Tomografia ad emissione di positroni (PET): a cosa serve, è pericolosa?

MEDICINA ONLINE Tomografia ad emissione di positroni PET Positron Emission Tomography tumori TAC TC CANCRO TUMORE DIAGNOSTICA PER IMMAGINI RISONANZA MAGNETICALa Tomografia ad emissione di positroni (anche chiamata “PET” acronimo dall’inglese “Positron Emission Tomography”) è una metodica di diagnostica per immagini che consente di individuare precocemente i tumori e di valutarne la dimensione e la localizzazione. L’esame si basa sulla somministrazione di radiofarmaci, caratterizzati dall’emissione di particelle chiamate positroni. Le indagini di Medicina Nucleare, come la PET, prevedono la somministrazione di una piccola quantità di una sostanza radioattiva (radiofarmaco), al fine di indagare le caratteristiche funzionali degli organi e degli apparati nei quali il radiofarmaco si localizza. La procedura inizia con l’iniezione di un radiofarmaco formato da un radio-isotopo tracciante con emivita breve, legato chimicamente a una molecola attiva a livello metabolico (vettore), ad esempio il fluorodesossiglucosio (18F-FDG). Dopo essere stato somministrato per via endovenosa, il radiofarmaco si distribuisce in particolari modi nel corpo del paziente permettendo di ottenere delle immagini diagnostiche.

Differenza tra PET, TAC e risonanza magnetica

A differenza della Tomografia computerizzata (TAC o TC) e della Risonanza magnetica nucleare (RM), che forniscono informazioni di tipo morfologico, la PET dà informazioni di tipo fisiologico permettendo di ottenere mappe dei processi funzionali all’interno del corpo e non solo mappe anatomiche.

PET: a che serve?

La tomografia ad emissione di positroni in medicina serve per svariati scopi, come:
  • lo studio delle patologie neoplastiche;
  • la diagnosi differenziale delle demenze e studi di neuroimaging funzionale;
  • lo studio delle malattie di interesse reumatologico e infettivologico;
  • la ricerca di miocardio ibernato e studi di perfusione cardiaca.

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Uso della PET in neurologia

La PET cerebrale con FDG permette di valutare il metabolismo glicidico a livello cerebrale ed è utilizzata nella diagnosi delle demenze e nella valutazione del deterioramento cognitivo lieve (MCI Mild Cognitive Impairment). Di solito in clinica si utilizzano tomografi PET/CT, ma sono disponibili in commercio anche tomografi PET abbinati ad una Risonanza Magnetica (PET/RM o PET/MRI). Ove non sia disponibile un tomografo PET è possibile ottenere dati del medesimo significato mediante la più vecchia SPECT cerebrale perfusionale (ma meno accurati, per via della più bassa risoluzione spaziale e di contrasto di questa metodica). Flusso ematico e metabolismo neuronale infatti sono strettamente correlati, in quanto i neuroni non possiedono riserve energetiche, quindi un aumento del metabolismo locale può essere ottenuto solo mediante un aumento del flusso di sangue alla regione interessata. Altri traccianti meno utilizzati (specie in campo di ricerca) consentono poi di valutare direttamente il flusso ematico cerebrale (acqua marcata con ossigeno 15, anidride carbonica, monossido di carbonio e butanolo sono marcabili con carbonio 11 o ossigeno 15) e l’estrazione cerebrale di ossigeno (Ossigeno 15 biatomico). Mediante ulteriori radiofarmaci è possibile anche eseguire l’imaging della neurotrasmissione (In particolare del sistema dopaminergico. Tale argomento è ampiamente trattato nella relativa voce) o mirato alla ricerca di depositi e placche di beta amiloide nel sospetto di Malattia di Alzheimer.

Cinetica dell’FDG a livello cerebrale

L’FDG è in grado di oltrepassare la barriera emato-encefalica utilizzando gli stessi trasportatori utilizzati dal glucosio fisiologico (GLUT) e di accumularsi nei neuroni ove viene fosforilato in posizione 6 dall’esochinasi e quindi intrappolato nella cellula in quanto non può così né uscire da essa né proseguire nella glicolisi per via dell’atomo di fluoro in posizione 2. Il primo di questi 2 processi è visibile nei primi 10-15 minuti come un incremento della captazione cerebrale in un’acquisizione dinamica (eseguita iniettando il radiofarmaco col paziente sul tomografo) mentre la reazione di fosforilazione avviene a 30-45 minuti dall’iniezione. Con questo tipo di acquisizione e mediante l’utilizzo di appositi modelli matematici è possibile misurare (metodica quantitativa) il metabolismo glicidico cerebrale; tuttavia tale metodica, per la sua complessità, è utilizzata solo a fini di ricerca.

Chi non può effettuare la PET?

Chiunque può essere sottoposto a queste indagini su indicazione da parte del medico curante. La richiesta dell’esame deve essere poi valutata dal medico specialista in Medicina Nucleare, il quale deve confermare o meno la corretta indicazione dell’esame.

PET: si può fare in gravidanza ed allattamento?

Le donne in gravidanza o che presentano ritardo nel ciclo mestruale devono segnalarlo  prima dell’iniezione, a causa di possibili conseguenze sul feto. Se la gravidanza insorge anche a breve distanza di tempo dall’esecuzione dell’esame non esiste alcun problema per il feto. Durante il periodo di allattamento è consigliabile che le donne segnalino al medico questa circostanza per ricevere istruzioni sul periodo della necessaria interruzione dell’allattamento al seno, che varia a seconda del radiofarmaco utilizzato.

E’ necessaria una preparazione prima dell’esame?

Nella maggior parte dei casi è richiesto il digiuno. L’esatta modalità di preparazione viene comunicata al momento della prenotazione dell’esame. Normalmente non è necessario sospendere eventuali terapie farmacologiche in atto; qualora fosse necessario, le indicazioni sulla durata della sospensione sono fornite al momento della prenotazione.

Come funziona l’esame?

  • Il radiofarmaco viene somministrato tramite un’iniezione in vena, generalmente nell’avambraccio.
  • Il periodo di attesa tra la somministrazione del tracciante e l’esame è variabile in base al differente meccanismo di distribuzione e può variare fra 10 minuti e un’ora, nella maggior parte dei casi. Questo tempo deve essere trascorso in sale dedicate all’interno del reparto di Medicina Nucleare.
  • L’esecuzione dell’esame avviene facendo distendere il paziente sul letto del tomografo PET/TC, la macchina che registra le radiazioni che escono dal paziente in seguito alla somministrazione e all’accumulo del radiofarmaco.
  • Durante l’esame è necessario togliere gli oggetti metallici (collane, spille, monili) dal campo di rilevazione, che potrebbero interferire con la produzione dell’immagine. I tecnici del reparto avranno premura di controllare questi particolari.
  • Al termine dell’esame il paziente può riprendere le normali attività ed abitudini. Qualche volta può essere utile bere più acqua del solito, per eliminare più rapidamente il farmaco somministrato. I composti radioattivi usati sono eliminati rapidamente dall’organismo, generalmente in poche ore. In alcuni casi, a seconda del radiofarmaco utilizzato, è consigliabile evitare la vicinanza con bimbi piccoli e donne in gravidanza per alcune ore. Sarà premura del personale del reparto fornire le informazioni necessarie.

La PET è dolorosa?

La PET non è dolorosa; l’unico disagio è il fastidio provocato dalla puntura dell’ago dell’iniezione, attraverso il quale viene somministrato il farmaco che si localizza nell’organo in esame. 

La PET è rischiosa e pericolosa?

La PET non è pericolosa; la quantità di radioattività iniettata è esigua e la dose al paziente è paragonabile a quella di altri esami che utilizzano radiazioni, come per esempio la TAC. Le sostanze utilizzate non sono tossiche e generalmente non provocano effetti secondari; le manifestazioni allergiche sono estremamente rare.

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Sindrome da accumulo digitale: accumulare dati sul pc in modo ossessivo

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L’accumulatore digitale spesso perde il contatto con la realtà

Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno rivoluzionato le nostre vite, sotto alcuni aspetti in positivo, ma hanno anche portato una Continua a leggere

Il filo rosso del destino: significato e leggenda dell’amore predestinato

Your Name. (君の名は。 Kimi no na wa., lett. Il tuo nome.) è un film d'animazione giapponese del 2016 scritto e diretto da Makoto Shinkai. Prodotto da CoMix Wave Films e distribuit

Your Name, bellissimo film d’animazione giapponese del 2016 scritto e diretto da Makoto Shinkai

Come ben sanno gli appassionati di manga ed anime (fumetti ed animazione giapponesi) il “filo rosso del destino” (運命の赤い糸 Unmei no akai ito) è una leggenda popolare di origine cinese diffusissima in Giappone, secondo la quale ogni persona – fin dalla nascita – è legata ad una determinata anima gemella tramite un invisibile ed indistruttibile filo rosso, legato al mignolo della mano sinistra.

Il filo rosso (a volte “scarlatto”) è quindi alla base del concetto di predestinazione delle anime gemelle, in modo simile alla metafora della “mezza mela“, per cui due persone destinate a stare insieme sono complementari come le due parti ottenute tagliando di netto una mela a metà. Il filo rosso non ammette eccezioni: è il destino che ha deciso che due persone sono destinate, prima o poi, ad incontrarsi ed a sposarsi, girando per il mondo fino a che le loro strade si intersecano. L’eventuale rottura del filo rosso è un evento considerato estremamente sfortunato.

Alla base del filo rosso del destino, c’è la leggenda di Wei. Wei era un uomo che, rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, desiderava sposarsi e avere una grande famiglia; nonostante i suoi sforzi era giunto all’età adulta senza essere riuscito a trovare una donna che volesse diventare sua moglie. Durante un viaggio Wei incontrò, sui gradini di un tempio, un anziano appoggiato con la schiena a un sacco che stava consultando un libro. Wei chiese all’uomo cosa stesse leggendo; l’anziano rispose di essere il Dio dei matrimoni e, dopo aver guardato il libro, disse a Wei che sua moglie ora era una bimba di tre anni e che avrebbe dovuto attendere altri quattordici anni prima di conoscerla. Wei, deluso dalla risposta, chiese cosa contenesse il sacco; l’uomo rispose che lì dentro c’era del filo rosso che serviva per legare i piedi di mariti e mogli. Quel filo è invisibile e impossibile da tagliare, per cui una volta che due persone sono legate tra loro saranno destinate a sposarsi indipendentemente dai loro comportamenti o dagli eventi che vivranno. Queste parole non convinsero Wei che, per sentirsi libero di scegliere da solo la donna da sposare, ordinò al suo servo di uccidere la bambina destinata a diventare sua moglie. Il servo pugnalò la bambina ma non la uccise: riuscì soltanto a ferirla alla testa e Wei, dopo quegli eventi, continuò la sua solita vita alla ricerca della moglie.

Quattordici anni dopo Wei, ancora celibe, conobbe una bellissima ragazza diciassettenne proveniente da una famiglia agiata e si sposò con lei. La ragazza portava sempre una pezzuola sulla fronte e Wei, dopo molti anni, le chiese per quale motivo non se la togliesse nemmeno per lavarsi. La donna, in lacrime, raccontò che quando aveva tre anni fu accoltellata da un uomo e che le rimase una cicatrice sulla fronte; per vergogna la nascondeva con la pezzuola. A quelle parole Wei, ricordandosi dell’incontro con il Dio dei matrimoni e dell’ordine che dette al suo servo, confidò alla donna di essere stato lui a tentare di ucciderla. Una volta che Wei e la moglie furono a conoscenza della storia si amarono più di prima e vissero sereni e felici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra uro-TAC e cistoscopia: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE APPARATO URINARIO RENI URETRA URETERI URETERE DIFFERENZA URINA AZOTEMIA PENE VAGINA ORIFIZIO SCORIE VESCICA TUMORI TUMORE CANCRO DIAGNOSI CISTOSCOPIA ECOGRAFIA UOMO DONNA

Cos’è una uro-TAC?

La uro-TAC (o “uroTAC”) è un esame diagnostico che permette di visualizzare le vie urinarie del paziente eseguendo una TAC (che usa radiazioni ionizzanti) all’addome con mezzo di contrasto iodato, unendo i vantaggi di questa tecnica a quelli dell’urografia.

Uro-TAC: perché si esegue?

La uro-TAC consente di effettuare un’analisi morfologica delle vie urinarie e funzionale. L’opacizzazione delle vie escretrici (i calici e la pelvi del rene, gli ureteri e la vescica) permette di ottenere informazioni sulla sede, le dimensioni e la struttura dei reni, sul loro funzionamento e sulla morfologia e l’integrità delle vie escretrici. Il medico può richiederla per indagare, ad esempio, le cause della presenza di sangue nelle urine, oppure in caso di calcoli renali o di un tumore alla vescica. L’indagine viene anche richiesta per la diagnosi dei tumori del rene e la progettazione dell’intervento chirurgico.

Cos’è un cistoscopia?

Con “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Perché si fa una cistoscopia?

La cistoscopia viene effettuata con lo scopo di diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Vantaggi della cistoscopia rispetto alla uro-TAC

Rispetto alla uro-TAC, la cistoscopia presenta il grosso vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti, fatto importante quando si prevede una ripetizione frequente dell’esame o in caso di donna incinta. Inoltre la cistoscopia è – nella maggioranza dei casi – in grado di fornire informazioni più accurate e restituisce immagini in movimento in tempo reale, fatto che può aiutare alcuni tipi di diagnosi. La cistoscopia ha anche l’enorme vantaggio di potersi associare all’eventuale prelievo di una piccola quantità di tessuto anomalo (biopsia) o di permettere vere e proprie tecniche terapeutiche (asportazioni di lesioni circoscritte), funzionalità impossibili con una uro-TAC.

Vantaggi della cistografia rispetto alla cistoscopia

Di contro i vantaggi di una uro-TAC sono nell’essere un esame decisamente meno invasivo, fastidioso (non necessita di sedazione come può accade nella cistoscopia) e rischioso (minori rischi di sanguinamento e perforazione di uretra e vescica). I rischi di una uro-TAC sono molto limitati e riguardano principalmente le eventuali reazioni allergiche al mezzo di contrasto usato. La uro-TAC è inoltre generalmente un esame più rapido e meno costoso, oltre ad essere meno “operatore-dipendente” rispetto alla cistoscopia. In caso di donna incinta, è preferibile usare comunque una cistoscopia.

Cistografia e TAC

Una uro-TAC richiede una maggior quantità di radiazioni rispetto ad una cistografia, anche se, per la diagnosi dei tumori, è molto più sensibile e specifica di essa. L’uso di una tecnica piuttosto di un altra, verrà effettuata dal medico soppesando vantaggi e svantaggi delle rispettive tecniche.

Cistoscopia ed uro-TAC: quale dei due è la migliore?

La risposta a questa domanda è “dipende”. Alcune patologie fanno preferire una tecnica piuttosto che l’altra. Solo nel caso in cui alla diagnosi si voglia far immediatamente seguire una terapia od una biopsia (o in caso di donna incinta) la cistoscopia diventa una scelta praticamente obbligata. Sarà comunque il medico, e non il paziente, a decidere la tecnica maggiormente indicata, soppesando vantaggi, svantaggi ed ipotesi diagnostica.

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Uro-TAC: indicazioni, preparazione, è dolorosa, costo

MEDICINA ONLINE APPARATO URINARIO RENI URETRA URETERI URETERE DIFFERENZA URINA AZOTEMIA PENE VAGINA ORIFIZIO SCORIE VESCICA TUMORI TUMORE CANCRO DIAGNOSI CISTOSCOPIA ECOGRAFIA UOMO DONNALa uro-TAC (o “uroTAC” o “uro-TC” o “uroTC“) è un esame diagnostico che permette di visualizzare le vie urinarie del paziente eseguendo una TAC (una indagine radiologica che usa radiazioni ionizzanti) all’addome con mezzo di contrasto iodato, unendo i vantaggi di questa tecnica a quelli dell’urografia.

Uro-TAC: perché si esegue?

La uro-TAC consente di effettuare un’analisi morfologica delle vie urinarie e funzionale. L’opacizzazione delle vie escretrici (i calici e la pelvi del rene, gli ureteri e la vescica) permette di ottenere informazioni sulla sede, le dimensioni e la struttura dei reni, sul loro funzionamento e sulla morfologia e l’integrità delle vie escretrici. Il medico può richiederla per indagare, ad esempio, le cause della presenza di sangue nelle urine, oppure in caso di calcoli renali o di un tumore alla vescica. L’indagine viene anche richiesta per la diagnosi dei tumori del rene e la progettazione dell’intervento chirurgico.

Come si svolge l’esame di uro-TAC?

L’esame prevede di rimanere sdraiati a pancia in su (supini) sul lettino radiologico. In alcuni casi può essere utilizzata una fascia di compressione a livello dell’addome. Il primo passaggio consiste nell’iniezione del mezzo di contrasto iodato, cui seguono una serie di radiografie eseguite a intervalli regolari. Tutto ciò che deve fare il paziente è rimanere immobile e trattenere il respiro durante l’esecuzione delle radiografie. Nelle fasi tardive, ovvero dopo che è passato un certo tempo dalla somministrazione del mezzo di contrasto, sarà possibile visualizzare anche la vescica.

Uro-TAC: quali le controindicazioni?

Non esistono particolari controindicazioni alla uro-TAC, ma è bene informare il medico di un eventuale stato di gravidanza. È inoltre importante comunicare se si soffre di fenomeni allergici, inclusi asma, eczemi e orticaria.

L’uro-TAC è un esame doloroso?

L’uro-TAC non è un esame doloroso. Durante l’esecuzione è possibile avere a che fare solo con leggeri fastidi, ad esempio una sensazione di calore in tutto il corpo che tende a svanire rapidamente. Viene comunque sempre eseguita in presenza di un medico.

L’uro-TAC è un esame rischioso o pericoloso?

Se eseguito da profissionisti esperti, l’uro-TAC non è un esame rischioso né pericoloso.

Uro-TAC: come ci si prepara all’esame?

Il giorno dell’esame è necessario rimanere a digiuno a partire da almeno 8 ore prima. È inoltre richiesto di portare con sé la richiesta medica in cui sono specificate le indicazioni dell’esame, i risultati di esami del sangue che includano la valutazione di glicemia, AST – ALT, creatinina, IgM, rapporto kappa/lambda (o, in alternativa, elettroforesi delle proteine) e quelli di esami radiologici precedenti. È consentita l’assunzione dei farmaci prescritti nell’ambito di terapie croniche.

Uro-TAC: quali sono i prezzi?

Il prezzo di una uro-TAC effettuata privatamente varia molto a seconda dello studio medico e del professionista che la esegue. Generalmente i prezzi di una uro-TAC oscillano tra 100 ed i 300 euro.

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Differenza tra TURP, TURV e TURB

MEDICINA ONLINE BIOPSIA PROSTATICA TRANSURETRALE prostate biopsy transurethral

Cos’è la TURV

Con “resezione vescicale transuretrale” (da cui l’acronimo “TURV“) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea. Lo strumento con cui si esegue questo intervento endoscopico si chiama resettore: si tratta di un tubo rigido metallico del diametro di circa 8-9 mm che viene inserito attraverso l’uretra fino ad arrivare all’interno della vescica.
Nella sua estremità endovescicale il resettore è dotato di una piccola ansa metallica che con il passaggio della corrente elettrica consente di tagliare (o “resecare”) piccole fette di tessuto tumorale.

Cos’è la TURB

La “resezione vescicale transuretrale” (“TURV“) viene anche chiamata “TURB“, acronimo dall’inglese “trans-urethral resection of bladder”. TURV e TURB quindi sono due acronimi che indicano la stessa identica cosa e possono essere usati come sinonimi.

Cos’è la TURP

Con “resezione transuretrale della prostata” (anche chiamata “TURP“) si intende invece un intervento chirurgico endoscopico per mezzo del quale si provvede alla rimozione parziale della prostata, eseguito solitamente negli uomini con ipertrofia prostatica benigna e problemi urinari associati a tale ipertrofia (bisogno frequente di urinare, difficoltà nell’iniziare la minzione, nicturia…). Il chirurgo accede alla prostata per mezzo del resettoscopio (in inglese “resectoscope”), il quale viene inserito attraverso l’apertura dell’uretra presente nel pene (vedi immagine in alto). Ovviamente, l’estremità dello strumento che viene spinta a livello prostatico è quella dotata di luce, telecamera e gancio metallico a emissione di scariche elettriche. Grazie alla luce e alla telecamera del resettoscopio, il medico curante è in grado di vedere, su un monitor esterno opportunamente collegato, l’esatta posizione dello strumento. Ciò gli permette di “muoversi” con estrema disinvoltura e di individuare la porzione di prostata in eccesso, che è necessario eliminare. Individuato il tessuto prostatico anomalo, mette in funzione la corrente elettrica attraverso il gancio metallico e comincia a “sezionare” le parti di prostata in eccesso. Per approfondire: Biopsia prostatica: preparazione, rischi, convalescenza, risultati

In entrambi i tipi di intervento si procede quindi in modo endoscopico (senza tagli, senza chirurgia “a cielo aperto”, con tutti i vantaggi che ne conseguono) con strumenti che raggiungono i rispettivi bersagli dopo essere stati inseriti nell’uretra tramite il meato uretrale. Nel caso della TURP l’obiettivo è l’asportazione di parte di una prostata ipertrofica, mentre nel caso del TURB l’obiettivo è la rimozione di una formazione tumorale della vescica.

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Differenza tra TURV, TURB, TURBT e TURBC

ChirurgiaCon “Resezione Vescicale TransUretrale” (o “TURV”) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea. Questo intervento viene spesso chiamato anche con altri acronimi, che purtroppo spesso tendono a confondere il paziente:

  • TURB (“trans-urethral resection of bladder) cioè resezione transuretrale della vescica;
  • TURBT (“trans-urethral resection of bladder tumor”) cioè resezione transuretrale del tumore della vescica;
  • TURBC (“trans-urethral resection of bladder cancer”) cioè resezione transuretrale del cancro vescicale.

Non fatevi ingannare dalla diversa terminologia: tutti quelli elencati sono sinonimi ed indicano lo stesso intervento endoscopico sulla vescica.

Attenzione però al “TURP” che invece indica un intervento diverso: non alla vescica bensì alla prostata.

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Differenza tra cistoscopia e TURB

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Con “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Perché si fa una cistoscopia?

La cistoscopia viene effettuata con lo scopo di diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Cos’è una TURB?

Con “resezione vescicale transuretrale” (anche chiamata “TURB” o “TURV”) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea.

Perché si fa una TURB?

La TURB viene eseguita principalmente in presenza di una neoplasia vescicale che si evidenzia generalmente come una neoformazione aggettante in vescica.

Concludendo: una cistoscopia è una tecnica principalmente diagnostica che prevede l’uso dell’endoscopio ad uso di diagnosi; la TURB è invece una tecnica operatoria che si serve dell’endoscopia ad uso terapeutico.

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