Cosa succede al ciclo mestruale nel periodo post-partum? Quando attendersi il ritorno della fertilità? L’allattamento ha un’efficace funzione contraccettiva?
Le lochiazioni
Nel periodo immediatamente successivo al parto, tutte le donne, sia che abbiano partorito per via vaginale che con cesareo, faranno esperienza delle lochiazioni (dette anche “i lochi”).
Si tratta di un processo fisiologico, che consiste dapprima in un sanguinamento vaginale di colore rosso, molto simile ad un flusso mestruale, ma tipicamente più abbondante (lochia rubra). È dovuto all’eliminazione da parte dell’utero dei residui placentari e cellule epiteliali.
Questo tipo di emorragia termina solitamente entro 3-5 giorni dal parto ed è seguito da una fase di sanguinamento più lieve, di colore bruno o rosato che prosegue fino ai 10-14 giorni dal parto (lochia serosa) e gradualmente diminuirà nel corso delle 2-3 settimane successive. Nel complesso, la durata di questi sanguinamenti è molto soggettiva (fino anche a 6 settimane) e la fine delle lochiazioni può essere stabilita dopo che sono trascorsi almeno 3-4 giorni in assenza di sangue. Da questo punto in poi, i lochi potranno proseguire assumendo però una colorazione bianca o opaca (lochia alba), che può durare ancora diverse settimane. Dopo la fine del sanguinamento, comincia solitamente l’attesa del ritorno del ciclo mestruale.
Il capoparto
Il “capoparto” è genericamente inteso come il primo flusso mestruale che si presenta dopo il parto e la sua comparsa è legata a tempi estremamente soggettivi e variabili. Ma in realtà c’è un altro fenomeno con cui potrebbe essere confuso: il “sanguinamento della sesta settimana”, ovvero un’ulteriore forma di sanguinamento che si presenta dopo la fine delle lochiazioni, ma entro 56 giorni dal parto (quindi entro le prime 6-8 settimane). Circa un quarto delle donne ne fa esperienza e sembra essere associato ad un più rapido ritorno a cicli mestruali ovulatori (dunque potenzialmente fertili). Il vero capoparto è quindi il primo sanguinamento che si manifesta dopo la fine dei lochi e dopo l’eventuale comparsa del sanguinamento della sesta settimana (quindi dopo il 56° giorno post-partum). Tuttavia, non dimenticate mai di effettuare la visita di controllo post-partum prevista a circa 6 settimane dalla nascita, per poter escludere altre cause del sanguinamento e problematiche associate. La comparsa del capoparto è soggettiva ed in parte legata all’allattamento, alla sua durata ed alla sua frequenza.
Non preoccupatevi quindi se passeranno molti mesi, anche più di un anno, perché se state allattando è un’eventualità frequente e fisiologica.
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Il ritorno della fertilità
Il capoparto può essere preceduto dall’ovulazione oppure no.
Questo significa che potenzialmente alcune donne saranno già di nuovo fertili prima dell’arrivo del capoparto, e che non possono saperlo con certezza, a meno che non monitorino l’ovulazione.
Attenzione quindi a dare per scontato che il ritorno della fertilità sia lontano! E per quanto riguarda l’allattamento? È tanto diffusa quanto falsa la credenza che allattare il neonato al seno protegga sempre e comunque dalla possibilità di una gravidanza.
Vediamo perché: l’allattamento è possibile grazie ad elevati livelli di prolattina nel corpo materno, ed essi si mantengono tali grazie alla suzione del capezzolo da parte del bambino. Dunque, più l’allattamento è frequente, esclusivo e prolungato, più alta sarà la prolattina in circolo.
Questo ormone ha un effetto inibitorio sull’ovulazione: dunque più elevati saranno i ritmi di allattamento al seno, più elevata si manterrà la prolattina e più il ritorno dell’ovulazione tenderà a tardare (e con essa il capoparto).
È importante notare però che “inibire” non significa “annullare”.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Una delle credenze più diffuse è che fare sesso durante il ciclo mette al riparo da gravidanze indesiderate. La ragione sta nella combinazione di due fattori: la durata della fertilità della donna e la sopravvivenza degli spermatozoi dell’uomo.
Il sangue mestruale raggiunge l’esterno anche in presenza di un imene integro che nella donna vergine ricopre l’apertura vaginale: questo perché, anche prima del primo rapporto sessuale dove avviene la deflorazione, l’imene è dotato di opportuni forellini – in numero variabile – presenti fisiologicamente sulla sua superficie. L’assenza congenita di questi forellini impedisce la fuoriuscita del sangue mestruale e rende necessario l’intervento del medico.
No, il flusso mestruale fuoriesce dall’apertura vaginale, mentre l’urina fuoriesce dal meato (o orifizio) uretrale, un piccolo forellino relativamente ben nascosto che nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride (vedi foto in alto).
L’arrivo del ciclo mestruale solitamente coincide con i giorni meno fertili del mese, ma è comunque possibile rimanere incinta durante le mestruazioni ed anche subito dopo la fine del ciclo.
Volete tanto rimanere incinte o avete paura di rimanere incinte? In entrambi i casi vi farà comodo sapere qual è il momento del ciclo più fertile, ovvero quello quello in cui statisticamente con un rapporto sessuale si hanno più possibilità di rimanere incinte. Come scoprirlo?
Ricordo brevemente che l’intervallo tra una mestruazione e quella successiva può oscillare tra i 23 ed i 35 giorni e che questo periodo può essere suddiviso in 3 fasi:
Ideato dal pasticcere svizzero Marc Widmer, proprietario dell’azienda Chocolate with Love, il cioccolato che allevia il dolore mestruale si chiama Frauenmond, che in tedesco vuol dire Luna delle donne proprio perché è una ricetta creata appositamente per soddisfare il genere femminile durante l’odiato ciclo mestruale. Che il cioccolato sia un fidato alleato per le donne è notizia già da tempo confermata da alcuni studi epidemiologici: infatti è noto che il cioccolato fondente limita la sindrome premestruale, migliora l’umore e attenua i fastidiosi “mal di testa”.