L’alessitimia o alexitimia in psicologia e psichiatria è un disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, palesato dall’incapacità di mentalizzare, percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé.
Caratteristiche
L’alessitimia si manifesta nella difficoltà di identificare e descrivere i propri sentimenti, e nel distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche. I soggetti alessitimici hanno grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che li spingono a provare o esprimere le proprie emozioni, e al contempo non sono in grado di interpretare le emozioni altrui. La loro capacità immaginativa e onirica è ridotta, talvolta inesistente; mancano di capacità d’introspezione, e tendono ad assumere comportamenti conformanti alla media. I soggetti alessitimici tendono anche a stabilire relazioni di forte dipendenza o, in mancanza di essa, preferiscono l’isolamento.
L’alessitimia è stata associata a uno stile di attaccamento insicuro-evitante, caratterizzato da un bisogno talvolta ossessivo di attenzioni e cure.
Altro processo psichico frequente nei soggetti con tratti di personalità alessitimici è l’incapacità di mentalizzare e simbolizzare l’emozione. L’emozione viene vissuta per via somatica (direttamente sul corpo e senza elaborazione mentale), e non interpretata cognitivamente, né concettualizzata per immagini mentali o parole che la sintetizzino e contengano. L’emozione è, per il soggetto alessitimico, la mera percezione fisica, disregolata e presimbolica, dei correlati psicofisiologici dell’attivazione emotiva.
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Diagnosi
Il test attualmente più diffuso e affidabile per la diagnosi dell’alessitimia è la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale), una scala psicometrica,di autovalutazione a 20 domande (item), creata nel 1985 (come TAS-26, con 26 item) e revisionata poi nel 1992 (con riduzione a 20 item), per identificare la presenza delle tre caratteristiche ritenute alla base del disturbo:
- la difficoltà nell’identificare i sentimenti;
- la difficoltà nel descrivere i sentimenti altrui;
- il pensiero orientato quasi solo all’esterno, e raramente verso i propri stessi processi endopsichici.
Per la valutazione delle caratteristiche alessitimiche, esistono altri sistemi di misurazione: inaugurata da Ruesch tra il 1948 e il 1957, fu l’osservazione sui pazienti, da cui derivò che loro producevano solo fantasie primitive e stereotipate. Murray, nel 1935, utilizza il TAT. Si tratta di 31 tavole rappresentanti foto, immagini, quadri, dal significato ambiguo, di cui 11 tavole vengono utilizzate per tutti i soggetti, e 20 sono specifiche per categorie di genere sessuale ed età. Sulle tavole vi sono rappresentati uno o più personaggi immersi in situazioni di vita quotidiana, e l’immagine è strutturata in diversi gradi. La tecnica utilizzata è basata sulla proiezione la cui caratteristica è lo stimolo poco strutturato. Il test è individuale e il soggetto si trova seduto di spalle allo psicologo; in questo modo sono favorite le libere associazioni. Il soggetto deve costruire una storia intorno alla figura presentata, con un passato, un presente, un futuro, una conclusione e, infine, le considerazioni personali; ciò favorisce l’identificazione del soggetto con il personaggio principale, attribuendogli sentimenti e bisogni che fanno parte del suo vissuto, e sono espressione del suo mondo pulsionale (inconscio). Il SAT9 (Objectively Scored Archetypal Test) è una tecnica proiettiva di disegno, utilizzata per valutare una caratteristica centrale dell’alessitimia: la funzione simbolica e la capacità del soggetto di creare delle fantasie. Consta di una lista di 9 oggetti o simboli (una spada, una cascata, un rifugio, un mostro, un qualcosa di ciclico, un personaggio, l’acqua, un animale, il fuoco) che vengono sottoposti all’individuo a cui viene chiesto di fare un disegno utilizzando questi 9 simboli e di scrivere una breve storia che spieghi il disegno. Con l’aumentare del grado di alessitimia, i disegni perderanno di originalità, nella forma e nel contenuto, poiché il soggetto risulta avere un deficit della funzione simbolica e incapace di difendersi dall’ansia provocata da certi simboli.
Comorbilità
L’alessitimia è risultata significativamente correlata a numerose condizioni patologiche sia di natura psicosomatica sia psicologica, come l’ipertensione, la dispepsia, i disturbi sessuali e la disfunzione erettile, l’abuso di sostanze e alcuni disturbi d’ansia.
Terapia
La terapia è essenzialmente farmacologica e prevene un supporto psicoterapico. Dopo un anno di trattamento psicofarmacologico appropriato, i pazienti vedono generalmente migliorate le sindromi schizofreniche e depressive così appare migliorato il funzionamento psicosociale, mentre le caratteristiche principali dell’alessitimia restano stabili.
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In linea generale esistono due tipi di crisi epilettiche: quelle generalizzate e quelle parziali, anche chiamate focali. La differenza sta nel fatto che, mentre le crisi generalizzate interessano tutta la superficie del cervello, quelle focali si originano generalmente in una parte circoscritta (anche se a volte si estendono poi a tutto il cervello e si trasformano in crisi generalizzate).
Con il termine “neurone” (in inglese “neuron”) si identifica un tipo particolare di cellula che costituisce il tessuto nervoso, il quale concorre alla formazione del sistema nervoso, insieme con le cellule gliali. Grazie alle sue peculiari proprietà fisiologiche e chimiche è in grado di ricevere e trasmettere impulsi nervosi. La parte centrale del neurone è chiamata soma, ed è costituita dal pirenoforo, in cui risiede il nucleo, e dagli altri organelli. Dal corpo cellulare hanno origine prolungamenti citoplasmatici, detti neuriti, che sono i dendriti e l’assone.
Il sistema dei ventricoli cerebrali è costituito da canali interconnessi a spazi che si susseguono l’un l’altro contenuti all’interno dell’encefalo. Due voluminosi ventricoli laterali, uno in ciascun emisfero, sono connessi al terzo ventricolo mediante i due forami interventricolari di Monro. Il terzo ventricolo, collocato in posizione mediana tra i due emisferi, comunica tramite un lungo canale, detto Acquedotto cerebrale, con il quarto ventricolo, in comunicazione con la cisterna magna per mezzo dei fori di Luschka e di Magendie, prosegue infine inferiormente nel canale ependimale del midollo spinale, un residuo del lume centrale del tubo neurale. All’interno del sistema ventricolare cerebrale e degli spazi subaracnoidei scorre il liquido cefalorachidiano (o liquor), prodotto dai plessi corioidei.
La capacità di comunicare attraverso un linguaggio parlato e scritto, strutturato e complesso, è la caratteristica che più ci distingue dagli altri animali. Non solo: il linguaggio è in grado di “modellare” il nostro cervello, le convinzioni e gli atteggiamenti cambiando il modo di pensare e agire. Essere madrelingua inglese, cinese, o russo ha effetti diversi sull’architettura del pensiero, stando a un numero sempre più nutrito di studi. Succede perché ogni lingua pone l’accento su elementi diversi dell’esperienza, forgiando così un modo specifico di vedere il mondo.
L’anestesia epidurale rappresenta il metodo migliore per alleviare il dolore durante il parto e, in effetti, la maggior parte delle donne richiede l’epidurale più di ogni altro metodo analgesico. Il travaglio può essere molto doloroso, quindi è importante sapere come alleviare il dolore; nel momento in cui ci si prepara al parto è necessario conoscere i diversi metodi di sollievo dal dolore disponibili nell’ospedale scelto, in modo da essere pronti a prendere delle decisioni al momento dell’intervento: conoscere i diversi tipi di epidurale, come essa viene somministrata ed i benefici e i rischi correlati, vi consentirà di prendere una decisione più consapevole per voi stesse e il vostro bambino, il giorno del parto.
Isteria è un termine che è stato utilizzato nella psichiatria dell’Ottocento per indicare una tipologia di attacchi nevrotici molto intensi, di cui erano generalmente vittime soggetti femminili. Il termine viene dal greco Hystera, utero. Infatti nell’antica Grecia si considerava che la causa di sintomi di questo tipo nelle donne fosse uno spostamento dell’utero.
Dobbiamo partire dal riconoscere che la sofferenza è naturale, è parte della vita. 2500 anni fa, Buddha ha dedicato la sua esistenza al comprendere ed eliminare la sofferenza: una delle sue conclusioni è che “La vita è sofferenza” (anche se una traduzione migliore sarebbe “Nella vita sono insiti sofferenza, impermanenza e cambiamento”). Che io sappia, nessuno l’ha mai realmente smentito. Quindi, quando soffri non sempre c’è un colpevole o una causa eliminabile: a volte è come va la vita. A questa conclusione sono giunte anche diverse filosofie; per esempio, nell’antica Grecia lo Stoicismo consigliava di vivere in armonia col destino, anche avverso, per raggiungere così serenità e saggezza.