Giuseppe Moscati, il medico dei poveri disposto a tutto per curare i suoi pazienti

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma IL MIO MITO E INVECE GIUSEPPE MOSCATI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo Dermatologia Peeling Scrub Olog

Giuseppe Moscati (seduto, con i baffi) tra i suoi studenti

Il mio mito è Giuseppe Moscati. Non lo conoscete? Tante persone devono la vita a questa persona, fonte di ispirazione per generazioni di medici, tra cui il sottoscritto.

Giuseppe Moscati, medico italiano nato a Benevento il 25 luglio 1880, nel 1903 si laureò a pieni voti con una tesi sull’urogenesi epatica, successivamente vinse brillantemente i concorsi per assistente ordinario e per coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili. Era molto mattiniero, ogni giorno si alzava presto per recarsi a visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli di Napoli prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano.
Profondo credente, Moscati insegnò all’Ospedale degli Incurabili di Napoli, divenendo un modello di vita insostituibile per i suoi allievi, essendo lui il più chiaro esempio di umanizzazione del medico, figura in controtendenza in quegli anni in cui il medico tendeva invece ad elevarsi e distaccarsi dal malato in una posizione di paternalistica superiorità.
Nell’aprile del 1906 il Vesuvio iniziò ad eruttare ceneri e lapilli su Torre del Greco, mettendo in pericolo un piccolo ospedaletto, succursale degli Incurabili. Il generoso medico si recò prontamente sul posto, contribuendo a mettere in salvo gli ammalati, poco prima del crollo della struttura. I testimoni dissero che il giovane medico mise a repentaglio la sua stessa vita per salvare i pazienti della struttura.

La madre di questo grandissimo medico italiano – quando Moscati si stava per iscrivere all’università – era preoccupata, poiché la scelta di diventare medico avrebbe messo a dura prova il sensibilissimo animo del figlio a causa del contatto continuo con il dolore che questa professione imponeva. Di fronte alla preoccupazione della madre, Giuseppe Moscati rispose:

“Sono disposto a tutto per curare il paziente, per alleviare le sue sofferenze sono disposto anche a coricarmi nel letto dell’ammalato”

Beatificato da papa Paolo VI nel corso dell’Anno Santo 1975 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987, Giuseppe Moscati è da sempre definito “il medico dei poveri”.

Il mio mito è Giuseppe Moscati, la scienza, la fede e l’amore che si incontrano in una mente illuminata.

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Carley Elle Allison ha perso la sua battaglia contro il cancro: la sua storia narrata nel film Kiss & Cry

MEDICINA ONLINE Carley Elle Allison DEATH CANCER SKATER SINGER YOU TUBE TORONTO CANADA KISS & CRY.jpgCarley Elle Allison ha perso la sua battaglia contro il cancro ed è morta oggi, 31 marzo 2015, a Continua a leggere

Ignác Fülöp Semmelweis: la geniale intuizione del salvatore delle madri

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma Ignác Fülöp Semmelweis Salvatore Madri Mito Mani Lavarsi  Igiene Pulito Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaIl mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. Non lo conoscete? Sappiate che voi stessi o qualche vostro parente siete probabilmente vivi ed in salute grazie al signore che vedete raffigurato nell’immagine. Leggete la sua incredibile storia e capirete quanto sia assurdo che un tale genio sia quasi del tutto sconosciuto in Italia.

La febbre puerperale

Nato a Budapest nel 1818, diventa medico e presta servizio nella clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna. In quegli anni una terribile malattia caratterizzata da dolore, malessere generale e febbre elevata – conosciuta come “febbre puerperale” – sterminava letteralmente le puerpere ricoverate negli ospedali viennesi così come in tutti gli ospedali del mondo. Le cause erano sconosciute, la ricerca scientifica era in alto mare e nel frattempo – visto che non esisteva una cura – migliaia di donne morivano tra atroci dolori.

La geniale intuizione

Un collega di Sommelweis, Jacob Kolletschka, morì per una malattia sconosciuta. Durante l’autopsia del collega, Semmelweis si accorse che il suo corpo evidenziava lesioni simili a quelle che si riscontravano sulle donne morte per febbre puerperale. Inoltre scoprì che Kolletschka solo qualche giorno prima si era ferito nel corso di una autopsia praticata sul cadavere di una di queste mamme morte per febbre puerperale. Grazie a questi due indizi Semmelweis giunge ad una ipotesi che oggi potrebbe apparire quasi banale, ma che per l’epoca (prima metà del 1800) era GENIALE:

La febbre puerperale è una malattia che viene trasferita da un corpo all’altro a seguito del contatto che i medici e gli studenti presenti in reparto hanno prima con le donne decedute (su cui praticano autopsia) ed immediatamente dopo con le partorienti che vanno a visitare in corsia.

Era una teoria sconvolgente per i tempi. Basti pensare che la nascita della microbiologia viene fatta risalire alla teoria microbica delle malattie, formulata da Robert Koch decine di anni dopo l’intuizione di Semmelweis. L’affermazione di cui sopra era quasi come dire che la terra era tonda quando tutti pensavano fosse piatta: banale per noi, ma assurda per l’epoca!

Alla ricerca di una conferma

Per dimostrare questa tesi geniale, il giovane Semmelweis mise in atto una banale disposizione: tutti coloro che entravano nel reparto delle madri, sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di ipoclorito di calcio. A questo aggiunse la disposizione che a tutte le partorienti venissero cambiate le lenzuola sporche con altre pulite. Oggi sembrano disposizioni banali, ma non allora. I fatti gli diedero immediatamente ragione. Era il maggio 1847, la vita di migliaia di donne da quel momento in poi era cambiata per sempre, in meglio, grazie a questa persona meravigliosa!

La conferma e le gelosie dei colleghi

Le disposizioni di questo genio, diedero prestissimo degli ottimi risultati. Nell’anno 1846, su circa 4.000 puerpere ricoverate presso il reparto di Semmelweis, ne erano morte 459 (pari all’11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l’adozione del lavaggio delle mani con ipoclorito di calcio, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l’anno successivo la percentuale si attesterà intorno all’1%. Centinaia di donne erano vive grazie a questo sconosciuto ma geniale medico. Questi dati avrebbero potuto suscitare se non entusiasmo almeno interesse o curiosità, invece gli attirarono gelosia, invidia e risentimenti vari. I colleghi ed i suoi capi erano gelosi dei suoi successi, probabilmente consci del fatto che la mente di questo giovane medico, si era spinta nell’Iperuranio, alle cui porte – invece – il loro limitato intelletto si era inesorabilmente fermato. Le scoperte di Semmelweis vennero fermamente screditate, le sue disposizioni annullate e le giovani madri ricominciarono a morire tra atroci dolori. Esiste qualcosa di più ottuso di un essere umano invidioso? Oltre il danno, la beffa: il povero dottore Semmelweis venne anche licenziato dall’ospedale di Vienna, nonostante i positivi risultati fossero davanti agli occhi di tutti.

La morte da incompreso

Semmelweis fu ignobilmente ostracizzato dalla stolta comunità scientifica dell’epoca, inoltre – a causa del forte stress – finì per essere ricoverato in manicomio, dove morì nel 1865, a causa delle percosse subite forse dalle guardie dell’istituto. Solo dopo la sua morte, i lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister hanno dimostrato la grandezza delle intuizioni di Semmelweis, mettendo finalmente fine ad uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di uno scienziato. Nel 1894, la città di Budapest gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente fu collocata davanti all’ospedale San Rocco, ed infine gli intitolò la Clinica Ostetrica dell’Università. L’università di Budapest (che precedentemente si chiamava “Reale Università ungherese di Scienza”) fu rinominata “Università Semmelweis” in suo onore. Nel 2013 l’UNESCO ha deciso di inserire alcuni documenti sulla scoperta di Semmelweis nel registro della Memoria del mondo. Per il suo importante contributo nello studio delle trasmissioni batteriche da contatto e specialmente nella prevenzione della febbre puerperale è conosciuto anche come il “salvatore delle madri”.

“Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis.” Ferdinand von Hebra

Il mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. L’uomo che ha salvato la vita a migliaia di mamme ed ai loro bambini.

Se interessati alla vita di questo grande medico, vi consiglio di leggere il libro: “Il dottor Semmelweis” di Louis-Ferdinand Céline, che potete trovare qui: http://amzn.to/2mQNnZz

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Sergio Mattarella è stato appena eletto Presidente della Repubblica Italiana

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ROMA BANDIERA ITALIA VITTORIANO PIAZZA DEL POPOLO ALTARE PATRIA PATRIOTTICO CAMPANILISMO ITALIANISergio Mattarella è stato appena eletto Presidente della Repubblica Italiana. Deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro, dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare. Oggi, 31 gennaio 2015, Mattarella è diventato il 12° Presidente della Repubblica Italiana. A prescindere dal vostro credo politico, spero che vi uniate a me nell’augurare un caloroso “buon lavoro” al nostro nuovo presidente, affinché sia una mente illuminata, visto i momenti cupi che sta vivendo l’Italia, l’Europa ed il mondo intero. Auguri presidente Mattarella!

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Albert Bruce Sabin, il medico che fece un regalo a tutti i bambini del mondo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MITO ALBERT BRUCE SABIN VACCINO POLIO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaIl mio mito è il medico polacco Albert Bruce Sabin. Non lo conoscete? Sappiate che voi stessi o qualche vostro parente siete probabilmente vivi o comunque in salute anche grazie a quel simpatico signore che vedete in questa foto.

Questo grande uomo creò il vaccino anti-poliomielite, salvando la vita a decine di milioni di bambini. Grazie a questa sensazionale scoperta Sabin sarebbe potuto diventare uno degli uomini più ricchi della terra, ed invece non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, facendo in modo che il prezzo del farmaco rimanesse estremamente basso ed alla disponibilità di tutti, anche dei più poveri, salvando milioni di bambini da una terribile malattia. A chi gli chiese il perché di questa sua decisione, lui rispose:

«Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo»

Il mio mito è Albert Bruce Sabin, l’uomo che ha preferito non arricchirsi per regalare la vita a milioni di bambini nel mondo.

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“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo” NON è una frase di Voltaire

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo” NON è una frase di Voltaire ma di Evelyn Beatrice Hall«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo».

Frase stupenda che racchiude in poche parole principi cardine dell’intera Umanità, quali la libertà di espressione ed il rispetto per le altrui opinioni. E’ uno degli aforismi senza dubbio più citati in assoluto sui social network. Puntualmente si legge questo (con piccole, sporadiche variazioni):

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo” Voltaire

Cosa c’è di male in questa citazione di Voltaire? Nulla, a parte il fatto che questo aforisma NON è di Voltaire. La frase originale è questa:

“I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it”

Questa frase non è di Voltaire. Voltaire è uno dei miei autori preferiti, un vero e proprio faro alla testa degli illuministi, io letteralmente lo adoro, ma questo NON è un suo pensiero. Questa frase è di una scrittrice britannica chiamata Evelyn Beatrice Hall, attiva nella prima metà del 1900. Evelyn scrisse questa frase nel 1906, inserendola nella biografia di Voltaire, chiamata The Friends of Voltaire” (in italiano “Gli amici di Voltaire”).

Quindi cominciamo a fare la citazione giusta ed a dare a questa scrittrice i giusti meriti:

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo” Evelyn Beatrice Hall

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Samantha Cristoforetti e il vero simbolo del degrado italiano

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma SIMBOLO DEGRADO ITALIANO Samantha Cristoforetti Radiofrequenza Rughe Cavitazione Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nevi Dietologo Dermatologia 1

Samantha ha raggiunto l’orbita da pochi secondi: il sorriso più bello è tra le stelle!

Una partita di calcio. Un derby, quindi sicuramente una gara particolarmente importante per i giocatori in campo e per i tifosi sfegatati, che sentono la stracittadina come qualcosa di fondamentale nelle loro vite. Ma sempre una partita di calcio. Come ce ne sono tante e come ce ne saranno tante in futuro. Ma cominciamo dal principio.

Erano quasi le dieci e Samantha stava per partire

Ieri sera torno a casa dal lavoro di fretta, erano le dieci meno dieci e alle 22 e 01 la nostra astronauta Samantha Cristoforetti (ne avevo parlato in questo articolo) doveva lasciare la Terra – prima donna italiana – per elevarsi a 400 km dal suolo, scrivere la storia e portare le italiane e l’Italia tra le stelle, sulla Stazione Spaziale Internazionale. La 37enne della provincia di Trento parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo (le lingue che parla l’italiano medio, insomma); laureata a Monaco in ingegneria meccanica, pilota espertissimo, specializzata in Texas, selezionata per fare l’astronauta tra quasi 9000 candidati preparatissimi (super-genio tra i geni) ma rimanendo sempre estremamente umile: insomma l’esempio di quanto di buono può fare una persona col proprio corredo di neuroni quando ha volontà, dedizione, capacità e coraggio. Un esempio da mostrare nelle scuole elementari. Neanche mi levo la giacca e corro in salone. Accendere il pc richiederebbe troppo tempo e lo streaming mi farebbe osservare in leggera differita un evento che invece volevo vivere in diretta. Accendo la televisione nella sicurezza di trovare le immagini della nostra astronauta, non certo a reti unificate, ma almeno sul primo canale e metto su Rai Uno: c’è un film. Metto su Rai Due: c’è una replica di NCIS. Cambio su Rai Tre: c’è Report. Ma dove diavolo mandano la diretta? La mente mi ricorda che siamo nella nazione dell’ignobile servizio televisivo del TG4 dove “la sonda Philae vìola la nostra pura immagine natalizia di una cometa, trapanandola senza pietà”. Ma possibile che davvero nessuno ne parli in tv? Con un po’ di timore mi sposto su RaiNews24 dove effettivamente c’è una diretta dell’evento, anche se – sinceramente – i commentatori non mi sembrano molto all’altezza della situazione. Ma per fortuna parlano le immagini dalla cabina e l’emozione è fortissima: Samantha saluta in telecamera, sorride e controlla la strumentazione di bordo con la stessa naturalezza con la quale io metto le frecce sulla mia Polo ed il mio sistema nervoso centrale si riempie di scariche di orgoglio. Penso a quanto ha dovuto affrontare per essere fisicamente ed intellettualmente in grado di sostenere un viaggio nello spazio. Penso che non siamo più da tempo un Paese di poeti o santi, ma abbiamo ancora grandi navigatori. Penso a quando in una intervista disse che nel suo paese natio (Malé) c’è poco inquinamento luminoso e la sera da bambina guardava un cielo limpido e pieno di stelle e che da li è nata la sua passione per gli astri. Sorrido pensando: “fosse nata a Las Vegas, che lavoro farebbe ora?!”. Quella bimba diceva di voler andare sulla luna, da grande, circondata dai sorrisi degli adulti.
Partenza.
Emozioni indescrivibili.
La netta certezza di vivere attimi che ricorderò anche tra trent’anni.

Passare dalla felicità al disgusto

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RaiNews24 a pochi minuti dal lancio

Dopo qualche minuto il veicolo spaziale Sojuz TMA-15M raggiunge l’orbita. La nostra Samantha è nello spazio. Mi affaccio alla finestra, il cielo di Roma è senza nuvole e i sassolini nel cielo luminosi come se vivessi anche io a Malé. Mi immagino quella esile donna appassionata di speleologia, che galleggia sulla mia testa a 27 mila km/h e mi scappa una lacrima di gioia che neanche il giorno della mia laurea o il primo giorno da medico in sala operatoria ero così felice. Mi emoziono ora anche solo a ricordare il suo sorriso pochi secondi dopo aver raggiunto l’orbita. Passano pochi minuti e su RaiNews24 si mettono a parlare di altro (vedi foto illuminante in alto). Non mi aspettavo certo cinque ore di trasmissione, ma smettere di parlarne appena dieci minuti dopo aver raggiunto l’orbita mi sembrava un po’ poco. Mi ritrovo a pensare che Samantha è così oltre da far apparire la nostra classe dirigente, ancor più meschina e grottesca di quello che già è. Ho la complottistica paura che una tale mente sia volontariamente tenuta il più possibile nascosta al popolo.
Ho la radio vicino e mi sintonizzo subito su Radio Uno. Radiocronaca in diretta della partita di calcio Milan-Inter. E’ solo allora che – ancora con la lacrima di gioia che mi cola sul viso – realizzo che la prima radio d’Italia, quella per cui tutti noi paghiamo il canone, durante la partenza della prima donna italiana verso lo spazio, ha diffuso la radiocronaca di una partita di calcio. Un derby, quindi una partita sicuramente importante. Ma una partita di calcio come ce ne sono tante e ce ne saranno tante in futuro. Ma sarebbe stato lo stesso anche se fosse stata la finale della coppa del mondo. In quel momento, che siate d’accordo o no, Samantha stava facendo la storia, e non parlo solo della storia dell’astronomia italiana, parlo proprio della Storia italiana, quella che i nostri nipoti studieranno sui libri di storia. E la prima radio nazionale parlava di calcio. Ma chiariamolo bene: il punto non è neanche il calcio, poteva anche parlare di qualsiasi altra cosa. Il punto è la poca considerazione che viene data in Italia ad un evento scientifico storico. Se pensate che questo sia un post contro il calcio o contro chi ha la più che legittima passione per il calcio, credetemi: sono stato frainteso. Il degrado cui faccio riferimento nel titolo, non è il calcio. Il degrado è quanto la cultura, che in altri lidi sarebbe valorizzata fino a diventare primo motore economico di una nazione, venga in Italia mortificata, anzi POLVERIZZATA come i ruderi di Pompei dissolti in una criminale noncuranza. Non è paradossale che la nazione che possiede un patrimonio artistico e culturale sterminato come il nostro, sia in queste condizioni indegne?
In seguito mi hanno detto che la radiocronaca della partita è stata interrotta qualche minuto per collegarsi col lancio. Qualche minuto su due ore di gara? Ah bene, allora questo cambia tutto! Qualcuno mi ha detto: “Ma non è una cosa così importante, le cose importanti sono altre“. Sono ormai anni che va di moda il “benaltrismo” e sono anni che in Italia la ricerca scientifica è vista come una zavorra inutile da un popolo un tempo germoglio della cultura universale ed ora al primo posto al mondo per analfabetismo funzionale (dati Ocse, rapportoSkills outlook 2013). Io mi sono francamente stancato di dare sempre risposte che cadono come un sassolino in un burrone perciò ad uno che vi dice una cosa del genere – se non ci arriva da solo – è impossibile spiegare alcunché, quindi issate bandiera bianca sin da subito e fatelo rimanere della propria opinione: lui tornerà presto a parlare di belen rodriguez e voi risparmierete il vostro tempo per questioni più importanti come ad esempio discutere con chi ha la mente ancora feconda.

Domanda ed offerta

E’ una vecchia legge e si coniuga così: il cittadino medio preferisce un derby o x factor ad un evento scientifico storico ed irripetibile (per qualcuno non così storico, per me si)? Ed ecco che la RAI, da educatore che era 50 anni fa, si trasforma in un venditore di tappeti dozzinali. Tutto questo immerso in un circolo vizioso che vede una platea sempre più anestetizzata ed ignorante, rincorsa da programmi sempre più scadenti che rendono il pubblico ancora più cafone, giorno dopo giorno, cronicamente ed inesorabilmente. Un vortice che ci porta sempre più giù, in una ignoranza che in Italia da decenni non conosce più confini né dignità, legittimata da una società che si auto-annienta premiando fenomeni da baraccone e persone ricolme di nulla, in una corsa esponenziale al ribasso dove se dici che preferisci un documentario sui delfini all’isola dei famosi, ti guardano come un EXTRATERRESTRE. Ti fanno sentire come un perdente. Ma, come dissi ai miei amici qualche tempo fa: in un mondo dove vince la prevaricazione, il latrocinio e la mediocrità, essere perdenti è il più grande degli onori, quindi siate orgogliosi di essere considerati degli sfigati in questo paese alla deriva. Un paese che premia la minetti con 200 mila euro per andare qualche giorno su un’isola a prendere il sole mentre un vigile del fuoco, che ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella degli altri, deve lavorare quasi 20 anni per guadagnare la stessa cifra. Un pensiero “populista“? Forse si, ma a me questa cosa fa schifo lo stesso.
Vi chiedete se il problema riguarda solo la televisione? NO! Il problema è più profondo perché radicato in fondo alla nostra stessa arrivista italianità. Stesso discorso vale per i giornali di questa mattina, dove rende di più parlare di Hamilton che vince il mondiale di formula 1, che non delle conquiste di una brillante mente italiana che – partita da un paesino del nord – passerà i prossimi sei mesi su una stazione spaziale a fare ricerca scientifica. Quella stessa ricerca che permetterà – domani – di creare un nuovo laser per rimuovere un tumore maligno dal seno di vostra moglie lasciandole intatta la mammella o forse una stampante 3D che vi permetterà di costruirvi un ecografo da tenere in casa per prevenire l’infarto di vostro padre. E sento ancora persone dire che i soldi spesi nella ricerca sono soldi buttati. Quindi la prossima volta che venite in ospedale, la risonanza magnetica non ve la facciamo, che ne dite? Così avrete più tempo per scagliarvi davanti ad una scatola che vi vomiterà addosso le immagini del plastico della casa dell’ultima probabile madre assassina, di cui saprete presto ogni scabroso particolare privato, prima ancora che sia entrata in tribunale, in barba alla presunta innocenza.
Ieri sera, demoralizzato e dopo essere stato mio malgrado informato del risultato di una partita di calcio (anche piuttosto piatta, visto il risultato), non ho poi neanche controllato se almeno su Radio Due parlavano di Samantha. Con la lacrima ormai ghiacciata sulla guancia, ho acceso il pc. Per fortuna esiste internet e ho potuto continuare a vivere (sulle televisioni straniere) questo evento storico, evento che sarebbe dovuto andare in diretta su Rai Uno e contemporaneamente su Radio Uno come invece accade il febbraio di ogni benedetto anno, quando c’è Sanremo e salgono sul palco sempre gli stessi quattro cantanti. Lo ammetto: non sono un grandissimo appassionato di calcio (né di Sanremo), ma qui la mia passione non c’entra nulla. C’entra invece uno stato dove ormai la cultura ed un evento storico della scienza, vengono superati da un cantante mediocre, dalla replica di un film e da una banale partita di calcio.

Mi spiace, ma ho perso la speranza.

Termino con il mio status di ieri sera che racchiude – in una frase – tutta la mia disperazione:

La prima donna italiana va nello spazio e su radiouno va in onda la radiocronaca di milan-inter: questo è il vero simbolo dell’ormai irrecuperabile degrado italiano… Vai Samantha!

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Beth, la “bella addormentata” esiste davvero

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAME (4)Beth Goodier, giovane inglese ventenne raffigurata nella foto in alto, soffre di una patologia piuttosto particolare: la cosiddetta «sindrome della bella addormentata» (nome scientifico: “Sindrome di Kleine-Levin”). Si tratta di un disturbo neurologico che comporta crisi di eccesso di sonno che possono durare per giorni o addirittura settimane. Questa malattia – così particolare – fa parte delle ipersonnie, cioè un gruppo di disturbi del sonno che si manifestano in un eccessivo e prolungato stato di sonno dell’individuo, costante nel tempo, associato alla difficoltà di svegliarsi o nel riuscire a rimanere svegli ovvero situazioni di sonno improvviso cui la persona non riesce ad esimersi (si può osservare la stessa dormire mentre è in conversazione o mentre sta pranzando). Durante la veglia la persona affetta da ipersonnia può risultare apatica, o con un eloquio incoerente oppure può presentare irrequietezza. Si contrappone all’insonnia.

Continua la lettura su https://www.corriere.it/salute/speciali/2014/sonno/notizie/beth-bella-addormentata-vivente-02930122-591c-11e4-aac9-759f094570d5.shtml#:~:text=di%20Emanuela%20Di%20Pasqua&text=Di%20questa%20condizione%20non%20si,sue%20lunghe%20ore%20di%20sonno.

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