Vogatore: benefici, rischi, vantaggi, come e per quanto tempo usarlo

MEDICINA ONLINE VOGATORE RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA BOSCO CITTA SMOG WALLPAPER SEXY GIRL RUNNING CITYIl vogatore è un attrezzo ginnico con il quale è possibile simulare l’attività sportiva del canottaggio anche in palestra o tra le mura domestiche. E’ un attrezzo composto essenzialmente da un binario su cui scorre un carrello mobile, il sedile, e da un volano posto alla fine della rotaia. A questo è attaccata una catena, o degli elastici, che determinano il fattore di resistenza. Tramite un manubrio l’atleta tira a sè la catena, poggiando i piedi su delle pedane.
E’ presente inoltre un piccolo display con varie funzioni: misura la durata dell’allenamento,, la distanza “virtualmente” percorsa, la velocità, le calorie consumate ed i battiti cardiaci. La sua invenzione è di due fratelli americani, ingegneri e canottieri olimpici, nel 1976 quando Pete e Dick Dreissigacker unirono la loro passione per il canottaggio alla precisione del disegno tecnico per mettere a punto una macchina che gli permettesse di allenarsi e remare anche al coperto, durante il periodo invernale, quando le basse temperature ghiacciavano le acque.
Nacque così il primo simulatore di remata, che ebbe subito una grande diffusione, destando anche l’interesse di chi non aveva remato prima. Il boom delle attività legate al fitness ed alla ginnastica tradizionale ha contribuito in maniera determinante, negli ultimi anni, alla diffusione nelle palestre e soprattutto nelleabitazioni private di numerosi attrezzi, tra i quali il vogatore. Si tratta di uno strumento costituito da una struttura cardine alla quale sono fissati un sellino regolabile, un poggiapiedi e due bracci rotanti. Ideato per consentire all’utilizzatore di compiere un movimento analogo a quello di un rematore, consente di allenare prevalentemente il busto e gli arti superiori, senza tuttavia tralasciare i muscoli inferiori.
La pratica costante nel tempo di esercitazioni collegate all’uso di questo attrezzo contribuisce allo sviluppo ed al mantenimento della massa muscolare, pertanto risulta notevolmente indicato per l’allenamento quotidiano sia di atletiprofessionisti che di atleti amatoriali appartenenti alle più svariate discipline, nonchè per il loro graduale recupero da eventuali infortuni o traumi patiti. I benefici garantiti da un utilizzo abituale, lo rendono inoltre particolarmente adatto allo sv0olgimento di esercizi praticati da amanti del fitness e persone comuni che possono così curare in maniera semplice, ma al contempo adeguata, la propria forma fisica sia per motivi di carattere estetico che salutare.

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Ma quali sono esattamente tutti i benefici che si hanno utilizzando un vogatore?

– Riduce lo stress, l’ansia e la depressione.
– Diminuisce una pressione sanguigna elevata.
– Riduce il tasso di colesterolo.
– Diminuisce del 50% i rischi di infarto.
– Diminusce la percentuale della vostra massa grassa (utilizzando il vogatore tre volte a settimana per circa 20 minuti vi sarà di grande aiuto se intendete perdere peso).
– migliora il vostro sistema cardiovascolare.
Il vogatore è un attrezzo che permette di allenare contemporaneamente i muscoli superiori e quelli inferiori. L’allenamento che può fornire questo attrezzo è realmente uno dei più completi, dato che che permette di associare al rafforzamento della muscolatura l’allenamento del sistema cardiovascolare. I vogatori impegnano l’80% dei muscoli del corpo. I muscoli principalmente impegnati sono quelli delle cosce, dei glutei, della schiena, i bicipiti e le spalle. Un vogatore coinvolge, appunto diversi muscoli del vostro corpo, tonificando contemporaneamente arti superiori e arti inferiori.Vi permette infatti di irrobustire in maniera più o meno intensa le vostre spalle, le braccia, la schiena, i pettorali, gli addominali, le cosce e i polpacci. Alternando flessioni ed estensioni, potrete allenare sia il davanti sia la parte posteriore delle vostre gambe e delle braccia.
Dai primi vogatori in commercio sono stati fatti passi da gigante fino ad arrivare ad un attrezzo che riproduce i gesti e le sensazioni del canottaggio sfruttando la resistenza ad aria prodotta da una ventola. Da questo nasce una nuova disciplina: indoor rowing, un misto tra canottaggio e fitness, a tempo di musica. Questo sport si è presto diffuso in quanto è uno strumento di allenamento particolare perchè la resistenza della macchina è direttamente proporzionale alla forza che impiega l’atleta. Risulta essere uno sport molto efficace perchè mette a lavoro tutti i principali gruppi muscolari, e non solo le spalle e l’avambraccio, ma anche i muscoli delle dita, gli addominali, i dorsali ed interamente anche le gambe. E’ un allenamento completo, quindi, che permette di migliorare la forza fisica e di tonificare la muscolatura. Ma c’è anche un’altro beneficio molto importante che vede protagonista il nostro cuore: aumento della resistenza cardiaca e benefici cardiovascolari e respiratori in generale.

Quali rischi può portare fare indoor rowing?

Per fare indoor rowing bisogna essere sani come un pesce; infatti questo sport è sconsigliato a chi soffre di ipertensione ed a chi ha problemi cardiaci. Lo sforzo provocato dal movimento innalza i valori pressori e ciò può risultare pericoloso in questi casi. E’ opportuno, quindi, consultare un medico, meglio se cardiologo, prima di dedicarsi a questo sport, anche se non lo si vuole praticare a livello agonistico, soprattutto se non si fa attività fisica da molto tempo. Inoltre è consigliabile evitare l’indoor rowing se avete problemi alle spalle ed alle ginocchia.

Quanto può durare un allenamento di indoor rowing?

Può durare dai 20 ai 40 minuti, ma occore prima fare un pò di riscaldamento e streching per distendere i muscoli, come ogni buon istruttore che ci consiglierebbe.

Come utilizzare il vogatore?

– Il movimento di un vogatore va eseguito in2 tempi : prima la spinta è data dalle gambe, poi dalle braccia.
– La schiena deve sempre rimanere dritta, , il busto non partecipa al movimento.
– Durante il movimento le gambe non devono venire tese al massimo : questo infatti avrebbe conseguenze negative sulle articolazioni delle ginocchia.
– Durante la spinta, le gambe devono rimanere parallele e conservare la stessa distanza.
– Le spalle devono restare basse dato che partecipano al movimento facendo avvicinare le scapole.
– Non rilasciate mai la barra di trazione intanto che tirate.
– Verificate la posizione dei poggiapiedi : se le vostre braccia non sono tese correttamente nella posizione di trazione iniziale, significa che i poggiapiedi sono regolati male.
Questo sport si può facilmente praticare anche in casa, , con vogatori più piccoli di quelli da palestra e quindi più economici ma altrettanto efficienti. Si possono acquistare in negozi specializzati ed anche online.

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Bruciare grassi in palestra: dimagrire solo coi pesi è possibile?

MEDICINA ONLINE PALESTRA DA GIOVANE BLOCCA CRESCITA TEEN FITNESS HEIGHT STOP GROWING TREADMILL RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA PESI CITTA SMOG PALESTRA SPORTQuante volte avete sentito dire, specie ovviamente alle donne: “non faccio i pesi perché poi mi ingrosso”, “per dimagrire devi fare cardio per tanto tempo a bassa intensità”, “quando facevo sala pesi ero ingrassata”. Tante volte, vero?

Purtroppo in gran parte dell’ambiente fitness troneggia ancora la regola che l’allenamento con i pesi sia nemico del dimagrimento, mentre interminabili ed estenuanti sedute cardio rappresentano il santo Graal per tutte quelle persone (soprattutto donne) che identificano nella bilancia il loro peggior nemico.

Ma è vero che i pesi non servono a dimagrire (anzi peggiorano le cose) mentre il cardio si? La risposta è ovviamente NO, anzi… tutto il contrario!

Il nostro corpo

Il nostro corpo è un sistema incredibilmente complesso, ma possiamo individuare in esso quattro grandi componenti: ossaorganimuscolo e pannicolo adiposo, a cui vanno aggiunti i liquidi. Ossa e organi sono componenti che, tendenzialmente possiamo considerare fisse (ovvero non sottoposte ad oscillazioni), mentre muscoli e tessuto adiposo sono le due componenti variabili a cui possiamo e dobbiamo fare riferimento quando parliamo di dimagrimento.

Per dimagrimento si intende il miglioramento del rapporto tra massa grassa e massa magra, all’aumentare della seconda diminuirà la prima e viceversa; e in tutto questo il peso ricopre un ruolo marginale se non nullo (tranne in particolari condizioni).

Inoltre va detto che grasso e muscolo hanno due densità completamente diverse a parità di peso, il che significa che, se in un lasso di tempo X  ci allenassimo con i pesi e perdessimo 3 kg di massa adiposa, a favore di 3 kg di massa magra, davanti allo specchio risulteremmo molto più asciutti, pur pesando sempre uguale.

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Il peso

Croce e delizia di chiunque debba (o pensa di dovere) dimagrire, alcuni arrivano a consultare la bilancia anche più volte al giorno disperandosi o gioendo di oscillazioni di pochi etti, sprecando tempo ed energie preziose. Il nostro peso infatti è un valore di per se abbastanza vuoto, che indica la somma di tutti i nostri tessuti, liquidi e quant’altro; ci da una stima quantitativa, ma non qualitativa, della nostra condizione attuale. Quindi, a meno che non rientriate nella categoria del forte sovrappeso o dell’obesità (condizione nella quale, perdere peso è necessario, almeno in una prima fase), potete tranquillamente consultare la bilancia non più di una volta ogni settimana, o anche meglio ogni due).

Il metabolismo

Il nostro corpo consuma una certa quantità di calorie ogni giorno per mantenere le proprie funzioni vitali (metabolismo basale) e per permetterci di svolgere tutte le nostre attività giornaliere, dal lavoro all’allenamento. Noi ingeriamo giornalmente una certa quantità di calorie per far si che tutto funzioni a dovere. Ogni tessuto del nostro corpo utilizza una certa quantità di calorie, e il tessuto che ne utilizza la quantità maggiore è il muscolo; va da se che più muscolo (massa magra) abbiamo, e più calorie il nostro corpo utilizzerà per le proprie funzioni, quindi all’aumentare dei muscoli, aumenta anche il metabolismo basale e quindi aumentano le possibilità di dimagrire.

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Cardio vs pesi

Il dimagrimento si considera rapportando la percentuale di massa grassa con la percentuale di massa magra, il peso non è una discriminante fondamentale (si può notare facilmente capendo come funziona una bioimpedenziometria) e il muscolo è il nostro principale alleato per innalzare il metabolismo e rendere più efficace il processo di dimagrimento. Da queste considerazioni si evince che il lavoro con i pesi (ovviamente ben organizzato e strutturato) è sicuramente preferibile all’allenamento cardio, perché ci consente di rafforzare e potenziare quelle strutture che ci consentiranno di avere un metabolismo più efficiente e più veloce, a discapito della massa grassa. Avere una percentuale più alta di muscolo vi consentirà inoltre di mangiare di più (non cheesecake), perché è un substrato energeticamente più efficiente.

Ma allora il cardio va messo da parte? Assolutamente no! Pesi e cardio possono essere svolti in sinergia. L’allenamento cardio è un ottimo alleato, ma solo se eseguito con criterio: sono infatti sconsigliate interminabili sedute di camminata sul tappeto che hanno come unico risultato quello di farvi morire di noia, molto meglio una sessione più breve (anche ventitrenta minuti massimo), ma organizzata secondo degli intervalli di intensità variabili, che permetteranno al vostro corpo di non abituarsi mai a quello che state facendo, reagendo e migliorando la risposta metabolica.

Un consiglio da non dimenticare

Per concludere, il dimagrimento è senza dubbio un processo che va affrontato da più versanti (alimentazione, allenamento, integrazione), ma che trova nell’allenamento con i pesi il suo principale strumento di successo, e se riuscirete a superare tutte le leggende e i miti (per lo più sbagliati) che lo circondano, vi renderete conto di quanti e quali risultati positivi e durature potrete ottenere per mezzo di esso.

Inoltre, e questo vale soprattutto per le donne, non fatevi ingannare dalla storiella che fare pesi equivale a diventare muscolosi come gli uomini (una delle più grandi stupidaggini che si ascolta dentro e fuori le palestre!) perché il vostro quadro ormonale ve lo impedirebbe anche se lo voleste, inoltre la qualità muscolare e la compattezza che potete ottenere con allenamenti di forza sono irraggiungibili seguendo qualsiasi altra pratica, men che meno facendo soltanto cardio. Avete paura di diventare come le culturiste che ogni tanto vedete in tv? Non ci diventerete mai, soprattutto senza l’aiuto del doping!

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Il tapis roulant magnetico fa dimagrire?

MEDICINA ONLINE TOM TOM RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA BOSCO CITTA SMOQuanto ci può aiutare il tapis roulant magnetico (o “meccanico”) per dimagrire o comunque per perdere peso?

Ci aiuta molto, ma in base a l’utilizzo che ne facciamo: se corriamo molto piano bruciamo i grassi e dimagriamo perché diminuisce la scorta di grassi; se corriamo forte bruciamo i carboidrati e impediamo che carboidrati assunti con l’alimentazione vadano a immagazzinarsi come grasso e quindi dimagriamo perché dirottiamo i carboidrati, trasformandoli in energia che ci aiuta a continuare nello sport.
Poiché nella corsa il consumo calorico dipende dai chilometri percorsi, quindi, è ovvio che per dimagrire occorre scegliere la velocità che consenta di effettuare il maggior numero di chilometri nel tempo a disposizione. Il consiglio è quello di lasciarsi consigliare dal proprio personal trainer in palestra o di auto allenarsi al parco monitorando l’effettivo percorso ed i tempi che si impiegano per percorrerlo. Una volta stabilita la velocità con cui riuscite a percorrere la maggior parte di chilometri potrete continuare ad allenarvi a tale velocità e ricavarne maggiori benefici e risultati.
Con il tapis roulant magnetico regolare la velocità è, ovviamente, più difficile che nei tapis a motore. Bisogna fare da soli, conoscersi e sapere a che velocità andare; non possiamo memorizzare una velocità, ma ricordarci a che passo riusciamo a tenere più duro. Se utilizziamo quotidianamente il nostro tappeto magnetico saremo sicuramente in grado di reimpostare la velocità tenuta il giorno prima.
Con il nascere di tutti questi attrezzi utili per il raggiungimento della forma fisica è stato fatto un sondaggio per verificare quale attrezzo era preferito dagli sportivi di diversi livelli, dal professionista allo sportivo occasionale. Secondo i dati raccolti dal sondaggio, eseguito dal portale degli specialisti in Fitness e Sport, per il 41% degli intervistati il tapis roulant non è solo l’oggetto che non può mancare nei centri sportivi, ma è anche l’attrezzo a cui non si può assolutamente rinunciare nel momento in cui si decide di praticare il training in casa.
La camminata veloce (o corsa leggera) è ormai lo sport per antonomasia, l’attività prediletta, sia dai più piccoli e giovani, che dagli sportivi più avanti con l’età; ogni mese aumentano gli acquisti di Tapis Roulant, che per le loro caratteristiche rappresentano una valida alternativa alle passeggiate o alla corsa nei parchi e sulla spiaggia.

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Quale allenamento sul tapis roulant brucia più calorie in assoluto?

A differenza di quanto ci si possa aspettare l’allenamento che regala maggiori risultati in termini di dimagramento e smaltimento della massa grassa non è la corsa su piano, bensì la camminata veloce in salita. Ciò che occorre fare è inclinare la pedana del tapis roulant in modo da ricreare una salita (impostate il livello di inclinazione in base alla vostra resistenza). La camminata in salita, oltre a valorizzare maggiormente i glutei rispetto alla corsa normale, a certe velocità riesce a portare l’allenamento anche sui 100 kcal ogni 10 minuti.

Come scegliere il tapis roulant magnetico giusto per noi?

Per scegliere il migliore tapis roulant che soddisfa tutte le nostre esigenze bisogna considerare diversi punti, quali:

  • possibilità di inclinare la superfice da corsa. Rendere più difficoltoso il nostro allenamento è importante e scegliere il modello che soddisfa ciò è indispensabile. Diamo sempre un occhio qualità-prezzo.
  • l’ammortizzazione del nastro da corsa. Verificate che tipo di ammortizzazione sia supportata nel modello di tapis roulant da voi scelto (elastomeri, poliuretano o altro ancora) facendo attenzione a non risparmiare su questo aspetto perché si tratta della vostra salute; è fondamentale allenarsi senza dover temere infiammazioni o problemi di vario tipo alle varie giunture o legamenti.

 

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Bodybuilder fa un salto, cade male e muore davanti ai fan [VIDEO]

MEDICINA ONLINE Sifiso Lungelo Thabete morto mentre fa un salto si rompe il colloÈ stato un salto mortale, nel senso letterale del termine, a spazzare via nei giorni scorsi l’esistenza di Sifiso Lungelo Thabete, giovane promessa sudafricana del bodybuilding, già laureatosi campione mondiale under 23 IFBB nella categoria fino ai 75 chili.

Durante un’esibizione prima di una gara, accolto dall’ovazione del suo pubblico, in Sudafrica, ha effettuato un salto all’indietro, acrobazia già messa a segno in tante altre occasioni ma che stavolta è finita male: Sifiso è atterrato sulla testa spezzandosi il collo e morendo quasi all’istante. Nel filmato girato da uno spettatore lo si vede rimanere immobile subito dopo l’impatto, mentre intorno a lui si affollano varie persone che prestano i primi soccorsi. Ogni tentativo di rianimarlo risulterà inutile: all’arrivo in ospedale il ragazzo è stato dichiarato morto.

Sifiso, che aveva impressionato già in passato pubblico e giudici per le incredibili dimensioni muscolari e per la sua maturità, superiore a quella dei suoi coetanei, è stato ricordato sui social da tantissimi amici, parenti e appassionati, oltre che dalla rivista specializzata Muscle Evolution.

Il filmato mostra il giovane culturista immobile subito dopo il bruttissimo impatto mentre intorno a lui si affollano varie persone che prestano i primi, e purtroppo, inutili soccorsi.

Il video può essere visionato a QUESTO LINK.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Giovane ragazza bodybuilder muore per aver mangiato troppe proteine

MEDICINA ONLINE MEEGAN HEFFORD RECORD DOPING PROTEINE MORTE INTEGRATORE BODY BUILDING 14 FARMACI ILLEGALI PROIBITI ANFETAMINE TREMBOLONE OBESO MUSCOLI FOTO PICTURE death-blamed-on-protein-shakes.jpgUna bodybuilder australiana di 25 anni, Meegan Hefford, è morta per aver consumato troppe proteine. Stava seguendo una dieta rigida con cibi ricchi di proteine per partecipare ad una competizione di bodibuilding a settembre, ma non sapeva, come hanno scoperto i medici dopo il suo decesso, di soffrire di una malattia rara che non permette al corpo di scomporre le proteine. Ciò significa, è bene sottolinearlo, che non è stato l’integratore proteico in sé a causare la morte, bensì la patologia preesistente della sportiva; come è bene sottolineare per l’ennesima volta che assumere proteine (o creatina, o amminoacidi) NON EQUIVALE  ASSOLUTAMENTE a doparsi. A riportare l’episodio è il quotidiano inglese The Independent.

La giovane donna, madre di due figli ed istruttrice paramedico, è stata trovata incosciente nel suo appartamento e poi trasportata in ospedale, dove è morta due giorni più tardi. La dieta che stava seguendo era ad alto dosaggio proteico, con frullati, integratori e cibi ricchi di proteine. La sua malattia genetica, il disturbo del ciclo dell’urea, colpisce circa una persona su 8.000, ma molti non sanno di averla. E’ causata da errori congeniti nel sistema di eliminazione dell’ammoniaca, che finisce per accumularsi nel sangue, così come si accumula fluido nel cervello, causando danni cerebrali e anche la morte.

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La famiglia di Meegan chiede ora maggiori restrizioni sui supplementi e le polveri proteiche. “La vendita di questi prodotti deve essere maggiormente regolamentata. Mia figlia andava in palestra due volte al giorno per prepararsi a questa gara, ma da giugno aveva iniziato a sentirsi letargica e ‘strana’”, racconta Michelle White, madre della ragazza, che non aveva idea che la figlia stesse assumendo questo tipo di integratori.

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Differenza tra tapis roulant magnetico e meccanico

MEDICINA ONLINE TOM TOM RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA BOSCO CITTA SMOG WALLPAPER SEXY GIRL RUNNING CITY.jpgQual è la differenza tra tapis roulant magnetico e tapis roulant meccanico? La risposta è rapida e semplice: non esiste alcuna differenza, sono due modi diversi per chiamare la stessa cosa. Il tapis roulant magnetico o meccanico ha la particolarità di non avere un motore per cui il nastro si muove con la sola forza dei vostri piedi, fatto questo che lo differenzia nettamente dal tapis roulant elettrico.

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Differenza tra monofrequenza e multifrequenza: qual è il migliore allenamento?

MEDICINA ONLINE ALLENAMENTO MONOFREQUENZA MULTIFREQUENZA PESI IPERTROFIA FORZA MASSA WORKOUT ARNOLD DEATH DEAD MORTE BODY BUILDING DOPING LETTERA MUSCOLI COME RICONOSCERE UN DOPATO IN PALESTRA ATLETA TEST ANTIDOPING RECORD.jpgIn palestra è preferibile allenarsi in monofrequenza o multifrequenza? Per prima cosa chiariamo il significato di questi termini, in modo da archiviare almeno i primi dubbi:

  • Monofrequenza: allenare lo/gli stesso/i gruppi muscolari una sola volta nel programma di allenamento settimanale.
  • Multifrequenza: allenare lo/gli stessi/i gruppi muscolari più volte nel programma settimanale, attraverso schede full body o il classico A-B-A-B.

In questo articolo vedremo che, come spesso avviene nello sport, non esiste un tipo di allenamento necessariamente migliore di un altro, bensì dipende da molti fattori. Molto dipende dalla struttura del soggetto, dal suo grado di allenamento e naturalmente anche dal modo in cui si allena. Le informazioni dell’articolo sono riferite ai “natural”.

La monofrequenza non esiste

C’è da fare una importante premessa: la monofrequenza “pura” non esiste, perché la fisiologia del nostro corpo va in una direzione completamente diversa. Chi pensa d’allenare un muscolo una volta a settimana in monofrequenza, in realtà non sa che sta facendo un allenamento pesante, più diversi richiami, perché nessun muscolo può mai lavorare in modo totalmente isolato. Con le braccia questo discorso è evidente, il bicipite lavora anche nelle trazioni ed il tricipite nella panca piana. In realtà il bicipite lavora anche nella panca (stabilizzando la testa dell’omero) ed il tricipite lavora anche nelle trazioni estendendo l’omero. Per approfondire l’argomento leggi i muscoli biarticolari. Ma anche i grandi ventri muscolari lavorano più volte a settimana, per esempio il grande pettorale interviene anche quando alleniamo le spalle: nelle spinte con manubri sopra la testa (fasci claveari), o quando alleniamo il dorso con la lat machine (fasci sterno-costali). Idem il gran dorsale che interviene nei dip, ecc. Insomma l’allenamento classico in monofrequenza è fatto dall’allenare il muscolo target una volta a settimana, più tanti richiami.

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Forza o massa?

Le differenze principali tra monofrequenza o multifrequenza stanno nel tipo di split (suddivisione dei gruppi muscolari) e nel tipo di allenamento vero e proprio: lo scopo è aumentare la forza o raggiungere l’ipertrofia?. Mi spiego meglio con un esempio che introduce la questione: se si fa un classico lavoro di ipertrofia, quindi con parecchio volume (molte serie e molte ripetizioni) è ovvio che il recupero sarà decisamente lungo, quindi se alleni il petto il lunedì sarà auspicabile un recupero di almeno 3-4 giorni per alcuni soggetti e magari anche 5-6 giorni se non di più per altri. Ecco perché spesso si torna ad allenarlo il lunedì successivo. C’è da dire però che non sempre questo tipo di approccio è profittevole, anzi per molti potrebbe essere proprio da evitare, poiché gran parte dei soggetti – specie chi ha iniziato da poco – non è in una condizione fisica e fisiologica soddisfacente per sopportare certi volumi di lavoro.

Monofrequenza o multifrequenza: dipende da te

Soggetti alle prime armi, longilinei, tipicamente ectomorfi, quelli che non crescono mai per intenderci (il classico “secco”), trarranno ben pochi benefici da allenamenti di volume, esaurimento, isolamento e quant’altro: in questo caso farebbero bene a concentrarsi sulla forza e sui fondamentali e quindi soprattutto sulla multifrequenza. Nella scelta tra monofrequenza o multifrequenza, è importante ascoltare e conoscere bene il proprio organismo per essere sicuri ad esempio di recuperare correttamente. Non è un caso infatti vedere ragazzi che esagerano con gli esercizi per ore, incontrarli dopo mesi e trovarli sempre uguali! Ciò è vero soprattutto a causa del fatto che tali individui non sono in grado di coinvolgere un grande numero di unità motorie del muscolo target durante l’alzata sia a causa della tecnica, probabilmente, non delle migliori sia per il fatto che il loro Sistema Nervoso Centrale non è ancora sufficientemente abituato alla nuova attività. Una conseguenza dello scarso reclutamento è che nel tentativo di aumentare l’intensità dell’allenamento e il valore del carico sollevato lo sforzo viene indirizzato, erroneamente, su distretti muscolari che dovrebbero essere solamente a sostegno del muscolo principale storpiando la tecnica e aumentando peraltro il rischio di infortuni. Per far si che una scheda di allenamento in monofrequenza sia efficace è necessario che chi lo pratica sia in grado di somministrare un grande stress al muscolo, questo perché il tempo di recupero a disposizione è alto e di conseguenza se non siamo in grado di portare il lavoro muscolare al limite dopo la supercompensazione riscontrabile nei primi giorni il muscolo affronta un periodo di stallo per poi andare incontro ad una perdita dei guadagni ottenuti.

principianti “secchi” farebbero quindi bene a concentrarsi sull’apprendimento di determinati schemi motori, ripetendo lo stesso gesto anche più di una volta a settimana, quindi anche loro nella scelta tra monofrequenza o multifrequenza, dovrebbero premiare la prima. In fin dei conti le classiche schede di ricondizionamento che si danno a una persona appena entrata in palestra, sono in total body, e quindi lo stesso lavoro è da eseguire 2-3 volte a settimana.

E’ la monofrequenza? In modo molto generico è preferibile quando il soggetto comincia ad essere più esperto degli esercizi, più “grosso” e quando il suo allenamento punta molto all’ipertrofia (massa) a volume, a cedimento, a esaurimento, con molta produzione di acido lattico e molta rottura cellulare: ciò richiede più recupero e di conseguenza diventa più adatta la monofrequenza. Se il soggetto esperto predilige invece l’allenamento per la forza (molto peso e poche ripetizioni) ha invece dei parametri diversi quali: poca o nulla rottura cellulare, minor volume totale di lavoro, minor tempo di riposo necessario tra una sessione e l’altra; permette quindi di allenarsi anche tre volte la settimana per lo stesso gruppo muscolare, o meglio per lo stesso gesto tecnico, pertanto in questo caso è più adatta la multifrequenza. Anzi per essere più precisi, ci si dovrebbe allenare proprio in multifrequenza per la forza. Anche perché se vuoi aumentare quei carichi, se vuoi migliorare in qualcosa di specifico, non è pensabile farlo una sola volta a settimana: quell’esercizio, quel gesto tecnico, va ripetuto più volte a settimana, padroneggiato e fatto proprio.

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Qual è il migliore?

Se avete letto tutto l’articolo senza saltarlo a piè pari per leggere direttamente questo paragrafo, avrete quindi capito che non c’è un tipo di allenamento migliore di un altro: nella scelta tra allenamento in monofrequenza o multifrequenza, la variabile principale è il soggetto ed i suoi scopi. Da lui partiranno poi altre sotto-variabili quali la condizione di partenza, le caratteristiche della sua composizione corporea, i numeri di allenamento a settimana, lo schema dei gruppi muscolari…

Un neofita, il cui obiettivo è cominciare ad aumentare gradatamente forza e massa muscolare, dovrebbe concentrarsi principalmente sui fondamentali – quindi privilegiare la multifrequenza – ed eventualmente qualche esercizio di isolamento.

Un esperto frequentatore della palestra, il cui obiettivo principale è avere la maggior massa possibile, potrebbe trarre giovamento dalla monofrequenza; se vuole aumentare la forza potrebbe prediligere la multifrequenza. Ovviamente sono considerazioni generiche: ogni soggetto è diverso! Il soggetto in equilibrio, con una buona composizione corporea, esempio il classico mesomorfo (buona massa muscolare di base), che già conosce bene le basi, può allenarsi sostanzialmente con diversi metodi ed avrà comunque risultati. Ecco che quindi potrà allenare un gruppo muscolare, anche per l’ipertrofia, due volte a settimana, poiché il suo organismo recupera bene e glielo consente.

L’opinione finale di chi scrive è comunque che la multifrequenza nei natural si è rivelata fisiologicamente migliore – anche per il sottoscritto – tanto che la maggior parte degli atleti ha preso questa strada. Nei non natural la sintesi proteica è tenuta attiva dai farmaci, quindi il discorso per loro è completamente diverso.

Cambiare tipo di allenamento

Il corpo, alla lunga, si abitua: cambiare può far miracoli! In quanti passando dopo anni di monofrequenza alla multifrequenza hanno notato ottimi risultati? Ed in quanti invece riducendo drasticamente il volume e ritornando alla monofrequenza si sono sentiti rifiorire? Questo avviene perché il corpo si abitua agli stimoli, va incontro ad assuefazione, quindi nulla vieta di cambiare il tipo di allenamento ed ascoltare se il nostro corpo… è d’accordo!

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Record di doping per un culturista italiano: 14 farmaci proibiti

MEDICINA ONLINE GIUSEPPE IPPOLITO 23 ANNI RECORD DOPING BODY BUILDING 14 FARMACI ILLEGALI PROIBITI ANFETAMINE TREMBOLONE OBESO MUSCOLI FOTO PICTURE PHOTO HDLa sua filosofia: «allenarsi fino allo stremo tornando a casa distrutto ma felice per aver dato il massimo. Alimentarsi come un culturista, pensare come un culturista perché il culturismo non è solo sollevare pesi è uno stile di vita che va portato avanti ogni giorno». Giuseppe Ippolito, siracusano, 23 anni lavorava senza tregua in palestra sognando il titolo italiano di body building in palio lo scorso 2 luglio a Roma. Si ritrova invece detentore del più triste primato sportivo nazionale: 14 diversi farmaci proibiti (e quattro loro metaboliti) trovati in un solo controllo antidoping proprio ai campionati nazionali.

Venti casi in un anno
Dalla A di anfetamine alla T di trenbolone, c’è di tutto: steroidi per uso umano e veterinario, diuretici per l’ipertensione, farmaci anti Parkinson, anoressizzanti e psico stimolanti. I suoi campionati italiani Giuseppe li aveva giudicati cosi: «La miglior forma di sempre premiata solamente col quarto posto. Non è da me lamentarmi ma mi permetto di dire che meritavo qualcosina in più». Quel qualcosina — se la controanalisi conformerà — saranno quattro anni di squalifica e un processo penale. La «non negatività» di Ippolito è la ventesima in 12 mesi di un body builder italiano. Il diario di Giuseppe Ippolito è simile a quello di centinaia di altri colleghi: una vita votata alla cultura del corpo con l’ossessione di non perdere nemmeno un minuto di lavoro in palestra per non far sfumare la definizione di ogni singola fibra muscolare. Mesi per preparare esibizioni sul palco di un teatro con la pelle coperta di vernice marrone.

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Il rapporto dell’antidoping
«A 14 anni — scrive Ippolito — raggiunsi lo status di ragazzino obeso e il medico mi disse: se continuerai a mangiare così ti ammalerai presto. Decisi di cambiare vita, m’iscrissi in palestra e iniziai a curare l’alimentazione. Che gioia di tornare a lacerare le fibre muscolari e avvertire quella sensazione di dolore-piacere che rende le mie giornate più belle. Le gare di culturismo si vincono prima di salire sul palco, quando si sta a dieta, si riesce a trovare una soluzione invece di una scusa, quando si ci allena oltre i propri limiti fisici e soprattutto mentali». Dietro al body building italiano un meccanismo di tesseramenti e competizioni a dir poco singolare. La disciplina, pur riconosciuta dal Coni, non ha una federazione di riferimento ma è gestita da associazioni che fanno le veci delle federazioni affiliandosi agli enti di promozione sportiva. Le più attive sono «lfbb» (legata all’Asi, l’ex ente di riferimento di Alleanza Nazionale) e la «Wabba», affiliata a quelle Polisportive Giovanili Salesiane che la settimana scorsa si sono viste infliggere quattro anni di squalifica a dieci loro atleti. Il danno d’immagine non riguarda solo i salesiani. A settembre l’Agenzia Mondiale Antidoping pubblicherà i rapporti statistici 2016 e, grazie al body building, l’Italia ha buone possibilità di passare dal secondo al primo gradino del ranking, scalzando la Russia dalla triste leadership di paese con più casi di doping al mondo.

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