Donna in coma e incinta: i medici faranno nascere il bambino

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Endocrinolog Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere di fumare Coma Incinta Sepe

L’ospedale Cardarelli di Napoli, dove Carolina Sepe è ricoverata

Un battito di cuore per un bimbo che la mamma, quasi sicuramente, non stringerà mai tra le braccia. Un dolore così grande, bilanciato dalla speranza che il figlio di Carolina Sepe, la ragazza di 25 anni di Lauro (provincia di Avellino), colpita alla testa lo scorso 25 agosto dall’assassino di suo padre Vincenzo, possa nascere comunque. Bambino o bambina, perché tra due settimane si potrà anche conoscere il sesso del feto. Tutto questo proprio perché lunedì la commissione bioetica del Cardarelli – dove è ricoverata Carolina da quella tragica domenica pomeriggio in cui Domenico Aschettino sparò – ha dato l’ok ai medici per proseguire in questo tentativo di far nascere il bimbo, il primo caso al mondo di una gravidanza portata a termine nel corpo di una madre in coma sotto il quarto mese.

La situazione è grave

Come emerge dal racconto che i sanitari hanno rilasciato alle telecamere del Mattino, la dottoressa Maria De Cristoforo, primario del reparto di Rianimazione del Cardarelli ha affermato che «Le condizioni di Carolina Sepe sono gravi, dovute da un trauma da arma da fuoco a livello celebrare molto importante. In questo momento noi siamo in una fase di alleggerimento della situazione farmacologica». Al momento però Carolina non sembra aver recuperato la coscienza. Tornando invece al bimbo, la dottoressa De Cristoforo ha spiegato: «Le condizioni del feto sembrano essere stabili. Siamo in una fase iniziale della gravidanza non sappiamo se riusciremo a portarla avanti, è una situazione estremamente delicata». La preoccupazione maggiore è che la terapia avviata per mantenere in vita la 25enne possa danneggiare il feto: «E’ presumibile – replica il primario di Rianimazione del Cardarelli – che i farmaci che somministriamo possano determinare qualche problema al feto. Siamo stati molto attenti, ma ovviamente i pazienti di rianimazione possono avere tanti problemi e può essere obbligatorio utilizzare farmaci che possono avere effetti a livello fetale». L’unica certezza al momento è che i medici del nosocomio napoletano stanno «cercando di salvare la vita alla madre e al bambino. Le percentuali di sopravvivenza non le conosce nessuno», conclude la De Cristoforo.

La biometria fetale fa ben sperare

Qualche particolare in più sulla sopravvivenza del feto arriva dal dottor Fabio Sirimarco, primario di Ginecologia dello stesso ospedale: «Adesso siamo per superare la 12esima settimana, siamo nella 13esima. L’unica cosa che risulta è che la biometria fetale, cioè la crescita di questo embrione, è corrispondente alle epoche che mi hanno riferito. Siamo fiduciosi sul prosieguo della gravidanza».

La questione etica e giuridica

A interessarsi della parte etica è il dottor Giuseppe Nazzaro che ha convocato il comitato etico ospedaliero; i medici si sono attivati col giudice del tribunale di Avellino perché venga nominato un tutore del piccolo. E se flebile è la speranza per il bimbo o la bimba di Carolina per la mamma c’è molta preoccupazione, come spiega il dottor Michele Carandente, primario di Neurochirurgia: «Tramite un esame Tac abbiamo appurato che il cervello della ragazza è in gravi condizioni. Difficilmente ci sarà ripresa al 100 %, quanto la ripresa ci sia, si potrà sapere solo se non ci sono complicanze».

Il sottoscritto non può far altro che abbracciare virtualmente la famiglia di questa donna e fare un in bocca al lupo a Carolina augurandosi che i colleghi del Cardarelli facciano tutto il possibile per salvarla.

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Come e quando fare il test di gravidanza

Elimina ogni dubbio. Il test di gravidanza è l’oggetto che può cambiare la vita di una donna, annunciando l’eventuale maternità. Piccoli e facili da usare, sono economici e fai-da-te. Si possono acquistare in farmacia o al supermercato, ad un costo molto variabile, di solito tra i 10 e i 20 euro e non necessitano della prescrizione del medico. Funzionano rilevando la presenza dell’ormone della gravidanza, il beta-HCG (gonadotropina corionica), prodotto da una sostanza che si chiama trofoblasto, un tessuto embrionale che con l’avanzare della gestazione diventerà la placenta. Un test di gravidanza è negativo se il valore di Beta-Hcg presente nelle urine è inferiore a 10ui/l, mentre positivo se la quantità d’ormone dosato risulta uguale o superiore a questo valore.
Oggi i prodotti disponibili sul mercato sono sempre più sofisticati ed efficaci nel dare delle risposte concrete e certe. I risultati sono sicuri al 99% perché la tecnologia che è alla base dei test permette di riconoscere e isolare in modo selettivo l’ormone che produce l’organismo quando la gravidanza è avvenuta”.

Continua la lettura su https://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/contraccezione/2009/09/22/news/test_di_gravidanza_quando_farlo-5586415/

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Infezioni sessuali in aumento tra i minorenni italiani

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATIMalattie sessualmente trasmissibili sempre più diffuse, specie tra i giovani. In Italia il 3% dei ragazzi e il 5% delle ragazze sotto i 25 anni hanno già contratto un’infezione di tipo sessuale. In particolare, 400 di loro ogni anno si infettano con Hiv e i casi di condilomatosi tra maschi e femmine dai 14 ai 19 anni sono triplicati dal 2004 al 2009. A far luce sull’entità di un fenomeno diffuso e spesso poco considerato, è il direttore del centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, Barbara Suligoi.

Aumenta il rischio di sterilità

Il problema non è solo italiano. Ogni anno nel mondo, 111 milioni di giovani sotto i 25 anni si ammalano di infezioni sessuali di tipo batterico, e «si presume che contando anche quelle virali, la cifra possa triplicare». Infezioni che facilitano l’insorgenza di malattie dell’apparato riproduttivo e sono causa principale di sterilità. Per esempio l’infezione da Chlamydia, «prima causa di sterilità se non trattata con antibiotici, riguarda ben l’8,3% delle under 19 in Italia», spiega Suligoi. Altissimi anche i numeri relativi alla diffusione dell’Hpv, cui sono correlati, ogni anno in Europa, 700mila casi di condilomi e carcinomi. E i tumori dovuti al virus Hpv non sono solo un problema femminile, colpiscono in Europa 32mila donne e oltre 15mila uomini.

Vaccino 

Numeri bipartisan anche per l’Italia, dove il 10% delle donne e il 60% degli uomini ha contratto il virus dell’Hpv. Ma il picco più alto, il 25%, è tra le giovanissime sotto i 20 anni. «Cifre rilevanti che suggeriscono l’opportunità di vaccinare anche i maschi per limitare in modo importante la diffusione del virus», conclude Suligoi. Il vaccino, conclude l’esperta, riguarda invece solo le ragazze dodicenni, e «in questa fascia interessata, la copertura si aggira intorno al 56-60% e varia molto da regione a regione».

FONTE ANSA

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Problemi di infertilità? E’ utile effettuare il Post-coital test

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADREIl post-coital test, o test di Hühner, è un esame di laboratorio che, in caso di sospetta infertilità, consente di studiare le proprietà del muco cervicale nel periodo periovulatorio, e permette di apprezzare la mobilità degli spermatozoi del partner all’interno del muco stesso. Si tratta di un esame non doloroso, che fa parte della routine iniziale di bilancio di un’infertilità e permette di individuare eventuali cause di quest’ultima.

Muco cervicale, cos’è?

Il muco cervicale è il fluido secreto dal collo dell’utero in vagina. Normalmente nella maggior parte del ciclo mestruale femminile non lascia passare gli spermatozoi all’interno della cavità uterina . Prima dell’ovulazione, invece, favorisce il loro passaggio.

Se le secrezioni ormonali della donna sono normali e la cervice funziona bene, il muco si modifica nei giorni che precedono l’ovulazione per permettere agli spermatozoi di superarlo. Se il collo dell’utero presenta dei problemi (ad es. cervicite) o se le secrezioni ormonali non sono adeguate, il muco sarà scarso, viscoso e resterà impermeabile agli spermatozoi per cui difficilmente l’incontro con l’ovulo potrà aver luogo. Queste anomalie possono essere causa di infertilità, ecco perché è essenziale verificare la qualità del muco cervicale e la mobilità degli spermatozoi presenti in esso.

In quale periodo si effettua il test?

Perché il test sia interpretabile, è necessario rispettare scrupolosamente tutte le sue condizioni di realizzazione: il test deve essere effettuato nel periodo pre-ovulatorio( cioè uno o due giorni prima della data prevista dell’ovulazione). Per sapere in quale preciso momento effettuare il test, si può ricorrere a vari metodi. Compilare una curva della temperatura basale corporea, fare il monitoraggio follicolare oppure procedere ai dosaggi ormonali o sottoporsi a un test urinario di rilevazione dell’ovulazione. Spesso si associano più sistemi. Comunque anche la donna in genere si accorge della presenza del muco cervicale e la indica al ginecologo che farà le opportune verifiche tra cui proprio quella di valutare con la visita qualità e quantità del muco cervicale (“score cervicale”). In ogni caso, si prenda nota della data delle ultime mestruazioni, contando a partire dal primo giorno della perdita ematica.

Astinenza per l’uomo

Per l’uomo sono necessari 4 o 5 giorni di astinenza sessuale perché la qualità dello sperma sia ottimale.

Il rapporto

Il rapporto sessuale deve aver luogo nelle 6-12 ore precedenti la raccolta del muco, che avviene nei pressi del laboratorio dove si valuterà il numero e la motilità degli spermatozoi all’interno del muco cervicale raccolto. Il rapporto deve essere seguito da un periodo di riposo in cui la donna resta sdraiata per 20-30 minuti, ed è necessario non lavarsi i genitali prima della raccolta del muco.

Come si effettua l’esame?

La raccolta del muco è indolore e priva di rischi e non necessità di ricovero o di anestesia. La donna è in posizione ginecologica, e dopo l’inserimento dello speculum si aspira il muco specie quello endocervicale proveniente cioè dal canale cervicale. Il muco prelevato viene immediatamente consegnato al biologo, che lo esaminerà al microscopio per verificarne l’abbondanza e la viscosità, la trasparenza, la modalità di cristallizzazione nonchè il pH. Si cercheranno inoltre eventuali segni di infezione (presenza di germi e di leucociti, i globuli bianchi).Naturalmente si conterà il numero di spermatozoi presenti e in particolare quelli mobili annotando il tipo di motilità .

Il risultato

Test positivo: tutto è normale perché il muco è abbondante, ha una viscosità nella norma, è filante , trasparente e la cristallizzazione risulta normale ( al microscopio si vede la tipica immagine delle foglie di felce). Il pH è compreso tra 6.5 e 8,5, non sono presenti germi o leucociti e ci sono almeno 5 spermatozoi normalmente mobili ( dritti e veloci) per campo visivo

Test negativo: muco di qualità inadeguata. Muco poco abbondante, con pH acido, opaco, cristallizza male. Gli spermatozoi vivi mobili sono pochi . In questo caso si verificherà se il test è stato realizzato davvero nella fase pre.ovulatoria, e se non è così, si ripeterà il test due o tre giorni dopo o al ciclo successivo. Se la qualità del muco non migliora dopo due post-coital test consecutivi, verrà probabilmente prescritta la stimolazione ormonale per tentare di migliorarne la qualità. In presenza di un’infezione batterica si impone il trattamento antibiotico o antisettico locale o generale prima di sottoporsi a un altro test. Una ragione della negatività del test può risiedere nel fatto che quel ciclo non era ovulatorio e la stimolazione ormonale dell’ovaio può riportare tutto alla norma

Test negativo con muco di buona qualità: tutte le caratteristiche fisiche e chimiche del muco sono nella norma e non sono presenti segni di infezione, gli spermatozoi vivi e mobili sono assenti o poco numerosi oppure la mobilità degli spermatozoi presenti è anomala ( fermi con un movimento oscillante). In questo caso bisognerà assicurarsi che il rapporto sessuale si sia svolto in condizioni normali e si verificherà che lo spermiogramma sia normale. In caso di spermiogramma normale, il muco o l’interazione muco/spermatozoi è verosimilmente la causa della negatività del test. A questo punto si procederà a un test di penetrazione incrociata per scoprire se l’anomalia proviene dallo sperma o dal muco. Si potrebbe valutare ad esempio il comportamento degli spermatozoi con il muco bovino. Quest’ultimo test potrebbe far sospettare l’esistenza di una immunizzazione antispermatozoi nel muco o nello sperma stesso, cioè la presenza di anticorpi antispermatozoi. La presenza di anticorpi tuttavia è un’eventualità rara.

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Designer vagina surgery: è boom di richieste per la chirurgia estetica della vagina

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE GINECOLOGIA GRAVIDANZA MATERNITA ECOGRAFIAÈ il The Guardian, il diffuso giornale di Londra, che qualche tempo fa ha lanciato la provocazione, quanto mai attuale, e lo ha fatto associando la parola vagina a designer volendo in questo modo sottolineare una vera e propria moda che sta prendendo piede soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: quella degli interventi di chirurgia estetica alla vagina. Non solo quindi, seno e labbra, liposuzione o lifting per le donne, oppure, per gli uomini, la riduzione del “seno” e i muscoli addominali artificiali. Anche la sfera intima viene interessata da questo genere di interventi.

Continua la lettura su https://spicy.robadadonne.it/chirurgia-estetica-vagina-da-designer-la-nuova-moda/

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Ho dimenticato di prendere la pillola contraccettiva, cosa faccio? Rischio di rimanere incinta?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAGAZZA TRISTE DONNA DEPRESSIONE STANCA PAURA FOBIA PENSIERI SUICIDIO FIUMA PONTELa pillola anticoncezionale, anche chiamata pillola contraccettiva è un contraccettivo statisticamente molto sicuro. Tuttavia la sicurezza dipende dal fatto che la pillola venga assunta regolarmente, ovvero tutti i giorni alla stessa ora, il che sembra una accortezza apparentemente semplice da gestire, eppure ci sono determinate giornate durante le quali si pensa a tutto, meno che alla pillola, specie in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo che riesce a rendere più stressanti e frenetiche le vite di tutti noi.

Leggi anche questo importante articolo: Perché ho un ritardo del ciclo? Quanti giorni devono passare prima di preoccuparmi? Come mi devo comportare?

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Ogni volta che qualche mia paziente si dimentica di assumere il contraccettivo orale, di solito mi arriva una chiamata e dall’altra parte del telefono c’è sempre una donna spaventata dalle conseguenze di questa dimenticanza. Cara amica, non tutto è perduto! Dovessi esserti dimenticata di ingerire la compressa, l’ultima cosa da fare è perdere le staffe, al contrario la prima domanda che ti devi porre con calma è: “per quanto tempo ho dimenticato la pillola?

Cosa fare se ho dimenticato di assumere la compressa per 12 ore o meno?
La protezione contraccettiva non dovrebbe ridursi se si prende immediatamente la pillola dimenticata e poi si continua a prendere quelle successive come di consueto. Un esempio: Se assumi la compressa sempre alle 7 del mattino, hai tempo fino alle 19 di rimediare alla dimenticanza. La pillola successiva poi la assumerai regolarmente alle 7 del mattino successivo.

Attenzione: questo modo di rimediare alla dimenticanza vale solo per la pillola contraccettiva di tipo combinato chiamata anche estro-progestinica. Non vale per la cosiddetta minipillola composta esclusivamente da progestinici. Con la minipillola la dimenticanza non può superare le 2 ore.

Leggi anche questo importante articolo che ti aiuterà a capire se è già in corso una gravidanza: Capire se sono incinta: i primi sintomi di gravidanza

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Cosa fare se ho dimenticato di assumere la compressa (pillola estro-progestinica) per oltre 12 ore?
Se sono trascorse più di 12 ore dall’ora di assunzione abituale, la protezione contraccettiva potrebbe essere ridotta. Il rischio di gravidanza però cambia a seconda della settimana del ciclo, nella quale c’è stata la dimenticanza.

RICORDA: Ad influire molto nelle possibilità di gravidanza è anche il giorno del ciclo in cui si hanno rapporti sessuali completi, a tal proposito leggi anche: In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

La cosa migliore è rivolgersi alla propria ginecologa / ginecologo e chiedere di preciso come comportarsi e che provvedimenti adottare. In linea di massima i produttori farmaceutici danno le seguenti indicazioni che però non sostituiscono il consulto medico.

Se la dimenticanza avviene nella prima settimana di assunzione, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Usare anche un metodo contraccettivo a barriera, ad esempio un preservativo nei 7 giorni successivi. Se vi è stato un rapporto sessuale nei 7 giorni precedenti, occorre considerare la possibilità di una gravidanza, quindi consultare il medico.

Se la dimenticanza avviene nella seconda settimana, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Purché si siano prese le pillole in modo corretto nei 7 giorni prima della pillola dimenticata, non sarà necessario ricorrere ad ulteriori misure contraccettive.

Se la dimenticanza avviene nella terza settimana, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Poi, iniziare la confezione successiva immediatamente dopo avere peso l’ultima pillola della confezione attuale, ossia senza lasciare nessun intervallo fra una confezione e l’altra.

In alternativa alla procedura della terza settimana, appena descritta è possibile smettere di prendere le pillole della confezione attuale, osservare un periodo di sospensione di 7 giorni compreso quello in cui è stata dimenticata la pillola. Dopodiché si continua con la confezione seguente.

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Cosa fare se ho dimenticato di assumere due o più pillole?
La situazione si fa un po’ più complessa. Le indicazioni appena date si riferiscono infatti ad una sola dimenticanza, se invece durante il ciclo ci si dimentica di assumere più compresse, il rischio di gravidanza aumenta di molto, va consultato il medico, e va usato il preservativo in caso di ulteriori rapporti sessuali.

IMPORTANTE: Capisco che moltissime donne capitino su questa pagina perché hanno paura di essere rimaste incinte, però, essendo questo sito letto mediamente da sessantamila persone al giorno, i messaggi/telefonate che lo staff riceve sono letteralmente centinaia, quindi inevitabilmente capiterà che vi risponderemo in ritardo di settimane ed invece i vostri sono quesiti “urgenti”, che avrebbero bisogno di risposte immediate. Se avete quindi un quesito urgente, vi invitiamo quindi a contattare il vostro ginecologo o il vostro Medico di Medicina Generale.

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Donne nate senza vagina: è la sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DONNA TRISTE STANCA STRESS SONNO TRISTEZZA DEPRESSIONELa  sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser (anche chiamta agenesia mülleriana o aplasia utero vaginale o semplicemente sindrome di Rokitansky; in inglese müllerian agenesis o müllerian aplasia o vaginal agenesis o Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser syndrome o MRKH syndrome), è una condizione congenita (cioè presente già alla nascita) che è caratterizzata dall’assenza dell’utero e – in parte o totalmente – della vagina, mentre le ovaie sono presenti e anche i genitali esterni sono normali. E’ causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e variabili malformazioni della porzione prossimale della vagina. A ciò consegue amenorrea primaria, infertilità e l’impossibilità dei rapporti sessuali.

Cenni storici

Questa sindrome prende il nome dal suo più famoso scopritore il barone Karl Von Rokitansky (Cecoslovacchia, 1804-1878), medico e professore all’università di Vienna. Esistono evidenze di malformazioni vaginali sin dai tempi antichi. Già Ippocrate nel libro “Natura della donna” descrive la presenza di un’ostruzione membranosa del canale vaginale. Nel 1829 Mayer e nel 1838 Rokitansky descrivono una sindrome che include l’agenesia dell’utero e della vagina, mentre successivamente sarà Kuster ad osservare una correlazione con difetti urologici. Per questo motivo questa condizione viene anche chiamata sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser.

Diffusione

Si stima che la prevalenza della sindrome sia di 1-5 neonate su 10.000.

Leggi anche: La vagina è uguale in tutte le donne?

Cause

Normalmente durante l’embriogenesi umana, insieme ai vari apparati e sistemi, avviene lo sviluppo del apparato riproduttivo; nei pazienti affetti da questa malattia lo sviluppo inizia ma non riesce a concludersi. La  sindrome di Rokitansky è causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e malformazioni della porzione prossimale della vagina. La causa a monte che determina tale alterato sviluppo è attualmente ancora non del tutto compreso. Sono stati studiati numerosi geni al fine di identificare una causa genetica. Le forme tipiche e atipiche del disturbo sono presumibilmente causate da mutazioni in diversi geni. Il gene WNT4 (braccio  corto del cromosoma 1) è stato implicato nella versione atipica di questo disturbo. Una mutazione genetica causa la sostituzione di un residuo di leucina in prolina nella posizione dell’amminoacido 12. Questo evento riduce i livelli intranucleari di β catenina, inoltre rimuove l’inibizione degli enzimi steroidogenici come la 3β-idrossisteriod deidrogenasi e la 17α-idrossilasi. I pazienti hanno quindi un eccesso di androgeni. Inoltre, senza WNT4, il dotto mulleriano è deformato o assente. Gli organi riproduttivi femminili, come la cervice, le tube di Falloppio e gran parte della vagina, sono quindi colpiti. È stata segnalata un’associazione con la sindrome da microdelezione 17q12, una mutazione per delezione nel braccio lungo del cromosoma 17. Il gene LHX1 può essere la causa di un certo numero di casi.

Sintomi e segni

Dal punto di vista clinico la sindrome di Rokitansky si manifesta con l’assenza di utero e vagina, con ovaie e genitali esterni nella norma e normale cariotipo femminile. In alcuni casi possono essere associate anomalie a carico di altri organi e apparati come reni e vie urinarie, cuore e scheletro (vedi il prossimo paragrafo). La maggior parte delle pazienti con la sindrome di Rokitansky se ne accorge durante la pubertà, dato che, nonostante le modificazioni normali legate alla pubertà (sviluppo dei caratteri sessuali secondari con pubarca, cioè formazione di peli pubici, e telarca, sviluppo delle mammelle), si ha amenorrea (cioè le mestruazioni sono assenti): è opportuno ricordare che attualmente tale sindrome rappresenta la seconda causa di amenorrea primaria dopo la sindrome di Turner. Le ovaie – normalmente presenti – infatti inducono la caratterizzazione femminile tipica della pubertà, ma le mestruazioni non compaiono in virtù dell’assenza dell’utero. La conseguenza più importante – e più drammatica per la donna – di questa malattia è l’impossibilità totale di avere una gravidanza data la mancanza dell’utero. Inoltre, finchè non si interviene chirurgicamente a creare un’apertura ed uno spazio vaginale, per la donna sarà impossibile la normale penetrazione vaginale durante i rapporti.Esternamente i genitali appaiono normali.

Tipologie

Esistono due tipologie di sindrome di Rokitansky:

  • sindrome di Rokitansky di primo tipo (MRKH di tipo I): si riscontra l’assenza solo di utero e vagina;
  • sindrome di Rokitansky di secondo tipo (MRKH di tipo II o MURCS -Müllerian aplasia, Renal aplasia and Cervico-thoracic Somite dysplasia):  si riscontra l’assenza di utero e vagina ma sono anche associate malformazioni di altri organi, tra cui reni, cuore e scheletro. In particolare il 40% delle donne malate presenta anomalie renali (il 15% nasce con un solo rene), il 10% presenta difficoltà uditive e il 10-12% anomalie scheletriche.

Il secondo tipo è generalmente considerato quello più grave e potenzialmente caratterizzato da sintomi e segni in quantità maggiore rispetto al primo tipo.

Un’altro tipo di classificazione, prevede tre gruppi:

  • Tipica agenesia mulleriana – Aplasia/ipoplasia uterovaginale isolata (prevalenza 64%);
  • Agenesia mulleriana atipica – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale o aplasia/ipoplasia uterovaginale con disfunzione ovarica (prevalenza 24%);
  • Sindrome MURCS – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale, malformazione scheletrica e malformazione cardiaca (prevalenza 12%).

Leggi anche: La ragazza con due vagine che ha dovuto perdere la verginità due volte

Diagnosi

La diagnosi di sindrome di Rokitansky è essenzialmente clinica. Tuttavia la normale visita medica va integrata con esami genetici per il controllo del cariotipo, un’ecografia pelvica e una risonanza magnetica per il controllo dell’anatomia interna. Importante anche una ecografia renale, visto che, come dicevo all’inizio dell’articolo, spesso tale patologia è associata e anomalie a carico di altri organi ed il rene è statisticamente quello più colpito.

Trattamento

Per quanto riguarda il trattamento è possibile ricostituire la vagina mediante intervento chirurgico di vaginoplastica: la costruzione di una neovagina è necessario per permettere alla paziente di avere una normale vita sessuale. Questo ovviamente non risolve il problema dell’assenza dell’utero (per cui permangono per tutta la vita l’infertilità e l’amenorrea), anche se in futuro si prevede che sarà possibile ricorrere al trapianto di utero. Già adesso presso la Clinica Ginecologica dell’ospedale Umberto I di Roma si stanno sperimentando nuove terapie a base di cellule staminali autogene, cioè prelevate dalla stessa paziente. Il trattamento con utero artificiale è ancora in fase di studio. Ritornando all’impossibilità di avere figli, una ulteriore brutta notizia è che l’assenza dell’utero rende impossibile anche il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro. Rimane la possibilità della maternità surrogata (vietata in Italia) oppure ovviamente dell’adozione. I trattamenti effettuati sono finalizzati a migliorare il rapporto sessuale ed a migliorare la qualità della vita della paziente, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per migliorare il rapporto sessuale sono utilizzati sia dilatatori vaginali, sia la chirurgia, che presenta numerosi approcci, tra i quali:

  1. il metodo McIndoe: prevede l’utilizzo di cute del paziente al fine di confezionare una vagina artificiale; dopo l’intervento l’uso di dilatatori vaginali può rendersi necessario in caso di stenosi.
  2. il metodo Vecchietti: consiste nell’inserimento, a livello del fondo cieco della vagina, di una dispositivo di forma ovalare che viene successivamente messo in trazione dall’interno dell’addome tramite un intervento laparoscopico; l’intervento dura in tutto 45 minuti. In tal modo la vagina può crescere in dimensione di 1 cm al giorno, creando una vagina normale in circa una settimana o più.

Il trapianto uterino è stato eseguito in un certo numero di persone con agenesia mulleriana, ma l’intervento è ancora in fase sperimentale. Poiché le ovaie sono presenti, le persone con questa condizione possono avere figli genetici attraverso la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione a un portatore gestazionale. Nell’ottobre 2014, è stato riferito che un mese prima una donna svedese di 36 anni era diventata la prima donna con un utero trapiantato a dare alla luce un bambino sano. È nata senza utero, ma aveva ovaie funzionanti. Lei e il padre sono passati alla fecondazione in vitro per produrre 11 embrioni, che sono stati poi congelati. I medici dell’Università di Göteborg hanno quindi eseguito il trapianto di utero, essendo il donatore un amico di famiglia di 61 anni. Uno degli embrioni congelati è stato impiantato un anno dopo il trapianto e il bambino è nato prematuro a 31 settimane dopo che la madre aveva sviluppato la preeclampsia. La ricerca promettente include l’uso di strutture coltivate in laboratorio, che sono meno soggette alle complicazioni del tessuto non vaginale, e possono essere coltivate utilizzando le cellule della donna stessa come fonte di coltura. Il recente sviluppo di vagine ingegnerizzate utilizzando le cellule del paziente stesso ha portato a vagine perfettamente funzionanti capaci di mestruazioni e orgasmo in un certo numero di pazienti.

Supporto psicologico

Scoprire di essere affette dalla sindrome di Rokitansky è ovviamente uno shock molto forte per la donna, che avrà la certezza di non poter mai rimanere incinta oltre alla percezione di essere “meno donna” del normale. La diagnosi avviene spesso in giovane età, durante le prime fasi post-puberali e ciò rende ancora più traumatica la notizia: in questo senso è assai importante avere un supporto psicologico e psichiatrico, che aiuti la paziente ad accettare la malattia. Alcune pazienti potrebbero avere un forte contraccolpo psicologico e ricadere nella depressione, nell’isolamento sociale e perfino in idee suicidarie: in questi casi farmaci antidepressivi e psicoterapia possono essere di grande aiuto.

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Lina Medina è la mamma più giovane al mondo: ha partorito il suo primo figlio a 5 anni

MEDICINA ONLINE LINA MEDINA MAMMA PIU GIOVANE MONDO 5 ANNI CINQUE FIVE YEARS YOUNGEST MOTHER MAM MOM MAMMA WORLD.jpgQuando nel 1939 la peruviana Lina Vanessa Medina partorì il suo primo figlio, successe un fatto storico destinato ad entrare nella storia della medicina: Lina aveva appena 5 anni e divenne la più giovane madre al mondo.

Lina Medina, è nata il 27 settembre 1933 a Paurange, un piccolo villaggio sperduto nelle Ande Peruviane, nel distretto di Ticrapo. Intorno ai 5 anni, Lina Medina, manifestò quello che sembrava un problema di salute: il suo addome iniziò ad ingrossarsi. I suoi genitori, Tiburelo Medina e Victoria Losea, inizialmente chiesero l’intervento dello sciamano del villaggio per farla guarire, ma senza successo. Temendo un tumore addominale, il padre portò la figlia in ospedale. La visita medica accertò la natura del male di Medina: non aveva un tumore ma era incinta al settimo mese (a questo proposito, non è mai stata rivelata ufficialmente l’identità di chi mise incinta Medina. Alcune voci hanno indicato in un suo fratello, con problemi mentali, come l’autore del gesto).

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Il parto

Il 14 maggio 1939, dopo 9 mesi di gravidanza senza alcun problema, dopo un mese e mezzo di ricovero in ospedale, all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni, Lina Medina partorì suo figlio. Il parto si svolse senza problemi. Una equipe formata dai dottori Lozada e Busalleu e l’anestesista Dott. Colata, intervenne con un taglio cesareo per aiutarla a dare alla luce un bambino di 2.700 grammi, senza difetti fisici e in buona salute. Il neonato fu chiamato Gerardo Alejandro in onore dei dottori che si presero a cuore il caso, Lozada e Busalleu. Dopo alcuni giorni, madre e bambino lasciarono la clinica. La bambina non rivelò mai chi fosse il padre né le circostanze del concepimento: Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda provocò intanto l’arresto del padre con l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.
Data l’impossibilità della Medina di mantenere il figlio, venne creata dal governo del Perù una commissione per la cura e la tutela del neonato. Da adulta, la Medina si impiegò come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di frequentare le scuole superiori. Il giovane venne allevato nella convinzione che Lina fosse una sorella maggiore.

Verità o falso?

Ad oggi, alcuni sono scettici riguardo a questo curioso caso. Benché si sia sospettato il falso, il caso appare comunque suffragato dalla letteratura scientifica: casi estremi di pubertà precoce, in bambini sotto i nove anni, sono eccezionali, ma non sconosciuti alla letteratura medica. Riguardo Lina Medina sono state pubblicate alcune fotografie che documentano il caso. La prima fu scattata un mese e mezzo prima del parto, intorno ai primi di aprile del 1939, quando la bambina era incinta di sette mesi e mezzo. Presa dal profilo sinistro, ritrae la bambina nuda in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, in modo da evidenziare su sfondo neutro l’estensione del ventre e le mammelle sviluppate: è l’unica immagine della sua gravidanza. L’altra fotografia, molto più chiara, fu scattata un anno più tardi a Lima quando Gerardo aveva undici mesi. Le due foto sono visibili nell’immagine qui in alto. Una terza foto disponibile (che trovate all’inizio dell’articolo) mostra la neomamma subito dopo il parto, con accanto a lei una infermiera che tiene in braccio il neonato; altre foto mostrano Lina col proprio bambino:

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Il figlio morì a 40 anni

Il caso di Lina Medina, è stato riportato dettagliatamente dal Dott. Edmundo Escomel, nell’articolo “La plus jeune mère du monde” pubblicato nella rivista scientifica “La Presse Medicale” il 31 maggio 1939, in cui il medico aggiunse particolari sulla comparsa del menarca ad otto mesi di età (ma secondo altre fonti a due anni e mezzo), e sullo sviluppo delle mammelle già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava ampliamento del bacino e maturazione ossea avanzata.
Gerardo Alejandro scoprì all’età di 10 anni di essere il figlio e non il fratello di Lina, furono i suoi compagni di scuola a dirglielo. Gerardo morì nel 1979 a 40 anni; la causa della morte fu una malattia del midollo spinale, ma non è stato mai chiarito se vi sia stato un collegamento tra la patologia spinale e la sua nascita avvenuta da una madre ancora bambina. Lina Medina si è sposata nel 1972 con Raúl Jurado da cui ha avuto un secondo figlio, nato 33 anni dopo la nascita del primo figlio.

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Lina Medina oggi

Lina Medina ha oggi quasi ottant’anni, è in salute e vive attualmente con il marito Raúl Jurado, in un quartiere povero di Lima noto come Chicago Chico. Avrebbe potuto guadagnare molto dalla sua storia, ma è sempre stata restia a concedere interviste e non le piace parlare della sua vita privata e della vicenda che le è capitata; nel 2002 ha rifiutato l’ennesima intervista all’agenzia di stampa Reuters. A lei è oggi dedicata una statua al Museo delle Cere di New York: il suo primato rimarrà probabilmente imbattuto per sempre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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