Differenza tra infertilità e sterilità

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica QUANTO DURARE RAPPORTO SESSUALE EIACULAZIONE PRECOCE Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia Sesso Pene BotulinoSterilità e fertilità sono due termini usati spesso come sinonimi, ma in verità hanno significati estremamente diversi.

La sterilità (in inglese “infertility”) si verifica quando in una coppia uno o entrambi i partner sono affetti da una condizione fisica permanente che NON rende possibile il concepimento. Questo si verifica a causa di varie patologie, come nel caso di azoospermia, di menopausa precoce o di assenza di utero congenita.

Nel caso invece di infertilità (in inglese “infertility”) una coppia, per cause relative ad uno o entrambi i partner, non riesce ad ottenere una gravidanza dopo un anno di rapporti costanti e senza protezione (profilattico o altri metodi anticoncezionali). Il termine infertilità, quindi, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione generalmente temporanea e risolvibile, legata ad uno o più fattori interferenti.

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Cerco la gravidanza: quanto tempo è necessario per rimanere incinta?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma A CAPIRE SONO INCINTA SINTOMI GRAVIDANZA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoSi potrebbe paragonare il concepimento di un figlio a una vera e propria vincita alla lotteria: per vincere bisogna giocare, ma quando si gioca non si è mai sicuri di vincere! Quanto tempo mediamente è necessario per restare incinta? Se hai dei rapporti sessuali regolari, frequenti e nei periodi più fecondi (per le donne con un ciclo regolare i rapporti dovrebbero essere concentrati tra circa il decimo ed il quindicesimo giorno dopo il ciclo mestruale), calcola in media 8 mesi di attesa, prima di poter rimanere incinta. Se fai l’amore nei periodi più fecondi, senza utilizzare contraccettivi, hai 1 possibilità su 5 di restare incinta, cioè il 20% di probabilità. Ovviamente questi dati sono estremamente variabili, alcune rimangono incinte al primo tentativo mentre altre dopo anni di prove. La probabilità di gravidanza senza eccessive attese aumenta statisticamente al diminuire della vostra età: più siete giovani e più velocemente potete rimanere incinte.

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Fare un controllo

Se sai per certo che tu e il tuo partner avrete problemi nel concepire un figlio, (se per esempio un componente della tua o della sua famiglia ha avuto dei problemi di infertilità), è meglio fare subito un controllo, invece di aspettare inutilmente. Lo stesso vale per coloro che hanno più di 38 anni: fate un controllo se avete qualche dubbio. L’incapacità di ottenere una gravidanza dopo almeno un anno di rapporti liberi, permette di fare diagnosi di infertilità.

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Bentelan (Betametasone): va preso prima o dopo i pasti?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICBentelan (Betametasone) va assunto durante o dopo i pasti.

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Triade di Virchow: i tre fattori di rischio per la trombosi

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUORELa triade di Virchow (pronuncia: “virciu”) in medicina descrive le tre grandi categorie di fattori di rischio che si ritiene contribuiscano sinergicamente alla trombosi. I tre fattori sono:

  1. Ipercoagulabilità del sangue.
  2. Variazioni emodinamiche (come il rallentamento di flusso, la stasi, le turbolenze).
  3. Lesioni/disfunzioni dell’endotelio della parete del vaso sanguigno.

Essa prende il nome dall’eminente medico tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Tuttavia, gli elementi che compongono la triade di Virchow non sono stati né proposti da Virchow né egli ha mai suggeriscono una triade per descrivere la patogenesi della trombosi venosa. In realtà, solo decenni dopo la sua morte si è raggiunto un consenso che ha portato alla formulazione della teoria che la trombosi sia il risultato di alterazioni nel flusso sanguigno, di danno endoteliale vascolare o alterazioni nella costituzione del sangue. Tuttavia, la moderna comprensione dei fattori che determinano l’embolia è simile alla descrizione fornita da Virchow. Nonostante le sue origini, dopo cento anni la triade di Virchow rimane ancora un concetto molto utile per i medici ed i patologi per la comprensione dei fattori alla base della trombosi.

La triade

La triade è composta da tre elementi:

Fenomeno Termine moderno Patologie
Fenomeni di interruzione del flusso sanguigno Stasi sanguigna La prima categoria, alterazioni nel normale flusso sanguigno, si riferisce a diverse situazioni. Questi includono stasi venosa, stenosi mitralica, immobilità prolungata (come un lungo periodo allettato o in auto) e le vene varicose. L’equivalenza della versione di Virchow e la versione moderna è stata contestata.
Fenomeni associati all’irritazione del vaso e delle sue vicinanze Danno endoteliale o danno alla parete del vaso La seconda categoria, lesioni e/o traumi all’endotelio, includono rottura del vaso e danni derivanti da sforzo di taglio o ipertensione. Questa categoria è composta da fenomeni superficiali e contatto con superfici procoagulanti, quali batteri, frammenti di materiali estranei, impianti di biomateriali o dispositivi medici, membrane delle piastrine attivate e membrane di monociti durante una infiammazione cronica
Fenomeno della coagulazione del sangue Ipercoagulabilità L’ultima categoria, alterazioni nella costituzione del sangue, ha numerosi possibili fattori di rischio come iperviscosità, deficit di antitrombina III, deficit di proteina C o S, fattore V di Leiden, sindrome nefrosica, modifiche in seguito a gravi traumi o ustioni, metastasi da tumore, gravidanza tardiva e il parto, razza, età avanzata, fumo di sigaretta, e contraccettivi ormonali e l’obesità. Tutti questi fattori di rischio possono causare una situazione di ipercoagulabilità (coagulazione del sangue troppo facile).

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L’incidente e la morte del grande Michele Alboreto

Michele Alboreto è stato forse il più grande pilota italiano degli ultimi decenni, assieme a Patrese, Farina ed Ascari. Era nato a Milano il 23 dicembre del 1956. Aveva esordito in Formula Uno nel 1981, al Gran Premio di San Marino, al volante della Tyrrel-Ford. Con la scuderia britannica aveva ottenuto anche due vittorie, entrambe negli Stati Uniti, che lo avevano portato alla ribalta internazionale.
Campione europeo di Formula 3 nel 1980, trascorse buona parte della propria carriera automobilistica in Formula 1, categoria in cui vinse cinque Gran Premi ed in cui sfiorò la conquista del titolo mondiale nel 1985, con la grandissima Ferrari 156-85. Gli appassionati ricorderanno sicuramente di come quella stagione si caratterizzò per il lungo ed appassionante testa a testa con Prost, concluso a favore del francese anche a causa di un calo di affidabilità della Ferrari nelle ultime gare.
Nel corso della sua carriera nella massima categoria il pilota milanese gareggiò, oltre che con la Tyrrel e la Ferrari, anche con Arrows, Lola e Minardi. Ancora oggi rimane l’ultimo pilota italiano ad avere vinto una gara in Formula 1 alla guida di una vettura Ferrari. Spesso paragonato al prima citato Alberto Ascari, era famoso per il suo carattere riservato ma grintoso e per la sua abilità nella messa a punto: sapeva fornire – meglio di altri piloti – precise e dettagliate indicazioni per migliorare le prestazioni della vettura ad ingegneri e meccanici all’interno del suo team.

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La Ferrari e la stagione 1985

Su quel ragazzo dalle enormi potenzialità – che nel tempo libero suonava il basso ed era appassionato di blues e fantascienza – aveva subito messo gli occhi Enzo Ferrari, che lo aveva voluto con sé a Maranello. Erano gli anni in cui le Rosse sembravano proibite ai piloti italiani, e proprio l’arrivo di Alboreto portò nella scuderia del Cavallino una ventata di ritrovato entusiasmo e di orgoglio nazionale.
Come già prima accennato, la sua migliore stagione con la Ferrari è stata quella del 1985, anno in cui per noi appassionati vedere correre la Ferrari 156-85 era veramente uno spettacolo, specie nelle prime fasi del campionato. In quell’anno Michele aveva toccato anche il vertice della classifica iridata, per cedere nel finale del campionato il posto ad Alain Prost su McLaren – TAG Porsche: il francese totalizzò 73 punti mentre Michele, con le vittorie in Canada ed in Germania, si fermò 20 punti più in basso, superando il finlandese Keke Rosberg su Williams – Honda che aveva raccolto 40 punti.

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Carriera successiva

Dopo la parentesi ferrarista Alboreto gareggiò ancora con la Tyrrel, poi con la Lola, con la Footwork e la Minardi fino al 1994, senza però ottenere grandi risultati. In Formula Uno ha disputato 194 Gran Premi, ottenendo cinque vittorie, due pole position, 23 podi, cinque giri veloci, nove secondi posti e nove terzi posti. Parallelamente alle gare in Formula 1 partecipò anche a molte competizioni riservate alle vetture a ruote coperte aggiudicandosi, oltre a diverse altre gare di minore importanza, la 24 Ore di Le Mans del 1997 e la 12 Ore di Sebring del 2001.

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L’incidente mortale

Michele Alboreto morì a 44 anni il 25 aprile 2001, in un incidente al Lausitzring, mentre effettuava i collaudi delle nuove Audi R8 Sport in preparazione della 24 Ore di Le Mans del 2001. Alboreto era alla guida lungo un rettilineo, quando la sua auto uscì dal tracciato, colpì una recinzione sulla destra e si capovolse oltre, dopo un volo di un centinaio di metri. Secondo l’inchiesta il pilota italiano morì sul colpo a causa dello schianto, provocato dalla foratura dello pneumatico posteriore sinistro con perdita graduale di pressione fino al cedimento; l’Audi comunicò agli investigatori che il prototipo (distruttosi nell’impatto) aveva già completato migliaia di chilometri su molti circuiti, preparandosi per la stagione 2001, senza alcun problema.

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Le responsabilità

Dai fatti, gli investigatori supposero che né il pilota, né il circuito fossero responsabili per l’incidente. Il manager del Lausitzring, Hans-Jorg Fischer, comunicò infatti che le ambulanze di stanza presso il tracciato impiegarono solo due minuti per raggiungere la scena dell’incidente; un elicottero arrivò tre minuti più tardi, ma i medici dichiararono che non avrebbero potuto far nulla per salvarlo.

I funerali

Rimpatriata la salma in Italia, i funerali si svolsero dopo tre giorni a Basiglio alla presenza della moglie Nadia Astorri, delle due figlie e di circa altre 1500 persone, tra cui diversi ex piloti e personaggi esterni al mondo dei motori come Adriano Galliani e Mike Bongiorno. Dopodiché il corpo venne cremato nel polo crematorio milanese all’interno del Cimitero di Lambrate per volontà della moglie, con la decisione di conservarne privatamente le ceneri. Rimane un unico grande rimpianto: se quel maledetto pneumatico si fosse forato in un punto più lento della pista, probabilmente il grande pilota italiano sarebbe ancora con noi.

Ciao Michele, grazie per le emozioni che ci hai regalato…

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L’acqua di mare fa bene alla tua salute

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA NUVOLEAl mare si prende il sole, si nuota, ci si rilassa e nel frattempo il benessere del nostro corpo migliora. Come mai? L’acqua di mare, con tutte le sue proprietà terapeutiche, è una pozione miracolosa per il nostro organismo: per esempio, favorisce la circolazione, stimola il metabolismo, aiuta la respirazione e riduce la pressione sanguigna. Queste e altre delle sue molteplici qualità possono aiutarci a rimettersi in sesto se siamo stressati o affaticati: ecco quali parti del corpo ne beneficiano maggiormente.

Apparato respiratorio

Lo iodio presente nell’acqua del mare e quello che evapora disperdendosi nell’aria è una sostanza essenziale per il nostro organismo; contribuisce a risolvere i problemi respiratori e a sbloccare i metabolismi particolarmente lenti. Un metodo classico per assumerlo in quantità sufficienti per avere benefici (150-200 microgrammi al giorno) è fare lunghi bagni in acqua salata e passeggiate sul lungomare.

Pelle

Da sempre l’acqua di mare è stata utilizzata per combattere i problemi della pelle, dagli eczemi alla psoriasi. Grazie alle sue caratteristiche minerali, in particolare alla presenza di sodio, l’acqua salata disinfetta e purifica i pori dando anche alla nostra epidermide un aspetto più sano. Inoltre mentre stiamo in acqua i nostri tessuti si ossigenano lasciando la pelle più luminosa.

Apparato muscolare

Fare il bagno e nuotare sono attività che impegnano tutti i nostri muscoli, stimolandone la bonificazione e attenuando i reumatismi. Anche il camminare a piedi nudi sul bagnasciuga (ancora meglio quello fatto con i polpacci immersi nel mare che sfruttano la resistenza delle onde) è un ottimo passatempo per esercitare i muscoli delle gambe e i glutei.

Pressione e circolazione sanguigna

Quando ci si immerge nel mare la nostra circolazione si attiva e la pressione sanguigna si abbassa. Inoltre l’effetto drenante dell’acqua, dovuto al fatto che la sua pressione è maggiore di quella dell’aria, aiuta a prevenire e diminuire la ritenzione idrica e i gonfiori.

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Le 20 curiosità che non conosci su Indiana Jones e i Predatori dell’Arca perduta

MEDICINA ONLINE FILM I predatori dell'arca perduta (Raiders of the Lost Ark) è un film del 1981 di Steven Spielberg, capostipite della tetralogia cinematografica di Indiana Jones Harrison Ford WALLPAPER HDQuanto conoscete il film Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1981!

20 – L’idea di girare un film su un archeologo amante delle avventure pericolose nasce nella mente di George Lucas nello stesso periodo in cui sta pensando a questa storia ambientata nello spazio, dal tono simile a quello delle avventure di Flash Gordon. Quel film, lì, Guerre Stellari. Lucas parla del progetto allo sceneggiatore Philip Kaufman, ed è proprio Kaufman a suggerire di incentrare la trama sulla ricerca dell’Arca dell’Alleanza. Steven Spielberg entra in ballo solo più tardi: è il 1977, Star Wars sta per uscire nelle sale americane, e Lucas segue un vecchio rito scaramantico, andandosene in vacanza in attesa dei primi dati del botteghino. Spielberg raggiunge l’amico alle Hawaii, proprio mentre a Lucas arriva la notizia che sì, quel film di fantascienza in stile Flash Gordon sta avendo un successo strepitoso. I due si mettono allora a discutere di altri progetti e Spielberg confessa il suo desiderio di girare un film di James Bond. Lucas, che di lì a poco avrebbe coinvolto anche lo sceneggiatore Lawrence Kasdan, gli risponde che ha qualcosa di meglio in cantiere.

19 – È noto che George Lucas avrebbe voluto Tom Selleck come protagonista del film. Meno noto è che Spielberg non era d’accordo: la sua prima scelta per i panni del professor Jones è sempre stata sin da subito Harrison Ford. Lucas era contrario perché aveva già diretto l’attore sia in American Graffiti che in Guerre Stellari, e chiamò il carismatico baffone: i primi screentest del film mostrano infatti Selleck con il cappello di Indy, assieme a una certa attrice di cui parleremo tra un attimo. Il problema è che Tom aveva già preso degli impegni per Magnum P.I. La serie entrò in produzione solo una volta terminate le riprese de I predatori dell’arca perduta, e Selleck se ne restò alle Hawaii. Tempo dopo, avrebbe girato nell’ottava e ultima stagione diMagnum P.I. una parodia del film, un episodio intitolato Legend of the lost art (in Italia, visto che chi sceglieva i titoli non andava al cinema dal ’65, Il segreto della caverna). Altri attori presi in considerazione per la parte, prima di accontentare Spielberg e telefonare a Ford solo tre settimane prima di iniziare a girare: Peter Coyote, Chevy Chase, Nick Nolte, Steve Martin, Bill Murray (ciccia, perché era impegnato con il SNL) e Jack Nicholson.

18 – I predatori dell’arca perduta è tutto una citazione dei film d’avventura degli anni 40 e 50, e soprattutto dei serial della Republic Pictures, con intere sequenze riprodotte fedelmente, che (con qualche voluta esagerazione) raffronta il film di Spielberg con trenta pellicole uscite tra il 1919 e il 1973 . Ma dentro I predatori dell’arca perduta c’è anche un po’ di Ombre Rosse Orizzonte perduto (l’aereo), un omaggio a Quarto Potere (la lunga carrellata aerea nella scena finale nel magazzino), eccetera, eccetera. Quello che invece è meno noto è che la celebre sequenza iniziale con l’idolo e il masso rotolante cita due fumetti Disney di Carl Barks. Nella fattispecie si tratta di: e “The Prize of Pizarro” (Uncle $crooge n. 26, giugno 1959. In Italia “Zio Paperone e l’oro di Pizarro”), usciti quando Spielberg e Lucas erano bambini e quel fumetto lo leggevano. Nel primo i Bassotti spostano un idolo e fanno precipitare un enorme masso rotolante, nel secondo Paperone e nipoti attivano in un tempio varie trappole.

17 – Lucas voleva chiamare il protagonista Indiana Smith. Il nome Indiana, avrebbe detto lo stesso professor Jones al padre, alla fine di Indiana Jones e l’ultima crociata, “era il nome di un cane”. Quello di Lucas. Indiana era infatti l’Alaskan Malamute del cineasta, già fonte d’ispirazione per il personaggio di Chewbacca in Star Wars. Il cognome Smith, invece, voleva essere un omaggio al personaggio interpretato da Steve McQueen in Nevada Smith. Solo che a Spielberg il cognome non piaceva, pensava suonasse male e propose di usare Jones. Per quanto riguarda il nome della protagonista femminile, Marion Ravenwood (Karen Allen, la cugina di Flash), Marion era il nome della nonna della moglie di Lawrence Kasdan, mentre Ravenwood veniva da Ravenwood Court, stradina di Beverly Glen, Los Angeles. Marion sarebbe dovuta apparire anche nel seguito, ma poi si decise di ambientare Il tempio maledetto prima degli eventi de I predatori dell’arca perduta, e perciò il personaggio fu parcheggiato fino al quarto film. Quando torna da Indy portandosi dietro il loro figlio. Il nazista con gli occhialetti si chiama invece Toht, ed il suo nome viene pronunciato Tod, “morte” in tedesco. Per quella parte, Spielberg contattò Klaus Kinski e si pensò a un certo punto anche di munire il villain di braccio artificiale con mitragliatrice incorporata.

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16 – Nello script era presente una scena ambientata a Shangai: per recuperare un pezzo del bastone di Ra, Indy finiva in un bar di laggiù, gli sparavano addosso e si riparava dalle raffiche di mitra facendo rotolare un enorme gong. In un’altra sequenza, lui e Marion avrebbero dovuto fuggire a bordo di un carrello minerario. Tutte e due le scene, scartate per I predatori dell’arca perduta, sono state utilizzate per Indiana Jones e il tempio maledetto.

15 – Per la parte di Marion sono state prese in considerazione varie attrici, come Amy Irving e Debra Winger. In tutti gli screentest per trovare il protagonista maschile, gli attori recitano con Sean Young. La Young sarebbe poi apparsa al fianco di Harrison Ford in Blade Runner. Il ruolo di Sallah fu offerto invece a Danny DeVito, che però era impegnato con la serie Taxi. DeVito avrebbe avuto poi un ruolo simile in All’inseguimento della pietra verde. Per il Dr. Rene Belloq, Spielberg avrebbe voluto invece il nostro Giancarlo Giannini o Jacques Dutronc, ma siccome nessuno dei due parlava inglese, fu chiamato Paul Freeman.

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14 – Lasciando perdere la triste storia del nuovo – orribile – doppiaggio del film presente nell’edizione su Blu-Ray (sì, quella in cui Indy ha la voce di Pino Insegno), parliamo delle voci dei nazisti nella traccia inglese. Anche quelle sono state aggiustate nel tempo, perché nella versione originale i nazisti parlavano un tedesco terrificante, con un forte accento americano. Alla fine del film, nella scena del sottomarino, l’altoparlante urla dei numeri in tedesco. Sono 1, 1, 3 e 8: un omaggio al THX-1138 (L’uomo che fuggì dal futuro) di Lucas. La scena della scimmia che fa il saluto nazista, ideata da Lucas, è una delle preferite di Spielberg di tutto il film.

13 – Nessuno studio di Hollywood voleva girare I predatori dell’arca perduta. Ciò era legato ad una questione molto semplice: i soldi. Nessuno, neanche il boss della Paramount, Michael Eisner, che alla fine si convinse ad accettare perché entusiasta dello script, era convinto che un film del genere fosse davvero possibile girarlo con 20 milioni di dollari, come andavano ripetendo Lucas e Spielberg. E, beh, era vero: di milioni di dollari ce ne vollero alla fine circa 22. Ma una volta arrivato in sala, I Predatori ha rimediato in totale 384 milioni di dollari, 9 nomination e 5 Oscar. Cui vanno aggiunti 400 milioni di dollari arrivati poco dopo solo dal noleggio delle VHS. In tutto questo, Steven Spielberg era convinto di aver girato un B-movie. “Tutto quello che volevo fare”, dichiarò in seguito, “era girare una versione migliore dei vecchi serial Republic”. Lucas, invece, come al solito l’aveva vista lunga, stringendo un accordo con la Paramount che gli avrebbe fruttato metà degli incassi, se questi avessero superato una certa quota.

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12 – Nonostante il grande lavoro di ricerca effettuato per mezzi e ambientazione, I predatori dell’arca perduta è zeppo di anacronismi: le mitragliatrici MP38 dei tedeschi vennero adottate solo nel ’38 (il film è ambientato nel 1936), ad esempio, e l’anticarro Panzerfaust usato da Indy per minacciare i nazisti, nel ’43. Ma, soprattutto, i nazisti non giravano liberamente per l’Egitto, controllato dal Regno Unito, e non potevano avere le insegne dell’Afrika Corps (corpo nato nel ’41), e la mappa mostrata durante gli spostamenti in aereo non poteva indicare la Thailandia, perché allora si chiamava Siam.

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11 – All’inizio del film, sull’aereo con cui Indy sfugge agli indios in Sud America si legge la sigla OB-CPO, un omaggio a Obi-Wan Kenobi e C-3PO. Più avanti, nel Pozzo delle Anime, quando Indy e Sallah trovano l’Arca dell’Alleanza, si intravedono i geroglifici dei droidi C-3PO e R2-D2. Parlando del Pozzo delle AnimeI predatori dell’arca perduta inaugura una tradizione poi portata avanti in tutti i film di Indiana Jones: infilarci almeno una scena in cui il protagonista è alle prese con animali schifosi: serpenti nel primo, insetti giganti nel Tempio maledetto, ratti nell’Ultima crociata e… scimmie e formiche assassine ne Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Per girare la scena del Pozzo, la produzione cercò tutti i serpenti di Londra e città limitrofe. Si rimediarono così circa 2.000 serpenti di varie specie, ma secondo Spielberg non erano abbastanza per coprire tutto il set. Il regista ne chiese almeno altri 7.000 e così fecero arrivare serpenti da praticamente ovunque. Ma a Spielberg non bastavano ancora, così ci misero dei pezzi di tubo da giardinaggio tagliati. Non tutti i serpenti veri erano però inoffensivi come i tubi di gomma tagliati. L’assistente alla regia David Tomblin venne morso da un pitone, che non è un serpente velenoso, ok, ma gli restò attaccato alla mano e non si staccava. Finché Tomblin non trovò qualcuno e gli chiese di scuotere il pitone per la coda per fargli mollare la presa. A un altro pitone andò peggio, perché fu morso da uno dei cobra e morì. Per evitare che anche Harrison Ford facesse la stessa fine, venne separato dai cobra da una spessa lastra di vetro. Nel film, quando Indy e il serpente vengono illuminati da un lampo, si vede per un istante un riflesso sul vetro.

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10 – Quando ancora non c’era il computer a far tutto, gli effetti speciali (visivi e audio) erano molto, molto, molto più artigianali. I fantasmi che si vedono alla fine furono ottenuti filmando sott’acqua dei manichini con una lente speciale. Il suono dei cazzotti, colpendo una pila di giacche di pelle con una mazza da baseball. Quello dell’apertura dell’Arca, invece, furono ottenuti a casa del sound designer Ben Burtt, alzando il coperchio dello sciacquone nel bagno.

9 – I predatori dell’arca perduta si apre con una versione del logo Paramount usata negli anni 40 e 50. Subito dopo, la prima inquadratura del film è per una montagna che ricorda quella sul logo. La stessa cosa è avvenuta in tutti gli altri film della serie.

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8 – Il cappello di Indy fu comprato nel celebre negozio di cappelli Herbert Johnson di Saville Row, a Londra, dove veniva venduto come “modello australiano”. Il problema è che quel cappello nuovo era troppo… beh, nuovo. La costume designer Deborah Nadoolman provò a stropicciarlo e piegarlo più volte, quindi ci si sedette sopra e chiese a Harrison Ford di fare lo stesso. Il fatto che Indy non perda mai il cappello fa sempre parte del grande omaggio ai serial degli anni 40 e 50, dove gli eroi non perdevano mai il copricapo, qualunque cosa facessero, perché non era una cosa da gentiluomini affrontare nemici e pericoli a capo scoperto. Pertanto il cappello veniva attaccato alla testa di Ford con il nastro biadesivo e in tutta la serie c’è questa gag di lui che sta attentissimo al cappello. Nonostante questo, gli cadrà una volta sia in Indiana Jones e il tempio maledetto che in Indiana Jones e l’ultima crociata. Anche la giacca di Indy era nuova e fu invecchiata dai costumisti trattandola male. In totale, tra quelle indossate da Ford e quelle per gli stuntman, ne furono usate 10. Anche della frusta furono impiegate più versioni, alcune delle quali più corte, a seconda del tipo di ripresa, ma la principale era lunga 3 metri ed è stata venduta all’asta nel dicembre del ’99 da Christie per 43.000 dollari. Cappello ed (una) giacca sono invece in mostra allo Smithsonian Museum.

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7 – Le riprese in Tunisia furono un vero inferno per tutti, tanto che Steven Spielberg ridusse i tempi, girando in quattro settimane e mezzo anziché nelle sei previste. La temperatura altissima era però solo uno dei tanti problemi, perché cast e troupe si ammalarono di dissenteria. L’unico a non soffrirne fu Spielberg, che in quelle settimane lì evitò qualsiasi cibo locale nutrendosi solo di spaghetti già pronti in lattina che si era portato da casa. Peggio di tutti era andata a John Rhys-Davies (Sallah). In una scena tagliata presente sul DVD, un nazista punta una pistola al futuro Gimli de Il signore degli anelli. Spielberg gli chiese di piegarsi in avanti, ma l’attore aveva il colera, un febbrone da cavallo e l’intestino molto delicato, e se la fece addosso davanti a tutti. Quando non si trovava uno stuntman per interpretare il pilota dell’Ala volante tedesca, perché erano tutti a maledire la Tunisia e chi l’aveva inventata chiusi in qualche bagno, si fece avanti baldanzoso il produttore Frank Marshall. Per un errore di calcolo, Marshall non aveva pensato che gli sarebbe toccato infilarsi un completo pesante da pilota, casco incluso, e starsene nell’abitacolo del velivolo sotto il sole per tre giorni di riprese. Con una temperatura che superava i 45°C.

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6 – Sono stati utilizzati tre diversi stuntman per Harrison Ford. La scena più impegnativa toccò a Terry Leonard: è quella in cui Indy finisce sotto al camion e spunta da dietro attaccato alla frusta. Si tratta di un omaggio a Carovana d’eroi (1940), che conteneva una scena simile, e Terry Leonard ci aveva già provato un anno prima sul set de La leggenda del ranger solitario. Senza riuscirci. Contento di poterci riprovare, chiese solo che alla guida del camion ci fosse un amico e collega di cui si fidava. Il mezzo era stato modificato per alzarne ulteriormente la pancia dal suolo, e una parte concava al centro facilitava l’esecuzione del numero. In più, la scena venne girata a 20 frame al secondo anziché 24, per far sembrare tutto più veloce su pellicola. Nella parte finale della sequenza, quello trascinato al suolo è davvero Harrison Ford: in una ripresa effettuata nel dietro le quinte, si sente l’attore scherzarci su, dicendo che se fosse stata davvero una roba pericolosa, gli avrebbero fatto girare prima molte altre scene del film. Quello che Ford non dice è che arrivò a fine giornata con tutta una collezione di escoriazioni e lividi sulle costole. Ma siccome girare film d’azione è una faccenda più pericolosa di quanto si possa pensare, quello non fu l’unico incidente sul set per l’attore. Nella scena dell’aereo fuori controllo ci lasciò un legamento del ginocchio. Ma siccome non si fidava del sistema sanitario tunisino, andò avanti a impacchi di ghiaccio fino alla fine delle riprese là nel deserto. Il celebre masso rotolante, una delle trappole attivate quando Indy a inizio film prende l’idolo (copia modificata di un idolo della fertilità Inca, per la cronaca), era una palla con un diametro di 6 metri, realizzata in fibra di vetro, ma comunque bella pesante per farla rotolare in quel modo. Harrison Ford dovette ripetere quella corsetta con tuffo finale (su un materasso) due volte per ciascuna delle cinque inquadrature utilizzate, per un totale di dieci volte. Ad un certo punto, durante la corsa, Indy inciampa per un attimo: non era previsto dal copione, Ford era davvero scivolato.

5 – Quando Indy spara al camion, quest’ultimo avrebbe dovuto sbattere contro il sostegno in cemento del palo e ribaltarsi. Ma gli esplosivi utilizzati non erano abbastanza potenti, ed il camion anziché capovolgersi prosegue su due ruote per qualche metro e poi si rovescia su un fianco come si vede nel film. Non c’era tempo per riprovarci: buona così, tutti in albergo, occhio all’acqua del rubinetto e al ghiaccio nella coca cola. Nella scena in cui Indy minaccia i nazisti con il lanciarazzi, si vede una mosca entrare nella bocca di Paul Freeman (Belloq). Pur di continuare a girare, da vero professionista Freeman la ingoia: secondo la rivista Empire, è una delle scene che ha reso più popolare l’utilizzo del tasto “pausa” nei videoregistratori di mezzo mondo. Per la cronaca, il canyon in cui si svolge la scena è lo stesso in cui R2-D2 veniva rapito dai Jawa nel primo Star Wars.

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4 – I predatori dell’arca perduta è stato il primo film americano dell’inglese Alfred Molina, il futuro Dottor Octopus di Spiderman 2. Il primo giorno che si presentò sul set, gli dissero che doveva farsi tappezzare la schiena di ragni giganti simili a tarantole. Vivi. Il problema è che gli aracnidi non si muovevano perché, secondo il tizio che li aveva portati, erano tutti maschi, e ci voleva una femmina per farli combattere e sembrare più vivi. E l’hanno fatto: ci hanno messo una femmina e quelli sono impazziti.

3 –  Bozzetti preparatori e concepl art del film furono affidati da George Lucas a Jim Steranko, grandissimo disegnatore che rivoluzionò con i suoi lavori ispirati a Warhol, al surrealismo ed ai film di James Bond il fumetto americano. I suoi numeri di Nick Fury: Agent of Shield e di Capitan America. Oltre che per I predatori dell’arca perduta, Steranko ha curato i bozzetti preparatori anche del Dracula di Bram Stoker di Coppola.

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2 – Il wrestler inglese Pat Roach viene ucciso due volte nel film: la prima è lo sherpa nepalese gigante nel bar che va in fiamme, la seconda è il meccanico tedesco energumeno che finisce macinato dall’elica dell’aereo. Non è tutto: Roach sarebbe apparso in altri due film della serie: in Indiana Jones e il tempio maledetto è il capo dei Thugs, mentre in Indiana Jones e l’ultima crociata è un ufficiale della Gestapo, ma fa giusto una comparsa veloce, perché il suo scontro con Indy è stato tagliato. Scomparso nel 2004, Roach non ebbe modo di partecipare al quarto film, ma per rispettare la tradizione in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo venne comunque infilato un personaggio della sua mole (il colonnello Dovchenko).

1 – Una delle scene più famose del film, quella in cui Indy spara allo spadaccino, NON era prevista dal copione. O meglio: Indy avrebbe dovuto prendersi a cazzotti e cinquine con il tipo, dopo avergli fatto cadere la spada di mano con un colpo di frusta. Il problema? La diarrea. Sia lui che praticamente tutto il resto del cast e della troupe tranne Spielberg, che come visto poco sopra era lì a a girare tranquillo grazie ad i suoi spaghetti precotti, stavano talmente male che nessuno c’aveva la voglia o la forza di mettersi a girare una scazzottata, quindi si trovò una soluzione più rapida. Spielberg fu entusiasta dell’idea.
Tra una pausa e l’altra delle riprese, Spielberg chiacchierava con Melissa Mathison, all’epoca seconda e non ultima moglie di Harrison Ford e lì per portargli l’imodium, di questa idea che aveva per un altro film. Un film che di lì a poco la Mathison e Spielberg avrebbero scritto assieme: si trattava di E.T L’extraterrestre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Nanismo: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

MEDICINA ONLINE TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE NANISMO LITTLE PEOPLE ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA ITALIANA ITALIA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PUBERTA SALDATURA OSSEA.jpgCon nanismo si intende una situazione patologica caratterizzata dal mancato raggiungimento del livello staturale della media della popolazione. Si distinguono nanismi armonici e nanismi disarmonici. Più precisamente, si parla di nanismo quando l’altezza di un individuo risulta inferiore di tre deviazioni standard sulla curva di accrescimento normale stabilita in funzione dell’età e del sesso. Esistono infatti tabelle di accrescimento, elaborate a partire da ampie popolazioni infantili, che forniscono, per ogni età e sesso, un’altezza media normale ed il valore di una deviazione standard.

Cause

Le cause del nanismo sono multiple, in quanto la statura è determinata da moltissimi fattori: genetici, ormonali e ambientali, tuttavia, la maggior parte dei bambini sottoposti all’attenzione del medico per bassa statura non presentano alcunché di patologico: si tratta in molti casi di una bassa statura costituzionale, con una curva di accrescimento regolare, o di un ritardo di crescita legato ad una pubertà tardiva. Occorre distinguere le forme di nanismo a causa prenatale da quelle che esordiscono (o che si manifestano) dopo la nascita.

Nanismi prenatali

Tra i nanismi prenatali figurano il ritardo di crescita intrauterino, le anomalie ossee costituzionali, la più frequente delle quali è l’acondroplasia (malattia genetica a carico dello scheletro), e alcune anomalie cromosomiche che portano a diverse malformazioni (trisomia 21, sindrome di Turner). Tutte queste patologie possono venire diagnosticate prima della nascita con l’ecografia o l’amniocentesi.

Nanismi postnatali

Le forme di nanismo ad esordio postnatale comprendono alcune anomalie endocrine: ipertiroidismo, deficit dell’ormone della crescita. Alcune malattie metaboliche o viscerali (morbo celiaco, caratterizzato da malassorbimento digestivo, malattie renali, epatiche, neurolo giche o cardiorespiratorie) sono talvolta responsabili di nanismo. Altre possibili cause sono malnutrizione per difetto e carenze affettive (nanismo psicosociale). Infine vi sono casi per i quali non è evidenziabile alcuna causa (nanismo essenziale o idiopatico).

Nanismo essenziale

Esistono forme di nanismo “essenziale”, che non possono essere ricondotte ad alcun meccanismo patogenetico noto. Alcune famiglie per esempio presentano una notevole incidenza di individui di statura decisamente inferiore rispetto alla media; i figli di genitori provenienti da famiglie di questo tipo hanno maggiori probabilità degli altri bambini di non raggiungere mai i livelli staturali medi della popolazione.

Nanismi da endocrinopatie

Molti dei casi di nanismo noti sono dipendenti da una patologia dell’apparato endocrino. I nanismi da endocrinopatie dipendono da una alterata funzione di una o più ghiandole a secrezione interna la cui funzione è essenziale nella normale regolazione dei processi di crescita. Il nanismo ipofisario dipende da una alterata funzione dell’ipofisi, che secerne quantitativi ridotti di ormone della crescita (ormone somatotropo). Si tratta di una tipica forma di nanismo armonico, che si associa spesso a deficit di secrezione di altri ormoni ipofisari. L’ipofisi può essere danneggiata in tenera età da processi patologici di natura diversa, fra i quali importanti sono quelli neoplastici e quelli infiammatori.

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Diagnosi del nanismo

La diagnosi di nanismo si basa innanzitutto su elementi clinici semplici: storia medica del bambino a partire dalla gestaz ione, curva di crescita staturale, tenendo conto dell’altezza dei genitori, eventuale esistenza di dismorfismi (deformità), maturazione sessuale e ossea (radiografia del carpo). Lo studio di tutti questi parametri, eventualmente integrato da alcuni esami biologici, permette di scoprire la causa del nanismo e, all’occorrenza, di pianificare un trattamento. Le carenze ormonali possono essere compensate da trattamenti sostitutivi: l’ipertiroidismo è tenuto sotto controllo con la somministrazione orale di ormone tiroideo, per tutta la vita; la secrezione insufficiente di ormone della crescita, con l’iniezione quotidiana dell’ormone stesso, ottenuto con tecniche di ingegneria genetica, dal momento della diagnosi sino alla fine della pubertà. Quando possibile (morbo celiaco, malnutrizione) viene messo in atto il trattamento della causa del nanismo.

Nanismo di tipo pseudodiastrofico

Forma ereditaria di displasia ossea, caratterizzata da arti e collo corto, facies tipica, contratture e lussazioni articolari.

Sindrome di Dyggve-Melchior-Clausen

Rara malattia scheletrica a trasmissione autosomica recessiva appartenente al gruppo delle displasie spondilo-epimetaf isarie.
I segni clinici sono bassa statura progressiva con tronco corto, prominenza dello sterno, microcefalia e ritardo mentale moderatograve.
I segni radiologici comprendono platispondilia con doppia prominenza dei piatti vertebrali, displasia epifiso-metaf isaria e aspetto smerlato delle ali iliache.

Nanismo di Laron

Nanismo da resistenza all’ormone della crescita, caratterizzato da normali concentrazioni plasmatiche di GH e deficit della produzione di somatomedina.

Nanismo di Majewski

Rarissima sindrome che causa anomalie congenite multiple, ritardo mentale grave e osteosclerosi.

È caratterizzata da progeria, ritardo della crescita, dilatazione delle vene, fontanella anteriore larga, orecchio grande, sindattilia delle mani e dei piedi, anomalie dello smalto dentale.

Nanismo di Seckel

Forma di nanismo ateliotico, di origine ipofisaria. Poiché la produzione di gonadotropine non è inibita, gli individui colpiti conservano la capacità riproduttiva.

Nanismo di Paltauf

Forma di nanismo causata da una disfunzione nella secrezione dell’ormone della crescita da parte dell’ipofisi, spesso associata a insufficienze surrenalica e tiroidea.

Nanismo di Ellis Van Creveld

Forma di nanismo osteocondrodisplasico a ereditarietà autosomica recessiva, caratterizzato da esadattilia, nanismo con arti corti, anomalie dentarie e cardiopatia congenita. Il gene di questa malattia è stato recentemente localizzato a livello del braccio corto del cromosoma 4.

Sindrome di Silver Russel

Forma di nanismo intrauterino caratterizzato da bassa statura, dita piccole e incurvate, facies tipica, asimmetria scheletrica, sviluppo sessuale precoce. In alcuni casi si riscontrano disturbi renali e urogenitali e ritardo mentale. Può colpire entrambi i sessi. L’eziologia è sconosciuta.

Sindrome di Cockayne

Sindrome a trasmissione autosomica recessiva che si sviluppa durante il secondo anno di vita. Le principali manifestazioni cliniche della patologia, annoverata tra le sindromi in cui vi è un difetto di riparazione del DNA, sono nanismo, retinite pigmentosa, cecità, ritardo mentale, sordità neurosensoriale e invecchiamento precoce.

Sindrome di Hanhart I

Nanismo da insufficienza ipofisaria, caratterizzato da carenza dell’ormone della crescita e di gonadotropine. I soggetti che ne sono affetti, pur essendo di costituzione proporzionata, presentano limitato sviluppo staturale, associato a riduzione dell’età ossea. La sindrome si manifesta in forma sporadica, ma sono stati descritti anche casi di trasmissione ereditaria con modalità autosomica recessiva.

Sindrome di Hallermann streiff

Sindrome costituita da un insieme di anomalie congenite che comprendono nanismo armonico, naso appuntito, micrognazia, atrofia cutanea, anomalie dentali, cataratta e ipotricosi. Di eziologia ancora sconosciuta, si manifesta generalmente in forma sporadica.

Microcefalia di Seckel

Forma di nanismo intrauterino caratterizzato da ritardo della crescita, nanismo armonico, microcefalia, naso a becco, orecchie larghe, capigliatura rada, lieve ritardo mentale. La malattia, trasmessa con ereditarietà autosomica recessiva, si manifesta alla nascita e colpisce entrambi i sessi.

Sindrome di Albright Butler Bloomberg

Malattia che si manifesta dopo i primi 6 mesi di vita e comporta severe anomalie della crescita, quali membra corte e nanismo alle estremità inferiori, ossa ingrossate e prominenti, ipoplasia dello smalto, dentizione ritardata e perdita precoce dei denti. Sintomi associati sono atassia e addome protuberante. Si è rivelata resistente alle terapie a base di vitamina D. L’ereditarietà è legata al cromosoma X.

Sindrome di Prader Willi

Forma di nanismo dismorfico le cui principali caratteristiche sono ipotonia muscolare intrauterina e postnatale, ritardo mentale, obesità, iperfagia, ipogonadismo. Nelle femmine si riscontra r itardo o assenza dello sviluppo puberale.

Nanismo mesomelico di Léri-Weil

Forma di discondroplasia caratterizzata da deformazione del radio, dell’ulna e da anomalie dei metacarpi, associate a bassa statura prevalentemente mesomelica. L’esame radiografico evidenzia, in particolare, il sovvertimento dei rapporti articolari dell’articolazione radiocarpica, la lussazione volare dell’epifisi distale dell’ulna e l’agenesia del capitello radiale con assenza dell’articolazione radioulnare prossimale.

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