Sindrome dell’uomo rigido: cause, sintomi, diagnosi, terapia

MEDICINA ONLINE UOMO BARBA DOLORE COLLO TORCICOLLO MUSCOLI MUSCOLARE CRAMPI TIC FASCICOLAZIONI SPASMI NEUROPATIA PERIFERICA STANCHEZZA ASTENIA STANCO SONNO SONNOLENZA RIPOSO STRESS LAVORO TRISTE SOLITUDINE SOLO AMORE.jpgCon “sindrome dell’uomo rigido” (anche chiamata “sindrome della persona rigida” o “SPR”, in inglese “stiff person syndrome” o “stiff-man syndrome”) in medicina si indica una rara neuropatia periferica (cioè una patologia che colpisce il sistema nervoso periferico) ad insorgenza lentamente progressiva, con tratti di miopatia e a volte coinvolgimento del sistema nervoso centrale (cervelletto e secondo motoneurone o neurone motorio inferiore e spinale; tuttavia non è considerata una malattia del motoneurone che non è danneggiato); spesso è secondaria ad altre neuropatie, miopatie o patologie. Gli anticorpi attaccano la decarbossilasi dell’acido glutammico (GAD) causando la sintomatologia.

Essa colpisce le donne con una frequenza di circa il doppio rispetto agli uomini ed è caratterizzata da rigidità del torace e degli arti, e altri sintomi come spasmi e astenia, con eziologia immunomediata. I pazienti sono altrimenti normali, e l’esame obiettivo evidenzia solo ipertrofia muscolare e rigidità.

La patologia è simile ad un’altra rara neuromiopatia, la sindrome di Isaac (o “neuromiotomia acquisita”), che presenta anche miotonia.

Epidemiologia

La sindrome dell’uomo rigido è una malattia rara, con prevalenza di 1 su 1 milione, tuttavia la diffusione di questa sindrome è probabilmente sottostimata.

Cause e fattori di rischio

Sembra dimostrato che il meccanismo patologico di tale sindrome sia da ricercare nella alterazione delle proteine coinvolte nell’endocitosi di vescicole al livello sinaptico, proteine tra l’altro coinvolte nella differenziazione della sinapsi stessa (sinaptogenesi). Tuttavia le cause della sindrome dell’uomo rigido non sono ancora del tutto chiare e le sue varianti cliniche sono associate a diverse forme morbose, tra cui: encefalomielite, diabete mellito di tipo I, tiroidite, neoplasie (carcinoma mammario o polmonare, timoma, cancro al colon), anemia perniciosa, miastenia grave, infezioni come virus di Epstein-Barr, neuropatie primarie, ma raramente può essere idiopatica. La presenza di anticorpi contro la decarbossilasi dell’acido glutammico (GAD), diretta di solito contro il sistema nervoso periferico ma a volte anche contro parti del sistema nervoso centrale, nella maggior parte dei pazienti suggerisce un’origine autoimmune. Tra i familiari di persone colpite da questa malattia si registra un’incidenza leggermente più alta di malattie caratterizzate da risposta immunitaria anti-GAD.

Sintomi e segni

I sintomi iniziali della malattia sono come semplici dolori, rigidità nei muscoli assiali, parestesie e cadute spesso sottovalutate dal paziente. I sintomi insorgono perlopiù in maniera insidiosa nel corso di mesi o anni. Vengono colpiti per primi e in maniera prevalente il torace e le anche; questo compromette l’andatura che diventa rigida e impacciata (andatura “a soldatino di piombo”). Contemporaneamente si manifestano spasmi muscolari dolorosi, crampi e fascicolazioni, che possono avvenire spontaneamente o accentuare la risposta a riflessi, stimolazioni sensoriali o stress emotivo. Gli spasmi sono solitamente bilaterali, ma può esservi preponderanza di un arto; si presentano come scatti mioclonici improvvisi, che possono provocare cadute anche gravi, seguiti da movimenti tonici della durata di alcuni secondi. Nella maggior parte dei pazienti si sviluppa la paura di attraversare spazi aperti (pseudo-agorafobia) che, accentuando lo stress emotivo del soggetto, può essa stessa causare l’insorgenza degli spasmi. Il soggetto può presentare e sviluppare cifosi e iperlordosi. Nella maggior parte dei casi, la progressione si mantiene lenta con periodi di stasi che durano anche anni. Si può verificare una subitanea generalizzazione di alcuni sintomi localizzati.

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Diagnosi

La diagnosi si basa essenzialmente sull’osservazione clinica. La conferma si può ottenere dalla rilevazione di anticorpi contro la GAD nel siero (sia nel sangue o nel liquor spinale) o, ove questi siano assenti, dalle anomalie elettromiografiche. La TAC spinale permette di escludere cause meccaniche. Il segno di Babinski è spesso positivo.

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Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale è solitamente con altre neuropatie (es. sindrome di Isaac, neuropatia delle piccole fibre, sindrome da compressione nervosa…), o patologie quali sclerosi multipla, fibromialgia, spasmofilia, sindrome da fatica cronica, miopatie, artriti, tetano, sclerosi laterale primaria, mielopatia, distonia, atassia spinocerebellare, sindrome neurolettica maligna, sindrome serotoninergica, ipertermia maligna, malattia di Parkinson e alcuni disordini psicogeni.

Trattamento

È disponibile solo la terapia sintomatica (benzodiazepine, baclofene), che raramente è del tutto efficace. Il diazepam rappresenta l’unico farmaco che diminuisce in modo consistente la rigidità muscolare; tuttavia può accentuare la depressione nel soggetto, e dare tolleranza e dipendenza. Possono essere somministrati anche i corticosteroidi e gli immunomodulatori. L’anticorpo monoclonale rituximab ha prodotto buoni risultati in certi casi, ma è somministrato in casi gravi, dato il rischio di effetti collaterali. È utile anche la fisioterapia.

Prognosi

Solitamente la prognosi è abbastanza buona e si ottiene una stabilità dei sintomi. Circa il 65 % dei pazienti può degenerare col tempo fino ad avere bisogno talvolta di una leggera assistenza. Solo il 10 % necessita invece di cure intensive; in questa piccola percentuale si rischia dopo molti anni una paralisi totale che può metterli in pericolo di vita a causa di acidosi metabolica di origine respiratoria o crisi autonomica.

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