Bimbo nasce di 19 settimane, sopravvive qualche minuto e commuove il mondo

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare bimbo 19 settimaneCi sono notizie che riescono ad emozionare il mondo intero: questa lo è di sicuro! “L’ho preso, l’ho abbracciato, mentre il suo cuoricino batteva. L’ho tenuto vicino al cuore, ho contato le dita di mani e piedi e l’ho baciato sulla piccola fronte,” ha detto la madre commossa Lexi Fretz.

L’evento ha avuto luogo la scorsa settimana nello stato dell’Indiana (USA). Lexi Fretz, fotografa, si stava preparando a un servizio fotografico per un matrimonio che si sarebbe svolto il giorno dopo, quando ha cominciato ad avere perdite.

Corsa in ospedale, le contrazioni sono diventate sempre più forti finché non ha dato alla luce il piccolo Walter Joshua Fretz, di 19 settimane e 3 giorni, sopravvissuto solo pochi minuti.

“Custodirò sempre quei ricordi che ho di lui,” ha detto la madre. “Sono molto felice che mio marito sia riuscito a raggiungere la macchina per prendere la fotocamera. All’inizio non volevo foto, ma ora sono l’unica cosa che ho per poterlo ricordare.”

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Lina Medina è la mamma più giovane al mondo: ha partorito il suo primo figlio a 5 anni

MEDICINA ONLINE LINA MEDINA MAMMA PIU GIOVANE MONDO 5 ANNI CINQUE FIVE YEARS YOUNGEST MOTHER MAM MOM MAMMA WORLD.jpgQuando nel 1939 la peruviana Lina Vanessa Medina partorì il suo primo figlio, successe un fatto storico destinato ad entrare nella storia della medicina: Lina aveva appena 5 anni e divenne la più giovane madre al mondo.

Lina Medina, è nata il 27 settembre 1933 a Paurange, un piccolo villaggio sperduto nelle Ande Peruviane, nel distretto di Ticrapo. Intorno ai 5 anni, Lina Medina, manifestò quello che sembrava un problema di salute: il suo addome iniziò ad ingrossarsi. I suoi genitori, Tiburelo Medina e Victoria Losea, inizialmente chiesero l’intervento dello sciamano del villaggio per farla guarire, ma senza successo. Temendo un tumore addominale, il padre portò la figlia in ospedale. La visita medica accertò la natura del male di Medina: non aveva un tumore ma era incinta al settimo mese (a questo proposito, non è mai stata rivelata ufficialmente l’identità di chi mise incinta Medina. Alcune voci hanno indicato in un suo fratello, con problemi mentali, come l’autore del gesto).

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Il parto

Il 14 maggio 1939, dopo 9 mesi di gravidanza senza alcun problema, dopo un mese e mezzo di ricovero in ospedale, all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni, Lina Medina partorì suo figlio. Il parto si svolse senza problemi. Una equipe formata dai dottori Lozada e Busalleu e l’anestesista Dott. Colata, intervenne con un taglio cesareo per aiutarla a dare alla luce un bambino di 2.700 grammi, senza difetti fisici e in buona salute. Il neonato fu chiamato Gerardo Alejandro in onore dei dottori che si presero a cuore il caso, Lozada e Busalleu. Dopo alcuni giorni, madre e bambino lasciarono la clinica. La bambina non rivelò mai chi fosse il padre né le circostanze del concepimento: Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda provocò intanto l’arresto del padre con l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.
Data l’impossibilità della Medina di mantenere il figlio, venne creata dal governo del Perù una commissione per la cura e la tutela del neonato. Da adulta, la Medina si impiegò come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di frequentare le scuole superiori. Il giovane venne allevato nella convinzione che Lina fosse una sorella maggiore.

Verità o falso?

Ad oggi, alcuni sono scettici riguardo a questo curioso caso. Benché si sia sospettato il falso, il caso appare comunque suffragato dalla letteratura scientifica: casi estremi di pubertà precoce, in bambini sotto i nove anni, sono eccezionali, ma non sconosciuti alla letteratura medica. Riguardo Lina Medina sono state pubblicate alcune fotografie che documentano il caso. La prima fu scattata un mese e mezzo prima del parto, intorno ai primi di aprile del 1939, quando la bambina era incinta di sette mesi e mezzo. Presa dal profilo sinistro, ritrae la bambina nuda in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, in modo da evidenziare su sfondo neutro l’estensione del ventre e le mammelle sviluppate: è l’unica immagine della sua gravidanza. L’altra fotografia, molto più chiara, fu scattata un anno più tardi a Lima quando Gerardo aveva undici mesi. Le due foto sono visibili nell’immagine qui in alto. Una terza foto disponibile (che trovate all’inizio dell’articolo) mostra la neomamma subito dopo il parto, con accanto a lei una infermiera che tiene in braccio il neonato; altre foto mostrano Lina col proprio bambino:

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Il figlio morì a 40 anni

Il caso di Lina Medina, è stato riportato dettagliatamente dal Dott. Edmundo Escomel, nell’articolo “La plus jeune mère du monde” pubblicato nella rivista scientifica “La Presse Medicale” il 31 maggio 1939, in cui il medico aggiunse particolari sulla comparsa del menarca ad otto mesi di età (ma secondo altre fonti a due anni e mezzo), e sullo sviluppo delle mammelle già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava ampliamento del bacino e maturazione ossea avanzata.
Gerardo Alejandro scoprì all’età di 10 anni di essere il figlio e non il fratello di Lina, furono i suoi compagni di scuola a dirglielo. Gerardo morì nel 1979 a 40 anni; la causa della morte fu una malattia del midollo spinale, ma non è stato mai chiarito se vi sia stato un collegamento tra la patologia spinale e la sua nascita avvenuta da una madre ancora bambina. Lina Medina si è sposata nel 1972 con Raúl Jurado da cui ha avuto un secondo figlio, nato 33 anni dopo la nascita del primo figlio.

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Lina Medina oggi

Lina Medina ha oggi quasi ottant’anni, è in salute e vive attualmente con il marito Raúl Jurado, in un quartiere povero di Lima noto come Chicago Chico. Avrebbe potuto guadagnare molto dalla sua storia, ma è sempre stata restia a concedere interviste e non le piace parlare della sua vita privata e della vicenda che le è capitata; nel 2002 ha rifiutato l’ennesima intervista all’agenzia di stampa Reuters. A lei è oggi dedicata una statua al Museo delle Cere di New York: il suo primato rimarrà probabilmente imbattuto per sempre.

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Le infradito: sì per la spiaggia, no per lunghe passeggiate in città

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA SPIAGGIA MARE SALTO FELICITA ALLEGRIA ESTATE CALDO VACANZE LIBERA LIBERTAE’ estate e tanti non rinunciano alla comodità delle infradito, calzate per andare in spiaggia o in piscina. Fin qui tutto ok, tuttavia l’uso di questo indumento è sconsigliato per fare lunghe passeggiate in città poiché l’uso prolungato può favorire infiammazioni ai piedi e aumenta il rischio di distorsioni.

«Queste ciabatte ultraleggere, infatti, non offrono adeguato sostegno e protezione, possono dunque procurare dei traumi al piede e di conseguenza compromettere il nostro benessere» precisa Mauro Montesi, presidente dell’Associazione Italiana Podologi. Eppure, che siano di paglia, cuoio, gomma o plastica, le infradito sono sempre più di moda e per alcuni addirittura irrinunciabili, il vero must della stagione estiva, da mettere ai piedi in qualsiasi occasione. Ma se è di gran lunga meglio indossare le “flip flops” che andare a piedi nudi, per esempio, quando si cammina sul bordo di una piscina, nelle camere d’albergo e negli spogliatoi delle palestre, per evitare verruche plantari o il piede dell’atleta (infezione causata da un fungo che si insinua tra le dita dei piedi), se indossate troppo spesso o per alcune attività ad alta intensità le infradito possono causare una serie di problemi ai nostri piedi. Per esempio, essendo super basse possono favorire infiammazioni ai metatarsi o della pianta del piede e, non sostenendo adeguatamente l’arco plantare e il tallone, aumentano il rischio di distorsioni. «Inoltre – aggiunge Montesi – a lungo andare la fascetta tra il primo e il secondo dito danneggia lo spazio interdigitale, a causa della pressione del piede che, nel fare il passo, procura un trauma meccanico all’intersezione tra le due dita, con il rischio di vesciche e infezioni».

I CONSIGLI DELL’APMA

Se però siete tra coloro che non riescono a rinunciare alle ciabatte infradito, meglio seguire le raccomandazioni dell’Associazione dei Medici Podologi Americani: una serie di consigli per non mettere a repentaglio la salute dei piedi indossando l’infradito sbagliato al momento sbagliato. Innanzitutto, meglio preferire i modelli in pelle o in cuoio, che riducono il rischio di vesciche e altre irritazioni. Al momento dell’acquisto, inoltre, verificare che non siano troppo fragili (piegandole da un capo all’altro, sono da scartare quelle che si piegano completamente a metà) e siano della misura giusta, evitando che il piede esca dai bordi. Inoltre, evitare di indossare lo stesso paio anno dopo anno, se non perfettamente integro. Infine, è sconsigliato metterle ai piedi in previsione di lunghe camminate, lavori in giardino o attività sportive, perché ci rendono più vulnerabili a lesioni, distorsioni e fratture.

LA SCARPA GIUSTA PER OGNI OCCASIONE 

«Insomma, buon senso e attenzione alla salute del piede dovrebbero guidarci al momento della scelta della scarpa da indossare, senza mettere al primo posto sempre e comunque l’estetica e il diktat della moda – commenta Montesi -. La scarpa deve essere infatti comoda, non deve procurare stress al piede e deve proteggerlo, perché un piede sano è fondamentale per la nostra salute». «Un uso prolungato del tacco alto, per esempio – ricorda il podologo – compromette una corretta postura, alterando la distribuzione del nostro peso a sfavore dell’avampiede, crea inoltre problemi alla schiena e alla cervicale. Così come l’uso eccessivo di scarpe estremamente basse può causare dolori ai polpacci e tendiniti». Attenzione dunque a scegliere la scarpa giusta per ogni occasione, a seconda delle attività previste nel corso della giornata. «Il tacco ideale non dovrebbe superare i 4-5 centimetri e anche la pianta dovrebbe essere adeguatamente larga, non costringendo le cinque dita dei piedi a entrare in uno spazio che ne può contenere al massimo due. E se per andare al mare, via libera alle infradito, per una giornata in montagna meglio la scarpa chiusa, in modo che il piede poggi correttamente sul terreno accidentato. Ben venga, invece, camminare scalzi sulla sabbia o sul brecciolino, per stimolare le articolazioni del piede e contrastare, nei bambini, la formazione del piede piatto».

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Filler a base di acido ialuronico per le rughe del contorno occhi e le zampe di gallina

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI ELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP FIORI NATURACon l’invecchiamento sulla zona del contorno occhi tendono a concentrarsi alcuni fastidiosi inestetismi:

  • le cosiddette le zampe di gallina (rughe sul contorno occhi);
  • le occhiaie (solchi delle lacrime) ossia dei solchi delle palpebre inferiori.

Esistono tuttavia casi di invecchiamento e di inestetismi del contorno occhi di modesta entità, non ancora meritevoli di intervento chirurgico, oppure ci sono pazienti che non desiderano sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica (paura del ricovero, difficoltà ad assentarsi dal lavoro), in questi casi è possibile utilizzare un filler a base di acido ialuronico per il contorno occhi, per trattare:

  • le rughe periorbitarie laterali (zampe di gallina) vengono trattate con l’acido ialuronico che distende la cute del contorno occhi (al trattamento si aggiunge anche del botulino per ridurre le rughe di espressione);
  • il solco delle lacrime trattato con acido ialuronico viene riempito fino ad ottenere un volume simile a quello dell’età giovane ed un’attenuazione della colorazione scura delle occhiaie.

Il filler per il contorno occhi contiene acido ialuronico a minore viscosità, iniettabile con aghi molto sottili che consentono di ridurre il gonfiore post-trattamento.

Il filler all’acido ialuronico per il contorno occhi deve garantire:

  • una buona diffusività nella zona intorno all’impianto (requisito indispensabile per distendere le zampe di gallina);
     un’ottima capacità di idratazione poiché il richiamo di acqua dona un effetto naturale di tessuto tonico e turgido nella zona di confine tra palpebra inferiore-guancia-zigomo.

Il trattamento con filler a base di acido ialuronico per il contorno occhi si effettua in ambulatorio, ha una durata di qualche mese ed è ripetibile ed ha costi decisamente inferiori rispetto a quelli di un trattamento chirurgico. Il trattamento con filler a base di acido ialuronico per il contorno occhi è un tipico trattamento da pausa pranzo, ovvero una procedura di medicina estetica poco invasiva e che si svolge in tempi ridotti, permettendo un’assenza dal lavoro limitata.

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Tendinite da joystick, pollice da smartphone, dipendenza da internet: le tecnopatologie

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SMARTPHONE SOCIAL TECNOLOGIA TABLET CELLULARE TELEFONINO TELEFONOI “net-slaves”, gli schiavi informatici, vale a dire coloro che sono dipendenti da uno schermo digitale, sono un esercito in crescente aumento, indipendentemente dal sesso e dall’età. Migliaia di persone trascorrono ogni giorno fino a 10 ore davanti alla televisione, oppure 8 ore al computer o 4 ore al cellulare. Si tratta di un’ipnosi potente, pericolosa che rende dipendenti tutti, dai più giovani divisi tra tv, Playstation e videogiochi, agli anziani, che da un recente sondaggio risultano essere ‘teledipendenti’ mediamente per 6 ore al giorno, agli adulti che tra Internet, e-mail e cellulari alternano ore di lavoro a divertimento.
Una stima precisa delle persone che soffrono di “teledipendenza da videoschermi” non è ancora mai stata fatta, ma studi, ricerche e statistiche ci dicono che la situazione è davvero critica: già si segnalano patologie e disturbi di tipo fisico e psicologico. I nuovi disturbi fisici causati dal troppo uso di strumenti informatici possono essere:

  • La sindrome del tunnel carpale da tastiera e mouse: questa malattia, finora definita “professionale” e riscontrata in chi suona strumenti a corda, è causata dai movimenti veloci e ripetitivi delle dita sulla tastiera e della mano nel muovere il mouse. Si manifesta in genere con un iniziale formicolio e gonfiore della mano; successivamente compare il dolore e, nei casi più gravi, si può arrivare alla perdita della sensibilità.
  • La tendinite acuta da sms o da joystick della Playstation: è un’infiammazione del rivestimento del tendine del polso, causata dal rapido movimento del pollice sulla tastiera del cellulare e dai movimenti per manovrare il joystick.
  • L’infertilità maschile: può essere causata dal posizionamento abituale del portatile sulle gambe; il calore del computer alza la temperatura dell’organo genitale e, se la posizione diventa abituale può causare la morte degli spermatozoi, sensibili appunto alla temperatura.
  • La trombosi, legata all’eccessivo uso del computer è causata da un’embolia polmonare dovuta all’ostruzione venosa alle gambe per le troppe ore passate seduti senza muoversi, davanti allo schermo del pc.
  • L’epilessia è un episodio assai frequente per chi passa molte ore davanti al pc; negli Stati Uniti, ma anche in Europa, sono stati imputati proprio al prolungato uso di video giochi, parecchi attacchi di epilessia riscontrati sia tra gli adolescenti che tra gli adulti.
    Alterazione della naturale elettricità del cervello: gli ultimi studi sugli effetti del cellulare sul cervello, hanno dimostrato che una telefonata di due minuti con un cellulare altera la naturale elettricità del cervello nei bambini e negli adolescenti, causando problemi comportamentali e psichici.

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Internet addiction disorder

Non è da meno il cosiddetto ‘Internet addiction disorder’, vale a dire la dipendenza da Internet. La virtualità eccessiva può aumentare il senso di solitudine o di isolamento ed essere una delle cause di svariati problemi psicologici; quali disturbi della personalità e riduzione della capacità di relazione, soprattutto fra i più giovani. La dipendenza da Internet è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti, ai quali sottostanno da un punto di vista psicologico problemi nel controllo degli impulsi e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dolorosi. Inoltre la dipendenza da Internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate e a volte si usano i termini dipendenza online o dipendenza tecnologica per indicare il fenomeno nel suo complesso. Sono stati riconosciuti 5 tipi specifici di dipendenza online:

  1. Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva, e può essere legata ad un quadro generale di dipendenza sessuale.
  2. Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale o della famiglia.
  3. Net Gaming: la dipendenza dai giochi in rete comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all’impiego o rapporti significativi.
  4. Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l’utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorreranno sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.
  5. Gioco al computer: negli anni ottanta giochi quali il Solitario e il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare piuttosto che a lavorare. Questi giochi non prevedono l’interazione di più giocatori e non sono giocati in rete.

Sindrome transdissociativa da videoterminale

La “sindrome transdissociativa da videoterminale” è entrata nella classificazione dei disturbi degli adolescenti (ma non solo, infatti gli adulti non sono immuni da queste nuove ‘malattie’) che fanno uso prolungato di videogiochi, e si manifesta con un forte stato confusionale, al quale si associano disturbi del sonno, ansia e aggressività.
Psicologi e psichiatri hanno dato, in merito, alcune indicazioni: per avere un corretto rapporto con la realtà il numero di ore consecutive davanti allo schermo non deve essere superiore alle 2 per i ragazzi, mentre gli adulti possono alternare le due ore a intervalli (almeno di 15/20 minuti) nei quali si fa dell’altro, ci si muove, si cammina, ci si relaziona con gli altri. Insomma, vivere di troppo schermo fa male! E fa male anche lo schermo del cellulare dal quale i giovani e i giovanissimi sono dipendenti: la mania degli sms ha riflessi negativi non solo sulle relazioni sociali; può provocare infatti anche problemi di linguaggio, oltre che l’indubbio ed evidente, impoverimento del lessico, sempre più sintetico e sostituito da simboli. Basti pensare che in Danimarca, ad esempio, è già nata una clinica per curare questa nuova dipendenza!

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Collo da messaggio

Si chiama “text neck” (collo “da messaggi”), cioè il dolore al collo legato all’uso delle nuove tecnologie. Ad identificarla sono stati i chiropratici inglesi, che lanciano l’allarme: sempre più pazienti soffrono di dolore al collo a causa di quella brutta abitudine a stare curvi per mandare un email o un sms e tutte le applicazioni “extra” dei pc e dei cellulari, dilatando il tempo in cui restiamo incollati allo schermo, non fanno che aumentare il problema.
Il peso del collo è di circa quattro chili e mezzo e secondo gli specialisti piegarlo da un lato come spesso facciamo per vedere meglio rende più difficile sostenerlo, aumentando le possibilità di dolore e di rigidità, che si irradiano lungo spalle, braccia e polsi. Tutto ciò può portare a sviluppare a lungo andare anche l’artrite.
Rachael Lancaster, chiropratica, spiega: “Immaginatevi seduti sulla vostra caviglia lateralmente per 10 minuti. La sentireste rigida e dolorante una volta tornata nella sua posizione naturale. Questo è ciò che fanno le persone con il proprio collo”. Nicola Hunter, fisioterapista aggiunge: “La testa e il collo che si spostano in avanti alla fine portano ad una inversione della curva naturale del collo: i cambiamenti posturali che si verificano come conseguenza possono portare a seri problemi”. Il problema, spiegano gli specialisti, è che i muscoli sono progettati per flettersi e ritrarsi e farli rimanere a lungo in una posizione fissa li mette sotto stress. A rischio sono soprattutto le donne con un collo esile e chi fa una visita sedentaria e non è quindi abituato a muovere neanche gli altri muscoli.

Pollice da smartphone

Gli smartphone sono sempre più diffusi e, con essi, l’abitudine di controllare la posta elettronica direttamente dal telefono cellulare, senza dover ricorrere al computer. E sempre più diffusa è l’abitudine di rispondere alle email proprio dal telefonino. Ma gli smartphone, con le loro tastiere su schermo dalle misure ridotte (nonostante alcuni modelli abbiamo ormai uno schermo superiore ai 5 pollici) per ovvi motivi di design e portabilità, inducono gli utenti a usare principalmente il pollice per digitare i testi delle email, con il risultato che il pollice può andare incontro a un eccessivo uso. Il “pollice da smartphone” o “dito a scatto”, come viene comunemente chiamato il disturbo, può interessare anche chi, pur non possedendo gli smartphone, utilizzi molto la funzione sms (short message sistem) dei telefoni cellulari.
Il pollice da smartphone è un’infiammazione causata da sollecitazioni ripetute sull’articolazione del pollice, in particolare tra il metacarpo e l’articolazione della prima falange. Un over-uso del dito provoca un ingrossamento del tendine del muscolo flessore del pollice, che a causa dell’eccessivo lavoro si infiamma e si ingrossa. Rigonfio, il tendine fatica a scorrere sotto al legamento che lo mantiene adiacente al piano osseo. Non scorrendo facilmente, il tendine provoca quello che è comunemente detto “dito a scatto”, provocato proprio dalla difficoltà di passaggio sotto al legamento del tendine gonfio”.
Per curarlo, è necessario ridurre l’ingrossamento del tendine con gli antinfiammatori, oppure con la terapia fisica, con il laser o con gli ultrasuoni. Ma se la situazione è più grave, per risolverla bisogna intervenire chirurgicamente, procurando una piccola incisione sul legamento affinché il tendine riesca a passare anche se ingrossato dall’infiammazione.
Per prevenire il pollice da smartphone c’è una sola strada: diminuire il numero di email scritte al giorno, consentendo all’articolazione interessata di riposare.

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Il virus dell’AIDS ci salverà dalle malattie neurodegenerative incurabili

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Lo shampoo indebolisce i capelli ed altre leggende metropolitane sui capelli

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SHAMPOO CAPELLI LAVARE FORFORA DOPPIE PUNTE UOMO CALVIZIE BALSAMO1) Lo shampoo indebolisce i capelli e ne causa la caduta
Falso. Il tempo di contatto dello shampoo con il cuoio capelluto è molto breve, il prodotto è, infatti, diluito con l’acqua e risciacquato dopo pochi minuti: non esistono quindi shampoo, almeno tra quelli di marche conosciute, che causano un’aumentata caduta dei capelli.

2) Tagliare i capelli li rende più forti 
E’ una affermazione che fanno in molti ma non ha alcun fondamento scientifico. La parte del capello che fuoriesce dal cuoio capelluto è morta, di conseguenza il capello non trae alcun beneficio dal taglio. Tuttavia, la capigliatura appare più gradevole esteticamente e più corposa perché le punte dei capelli, eliminate con il taglio, sono la parte più rovinata ed assottigliata.

3) Lavare spesso i capelli li danneggia
Lavare i capelli frequentemente non solo non è dannoso, ma previene malattie del cuoio capelluto come la dermatite seborroica, che possono provocare un’aumentata caduta
dei capelli. I capelli si possono lavare anche quotidianamente, il motivo per cui i capelli cadono durante il lavaggio è che il trauma meccanico facilita il distacco delle radici in telogen, ovvero di quei capelli in fase di riposo già destinati a cadere. L’importante è che lo shampoo utilizzato sia delicato e l’acqua non sia troppo calcarea. In caso di capelli secchi
e rovinati, però, è consigliabile utilizzare il balsamo per proteggere durante la pettinatura e l’asciugatura. È inoltre importante non asciugare i capelli con aria troppo calda o con il phon a distanza troppo ravvicinata. Ovviamente il termine “frequentemente” è riferito al buon senso: evitate cinque lavaggi al giorno!

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4) Lacca e gel sono dannosi
Questi prodotti non penetrano attraverso il cuoio capelluto, ma si depositano sul fusto, di conseguenza non hanno effetti sul follicolo e quindi sul capello che cresce.
Bisogna stare attenti però alla qualità dei prodotti. I prodotti di buona qualità formano intorno al capello una pellicola invisibile che permette la tenuta della piega e ha una funzione protettiva.

5)  Pettinatura, phon caldo, tinture e permanenti non causano le doppie punte
È importante non aggredire i capelli ma essere il più possibile delicati nel trattarli. Trattamenti troppo intensi danneggiano la cuticola e poi la corteccia, causando le doppie punte. Per questo bisogna proteggere quotidianamente i capelli: l’unico altro rimedio per le doppie punte è il taglio.

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6) Il phon caldo si può usare sempre
Il rivestimento di sebo che abbiamo sui capelli protegge il fusto dall’ambiente. Il sebo, presente nella parte superiore del follicolo, non interferisce con l’attività della matrice. Quando fuoriesce dal follicolo, invece, il sebo si deposita sulla cute e si diffonde sul capello ad una velocità crescente quanto più il sebo è fluido ed i capelli sono sottili. Visto che il calore tende a fluidificare il sebo, i soggetti con aumentata seborrea e capelli grassi dovrebbero evitare l’uso del phon caldo. Anche toccare e pettinare frequentemente i capelli favorisce la diffusione del sebo e peggiora il problema dei capelli grassi.
Contrariamente a quanto molti pensano, invece, la secrezione sebacea non è influenzata dal lavaggio.

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7) Il casco protettivo per i motoveicoli e i cappelli causano la caduta
Contrariamente a quanto si crede, l’uso di cappelli o del casco non genera un aumento della caduta dei capelli. Anzi, permette di proteggere il cuoio capelluto dal sole.
La falsa credenza che lega caduta dei capelli e casco è forse dovuta al fatto che chi perde molti capelli può facilmente rinvenirli sul cappello o nel casco.

8) Tagliare i capelli è utile in caso di caduta o di diradamento
E’ falso, ma non sempre: è, infatti, utile solo se sono presenti doppie punte o altre alterazioni esterne del fusto, o per un fatto puramente estetico.

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9) La rasatura rende i capelli più folti o grossi
I capelli appaiono più grossi solo perché asportiamo l’estremità, che è naturalmente più sottile. In realtà, però, la rasatura non modifica lo spessore o la densità dei capelli

10) Risciacquare i capelli con acqua ghiacciata dopo shampoo e balsamo li fa brillare di più
Quest’idea è in giro da tanto tempo: risciacquare i capelli con acqua fredda li fa splendere di più. Il ragionamento è che risciacquando i capelli con acqua fredda le cuticole si appiattiscono e riflettono più luce. Mancano prove scientifiche per supportare questa credenza. Risciacquare i capelli con l’acqua fredda certamente ti sveglia, ma un modo scientificamente provato (e molto più comodo) per rendere le cuticole lisce è usare il balsamo adatto ai tuoi capelli ogni volta che fai uno shampoo. Verdetto: Non esistono prove scientifiche

11) Il cloro rende i capelli più lisci
Assolutamente falso, anzi è vero il contrario: il cloro ha un effetto “irruvidente” sui capelli. Gran parte dell’effetto capelli ruvidi dipende dal tipo di cloro, dal tempo di esposizione dei capelli al cloro e dalla percentuale di cloro in acqua. Se e quando i capelli sono esposti al cloro (si trova quasi esclusivamente nelle piscine), assicurati di risciacquare con acqua pulita il prima possibile in modo da evitare i capelli ruvidi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Perdi troppi capelli? Ecco i 9 consigli per evitare di lasciarli sul pettine

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE DEPRESSIONE TRISTEZZA CAPELLI PENSIERI PAURA FOBIAEcco i nove consigli per migliorare la salute dei tuoi capelli:

1) Proteggere i capelli dal sole
Le radiazioni UV, unite agli effetti aggressivi dell’acqua salmastra, rovinano la fibra dei capelli. Il calore e il sole, inoltre, causano il sollevamento delle cellule della cuticola, che non riflettono più la luce: i capelli diventano opachi e secchi.
È quindi importante proteggere anche i nostri capelli dal sole con l’uso del cappello o di prodotti contenenti filtri UV. Ne sono esempio gli oli secchi, che danno un “effetto bagnato”, e gli spray invisibili, che proteggono pur mantenendo un aspetto naturale.

2) Non eccedere con i “colpi di spazzola”
Le spazzolature violente o troppo intense rovinano la fibra del capello, arrivando a volte anche a spezzarlo. Spazzolatura e pettinatura, infatti, sollevano le cellule della cuticola danneggiando il capello.
I capelli in superficie subiscono maggiormente l’attrito di spazzole e pettini, per questo sono di solito più rovinati.
Una spazzolatura delicata e non troppo prolungata con una spazzola morbida, invece, può liberare i capelli da residui di polvere o cosmetici fissanti senza danneggiarli.

3) Non pettinare i capelli quando sono bagnati
La resistenza del capello diminuisce quando è imbevuto d’acqua. Bisogna quindi evitare di pettinare i capelli ancora bagnati, soprattutto se non è stato utilizzato il balsamo.

4) Limitare trattamenti chimici come decolorazione e permanente
I procedimenti chimici come la decolorazione e la permanente causano spesso la rottura dei legami presenti fra gli atomi di zolfo della cistina, aminoacido che costituisce la cheratina dura. La resistenza del fusto è dovuta alle cheratine della corteccia: se la corteccia viene danneggiata il capello diventa fragile e si può spezzare.
Se effettuate correttamente, comunque, queste pratiche cosmetiche non agiscono sul follicolo e non causano un’aumentata caduta.

5) Pulire periodicamente il filtro dell’asciugacapelli
I capelli che rimangono nel filtro, ostruendo la resistenza, aumentano la temperatura emessa, danneggiando così i capelli.

6) Usare sempre balsamo o maschera
Balsamo e maschera sono complementi indispensabili dello shampoo perché formano una pellicola protettiva che previene il danneggiamento della cuticola causato dagli agenti esterni. Sono fondamentali soprattutto per chi ha i capelli lunghi e per chi effettua tinture, decolorazioni o permanenti. Contrariamente a quanto alcuni credono, il balsamo non appesantisce i capelli. Inoltre, esistono formulazioni specifiche per ogni esigenza (per capelli grassi, fragili, spenti e così via).

7) Lavare più spesso i capelli se si utilizzano gel, schiume o spray fissanti
I residui di gel, schiume e spray depositati sul cuoio capelluto possono favorire la forfora e la dermatite seborroica, per questo è bene lavare i capelli con una maggiore frequenza.

8) Proteggere i capelli dal cloro della piscina
Il cloro può danneggiare il fusto e favorire la comparsa di doppie punte, o decolorare i capelli conferendo talvolta ai capelli biondi un colorito “verdastro”. Per questo è importante proteggere i capelli con prodotti appositi, e con l’uso della cuffia.

9) No a trecce e treccine e rasta
Trecce, treccine e dreadlocks (quelli che vengono chiamati comunemente “rasta”) indeboliscono i capelli: stressano il follicolo dei capelli, e non fanno arrivare i nutrienti alle punte. Meglio evitare questo tipo di acconciature.

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