Negli ultimi tempi vivere separati dallo smartphone può sembrare un’utopia: siamo capaci di uscire di casa dimenticando borsetta, portafogli, occhiali da vista o chiavi di casa, ma il cellulare no… lui rimane sempre con Continua a leggere
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Adam’s song ed il suicidio del fan dei Blink-182
Era il primo giugno del 1999 quando uscì “Enema of the State”, il terzo album della band pop punk californiana Blink-182, che segnò la svolta della loro carriera rendendoli estremamente famosi. I “Blink” si distaccavano fortemente dalle precedenti band di ispirazione punk: non più Continua a leggere
Le 5 insospettabili abitudini che possono ucciderti
Non solo alcol, droghe e fumo di sigaretta: attorno a noi ci sono situazioni ed abitudini insospettabili che possono causare profondi danni all’organismo, fino anche alla morte: vediamo quali sono!
Social network e solitudine
La diffusione dei social network e la diminuzione delle relazioni sociali hanno portato ad etichettare la solitudine come un’epidemia quasi mortale. Julianne Holt-Lunstan, psicologa e professoressa presso l’Università di Brigham Young, ha scoperto che la solitudine riduce la durata di vita media delle persone come Continua a leggere
Integratore di Inositolo (vitamina B7): benefici, dimagrimento e controindicazioni
L’inositolo è un composto di origine biologica strutturalmente simile al glucosio, coinvolto in numerosi processi biologici tra cui quello di signalling cellulare, e di elemento strutturale (nella forma coniugata con lipidi). Chiamato anche “Vitamina B7“, può essere sia assunto con la dieta che sintetizzato dall’organismo. L’inositolo gioca un importante ruolo come base strutturale di numerosi messaggeri secondari nelle cellule eucariote ed è una componente molto importante nei lipidi strutturali componenti la cellula.
Nel mondo medico-sportivo viene impiegato per svariati scopi come promuovere la fertilità femminile, il ripristino della sensibilità all’insulina, come migliorativo della performance in caso di sforzo continuato ed attività fisica di resistenza, la regolazione del metabolismo del grasso corporeo e l’eliminazione del grasso dal fegato ed, ultimo ma più diffuso utilizzo, nella cura dell’ansia. In linea generale gli studi hanno proclamato l’inositolo come uno tra i migliori integratori per il mondo femminile. Di seguito vi presentiamo una lista di benefici che l’inositolo apporta al nostro organismo.
Benefici per la glicemia
L’attivazione del recettore dell’insulina provoca l’assorbimento del glucosio grazie alla mobilitazione di particolari vescicole.Questo si verifica dopo che una serie di intermedi vengono coinvolti. L’inositolo sembra aiutare questo processo di segnalazione dell’insulina aumentandone la velocità. Di conseguenza si è notato che un ingestione di almeno 1 g di inositolo giornaliero sia in grado di esercitare un’azione ipoglicemizzante, abbassando quindi i liveli di glucosio ematico circolante. Questo effetto può essere determinante per un’ integrazione su persone diabetiche o comunque chi cerca di non raggiungere alti picchi glicemici.
Inositolo per dimagrire
Studiando gli effetti benefici che l’inositolo poteva avere sulle donne affette da ovaio policistico, si notarono altre reazioni secondarie su donne sia obese che con un leggero sovrappeso, in maniera più evidente difatti su donne con una massa grassa maggiore del 37%. Si concluse quindi che le donne con difficoltà nel perdere massa grassa potevano trarre beneficio da una supplementazione di almeno 4 g giornalieri di inositolo.
Inositolo per colesterolo ed ipertensione arteriosa
Diversi studi hanno anche confermato un miglioramento nei parametri metabolici monitorati, come quelli del metabolismo del glucosio e della salute cardiovascolare: ad esempio un aumento dei livelli di HDL (il “colesterolo buono”) a discapito dei livelli di LDL (il “colesterolo cattivo”) e trigliceridi nonché una diminuzione della pressione sanguigna. L’inositolo infatti stimola la produzione di lecitina (fosfatidilcolina) nell’organismo, la quale “ripulisce” le pareti delle arterie dai depositi lipidici e li veicola al fegato (dove vengono in parte eliminati attraverso la bile). Allo stesso modo, l’inositolo impedisce che questo organo accumuli troppi lipidi ed “ingrassi” e quindi ha una azione epatopotrettiva nei confronti della steatosi epatica, una patologia legata all’accumulo intracellulare di trigliceridi che comporta una serie di danni fino alla necrosi della cellula epatica.
Inositolo contro depressione e disturbi d’ansia
A livello medico l’inositolo ha trovato ampio spazio nella cura di problemi d’ansia, depressione o disturbi correlati quali sintomi bipolari o bulimia. Spesso infatti anche gli sportivi sottoposti ad un’intensa attività fisica e ad una dieta molto restrittiva possono incappare in episodi di grave stress dovuti ad un allenamento sbagliato, troppo intenso, o da un rammarico per il non raggiungimento di determinati obiettivi. Questa affermazione deriva dai diversi esperimenti condotti su persone affette da disturbi depressivi: in esse erano evidenti livelli di inositolo più bassi del normale. Con una cura di inositolo molto consistente (12 g giornalieri per circa 4 settimane) i sintomi della malattia apparivano alleviarsi. Attenzione però: questi benefici scompaiono appena se ne interrompe l’utilizzo, inoltre l’inositolo è capace di ridurre i sintomi in persone con disordini alimentari solo con dosaggi elevati (18 g giornalieri).
Inositolo nei cibi
Le più generose fonti alimentari sono rappresentate dalla crusca, dai cereali integrali , dal germe di grano, dal lievito di birra, dagli agrumi, dalle carni in genere ed in modo particolare dal fegato. Quest’ultimo rappresenta l’organo chiave per la sua sintesi endogena (un’azione, questa, condivisa con il rene).
Metabolismo dell’inositolo
L’inositolo, che ha formula molecolare identica a quella del glucosio, ma diversa struttura, è sintetizzato a partire dal glucosio 6-fosfato (il primo prodotto della glicolisi); quello in eccesso viene catabolizzato ed eliminato a livello renale. Similmente alle vitamine del gruppo B, l’inositolo è idrosolubile, ragion per cui un’eventuale integrazione è ben tollerata e priva di tossicità. Una volta prodotto, l’inositolo entra nelle cellule, dov’è in gran parte trasformato in fosfatidilinositolo; le azioni biologiche di questa sostanza sono molteplici e per certi versi ancora da chiarire. Sappiamo, ad esempio, che è attivo nelle membrane plasmatiche, dove partecipa, come precursore di secondi messaggeri, ai sistemi di trasmissione dei segnali che controllano l’attività cellulare.
Dosaggio di inositolo
A seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare, abbiamo diverse posologie di inositolo:
- per migliorare la performance aerobica: 750 mg da 1 a 3 volte al giorno;
- per dimagrire: 4 grammi al giorno;
- per il trattamento dell’ovaio policistico: il range di dosaggio varia dai 200 ai 400 mg al giorno preferibilmente prima della colazione (la dose di 4000 mg è quella più altamente raccomandata);
- per il trattamento della depressione e come migliorativo della trasmissione neuromuscolare: il dosaggio richiesto per questo impiego è sicuramente più alto in quanto i primi effetti positivi si notano dai 6 g in su fino ad un dosaggio di circa 14-18 g giornalieri, assunti per vari giorni (generalmente almeno 4 settimane).
Effetti collaterali dell’inositolo
L’inositolo si è mostrato sicuro i tutti i casi studiati su persone adulte. Alcuni effetti collaterali – generalmente associati a sovradosaggio – sono stati riscotrati quali nausea, diarrea e stanchezza generale.
Controindicazioni dell’inositolo ed avvertenze
Le controindicazioni principali riguardano la gravidanza e l’allattamento in quanto non sono stati effettuati studi a sufficienza a riguardo, quindi chiedete al vostro medico se assumere o no inositolo in gravidanza ed allattamento. In ogni caso chiedete consiglio al vostro medico prima di assumere inositolo, soprattutto se soffrite di malattie psichiatriche e/o se assumete farmaci per la cura di malattie psichiatriche.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Disturbi bipolari e sindrome maniaco depressiva: cause, sintomi, diagnosi, farmaci, psicoterapia
I disturbi bipolari (in passato chiamati sindrome maniaco-depressiva) sono un gruppo di patologie psichiatriche caratterizzate dal comprende i due estremi dei disturbi dell’umore che si alternano: la depressione e la mania (o a una forma meno grave detta ipomania). Colpiscono, con diversa intensità, circa il 4% della popolazione. I disturbi bipolari interessano allo stesso modo sia gli uomini che le donne, specie adulti, mentre sono rari nei bambini. I principali disturbi bipolari sono:
-
Disturbo bipolare I: il soggetto ha avuto almeno un episodio maniacale completo (tale da inibirgli la normalità funzionale o che abbia incluso allucinazioni) e solitamente episodi depressivi.
- Disturbo bipolare II: il soggetto ha presentato episodi depressivi maggiori, almeno un episodio maniacale grave (ipomania), ma nessun episodio maniacale completo.
Tuttavia, alcuni soggetti hanno episodi che ricordano il disturbo bipolare ma non rispondono ai criteri specifici previsti per il disturbo bipolare I o II. Tali episodi vengono classificati come disturbo bipolare non specificato o disturbo ciclotimico.
Cause
La causa esatta del disturbo bipolare non è nota. Si ritiene che l’ereditarietà sia coinvolta nello sviluppo del disturbo bipolare. Inoltre, determinate sostanze prodotte dall’organismo, come i neurotrasmettitori noradrenalina o serotonina, potrebbero non essere regolate normalmente (i neurotrasmettitori sono sostanze che le cellule nervose utilizzano per comunicare). Il disturbo bipolare talvolta insorge dopo un evento stressante, oppure un tale evento può scatenare un altro episodio. Tuttavia, non è stata dimostrata alcuna relazione di causalità. I sintomi del disturbo bipolare, la depressione e la mania, possono verificarsi in alcune patologie, come in presenza di livelli elevati di ormoni tiroidei (ipertiroidismo). Inoltre, gli episodi possono essere scatenati da varie sostanze, come cocaina ed anfetamine.
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Sintomi
Nel disturbo bipolare, gli episodi sintomatici si alternano a periodi praticamente privi di sintomi (remissioni). Gli episodi possono durare da poche settimane a 3-6 mesi. I cicli (dalla data di insorgenza di un episodio alla data di quello successivo) hanno durata variabile. Alcuni soggetti presentano episodi infrequenti, magari solo due nell’arco della vita, mentre altri accusano oltre quattro episodi l’anno (disturbo bipolare a cicli rapidi). Nonostante questa grande variabilità, la durata del ciclo per ciascuna persona è relativamente regolare. Gli episodi consistono di depressione, mania o mania meno grave (ipomania). Solo una minoranza dei soggetti alterna episodi di mania e depressione in ciascun ciclo. Nella maggior parte dei casi, uno dei due episodi è parzialmente predominante.
Depressione
La depressione nel disturbo bipolare assomiglia alla depressione unipolare. Il soggetto si sente eccessivamente triste e perde interesse nelle proprie attività, pensa e agisce lentamente, può dormire più del solito, l’appetito e il peso possono aumentare o diminuire, e può essere sopraffatto dal senso di inutilità e di colpa. Potrebbe non essere in grado di concentrarsi o prendere decisioni. I sintomi psicotici (come allucinazioni e fissazioni) sono più comuni nella depressione che accompagna il disturbo bipolare che nella depressione unipolare.
Mania
Gli episodi maniacali terminano più bruscamente rispetto a quelli di depressione e sono solitamente più brevi, della durata di una settimana o poco più. Il soggetto si sente esuberante, energetico, esaltato o irritabile, e può anche sentirsi troppo sicuro di sé, agire o vestirsi in modo stravagante, dormire poco e parlare più del solito. I suoi pensieri si accavallano rapidamente. Il soggetto è facilmente distratto e passa continuamente da un argomento a un altro o da un’occupazione a un’altra; si dedica a un’attività dopo l’altra (impegni di lavoro, scommesse o comportamenti sessuali pericolosi), senza pensare alle conseguenze (come perdita di denaro o lesioni). Tuttavia, il soggetto spesso tende a credere di essere nel migliore stato mentale possibile e manca della capacità di comprendere la propria condizione. Tale mancanza, insieme alla grande capacità di agire può renderlo impaziente, invadente, sfacciato e aggressivamente irritabile quando infastidito. Ciò porta a problemi nelle relazioni sociali e a una sensazione di ingiustizia o di persecuzione. Alcuni soggetti hanno allucinazioni, ossia vedono o sentono cose che non ci sono.
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Psicosi maniacale
La psicosi maniacale è una forma estrema di mania. Il soggetto presenta sintomi psicotici che assomigliano alla schizofrenia. Può avere manie di grandezza estreme, come credere di essere Gesù. Altri possono sentirsi perseguitati, come essere ricercati dall’FBI. Il livello di attività aumenta notevolmente; il soggetto può correre ovunque gridando, bestemmiando o cantando. L’attività psico-fisica può essere talmente alterata che vi è una completa perdita di ideazione coerente e comportamento adeguato (mania delirante), che provoca un estremo esaurimento. Un soggetto così colpito richiede un trattamento immediato.
Ipomania
L’ipomania non è grave quanto la mania. Il soggetto si sente allegro, necessita di poco sonno ed è mentalmente e fisicamente attivo. Per alcuni soggetti, l’ipomania è uno stato produttivo. Ci si sente pieni di energia, creativi e fiduciosi, spesso si hanno riscontri positivi nelle situazioni sociali e non si desidera necessariamente abbandonare questa condizione appagante. Altri soggetti affetti da ipomania, comunque, si distraggono e si irritano con facilità, talvolta con scatti d’ira. Il soggetto spesso prende impegni che non può mantenere o inizia progetti che poi non porta a termine e cambia rapidamente umore; può riconoscere queste reazioni ed esserne turbato, proprio come le persone che gli stanno intorno.
Episodi misti
Quando la depressione e la mania o l’ipomania si verificano in un unico episodio, il soggetto può improvvisamente mettersi a piangere nel corso di un momento di esaltazione oppure i suoi pensieri possono iniziare a galoppare durante la depressione. Spesso, il soggetto va a letto depresso e si sveglia di primo mattino sentendosi esaltato ed energico. Il rischio di suicidio negli episodi misti è particolarmente elevato.
Diagnosi
La diagnosi si basa sul quadro caratteristico della sintomatologia. Tuttavia, il soggetto affetto da mania può non riferire correttamente i propri sintomi perché ritiene di non avere problemi. Per tale motivo, il medico spesso deve ottenere informazioni dai famigliari. Il soggetto e i suoi famigliari possono utilizzare un breve questionario che li aiuti a valutare i rischi di disturbo bipolare. Inoltre, il medico chiede al soggetto se ha pensieri suicidi, esamina i farmaci assunti per controllare se uno di essi possa contribuire ai sintomi e controlla se vi siano segni di altre patologie in grado di sostenere la sintomatologia. Ad esempio, può richiedere esami del sangue per controllare la presenza di ipertiroidismo ed esami delle urine per verificare l’abuso di droghe. Il medico determina se il soggetto presenta episodi maniacali o depressivi in modo tale da somministrare il trattamento corretto.
Trattamento
Per la mania o la depressione grave, spesso è necessario il ricovero. Nelle forme maniacali meno gravi, il ricovero può rendersi necessario nei periodi di iperattività, per proteggere il soggetto e i suoi famigliari da attività finanziarie e comportamenti sessuali pericolosi. La maggior parte dei soggetti affetti da ipomania può essere trattata senza ricovero. I soggetti che presentano cicli rapidi sono più difficili da trattare. Senza trattamento, il disturbo bipolare si ripresenta in quasi tutti i soggetti.
Il trattamento può comprendere:
- tototerapia, che può essere utile nel trattamento del disturbo bipolare stagionale;
- farmaci per la stabilizzazione (stabilizzatori dell’umore), come il litio e alcuni anticonvulsivanti (farmaci solitamente usati per il trattamento delle crisi epilettiche);
- farmaci antipsicotici;
- farmaci antidepressivi;
- psicoterapia;
- terapia elettroconvulsivante, talvolta usata quando gli altri sistemi non hanno funzionato.
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Litio
Il litio può ridurre i sintomi maniacali e depressivi e in molti soggetti aiuta a evitare i cambiamenti d’umore. Poiché il litio richiede dai 4 ai 10 giorni per avere effetto, per controllare l’ideazione e l’attività frenetiche spesso si somministra un farmaco che agisce più rapidamente, come un anticonvulsivante o un farmaco antipsicotico più recente (di seconda generazione). Il litio può avere effetti collaterali, può causare sonnolenza, spasmi involontari (tremori), spasmi muscolari, nausea, vomito, diarrea, sete, diuresi eccessiva e aumento ponderale. Spesso l’acne o la psoriasi del soggetto peggiorano. Tuttavia, questi effetti collaterali sono di solito temporanei e il medico può ridurli o mitigarli aggiustando il dosaggio. Talvolta, l’assunzione di litio va sospesa a causa degli effetti collaterali, che scompaiono dopo la sospensione. Il medico controlla il livello di litio nel sangue con regolari esami del sangue, perché se i livelli sono troppo elevati è più probabile che insorgano effetti collaterali. L’uso a lungo termine del litio può abbassare i livelli dell’ormone tiroideo (ipotiroidismo) e, raramente, compromettere la funzione renale. Per tale motivo, devono venire effettuati regolarmente esami del sangue per monitorare la funzionalità tiroidea e renale.
La tossicità da litio si manifesta quando il tasso di litio nel sangue è estremamente elevato. Può causare cefalea persistente, confusione mentale, sonnolenza, convulsioni e anomalie del ritmo cardiaco. Gli effetti collaterali sono più frequenti negli anziani e nelle persone che presentano una disfunzione renale.
Le donne che desiderano una gravidanza devono sospendere l’assunzione di litio perché, in rari casi, può provocare malformazioni cardiache nel feto.
Anticonvulsivanti
Gli anticonvulsivanti valproato e carbamazepina possono essere usati per trattare la mania quando si presenta per la prima volta o per trattare sia la mania sia la depressione quando insorgono contemporaneamente (episodio misto). A differenza del litio, questi farmaci non danneggiano i reni, tuttavia la carbamazepina può provocare una notevole riduzione della conta eritrocitaria e leucocitaria. Sebbene sia raro, il valproato può danneggiare il fegato (principalmente nei bambini) oppure danneggiare gravemente il pancreas. Con un attento monitoraggio medico, questi problemi possono essere rilevati in tempo. Il valproato non è consigliato nelle donne con disturbo bipolare in stato di gravidanza o di allattamento al seno, poiché pare che aumenti i rischi di difetti genetici al cervello o al midollo spinale (difetti del tubo neurale) e di autismo nel feto. Il valproato e la carbamazepina possono essere utili, specialmente se il soggetto non ha risposto ad altri trattamenti.
Talvolta, la lamotrigina viene usata per controllare gli sbalzi di umore, specialmente durante gli episodi di depressione. La lamotrigina può provocare una grave eruzione cutanea. Raramente, l’eruzione cutanea si evolve nella sindrome di Stevens-Johnson, che è potenzialmente fatale. Assumendo lamotrigina, il soggetto deve controllare l’eventuale insorgenza di nuove eruzioni cutanee (in particolare nella zona intorno all’ano e ai genitali), febbre, ingrossamento ghiandolare, afte in bocca o sugli occhi, e gonfiore delle labbra o della lingua, riferendo tutto al medico. Per ridurre i rischi di sviluppare questi sintomi, il medico deve seguire scrupolosamente lo schema consigliato per l’aumento della dose. L’assunzione del farmaco inizia con un dosaggio relativamente basso, che viene lentamente aumentato (nel corso di qualche settimana) fino alla dose di mantenimento consigliata. In caso di sospensione della dose per almeno 3 giorni, lo schema di incremento graduale deve essere ricominciato.
Antipsicotici
Gli episodi maniacali sono sempre più trattati con gli antipsicotici di seconda generazione, perché agiscono rapidamente e il rischio di effetti collaterali gravi è inferiore rispetto a quello di altri farmaci usati per trattare il disturbo bipolare. Tra questi farmaci ci sono aripiprazolo, lurasidone, olanzapina, quetiapina, risperidone e ziprasidone.
Per la depressione bipolare, determinati antipsicotici potrebbero essere la scelta migliore. Alcuni di essi vengono somministrati con un antidepressivo.
Gli effetti a lungo termine degli antipsicotici comprendono l’aumento ponderale e la sindrome metabolica. La sindrome metabolica è un eccesso di grasso nell’addome con ridotta sensibilità agli effetti dell’insulina (resistenza all’insulina), iperglicemia, livelli di colesterolo anomali e ipertensione arteriosa. Il rischio di tale sindrome può essere minore con l’aripiprazolo e lo ziprasidone.
Antidepressivi
Alcuni antidepressivi vengono talvolta usati per il trattamento della depressione grave in soggetti affetti da disturbo bipolare, ma la questione è controversa. Pertanto questi farmaci vengono usati solo per brevi periodi e generalmente sono somministrati in associazione a un farmaco stabilizzatore dell’umore, ad esempio un antipsicotico.
Psicoterapia
La psicoterapia viene spesso consigliata ai soggetti in terapia con farmaci stabilizzatori dell’umore, soprattutto per aiutarli a seguire il trattamento come indicato.
La terapia di gruppo spesso aiuta i soggetti e i/le loro partner o i famigliari a comprendere il disturbo bipolare e i suoi effetti.
La psicoterapia individuale può aiutare il soggetto a comprendere come convivere al meglio con i problemi della vita di tutti i giorni.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Quando si è depressi, l’oscurità non aspetta la sera per venire a prenderti
“E’ difficile far capire alla gente cosa significhi la parola “depressione” e cosa si prova ad averla. Spiegare quale sia la differenza tra “depressione” e “tristezza”, ad una persona che – per sua fortuna – non è stata mai depressa, è quasi impossibile, quasi quanto spiegare la differenza tra il colore blu ed il rosso ad una persona che è cieca fin dalla nascita. I due termini sono usati spesso come sinonimi, ma niente è più distante dall’essere vero. Quindi mi chiedi cosa significhi essere depressa? Forse sarebbe più facile dire quello che non significa…
La depressione è vivere in un corpo organico che lavora senza sosta per sopravvivere, con una mente che cerca invece di morire. E’ il non avere fiducia in sé stessi, è il non sopportarsi più. E’ vivere perennemente intorpiditi, svegliandosi la mattina con il terrore che ti assale al solo pensiero di dover affrontare la giornata. La verità è che ti svegli la mattina solo con la speranza di poter tornare a letto al più presto. E ti metti a letto con la speranza di poter vedere presto una mattina che però non arriva mai. Ti svegli è pensi che è soltanto un altro giorno, un giorno che non hai mai visto, ma un giorno che tu già conosci, perché ieri è come questo.
Quando si è depressi, l’oscurità non aspetta la sera per venire a prenderti: ne sei circondato perennemente, te la porti sempre intorno e non ti abbandona mai. La depressione è quando il sole è alto nel cielo e tu sei per strada circondato da persone felici, ma tu ti senti come se fossi solo, in un bosco, di notte.
La depressione non è dolore: ringrazierei il cielo se potessi provare dolore, almeno sarebbe una emozione. Io invece non provo nulla e quando provo qualcosa, è solo paura. Paura che il domani non arrivi, mista a paura che il domani arrivi. La depressione è la prigione del non desiderare nulla, del non avere niente a cui tendere nella vita. La depressione è non avere vita. La depressione è non avere morte. La depressione è sentirsi in un labirinto senza uscite, perennemente ad un passo dal baratro, soprattutto durante le feste, con nessuno che crede davvero tu sia malato.
La depressione è sentirsi costantemente soli nella folla, alla ricerca, come se avessi perso qualcosa, ma che non sai neanche tu cosa. Poi un giorno lo capisci e fa malissimo. Ti rendi conto che quello che hai perso è te stesso, e lo hai perso per sempre. Chissà dove. Chissà perché.”
Testimonianza di una paziente depressa
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Magnesio: proprietà curative, a cosa serve e controindicazioni
Il magnesio svolge un importante ruolo fisiologico per l’organismo umano: basti pensare che interviene come attivatore di circa 300 enzimi, che regolano fondamentali processi metabolici. Il contenuto corporeo normale di magnesio nell’organismo adulto è compreso tra 20 e 28 grammi: il 60% è presente nelle ossa, il 39% nei tessuti e circa l’1% nei liquidi extracellulari. Vi sono tuttavia alcuni periodi della vita in cui si possono perdere o consumare notevoli quantità di magnesio. Situazioni di stress prolungato tipiche della frenetica vita moderna, eccessiva sudorazione (soprattutto se legata a intensa attività fisica), gravi ustioni o lesioni, diarrea e vomito prolungati, malattie debilitanti. Per queste ragioni spesso occorre perciò intervenire con una sua integrazione di magnesio, utile anche in caso di periodi stressanti, in cui ci sentiamo particolarmente stanchi e/o tristi: in questo caso il magnesio è ottimo e non a caso è considerato tra i migliori antidepressivi naturali.
Quali sono le funzioni e le proprietà del magnesio?
Il magnesio è impiegato in oligoterapia per le numerose proprietà terapeutiche: rilassa il sistema nervoso; svolge un’azione antidepressiva, cura le patologie cardiovascolari; migliora la rigenerazione cellulare; aumenta l’elasticità dei tessuti ed elimina le calcificazioni dannose dei tessuti molli e delle articolazioni.
1) Azione antidepressiva e calmante sul sistema nervoso
Il magnesio stimola la funzione nervosa, favorendone la trasmissione degli impulsi: al livello intracellulare, attiva l’esochinasi, enzima che converte il glucosio in glucosio-6-fosfato, primo gradino della glicolisi (processo attraverso il quale gli zuccheri vengono “bruciati” per produrre energia), necessaria per fornire energia a tutte le cellule; in particolare quelle nervose e muscolari che ne consumano una grande quantità.
Questo prezioso minerale tra le tante funzioni esercitate, stimola la produzione di serotonina, un’endorfina che agisce su recettori specifici del cervello, e che svolge azione analgesica, antidepressiva e stabilizzante del tono dell’umore. Lo stress tende ad esaurire le riserve di magnesio perché l’organismo lo utilizza per la sua capacità calmante e antidepressiva. Infatti una sua carenza produce depressione, nervosismo, ansia, tic nervosi e insonnia. Anche in sindrome pre-mestruale e in menopausa, a causa degli squilibri ormonali, si sono riscontrati notevoli abbassamenti dei livelli di magnesio, con conseguente depressione, senso di inadeguatezza e irritabilità.
2) Azione antispasmodica e rilassante della muscolatura
Il magnesio stimola le funzioni muscolari e normalizza il ritmo cardiaco e previene le malattie cardiovascolari: una carenza di questo minerale produce tensione muscolare e crampi. L’ipomagnesemia può produrre ipertensione arteriosa e sembrerebbe inoltre favorire l’insorgenza di aterosclerosi, soprattutto in caso di dieta ricca di colesterolo. Per queste proprietà è indicato per rilassare la muscolatura liscia in caso di intestino irritabile (ne favorisce la funzionalità, con delicato effetto lassativo), mal di testa causato da tensione nervosa, tachicardia, palpitazioni e dolori mestruali.
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3) Azione remineralizzante
Il magnesio è essenziale per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell’apparato scheletrico. Rinforza lo smalto dei denti e insieme al calcio e al fosforo partecipa alla costituzione dello scheletro: più del 60% di tutto il magnesio presente nel nostro organismo si trova nel sistema osteoarticolare.
Quali cibi contengono più magnesio?
Tra gli alimenti ricchi di magnesio ricordiamo le verdure verdi fresche(essendo un elemento essenziale della clorofilla), legumi e cereali integrali(perché più dell’80% viene rimosso dai trattamenti di raffinazione), il cioccolato, la soia, i fichi, il mais, le mele, i semi oleosi, in particolare le noci e le mandorle, le banane. Il magnesio è presente anche nel pesce, nell’aglio, nel tofu, nelle pesche e nelle albicocche.
Più presente nelle diete ricche in vegetali e cereali
Nel complesso, diete ricche in vegetali e cereali integrali hanno un contenuto di magnesio maggiore rispetto a quello di diete ricche di carni, prodotti caseari e alimenti raffinati. La dieta mediterranea prevede un consumo di 254 mg di magnesio al giorno. Mentre l’apporto di magnesio assunto attraverso l’acqua è variabile, ed è stato poco quantificato: sulla base di un consumo di un litro al giorno si può ipotizzare una quantità che varia da 1 a 50 mg. Il magnesio, oltre che attraverso gli alimenti e l’acqua, può essere assunto anche sotto forma di integratore naturale.
Effetti collaterali del magnesio
Gli effetti collaterali legati al consumo di integratori di magnesio si verificano in rari casi e quasi sempre si verificano quando ci si è sbagliati con le dosi e il dosaggio assunto era superiore al consigliato. Gli effetti collaterali più comuni sono: nausea, diarrea, crampi allo stomaco, perdita di appetito, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie, ipotensione, confusione mentale e battiti cardiaci irregolari.
Controindicazioni
Il magnesio, preso ai giusti dosaggi, è un minerale sicuro e non ha particolati controindicazioni. Occorre dire però ricordare che il magnesio viene eliminato attraverso i reni, quindi chi soffre di problemi renali gravi dovrebbe consultare il parere di un medico, prima di assumerlo.
Quanto magnesio assumere al giorno?
Nel soggetto sano l’apporto di magnesio è da 3 a 4,5 mg/Kg (210 – 320 mg/die), sufficienti per il mantenimento del bilancio. Ad esempio, se pesate:
- 45 kg, assumete da 135 a 203 mg di magnesio totali al giorno;
- 50 kg, assumete da 150 a 225 mg di magnesio totali al giorno;
- 55 kg, assumete da 165 a 248 mg di magnesio totali al giorno;
- 60 kg, assumete da 180 a 270 mg di magnesio totali al giorno;
- 65 kg, assumete da 195 a 293 mg di magnesio totali al giorno;
- 70 kg, assumete da 210 a 346 mg di magnesio totali al giorno;
- 80 kg, assumete da 240 a 360 mg di magnesio totali al giorno;
- 90 kg, assumete da 270 a 405 mg di magnesio totali al giorno.
Il nostro consiglio è quello di assumere il dosaggio massimo relativo al vostro peso corporeo (vedi elenco precedente), dividendo la dose giornaliera in due diverse assunzioni al giorno, ad esempio 150 grammi a pranzo ed altri 150 grammi a cena).
Quando assumere magnesio? Prima o dopo i pasti?
Il magnesio può essere assunto sia a digiuno, sia dopo i pasti. Il nostro consiglio è quello di assumerlo dopo i pasti principali (pranzo e cena) assieme ad un bicchiere di acqua tiepida.
Per quanto tempo assumere il magnesio?
Non c’è una “regola fissa” che valga per tutti. L’ideale sarebbe assumere il magnesio per alcune settimane, finché dura il periodo stressante, per poi interromperne l’assunzione per alcuni giorni. In caso di dubbio chiedete al vostro medico di fiducia, che conosce personalmente voi e la vostra storia clinica.
Quale integratore di magnesio scegliere?
I miglior integratori di magnesio in commercio, selezionati ed usati da tutto il nostro Staff medico nei periodi più stressanti, sono:
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L’ansia può rovinarti la vita: il post di una 23enne diventa virale
L’ansia ed il malessere dell’anima sono spesso insidiosi, difficile da individuare e da capire, per questo una 23enne americana chiamato Brittany Nichole Morefield, ha deciso di raccontare il suo punto di vista, quello di una ragazza che ogni giorno combatte contro l’ansia, e lo ha fatto postando su Facebook una foto in cui mostra quanto sia difficile conviverci.
«L’ansia è svegliarsi alle 3 di notte mentre si dorme profondamente, perché il tuo cuore batte all’impazzata. L’ansia è stressarsi per cose che potrebbero non accadere mai. È farsi domande sulla propria fede, sul perché il Creatore permette che mi senta in questo modo. L’ansia è chiamare tua sorella 3 ore prima che si svegli per andare al lavoro, nella speranza che ti risponda e permetta alla tua mente di non rimanere sotto attacco» racconta sul social network. Il post, diventato virale, vede ritratta la 23enne dentro la doccia, nel tentativo di calmarsi da un attacco di ansia.
«L’ansia è il tuo umore che cambia radicalmente nel giro di pochi minuti. L’ansia è piangere, è avere la nausea, è rimanere paralizzata. L’ansia è oscura. È dover inventare scuse su scuse per il tuo comportamento. L’ansia è paura, è preoccupazione».
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