Cocaina in gravidanza: effetti sul feto e sul bambino

Fumi durante la gravidanza Spegni subito quella sigarezza se vuoi davvero bene al tuo bambinoNegli ultimi anni si è riscontrato un significativo aumento del consumo di cocaina da parte di donne in gravidanza. Sono quindi aumentati l’interesse e gli studi relativi alle alterazioni prodotte da questa sostanza durante la gestazione. La cocaina può superare la barriera placentare accumulandosi nei tessuti fetali ed esercita un’azione vasocostrittrice a livello dell’arteria ombelicale, riducendo il flusso ematico e causando ipossia fetale.

Effetti sul feto
Gli effetti dell’uso di cocaina da parte di donne in gravidanza sul feto non sono completamente noti. Tuttavia, molti studi scientifici riportano che bambini nati da madri che consumano cocaina durante il periodo di gestazione nascono spesso prematuramente, con parti che durano a lungo. Al momento della nascita mostrano una circonferenza cranica inferiore e sono anche di lunghezza inferiore rispetto ai bambini di madri che non hanno fatto uso di cocaina in gravidanza. Con l’ecografia si sono riscontrati nei feti di madri che assumevano cocaina un maggior numero di movimenti, una maggior irritabilità e la presenza di “scatti”, indipendentemente dalla dose assunta e dal tempo intercorso tra l’assunzione e l’ecografia. Nonostante ciò, è difficile stimare con precisione le conseguenze dell’uso di droghe da parte della madre e determinare quale rischio sia associato ad una o l’altra sostanza. Ciò si spiega con il fatto che sono numerosi i fattori che possono interagire con il feto: la quantità e il numero di droghe consumate, l’esposizione ad ambienti sociali violenti, le condizioni socio-economiche, l’alimentazione della madre, altre condizioni di salute, l’esposizione ad altre malattie sessualmente trasmissibili. Studi longitudinali finalizzati ad individuare eventuali disturbi cognitivi in questi bambini hanno evidenziato alterazioni del linguaggio e del QI.

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Lievi ma significativi deficit
Un tempo si riteneva che i bambini nati da madri che in gravidanza facevano uso di crack fossero destinati a soffrire di danni irreversibili, incluse delle abilità intellettuali e sociali ridotte. Studi scientifici hanno mostrato che questa convinzione era errata. Tuttavia, il fatto che la maggior parte di questi bambini appaia comunque normale non deve far pensare che non ci possano per loro essere delle complicazioni. Grazie all’impiego di tecnologie avanzate, gli scienziati stanno mostrando che l’esposizione a cocaina durante lo sviluppo fetale può comportare dei lievi ma significativi deficit in alcuni bambini, inclusi deficit delle performance cognitive e del processamento delle informazioni, elementi importanti per la realizzazione del pieno potenziale di un bambino. Inoltre, da alcuni studi è emerso che i bambini esposti a cocaina durante il periodi di gestazione mostrano problemi di tipo comportamentale ed erano più irritabili rispetto ai figli di donne che non avevano consumato cocaina in gravidanza e mostravano riflessi più lenti. Questi effetti sulla crescita e il comportamento sono consistenti con altri risultati riportati in letteratura e con l’ipotesi che l’esposizione prenatale alla cocaina influisca sullo sviluppo comportando dei cambiamenti sul sistema dei neurotrasmettitori.

Neuroni dopaminergici
Alcuni studiosi sostengono che le alterazioni comportamentali causate dalla somministrazione di cocaina abbiano bisogno di metodi sensibili per essere evidenziate. La ricerca sperimentale condotta su animali sembra identificare quali importanti responsabili di questi effetti sul comportamento e sullo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale, i sistemi dopaminergici. Sembra che la cocaina, infatti, somministrata cronicamente nell’animale adulto, provochi una sensibilizzazione del sistema dopaminergico a partenza mesencefalica, inducendo una “down-regulation” se somministrata in fasi ontogenetiche precoci. Questo indica che l’abuso di cocaina determina, a livello delle vie dopaminergiche, processi molecolari specifici in rapporto al particolare periodo di somministrazione. L’esposizione in utero a cocaina riduce la funzionalità dei sistemi di trasduzione del segnale a carico del recettore D1 accoppiato alla proteina G di tipo stimolatorio. Questa alterazione induce eventi biochimici che possono influire sullo sviluppo e sulla attività dei neuroni dopaminergici in aree cerebrali coinvolte nella regolazione dei comportamenti influenzati da somministrazione prenatale di cocaina.

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Differenza tra placenta, sacco amniotico e liquido amniotico

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìPlacenta

La placenta umana è l’organo deputato agli scambi metabolici tra la madre e il feto, ed è costituita da una parte materna, o decidua, e da una fetale, ossia il corion. La funzione della placenta è molto importante per il feto in quanto rappresenta un potente filtro per i parassiti del sangue, ma è meno efficace contro virus, batteri e sostanze tossiche trasmissibili al feto dalla madre come il treponema della sifilide e agenti patogeni della setticemia. Nonostante ciò, al feto la madre trasmette anche i propri anticorpi (immunoglobuline) rendendolo, anche dopo la nascita, immune contro diverse malattie. Una delle funzioni più importanti della placenta è la produzione di ormoni aventi lo scopo di regolare le attività della gravidanza; uno dei primi ormoni realizzati è la gonadotropina corionica. Essa stimola inizialmente il mantenimento del corpo luteo gravidico, che a sua volta libera estrogeni e progesterone, inducendo così il processo di feedback negativo sull’ipotalamo (nessuna liberazione ipotalamica di GnRH). In seguito, la HCG agisce sulle ghiandoli surrenali (sia del feto che della madre), ove viene aumentata la secrezione di un particolare ormone steroideo, il DHEA. Quest’ultimo viene riportato con il sangue nella placenta e viene modificato in alcuni estrogeni. Le conseguenze della liberazione di progesterone e estrogeni a gravidanza in corso sono: mantenimento della decidua e differenziazione delle ghiandole mammarie da parte del primo; crescita dell’utero e delle stesse ghiandole mammarie da parte dei secondi. Inoltre, la placenta è anche responsabile della liberazione di relaxina, che ha come scopo il rilassamento dei legamenti del bacino.

Sacco amniotico

Il bimbo, dentro la pancia è circondato da diverse strutture che lo proteggono da aggressioni e gli consentono di crescere e svilupparsi al meglio. Una delle strutture più importanti che circonda il feto è il sacco amniotico ripieno del liquido omonimo, che lo avvolge per tutto il tempo in cui resterà nella pancia della mamma. Nonostante sia sottile, questo sacco trasparente si rivela davvero molto resistente e riesce a svolgere perfettamente le sue funzioni protettive. Il sacco protegge il bambino dalle infezioni esterne, attutisce gli urti, aiuta nella formazione del liquido amniotico ed impedisce che esso fuoriesca.

Liquido amniotico

Il liquido amniotico protegge il bimbo da infezioni e movimenti bruschi ma allo stesso tempo protegge la mamma dai movimenti del bambino. Nel primo trimestre della gravidanza il liquido viene prodotto dalla placenta e dalle membrane che circondano la parete uterina, ma dal secondo trimestre è formato dall’urina del bambino stesso. Non è un liquido stagnante: il bimbo lo beve, lo digerisce lo assorbe, etc.. Il liquido, inoltre, contiene le cellule della pelle del bambino che si staccano, i capelli del bebè ed anche del grasso.

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Macrosomia, distocico, episiotomia, indice di Bishop… Il vocabolario del parto

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA BAMBINO PREGNANCY NEW BORN HI RES PICTURE WALLPAPER PANCIONE PANCIA MOTHER MAMMA MADRE CESAREO NATURALEDisimpegno, amnioressi, episiotomia, indice di Bishop: sono solo alcune delle espressioni impiegate in medicina per descrivere lo svolgimento del parto , ma possono risultare un po’ difficili ai “non addetti ai lavori”. E talvolta, per imbarazzo, si evita di chiedere spiegazioni. Per risolvere tutti i tuoi dubbi, ecco un piccolo glossario, che spiega in modo chiaro e semplice alcune delle parole-chiave legate alla nascita.

Amnioressi

E’ la rottura delle membrane, provocata artificialmente con l’aiuto di una piccola sonda, chiamata amniotomo. Viene di solito praticata durante il travaglio (sarebbe meglio non effettuarla prima che la dilatazione del collo dell’utero abbia raggiunto almeno 4-5 cm) per facilitare l’inizio della fase espulsiva.

Canale del parto

Comprende canale cervicale (ultima parte dell’utero) e vagina; è il “tragitto” che il piccolo percorre per nascere.

Disimpegno

Indica l’insieme dei movimenti che il bimbo compie nel corso del parto per permettere alla testa e alle spalle di uscire dall’ultimo tratto del canale del parto .

Episiotomia

Piccola incisione della vagina e della cute del perineo (fascia muscolare compresa tra la vagina e l’ano), che può essere praticata nelle ultime fasi del parto , per facilitare l’uscita del bimbo, evitando possibili lacerazioni spontanee dei tessuti. Viene praticata soprattutto se il bimbo è troppo grosso per poter uscire dalla vagina o se lo spazio disponibile è un po’ esiguo per il bambino. Viene eseguita in anestesia locale.

Episiorrafia

Si tratta dell’intervento di sutura che viene effettuato dall’ostetrico per ricucire il taglio provocato dall’episiotomia.

Impegno fetale

Movimento con cui il bimbo entra nel canale del parto per prepararsi all’espulsione dall’utero. La parte del feto che normalmente viene “impegnata” è la testa. Quando il feto si presenta di podice (piedi o sedere) oppure di spalla, si esegue il taglio cesareo.

Indice (o punteggio pelvico) di Bishop

Calcolo che permette di valutare se ci sono i presupposti per procedere alla stimolazione del parto . In particolare, si controllano le condizioni del collo dell’utero e i rapporti tra la testa del bambino e il canale del parto che dovrà attraversare.

Macrosomia

E’ una condizione che si verifica spesso nei figli di donne diabetiche. Non si tratta di una malattia e nemmeno di un’anomalia genetica, ma del semplice fatto che il neonato è un po’ più grande della media. In genere, si parla di macrosomia se il bambino pesa più di 4,5 chili al momento della nascita.

Manovra di Kristeller

In caso di parto spontaneo, l’ostetrica può aiutare la nascita mediante una spinta sul fondo dell’utero, che si effettua premendo l’addome della donna per favorire l’uscita del neonato. Questa manovra va però praticata soltanto nei casi in cui il bambino ha difficoltà a uscire dal canale del parto , e le spinte non dovrebbero essere più di tre, in modo da non arrecare danno né alla mamma (come la frattura di una costola) né al bambino (diminuizione improvvisa dell’ossigeno).

Ossitocina

E’ l’ormone che stimola la muscolatura dell’utero, aumentando l’intensità e la frequenza delle contrazioni. Per questo, spesso, durante il travaglio viene utilizzata una sostanza chimica simile per indurre l’utero a contrarsi maggiormente e accelerare, così, il parto .

Parto a termine

E’ il parto che si verifica tra la 37ª e la fine della 41ª settimana di gravidanza, cioè tra 259 e 294 giorni dall’ultima mestruazione.

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Parto distocico

Così si definisce la nascita che non si svolge in maniera naturale e che, per essere portata a termine, richiede l’intervento dell’ostetrico, che utilizza forcipe e ventosa oppure effettua il cesareo. Le cause possono essere diverse: difficoltà dell’utero a contrarsi (distocia dinamica) o disturbi dovuti alla dilatazione del canale cervicale (distocia meccanica), una conformazione del bacino che rende difficile la fuoriuscita del bimbo oppure anomalie nella presentazione o posizione del piccolo, o, ancora, un suo peso eccessivo.

Parto eutocico

E’ la nascita che si svolge per le vie naturali e che non richiede alcun intervento ostetrico. Il termine eutocico è usato anche come sinonimo di parto spontaneo (indica, cioè, l’evento che inizia in modo del tutto naturale, senza dover ricorrere a farmaci).

Partogramma

Scheda simile a un grafico, compilata nel corso del parto per registrarne gli avvenimenti più importanti. Permette di avere una visione complessiva dell’evoluzione del travaglio e di capire se tutto procede nel modo migliore.
Fra le annotazioni principali:

  • rottura spontanea o provocata delle membrane,
  • esito delle registrazioni dell’attività cardiaca del feto,
  • caratteristiche del liquido amniotico,
  • impiego di farmaci, come l’ossitocina o antidolorifici,
  • ricorso a tecniche di anestesia,
  • progressione della dilatazione del collo dell’utero.

Parto indotto

Avviene quando, in assenza totale di contrazioni, il travaglio viene provocato artificialmente con l’uso di farmaci. Questi vengono somministrati per fleboclisi (ossitocina) oppure introdotti in vagina con gel (prostaglandine) e provocano le contrazioni. Talvolta è sufficiente la semplice rottura artificiale delle membrane (amnioressi).
Le cause più frequenti sono:

  • diabete, ipertensione o altre malattie che possono provocare alterazioni alla placenta,
  • un’eccessiva riduzione del liquido amniotico rilevata prima della fine della gravidanza,
  • il bimbo troppo grosso (feto detto “macrosomico”),
  • il travaglio che non inizia in modo spontaneo, anche se è già avvenuta la rottura delle acque,
  • la gravidanza che si protrae oltre il termine (fine della 41ª settimana).

Parto operativo

Viene definito in questo modo il parto che avviene grazie a un intervento chirurgico (cesareo) o con strumenti (forcipe e ventosa) usati per favorire la nascita del bambino.

Parto pilotato

Un parto viene pilotato quando il travaglio comincia spontaneamente ma, poi, le contrazioni sono troppo deboli oppure non si susseguono in modo regolare. Vengono allora somministrati farmaci, come l’ossitocina, che stimolano la muscolatura dell’utero e abbreviano i tempi della nascita. È un metodo consigliato quando il travaglio si prolunga e la donna non ha più la forza sufficiente per assecondare le spinte.

Rottura delle membrane

Lacerazione del sacco amniotico, che comporta la fuoriuscita di liquido amniotico in vagina. La donna che sta per partorire, infatti, avverte improvvisamente una sensazione di bagnato, provocata dalla perdita di liquido chiaro e inodore. Se si verifica prima dell’inizio del travaglio viene definita “prematura”, perché avviene prima delle contrazioni.

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E’ possibile rimanere incinta in pre-menopausa?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOLa premenopausa è una periodo di transizione che accade nella vita della donna alcuni anni prima della menopausa. È la fase in cui le ovaiegradualmente cominciano a produrre meno estrogeni. Di solito inizia intorno ai 40 anni ma, in alcuni casi, può verificarsi anche prima. Durante la premenopausa, in particolare negli ultimi 2 anni, molte donne accusano i sintomi della menopausa: ciò si verifica a causa del calo di estrogeni che verso la fine subisce un’accelerazione.

Si può restare incinta durante la premenopausa?
Sì, nonostante il calo della fertilità durante la fase che precede la menopausa, è ancora possibile rimanere incinta. Se non desideri una gravidanza, ti conviene adottare una forma dicontraccezione fino a quando non sei sicura di essere entrata in menopausa (devono passare almeno 12 mesi senza avere le mestruazioni). Va ricordato, tuttavia, che se invece si desidera un bambino, non è così facile e immediata una gravidanza nella fase della premenopausa. Per maggiori chiarimenti, consulta il tuo ginecologo.

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Differenza tra gemelli omozigoti, eterozigoti, monozigoti, bizigoti, dizigoti

MEDICINA ONLINE GEMELLI SIAMESI OMOZIGOTI DIZIGOTI ETEROZIGOTI BIZIGOTI DIFFERENZE SIAMESES PHOTO IMMAGINI PICTURES HI RES WALLPAPERGemelli omozigoti (o monovulari o monozigoti)

I gemelli monozigoti (anche chiamati “omozigoti” o “monovulari”, i termini sono tutti sinonimi), come quelli raffigurati nella foto in alto, sono praticamente uguali e possono essere scambiati l’uno per l’altro. I gemelli omozigoti hanno:

  • lo stesso patrimonio genetico;
  • lo stesso sesso;
  • identico aspetto alla nascita (potenzialmente diversi da adulti).

Nonostante alla nascita siano esteticamente identici, durante la vita adulta alcuni fattori esterni possono però renderli esteticamente diversi: ad esempio uno dei due è obeso e l’altro è in forma perché il primo si è alimentato in eccesso e conduce una vita sedentaria, mentre l’altro mangia bene e fa sport; oppure uno dei due ha vistose rughe in quanto fumatore ed appassionato di abbronzatura, mentre l’altro no perché magari non fuma, cura la propria pelle ed evita di esporla troppo al sole. Quattro nascite ogni mille riguardano gemelli monozigoti.

Nel caso di gemelli monozigoti viene fecondato un solo ovulo, che entro dieci giorni si divide in due embrioni, al contrario dai gemelli eterozigoti che derivano dalla fecondazione di due diverse cellule-uovo da parte di due diversi spermatozoi.

Se l’ovulo si divide poco dopo la fecondazione, ogni gemello ha la sua placenta e una cavità amniotica. Se invece la divisione avviene da quattro a sette giorni dopo la fecondazione, i gemelli condividono la placenta. Talvolta si manifesta la cosiddetta “sindrome trasfusionale feto-fetale”: un gemello sottrae all’altro le sostanze nutritive. Pertanto è importante far controllare regolarmente la crescita dei gemelli con un’ecografia. Si consideri che i gemelli con una sola placenta e una sola cavità amniotica sono rari. Si è ultimamente scoperto che le coppie di gemelli monozigoti da adulti hanno un patrimonio genetico differente: gli scienziati ritengono che queste variazioni siano maturate nel corso della vita in seguito a divisioni cellulari.

Leggi anche: E’ vero che il gemello partorito per primo è quello minore?

Gemelli eterozigoti (o dizigoti o bizigoti o biovulari)

I gemelli eterozigoti (anche chiamati “dizigoti” o “bizigoti” o “biovulari”, i termini sono tutti sinonimi) sono più comuni, assommando a circa i 2/3 di tutti i parti gemellari. Al contrario dei gemelli omozigoti, i gemelli eterozigoti derivano dalla fecondazione di due diverse cellule-uovo da parte di due diversi spermatozoi e quindi si originano da due zigoti diversi. I gemelli dizigoti sono quindi fratelli “distinti” che condividono l’utero materno durante lo stesso periodo di gravidanza.

Esteticamente, al contrario di quello che avviene tra i gemelli omozigoti, quelli eterozigoti possono divergere anche notevolmente tra loro, analogamente a quanto accade tra i comuni fratelli, che possono essere certamente simili esteticamente (essendo comunque fratelli) ma in alcuni casi anche molto diversi per tutti i caratteri genetici e fenotipici, sesso incluso. Quindi mentre i gemelli omozigoti sono praticamente identici e dello stesso sesso, i gemelli eterozigoti possono essere anche molto diversi tra loro e di sesso diverso. Quindi i gemelli eterozigoti hanno:

  • diverso patrimonio genetico;
  • lo stesso sesso o sesso diverso;
  • diverso aspetto alla nascita e da adulti (anche se possono assomigliarsi anche molto, essendo comunque fratelli).

In alcune famiglie i gemelli sono piuttosto frequenti, quindi si ritiene che vi sia una predisposizione genetica e che la linea femminile giochi un ruolo maggiore. Negli ultimi anni il numero di gemelli eterozigoti è aumentato; questo è dovuto alle cure ormonali per curare l’infertilità, a seguito delle quali spesso maturano più ovuli. In caso di inseminazione artificiale nella donna vengono spesso impiantati più ovuli fecondati. Un ulteriore motivo è l’aumento dell’età delle madri. Infatti, con l’età in una donna aumenta anche l’ormone follicolo stimolante (FSH) e spesso sono disponibili più ovuli da fecondare.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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E’ possibile rimanere incinta a fine ciclo e subito dopo le mestruazioni?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA PRENDERE AEREO AEROPLANO VIAGGIARE VACANZE ESTATE VIAGGIO MALE BIMBO BAMBINO FETO PRESSIONE LIQUIDO AMNIOTICO AMNIOSL’arrivo del ciclo mestruale solitamente coincide con i giorni meno fertili del mese, ma è comunque possibile rimanere incinta durante le mestruazioni ed anche subito dopo la fine del ciclo.

In una donna con un ciclo mestruale regolare di 28 giorni, il momento più fertile corrisponde all’ovulazione, che avviene  intorno al 13°-14° giorno a partire dal primo giorno di inizio delle ultime mestruzioni. Quindi si presuppone che durante le mestruazioni e immediatamente dopo non si sia fertili. Tuttavia non è sempre così.

Ad esempio nelle donne che hanno un ciclo più corto – fatto che solitamente capita dopo i 35 anni di età – l’ovulazione può avvenire anche solo cinque giorni dopo il ciclo e, considerato che gli spermatozoi possono sopravvivere nelle tube di Falloppio fino a cinque giorni, ecco spiegato – matematica alla mono – come sia possibile rimanere incinta durante le mestruazioni e anche subito dopo.

Inoltre possono presentarsi delle perdite che non sono cicli mestruali tra una mestruazione e l’altra. Ciò può accadere se si sono formate delle cisti alle ovaie ad esempio, oppure dei fibromi uterini. Per questo si può scambiare una simile perdita per una mestruazione e restare incinta proprio nei giorni più fertili. Se si verificano delle perdite anomale tra un flusso mestruale e l’altro è sempre bene rivolgersi al proprio ginecologo per fare un controllo ecografico ed assicurarsi che non ci siano problemi.

Soprattutto nelle donne in avanti con gli anni l’ovulazione può cominciare a non essere più così regolare come prima e possono verificarsi doppie ovulazioni.

In definitiva, pur se è un evento meno probabile, è assolutamente da sfatare la convinzione che durante i giorni delle mestruazioni ed immediatamente dopo non si sia fertili e quindi non sia necessario prendere precauzioni se si vogliono evitare gravidanze indesiderate.

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Se sei incinta e prendi la pillola, viene il ciclo?

MEDICINA ONLINE PILLOLA CONTRACCETTIVA DIMENTICATA RISCHIO GRAVIDANZA INCINTA AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE.jpgPur ad elevatissima efficacia, la pillola anticoncezionale non impedisce la gravidanza nel 100% dei casi: è comunque possibile rimanere incinta pur prendendola regolarmente. Quando ciò avviene si verifica una condizione particolare in cui la gravidanza inizia, ma la donna continua ad assumere giornalmente il farmaco. In questo caso le mestruazioni sono presenti? E’ possibile che, come d’altra parte può avvenire in una qualunque gravidanza, compaiano delle perdite di sangue che il più delle volte non sono a carattere mestruale, cioè sono di solito più scarse e di durata inferiore rispetto alla mestruazione. Esse possono mimare la mestruazione e rassicurare la paziente, che però è incinta. Questo è il motivo per cui, in presenza di flussi mestruali anomali nel senso sopra ricordato, si consiglia di contattare il medico e di eseguire un test di gravidanza anche se si sta assumendo la pillola in modo adeguato.

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Differenza tra presentazione cefalica, podalica e trasversale nel parto

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìDi solito il bambino nasce presentando per prima la testa, in questo caso la presentazione è “cefalica”. In alcuni casi però il bambino si presenta ‘di podice, nel senso che presenta prima le natiche o i piedi. I bambini in posizione podalica possono essere partoriti dalla vagina con l’aiuto di una ostetrica, anche se attualmente la maggior parte dei bambini in posizione podalica sono candidati per un cesareo elettivo.

Ci sono molti tipi di presentazione podalica, ma il più comune è quello in cui le natiche del bambino vengono espulse per prime e le gambe sono piegate sotto il corpo del bambino, con le ginocchia piegate e i piedi vicino alle natiche (full or breech). Simile al caso sopra citato è quello in cui le gambe del bambino sono stese e vicine alle sue orecchie, mentre in altri casi una o entrambe le gambe stese si presentano per prime.

Un raro caso di presentazione è quella trasversale. Qui il bambino giace di fianco all’interno dell’utero e una mano o un gomito sono entrati per primi nel canale del parto. Anche se spesso i bambini che si presentano trasversalmente possono cambiare posizione, ciò non si verifica sempre, e in tal caso un parto cesareo diventa necessario.

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