Il “soffocamento” (anche chiamato “asfissia”) è la condizione nella quale la normale respirazione è impedita a causa di vari Continua a leggere
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Si può vivere senza respirare aria? Quanto può durare una apnea?
Mentre mediamente si può resistere vari giorni senza mangiare e senza bere, lo stesso non si può dire del respirare. L’essere umano ha bisogno di un flusso costante di aria, ed in particolare di ossigeno, per far funzionare ciclo di Krebs, respirazione cellulare aerobica e – in definitiva – per restare vivo.
Il soggetto medio può rimanere in apnea, per poche decine di secondi al massimo; con apnea si intende una momentanea e sospensione del respiro. Riferendoci all’apnea volontaria, un tempo medio che tutti gli adulti possono raggiungere è di 45-60 secondi. Questo range di valori è però estremamente variabile, in base ad alcuni fattori, come ad esempio:
- età;
- stato di salute generale;
- soggetto allenato;
- soggetto abituato alle alte altitudini;
- fumo di sigaretta;
- patologie respiratorie.
Ad ogni modo, dopo circa un minuto di apnea volontaria, quasi tutti i soggetti adulti non allenati sono costretti – dall’istinto di sopravvivenza – a riprendere fiato al più presto. Dopo questo periodo, a causa della progressiva diminuzione della pressione parziale dell’ossigeno e del contemporaneo aumento della pressione parziale dell’anidride carbonica nel sangue, il centro respiratorio invia infatti impulsi al diaframma, che la maggior parte delle persone percepisce come “vibrazioni”.
Le persone sportive e specie quelle allenate ad apnee prolungate, fisicamente e mentalmente, possono ovviamente allungare notevolmente il loro tempo di apnea, grazie a specifiche tecniche di rilassamento che rallentano il battito cardiaco e permettono al corpo di usare al massimo l’aria inspirata prima dell’inizio dell’apnea grazie anche all’emocompensazione (lo spostamento del sangue dalle zone periferiche del nostro corpo – mani, braccia, piedi, gambe – verso il tronco).
Gianluca Genoni, uno dei primatisti mondiali di apnea, è stato in grado di rimanere in apnea statica (senza muoversi) per 7 minuti e 30 secondi.
Umberto Pelizzari, un altro possessore di vari record del campo, ha raggiunto i 150 m di profondità in apnea in assetto variabile, che prevede uno sforzo muscolare, con una immersione di 2 minuti e 57 secondi.
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Differenza tra dispnea ed affanno
Una domanda tipica per alcuni pazienti che hanno problemi respiratori è “che differenze ci sono tra dispnea ed affanno”? La risposta è piuttosto semplice: nessuna. I termini “dispnea” ed “affanno” sono infatti sinonimi, indicano quindi la medesima cosa. Per capire la definizione di dispnea, leggi questo articolo: Dispnea ansiosa, notturna, cardiaca: sintomi e cura
Per approfondire, leggi anche:
- Differenza tra dispnea, apnea e tachipnea
- Apnea ostruttiva del sonno: cause, rischi, trattamenti e prevenzione
- Perché si russa e quali sono i rimedi per smettere di russare? I pericoli dell’apnea ostruttiva del sonno
- Differenza tra polipnea e tachipnea
- Iperventilazione: significato, sintomi, alcalosi e conseguenze
- Tipologie di respirazione nello yoga
- Differenza apnea statica, dinamica e profonda
- Differenze tra respiro normale e patologico
- Respiro patologico: le alterazioni del ritmo respiratorio normale
- Respiro di Biot ed apnee: caratteristiche e cause patologiche e non patologiche
- Respiro di Cheyne-Stokes: caratteristiche e cause patologiche e non patologiche
- Respiro di Falstaff: caratteristiche e cause
- Respiro di Kussmaul: caratteristiche e cause
- Apparato respiratorio: anatomia in sintesi, struttura e funzioni
- Trachea: anatomia e funzioni in sintesi
- Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona
- Differenza tra inspirazione e espirazione: l’atto respiratorio
- Differenza tra ventilazione polmonare e alveolare: spazio morto anatomico e fisiologico
- Parametri della spirometria: capacità, volumi, rapporti e flussi
- Broncoscopia polmonare con biopsia: a cosa serve, fa male, è pericolosa?
- Asma bronchiale in bambini e adulti: cause, sintomi e cura
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Differenza apnea statica, dinamica e profonda
A livello agonistico l’immersione sportiva in apnea viene suddivisa essenzialmente in tre categorie:
- apnea statica;
- apnea dinamica (con e senza attrezzatura);
- apnea profonda (in assetto costante; in assetto variabile; in assetto variabile assoluto).
Apnea statica
L’apnea statica è la disciplina più mentale ed introspettive tra tutte le competizioni che prevedono immersione in acqua. Nell’apnea statica, lo scopo dell’apneista, che deve immergere l’apparato respiratorio nell’acqua, è quello di trattenere il respiro il più a lungo possibile. Le prestazioni possono svolgersi o in piscina o in acque libere. Fra tutte le discipline riconosciute, l’apnea statica è l’unica che tiene conto del tempo di immersione. L’apneista che si cimenta nell’apnea statica infatti dopo aver messo la propria muta (che garantisce termo-protezione, galleggiamento e rilassamento muscolare) si abbandona in galleggiamento prono e trattiene il fiato.
Il paradosso dell’apnea statica è che per farla bene bisogna essere in grado di “non fare” ovvero abbandonarsi completamente. La capacità del corpo di restare senza ventilarsi è incredibile basti pensare che nelle competizioni atleti riescono a trattenere il fiato per oltre 8 o 9 minuti.
Apnea dinamica (con e senza pinne)
Disciplina indoor (in piscina) nella quale l’apneista nuota in orizzontale a rana subacquea e compie una o più volte la lunghezza della piscina. Nelle competizioni l’obiettivo è quello di percorrere la distanza maggiore (con distanza che, nel caso di campioni possono superare abbondantemente i 160 metri senza pinne e 250 metri con pinne).
Leggi anche:
- Differenza tra dispnea, apnea e tachipnea
- Apnea ostruttiva del sonno: cause, rischi, trattamenti e prevenzione
- Perché si russa e quali sono i rimedi per smettere di russare? I pericoli dell’apnea ostruttiva del sonno
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Apnea profonda
La disciplina sportiva dell’apnea profonda si differenzia in tre categorie fondamentali, diverse fra loro e per tecnica e regolameti:
- apnea in assetto costante : si scende utilizzando solo le proprie forze, raggiungendo la quota senza zavorra e solo con le pinne .La fase di risalita avverrà lungo il cavo guida senza toccarlo.
- apnea in assetto variabile : si scende utilizzando una slitta con zavorra di massimo 30 kg e si risale pinneggiando o aiutandosi con il cavo guida.
- apnea in assetto variabile assoluto (No-Limits): si scende utilizzando una slitta con zavorra senza limiti di peso e si risale utilizzando un pallone gonfiabile.
Leggi anche:
- Malattia da decompressione: terapia e fisiopatologia
- Embolia gassosa arteriosa da immersione: sintomi e cure
- Asfissia: sintomi, cure ed in quanto tempo si muore
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- Differenza tra soffocamento e strangolamento
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- Respiro patologico: le alterazioni del ritmo respiratorio normale
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- Diramazioni delle vie aeree inferiori: spiegazione e schema
- Bronchiolite in neonati e bambini: sintomi, cause, è pericolosa?
- Bronchiolite nei bimbi: mortalità, pericoli, complicazioni e durata
- Bronchiolite nei bambini: quando chiamare il medico?
- Bronchiolite nei bambini: qual è la migliore terapia?
- Drenaggio toracico (toracostomia): a che serve, quando si rimuove
- Valvola di Heimlich: com’è fatta, a che serve e come funziona
- Versamento pleurico, scompenso cardiaco, neoplastico, conseguenze
- Chilotorace: cause, sintomi e trattamento
- Empiema pleurico, subdurale, della colecisti: cause e cure
- Differenza tra empiema ed ascesso
- Emotorace (sangue nella cavità pleurica): sintomi, cause e cura
- Idrotorace: cause, patologie, sintomi, diagnosi e cure
- Embolia polmonare: massiva, diagnosi, da tumore, terapia
- Polmoniti nosocomiali: cause, terapie e linee guida ATS
- Polmonite interstiziale, atipica, senza febbre: sintomi e cure in bimbi ed adulti
- Polmonite in bimbi ed adulti: quando chiamare subito il medico
- Polmonite in bimbi ed adulti: quando diventa davvero pericolosa
- Trachea: anatomia e funzioni in sintesi
- Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona
- Differenza tra inspirazione e espirazione: l’atto respiratorio
- Differenza tra ventilazione polmonare e alveolare: spazio morto anatomico e fisiologico
- Parametri della spirometria: capacità, volumi, rapporti e flussi
- Broncoscopia polmonare con biopsia: a cosa serve, fa male, è pericolosa?
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Differenza tra dispnea, apnea e tachipnea
DISPNEA
La dispnea o fame d’aria, (in inglese dyspnea o shortness of breath) è un sintomo caratterizzato da respirazione difficoltosa.
La dispnea può essere fisiologica quando si manifesta nel compiere uno sforzo pesante, specie in soggetti non particolarmente allenati allo sforzo.
La dispnea è patologica se si verifica in situazioni in cui il corpo non viene sottoposto a sforzo o quando viene sottoposto a sforzi molto lievi, quindi anche a riposo. Nell’85% dei casi è dovuto a asma, polmonite, ischemia cardiaca, malattia polmonare interstiziale, insufficienza cardiaca congestizia, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), stenosi laringo-tracheale o cause psicogene. I fattori di rischio includono la vecchiaia, il fumo, l’ipertensione, l’iperlipidemia e il diabete. Per approfondire, leggi questo articolo: Dispnea ansiosa, notturna, cardiaca: sintomi e cura
APNEA
L’apnea (in inglese apnoea) è la mancanza totale di respirazione superiore ai 15 secondi. Durante l’apnea non c’è movimento dei muscoli della respirazione ed il volume dei polmoni rimane inizialmente invariato.
L’apnea può essere volontaria (come quando si trattiene il respiro), ma non può essere sostenuta per più di poche decine di secondi senza adeguato allenamento.
L’apnea è patologica se:
- è indotta farmacologicamente (oppiacei);
- è causata da ostruzione meccanica delle vie aeree (strangolamento),
- è determinata da patologie (malattie neurologiche come sclerosi multipla ed encefaliti, sindrome delle apnee ostruttive…).
Leggi anche:
- Apnea ostruttiva del sonno: cause, rischi, trattamenti e prevenzione
- Perché si russa e quali sono i rimedi per smettere di russare? I pericoli dell’apnea ostruttiva del sonno
- Differenza tra polipnea e tachipnea
- Differenza tra dispnea ed affanno
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TACHIPNEA
Con il termine tachipnea (in inglese tachypnea o tachypnoea) si intende un grande aumento della frequenza respiratoria rispetto alla norma (16-20 atti respiratori al minuto nelle persone adulte).
L’aumento della frequenza respiratoria è fisiologico in caso di grandi sforzi, ma anche in caso di sforzi lievi ma protratti nel tempo.
La tachipnea patologica si osserva a volte nei neonati prematuri (tachipnea transitoria del neonato) ed in molte altre patologie: nell’insufficienza cardiaca, negli stati febbrili, nelle turbe dei centri respiratori, nelle polmoniti, nelle sindromi dolorose della pleura e della parete toracica.
Quindi mentre nell’apnea la respirazione è temporaneamente del tutto bloccata, nel caso della dispnea il respiro è invece presente, seppur difficoltoso, mentre nella tachipnea il respiro è presente, ma molto rapido.
Leggi anche:
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Differenza tra polipnea e tachipnea
Con il termine tachipnea (in inglese tachypnea o tachypnoea) si intende un grande aumento della frequenza respiratoria rispetto alla norma (16-20 atti respiratori al minuto nelle persone adulte).
L’aumento della frequenza respiratoria è fisiologico in caso di grandi sforzi, ma anche in caso di sforzi lievi ma protratti nel tempo o in soggetti poco allenati.
La tachipnea patologica si osserva a volte nei neonati prematuri (tachipnea transitoria del neonato) ed in molte altre patologie: nell’insufficienza cardiaca, negli stati febbrili, nelle turbe dei centri respiratori, nelle polmoniti, nelle sindromi dolorose della pleura e della parete toracica.
Con il termine “polipnea” (in inglese “polypnea”) si intende un aumento dei volumi dinamici polmonari, con aumento della frequenza degli atti respiratori (tachipnea) o dell’intensità di tali atti (iperpnea), come, ad esempio, dopo sforzi fisici intensi e prolungati; mediamente, la frequenza normale di tali atti è intorno ai 15-20 al minuto.
Quindi mentre nella tachipnea il respiro è molto frequente, nella polipnea il respiro è molto frequente ed ogni singolo atto respiratorio è molto intenso.
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Apnea ostruttiva del sonno: cause, rischi, trattamenti e prevenzione
L’apnea ostruttiva del sonno (anche chiamata apnea notturna di tipo ostruttivo, o OSA) è una condizione medica caratterizzata da interruzioni nella respirazione durante il sonno dovute all’ostruzione – totale o parziale – delle vie aeree superiori. Il disturbo interessa più frequentemente gli uomini delle donne e nelle donne è più frequente dopo la menopausa.
Oltre all’apnea notturna di tipo ostruttivo, esistono altri due tipi di apnea notturna:
- Apnea notturna di tipo centrale (CSA): consiste in un’assenza di attività respiratoria, dovuta a una perdita transitoria dello stimolo nervoso diretto verso i muscoli respiratori durante il periodo di sonno. Questi casi sono poco frequenti, eccetto che nei bambini prematuri, e sono dovuti, di norma, a problemi neurologici o neuromuscolari.
- Apnea notturna di tipo misto: si ricade sotto tale definizione quando l’apnea notturna di tipo ostruttivo e l’apnea notturna di tipo centrale si associano nello stesso soggetto.
I tre tipi di apnea notturna possono determinare la comparsa della Sindrome delle apnee nel sonno (OSAS).
Leggi anche: Differenza tra apnea ostruttiva, centrale e mista durante il sonno
Apnee: livelli di gravità
Diversi sono i livelli di gravità della patologia:
- si ha apnea quando l’interruzione del respiro va dai 10 secondi e meno di 3 minuti;
- si ha ipopnea quando si ha una riduzione parziale del respiro;
- si ha il RERA (Respiratory Effort Related Arousal) quando c’è limitazione della respirazione con progressivo aumento dello sforzo respiratorio seguito da un repentino sblocco.
Leggi anche: Dispnea ansiosa, notturna e cardiaca: sintomi, diagnosi e cura
Quali sono le cause ed i fattori di rischio dell’apnea ostruttiva del sonno?
Alcune condizioni favoriscono l’insorgenza delle apnee del sonno:
- obesità/sovrappeso
- ostruzione delle vie aeree superiori (naso, bocca, gola)
- abuso di bevande alcoliche prima di andare a dormire
- assunzione di sonniferi
Quali sono i sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno?
Chi soffre di apnee ostruttive del sonno russa in modo molto evidente fin dalle prime fasi di sonno (il russare diventa via via più forte fino a quando il soggetto non smette di respirare per qualche secondo, per poi riprendere a respirare improvvisamente e dar vita a un nuovo ciclo che si ripete, identico). Diversi i sintomi legati a questo disturbo:
- eccessiva sonnolenza diurna
- difficoltà a concentrarsi
- colpi di sonno
- cefalea e/o bocca asciutta al risveglio
- sudorazioni notturne
- risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento
- necessità di minzione notturna
- impotenza
Leggi anche: Perché si russa e quali sono i rimedi per smettere di russare? I pericoli dell’apnea ostruttiva del sonno
Come prevenire l’apnea ostruttiva del sonno?
Per prevenire l’insorgenza delle apnee ostruttive del sonno è consigliabile:
- perdere peso se si è sovrappeso oppure obesi;
- mangiare in modo sano e fare attività fisica costante, anche moderata;
- evitare il fumo;
- evitare gli alcolici, soprattutto prima di andare a dormire.
Diagnosi
Si ha la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno quando il numero di apnee è uguale o superiore a 5 episodi per ora, oppure quando si ha almeno un numero di eventi uguale o superiore a 15 accompagnati da evidenti sforzi respiratori. La diagnosi si basa prima di tutto sui sintomi riferiti dal paziente e dal partner. Il medico, in caso di sospetto, può sottoporre il soggetto a misurazioni strumentali di vari parametri attraverso:
- Polisonnografia: consiste nella misurazione, durante alcune ore di sonno notturno, del flusso aereo, del livello di ossigeno nel sangue, della frequenza cardiaca, della mobilità respiratoria toracica e addominale e della postura nel sonno.
- Poligrafia respiratoria (o monitoraggio cardio-respiratorio notturno): l’esame consiste nel monitoraggio dei principali segnali cardio-respiratori durante il sonno.
- Elettroencefalogramma: per esaminare l’attività elettrica del cervello.
- Elettromiografia degli arti: per esaminare l’attività muscolare.
Leggi anche: Asfissia: sintomi, cure ed in quanto tempo si muore
Trattamenti
In generale la terapia prevede:
- l’uso del Cpap (Continuous positive air way pressure): è una maschera che si applica su naso e bocca e che forza il passaggio dell’aria, facilitando il respiro.
- l’impiego della terapia chirurgia: può consistere nella correzione del setto nasale deviato o nell’asportazione delle tonsille ipertrofiche, a seconda del livello e del tipo di ostruzione riscontrato nelle vie aeree superiori.
I trattamenti farmacologici sono volti sia a contrastare i sintomi che a correggere le cause del disturbo.
Consigli
Ai pazienti che soffrono di apnee notturne viene consigliato di:
- perdere peso, se sono obesi o in sovrappeso;
- evitare bevande alcoliche e sonniferi;
- dormire su un fianco;
- trattare i disturbi eventualmente presenti a carico delle vie aeree superiori.
L’apnea notturna è pericolosa per la vita di chi ne soffre?
No, almeno in modo diretto: non c’è il rischio che sospendendo la respirazione non vi sia più modo di riprenderla; tuttavia la sindrome delle apnee nel sonno, in particolare quelle da cause ostruttive, è un fattore di rischio di aumentata mortalità nella popolazione generale. Se non viene curata l’apnea nel sonno determina indirettamente e cronicamente un aumento del rischio di eventi cerebrovascolari come l’ictus, di problemi cardiaci e di infarti. Inoltre le apnee nel sonno possono anche provocare un peggioramento della qualità della vita del paziente a causa di:
- maggiore possibilità di incidenti in automobile,
- sonnolenza durante il giorno,
- incapacità di concentrazione,
- scarso rendimento nello studio o sul lavoro,
- diminuzione di memoria.
Infine se il paziente soffre di diabete o ipertensione, la presenza di apnee rende più difficile il controllo di queste malattie, per questo motivo è importante intervenire in tempo con terapie e prevenzione adeguata.
Per approfondire:
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- Respiro di Falstaff: caratteristiche e cause
- Respiro di Kussmaul: caratteristiche e cause
- Apparato respiratorio: anatomia in sintesi, struttura e funzioni
- Trachea: anatomia e funzioni in sintesi
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- Differenza tra ventilazione polmonare e alveolare: spazio morto anatomico e fisiologico
- Parametri della spirometria: capacità, volumi, rapporti e flussi
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Respiro di Falstaff: caratteristiche e cause
Con il termine respiro di Falstaff ci si riferisce ad una forma di respiro patologico ed estremamente difficoltoso associato alla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Il respiro di Falstaff si verifica soprattutto in soggetti obesi tanto che prende il suo nome da Sir John Falstaff – raffigurato nel dipinto che vedete in alto – un personaggio inventato nel 1596 da William Shakespeare per la sua opera Enrico IV: Falstaff viene descritto come un individuo enorme, gravemente obeso che “russa come un cavallo e fa fatica a respirare”.
Eziopatogenesi e caratteristiche
Negli individui gravemente obesi il dormire comporta una marcata perdita del tono della muscolatura scheletrica. Questo fatto determina un importante restringimento delle vie aeree superiori, in particolare nella fase REM, quando il rilassamento muscolare raggiunge un apice. La faringe tende a collassare risultando una ostruzione parziale o completa. La colonna d’aria che attraversa queste strutture tende perciò ad accelerare e mette in vibrazione le strutture stesse: il flusso diviene turbolento e ne consegue il russamento.
L’ostruzione persiste fino alla temporanea interruzione del sonno ed al ripristino del tono muscolare. I momentanei risvegli tendono ad essere inferiori ai 15 secondi.
Occasionalmente l’ostruzione si traduce in un risveglio improvviso con uno sbuffo od un russamento più sonoro. Al ripristino della respirazione con pochi respiri riprende un sonno più profondo ma il problema a breve si ripresenta. Questo ciclo di apnee e risvegli può verificarsi centinaia di volte ogni notte.
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