Dolore: come si misura? La scala visiva e numerica verbale

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DOLORE COSE DA COSA E CAUSATO TIPI DI ES Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl dolore è il più diffuso tra i sintomi, eppure non esistono strumenti capaci di misurare il dolore. Ognuno di noi ha un metro di giudizio e percezione del dolore. La sua valutazione, quindi, viene fatta ponendo attenzione alla descrizione che il paziente fornisce al medico del proprio dolore. L’intensità viene valutata lieve, moderata, forte, atroce, fino a dire: “il più forte dolore mai provato!” Può inoltre essere pulsante, bruciante, lancinante, fastidioso. Esiste comunque un sistema “analogico” (visivo e numerico), molto utile, dove il dolore viene rappresentato da una linea retta di 10 cm che unisce due punti numerati – 0 all’inizio e 10 alla fine – che simboleggiano rispettivamente l’assenza di dolore e il massimo dolore immaginabile. Ma vediamoli nel dettaglio:

  • la scala analogica visiva (VAS) è la rappresentazione visiva dell’ampiezza del dolore che un paziente crede di avvertire. Questa scala può assumere diverse forme, sia come scala del dolore che come scala di sollievo del dolore. L’ampiezza è rappresentata da una linea, solitamente lunga 10 cm, con o senza tacche in corrispondenza di ciascun centimetro. La lunghezza ottimale per misurare il dolore sembra essere 10 cm. Un’estremità indica I’assenza di dolore, mentre l’altra rappresenta il peggiore dolore immaginabile. La scala viene compilata dal paziente, al quale viene chiesto di tracciare sulla linea un segno che rappresenti il livello di dolore provato. La distanza misurata in millimetri, partendo dall’estremità che indica l’assenza di dolore, rappresenta la misura della particolare modalità da quantificare. Questa prova può essere facilmente ripetuta nel tempo. La VAS può essere utilizzata per valutare il dolore in momenti specifici, ma fornisce risultati più attendibili quando è limitata all’esperienza del dolore in corso piuttosto che al ricordo di un’esperienza precedente. Una variante della VAS è la scala di sollievo del dolore, per la quale gli estremi definiscono appunto il grado di sollievo. Al paziente viene chiesto di segnare, sulla linea fra i due estremi, l’entità del dolore rispetto a un momento precedente: nessun sollievo corrisponde allo 0 per cento e il sollievo completo al 100 per cento.
  • La scala numerica verbale (VNS) è una semplice scala di valutazione del dolore, molto simile alla VAS. È anch’essa lineare e viene facilmente compresa dal paziente che sceglie semplicemente un numero fra 0 (nessun dolore) e 10 (il peggiore dolore immaginabile) per rappresentare il livello di dolore. La VNS elimina la necessità della coordinazione visiva e motoria richiesta per eseguire la VAS e offre quindi maggiori possibilità di completamento. Sembra più utile della VAS per la misurazione nell’immediato periodo postoperatorio. Un’altra scala di sollievo del dolore costituisce una variante della scala numerica verbale. Gli estremi definiscono il grado di sollievo del dolore; lo zero indica nessun sollievo, mentre il dieci indica un sollievo completo.

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Differenza tra dolore somatico e psicosomatico

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Smettere fumare Mestruazioni dolorose Sintomi cura DismenorreaDolore somatico
È un dolore che spesso si presenta con sintomi acuti, che coinvolge e trova origine nel corpo e nei danni o traumi legati a tessuti dell’organismo. Si distingue tra dolore somatico vero e proprio, ossia l’eccitazione dei sensori del dolore situati nella cute, nei muscoli, nelle articolazioni e nelle ossa, e dolore somatico viscerale, ossia il dolore che nasce dagli organi interni. In entrambi i casi lo stimolo doloroso è acuto. Di solito è controllabile con antinfiammatori e analgesici.

Dolore psicosomatico
Nel dolore psicosomatico al dolore fisico si accompagna sempre una componente emotiva che molto spesso ne moltiplica gli effetti fino a renderlo insopportabile o, al contrario, riesce ad attutirlo fino a cancellarlo. Perché questo accada non è ancora del tutto chiaro. Secondo alcune teorie la percezione del dolore stimolerebbe l’individuo a compiere atti di “lotta o fuga” per conservare se stesso. Rimane comunque difficile classificare “categorie” emotive riferite al dolore. Ogni individuo vive infatti il dolore in modo del tutto personale a causa di molte variabili.

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Quali sono le caratteristiche del virus Ebola?

MEDICINA ONLINE VIRUS BATTERI INFLUENZA RAFFREDDORE TEMPERATURA STARNUTO EBOLA TRASMISSIONE MORTE SINTOMI STARNUTO CONTATTOAppartenente alla famiglia dei Filoviridae, l’Ebola è un virus molto aggressivo per l’uomo, scoperto per la prima volta attorno al 1976 nell’ex Zaire, attuale Repubblica Democratica del Congo, e Sud Sudan, e la cui epidemia peggiore si è verificata a partire dal mese di aprile 2014.
I villaggi in cui la malattia è scoppiata, probabilmente portata dalle volpi volanti e dalle scimmie, erano per lo più isolati e la mancanza di collegamenti con altre aree ha permesso una facile quarantena, tanto che il virus è rimasto inizialmente circoscritto in tali zone. Oggi i mezzi di trasporto in Africa sono più moderni rispetto a trenta anni fa e le possibilità di contagio si sono moltiplicate, estendendosi anche a città più grandi e densamente popolate dove la diffusione del virus è molto più rapida.

Sino ad ora sono stati scoperti cinque ceppi del virus, di cui quattro sono letali per l’uomo, con una percentuale di fatalità di circa il 68% delle persone che vengono colpite.
Il periodo di incubazione varia dai 2 ai 21 giorni e, tra il quarto e il decimo giorno dal momento del contagio, che si trasmette rapidamente attraverso i fluidi corporei, si presentano numerosi e devastanti sintomi.

Il virus viene inglobato nella membrana cellulare della cellula che, replicandosi, moltiplica anche il virus stesso. Durante i primi stati della malattia si ha una sintomatologia simile alla malaria e alle infezioni virali che colpiscono l’apparato respiratorio, con mal di gola, febbre, tremori, dolori muscolari e in generale debolezza. Una volta che il virus ha attaccato le cellule del sistema immunitario, bloccando quindi la proteina dell’interferone, si hanno infezioni al fegato, milza e linfonodi, oltre a infiammazioni che portano emorragie.
I sintomi avanzati sono inoltre sfoghi su viso, collo, braccia e torso, nausea, vomito, problemi intestinali, dolori al petto e occhi arrossati, ma anche ematomi ed emorragie cutanee. I vari organi collassano, si verificano crisi e convulsioni e sopraggiunge la morte, causata nella maggior parte dei casi da bassa pressione sanguigna, e insufficienze da parte dei vari organi.
I pazienti che sopravvivono hanno febbre per alcuni giorni e, nonostante altri gravi sintomi, migliorano tra il sesto e l’undicesimo giorno, mentre la guarigione completa si ha solo dopo vari mesi.

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Differenza tra dolore acuto, cronico, persistente ed episodico con esempi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MAL DI SCHIENA LOMBALGIA ESERCIZI DOLORE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneEsistono diversi modi per classificare il dolore. Uno di questi consiste nel differenziarlo base alla sua durata e alla sua ripetibilità. Prendiamo ad esempio un tipico dolore molto diffuso e conosciuto nella popolazione generale: la lombalgia.

La lombagia può essere definita:

  • acuta quando dura da meno di sette giorni;
  • subacuta nel periodo che va da sette giorni a sette settimane dopo l’insorgenza;
  • sub-cronica nel periodo che va da sette settimane a tre mesi dopo l’insorgenza;
  • cronica quando dura da più di tre mesi.

Ecco alcune caratteristiche ed esempi di alcuni tipi di dolore:

  • Dolore acuto – Il dolore acuto solitamente si presenta all’improvviso ed ha una durata limitata. Spesso è causato da un danno tissutale a carico di ossa, muscoli od organi, e l’insorgenza è spesso accompagnata da ansia o stress emotivo.  E’ acuto il dolore nocicettivo, di breve durata, nel quale, di solito, è ben evidente il rapporto di causa/effetto. Questo dolore si esaurisce quando cessa l’applicazione dello stimolo o ripara il danno che l’ha prodotto. Esempi sono il dolore post-operatorio, le coliche viscerali (renale, biliare, eccetera) ed il dolore traumatico. Una caratteristica fondamentale del dolore acuto è quello di rispondere ad adeguate misure antinocicettive: questa caratteristica è condivisa dal dolore persistente ma non dal dolore cronico. Qualunque sia l’origine, il dolore acuto produce frequentemente reazioni di difesa e di protezione che comprendono:
    • alterazioni dell’umore (depressione, ansia, paura)
    • modifiche del sistema nervoso autonomo (alterazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, nausea, vomito, sudorazione)
    • atteggiamenti di modifica della postura.
  • Dolore cronico – Il dolore cronico ha una durata maggiore rispetto al dolore acuto ed è generalmente alquanto resistente al trattamento medico. Di solito è associato ad una malattia a lungo termine, come l’osteoartrite. In alcuni casi, come per esempio in presenza di fibromialgia, rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la malattia. Il dolore cronico può essere una conseguenza di un danno tessutale, ma molto spesso è attribuibile a un danno nervoso. Circa il 70% delle persone che soffrono di dolore cronico trattato mediante l’assunzione di antidolorifici sperimenta episodi di ciò che viene definito dolore episodico intenso. Le cause più comuni di dolore cronico sono: lombalgia cronica, mal di testa, fibromialgia e neuropatia (malattia che coinvolge i nervi periferici). Il dolore cronico è molto comune e si ritrova in circa l’11% della popolazione adulta.
  • Dolore persistente. E’ persistente il dolore dovuto alla permanenza dello stimolo nocicettivo o della disnocicezione. Questo tipo di dolore è stato definito anche come “ongoing acute pain”, a sottolineare che conserva le caratteristiche del dolore acuto e va distinto dal dolore cronico. Un esempio è il dolore da coxartrosi, dove la persistenza della lesione anatomica giustifica il ripresentarsi del dolore ad ogni movimento dell’articolazione dell’anca. Un altro esempio è il dolore associato alle malattie neoplastiche, dove la causa del dolore continua ad essere operante. Anche in questi casi, come nel dolore acuto, si ha di solito una buona risposta agli analgesici ed alle misure antinocicettive come i blocchi anestetici e gli interventi neurolesivi.
  • Il dolore episodico intenso si riferisce a episodi di dolore che si verificano quando l’antidolorifico, ad esempio un FANS (antinfiammatorio non steroideo) viene impiegato regolarmente. A volte può essere spontaneo o insorgere dopo un evento apparentemente insignificante, come cadere dal letto. Talvolta può insorgere in concomitanza con la fine dell’effetto antidolorifico del farmaco prima dell’orario previsto per assumere la dose successiva.

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Dolore e psiche
Sia il dolore acuto che il dolore cronico possono essere debilitanti ed entrambi possono influenzare ed essere influenzati dallo stato mentale dell’individuo. Ma la natura del dolore cronico, ovvero il fatto che in alcuni casi sembra essere costante, rende il soggetto che lo sperimenta più suscettibile a conseguenze di stampo psicologico, come depressione e ansia. Al tempo stesso, lo stress psicologico può amplificare il dolore.

Un dolore acuto può diventare cronico?
Certamente è possibile. Un dolore acuto in un corpo con scarse difese oppure trascurato, o ancora, mal curato, può via via diventare dolore cronico (ad esempio un colpo di frusta cervicale che determina dolore acuto, può causare se non curato, un’artrosi cervicale e relativo dolore cronico).

Il comportamento del malato
Per spiegare il procedimento che può trasformare un dolore acuto in dolore cronico, in medicina si è formulato il modello concettuale del dolore, “pain behaviour” (comportamento dovuto al dolore) e il modello clinico  della malattia, “illness behaviour” (comportamento da malato).  Vediamo un esempio di questi modelli applicati ad uno dei dolori più diffusi in assoluto: il mal di schiena.
Quando il soggetto in fase acuta gestisce il dolore con un atteggiamento positivo, il mal di schiena, anche se è forte, diminuisce in fretta e non restano quasi mai conseguenze negative. Se, invece, il soggetto in fase acuta subisce il dolore, si scoraggia, ha paura che provochi ulteriori danni, si affida solo a terapie passive e assume un atteggiamento da malato, soffre di più, soffre più a lungo,  si indebolisce, è soggetto a continue ricadute, rischia di avere una lombalgia cronica e diventare disabile a causa del mal di schiena.
Pertanto, il dolore cronico può essere la conseguenza di un comportamento inadeguato in fase acuta. Di conseguenza, se il comportamento dovuto al dolore (pain behaviour) non è adeguato, può provocare un comportamento da malato (illness behaviour) e un dolore cronico.

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Esistono mosche che mordono?

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTONormalmente le mosche sono pericolose perché trasportano agenti patogeni, posandosi, per la deposizione delle uova, su materiale organico in decomposizione. Alcune specie di mosche possono però essere dannose per l’uomo tramite il contatto diretto ovvero mordendo.

Tabanidae o Tafani

Il morso dei tafani può trasmettere la tularemia, anche conosciuta come febbre dei conigliperché trasmessa anche dai roditori, che si manifesta con la comparsa di ulcere nella pelle e di sintomi come diarrea, vomito, mal di stomaco e infezioni alla gola.

Per la tularemia esiste un vaccino specifico consigliato solo a chi vive o lavora a contatto con animali da allevamento.

La mosca cavallina

Sono di colore scuro, misurano circa 25 mm e hanno gli occhi verdi o neri. Il loro morso è doloroso e può provocare infezione perché l’apparato boccale è dotato di piccole lame in grado di squarciare la pelle.

Mordono soprattutto durante le prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio. Sono particolarmente attive nella stagione estiva.

Simulidi

I Simulidi sono mosche molto piccole, moscerini delle dimensioni di 2-3mm. Vivono soprattutto nelle vicinanze di corsi d’acqua.

Il loro morso non è particolarmente dannoso per l’uomo perché può causare irritazioni cutanee prive di importanza, ma è molto pericoloso per gli animali, ai quali può provocare anche shock anafilattico per via della trasmissione delle mucose.

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Ceratopogonidi

I Ceratopogonidi sono piccoli moscerini il cui morso, doloroso e irritante, può provocare reazioni allergiche.
I segni di un morso di questo tipo di mosca possono durare anche due settimane. I Ceratopogonidi sono dannosi per gli animali perché trasmettono la febbre catarrale degli ovini o morbo della lingua blu, causandone la morte.

Pappataci

Conosciuti anche come mosche della sabbia, sono moscerini conosciuti per il loro volo silenzioso. Si nutrono di sangue e per questo mordono. Il loro morso è fastidioso ma è difficile accorgersi del loro arrivo proprio a causa della loro “discrezione”. Solitamente arrivano con il vento perché semplificano il volo lasciando trasportare da esso.

I pappataci trasmettono agenti patogeni e sono portatori di lehismaniosi cutanea, che colpisce animali e molto raramente gli esseri umani. In entrambi i casi esiste un vaccino apposito.

Controllare e prevenire le mosche che mordono

Il modo migliore per evitare un’invasione di mosche, è controllare, sanificare e pulire gli ambienti favorevoli alla nidificazione e quindi allo sviluppo delle larve.

Per evitare morsi di mosche e moscerini, è consigliato indossare, quando si visitano luoghi soggetti a possibili infestazioni, pantaloni lunghi, magliette a maniche lunghe e cappelli. Alcuni moscerini infatti non riescono a penetrare il tessuto degli indumenti.

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Perché le mosche sono attratte da letame ed dall’immondizia?

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTOLe mosche adulte sono attratte da letame e spazzatura perché in essi depongono le uova, dal momento che il materiale in decomposizione è favorevole alla nascita delle larve. Trascorrono poi pochi giorni tra la deposizione e la nascita delle larve. Sono queste che, diventando adulte, possono infestare gli ambienti.

Come evitare di trovarle nell’immondizia

La prevenzione è sempre meglio della disinfestazione, che di solito avviene con prodotti chimici piuttosto dannosi.

Per evitare un’infestazione di larve, esistono metodi di prevenzione semplici e scontati che tutti, ma soprattutto chi lavora nel settore alimentare, dovremmo usare:

1- non tenere in casa o in cucina i rifiuti organici. Se possibile, è bene tenerli fuori casa.
2- Pulire spesso il contenitore dei rifiuti organici, magari con acqua bollente e aceto, una mistura naturale che tiene lontano le mosche e altri insetti, oppure con la candeggina, il cui forte odore non attrae le mosche.
3- Chiudere bene bidoni e cassonetti dell’immondizia.
4- Pulire bene gli ambienti usando anche l’aceto, che allontana le mosche ed evita la deposizione delle uova.
5- Provvedi a mettere delle reti anti insetti sulle finestre
6- Utilizza metodi naturali, non tossici ed efficaci.

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Quando chiamare una ditta di disinfestazione

In ambienti piccoli come le cucine delle abitazioni, prevenire un’infestazione di larve può essere semplice. Piccoli accorgimenti possono bastare e spesso non si arriva a dover chiamare una ditta di disinfestazione. Negli ambienti grandi però non è così.

Sono le cucine dei ristoranti le più soggette all’infestazione di larve di mosche. Gestire cucine di dimensioni grandi non è facile. Se la prevenzione con l’aceto e con i vari metodi naturali non ha funzionato, e se gli insetticidi a disposizione di tutti non sono stati efficaci, al minimo sospetto che delle uova possano essere state deposte nell’immondizia è bene rivolgersi subito a una ditta di disinfestazione che valuterà il da farsi.

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Orzaiolo: i sintomi pericolosi da far controllare al medico

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOL’orzaiolo è quasi sempre un problema non grave, talvolta però è possibile l’insorgenza di complicazioni che possono nascondere problemi più gravi. E’ consigliabile contattare immediatamente un oftalmologo (specialista nello studio dell’occhio, delle sue funzioni e delle sue malattie) in presenza di uno qualsiasi dei seguenti segni e sintomi:

  • l’occhio appare chiuso e gonfio;
  • arrossamento della zona circostante l’intero occhio;
  • cambiamento o problemi a carico della vista;
  • il gonfiore perdura per più di 3 settimane;
  • l’orzaiolo o gli orzaioli tendono a ricomparire o presentano la fuoriuscita di sangue;
  • le ciglia tendono ad abbassarsi;
  • l’orzaiolo si trova sulla palpebra inferiore, vicino al naso;
  • la parte bianca dell’occhio diventa rossa;
  • l’occhio continua a drenare secrezioni di pus o dense;
  • presenza di febbre superiore a 38°;
  • lacrimazione persistente ed eccessiva;
  • rossore persistente sulla superficie dell’occhio;
  • dolore significativo;
  • ricomparsa dell’orzaiolo, specie se l’insorgenza si verifica nella medesima posizione di un orzaiolo precedente;
  • gonfiore dei linfonodi del collo;
  • visione doppia.

E’ consigliabile recarsi da un oftalmologo in presenza di uno qualsiasi dei suddetti sintomi. Qualora non fosse possibile essere visitati nell’immediato da un oftalmologo, è consigliabile recarsi al pronto soccorso, in caso di insorgenza di uno qualsiasi dei problemi succitati.

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Geloni alle mani e ai piedi: sintomi e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO BOSCO FOGLIE SECCHE AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER SNOW NEVE AUTUMN LEAVES WOODS WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-wGeloni alle mani e ai piedi: vediamo i sintomi e i rimedi naturali per contrastarli. Sono delle reazioni cutanee causate da un rapido passaggio dal freddo ad una temperatura calda. Si provoca un vero e proprio danno termico ai capillari, i piccoli vasi sanguigni nella pelle, con una risposta infiammatoria che si manifesta con gonfiore, prurito e vesciche nella parte del corpo interessata. Queste condizioni possono essere idiopatiche o associate a malattie della circolazione o del tessuto connettivo. Non bisognerebbe trascurare il problema, se non si dovesse risolvere in poche settimane, visto che c’è un rischio di complicazioni, come infezioni o ulcere cutanee.

Sintomi

I sintomi possono comparire in seguito all’esposizione delle mani o dei piedi ad una temperatura fredda e possono peggiorare se si entra a contatto successivamente con il caldo. Si può verificare dolore al piede o alla mano, oltre a gonfiore, arrossamento e prurito nella parte del corpo interessata, la comparsa di vesciche e ulcere o cambiamenti nel colore della pelle.

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Cause

Con una temperatura bassa si può verificare una costrizione vascolare; accade il contrario in presenza di una temperatura più alta: avviene una vasodilatazione. Con un rapido passaggio dal freddo al caldo, la dilatazione dei capillari può verificarsi in maniera più veloce rispetto a quella che interessa i grandi vasi sanguigni. Questo potrebbe causare la fuoriuscita di componenti ematiche nei tessuti e successivamente la comparsa dell’infiammazione sulla pelle. Fattori di rischio sono, oltre ad una tendenza familiare, anche un basso peso del corpo, il periodo invernale e un’esposizione prolungata della pelle al freddo. Contrariamente a quanto si possa pensare, i geloni non si verificano più di frequente nei luoghi più freddi, visto che in questi casi c’è una temperatura più secca e ci si adegua più facilmente alle condizioni climatiche con l’abbigliamento adatto. Una maggiore possibilità di sviluppo dei geloni può essere presente negli individui che fumano, nelle donne e nelle persone con malattie vascolari o del tessuto connettivo. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’assunzione di alcuni farmaci, come i beta-bloccanti.

Prevenzione

E’ possibile attenersi a delle regole molto semplici per prevenire i geloni. Specialmente nel caso in cui si sia maggiormente a rischio di esporsi a questo problema, bisognerebbe coprire le parti del corpo esposte alle temperature estreme, indossare un abbigliamento a strati, con guanti e accessori che riescano a mantenere una temperatura del corpo più calda. In presenza di un’esposizione al freddo, bisognerebbe riscaldare mani e piedi in modo graduale, per evitare repentini cambiamenti di temperatura.

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Cura

Cosa fare? Se si è in presenza di un danneggiamento della pelle, bisognerebbe procedere a pulire la parte del corpo interessata con un antisettico e proteggere le ferite. Per diminuire la sensazione di prurito e il gonfiore, potrebbe essere utile una crema a base di corticosteroidi.

Esiste una terapia con i farmaci per contrastare i geloni nei casi più gravi, che viene attuata con la nifedipina, un farmaco capace di far diminuire la pressione sanguigna e di provocare la vasodilatazione. E’ necessario in ogni caso mantenere la pelle delle mani o dei piedi asciutta, al riparo da fonti di calore, e non graffiare la parte interessata dal problema.

Rimedi naturali

I geloni possono essere combattuti efficacemente con i rimedi naturali. In particolare si rivelano utili tutte quelle cure naturali con soluzioni che hanno la proprietà di riattivare o favorire la circolazione del sangue, come gli impacchi con arnica, ortica e lavanda, erbe ricche di resine e oli con azione decongestionante. In alternativa si può utilizzare il pepe di Cayenna in polvere, da applicare sulla parte della mano o del piede interessata da queste formazioni dolorose, se la pelle non è ferita. Ecco i dieci migliori rimedi naturali:

1) Impacchi alle erbe

L’enciclopedia “La salute senza medicine. Curiamoci con le erbe medicinali” suggerisce impacchi di erbe specifiche contro i geloni. Si tratta di erbe ricche di tannini, resine e oli essenziali ad azione decongestionante. Tra di esse vengono segnalate arnica, ortica, ruta e lavanda.

2) Pepe di Cayenna

Il pepe di Cayenna è tra le spezie che aiutano a migliorare la circolazione. Potrebbe essere utile applicare sulla parte interessata dal gelone del pepe di Cayenna in polvere. Non utilizzate questo rimedio se la pelle è screpolata o ferita, per non aumentare il bruciore.

3) Rape

Tra i rimedi della nonna contro i geloni troviamo le rape. È possibile attenuare il problema strofinando sulla pelle delle fettine di rapa. Oppure, secondo un altro rimedio casalingo, potrete provare ad attenuare i geloni immergendo per un paio di minuti le parti interessate in acqua portata ad ebollizione con alcune fettine di rapa.

4) Rafano

Un altro rimedio casalingo, che promette di condurre alla completa scomparsa dei geloni, consiste nello strofinare con delicatezza sulle zone interessate da arrossamento e gonfiore, delle fettine di rafano. Potrete anche applicare il rafano a fette sulla parte, fasciare senza stringere troppo, e lasciare agire per attenuare il problema.

5) Succo di limone

Si tratta del rimedio naturale più semplice da applicare in caso di geloni. I limoni sono tra gli ingredienti, che insieme ad altri agrumi, dovremmo consumare ancora di più in inverno per arricchire la nostra alimentazione di vitamina C. Tra i rimedi naturali contro i geloni troviamo il consiglio di strofinare le dita delle mani e dei piedi con del succo di limone.

6) Decotto al Sedano

Ecco un altro ingrediente che proviene direttamente dalla cucina e che è presente nella nostra spesa invernale e autunnale: il sedano. Dovrete cuocere alcuni gambi di sedano in mezzo litro d’acqua per almeno un’ora. Otterrete così una sorta di decottoin cui potrete immergere, una volta tiepido, le dita colpite dai geloni due o tre volte al giorno.

7) Patate

Le fette di patate sono tra i rimedi più conosciuti per alleviare i rossori in caso di scottature solari. Il loro impiego può risultare utile anche in caso di pelle irritata dal freddo e di geloni. Dovrete strofinare delicatamente delle fettine di patata sulle parti colpite. L’amido contenuto nelle patate dovrebbe aiutarvi ad attenuare il problema.

8) Oli alle erbe

I massaggi effettuati sulle dita e sulle parti colpite dai geloni con oli a base di erbepotrebbero risultare utili per trovare sollievo. Potrete utilizzare degli oli aromatizzati preparati in casa, o dall’erborista, con rosmarino, menta o eucalipto, con la raccomandazione di non applicarli in presenza di ferite o abrasioni. Possono risultare utili anche gli oli – o oleoliti – preparati con arnica o calendula.

9) Cipolla

La cipolla è un ortaggio dalle numerose virtù curative. Si tratta di un vero e proprio antibiotico naturale, noto come rimedio benefico fin dall’antichità. Contro i geloni si suggerisce l’applicazione di succo fresco ricavato dalla cipolla, di fettine di cipolla o di cipolla tritata sulle parti interessate dal problema.

10) Equiseto e rosa canina

Una tisana a base di equiseto, anche noto come coda cavallina, potrebbe essere utile per attenuare i geloni provocati da problemi di circolazione. L’equiseto può aiutare i tessuti dell’organismo danneggiati dal gelone a tornare alla normalità. Un altro rimedio utile è costituito dalle tisane alla rosa canina. Chiedete al vostro erborista maggiori informazioni in proposito.

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