Quando il bambino inizia a camminare e quando camminerà bene?

MEDICINA ONLINE BIMBO BAMBINO NEWBORN BABY NEONATO LATTANTE GATTONARE CARPONARE CAMMINARE PARLARE BENE PRIMA PAROLA SCALCIARE CORRERE PARLARE MASCHIO FEMMINA DIFFERENZA AIUTO GENITORI.jpgUna delle più belle soddisfazioni di un bimbo di pochi mesi, e basta guardare la sua espressione quando si riesce per capirlo, è fare i primi passi. Ma a quanti mesi di vita ciò dovrebbe accadere?

A quanti mesi il bambino inizia a camminare?

La media per i primi passi è 12 mesi questo dato è individuale ed estremamente variabili: i bambini più precoci iniziano a muovere i primi timidi passi anche a 8 mesi, altri bimbi invece aspettano i 14 mesi ed oltre, anche fino all’anno e mezzo di vita.

Primi passi: differenza tra maschi e femmine

Le bambine, ed in generale tutti i bimbi con peso minore, tendono a camminare prima rispetto ai bimbi maschi e/o con peso maggiore, tuttavia questa non è assolutamente una regola fissa.

Bambino inizia a camminare: l’influenza dei genitori

L’inizio della deambulazione autonoma del bimbo è una caratteristica familiare: se uno dei genitori ha iniziato a camminare presto, è più probabile (ma non certo!) che anche il bambino inizi presto a fare i primi passi.

Il mio bambino non cammina ancora: quando “preoccuparsi”?

Quasi tutti i genitori, specie con il primo figlio, sono preoccupatissimi di vedere il proprio bambino gattonare ancora superati i 12 mesi di vita. In realtà, come abbiamo visto, ogni bambino impara a camminare con tempi estremamente variabili ed è molto probabile – se anche i genitori da piccoli hanno iniziato a camminare “tardi” – che muova i primi passi anche oltre l’anno di vita. In ogni caso un “limite” temporale, oltre il caso è effettivamente importante interessarsi al problema, è 18 mesi: non camminare superato l’anno e mezza di vita necessita di attenzione da parte del pediatra.

Il bambino che cammina ha bisogno di scarpe?

Le prime scarpe per le prime passeggiate fuori casa dovrebbero preferibilmente avere un modesto plantare e flessibili, dalla punta al tacco. Per i primi passi in casa va invece benissimo lasciarlo a piedi nudi (se la temperatura la concede) o con calze antiscivolo. La preferenza dipende dal tipo di pavimento: con moquette e parquet si può stare a piedi nudi, con marmo e piastrelle è meglio con calze antiscivolo, proprio per evitare di scivolare.

Quali scarpe scegliere?

Le scarpine per i primi passi devono essere molto morbide e flessibili e non frapporre troppi “strati” al contatto col suolo, per consentire al piedino di ricevere meglio le informazioni propriocettive che provengono dal terreno, ossia l’insieme di informazioni che permettono al piccolo di mantenersi in equilibrio e di sviluppare correttamente la muscolatura del piede. Né servono plantari anatomici particolari (a meno che non vi siano problematiche specifiche, che sarà il medico ad evidenziare), ma è sufficiente una buona suola traspirante, che lasci respirare la pelle.

Leggi anche:

Cosa devono fare i genitori: creare gli spazi adatti

Per agevolare il bimbo è importante creare degli spazi in cui il bambino possa fare “i primi esperimenti” di passeggiata, lasciandogli un ambiente spazioso e senza oggetti pericolosi su cui inciampare. Bisogna eliminare dalla sua altezza tutti gli oggetti fragili o pericolosi, via i soprammobili dai ripiani più bassi, coprire gli spigoli con paraspigoli, le prese elettriche con copripresa, chiudere i detersivi negli armadietti, togliere i tappeti che potrebbero farlo inciampare: ormai tutti gli spazi di casa devono essere letteralmente tutti su misura per lui. Attenzione infine ai lembi delle tovaglie, che potrebbe facilmente trascinarsi giù nel tentativo di trovare un appiglio, gettandosi addosso pericolosissimi piatti, bicchieri e posate.

Cosa devono fare i genitori: assecondarlo e complimentarsi

Per i genitori è importante assecondarlo: il bambino fa ciò che si sente di fare e non va forzato. Per questo motivo non deve essere il genitore a metterlo in piedi, per poi cercare di lasciarlo da solo: il bambino deve raggiungere autonomamente la stazione eretta, perché solo allora vuol dire che si sente fisicamente e psicologicamente pronto per stare in piedi e muovere i suoi primi passi. Una volta che è in piedi, possiamo allungargli un dito a cui lui si aggrapperà con la manina, se vorrà farlo. Ai genitori rimane l’importantissimo compito di incoraggiarlo e complimentarsi con lui per i traguardi raggiunti: il bimbo avrà un incentivo a continuare a sperimentare i movimenti delle gambe ed esercitarsi.

Il bimbo cade: cosa devono fare i genitori?

Se succede, i genitori non devono mostrarsi spaventati, cosa che lo… spaventerebbe: la maggior parte delle cadute per lui non sono dannose e se piange è quasi sempre perché ha visto la nostra espressione preoccupata. Un atteggiamento allarmato da parte dei genitori potrebbe anzi dargli insicurezza e scoraggiare ulteriori tentativi, mentre un atteggiamento tranquillo può rassicurarlo ed aumentare la fiducia nelle sue capacità. Se invece l’urto è stato “importante”, il bimbo ha sbattuto la testa violentemente e sembra aver cambiato comportamento rispetto al solito, allora è necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso pediatrico.

Leggi anche:

Il girello può essere utile per aiutare il bambino a camminare?

La nostra risposta è NO. Anzi, il girello è potenzialmente dannoso, perché fa impostare male l’andatura, inoltre non gli permette di allenare la muscolatura e il senso dell’equilibrio.

Che fare se il bimbo ha il ginocchio varo (gambe ad arco)?

Può succedere, quando il bambino comincia a stare in piedi, di vedere uno spazio tra le ginocchia, che formano, appunto, un arco. Il fenomeno si chiama propriamente ginocchio varo e può interessare con maggiore frequenza i bambini robusti, che con il loro peso possono far arcuare le ginocchia. Spesso c’è una componente familiare, ma nella maggior parte dei casi è una caratteristica che tende a regredire spontaneamente intorno ai 2-3 anni. In ogni caso è bene farlo presente al pediatra che, se lo riterrà opportuno, potrà consigliare una visita ortopedica.

Che fare se il bimbo ha il ginocchio valgo (gambe ad X)?

È la situazione opposta al ginocchio varo: quando il bambino sta in piedi, anche se le ginocchia sono a contatto fra di loro, i piedi restano distanziati. E’ il fenomeno del ginocchio valgo, e si manifesta in genere fra i 3 e i 4 anni. Anche in tal caso c’è in genere una componente familiare e anche in tal caso il fenomeno tende a scomparire con il fisiologico sviluppo degli arti inferiori. Sarà però il pediatra a valutare se e quando è il caso di consultare uno specialista ortopedico.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Quando il bambino inizia a gattonare? Cosa deve fare il genitore?

MEDICINA ONLINE BIMBO BAMBINO NEWBORN BABY NEONATO LATTANTE GATTONARE CARPONARE CAMMINARE PARLARE BENE PRIMA PAROLA SCALCIARE CORRERE PARLARE MASCHIO FEMMINA DIFFERENZA AIUTO GENITORI.jpgChe significa “gattonare”?

Il verbo “gattonare” sta a indicare l’avanzare con le mani e con le ginocchia sul pavimento (“a quattro zampe”), riferito solitamente ai bambini che non hanno ancora imparato a camminare in piedi e non a quelli che già sanno camminare.

A quanti mesi il bambino inizia a gattonare?

Solitamente il bimbo, sia maschio che femmina, tra i 6 e gli 8 mesi acquisisce la capacità di stare in equilibrio su mani e piedi a pancia sotto; successivamente tra i 9 e i 10 mesi inizia il gattonamento, ma ci sono bimbi che iniziano anche prima o più tardi: non è importante anticipare le tappe motorie quanto raggiungerle quando si è veramente pronti. Alcuni bambini saltano questa fase e sperimentano altre modalità di movimento, ad esempio strisciano a pancia in giù, si spostano da seduti aiutandosi con mani e piedi, per poi passare direttamente alla stazione eretta. E’ importante in questa fase notare nel bambino la volontà di spostarsi in una direzione che può decidere autonomamente.

Leggi anche:

Gattonare: è davvero importante?

Spesso si pensa che saltare questa tappa motoria e passare direttamente alla deambulazione non abbia nessuna importanza dal punto di vista motorio, della coordinazione e dello sviluppo cognitivo, ma secondo alcuni autori non è affatto così. Il gattonamento prepara e allena il bambino alla sua futura coordinazione motoria; inoltre il passaggio dalla posizione quadrupedica a quella bipede (in piedi) permette la formazione delle curve fisiologiche della schiena. Inoltre il bimbo, grazie al gattonamento:

  • Aumenta la coordinazione occhio-mano: quando i piccoli esaminano un oggetto, ad esempio, imparano a sviluppare la distanza ed il posizionamento e a sfruttare il movimento delle mani per raggiungerlo in sincronia con gli occhi, che devono poter lavorare insieme.
  • Impara a utilizzare entrambe le orecchie e tutti e due gli occhi (visione binoculare).
  • Sviluppa la propriocezione: impara a percepire la posizione del corpo nello spazio e il grado di contrazione dei propri muscoli anche senza l’aiuto visivo.
  • Sviluppa le funzioni cognitive. Avete mai sentito parlare del lato destro e sinistro del cervello? Ebbene, per poter funzionare al meglio, queste due parti devono essere in piena comunicazione tra loro, e la loro capacità di comunicare non è un’abilità del tutto innata. I movimenti richiesti per gattonare portano i due lati del cervello ad interagire tra loro, creando aree di informazioni importanti per la maturazione delle diverse funzioni cognitive.
  • Aumenta la fiducia in se stesso: il bambino impara anche a prendere decisioni circa la destinazione e la velocità, e sperimenta il piacere provocato dal raggiungimento del suo obiettivo.
  • Sviluppa lo schema crociato, ovvero la funzione neurologica per cui il braccio destro si muove in sincronia con la gamba sinistra e viceversa.

Il bambino che gattona ha bisogno di scarpe?

Per gattonare non c’è bisogno di scarpe: l’ideale sono i calzini antiscivolo.

Cosa devono fare i genitori?

Per agevolare il gattonamento il genitore può aiutare il bimbo disponendo un grande tappeto morbido con la gomma sotto con alcuni giocattoli sparsi: il bambino imparerà presto a spostarsi nella modalità che gli risulta più congeniale per raggiungerli.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra neonato, lattante, bambino ed infante

MEDICINA ONLINE NEWBORN NEONATO BIMBO BAMBINO FIGLIO LATTE MAMMA GENITORI FAMIGLIA PAPA MADRE PADRE NONNI AMORE PEDIATRIAQuando un bimbo viene chiamato neonato?

Un bimbo prende il nome di “neonato” nel periodo di 4 settimane che inizia con il parto e finisce col 28° giorno dopo il parto.

Quando un bimbo viene chiamato lattante?

Un bimbo prende il nome di “lattante” nel periodo variabile che inizia col 29° giorno dopo il parto e termina  con lo “svezzamento“. Ricordiamo che lo svezzamento (anche chiamato “divezzamento” o ancora “alimentazione complementare”) è il processo di sostituzione dell’alimentazione esclusiva a base di latte (allattamento naturale o artificiale) tipica delle prime fasi di vita, con quella caratterizzata dall’assunzione di altri liquidi e solidi. Lo svezzamento inizia in un tempo variabile che oscilla tra i 6 e gli 11 mesi di vita. Quindi il bimbo viene chiamato lattante generalmente tra l’inizio del secondo mese e massimo l’11° mese.

Quando un bimbo viene chiamato bambino od infante?

Dopo lo svezzamento il bimbo viene comunemente chiamato “bambino“. Infine il termine “infante” deriva dal latino infans che significa “muto, che non può parlare” ed in passato si riferiva esclusivamente al periodo tra la nascita del bambino ed il momento estremamente variabile in cui inizia a parlare nei primi anni di vita. Oggi, per estensione, questo termine ha assunto anche il significato di periodo della vita di un individuo fino all’insorgenza dei primi segni della pubertà.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra PM10 e PM2,5 e rispettivi effetti sulla salute

MEDICINA ONLINE INQUINAMENTO SMOG CANCRO CANCEROGENO FUMO INDUSTRIA SCARTI NUCLEARE TECNOLOGIA METALLI PESANTI PM10 NANOPARTICELLE MOLECOLE INDUSTRIALE OCCIDENTE TUMORE ARIA OSSIGENOLe polveri fini (o “sottili”) sono delle particelle inquinanti presenti nell’aria che respiriamo tutti i giorni, di natura organica o inorganica, a stato solido o liquido. Tali particelle sono capaci di adsorbire sulla loro superficie diverse sostanze con proprietà tossiche quali solfati, nitrati, metalli e composti volatili. Le polveri fini vengono classificate in base alla loro dimensione, che può determinare un diverso livello di nocività. Infatti, più queste particelle sono piccole più hanno la capacità di penetrare nell’apparato respiratorio:

  • Le PM10 hanno un diametro inferiore a 10 µm (micron) e possono essere inalate e penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe.
  • Le PM2,5 hanno un diametro inferiore a 2,5 µm e possono essere respirate e spingersi nella parte più profonda dell’apparato, fino a raggiungere i bronchi.
  • polveri ultrafini “UFP“: hanno diametro inferiore ad 0,1 µm e potrebbero essere addirittura in grado di filtrare fino agli alveoli ed ancora più in profondità nell’organismo e, si sospetta, entrare nel circolo sanguigno e poi nelle cellule.

Leggi anche:

Origine delle polveri fini
Le fonti principali di polveri fini sono due:

  • fonti naturali
    • incendi boschivi
    • attività vulcanica
    • polveri, terra e sale marino alzati dal vento (il cosiddetto aerosol marino)
    • pollini e spore
    • erosione di rocce
  • fonti antropogeniche
    • traffico veicolare, sia dei mezzi diesel che benzina
    • uso di combustibili solidi per il riscaldamento domestico (carbone, legna e gasolio)
    • residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture
    • attività industriale

Il livello di concentrazione delle PM10 nelle aree urbane aumenta nel periodo autunno-inverno, cioè quando al traffico veicolare si aggiungono le emissioni di polveri derivanti dall’accensione degli impianti di riscaldamento, in modo particolare quelli alimentati a biomasse legnose. Le condizioni meteorologiche di questo periodo, inoltre, favoriscono un innalzamento del livello delle polveri fini. Fenomeni atmosferici come quello dell’inversione termica, infatti, causano lo schiacciamento delle polveri al suolo e ne impediscono la dispersione.

Effetti acuti e cronici delle polvere sottili sulla salute dell’uomo
Studi epidemiologici, confermati anche da analisi cliniche e tossicologiche, hanno dimostrato come l’inquinamento atmosferico abbia un impatto sanitario notevole; quanto più è alta la concentrazione di polveri fini nell’aria, infatti, tanto maggiore è l’effetto sulla salute della popolazione.

  • Gli effetti di tipo acuto sono legati ad una esposizione di breve durata (uno o due giorni) a elevate concentrazioni di polveri contenenti metalli. Questa condizione può provocare infiammazione delle vie respiratorie, come crisi di asma, o inficiare il funzionamento del sistema cardiocircolatorio.
  • Gli effetti di tipo cronico dipendono, invece, da una esposizione prolungata ad alte concentrazioni di polveri e possono determinare sintomi respiratori come tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare e bronchite cronica. Per soggetti sensibili, cioè persone già affette da patologie polmonari e cardiache o asmatiche, è ragionevole temere un peggioramento delle malattie e uno scatenamento dei sintomi tipici del disturbo. Studi condotti in materia hanno anche registrato un aumento dei ricoveri ospedalieri e della mortalità per patologie respiratorie e cardiache direttamente riferibili all’inquinamento da polveri.

Consigli di comportamento
Adottando un comportamento più consapevole tutti i cittadini possono contribuire quotidianamente alla riduzione dell’inquinamento da polveri fini, ecco alcuni consigli:

  • usare di meno e meglio l’automobile;
  • far controllare periodicamente il motore e il consumo dei pneumatici dell’auto;
  • privilegiare nell’acquisto di un’auto nuova modelli a metano o GPL e comunque meno inquinanti;
  • praticare il carpool, ovvero usare la stessa macchina in più persone
  • ridurre la velocità di marcia;
  • muoversi in bicicletta o a piedi usare i mezzi pubblici.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Il pene si accorcia o no con l’età? Come le misure cambiano negli anni

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FLe misure del vostro pene non sembrano più quelle di una volta? Purtroppo potreste aver ragione. L’invecchiamento fisiologico dell’organismo ha delle ripercussioni ben note anche sulla sua funzione sessuale dell’uomo, che si riflettono nel calo del testosterone, nelle difficoltà d’eccitazione ed erezione. Alcuni uomini sperimentano anche una notevole difficoltà nel raggiungere l’orgasmo ed una diminuzione sia del volume spermatico che della qualità dello stesso, mentre non di rado subentrano problemi di prostata ingrossata e disturbi della funzione urinaria. Ma non solo: anche lo stesso organo sessuale maschile, il pene per l’appunto, subisce delle trasformazioni più o meno sostanziali, a seconda dei casi anche nell’aspetto.

Come cambia l’aspetto del glande?

Il cambiamento più evidente è di sicuro quello che riguarda il glande: il suo colorito si fa meno rosso acceso perché col passare degli anni arriva una minor quantità di sangue ad irrogarlo; inoltre questo deficit di irrorazione porta il glande ad avere misure ridotte sia a riposo che durante l’erezione, oltre ad avere un aspetto più “raggrinzito”.

Leggi anche: La Sindrome da spogliatoio o Dismorfofobia peniena: quando il pene sembra deforme o più piccolo o più grande di quanto realmente sia. Diagnosi e cure

Come cambiano le misure del pene con l’età?

Nel complesso il pene tende negli anni a diminuire in lunghezza e circonferenza, sia a riposo che durante l’erezione: si può assistere alla diminuzione di circa mezzo centimetro intorno ai 60 anni e di più di un centimetro a 70 anni rispetto alle misure che aveva la stessa persona a 30 anni e questa perdita vale sia per lunghezza che per la circonferenza peniena. Per gli ultraottantenni la riduzione può arrivare a sfiorare i 2 centimetri in lunghezza e circonferenza.

Leggi anche: “Dottore, il mio pene si sta accorciando”: la Sindrome della retrazione genitale

Perché il pene si accorcia con l’età?

Le cause sono diverse. Per prima cosa il metabolismo basale dopo i 30 anni tende a diminuire anno dopo anno quindi il soggetto aumenta di peso e, dal momento che il grasso nell’uomo si dispone in modo “androide” parte dell’accumulo adiposo si localizza sul pube e ciò tende a coprire parte del pene (effetto iceberg). Si tratta di un fatto apparente e non reale, ma soprattutto reversibile, se si dimagrisce. A tal proposito leggi anche: Come aumentare le dimensioni del pene riducendo il grasso sul pube senza chirurgia

Altre cause di erezione meno efficace e di diminuito turgore del pene risiede nella diminuzione del testosterone e nell’accumulo di placche all’interno delle arterie del pene che compromettono l’afflusso di sangue all’organo sessuale maschile.

Come cambiano peli pubici e testicoli?

A partire dai 40 anni anche il volume dei testicoli tende gradualmente a diminuire. In seconda battuta si può notare una costante diminuzione dei peli sul pube: cadono a causa dei valori più bassi di testosterone in circolo.

Leggi anche: Come misurare correttamente la lunghezza del pene

La malattia di Peyronie: il pene si incurva

Un accumulo eccessivo di collagene (e dunque di tessuti cicatriziali) all’interno del tessuto penieno può farlo diventare curvo. Il problema non è solo estetico in tal caso, ma può assumere le caratteristiche di una condizione patologica, più comune proprio a partire dai 50 anni circa: stiamo parlando della malattia di Peyronie o “Induratio penis plastica”, che può comportare dolore durante l’erezione e dispareunia maschile, ovvero rapporti sessuali conseguentemente complessi, a tal punto che per risolvere la situazione si deve ricorrere ad un intervento chirurgico. Per approfondire: Pene curvo o storto: potrebbe essere Induratio penis plastica

Perdita di sensibilità del pene

Con l’invecchiamento fisiologico dell’uomo, il pene non perde solo in dimensioni: perde anche in sensibilità, a causa dei vari cambiamenti ormonali e di circolazione sanguigna che abbiamo finora citato. Da qui la maggiore difficoltà a mantenere l’eccitazione e l’erezione nell’arco di tutto il rapporto sessuale oltre che a raggiungere l’orgasmo. Non è provato però scientificamente (o meglio statisticamente) che questo sia effettivamente meno piacevole. Gli esperti spiegano infatti che nell’uomo anziano è possibile notare un effettivo calo della libido, della potenza eiaculatoria e di quella erettile, ma raramente si documenta un calo della soddisfazione sessuale. Questa è infatti frutto di numerose alchimie psicofisiche nel rapporto di coppia che nulla hanno a che vedere con le dimensioni del pene diminuite di 1 cm!

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Accendere correttamente il fuoco del camino: i 12 consigli salvavita

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Nutrizionista Cellulite Psicologo Pene Studio Cuore Sessuologo Sesso DIETA PREVENTIVA NON INGRASSARE A NATALEIl freddo è tra noi e molti possessori di camino, anche per creare una bella atmosfera di festa che undubbiamente esso regala, lo accendono. Il riscaldamento domestico a legna ed a pellet non è però “amico” dell’ambiente, dal momento che è responsabile di quasi la metà delle emissioni totali di polveri sottili primarie (PM10 e PM2,5) in diverse regioni italiane, come la Lombardia,  per una buona parte attribuibile agli apparecchi più vecchi, quali caminetti aperti e stufe tradizionali che spesso sono poco efficienti e molto inquinanti. Come se non bastasse, le statistiche dei Vigili del Fuoco evidenziano come – a livello nazionale – ogni anno si verifichino ben 10.000 incendi derivanti da canne fumarie non correttamente installate o manutenute. Ecco oggi allora i 12 consigli per accendere correttamente il camino, consigli che – in alcuni casi – sono davvero “salvavita”.

  1. nella fase di accensione lasciare il controllo dell’aria completamente aperto fino a quando la camera di combustione è piena di fiamme e ben riscaldata;
  2. per accendere la fiamma non gettare MAI liquidi infiammabili direttamente sulla fiamma accesa ed utilizzare la giusta quantità di legna finemente spaccata e molto secca, oppure appositi prodotti per l’accensione o una quantità minima di carta di giornale (non utilizzare carta patinata, di riviste o settimanali);
  3. una volta avviata la combustione, la legna dovrebbe bruciare con fiamma vivace finché non è ridotta a carbonella. Se il fuoco langue, spaccare il legno in pezzi più piccoli e usare più di un pezzo per ciascun carico. Non caricare mai una quantità eccessiva di legna: il quantitativo massimo è indicato nel libretto di istruzioni dell’apparecchio;
  4. mantenere sempre la fiamma vivace e calda. Le fiamme blu, giallo-rosso o rosso chiaro indicano una buona combustione; fiamme rosse o rosso scuro significano cattiva combustione;
  5. nella buona combustione il fumo deve essere quasi invisibile: se si nota del fumo denso all’uscita del camino, di colore da giallo a grigio scuro, la combustione non è corretta e occorre procedere a verifiche;
  6. dalla combustione della legna non si devono generare odori: se si sentono vuol dire che si stanno formando sostanze nocive in quantità significative;
  7. la cenere che proviene da una buona combustione è grigio chiaro o bianca: se si trova cenere scura e pesante, o la testa del camino è sporca di nero, significa che si sta bruciando male;
  8. un impianto efficiente comporta un basso consumo di combustibile e poca fuliggine nei camini: se si vede molta fuliggine significa che si ha un elevato consumo di combustibile e quindi una maggior spesa;
  9. è necessario mantenere gli sportelli dell’apparecchio chiusi quando non si carica o ricarica il combustibile;
  10. per assicurare il corretto apporto di aria, occorre rimuovere la cenere dall’apparecchio tramite un contenitore metallico dotato di coperchio. Il contenitore della cenere va lasciato all’esterno dell’abitazione sopra una lastra di mattoni o di cemento (mai sopra una copertura di legno o vicino alla legna);
  11. è raccomandabile l’installazione di un allarme anti-fumo per l’allertamento in caso di innesco di incendio; molte vittime in incendi residenziali sono causate dall’inalazione di fumi e gas tossici;
  12. è raccomandabile anche l’installazione di un identificatore di monossido di carbonio (CO), gas inodore, incolore e molto tossico che deriva da una combustione inadeguata.

Leggi anche:

Come smaltire la cenere?

La cenere residua dalla combustione della legna è una piccola frazione (circa lo 0,5 % del peso) della legna bruciata, variabile in base ai diversi combustibili legnosi bruciati.
Considerando che una ricerca del 2006 stimava il consumo annuo di biomasse legnose per riscaldamento domestico pari a circa 19,1 Mt a livello nazionale, la questione relativa allo smaltimento delle circa 95.000 tonnellate di cenere prodotte a livello nazionale assume una certa rilevanza. I principali componenti della cenere di legna sono il calcio, il silicio, il potassio e il magnesio, presenti principalmente nella forma chimica di ossidi.
La cenere di legna naturale contiene quindi importanti elementi di fertilità, in particolare il potassio e il fosforo: il riutilizzo agronomico delle ceneri consentirebbe pertanto la reale chiusura del ciclo della filiera “legna-energia”, riportando al terreno le sostanze chimiche che la pianta aveva da questo assorbito durante la sua crescita. Al di là delle considerazioni di opportunità agronomica, però, in Italia lo spandimento diretto su suolo agricolo o forestale di ceneri di combustione di biomassa non è consentito dalle norme vigenti (D.Lgs.22/1997) in quanto si tratterebbe dello smaltimento di un rifiuto. Fortunatamente, si fa sempre più strada la strategia di recupero delle ceneri come materia prima per la produzione di compost, sempre che la cenere derivi dalla combustione di materiale consentito (legna naturale, cippato e pellet). Come noto, il sistema di raccolta dei rifiuti spetta ai Comuni: in ogni contesto territoriale tale sistema dipende da numerosi fattori strutturali; esso deve comunque consentire il raggiungimento di standard di igiene e pulizia da un lato e l’intercettazione ottimale dei singoli flussi di rifiuti dall’altro, anche in funzione della tecnologia degli impianti di trattamento posti a chiusura del ciclo di gestione delle materie. Seppur sulla scorta delle indicazioni pianificatorie della regione d’appartenenza, ogni Comune adotta propri sistemi di raccolta dei rifiuti urbani, e proprie strategie di raccolta differenziata. La maggior parte dei Comuni che raccolgono separatamente la frazione umida dei RSU richiede di eliminare con tale frazione la cenere spenta di legno, finalizzando tale frazione alla produzione di compost di qualità. Alcuni Comuni, invece, richiedono specificatamente di non introdurre cenere nei rifiuti compostabili.
I Comuni che non raccolgono separatamente la frazione umida chiedono di eliminare la cenere di legna con i rifiuti generici indifferenziati. Se ne deduce che è indispensabile chiedere direttamente all’amministrazione comunale – nel cui territorio ricade l’impianto domestico a legna – la corretta modalità di smaltimento delle ceneri.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Picnic a Hanging Rock (1975): spiegazione del finale del film

MEDICINA ONLINE Picnic at Hanging Rock film Peter Weir 1975 Joan Lindsay Il lungo pomeriggio della morte Anne Louise Lambert TEEN FLOWER BEAUTIFUL CINEMA WALLPAPER LOVE NATURA FIOREAvete appena finito di vedere il bellissimo film del 1975 Picnic a Hanging Rock diretto da Peter Weir ed avete la faccia a forma di punto interrogativo? Continuate a leggere e – forse – avrete le risposte che cercate! Sia il film, sia la versione attuale del romanzo scritto da Joan Lindsay da cui è stato preso, si concludono con un (finto) estratto da un giornale di Melbourne del 14 febbraio 1913 in cui si cita la morte dell’arcigna direttrice Mrs. Appleyard. Il finale però lascia molti interrogativi senza risposta, tra cui quello più importante: che fine hanno fatto Miranda e le altre ragazze scomparse? E soprattutto: perché sono scomparse? Il film non lo spiega e questa, almeno per me, è una delle cose più belle di un film che, a 40 anni di distanza, tiene incollati allo schermo fino alla fine per poi lasciarci puntualmente a bocca aperta. Ma quindi esiste o no un finale che spieghi qualcosa? No. Oppure si?

Il capitolo escluso dal romanzo

Secondo quanto racconta John Taylor, agente letterario di Joan Lindsay, in “The Secret of Hanging Rock”, l’editore del romanzo aveva avuto la brillante idea di rimuovere il diciottesimo ed ultimo capitolo, cioè l’ultimo capito, quello in cui la scrittrice spiegava quello che era successo alle ragazze scomparse. Un colpo di genio commerciale, senza il quale forse il romanzo non avrebbe avuto la stessa risonanza. Taylor conobbe la scrittrice nel 1972 durante le trattative per la cessione dei diritti cinematografici. Dopo aver letto il romanzo, Taylor confessò alla Lindsay di aver notato delle incongruenze nel terzo capitolo e “di essere giunto ad alcune conclusioni”. La Lindsay gli rispose che lui era stata l’unica persona ad avvicinarsi alla soluzione e gli consegnò una copia dattiloscritta del diciottesimo capitolo, con l’impegno a non rivelarlo prima della sua morte. Una copia ulteriore venne rinvenuta tra le carte della scrittrice ed è conservata nella sua casa di Mulberry Hill, vicino Melbourne, oggi un museo. C’è un motivo in tutto questo. Il terzo capitolo contiene dei paragrafi presi di peso dal diciottesimo capitolo perduto ed appiccicati lì con poca grazia. Perché sia stato fatto questo, non è dato da saperlo. Forse la Lindsay voleva lasciare una traccia per condurre il lettore verso una possibile soluzione.

Le stranezze del terzo capitolo

In effetti è nel terzo capitolo che è racchiusa la chiave del mistero. Gente più acuta di me si sarà sicuramente accorta che la seconda parte del terzo capitolo ha qualcosa che non va. Se provate a leggere attentamente notate delle curiose ripetizioni. E’ il momento in cui le quattro ragazze sono impegnate nell’ascesa verso la sommità della rocca. Le ragazze sostano per due volte in una spianata e compiono gli stessi gesti: osservano il gruppo dei campeggiatori dall’alto come fossero delle formiche e riposano. In entrambe le situazioni Edith implora una delle amiche di tornare indietro. E’ curioso che una quattordicenne timorosa come Edith, dopo aver chiesto una prima volta ad Irma di andare via, si metta tranquillamente a riposare sopra una roccia, poi si risvegli e solo dopo aver vanamente pregato Miranda di tornare, fugge via sconvolta. Queste incongruenze sono in parte presenti anche nel film.

Il capitolo diciottesimo e la spiegazione del finale

Ricapitoliamo: Joan Lindsay aveva scritto un romanzo composto da diciotto capitoli, con un finale che forniva la spiegazione della scomparsa delle tre ragazze sulla roccia e del ritrovamento di Irma. Per ragioni commerciali l’editore aveva chiesto alla Lindsay di rimuovere l’ultimo capitolo (il diciottesimo) e la Lindsay aveva acconsentito, lasciando al suo agente il compito di pubblicarlo dopo la sua morte. La spiegazione del film si trova quindi – in teoria – nel famoso diciottesimo ed ultimo capitolo del romanzo, che è stato poi riproposto nel libro “The Secret of Hanging Rock“. Quest’ultimo capitolo inizia dal momento in cui Edith fugge in preda ad una crisi isterica dalla roccia tornando verso il campo base. Le tre ragazze, Marion, Miranda ed Irma continuano la salita lungo il monolite fino ad arrivare in un pianoro dove iniziano a sperimentare delle strane sensazioni. Poco dopo sono raggiunte dalla signorina McGraw, loro insegnante di matematica, con la camicia strappata e senza la gonna, che non ricorda più il suo nome e quello delle ragazze. Anche le ragazze non riconoscono la donna. La McGraw agisce come una sorta di guida spirituale nei confronti delle ragazze guidandole verso la rivelazione di un altro tipo di realtà. Il momento chiave avviene quando Marion incita le altre ragazze a gettare i costrittivi corsetti nel precipizio ma gli indumenti, invece di cadere, restano fermi in una sorta di vuoto spazio-temporale. Successivamente la McGraw indica alle ragazze un’apertura tra le rocce, una sorta di varco spazio-temporale, entro le quali entrano prima lei, poi Marion e Miranda, trasformandosi in piccole creature striscianti, forse delle lucertole. Solo Irma resta fuori, forse per aver esitato troppo e la possibilità di passare dall’altra parte le viene negata da una frana che chiude l’apertura. La storia si conclude con Irma che “si gettò sulle rocce e andava rompendo e battendo la faccia granulosa del macigno con le sue mani nude.”

Superare una realtà di costrizioni

Il capitolo diciottesimo fornisce quindi una spiegazione sul mistero, pur aprendo altri interrogativi. Spiega la scomparsa delle ragazze e dell’insegnante (e dei loro corpi), il misterioso ritrovamento di Irma dopo otto giorni in stato di shock ma in buono stato fisico, il mistero delle unghie spezzate e dei piedi puliti della ragazza. Nel commento al capitolo, Yvonne Rousseau afferma che si tratta di una soluzione molto vicina all’esoterismo, il passaggio delle ragazze da una realtà (quella del mondo reale) costrittiva e limitata, ad una superiore e più ampia, in cui è forte la comunione con una natura misteriosa ed avvolgente. È evidente anche il collegamento con il paesaggio australiano, dominato dalla mai spenta tradizione aborigena del “sogno”, ovvero la fusione tra realtà materiale e spirituale, tra mondo dei morti e mondo dei vivi. Joan Lindsay non spiega però apertamente chi o che cosa abbia provocato l’apertura del passaggio, se esso fosse già esistente oppure no. Il fatto che solo tre delle quattro protagoniste abbiano avuto la possibilità di attraversare la soglia sembra dovuto al fatto, dice la Rousseau, che Marion, Miranda e la signorina McGraw erano persone spiritualmente elevate, diversamente dalla frivola e materialista Irma.

La traduzione in italiano del famoso diciottesimo capitolo

Sta accadendo adesso. Come è accaduto fin dal momento in cui Edith Horton è fuggita inciampando e urlando verso il pianoro. E come accadrà fino alla fine del tempo. La scena non cambierà mai, neppure per la caduta di una foglia o il volo di un uccello. Per le quattro persone sulla Roccia la recita avverrà sempre nel dolce tramonto di un presente senza passato. La loro gioia ed agonia saranno nuove senza fine.
Miranda è di poco avanti ad Irma e Marion mentre si spingono attraverso i cornioli, i suoi lisci capelli biondi che danzano liberamente come fiori di grano sulle sue spalle in movimento, come se nuotasse, solcando onda dopo onda di un verde opaco. Un’aquila sospesa allo zenit si accorge di un insolito tramestio di macchie più chiare nella boscaglia in basso, e spicca il volo nell’aria più alta e pura. Infine i cespugli si diradano davanti alla parete di una piccola rupe che trattiene l’ultima luce del sole. E’ così che in un milione di sere d’estate la traccia si forma e si riforma sui picchi e i pinnacoli della Hanging Rock.
L’altopiano sul quale sono emerse ora dalla boscaglia è molto simile a quello inferiore: macigni, pietre nomadi, a volte un albero stentato. Gruppi di felci gommose si agitavano leggermente nella pallida luce. La pianura sotto era infinitamente vaga e distante. Guardando in basso attraverso il circolo delle rocce, esse potevano appena distinguere l’andare e il venire di piccole figure, in mezzo a sbuffi di fumo rosato. Una forma nera che poteva essere un veicolo accanto al riflesso dell’acqua.
“Cosa stanno a fare quelle persone laggiù, zampettando come un mucchio di piccole formiche impegnate?” Giunse Marion e guardò sopra le spalle di Irma. “Un incredibile numero di esseri umani è privo di scopo.” Irma rise. “Ho l’impressione che si considerino molto importanti.”
Le formiche e i loro fuochi vennero scartate senza ulteriori commenti.
E comunque Irma si accorse, per un breve momento, di un suono piuttosto curioso che veniva dal piano, come il rimbombo di tamburi distanti. Miranda era stata la prima a vedere il monolite: una singola formazione di roccia, qualcosa simile a un uovo mostruoso, che cresceva regolarmente dalle pietre davanti, sopra una violenta scarpata sulla pianura. Irma, alcuni metri dietro le altre due, le vide arrestarsi d’improvviso con una lieve oscillazione, mentre la testa chinata e le mani pressate sul petto era come se si difendessero da una raffica di vento.
“Che c’è Marion? Cosa ti turba?”
Gli occhi di Marion erano fissi e brillanti, le sue narici dilatate ed Irma pensò casualmente quanto simile lei fosse a un levriero.
“Irma! Non riesci a sentirlo?”
“Sentire cosa, Marion?” Neppure un rametto si muoveva sugli alberelli seccati.
“Il monolite. Mi trascina come la marea. E’ come se mi trascinasse fuori, se vuoi saperlo.” Dato che Marion Quade scherzava raramente, Irma ebbe timore di sorridere. Specialmente mentre Miranda stava richiamandola alle sue spalle, “da che parte lo senti più forte, Marion?”
“Non riesco a capirlo. Mi sembra che stiamo ruotando sulla superficie di un cono – in ogni direzione allo stesso momento.”
Ancora matematica! Quando Marion Quade era particolarmente comica era il momento in cui qualcosa aveva a che fare con le somme. Irma disse leggermente “Mi sembra più come un circo! Forza, ragazze – non volete restare a guardare quel coso per sempre.”
Non appena il monolite fu superato e fu lontano dalla vista, tutte e tre furono sopraffatte da un’irresistibile letargia. Distese in fila sulla liscia superficie di un piccolo pianoro, caddero in un sonno così profondo che un lucertola corse fuori da sotto una roccia e si fermò senza paura nella cavità formata dal braccio allungato di Marion, mentre numerosi insetti dalla corazza di bronzo visitarono senza fretta il capo dorato di Miranda.
Miranda fu la prima a destarsi, in un tramonto senza colori nel quale ogni dettaglio era intensificato, ogni oggetto chiaramente definito e separato: un nido abbandonato nella biforcazione dei rami di un albero morto da tempo, con ogni pagliuzza ed ogni piuma complicatamente intrecciate e tessute; le pieghe della gonna strappata di mussolina di Marion come una conchiglia; i boccoli neri di Irma lontani dal suo volto in una squisita confusione di crini, le ciglia disegnate con vigorosi movimenti sugli zigomi. Tutto, se puoi osservarlo con sufficiente chiarezza, come adesso, è bello e completo. Tutto ha la sua propria perfezione.
Un serpentello marrone che trascinava il suo corpo squamoso sul selciato creò lo stesso rumore del vento sul terreno. L’aria per ogni dove risuonava della vita microscopica.
Irma e Marion erano ancora addormentate. Miranda poteva udire il battito separato dei loro due cuori, come due tamburelli, ciascuno con un ritmo diverso. E nel sottobosco oltre la fenditura, il crepitio e lo schioccare di rami nel punto in cui una creatura vivente si muoveva invisibile verso di loro in mezzo alla vegetazione. Essa si avvicinava, il calpestio e il crepitio ruppero il silenzio quando i cespugli vennero violentemente aperti e un oggetto pesante venne spinto dalla boscaglia quasi nel grembo di Miranda.
Era una donna con un volto scavato e consunto, tagliato da nere folte sopracciglia – una figura clownesca che indossava una camicetta strappata di calico e lunghi mutandoni di calico ricamati sotto il ginocchio di due gambe come bastoni, che davano deboli calci dentro stivaletti neri con lacci.
“Ce l’ho fatta!” esclamò la bocca spalancata, ed ancora “Ce l’ho fatta!”
La testa in disordine cadde di lato, le palpebre pesanti si chiusero. “Poverina! Sembra malata,” disse Irma. “Da dove arriva?”
“Mettile il braccio sotto la testa” disse Miranda “mentre le slaccio il corsetto.”
Libera dalla corteccia che la costringeva, con la testa che riposava su una sottoveste ripiegata, il respiro della straniera si fece regolare, l’espressione affaticata le abbandonò il volto e, gettandosi sulla roccia, si addormentò.
“Perché non ci togliamo tutte questi vestiti assurdi?” chiese Marion. “In fondo, abbiamo abbastanza costole per tenerci diritte.”
Non appena le quattro paia di corsetti furono gettate sulle rocce restituendo una deliziosa frescura e libertà, il senso dell’ordine di Marion venne offeso. “Tutto nell’universo ha un posto assegnato, a cominciare dalle piante. Sì, Irma, ci credo proprio. Non c’è bisogno che rida. Anche i nostri corsetti su Hanging Rock.”
“Bene, non troverai certo un guardaroba,” disse Irma, “anche se ti metti d’impegno a cercarlo. Dove li possiamo mettere?” Miranda suggerì di gettarli nel precipizio. “Passameli.”
“Da che parte sono caduti?” Marion voleva saperlo. “Ecco giusto accanto a te ma non sono riuscita a capirlo.”
“Non li hai visti cadere perché non sono caduti.” La precisa voce gracidante giunse loro come una tromba dalla bocca della donna-pagliaccio sulla roccia, che si era ora tirata a sedere con un’aria perfettamente in salute.
“Credo che se tu, ragazza, girassi la testa a destra e guardassi all’altezza della vita…” Girarono tutte la testa verso destra e lì, davvero, c’erano i corsetti, fermi nell’aria senza vento come una flotta di piccole navi. Miranda aveva raccolto un ramo secco, abbastanza lungo da raggiungerli, e stava frustando quelle stupide cose che sembravano incollate sullo sfondo dell’aria grigia.
“Fammi provare!” Disse Marion. Whack! Whack! “Devono essere ancorate a qualcosa che non vedo.”
“Se volete la mia opinione,” gracchiò la straniera, “sono ancorate nel tempo. Tu ricciolina – che cosa stai guardando?”
“Non volevo guardarvi. Il fatto è che quando voi avete parlato del tempo, ho avuto la curiosa impressione di avervi incontrata da qualche parte. Molto tempo fa.”
“Tutto è possibile, finché non ne sia provata l’impossibilità. E talvolta anche in tal caso.” La stridula voce aveva un tono convincente di autorità.
“E adesso, dato che ci troviamo insieme sul piano di un’esperienza comune – non ho idea del perché – posso conoscere i vostri nomi? Apparentemente ho lasciato il mio contrassegno individuale da qualche parte lì sopra.” Indicò in direzione del muro anonimo di sterpi. “Non importa. Percepisco di essermi liberata di un buon numero di vestiti. Ad ogni modo, eccomi qui. La pressione sul mio corpo fisico deve essere stata molto severa.” Mosse una mano su- gli occhi e Marion chiese con una strana umiltà, “voi suggerite che dovremmo andare avanti prima che la luce svanisca?”
“Per una persona della tua intelligenza – posso discernere il tuo cervello piuttosto bene – tu non hai un gran spirito di osservazione. Dato che qui non ci sono ombre, anche la luce qui non cambia.”
Irma appariva preoccupata. “Non capisco. Per favore, ciò significa che se ci fossero delle caverne, esse sarebbero riempite di luce o tenebra? Sono terrorizzata dai pipistrelli.”
Miranda era radiante. “Irma, cara – non vedi? Significa che arriveremo nella luce!”
“Arriveremo? Ma Miranda… dove stiamo andando?” “La ragazza Miranda ha ragione. Riesco a vedere il suo cuore, pieno di comprensione. Ogni creatura vivente deve arrivare in qualche posto. Se non altro, è quello che ho capito.” Si era alzata in piedi e per un momento loro pensarono che apparisse quasi bella. “In realtà, credo che stiamo arrivando. Adesso. “ Un improvviso mancamento fece ruotare tutto il suo corpo come una giostra. Quando terminò, lei vide davanti a se la fessura. Non era una fessura nelle rocce, né una fessura nel terreno. Era una fessura nello spazio, più o meno come una bella luna piena d’estate, che andava e veniva. Lei l’osservò come i pittori e gli scultori osservano una fessura, una cosa esistente, che dava forma e significato alle altre forme. Come una presenza, non come un’assenza – un’affermazione concreta di verità. Lei pensò che avrebbe potuto continuare a guardarla per sempre, felicemente in estasi, da sopra, da sotto e dall’altra parte. Era solida come un globo, trasparente come una bolla d’aria. Un’apertura facile da attraversare, eppure per nulla concava.
Lei aveva passato la vita intera a fare domande e adesso venivano a lei le risposte, semplicemente guardando alla fessura. Questa si dissolse e finalmente venne la pace in lei.
Il serpentello marrone era riapparso di nuovo e stava adagiato su una spaccatura che correva chissà dove sotto l’inferiore di due macigni che era in equilibrio uno sopra l’altro. Quando Miranda si piegò per toccarle le squame così squisitamente disegnate, essa scappò via in un groviglio di viticci.
Marion si inginocchiò accanto a lei ed insieme cominciarono a rimuovere il pietrisco e i cavi intrecciati del viticcio.
“E’ andata là sotto. Guarda, Miranda – dentro quell’apertura.” Una fessura – forse il labbro di una caverna o di un tunnel, orlato di foglie spezzate a forma di cuore.
“Sarai d’accordo che è mio privilegio entrare per prima?”
“Entrare?” dissero, guardando dallo stretto labbro della caverna alle ampie anche angolari.
“E’ molto semplice. Tu stai pensando nei termini di misurazioni lineari, ragazza Marion. Quando ti darò il segnale – credo un tocco sulla roccia – voi potrete seguirmi, e la ragazza Miranda potrà seguirvi. Avete capito bene?”
Il volto rugoso era radiante.
Prima che potessero rispondere, il lungo torace ossuto si era disteso sul terreno accanto alla fessura, prendendo deliberatamente la forma più adatta a una creatura creata per strisciare e risiedere sotto la terra. Le braccia sottili, incrociate dietro la testa con i suoi luminosi occhi transfissi, divennero le tenaglie di un gigantesco granchio che abita in un ruscello fangoso e transitorio.
Lentamente il corpo si spinse centimetro dopo centimetro nella fessura. Prima a scomparire fu la testa; poi le scapole unite; i mutandoni ricamati, i lunghi neri bastoni delle gambe fuse insieme come una coda che terminava in due stivaletti neri.
“Non vedo l’ora che arrivi il segnale,” disse Marion. Quando infine risuonarono dei colpetti fermi da sotto la roccia, lei andò sotto facilmente, con la testa per prima, lasciandosi la camicetta senza girarsi indietro. “Tocca a me adesso,” disse Miranda. Irma osservò Miranda inginocchiarsi accanto alla fessura, i suoi piedi nudi intrecciati nelle foglie di viticcio – così calma, così bella, così priva di timori. “Oh, Miranda, cara Miranda, non andare laggiù – ho paura. Torniamo a casa!”
“A casa? Non capisco, mia dolce amica. Perché stai piangendo? Ascolta! Non è Marion che mi chiama? Devo andare.” I suoi occhi brillarono come stelle. Il richiamo venne di nuovo. Miranda tirò le sue lunghe meravigliose gambe dietro di lei e scomparve.
Irma si sedette sulla roccia in attesa. Una processione di piccoli insetti si stava svolgendo in mezzo a licheni secchi e selvaggi. Da dove venivano? Dove stavano andando? Dove erano andate tutte? Perché, perché Miranda aveva infilato il suo capo luminoso in un’oscura fessura del suolo? Guardò in alto verso il cielo grigio e senza colore, alle tristi felci senza consistenza e pianse a dirotto.
Per quanto tempo era rimasta a fissare l’orlo della caverna, guardando e aspettando di sentire il richiamo di Miranda sulla roccia? Ascoltando e guardando, guardando e ascoltando. Due o tre ruscelli di sabbia fine scesero picchiettando dall’inferiore dei due grandi macigni sulle foglie rovesciate dei viticci, il quale ruotò lentamente in avanti, e scendendo con precisione dolorosa direttamente dentro la fessura.
Irma si era gettata sulle rocce e si mise a rompere e a colpire la faccia granulosa del macigno con le mani nude. Era sempre stata brava nel ricamo.
Aveva delle belle mani delicate, morbide e bianche.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

La vita è il sogno di un sogno

MEDICINA ONLINE Picnic at Hanging Rock film Peter Weir 1975 Joan Lindsay Il lungo pomeriggio della morte Anne Louise Lambert TEEN FLOWER BEAUTIFUL CINEMA WALLPAPER LOVE NATURA FIORE.jpgA volte penso che pochi esseri abbiano uno scopo, ma probabilmente uno scopo esiste per tutti, in disegni misteriosi. […] La vita è un sogno, nient’altro che un sogno.
Il sogno… di un sogno.

Miranda (Anne Louise Lambert) dallo splendido film del 1975 “Picnic ad Hanging Rock” diretto da Peter Weir e tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!