Sistema dopamminergico: i circuiti nervosi della dopammina

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-sistema-dopamminegico-dopammina-circuiti-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoI neuroni dopamminergici formano un sistema di neuromodulazione che ha origine nella substantia nigra, nell’area tegmentale ventrale (VTA), e nell’ipotalamo. Questi sono collegati tramite assoni ad ampie zone del cervello attraverso quattro percorsi principali:

  • La via mesolimbica collega l’area tegmentale ventrale al nucleus accumbens attraverso l’amigdala e l’ippocampo (entrambi al centro del sistema della ricompensa nel cervello). Si pensa che questa via controlli il comportamento e in modo particolare produca delirio ed allucinazioni quando iperattiva. È anche la via che regola il senso di gratificazione, coinvolto quindi nei fenomeni di dipendenza.
  • La via nigrostriatale, che controlla i movimenti, va dalla substantia nigra al striato. Il percorso è coinvolto nei gangli della base.
  • La via mesocorticale collega l’area tegmentale ventrale del mesencefalo alla corteccia pre-frontale; per il controllo di emozioni e sentimenti.
  • La via tubero-infundibolare collega l’ipotalamo alla ghiandola pituitaria. Controlla il rilascio di ormoni come la somatotropina (ormone della crescita) e il PIF (Prolactin Inhibiting Factor ovvero fattore inibente la prolattina).

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Quali sono le funzioni della Dopamina?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FUNZIONI DELLA DOPAMMINA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa dopamina (o dopammina) ha molte funzioni, specie a livello del cervello dove svolge un ruolo importante in comportamento, cognizione, movimento volontario, motivazione, punizione, nell’inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale), sonno, umore, attenzione, memoria di lavoro e di apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione del sangue. La dopammina viene rilasciata a livello centrale dalla substantia nigra e la sua azione è mirata a modulare l’attività inibitoria dei neuroni GABAergici. Neuroni dopamminergici (cioè, i neuroni il cui principale neurotrasmettitore è la dopammina) sono presenti soprattutto nella zona tegmentale ventrale del mesencefalo, nella substantia nigra, e nel nucleo arcuato dell’ipotalamo.

Dopammina e ricompensa

Stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali i rapporti sessuali, la masturbazione, il cibo ricco di calorie, l’acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopammina nel nucleus accumbens. Al contrario il piacere prodotto da questi stimoli è soppresso da lesioni dei neuroni dopamminergici o dal blocco dei recettori alla dopammina in questa stessa area. Si è visto che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la liberazione di dopammina e la trasmissione del piacere incrementa. Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più dopammina possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico.

Auto somministrazione di sostanze

Il nucleus accumbens, funzionalmente integrato nelle circuitazioni limbiche ed extra-piramidali, svolge un ruolo critico nel mediare gli effetti di rinforzo positivo acuto (soddisfazione) delle sostanze stupefacenti d’abuso, e negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione), proprio del fenomeno astinenziale. La dopammina è coinvolta nel determinare le proprietà motivazionali delle sostanze attive a livello del SNC. Sostanze come le amfetamine e la cocaina, stimolando i recettori D1 e D2, aumentano il tono dopamminergico, stimolandone il rilascio sinaptico e/o bloccandone la ricaptazione neuronale. La nicotina e altri alcaloidi contenuti nelle sigarette agiscono in maniera analoga. Alcuni studi neuro-farmacologici hanno indicato che le caratteristiche di rinforzo positivo della cocaina sono bloccate dalla somministrazione d’antagonisti dei recettori dopamminergici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Dopammina: biosintesi, rilascio nello spazio sinaptico e degradazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 DOPAMMINA BIOSINTESI RILASCIO DEGRADA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgmedicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-10-dopammina-biosintesi-rilascio-degrada-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoLa dopammina è biosintetizzata soprattutto nel tessuto nervoso e nel midollare del surrene. La biosintesi di questo importante neurotrasmettitore è divisa in varie fasi. In primo luogo avviene l’idrossilazione dell’amminoacido L-tirosina (un amminoacido normalmente presente nella dieta) in L-DOPA attraverso l’enzima tirosina 3-monoossigenasi, rappresentato dall’aggiunta di un secondo ossidrile all’anello benzenico della tirosina. In seguito avviene la decarbossilazione della L-DOPA da aromatici L-ammino acido decarbossilasi (spesso definito come dopa decarbossilasi), rimuovendo il gruppo carbossilico (-COOH) dalla catena laterale della DOPA. In alcuni neuroni, la dopammina viene trasformata in noradrenalina da parte della dopammina β-idrossilasi. Nei neuroni, la dopammina è confezionata dopo la sintesi, in vescicole sinaptiche che vengono poi rilasciate nelle sinapsi in risposta a un potenziale d’azione presinaptico.

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Immagazzinamento nelle vescicole sinaptiche e rilascio nello spazio sinaptico di dopammina

La dopammina sintetizzata nel citoplasma viene catturata e concentrata all’interno delle vescicole sinaptiche. L’immagazzinamento dentro le vescicole ha lo scopo di proteggere la molecola dalla degradazione a opera della monoamminossidasi, ed è indispensabile per il processo di liberazione del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico da parte dell’impulso nervoso. All’arrivo di questo, le vescicole per effetto dell’onda di depolarizzazione, fondono la loro membrana con quella del neurone e si aprono, liberando il loro contenuto nello spazio sinaptico. In generale, gli antagonisti dopamminergici inibiscono, mentre gli agonisti aumentano, il rilascio di dopammina dalla terminazione nervosa.

Degradazione

L’azione della dopammina rilasciata nello spazio sinaptico viene rapidamente ricaptata da parte della terminazione nervosa da cui è stata liberata; una volta ricatturata, la dopammina viene degradata attraverso due principali diversi meccanismi:

  • La dopammina(DA) viene deamminata dalla MAO e diventa 3,4-diidrossifenilacetaldeide (DHPA), è quindi convertita a opera di un’aldeide deidrogenasi in acido 3,4-diidrossifenilacetico (DOPAC). Successivamente viene trasformata in acido omovanillico (HVA) al di fuori del neurone mediante una doppia conversione enzimatica tramite la catecol-O-metiltrasferasi (COMT) prima e la MAO poi.
  • La dopammina viene metilata in posizione 3 dell’anello benzenico dalla COMT e trasformata in 3-metossitirammina, (3MT). Questa viene poi deamminata dalla monoamminossidasi e forma la 3-metossi-4-idrossifenilacetaldeide (3MHPA), la quale viene trasformata dall’aldeide deidrogenasi in HVA.

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Il diabetico può mangiare la frutta secca?

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Le noci fanno bene al cuore perché abbassano il colesterolo cattivo. Consumate regolarmente proteggono da cancro e diabete di tipo 2. Attenzione però al loro contenuto calorico: due o tre noci al giorno per 2-3 volte alla settimana sono la quantità ideale consigliata anche dagli Esperti. Se le inseriamo sulla nostra tavola questi frutti secchi possono contribuire a migliorare le difese antiossidanti naturali, proteggendo cuore e arterie (minor rischio del 35-53%), migliorando il profilo dei lipidi nel sangue (riduzione del colesterolo “cattivo” LDL e dei trigliceridi e aumento del colesterolo “buono” HDL) ed esercitando un’azione antinfiammatoria generalizzata.

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Isoflavoni di soia: proprietà e controindicazioni (tiroide e metabolismo)

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTEGli isoflavoni sono composti chimici, una sottoclasse di composti fenolici, di origine vegetale. Gli isoflavoni di soia quindi non sono altro che dei fitoestrogeni: sostanze di origine vegetale, dotati di azione estrogenica, con una struttura molto simile all’estradiolo prodotto dalle ovaie. La particolarità degli isoflavoni di soia da cui derivano molti dei loro effetti benefici per la salute, è che questi hanno una azione, o meglio una doppia azione, simile a quella degli ormoni femminili. Infatti le molecole dei fitoestrogeni si attaccano ai recettori degli estrogeni e formano un complesso alternativo che può avere proprietà ambivalenti – funzionare quindi come estrogeno o anti-estrogeno – a seconda del contesto in cui agisce.

Se il complesso fitoestrogenico agisce in casi di carenza ormonale, sostituisce l’estrogeno e colma le carenze, anche se possiede una capacità estrogenica mediocre rispetto all’estradiolo; se, invece, questo complesso agisce in contesto di elevata incidenza estrogenica, si comporta come un estrogeno debole con funzione anti – estrogeno, attaccandosi ai recettori ormonali e impedendo, dunque, agli estrogeni forti di agire e di attaccarsi ai recettori. Viste queste loro proprietà gli isoflavoni sono molto utilizzati in omeopatia come cura contro gli squilibri ormonali.

Gli isoflavoni di soia hanno una capacità estrogenica di circa 1000 – 10000 volte inferiore rispetto all’estradiolo: sono composti di genicisteina (70%), daidzeina (25%) e gliciteina (5%). I composti degli isoflavoni, molto spesso, si trovano liberi, ma, ancor più spesso, possono presentarsi in forma glicosilata, cioè uniti a zuccheri: per scindere lo zucchero da questi componenti, il nostro organismo necessita di un’enzima che agisce nel nostro intestino, al momento della digestione, sulla flora batterica. Gli isoflavoni di soia sono incolori ed inodori.

Proprietà benefiche degli isoflavoni di soia.

Gli isoflavoni sembrerebbero avere un azione positiva su molti aspetti legati alla salute ed al benessere sia per le donne che per gli uomini.

  • Proprietà Antitumorali: gli isoflavoni di soia sono ottimi inibitori degli enzimi cancerogeni, antiossidanti e dei fortissimi immunostimolatori. Ricerche recenti hanno dimostrato che, agendo come anti-estrogeni, equilibrano le carenze ormonali e bloccano l’assorbimento di estrogeni chimici che possono essere potenzialmente dannosi, in questo modo gli isoflavoni prevengono l’insorgenza del cancro alla mammella o all’utero nella donna e alla prostata nell’uomo.In particolare la genicisteina, il più importante componente degli isoflavoni di soia, inibisce la crescita dei vasi sanguigni tumorali.
  • Benefici sul sistema cardio-circolatorio: strettamente legate all’azione di abbassamento dei livelli di colesterolo nel sangue è anche l’azione protettiva che la soia svolge quindi per la circolazione sanguigna, infatti ostacolando l’ossidazione delle molecole di LDL gli isoflavoni impediscono che le arterie si ostruiscano. Di quest’ azione di beneficia l’intero apparato, cuore e cervello compresi, sembra infatti che gli isoflavoni contribuiscano anche a ritardare aterosclerosi.
  • Isoflavoni di soia e capelli: Dal momento che esiste un rapporto molto stretto anche tra lo stato di salute dei capelli e la produzione di ormoni sia per le donne che per gli uomini gli isoflavoni vista la loro carica estrogenica sono utili anche contro la caduta dei capelli. Secondo alcuni studi infatti gli isoflavoni sarebbero in grado di stimolare la produzione di sostanze determinanti per lo sviluppo dei peli, capelli compresi, rappresentando un valido supporto nella cura della calvizia maschile. Ancora più importante diventa l’azione di questi fitoestrogeni per i seppur rari episodi di calvizia femminile e soprattutto per quei fenomeni di indebolimento ed assottigliamento dei capelli che si verificano nelle donne in periodi particolari come dopo una gravidanza e prima della menopausa.
  • Isoflavoni di soia e seno: parlando di questi fitoestrogeni non si può fare a meno di menzionare il fatto che spesso questi vengono utilizzati in integratori e prodotti che dovrebbero far aumentare il volume del seno in modo naturale, a tale proposito va detto che sebbene siano più o meno certi gli effetti positivi degli isoflavoni per la salute del seno in particolare per la prevenzione dai tumori alla mammella non si può dire lo stesso sugli effetti di crescita pubblicizzati in molti prodotti. Secondo la maggior parte degli esperti infatti per ottenere dei risultati concreti e visibili si dovrebbero assumere quantità troppo ingenti di isoflavoni, motivo per cui sebbene non siano dannosi questi prodotti sono per lo più inefficaci.

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Benefici per la salute delle donne.

Esiste un legame molto stretto tra le ricerche e gli studi che sono stati condotti in questi ultimi anni su questi fitoestrogeni per dimostrarne le proprietà salutari e l’universo femminile. L’idea di approfondire le caratteristiche ed i potenziali benefici di queste sostanze infatti è nata da uno studio che ha rilevato che le donne giapponesi avevano molti meno disaggi nel periodo della menopausa rispetto alle occidentali. Da qui l’intuizione che le differenze fossero legate ad abitudini alimentari, l’individuazione della soia come principale alimento da indagare, e la scoperta che gli isoflavoni contenuti in questa proteina vegetale sono dotati di forte carica ormonale cosa che, secondo alcuni, li rende importantissimi soprattutto in fasi particolari della vita della donna come la menopausa in cui la caduta degli estrogeni, nell’organismo femminile, raggiunge il picco massimo. Prima di parlare dei potenziali effetti benefici che il consumo di soia e l’utilizzo di integratori possono avere per le donne va detto però che esiste anche una corrente di pensiero che non ritiene sufficienti gli studi condotti fin’ora e quindi non riconosce agli isoflavoni di soia tutte queste proprietà. Altri ancora sostengono che i risultati avuti sui campioni di donne giapponesi siano da collegare ad un consumo di soia costante durante tutto l’arco della vita, per cui le proprietà benefiche degli isoflavoni dipenderebbero da un assunzione regolare di questi nutrienti. Secondo questa teoria quindi non servirebbe a nulla incrementare l’apporto di isoflavoni, sia in modo naturale attraverso gli alimenti che attraverso integratori, esclusivamente nel periodo della menopausa.

Vediamo ora quali sono le proprietà attribuite agli isoflavoni di soia per l’organismo femminile durante le diversi fasi di vita:

  • Regolarizzazione dei livelli ormonali: L’azione benefica degli isoflavoni non si limita al periodo critico della menopausa, vista la loro doppia azione in età fertile, gli isoflavoni agiscono come antiestrogeni, contribuendo a regolare i livelli ormonali, effetto particolarmente utile per donne che hanno cicli mestruali irregolari o soffrono di squilibri ormonali, per prevenirli infatti ogni donna dovrebbe inserire nella propria dieta alimenti che contengano soia. Non sono dimostrate interazioni con l’assunzione della pillola anticoncezionale.
  • In gravidanza: Il consumo di soia andrebbe invece controllato durante la gravidanza e l’allattamento, dal momento che sembra che questi fitoestrogeni attraverso il liquido amniotico possano interferire con lo sviluppo endocrino del bambino.
  • In menopausa : Con il raggiungimento dell’età matura al contrario la soia assumerebbe un ruolo molto importante in quando gli isoflavoni in essa contenuti si sostituiscono agli estrogeni che vengono meno con il sopraggiungere della menopausa e quindi sono in grado di attenuare alcuni sintomi, riducendo al massimo le vampate di calore, gli sbalzi di umore e i tremori, tipici di questa fase.
  • Contro il colesterolo: Sembra che intervenendo sul processo di ossidazione delle LDL, riducendo in modo significativo la stratificazione di queste sostanze nelle arterie gli isoflavoni contribuiscano anche a prevenire malattie cardiovascolari.
  • Per prevenire l’osteoporosi: gli effetti degli isoflavoni sull’indobolimento delle ossa sarebbero da collegarsi da un lato al loro diretto intervento sull’attività delle cellule che durante questo periodo iniziano a danneggiare le ossa limitandone gli effetti e dall’altro stimolando invece le cellule preposte a rigenerare le ossa. Un effetto secondario riguardo l’osteoporosi è legato al fatto che gli isoflavoni contribuirebbero a migliorare l’assorbimento del calcio nutriente molto importante per la salute delle ossa.

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Sebbene da tutti gli sudi condotti non sembrano emergere particolari effetti collaterali nell’assunzione degli isoflavoni di soia vi sono però dei casi in cui la somministrazione di queste sostanze va fatta sotto stretto controllo del medico o dell’omeopata, ed altri in cui sarebbe meglio evitare di seguire terapie a base di questi fitoestrogeni.

  • Interazioni con i farmaci: Secondo recenti studi gli isoflavoni potrebbero alterare l’assorbimento di alcuni farmaci in quanto la genesteina e la daidzeina in essi contenute modificherebbero la normale produzione di trasportati come la glicoproteina p. Inoltre genesteina e daidzeina eserciterebbero effetti anche su alcune citoforme e su alcuni citocromi per cui i pazienti che seguono terapie a base di farmaci che vengono assorbiti da queste particolari tipologie di enzimi dovrebbero prestare molta attenzione nel l’assumere isoflavoni di soia. Vista la carica estrogenica degli isoflavoni anche pazienti che seguono terapie a base di estrogeni o proteoestrogeni dovrebbero valutare con attenzione la possibilità di interazioni.
  • Effetti sulla tiroide: Esistono opinioni diverse anche sugli effetti che gli isoflavoni di soia avrebbero sulla tiroide, per anni infatti si è sostenuto che questi fitoestrogeni interferissero con la produzione degli ormoni tiroidei rallentandone il funzionamento, motivo per cui da un lato veniva altamente sconsigliata l’assunzione di grandi quantità o integratori di soia a soggetti ipotiroidei o che seguivano terapie farmacologiche legate agli ormoni tiroidei, e dall’altro si è diffusa la credenza che questi ormoni facciano ingrassare. Secondo recenti scoperte effettuate da un gruppo di studiosi italiani la soia ed i suoi isoflavoni sembrerebbero essere del tutto estranei al funzionamento della tiroide, e quindi non fanno assolutamente ingrassare. Non esistendo un opinione condivisa è consigliabile per i soggetti che soffrono di ipotiroidismo chiedere un parare al proprio medico di fiducia prima di intraprendere una terapia a base di estratti di soia o di incrementare in modo considerevole le quantità di alimenti a basa di soia assunti quotidianamente.
  • Interazioni con i nutrienti: secondo alcuni gli isoflavoni avrebbero degli effetti anche sul corretto assorbimento da parte dell’organismo di alcuni nutrienti in particolare minerali, come ferro calcio e zinco, per questo quando si seguono terapie a base di questi fitoestrogeni sarebbe meglio assumere gli integratori lontano dai pasti in modo da non interferire con il metabolismo dei nutrienti.
  • Gravidanza ed allattamento: come già ricordato l’assunzione soprattutto di integratori di isoflavoni andrebbe del tutto evitata durante il periodo della gravidanza e dell’ allattamento in quanto potrebbero avere effetti tossici sul feto ed interferire sul corretto assorbimento di alcuni nutrienti

Alimenti ed isoflavoni di soia.

Come è facilmente deducibile questi fitoestrogeni si trovano in tutti gli alimenti a base di soia, bisogna però fare una distinzione tra

  • quelli che ne contengono una percentuale maggiore come i semi, le proteine, il tofu (formaggio a base di soia) il latte di soia, la farina di soia il tempeh (alimento ricavato dai semi e noto anche come carne di soia) ed il miso (condimento a base di soia ed altri cereali),
  • quelli che invece ne contengono percentuali minori come l’olio di soia le hamburger ed i gelati a base di soia.

Dosaggio e tempi di somministrazione.

Visto che gli effetti degli isoflavoni sono evidenti soprattutto nel periodo della menopausa i consigli sul dosaggio si riferiscono a terapie adatte a donne che si avvicinano a questa fase critica della vita. L’ideale sarebbe assumere quotidianamente circa 50 – 70 grammi di proteine di soia il che vuol dire bere un bicchiere di latte di soia o mangiare una porzione di tofu o di tempeh nell’arco della giornata.

In alternativa si può ricorrere all’utilizzo di integratori alimentari che contengano isoflavoni molti dei quali sono acquistabili in farmacia senza bisogno di alcuna prescrizione medica.

In linea generale sono sufficienti 3 mesi per avere i primi benefici, ad ogni modo visto anche le critiche mosse da molti detrattori degli effetti benefici degli isoflavoni in menopausa sarebbe meglio per le donne iniziare la terapia preventivamente abituandosi a consumare normalmente la soia nell’arco della vita per incrementarne poi le quantità con l’avvicinarsi della menopausa.

Integratori di isoflavoni.

Il mercato di integratori di isoflavoni di soia è davvero molto vasto. Visto il loro largo utilizzo questi integratori vengono prodotti in diverse tipologie, dalle bustine da sciogliere in acqua alle capsule. Molti di questi integratori contengono oltre agli isoflavoni di soia anche altri minerali o vitamine utili nel periodo della menopausa come calcio, magnesio e vitamina D3. Il prezzo va dai 10€ ai 20€ a seconda della complessità del prodotto e delle dimensioni della confezione.

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Il diabetico può mangiare il gelato?

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Il gelato contiene zuccheri aggiunti (saccarosio, glucosio, fruttosio), oltre a quelli provenienti dal latte (lattosio) e dalla frutta (fruttosio). A patto di seguire alcune semplici regole, tuttavia, anche i diabetici possono gustare del buon gelato artigianale.

Tutta questione di equilibrio
La scienza medica e quella dell’alimentazione fino a qualche tempo fa tendevano a prescrivere ai diabetici divieti assoluti nei confronti dei cibi contenenti zucchero, fosse questo glucosio, saccarosio, fruttosio o lattosio, ma per fortuna le cose sono cambiate.
Oggi si tende a ragionare in termini di equilibrio tra le varie componenti nutrizionali e così, all’interno di una dieta corretta è possibile inserire il gelato come tutti gli altri alimenti e non è necessario ricorrere al cosiddetto “gelato per diabetici”: con i dovuti accorgimenti ci si può concedere del sano gelato artigianale, così come tante altre cose buone.

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Sì a fine pasto, in sostituzione della frutta
Quali accorgimenti? Trattandosi di un alimento che porta alla produzione di glucosio, innanzitutto, il gelato va sostituito e non aggiunto ad altri cibi contententi carboidrati come frutta, pane, pasta, riso, in quantità tali da rispettare il complessivo apporto calorico.
Per esempio, una coppetta di gelato artigianale potrebbe essere sostituita alla frutta in chiusura di un pasto che ha visto un buon apporto di verdure e di fibra in generale, in grado di rallentare l’assorbimento del glucosio. Senza dimenticare che nei soggetti insulino dipendenti il pasto viene preceduto dalla somministrazione di insulina.

Cosa invece evitare
Quello che i soggetti portatori di diabete dovrebbero evitare è il gelato a merenda o comunque fuori pasto, perché lo zucchero aggiunto, oltre a quello contenuto nel latte ed eventualmente nella frutta, provocherebbe un brusco innalzamento della glicemia. Ricordiamo che in ogni caso è buona regola consultare il diabetologo, che saprà consigliare modi e tempi per le situazioni specifiche.

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Il diabetico può mangiare le fave ed i piselli?

MEDICINA ONLINE LEGUMI FAVE PISELLI LENTICCHIE CECI SOIA FAGIOLI DIABETICO DIABETE GLICEMIA.jpgPer quanto riguarda fave fresche E piselli freschi, il paziente diabetico li può considerare come verdure di stagione: nell’ambito di un’alimentazione variata possono essere inseriti, purché alternati nel menù settimanale, con altre verdure. Chiedete comunque sempre consiglio al vostro medico, prima di assumere un alimento.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Dopammina: cos’è ed a che serve?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MAL DI TESTA VIVEVA CERVELLO Verme HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaLa dopammina è un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolammine. All’interno del cervello questa feniletilammina funziona da neurotrasmettitore, tramite l’attivazione dei recettori dopamminici specifici e subrecettori.

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La dopammina è prodotta in diverse aree del cervello, tra cui la substantia nigra e l’area tegmentale ventrale (ATV). Grandi quantità si trovano nei gangli della base, soprattutto nel telencefalo, nell’accumbens, nel tubercolo olfattorio, nel nucleo centrale dell’amigdala, nell’eminenza mediana e in alcune zone della corteccia frontale. La dopammina è anche un neuro ormone rilasciato dall’ipotalamo. La sua principale funzione come ormone è quella di inibire il rilascio di prolattina da parte del lobo anteriore dell’ipofisi. A livello gastrointestinale il suo effetto principale è l’emesi. Per approfondire, leggi: Quali sono le funzioni della Dopammina?

La dopammina può essere fornita come un farmaco che agisce sul sistema nervoso simpatico, producendo effetti come aumento della frequenza cardiaca e pressione del sangue. Gli antagonisti dopamminergici sono farmaci che trovano ampio utilizzo come neurolettico in ambito psichiatrico, mentre agonisti dopamminergici sono usati sia come terapia di prima scelta nella malattia di Parkinson, sia -in misura minore- come antidepressivi e contro la dipendenza. Va considerato che si possono avere gravi effetti collaterali, come indicato nei foglietti illustrativi solamente dal 2007, quali bulimia, ipersessualità, gioco compulsivo (gioco d’azzardo), acquisti compulsivi in circa l’8% di coloro che sono affetti dalla malattia di Parkinson.

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