Endometriosi: cause, sintomi e menopausa

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’endometriosi è una condizione che si verifica quando l’endometrio si espande in zona pelvica. L’endometrio è la mucosa che riveste la cavità uterina: questo provoca dei dolori alle ovaie e vengono coinvolti anche vescica, retto e vagina.

Sintomi e cause

Le cause di questa malattia non sono ancora chiare. Alcuni fattori di rischio sarebbero da ricondursi alla giovane età e alla familiarità con la malattia.
L’endometriosi si sviluppa, nella maggior parte dei casi, perché l’endometrio raggiunge la zona pelvica durante il ciclo mestruale nei casi in cui le condizioni uterine favoriscano il passaggio delle cellule.
I sintomi più evidenti dell’endometriosi sono i forti dolori addominali o pelvici, ovvero il dolore mestruale; forti dolori durante i rapporti sessuali con la penetrazione; dolore durante la defecazione. Ci sono donne che hanno fastidi pelvici continui, anche non in presenza del ciclo.

Endometriosi e menopausa

Il tessuto endometriale ha bisogno dell’ormone estrogeno per crescere, per questo motivo alcune donne trovano sollievo nella menopausa. Quindi, nei fatti, nonostante le vampate di calore e gli sbalzi d’umore, così come tutti gli altri disturbi, la menopausa nelle donne con endometriosi si traduce in sollievo.

Cure possibili

La cosa migliore da fare, se pensiamo che i nostri disturbi siano troppo invalidanti è andare dal medico specialista. In generale le terapie mediche non guariscono completamente la malattia ma ne attenuano il dolore. Insieme sarà possibile fare visite accurate e approfondite. Se scopriamo di avere davvero l’endometriosi verremo aiutate nell’individuare l’approccio migliore, a seconda della gravità dei sintomi.

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Incontro tra spermatozoi e cellula uovo al microscopio [VIDEO]

Durante il rapporto sessuale con l’orgasmo l’uomo libera in vagina sui 400 milioni di spermatozoi (40-600 milioni in media) che dovranno poi raggiungere l’ovulo per poterlo fecondare.

Lo spermatozoo e l’ovulo si incontrano a livello dell’ampolla tubarica, vicino alle ovaia. Nella punta della testa dello spermatozoo c’è l’acrosoma, una specie di sacchettino che contiene una serie di enzimi che hanno la capacità di fondere la membrana cellulare dello spermatozoo con quella dell’ovulo. Questa fusione, chiamata reazione acrosomiale, può avvenire solo in presenza della zona pellucida, uno strato protettivo dell’ovulo ricco di proteine, e in particolare a livello di una glicoproteina chiamata ZP3, che oltre a innescare la reazione di fusione agisce anche da àncora per lo spermatozoo.

Quando il primo spermatozoo si lega a una parte della glicoproteina ZP3, scatta la fusione tra le membrane cellulari. Quando i due gameti si fondono l’ovulo si attiva. Prima di tutto secerne delle sostanze che modificano la zona pellucida e le proteine ZP3 vengono inattivate per evitare che altri spermatozoi entrino dentro l’ovulo. Quindi l’ovulo completa la sua maturazione per poter poi fondere il suo DNA con quello maschile. Una volta che i due DNA si sono uniti si forma la prima cellula del bambino che prende il nome di zigote.

In questo video possiamo vedere l’incontro tra gli spermatozoi e l’oocita.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra ovaio policistico, micropolicistico e microfollicolare

MEDICINA ONLINE OVAIO TUBE FALLOPPIO GENITALI FEMMINILI MICROCISTICO MICROPOLICISTICO POLICISTICO CISTI MULTIFOLLICOLAREOvaio micropolicistico
È un ovaio un po’ più grosso della media, che produce follicoli più numerosi e più grandi, di circa 10 mm. Pur rientrando nella normalità, l’ovaio micropolicistico può essere un ovaio pigro a ovulare, che ovula solo alcuni cicli all’anno o dà cicli anovulatori, cioè senza ovulazione, e proprio per questo in alcuni casi può comportare problemi di fertilità.
Se si riscontra un ovaio micro-policistico e si desidera una gravidanza, può essere utile somministrare integratori a base di inositolo, una sostanza naturale che migliora il funzionamento dell’ovaio.

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Ovaio microfollicolare
E’ un ovaio che ha follicoli di dimensioni inferiori, sui 7-8 mm, ma in quantità maggiore, e proprio per questo è una condizione normale nelle giovani donne, che hanno una riserva ovarica superiore, che poi fisiologicamente diminuisce con l’età.
Dà ovulazioni regolari e per questo non comporta problemi di fertilità.

Ovaio policistico o policistosi ovarica (definita anche con la sigla PCOS)
È una patologia vera e propria, che determina la produzione di follicoli multipli che però spesso non riescono a far avvenire l’ovulazione e proprio per questo le donne che ne sono colpite hanno difficoltà a concepire. È un disturbo legato ad una resistenza insulinica di base, tipico per questo delle donne fortemente sovrappeso o con peluria abbondante. Richiede terapie specifiche come la pillola contraccettiva o induttori dell’ovulazione, più eventualmente l’inositolo o antidiabetici orali.

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Parto cesareo programmato: i rischi ed i vantaggi

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìE MORTA LIQUIDO.jpgNel 2013 il 36,3% delle nascite in Italia è avvenuto con parto cesareo. È quanto emerge dagli studi dell’Istat: un numero molto alto secondo l’Organizzazione mondiale della sanità e che supera di quasi 10 punti percentuali la media dell’Unione europea (del 26,7% nel 2011). Eppure, in alcuni casi, è necessario eseguire un taglio cesareo per evitare complicazioni per la mamma e il neonato

1) Quando è consigliabile fare un parto cesareo?
I casi sono davvero pochi:

  • se il bambino è podalico, e quindi non si è girato;
  • se è una gravidanza gemellare con bambini podalici;
  • se ci sono stati dei pregressi parti cesarei.

Tutte le altre condizioni devono essere discusse con il proprio ginecologo per prendere delle decisioni comuni in funzione di due variabili principali: il desiderio della donna rispetto a come vuole partorire e la sicurezza che la sala parto può fornire.

2) Quali possono essere i vantaggi di questa scelta?
In realtà, non ci sono particolari vantaggi. O meglio, se si tratta di un parto cesareo effettuato nel corso del travaglio, quando ci sono dei rischi per il bambino, ovviamente è necessario farlo. Altrimenti, il cesareo crea solo problemi: il modo migliore di partorire per la mamma e di nascere per il bambino, infatti, è per le vie naturali. E poi, il problema non è tanto del taglio cesareo in sé, quanto dei tagli successivi al primo, che poi possono creare dei problemi anche importanti.

3) Quali sono, invece, gli svantaggi del taglio cesareo per il bambino?
Più che di svantaggi, il bambino non gode degli stessi vantaggi di un bimbo nato in modo naturale. Chi viene al mondo con un parto tradizionale ha un tempo di adattamento più lungo dalla vita dentro l’utero a quella fuori. Qualche ora in più influisce positivamente sul funzionamento del sistema respiratorio, cardiaco e neurologico. Inoltre, durante il travaglio la mamma sviluppa degli ormoni particolari, che sono gli stessi che sviluppa anche il bambino e questo li rende più vicini.
Una volta venuti al mondo, mettiamo i piccoli senza vestiti a contatto con la pancia della mamma per alcuni minuti, in modo da creare un legame non solo psicologico, ma anche fisico tra loro. Così, il bambino acquisisce i primi batteri sani dalla mamma e questo lo proteggerà da allergie, dermatiti e malattie dell’infanzia.

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4) Quali sono le complicazioni che possono insorgere?
Il rischio non riguarda tanto il singolo taglio cesareo, che è una procedura oggi abbastanza semplice, ma le gravidanze successive. Possono capitare casi, anche se rari, in cui la placenta si inserisce male o determina un danno alle pareti dell’utero. Ci sono situazioni in cui la placenta si sviluppa meno o in cui andando a rifare un altro taglio cesareo ci possono essere delle difficoltà chirurgiche importanti. La raccomandazione è quella di evitare di partorire nelle piccole sale parto nelle quali se occorre fare un parto cesareo ci vuole molto tempo per intervenire. Questo perché, a volte, il taglio cesareo deve essere fatto in fretta. E se è possibile farlo in fretta, allora vuol dire che è anche possibile seguire un travaglio anche quando c’è un piccolo rischio e aspettare prima di intervenire chirurgicamente, perché si è sicuri che se succede qualcosa in pochi minuti la paziente può essere assistita.

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Si può rimanere incinta con tube chiuse chirurgicamente?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOLe tube di Falloppio, chiamate anche salpingi o trombe, sono due organi tubolari pari e simmetrici che collegano l’ovaio alla cavità uterina. Oltre a dare passaggio all’ovocito hanno anche funzione riproduttiva. Hanno, infatti, il compito di captare l’ovocita e lo spermatozoo e permettere la fecondazione.

La tecnica della legatura delle tube si basa sul blocco per via chirurgica delle vie d’accesso degli ovuli alla zona ampollare della tromba di Falloppio Si previene così la fecondazione dell’ovulo, che si verifica normalmente in questa zona. Di norma si seziona un frammento della tromba e la si lega con un punto di sutura riassorbibile, così che si separino le estremità, aumentando l’efficacia anticoncezionale della procedura. Il maggior inconveniente è la sua quasi completa irreversibilità (anche se non impossibile) se si vogliono ristabilire quelle funzioni precedenti all’intervento.

Se l’operazione di chiusura è effettuata in modo adeguato, la donna non può più rimanere incinta.

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Le aderenze patologiche della placenta in gravidanza

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìE MORTA LIQUIDOLa placenta costituisce l’ elemento fondamentale per la vita intrauterina fetale e, quindi, per il corretto andamento della gravidanza. Attraverso la placenta si garantisce il continuo scambio di “informazioni” tra mamma e feto, attraverso incessanti richieste e donazioni di ormoni e sangue. La placenta è un annesso fetale ed essendo tale possono riscontrarsi delle situazioni patologiche, specialmente nelle modalità di aderenza al tessuto uterino. Difatti può accadere che i villi coriali possano tendere ad un’infiltrazione anomala all’interno della parete uterina, così da rendere la reazione deciduale inadeguata a contenere l’ inserimento dei villi.

Si tratta di tre diverse forme di sincretismo placentare, nel senso che queste forme di placenta aderiscono in modo anomalo all’interno della cavità uterina:

  • Placenta accreta, ovvero quella placenta che si annida profondamente nella decidua e supera lo strato basale, giungendo ad un contatto con il miometrio;
  • Placenta increta, in cui i villi coriali si spingono fino ad addentrarsi nel miometrio, quindi sino al tessuto muscolare uterino;
  • Placenta percreta nel momento in cui la placenta si addentra fino ala sierosa peritoneale, giungendo talvolta addirittura fino agli organi peritoneali, come ad esempio la vescica.

I fattori di rischio che favoriscono queste anomalie sono: pregresse cicatrici uterine, pregressi secondamenti (espulsione placentare) manualiraschiamenti della cavità uterina, miomectomie. La sintomatologia potrebbe essere assente, con probabile comparsa di sangue nelle urine (ematuria). Se non ci sono sintomi, allora, quale potrebbe essere il problema per la donna? Sicuramente, se non viene diagnosticato nulla, il mancato distacco di placenta comporta la necessità di un secondamento manuale, che spesso può risultare fastidioso e doloroso per la paziente.

In questo caso risulta necessario anche una revisione della cavità uterina, con utilizzo di ossitocici e controllo ecografico. Inoltre, se il sanguinamento dovesse persistere si richiede un trattamento chirurgico più specifico: dall’embolizzazione dei vasi uterini sino ad arrivare persino alla rimozione dell’utero. In tutti i casi è sempre possibile effettuare una corretta diagnosi pre-parto attraverso controlli ecografici e studio della flussimetria doppler.

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Quanti ovuli possiede mediamente una donna fertile?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOTra le 16 e le 20 settimane di gravidanza, le ovaie di un feto di sesso femminile contengono 6-7 milioni di oociti. La maggior parte di essi vengono eliminati e, al momento della nascita, ne riman­gono circa 1-2 milioni.

Dopo la nascita, non ne vengono prodotti altri. Al mo­mento della pubertà, sono presenti solo 300.000 oociti circa, più che sufficienti per il periodo fertile della vita. Una donna di 20 anni ha in genere 200.000 ovuli; a 30 sono già diventati 100.000; a 40 siamo sui 2.000 ovuli.

Solo, in piccola parte, gli oociti maturano fino allo stadio di ovuli. Le molte migliaia di oociti che non giungono a maturazione, degenerano. Tale fenomeno progredi­sce più rapidamente nei 10-15 anni che precedono la menopausa. Al momento della menopausa, sono scomparsi tutti.

Soltanto circa 400 ovuli vengono rila­sciati nel corso del periodo fertile della donna, di solito uno per ogni ciclo me­struale. Fino al momento del rilascio, l’ovulo rimane in uno stato di inattività all’interno del follicolo, in una fase di sospensione del processo di divisione cellulare. Pertanto, l’oocita è una delle cellule corporee che vivono più a lungo.

Poiché un ovulo inattivo non è in grado di attuare il normale processo di ripara­zione cellulare, la possibilità che venga danneggiato aumentano con l’avan­zare dell’età. Questo è il principale motivo per cui le probabilità di aberrazioni cromosomiche o genetiche aumentano se una donna concepisce in età avanzata.

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Di cosa sono fatte le pareti della vagina?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOLe pareti della vagina sono composte di morbide pieghe elastiche di pelle membranoso-mucosa che si allungano o contraggono (con il concorso dei muscoli pelvici) per adeguarsi alla misura del pene, durante l’atto sessuale.

Parete vaginale e sessualità

Durante l’eccitazione sessuale, specie se vi è stimolazione del clitoride, le pareti della vagina si auto-lubrificano. Ciò riduce l’attrito che può manifestarsi in conseguenza delle varie attività sessuali. In passato si riteneva che le ghiandole di Bartolino fossero responsabili della lubrificazione vaginale. Studi successivi rilevarono invece che è la stessa parete vaginale ad emettere goccioline di liquido che, dapprima isolate, successivamente formano un velo continuo e lucente su tutta la parete. La risposta vaginale è la stessa qualunque sia il tipo di stimolazione sessuale (clitoridea, mammaria, orale, ecc) ma la quantità di liquido può essere maggiore o minore a seconda dell’intensità e della durata dello stimolo. La lubrificazione si verifica anche in post-menopausa, ma la quantità di liquido secreto è fortemente inadeguata.

Anatomia della parete vaginale

La parete della vagina risulta costituita da tre tonache: mucosa, muscolare e av­ventizia.
La tonaca mucosa superiormente fa seguito alla mucosa del muso di tinca e inferiormente continua con la cute del vestibolo della vagina. È formata dall’epitelio di rivestimento e dalla lamina propria.

  • L’epitelio di rivestimento è del tipo pavimentoso composto, costituito da più strati: strato basale, intermedio e superficiale.
    • Lo strato basale è formato da cellule più o me­no cilindriche con grande nucleo vescicoloso e presenta numerose mitosi.
    • Lo strato intermedio è costituito da diversi piani di cellule fusiformi il cui citoplasma contiene glicogeno.
    • Lo strato superficiale è costituito da cellule appiattite il cui citoplasma può contenere granuli cheratoialini; i nuclei presentano gradi diversi di picnosi.L’epitelio vaginale è molto sensibile al tasso ematico degli ormoni sessuali e presenta, durante il ciclo mestruale, modificazioni notevoli in rapporto alla fase estrogenica o a quella progesteronica, tanto che si può parlare di un ciclo vaginale. L’esame di strisci vaginali colorati con meto­do di Papanicolau consente di stabilire la situazione endocrina del soggetto. Nei primi 14 giorni del ciclo mestruale (fase estrogenica), si osserva un aumento progressivo di cellule acidofile (indice acidofilo) con nuclei piccoli e picnotici (indice picnotico). Nella fase progesteronica successiva, l’indice acidofilo e picnotico si riducono; compaiono invece cellule basofile con nuclei grandi a cromatina dispersa. Queste cellule, che tendono ad ammassarsi e a desquamare, hanno un citoplasma caratterizza­to da margini arricciati.
  • La lamina propria, su cui poggia l’epitelio, si solleva in papille. È formata da tessuto connettivo denso, ricco di fibre elastiche, che diminui­scono andando in profondità. Sono presenti va­si, soprattutto venosi e accumuli di linfociti, mentre mancano le ghiandole. La superficie va­ginale è infatti lubrificata ad opera del muco cervicale.

La tonaca muscolare ha uno spessore ridotto; è formata da fasci di fibrocellule muscolari lisce a decorso prevalentemente spirale, separati da connettivo ricco in fibre elastiche.

La tonaca avventizia connette la vagina alle formazioni adiacenti. È sottile, ma resistente ed è formata da tessuto connettivo ricco di fasci elastici che tende a diventare fibroso nella por­zione inferiore. In essa sono contenuti ricchi plessi venosi.

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