Differenze tra le varie scuole di psicoterapia: quale la più efficace?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Perchè è così difficile smettere di fumare Perchè mi sento depresso dopoI problemi oggetto di intervento dello psicoterapeuta vanno dal generico disagio esistenziale senza una sintomatologia psicopatologica manifesta, alle forme di disturbi più clinicamente strutturati (dalle strutturazioni e sintomatologie nevrotiche a quelle dei disturbi di personalità), fino all’intervento psicoterapeutico nelle più gravi forme di psicosi (psicopatologia con interpretazione delirante della realtà, spesso con allucinazioni uditive, visive o tattili). Possono essere affrontati fenomeni sintomatici quali l’ansia, la depressione, il disturbo bipolare, le fobie, le ossessioni, i disturbi del comportamento alimentare – anoressia e bulimia – e della sfera sessuale, il comportamento compulsivo, l’abuso di sostanze (alcol, droghe, farmaci, i cosiddetti “disturbi di asse I del DSM”); in psicoterapia è possibile affrontare anche i disturbi della personalità (“disturbi di asse II del DSM”), le forme di disagio personale non psicopatologicamente strutturato (difficoltà relazionali, affettive, interpersonali), ed i fenomeni relazionali complessi quali il mobbing, il conflitto coniugale ed altri. Lo psicoterapeuta si può occupare anche della riabilitazione di soggetti con disturbi psichiatrici e della riabilitazione di soggetti tossicodipendenti, sia all’interno di strutture sanitarie pubbliche (per esempio i CSM, Centri di Salute Mentale per i soggetti psichiatrici, e i SERT (Servizi Tossicodipendenze) nel caso delle tossicodipendenze), all’interno di Comunità Terapeutiche che possono essere sia pubbliche o private, o infine presso un ambulatorio o studio professionale privato.

Le varie scuole di psicoterapia
Esistono numerose definizioni di psicoterapia pertinenti a teorie della mente e modelli d’intervento diversi, spesso su basi epistemologiche differenti. Numerose sono anche le pratiche e le tecniche psicoterapeutiche legate ai diversi indirizzi teorici: psicoanalitico/psicodinamico, sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, fenomenologico-esistenziale, eccetera, ciascuno dei quali, dal comune fondamento epistemologico, si è differenziato in scuole e metodologie diverse.
Pur avendo numerosi tratti in comune, storicamente, alcune scuole di psicoterapia si sono focalizzate maggiormente su particolari sintomatologie o determinate aree di intervento, come nel caso dell’indirizzo psicoanalitico tradizionale con la sua attenzione (anche se non esclusiva) alle cosiddette nevrosi (ansia, depressione, fobie, ossessioni) ed ai disturbi di personalità.
Altri, come il caso dei terapeuti cognitivo-comportamentali, si sono orientati maggiormente al trattamento di disturbi da stress, depressione, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi sessuali, alimentari, del sonno e dipendenze patologiche.
Altri ancora, come i terapeuti familiari sistemico-relazionali, si sono occupati in particolar modo (ma non esclusivamente) dei disturbi della condotta alimentare come anoressia e bulimia negli adolescenti, dei conflitti familiari, delle difficoltà di coppia, di disturbi di area evolutiva a matrice familiare.

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Quale psicoterapia è più efficace?
Non è ovviamente possibile rispondere in maniera univoca a questa domanda. I risultati delle metanalisi condotte negli ultimi quarant’anni rivelano un tasso medio di efficacia lievemente superiore per i trattamenti a orientamento cognitivo-comportamentale ed a orientamento psicodinamico breve rispetto ad altri; in particolare alcuni studi hanno evidenziato un’efficacia maggiore per le terapie a orientamento cognitivo-comportamentale, mentre alcune metanalisi hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia dinamica breve. Questi ultimi studi hanno preso in considerazione la terapia dinamica breve e non quella classica, o quella psicoanalitica, in quanto queste ultime durano generalmente anni anziché i pochi mesi della terapia breve, e quindi è più difficile valutarne i risultati in modo rigoroso; inoltre, essendo meno standardizzate rispetto ad altre terapie, l’efficacia è più variabile da terapeuta a terapeuta. Tuttavia va ricordato che le terapie dinamiche classiche di lunga durata e la psicoanalisi si pongono anche altri obiettivi, rimanendo valide per quei pazienti che ne necessitano. Altri risultati di interesse sono quelli del Depression Collaborative Research Program, che hanno dimostrato che, nel trattamento della depressione, la psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta efficace almeno quanto gli psicofarmaci. Il risultato prende in considerazione la rapidità della rimozione del sintomo ed il mantenimento dell’efficacia nel tempo (esiguità di ricadute). I farmaci risultano più efficaci per le depressioni più gravi. Altri studi più recenti hanno esteso questi risultati anche ad altri tipi di disturbi.
Una serie di recenti studi hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, anche tramite metodi di neuroimaging. Gli studi sperimentali si sono avvalsi delle attuali metodiche di visualizzazione in vivo del cervello, che sono la Tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Sono stati esaminati gruppi diversi di pazienti, affetti da disturbo ossessivo-compulsivo, da fobia specifica o sociale, ed altri con disturbi depressivi maggiori o schizofrenici. Tra questi studi, Schwartz et al. hanno provato a confrontare l’efficacia dell’approccio psichiatrico attraverso psicofarmaci e la psicoterapia cognitivo-comportamentale, sia sul piano biologico che su quello comportamentale. I ricercatori hanno rilevato che la psicoterapia apporta significativi cambiamenti nell’attività funzionale cerebrale dei pazienti, e tali modificazioni sono strettamente correlate al miglioramento clinico. Tali cambiamenti, inoltre, riguardano l’attività funzionale delle aree, sia corticali sia sottocorticali, implicate nella specifica patologia, e non altre aree. Ma ciò che è veramente suggestivo è che la ricerca ha dimostrato che sia la psicoterapia che il farmaco sono entrambi efficaci nella cura delle diverse patologie psichiatriche, generando entrambe un efficace miglioramento clinico: entrambe le modalità di trattamento modificano l’attività neuronale, spesso delle medesime aree del cervello, ed inducendo anche cambiamenti nella stessa direzione di alcuni parametri biologici. In tutte le psicoterapie risultati migliori si ottengono sempre tanto maggiore è l’alleanza terapeutica o fiducia tra paziente e terapeuta stesso.

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Android o iPhone? Lo smartphone che possiedi dice che carattere hai

MEDICINA ONLINE TECNOLOGIA TECHNOLOGY HOMO TECNOLOGICUS SMARTPHONE CELLULARE APP APPLICAZIONE COLLEGAMENTO USB PC PERSONAL COMPUTER ANDROID HDMI VGA I3 I5 I7 I9 WINDOWS APPLE SAMSUNG 16 9 SCHERMO PIATTO WI FI INTERNET WEBDimmi che smartphone scegli e ti dirò chi sei. Ovvero: se preferisci addentare la mela dell’iPhone oppure affidare chiamate, messaggi, chat e post a volontà al sistema Android. Ad indagare sulla personalità dei due gruppi di utenti sono stati i ricercatori dell’University of Lincoln School of Psychology del Nebraska. Attraverso uno studio, presentato alla conferenza annuale della British Psychological a Cardiff, che ha testato i clienti di entrambi i device, registrando delle differenze fra i due “universi”uman-digitali. Per esempio i primi, seguaci affezionati di Cupertino  sono  apparsi più estroversi degli Androidiani che dal canto loro sono stati percepiti maggiormente umili e onesti. Inoltre sembrerebbe che le donne siano due volte più predisposte a scegliere un iPhone. E che, cosa che si nota ad ogni nuova uscita delle creature della Apple, chi opta per quest’ultimo, femmina o maschio che sia, punta ad avere il modello più recente che faccia “status”. Molto meno di chi invece usa Android.

Uno spaccato di diverse visioni del mondo che appartengono alle preferenze di ciascuno. Come ha sottolineato Heather Shaw, l’autrice della ricerca: «La scelta di un dispositivo mobile è il livello più elementare di personalizzazione, e anche questo, ci può dire molto riguardo all’utente. È sempre più evidente che gli smartphone stanno diventando una mini versione digitale dell’utente stesso, e a molti non piace quando altre persone utilizzano i nostri telefoni, perché possono rivelare molto su di noi». Il test, diviso in due fasi, ha interessato prima 240 partecipanti che, attraverso un questionario, hanno descritto le caratteristiche associate agli utenti dei vari brand. Nel secondo step  queste stesse caratteristiche sono state messe a confronto con i tratti della personalità di oltre 500 reali possessori dei cellulari esaminati.

Come riporta Medical Daily, inoltre, sembra ci siano anche delle diversità di approccio fra i due gruppi. Per esempio come indicato dallo psicoterapeuta americano Kimberly Moffit, gli irriducibili dell’ iPhone sono considerati degli “amatori da ufficio”, ovvero pare che molti di loro negli ultimi cinque anni abbiano avuto una storia d’amore in ufficio. Mentre chi adopera Android è considerato un “seduttore” con maggiori probabilità di avere rapporti sessuali al primo appuntamento. il 62% rispetto al 57% di chi si accontenta della mela del peccato, basta che sia morsicata.

Dallo studio è risultato che le persone che usano iPhone sono generalmente:

  • meno umili,
  • attente allo status sociale ed al benessere economico,
  • maggiormente emotive,
  • socievoli ed estroverse,
  • più frequentemente donne.

Mentre le persone che usano Android sono generalmente:

  • meno interessate alla ricchezza ed allo status sociale,
  • più oneste,
  • simpatiche,
  • tendono meno ad infrangere le regole per un ritorno personale,
  • più frequentemente uomini.

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Differenza tra epifisi, diafisi, metafisi ed ipofisi

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE BACINO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALE.jpgEpifisi

L’epifisi (pronuncia “epìfisi”) è l’estremità tondeggiante delle ossa lunghe, come ad esempio il femore. Le due epifisi, che sono distinte in prossimale e distale, sono rivestite esternamente da tessuto osseo lamellare compatto, mentre contengono all’interno tessuto osseo lamellare spugnoso (le lamelle sono disposte parallelamente a formare spicole o trabecole collocate secondo le linee di forza che agiscono su quel segmento, formando un “labirinto” di spazi in cui è contenuto il midollo osseo rosso), di natura più elastica. In corrispondenza dell’articolazione mobile o diartrosi, l’epifisi conserva uno strato di cartilagine articolare, priva di pericondrio, bagnata dal liquido sinoviale, che permette di ridurre l’attrito con l’altro osso partecipante all’articolazione. Mentre il fronte di ossificazione diafisario parte dal centro della diafisi e procede longitudinalmente verso le due epifisi, quello epifisario parte dall’interno dell’epifisi e procede radialmente verso le estremità, bloccandosi però in corrispondenza della cartilagine articolare e della cartilagine metafisaria, che è raggiunta solo dal fronte di ossificazione diafisario. L’epifisi quindi possiede un proprio nucleo osseo e una propria vascolarizzazione differenti da quelle della rispettiva diafisi.

Leggi anche: I tipi di tessuto osseo: cellule, matrice, formazione e struttura

Diafisi

La parte centrale delle ossa lunghe è detta diafisi. La diafisi è formata da tessuto osseo lamellare compatto (le lamelle sono distribuite concentricamente attorno a piccoli canali, i canali di Havers, e formano gli osteoni o sistemi haversiani) e delimita al suo interno il canale midollare, cavità contenente il midollo osseo giallo, tessuto linfoide primario sede di maturazione pre-antigenica dei linfociti B. Tra epifisi e diafisi vi sono fisi o cartilagine di accrescimento o cartilagine metafisaria.

Leggi anche: Differenza tra osso compatto e spugnoso

Metafisi

La metafisi è costituita da vari tipi di cartilagine derivanti da altrettante alterazioni morfologiche e biochimiche della cartilagine ialina:

  • cartilagine a riposo o quiescente, immediatamente a ridosso dell’epifisi, non presenta peculiari modificazioni morfologiche rispetto alla comune cartilagine ialina;
  • cartilagine di accrescimento o seriata, costituita da condroblasti che in virtù di un elevato ritmo mitotico sostenuto dall’ormone somatotropo o somatotropina proliferano disponendosi in file di cellule impilate parallele all’asse maggiore dell’osso; questa cartilagine è responsabile dell’accrescimento longitudinale delle ossa lunghe e la sua ossificazione, a partire dai vent’anni di età, comporta la saldatura della diafisi con l’epifisi e l’impossibilità per l’osso di crescere in lunghezza;
  • cartilagine ipertrofica, in cui le cellule, non ricevendo più sostanze nutritive dal pericondrio (che per ossificazione perdicondrale è ormai divenuto un manicotto osseo) diventano ipertrofiche, sofferenti, rivelano all’analisi istologica segni evidenti di alterazione e iniziano a riassorbire la matrice extracellulare o condromucoide in cui sono immerse per trarne nutrimento, mentre la condromucoide va incontro a progressiva calcificazione;
  • cartilagine degenerata, immediatamente adiacente al fronte di ossificazione diafisario che avanza, in cui le cellule muoiono e la condromucoide è calcificata.

Leggi anche: Differenza tra osso fibroso e lamellare

Ipofisi

L’ipofisi (pronuncia “ipòfisi”) o ghiandola pituitaria, non è una parte di osso, bensì è una ghiandola endocrina situata alla base del cranio, nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide. Si può dividere in due lobi, strutturalmente e funzionalmente diversi, che controllano, attraverso la secrezione di numerosi ormoni, l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo:

  • il lobo anteriore (adenoipofisi), nello sviluppo embrionale si forma per invaginazione dell’ectoderma dello stomodeo (membrana faringea);
  • il lobo posteriore (neuroipofisi), formazione neuro-ectodermica diencefalica.
    Essi sono divisi da una pars intermedia, piccola e poco vascolarizzata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Personalità sottomessa: caratteristiche e descrizione

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPERIn psicologia clinica, con l’espressione personalità sottomessa si intende un insieme di fattori che agiscono sull’emotività di un soggetto, in grado di provocare un mutamento condizionato della personalità. Questa manifestazione non viene considerata come un disturbo di personalità specifico. Un soggetto sottomesso emotivamente presenta una serie di caratteristiche comportamentali, quali:

  • scarsa autostima
  • personalità debole e influenzabile
  • assenza di autonomia decisionale
  • mancanza di coraggio
  • mancata assunzione di responsabilità, temendo le conseguenze di un eventuale fallimento
  • paura delle reazioni di determinate persone
  • spiccata vulnerabilità nell’essere assoggettati a episodi di mobbing e bullismo.

Descrizione

Una personalità sottomessa è individuabile in un soggetto emotivamente penetrabile, che non ha l’effettivo controllo della propria soggettività, la quale viene dominata dalla personalità prepotente. Come sopracitato, questa condizione, causa l’assoggettamento al mobbing negli ambienti di lavoro, o il bullismo in ambito scolastico, senza che chi lo subisce abbia il coraggio di reagire e di protestare contro l’oppressore. Per uscire da questa condizione di scacco, occorre un lavoro di psicoterapia, che si può eseguire su se stessi anche senza l’aiuto di un terapeuta. Va sottolineato che uno stato di sottomissione può essere incrementato da una condizione ansiosa o depressiva, la quale abbatte nel soggetto le normali difese di aggressività.

Si può raggiungere da soli autostima, ottenere coraggio e fiducia in se stessi, anche se questa procedura i risultati non si ottengono subito. Il soggetto che si ribella ad uno stato di sottomissione raggiunge maggiore consapevolezza di se stesso, e migliora oggettivamente la propria condizione di vita, uscendo dalla paura e riacquistando indipendenza e intraprendenza. Uscire da uno stato di sottomissione significa migliore la qualità della propria vita, liberandosi da condizione di timore, fonte di stress (che può giungere, in condizioni estreme, anche all’esaurimento). Per ottenere questo risultato è indispensabile capire che le conseguenze della propria “ribellione” non sono fosche come l’immaginazione può far credere, e che spesso il prepotente può essere arginato anche semplicemente sottolineando i propri diritti.

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Lidocaina: cos’è, a cosa serve e quali sono le controindicazioni

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICLa lidocaina è un anestetico locale e un antiaritmico largamente utilizzato in campo farmaceutico per via della sua azione rapida e durevole. Essa può essere applicata sulla pelle oppure iniettata, a seconda della ragione per la quale viene utilizzata. Come dicevamo, la lidocaina è disponibile in diverse forme farmaceutiche (cerotto, gel, iniezione, spray, preparazione per inalazione, …). Essa può essere applicata sulla pelle con funzione anestetica ed analgesica, per alleviare pizzicore, bruciore, irritazione, infiammazioni o prurito.

Il farmaco sarebbe ampiamente utilizzato anche per la cura del famoso “fuoco di Sant’Antonio”, ma può anche essere iniettato sottopelle, in caso di interventi di piccola chirurgia oppure in ambito dentistico. In tal modo sarà possibile intorpidire la zona e rendere meno forte la sensazione di dolore.

La lidocaina viene anche iniettata per via endovenosa, per il trattamento di aritmie ventricolari, al fine di prevenire ad esempio eventi cardiovascolari come l’infarto, e viene infine impiegata nel trattamento di disturbi articolari, iniettandola nei tessuti molli. Infine, la lidocaina viene impiegata anche per il trattamento delle crisi epilettiche ed eventualmente anche nel trattamento della tosse cronica.

Il farmaco non dovrà naturalmente essere assunto nel caso in cui il paziente sia sensibile al principio attivo, ed è inoltre sconsigliato in caso di ipertensione non collegata ad aritmie, in caso di bradicardia, insufficienza epatica, ed in caso di porfiria.

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Differenza tra anestesia generale e totale

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESQual è la differenza tra anestesia generale e totale? Nessuna differenza: i due termini sono sinonimi ed indicano entrambi una tecnica che permette l’abolizione della sensibilità, della coscienza e del dolore, associato a rilassamento muscolare che si rende necessario – per vari motivi – durante un intervento di chirurgia o durante una procedura invasiva e/o dolorosa.

L’anestesia generale – tra i vari tipi di anestesia – è l’approccio più profondo (e potenzialmente più pericoloso), in cui il paziente viene fatto addormentare; possono essere usati sia farmaci inanti che per via endovenosa. Durante l’intervento viene in genere inserito un tubo di respirazione attraverso la bocca per garantire la funzionalità respiratoria

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Cosa mi succede durante una anestesia generale?

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESCon “anestesia generale” o “anestesia totale” si intende un trattamento che consente al paziente sottoposto ad intervento od operazione chirurgica di dormire durante le procedure mediche, in modo da non sentire alcun dolore, non muoversi e di non ricordare quanto accade. Da un punto di vista generale possiamo individuare tre componenti necessarie:

  • ipnosi attraverso un farmaco ipnoinducente;
  • analgesia attraverso un farmaco analgesico;
  • rilassamento muscolare attraverso un farmaco miorilassante,

anche se in alcuni casi un unico farmaco può svolgere contemporaneamente due di queste funzioni. L’anestesia generale è comunemente prodotta da farmaci iniettati per via endovenosa o da gas inalati. Altre forme di anestesia possono consistere in una sedazione leggera oppure possono basarsi su iniezioni che consentono di intorpidire selettivamente una regione del corpo (epidurale e spinale, per esempio).

Leggi anche: Differenza tra anestesia locale, regionale, generale, spinale ed epidurale

Cosa mi succederà prima dell’intervento?

Poco prima di essere sottoposti a un’operazione chirurgica in genere al paziente viene somministrata una qualche forma di pre-anestesia, in cui uno o più farmaci tranquillanti permettono al paziente di essere portato in sala operatoria con relativa tranquillità. Questo approccio è particolarmente importante nel caso di pazienti particolarmente ansiosi. A questo punto verrà somministrato l’anestetico generale in forma di:

  • liquido che viene iniettato nelle vene attraverso un ago-cannula precedentemente posizionato in un braccio;
  • gas, attraverso una maschera appoggiata sul viso del paziente.

L’anestetico ha effetto molto rapido, il paziente perde conoscenza in meno di un minuto senza alcuna sensazione sgradevole (come se si addormentasse).

Leggi anche: Visita anestesiologica e pre-anestesia prima dell’anestesia generale

Cosa mi succederà durante l’intervento?

Una volta che il paziente si è addormentato, viene inserito un tubo nella sua bocca e attraverso la trachea per essere sicuri di garantire abbastanza ossigeno e per proteggere i polmoni da secrezioni.
L’anestesista rimarrà con il paziente durante tutta la procedura, continuando a somministrare l’anestetico per garantire continuamente uno stato controllato di incoscienza e somministrando eventualmente antidolorifici in grado di garantire assenza di dolore al risveglio.
Durante tutta l’operazione il battito cardiaco, la pressione del sangue e la concentrazione dell’ossigeno nel sangue saranno controllati scrupolosamente dall’anestesista attraverso l’aiuto di speciali strumenti medici.
L’anestesista e la sua equipe sono importanti non solo per indurre lo stato di anestesia, ma anche per controllarlo durante l’operazione, controllare il paziente nella fase di risveglio e soprattutto intervenire nei casi in cui il paziente debba, per qualche motivo, essere rianimato.

Leggi anche: Dopo l’anestesia generale: come ci si sente e quanto tempo serve per smaltire l’anestetico

E’ possibile risvegliarsi durante l’anestesia?

Anche se è un evento molto raro, si, è possibile risvegliarsi durante un intervento chirurgico nonostante l’anestesia generale. A tal proposito leggi: Anestesia cosciente o risveglio intraoperatorio: risvegliarsi durante una operazione chirurgica ma non poter parlare né muoversi

Per approfondire, leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Anestesia generale: perché si fa e quali sono i suoi obiettivi?

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESCon “anestesia generale” o “anestesia totale” si intende un trattamento che consente al paziente sottoposto ad intervento od operazione chirurgica di dormire durante le procedure mediche, in modo da non sentire alcun dolore, non muoversi e di non ricordare quanto accade.

Perché si fa l’anestesia generale?

Il medico può raccomandare l’anestesia generale principalmente, ma non solo, per le procedure chirurgiche che:

  • coprono una zona molto ampia di organi e tessuti interni;
  • richiedono molto tempo;
  • interessano la testa ed il cervello;
  • influiscono sul respiro, come gli interventi al petto o all’addome superiore.

Quali sono gli obiettivi dell’anestesia generale?

Attraverso l’uso di anestesia generale, si mirano ad ottenere una serie di obiettivi importanti per la buona riuscita dell’operazione chirurgica:

  • analgesia (perdita di risposta al dolore);
  • amnesia (perdita di memoria);
  • immobilità (perdita di riflessi motori);
  • ipnosi (incoscienza);
  • paralisi (rilassamento muscolare scheletrico).

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