Invecchiamento e quadro cognitivo-comportamentale dell’anziano

MEDICINA ONLINE AMORE ANZIANI VECCHI NONNI COPPIA MATRIMONIO DIVORZIO SEPARAZIONE SENESCENZAL’invecchiamento come cambiamento fisiologico dell’individuo

Il processo di modificazione con l’età, l’invecchiamento, interessa tutti gli organi e apparati dell’organismo umano. Non è invece uguale per tutti la velocità con cui le modificazioni correlate con l’età si evidenziano nelle varie funzioni. Questa eterogeneità di velocità di modiflcazione è presente anche per quanto riguarda le funzioni espresse dal SNC per cui, per esempio, non tutte le varie abilità che danno luogo a quel quadro di insieme che chiamiamo intelligenza si modificano con la stessa velocità in base all’età del soggetto. Addirittura venne fatta una distinzione fra quella che venne chiamata intelligenza fluida e quella definita intelligenza cristallizzata, distinzione con la quale si intendevano da un lato le caratteristiche più sensibili al processo di invecchiamento e dall’altro quelle più resistenti e meno variabili in relazione al trascorrere dell’età cronologica (Cattell, 1971): le prime costituite dalla capacità di ragionare in modo flessibile e astratto, le seconde invece costituite da quelle abilità che si vengono a organizzare nel corso dell’esperienza che l’individuo fa giorno per giorno.

Altri aspetti cognitivi sensibili all’influenza dell’invecchiamento sono comunemente ritenuti quelli del funzionamento della memoria o per lo meno di alcuni aspetti del processo di memorizzazione. Tuttavia l’ampia attività di ricerca svolta in questo campo non ha ancora definitivamente chiarito quanto queste modificazioni obiettivabili attraverso la misura delle funzioni cognitive dipendano da modificazioni biologiche e strutturali, correlate con l’età e quanto invece possano essere ricollegate a fattori causali non biologici, ma legati a diversi adattamenti funzionali o a diverse configurazioni di condizioni esterne. Per esempio uno dei parametri di valutazione del funzionamento della memoria è la produttività, cioè la quantità di elementi ricordati rispetti a quelli presentati come stimoli. Le possibili strategie cognitive a disposizione per la memorizzazione degli elementi presenti nello stimolo possono essere varie, ma non necessariamente dare, dal punto di vista della produttività, risultati differenti fra loro; quindi noi potremmo avere che in compiti valutati secondo la produttività possono non essere presenti differenze tra individui di età diverse, mentre se potessimo valutare il tipo di strategie applicate per ottenere quel risultato apparentemente uguale per tutti, potremmo identificare tra individui di età diverse delle differenze, in quanto individui più giovani impiegano strategie di memorizzazione diverse da quelle impiegate da individui più avanti con l’età. Da questi risultati è evidente che il sistema biologico memoria evolve modificando le sue caratteristiche funzionali interne senza necessariamente modificare in maniera evidente l’output osservabile dall’esterno.

Le condizioni cliniche rilevanti nel quadro cognitivo-comportamentale dell’ anziano

Nell’età più avanzata la salute mentale dell’anziano tende a essere caratterizzata da quadri clinici in qualche modo diversi e distinguibili da quelli presenti nelle precedenti fasce di età dell’adulto. Per esempio si tende a differenziare un quadro ricorrente di depressione che continui anche nell’età anziana di un individuo dalla depressione dell’anziano che invece è un quadro clinico depressivo a insorgenza nell’età avanzata in una persona senza nessun precedente anamnestico in questo senso. Un altro esempio di disturbi specifici dell’anziano sono le demenze intese come disturbi che iniziano con sintomi selettivamente di tipo cognitivo e che poi evolvono generalizzandosi al comportamento e ad altri aspetti della vita mentale del paziente. In generale il rischio di malattia, non solo di tipo neurologico o psichiatrico, aumenta nell’anziano rispetto alle altre fasce della popolazione: questo perché nel contesto attuale della medicina la gran parte dei disturbi cronico-degenerativi non è risolvibile con appropriate strategie terapeutiche e quindi si assiste all’intensificarsi della loro sintomatologia con l’incremento dell’età cronologica del paziente o conseguentemente slatentizzano la loro presenza come malattie vere e proprie in individui più avanti con l’età data l’impossibilità di interrompere o di risolvere i loro processi fisiopatologici nelle fasce di età precedenti.

Continua la lettura con:

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Informazioni su dott. Emilio Alessio Loiacono

Medico Chirurgo - Direttore dello Staff di Medicina OnLine
Questa voce è stata pubblicata in Geriatria e malattie dell'anziano, Neurologia, psichiatria, psicoterapia e riabilitazione cognitiva, Psicologia, pedagogia e sociologia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.