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA PARTO NATURALE CESAREO SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO RAPPORTO AMISe un bambino nasce da cesareo c’è stato motivo di pensare che nel corso del parto ci sarebbe stata un’elevata possibilità di riscontrare problemi. Infatti la prima indicazione al parto cesareo è la rilevazione di sofferenza fetale mediante la mancanza di movimenti fetali attivi percepiti dalla mamma, in corrispondenza di conferme del sospetto diagnostico da parte delle indagini strumentale, come il riscontro di alterazioni cardiotocografiche importanti o risultati ecografici che mettono in evidenza una situazione fortemente a rischio. Dunque, non è corretto pensare che i bambini nati da cesareo siano necessariamente meno sani dei bambini nati da parto naturale, perché la scelta dell’uno o dell’altro viene fatta solo in corrispondenza alla presenza o assenza di complicazioni. C’è da dire, anche, che esiste un vantaggio non trascurabile, che è il motivo per cui le ostetriche, principali sostenitrici del parto naturale in quanto sono specialiste in materia di fisiologia, con l’aiuto degli altri operatori sanitari coinvolti nella gravidanza e il parto, stanno battendosi in maniera sempre più convinta affinché non ci siano cesarei inutili, dando la possibilità sia alla mamma che al bambino di trarre tutti i benefici di un parto naturale.

Leggi anche: Parto cesareo programmato: i rischi e i vantaggi

Chi nasce da parto naturale raggiunge, innanzitutto, una maturità che fisiologicamente e in maniera quasi automatica porta all’inizio delle contrazioni che conducono, a loro volta pian piano, al travaglio attivo e poi al parto. Il cesareo, a meno che non sia dovuto all’insorgenza di sofferenza fetale nel corso del travaglio, generalmente viene eseguito secondo tempi prestabiliti (cesareo elettivi) e sicuramente viene meno il rispetto dei tempi fisiologici in cui deve avvenire la nascita del bambino. Inoltre, i bambini nati da cesareo presentano una costituzione del microbioma differente rispetto a chi nasce da parto naturale. Il microbioma è l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nel nostro organismo e che sono fondamentali per la difesa di quest’ultimo. Sono diverse le ricerche scientifiche che evidenziano come il parto naturale insieme al contatto immediato con la madre subito dopo la nascita e all’allattamento al seno, diano al bambino maggiori possibilità di sviluppare un sistema immunitario sano, ed efficiente. È chiaro dunque che dover fare a meno di determinati passaggi naturali a cominciare dalla nascita, fino all’attaccamento al seno materno il più precocemente possibile, lascia il sistema immunitario del bambino nato con cesareo, debole e compromesso rispetto ad un bambino nato da parto naturale. In questi due casi, come detto prima, il microbiota intestinale sviluppato dal bambino nato da cesareo risulta diverso diverso da quello di un bambino nato mediante parto naturale, ed il motivo è essenzialmente il mancato contatto con il microbiota vaginale.

Leggi anche: Differenza tra parto cesareo e naturale: vantaggi e svantaggi

Di conseguenza i bambini nati da cesareo hanno un sistema immunitario differente nella sua composizione, e ciò li rende più suscettibili ad alcuni agenti patogeni, e considerando anche il fatto che un sistema immunitario è una barriera considerata tanto forte ed invalicabile, quanto il numero di patogeni con cui è venuto a contatto, possiamo capire quanto questo mancato contatto con i batteri vaginali alla nascita e la mancata colonizzazione da parte dei batteri materni durante il contatto immediato dopo il parto con la pelle ed il seno materno (cosa che durante il parto cesareo non avviene) differenzi sostanzialmente l’efficienza del sistema immunitario dei bambini a seconda della modalità di nascita con cui vengono al mondo. Ecco il motivo per cui, i bambini nati da cesareo così come quelli allattati artificialmente sono maggiormente portati ad essere soggetti allergici o intolleranti ad alcune sostanze, ed è molto più frequente che soffrano di patologie o alterazioni di funzionalità a livello gastrointestinale. È importante precisare che questo non significa che chi nasce da cesareo non è un bambino sano, semplicemente avrà un sistema immunitario meno efficiente.

Leggi anche: Parto naturale: dopo quanto si possono avere rapporti sessuali?

Ma partendo dalla premessa fatta prima e considerando il fatto che il parto cesareo viene praticato solo nel caso in cui il bambino o la mamma sono a rischio della propria vita è meglio accettare di avere un deficit di questo tipo piuttosto che problemi ben più gravi. E’ proprio per questo che gli operatori sanitari devono impegnarsi a far riconoscere di nuovo tutta la fisiologia della gravidanza e del parto, evitando di sostituire una nascita naturale con un taglio cesareo che si potrebbe tranquillamente non fare. Questa eccessiva medicalizzazione rischia di non far conoscere alle donne quanto sia importante un parto naturale per loro e per il proprio bambino. Rivolgersi a un’ostetrica per prepararsi al parto mediante i corsi di accompagnamento alla nascita favorisce la conoscenza e la consapevolezza delle proprie capacità e della corretta gestione del travaglio e del parto. È bene informarsi consultando l’ostetrica, in modo tale da poter vivere questo momento attivamente, partecipando in maniera naturale e consapevole al parto, e compiendo il primo grande gesto di una mamma, che consiste nell’aiutare il proprio bambino a nascere.

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