Perché cadono i capelli? Quanti capelli al giorno è normale perdere? E’ vero che i calvi hanno più testosterone?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI BELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP OCCHIALI DA SOLE COLORATIQuanti capelli al giorno è normale perdere?
Ogni giorno normalmente perdiamo da 50 a 80 capelli circa. Spesso non ce ne accorgiamo neppure, tranne quando li sottoponiamo a lavaggio o spazzolatura, perché in questo modo favoriamo il distacco di quelli “pericolanti”.

Perché in autunno e primavera si perdono più capelli?
La constatazione che in autunno ci sia un ingente aumento nel numero dei capelli che cadono è talmente comune da aver dato origine al detto popolare “cadono le foglie, cadono i capelli”. Solo recentemente, però, la scienza ha formulato delle precise ipotesi circa le cause di questo fenomeno tanto diffuso. Sembra che l’imputato numero uno sia la luce del giorno, o per meglio dire, il picco di ore di luce cui siamo sottoposti nel periodo estivo. Probabilmente anche la temperatura ambientale ha un suo ruolo, ma meno importante. In numerose specie animali la variazione delle ore di luce è un fattore critico nella “muta” del pelo, e determina la sostituzione del mantello estivo con quello invernale: nella specie umana si verifica un fenomeno simile, probabilmente come ricordo ancestrale. L’influenza della variazione della luminosità ambientale verrebbe esercitata attraverso gli occhi ed il sistema endocrino. Infatti anche i livelli plasmatici di ormoni androgeni sono soggetti a ritmi stagionali e gli ormoni giocano un ruolo di primo piano nella caduta dei capelli. I capelli, come i peli del corpo, raggiungono la massima velocità di crescita in estate, mentre la proporzione dei capelli in fase Anagen (fase di crescita) è più elevata in inverno, con un picco massimo nei mesi di dicembre e gennaio. In giugno, luglio e agosto si osserva, invece, la punta più alta di capelli in fase Telogen (fase di eliminazione): questi capelli cadranno dunque tre mesi dopo (settembre, ottobre e novembre), al termine della fase Telogen. Esiste anche un (minore) picco primaverile, che riguarda soprattutto chi soffre di alopecia andro-genetica, cioè di calvizie precoce.

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Le cause della caduta sono le stesse per uomini e donne?
Alcune sì: le carenze alimentari, la stagionalità, alcune malattie o l’assunzione di certi farmaci provocano per entrambi i sessi un aumento nel numero di capelli che cadono.
Ma se ci soffermiamo sulle cause più frequenti, o sulla modalità con cui la caduta si manifesta, scopriamo grandi differenze tra uomini e donne.
La causa più frequente presso gli uomini è la cosiddetta “alopecia andro-genetica”, o calvizie precoce, che colpisce in modo più o meno accentuato circa il 50% degli uomini
sotto ai 50 anni; un ulteriore 30% si riscontra dai 50 anni in poi, portando all’80% il totale degli individui di sesso maschile alopecici. Questa forma di caduta, che colpisce in particolare alcune zone del capo, si aggrava progressivamente ed è irreversibile: si può, però, rallentare in modo significativo.
Nella donna, invece, la maggior parte delle forme di caduta è reversibile, e prende la forma di un diradamento omogeneo di tutta la capigliatura. Le cause più frequenti sono legate a brusche variazioni ormonali (il dopo-parto), a diete dimagranti particolarmente drastiche, a momenti di stress psicofisico acuto. Esiste anche una forma di alopecia andro-genetica, analoga a quella maschile, che si manifesta dopo la menopausa o come conseguenza di forti squilibri ormonali patologici.

Quali sono le malattie e le terapie farmacologiche che fanno cadere i capelli?
Alcune malattie possono provocare il Telogen effluvium, cioè il passaggio simultaneo di un elevato numero di follicoli dalla fase di crescita a quella di eliminazione; tra le più comuni si possono citare l’anemia, il diabete mellito, l’insufficienza epatica o renale, le malattie della tiroide, la pancreatite, la polmonite e gli interventi chirurgici. Tra i farmaci, invece, ricordiamo i chemioterapici, i contraccettivi orali, gli antitiroidei, gli antipertensivi, gli ipercolesterolemizzanti, il tallio, il mercurio, il litio, lo iodio, il selenio e la ciclosporina A.

Perché la calvizie precoce è definita “alopecia andro-genetica”?
Il nome deriva dal greco antico “alopex”, che significa “volpe”, perché questo animale perde il pelo in modo massiccio nella muta stagionale. “Andro ” sta per “maschile”, in quanto gli ormoni maschili (o, appunto, androgeni) sono fortemente implicati in questo fenomeno. Infine “genetica” sta ad indicare una predisposizione familiare ereditaria, che è un fattore decisivo nell’insorgenza della calvizie precoce.

Perché molti uomini perdono capelli quando sono ancora giovani e quale sarebbe il nesso tra testosterone e caduta di capelli?
Volendo estremizzare, potremmo dire che se un giovane perde molti capelli, la “colpa” è della loro mamma. Esiste, infatti, una tendenza ereditaria, che ha un esito più grave se proviene dal ramo materno. Ma che cosa si eredita, in particolare? Nel follicolo del capello esistono dei recettori ormonali, che reagiscono alla presenza degli ormoni androgeni (testosterone) nel sangue. Più i recettori sono sensibili, più basse saranno le quantità di ormoni capaci di stimolarli. Quello che si eredita è proprio il livello di sensibilità di questi recettori. Una maggiore quantità di recettori è concentrata nella regione frontale ed al vertice del cranio, zone tipiche della calvizie precoce; la nuca, invece, è la zona più risparmiata. Quindi perdere molti capelli non significa necessariamente avere molto testosterone, ma sicuramente avere una maggiore sensibilità al testosterone dei recettori ormonali del follicolo.
Per effetto degli ormoni androgeni, nelle zone del cranio a più alta concentrazione di recettori si avvia un processo progressivo di accorciamento del ciclo di vita del capello e di miniaturizzazione dei capelli, che si trasformano via via in peluria sottile. Al termine del processo, il follicolo avrà esaurito precocemente la sua “riserva” di nuovi capelli, e si atrofizzerà definitivamente.
Per semplificare, potremmo dire che l’alopecia andro-genetica comporta un’accelerazione estrema ed amplificata del processo di invecchiamento della radice, per cui uomini ancora giovani presentano uno stato di calvizie che, negli individui non alopecici, si manifesta in età molto avanzata.

A che età inizia il processo che porta alla calvizie precoce?
Questo processo inizia, negli individui predisposti, non appena l’attività ormonale si fa intensa, quindi già durante la pubertà. L’intensità e la gravità del fenomeno sono ereditarie, ma esistono mezzi per rallentare notevolmente l’evoluzione della calvizie: più precocemente si cominciano i trattamenti di prevenzione, maggiori sono le probabilità di conservare i capelli il più a lungo possibile.

Si possono far ricrescere i capelli nelle zone “pelate”?
Se i follicoli hanno già esaurito tutta la loro riserva di capelli, non esistono, ad oggi, trattamenti in grado di riattivarli. In questo caso l’unica soluzione soddisfacente è l’autotrapianto, che consiste nel prelevare i follicoli della nuca e reimpiantarli nelle zone diradate. Questo intervento, che deve essere eseguito da medici specializzati, dà oggi ottimi risultati estetici praticamente permanenti, perché i follicoli prelevati dalla nuca non sono soggetti alla caduta precoce. Risulta, però, difficile trattare zone troppo vaste.

La forfora o l’eccesso di sebo possono provocare la caduta?
Questi due fenomeni accompagnano spesso la caduta dei capelli, e certamente ne costituiscono dei fattori aggravanti, perché producono uno stato di micro-infiammazione del cuoio capelluto che accelera l’indurimento delle fibre di collagene che circondano la radice, soffocandola. I migliori trattamenti “anti-caduta”, infatti, contengono anche principi attivi sebonormalizzanti ed antiforfora.

È utile effettuare un trattamento quando la caduta dei capelli è solo episodica o stagionale?
Anche se questa forma di caduta è reversibile, un trattamento rinforzante anti-caduta può essere sicuramente utile per ridurne l’entità. Inoltre, dato che all’elevato numero di capelli che cadono corrispondono altrettanti “nuovi” capelli che si preparano a spuntare, un trattamento idoneo può aiutare le radici a produrre dei nuovi capelli più robusti, di migliore qualità e con una “speranza di vita” maggiore.

Come e quanto si può rallentare l’evoluzione della calvizie?
Per rallentare l’evoluzione della calvizie è possibile agire sostanzialmente in due modi: il primo consiste nel modificare l’effetto degli ormoni androgeni sul follicolo, il secondo nel prolungare la fase di crescita (Anagen) del capello. Il risultato è proporzionale alla precocità con cui si iniziano ad utilizzare i trattamenti, prima che il numero dei follicoli definitivamente atrofizzati sia eccessivo, ed alla costanza con cui si effettuano i trattamenti stessi. Nessun rimedio, infatti, dà risultati definitivi con un singolo ciclo di cura, ma risulta efficace solo finché viene utilizzato: infatti, il diradamento e la miniaturizzazione dei capelli sono fenomeni costanti e progressivi, e bisogna combatterli in modo continuativo.

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Il capello: come è fatto, perché sta in testa, quanto velocemente cresce e come vive

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI BELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP ROSAI più fortunati tra gli uomini ne portano in testa tanti e robusti, altri li hanno persi da tempo; le donne che li hanno ricci li vorrebbero lisci mentre quelle che li hanno lisci li vorrebbero ricci. Li portiamo sopra di noi per tutta la vita eppure li conosciamo così poco! Ovviamente sto parlando dei capelli ed alla fine di questo articolo potrai dire di conoscere un po’ meglio il… soffice peso che porti sulla testa.

Prima informazione non scontata: il capello, comunemente considerato una parte molto semplice del nostro corpo, rappresenta in realtà l’espressione esterna di un organo molto complesso, il follicolo pilifero.
Una delle domande più banali potrebbe essere:
A cosa servono i capelli e perché li abbiamo proprio in testa?
I capelli rappresentano apparentemente solo un attributo estetico, ed in parte lo sono: esattamente come le piume colorate del pavone o come la criniera del leone, essi hanno funzione attrattiva nei confronti dell’altro sesso. Tuttavia la natura pensava ad altro quando ci ha messo in testa questa parrucca: alla sicurezza della nostra testa. I capelli costituiscono, infatti, un morbido cuscino che protegge il capo dagli urti e sono utilissimi per mantenere ai giusti livelli la temperatura del cranio, soprattutto in certe zone del mondo. Vi siete mai chiesti perché un africano ha una capigliatura scura, folta e crespa mentre un tedesco ha capelli più chiari e più sottili? Perché l’africano ha bisogno di isolamento termico molto di più di un germanico! I capelli del primo sono fatti in modo da formare sul capo uno strato “spugnoso”, ricco di intercapedini contenenti aria umida, con la funzione di isolante termico; le cellule cerebrali, infatti, entrano in sofferenza già a 50° di temperatura ambientale (spesso anche molto meno in realtà!), quindi nelle zone calde del globo i capelli rappresentano una fondamentale protezione “naturale” del cervello.

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A che velocità crescono mediamente?
I capelli crescono circa un millimetro ogni tre giorni, quindi un centimetro al mese, dodici centimetri l’anno, un metro e venti centimetri in dieci anni.

Perché ricci, perché lisci?
Le teorie sono ancora molte a riguardo, tuttavia molte ricerche indicano la causa nel bulbo. I capelli nascerebbero lisci, ondulati o ricci in base alla conformazione del bulbo dal quale originano. Se il bulbo è circolare il pelo cresce diritto, se invece il bulbo è più o meno schiacciato, il pelo cresce riccio.bulbo

Fonte dell’immagine: https://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/peli.html

Ogni razza ha il suo capello

A seconda della tipologia e della sezione di taglio, ogni capello può essere associato ad una determinata razza, abbiamo quindi capelli:

  • Lissotrici lisci e a sezione rotonda tipici delle razze mongoliche;
  • Cimotrici ondulati o ricci a sezione ovale tipici delle razze caucasiche;
  • Ulotrici lanosi e crespi a sezione piatta tipici delle razze negroidi.

La differenza nella forma dei capelli tra soggetti neri, bianchi e orientali è una conseguenza a sua volta della forma del follicolo pilifero che è predeterminata geneticamente. I peli spuntano dai follicoli inclinati rispetto alla cute di un’angolazione che nel cuoio capelluto è di circa 75 gradi. Il follicolo pilifero negroide ha una forma incurvata ed elicoidale, a spirale, e questo, oltre alla forma di taglio appiattita, spiega la natura crespa del capello. Il follicolo nei soggetti orientali è invece completamente dritto per cui questi soggetti hanno capelli lisci, mentre nei caucasici (tra cui noi italiani) il follicolo ha forma intermedia fra gli altri due presentando quindi ampie variazioni con una prevalenza di capelli lunghi, dritti, ondulati o elicoidali.
E’ importante anche ricordare che la caratteristica forma ondulata o riccia del capello dipende anche dalla struttura (determinata geneticamente) dei punti disolfuro che uniscono la cheratina che compone il capello. La permanente, con i suoi acidi, agisce proprio a livello dei ponti disolfuro: siccome l’acido viene messo in posa quando i capelli sono arricciati sul bigodino, i ponti si riformano ma in disordine.

Perché i capelli si allungano ed i peli no?
Per sapere la risposta, leggete questo articolo: Perché i capelli si allungano ed i peli no?

Perché i capelli diventano bianchi?
La “colpa” è dei melanociti. A tale proposito vi consiglio di leggere questo mio articolo: Perché i capelli diventano bianchi? Sono ancora giovane… Ecco i rimedi

Quanti capelli produce ogni radice nell’arco di una vita?
Ogni radice è programmata per avere una “riserva” di produzione di circa 25 capelli. In condizioni normali, ognuno di questi vive in media 4 anni, quindi abbiamo un potenziale di 100 anni di capelli.

Anche i capelli invecchiano?
Certamente sì. A parte il fenomeno dei capelli bianchi, di cui abbiamo già parlato, con l’età si verifica un rallentamento ed una modifica nell’attività della radice, in modo del tutto parallelo
a quanto accade alla pelle in generale. Il ritmo del rinnovamento cellulare cala, quindi i capelli crescono meno velocemente; le fibre di collagene tendono ad indurirsi progressivamente e a stringere la radice come in una morsa. Tutto questo fa sì che la radice produca dei capelli più sottili e fragili. Inoltre qualche radice comincia ad esaurire la sua “riserva” di capelli, e si atrofizza. La conseguenza è che, dopo una certa età, il numero di capelli per centimetro quadrato diminuisce (di circa il 10% ogni 10 anni).
Il fenomeno dell’invecchiamento dei capelli riguarda tutti, uomini e donne, ma, presso alcuni uomini progredisce molto più rapidamente rispetto alla media, portandoli ad una calvizie precoce.

Ciclo follicolare, ovvero: la dura vita di un povero capello
La crescita dei capelli procede attraverso tappe distinte. L’attività ciclica del follicolo è caratterizzata dall’alternanza di periodi di intensa crescita e di periodi di stasi o addirittura di involuzione.  I capelli inoltre non si trovano tutti nella stessa fase ma crescono con modalità e ritmi differenti. Il ciclo follicolare viene diviso in tre fasi: anagen,catagen e telogen.

  • Anagen o fase di crescita: durante questo periodo di crescita si verificano alcune modificazioni a livello cellulare. Il follicolo si trova in piena attività proliferativa ed il capello cresce mediamente di 0,3-0,4 mm al giorno. La durata di questa fase è generalmente compresa tra i 2 ed i 7 anni ed è pesantemente influenzata da fattori ereditari e sessuali (più lunga nella donna, più corta nell’uomo).
  • Catagen  o fase di involuzione: durante questo periodo il follicolo arresta la sua attività proliferativa ed il capello non si allunga più. La durata di questa fase è molto breve, mediamente intorno alle 2-3 settimane.
  • Telogen o fase di riposo/eliminazione: durante questo periodo il follicolo viene completamente inattivato. Il capello si trova ancora all’interno del follicolo ma ancorato da deboli legamenti intercellulari che presto cederanno sotto la spinta del nuovo capello. Al termine di questa fase, infatti il follicolo riprende la sua attività entrando nella fase anagen e generando un nuovo capello. La durata media di questo periodo è di tre mesi.  Il capello “morto” viene gradualmente “spinto” via dal nuovo capello che sta crescendo all’interno del cuoio capelluto. Al termine di questa fase, che dura circa tre mesi, il capello si stacca spontaneamente e cade. Dobbiamo quindi considerare che i capelli che cadono oggi sono in realtà “morti” circa tre mesi prima. In condizioni normali, abbiamo l’85% dei capelli in fase di crescita, il 5% in fase di riposo ed il restante 10% in fase di eliminazione.

Perché quando siamo stressati il capello diventa più sottile?
Il ciclo vitale del capello è molto più delicato di quanto possa sembrare: fenomeni come lo stress, squilibri ormonali e/o metabolici, o altre condizioni patologiche, possono interferire anche profondamente con il normale ciclo di crescita del capello. In questi casi, la fase di anagen si accorcia e di conseguenza il capello si presenta più corto e sottile. Può inoltre verificarsi un ritardo nella crescita del nuovo capello che contribuirà ad aggravare ulteriormente il problema del diradamento o alopecia (dal greco “alopex” = volpe, termine usato per sottolineare la similitudine con questo animale che perde il pelo per due volte in un anno).

La struttura del capello può essere suddivisa in tre porzioni distinte:

  1. una porzione esterna al follicolo, visibile, chiamata STELO o FUSTO. Il fusto è composto prevalentemente da una proteina dura (la cheratina), che gli conferisce le proprietà di resistenza e robustezza. La struttura del capello è molto complessa, composta da molteplici fasci di fibre intrecciate tra loro: questa struttura rende il capello elastico e flessibile. Per semplificare, se immaginiamo di tagliare un capello trasversalmente e di ingrandirne la sezione, notiamo tre cerchi concentrici, come quelli dei tronchi d’albero: il più esterno è la sottile cuticola, che ha il compito di proteggere le parti più interne, ed è costituita da scaglie dure sovrapposte e strettamente aderenti tra loro come le tegole di un tetto. In posizione mediana c’è la corteccia, lo strato più spesso, che contiene i pigmenti di melanina che conferiscono ai capelli il loro colore, ed al centro troviamo il midollo, costituito da cellule morbide;
  2. una porzione interna al follicolo stesso detta RADICE, normalmente non visibile, perché alloggiata internamente alla cute. La radice (o follicolo pilifero) può essere definita la “fabbrica” del capello: al suo interno possiede una cavità, la papilla, nella quale si insinuano i nervi ed i vasi capillari che portano il nutrimento necessario ad assicurare la continua riproduzione delle cellule della matrice. Questa riproduzione provoca la crescita del capello, che continua ad allungarsi fino al termine del suo ciclo di vita;
  3. una porzione ancora più profonda, detta BULBO. Il bulbo è la struttura profonda del capello e contiene diversi gruppi di cellule specializzate nella germinazione e proliferazione del capello. Lateralmente rispetto al follicolo pilifero è posta la ghiandola sebacea che secerne il sebo, una sostanza grassa che protegge il cuoio capelluto ed il capello stesso dalle aggressioni esterne.

Le cose che non sapevi sul capello

  • Una persona adulta ha fisiologicamente 100.000/150.000 capelli. Mediamente abbiamo 250 capelli per cm².
  • Come già prima accennato, ogni singola radice produce circa 25 capelli, ciascuno dei quali vive in media per 4 anni. Madre natura ha quindi previsto di rifornirci di capelli per circa 100 anni.
  • I capelli più lunghi di cui si abbia certificazione appartennero a Pandarana Sannahdi, superiore del monastero di Tirudaduturai a Madras, in India. Nel 1949 misuravano 7,92 metri di lunghezza.
  • Lo studio più lungo sui capelli mai pubblicato è durato 14 anni: in questo lasso di tempo i ricercatori hanno seguito 7727 cicli piliferi di 931 capelli ben identificati su 10 soggetti volontari, sottoposti a fototricogramma una volta al mese.
  • I capelli sono dotati di grande elasticità: un capello asciutto si può allungare del 30% , e un capello bagnato del 100%.
  • Quanto alla resistenza meccanica, un capello ha un carico di rottura pari a 50 grammi, quindi 100.000 capelli sopportano un peso di 500 kg. In altre parole, la chioma di un uomo appeso per i capelli potrebbe sopportarne tranquillamente il peso.
  • In entrambi i sessi sono presenti circa 5 milioni di follicoli piliferi. La lunghezza dei peli dipende dal tasso di crescita, variabile in base all’area cutanea, al sesso e alla razza.
  • Prima abbiamo detto che il numero di capelli, in media, varia da 100 a 150 mila unità. Questa ampia variazione si può collegare a età, razza e colore. Per esempio, chi ha i capelli chiari tendenzialmente possiede un numero maggiore di capelli rispetto a chi li ha scuri.
  • I capelli contengono circa il 16% di acqua, percentuale che aumenta quando vengono immersi in ambiente acquoso.

Mi raccomando, abbiate sempre cura dei vostri capelli, un esercito di piccoli guerrieri pronti a difendere – col proprio stesso corpo – la cosa più importante che possedete: il vostro cervello.

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Vuoi abbronzarti in totale sicurezza? Scopri a quale fototipo appartieni

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare abbronzarti sicurezza quale fototipo appartieniIl fototipo di una persona è una classificazione utilizzata in medicina, determinata sulla qualità e sulla quantità di melanina presente in condizioni basali nella pelle. Esso indica le reazioni della pelle all’esposizione alla radiazione ultravioletta ed il tipo di abbronzatura che è possibile ottenere tramite essa. Conoscere il proprio fototipo è il punto di partenza fondamentale per preservare la salute della propria pelle e per comportarsi correttamente durante l’esposizione alla radiazione ultravioletta della luce solare. La medicina distingue sei tipi di fototipo nell’adulto:

Fototipo 1

Caratteristiche: pelle bianca, lentiggini, capelli rossi, occhi chiari, celesti o verdi.

Sarebbe il caso di iniziare ad assumere degli integratori a base di betacarotene e flavonoidi un paio di settimane prima della partenza, per stimolare la produzione di melanina continuando per il soggiorno”. Attenzione: bisogna partire lentamente, con 15 minuti di esposizione il primo giorno arrivando a mezz’ora solo dopo una settimana. Come filtro, protezione molto alta in crema almeno fino al settimo giorno.

Fototipo 2

Caratteristiche: pelle rosata, capelli biondi, occhi chiari ma anche nocciola pallido

“In questo caso – dice l’esperto – bisognerebbe assumere fin da 15 giorni prima uno o più integratori per via orale a base di betacarotene e flavonoidi, proprio come nel primo caso. L’esposizione può aumentare, ma di poco: 20 minuti il primo giorno, mezz’ora dal secondo e massimo un’ora fino alla settimana. Anche in questo caso è indicata una protezione molto alta almeno fino al quarto giorno per poi diminuire. Fino al settimo giorno meglio una crema”. Un consiglio? Mangiate una coppa di more e mirtilli e un paio di fette d’anguria al dì.

Fototipo 3

Caratteristiche: : pelle dorata, capelli castani o bruni, occhi verde scuro o bruni

Per il fototipo 3 conviene seguire prima della partenza le stesse indicazioni del 2, sospendendo però l’integrazione una volta al mare o in montagna. Quanto all’esposizione, si può iniziare con 20-30 minuti per poi salire a 45 dal secondo al quarto giorno. Dal settimo in poi, anche due ore. La protezione indicata è alta fino al quinto giorno, poi media fino alla fine con crema, emulsione o latte”. In questo modo, avrete una pelle caffelatte nel giro di qualche giorno.

Fototipo 4

Caratteristiche: pelle normale/olivastra, capelli neri, occhi marrone scuro

L’indicazione del fototipo 2 rimane valida anche per chi ha la pelle più scura tuttavia si possono scegliere integratori a base di sali minerali, proseguendo per tutto il soggiorno. Si può partire subito con 30-45 minuti di esposizione fino al quarto giorno e passare a 1-2 per le altre giornate in spiaggia”. In questo caso la protezione indicata è alta all’inizio, media fino al traguardo della settimana e bassa in seguito. Si può scegliere fra gel, olio o latte. Un consiglio? Evitate i cibi piccanti e molto salati, favoriscono la sudorazione.

Fototipo 5

Caratteristiche: pelle scura, occhi e capelli scuri

La reazione al sole sarà un’abbronzatura intensa, per cui consiglio una protezione media nei primi giorni per poi passare a una bassa. In ogni caso, un latte a bassa protezione basta a mantenere luminosa l’abbronzatura.

Fototipo 6

Caratteristiche: pelle molto scura/nera, occhi e capelli neri

E’ consigliata una crema protettiva solo nel caso di esposizione continua e costante.

Piccola curiosità: la medicina usa per il bambino una classificazione del fototipo completamente diversa (tre fototipi e non sei).

I migliori prodotti per una abbronzatura luminosa e duratura

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Conoscere i giorni fertili per rimanere incinta velocemente: il calendario dell’ovulazione

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADRE BAMBINA AMOREIl vostro più grande desiderio è rimanere incinta ma finora non ci siete riuscite e per di più non sapete come fare per favorire il ‘lieto evento’? Sicuramente la cosa più importante è quella di conoscere i vostri giorni fertili e questo è possibile attraverso la conoscenza del calendario dell’ovulazione. Vediamo insieme come fare.

Avere pazienza!

E’ importante che per prima cosa capiate che non dovete essere frettolose: i tempi per restare incinta possono a volte essere lunghi e per ottenere un buon esito dovete restare tranquille e serene. Non per questo, però, meno determinate e costanti: sappiate che in media per rimanere incinta possono volerci anche 7-8 mesi e in ognuno di questi mesi la probabilità di concepire varia dal 15 al 20 per cento. Una volta presa la decisione e capito che sono necessarie costanza e pazienza, vediamo come fare per favorire la gravidanza.

Capire quali sono i giorni fertili

Innanzitutto è che dovete capire quali sono i giorni in cui siete fertili, e per farlo bisogna conoscere bene il vostro ciclo mestruale: questo è il principale segreto per sapere quando è in atto l’ovulazione. Nel corso del ciclo ci sono all’incirca 7 giorni in cui si è più fertili e si ha quindi una possibilità maggiore di concepire. Ma abbiamo ancora un aiuto in più: sappiate che durante il periodo di fertilità ci sono alcuni giorni in cui si tocca un picco. Questo avviene pochi giorni prima dell’ovulazione e dovete imparare a riconoscere questi giorni per poter rendere ancora più probabile la possibilità di rimanere incinta. Per far questo, dovete sapere come funziona il concepimento: nel corso dell’ovulazione una delle ovaie rilascia un ovulo maturo che entra nella tuba di Falloppio. Questo ovulo ha una vita media di un giorno e la natura fa sì che nel momento dell’ovulazione la temperatura del corpo salga in modo da rendere l’ambiente adatto per accogliere l’uovo fecondato.
A questo punto è necessario sapere esattamente quando avviene l’ovulazione in modo da poter individuare con precisione i giorni fertili. Il che è facile se il ciclo è regolare, dato che l’ovulazione si ha 14 giorni dopo la mestruazione. In questo caso è quindi sufficiente sottrarre 14 giorni dalla durata del ciclo. La cosa diventa più difficile se il ciclo è irregolare. Ma tranquille, a questo punto entrano in gioco alcuni “trucchi”.

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1) Misurare la temperatura

Il primo sistema è quello di controllare la temperatura del corpo, che aumenta durante l’ovulazione. E’ quindi sufficiente misurare la temperatura con un termometro (possibilmente digitale) ogni mattina alla stessa ora mentre si è ancora nel letto. La misurazione va effettuata per bocca o per via vaginale. In realtà l’aumento di temperatura durante l’ovulazione non è eccessiva: si tratta di mezzo grado in più, per questo il consiglio è di adoperare un termometro digitale, con il quale è facile rilevare ogni piccola oscillazione di temperatura.

2) Test di ovulazione

Un secondo trucco per favorire la gravidanza in caso di ciclo irregolare è quello di acquistare in farmacia un test digitale di ovulazione, che potrà indicare quali sono i 2 giorni più favorevoli per il concepimento. Il funzionamento del test si basa sulla rilevazione dell’ormone dell’ovulazione da 24 a 36 ore prima che la stessa ovulazione abbia luogo e va usato ogni giorno, per una volta e sempre allo stesso orario, ma solo nei giorni in cui prevedete il picco di fertilità.

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3) Muco cervicale

Un terzo sistema è quello di osservare qualunque cambiamento nel muco cervicale. Si tratta di un sistema poco tecnologico ma spesso efficace, che si basa sulla produzione di maggiore quantità di muco che avviene quando ci si prepara all’ovulazione. Come riconoscere il muco cervicale? Si tratta di una sostanza quasi trasparente, simile ad un albume d’uovo, la cui funzione è quella di preparare la strada allo sperma nel suo percorso volto ad incontrare l’ovulo.

Altri consigli

Ora che abbiamo un panorama chiaro del ciclo e dei giorni fertili, ecco alcuni consigli finali per favorire la gravidanza: ricordate che avere un rapporto sessuale subito dopo l’ovulazione potrebbe essere inutile, perché si corre il rischio di ‘arrivare in ritardo’; inoltre i rapporti sessuali devono avvenire (quotidianamente) già da 5 giorni prima dell’ovulazione e fino al giorno seguente la stessa ovulazione Seguendo le indicazioni che vi abbiamo dato, le probabilità di restare incinta saranno sfruttate al massimo.

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Sei disoccupato? Rischi la “sindrome da lavoro precario”: cause, sintomi e cure

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Con “sindrome da lavoro precario”  in medicina e psicologia si indica un insieme di sintomi psicologici e fisici che colpiscono le persone che non hanno una situazione professionale stabile. Il paziente “tipo” può essere un neulaureato che non riesce a trovare una occupazione oppure una Continua a leggere

Come “funziona” l’abbronzatura e quali danni provoca il sole?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA MARE COSTUME ABBRONZATURA ESTATE CALDO SPIAGGIA BAGNO SOLE VACANZEIn questi giorni i più fortunati di voi hanno cominciato a dedicarsi alle tanto attese vacanze. Chi tra i lettori del sito ha optato per le vacanze al mare ha cominciato ad abbronzarsi, ma si è mai chiesto come funzione l’abbronzatura e che mutamenti determina sulla nostra pelle? Per capirlo cominciamo illustrando brevemente il principale responsabile della tintarella: la luce del sole.

Luce del sole e raggi UV

Lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica, con lunghezza d’onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm). Le lunghezze d’onda più corte, che raggiungono la terra, sono le radiazioni ultraviolette (UV), che si suddividono in UVC (200-290 nm), UVA (320-400 nm) e UVB (290-320 nm); in particolare:

  • UVC (100-280 nm): hanno energia molto elevata ma vengono filtrate dall’ozono atmosferico e non raggiungono la superficie terrestre;
  • UVA (320-400 nm): sono i raggi meno energetici (l’energia è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda), ma riescono a penetrare fino al derma dove possono danneggiare collagene ed elastina. Le radiazioni UV-A promuovono il processo di maturazione della melanina già presente nei melanosomi trasferiti ai cheratinociti: tali radiazioni sono perciò responsabili della pigmentazione immediata della pelle, che compare già durante l’esposizione al sole e regredisce nell’arco di 2-3 ore (“fenomeno di Meyrowsky”);
  • UVB (280-320 nm): inducono le più comuni reazioni biologiche dovute ad esposizione solare, sono eritematogeni e sono i veri responsabili dell’abbronzatura duratura, perché stimolano la melanogenesi, che prosegue anche dopo l’esposizione.

Numerose variabili influenzano la qualità dell’irradiazione: stagione, altitudine, latitudine, ora del giorno e anche umidità ed inquinamento atmosferico. Relativamente all’altitudine, un suo aumento di 1000 m determina un incremento del 15-20% dei raggi UVB, mentre i raggi UVA non subiscono modifica. La riflessione delle radiazioni UV avviene da parte del cielo, delle nuvole, del suolo e tale fenomeno è particolarmente evidente qualora ci si trovi in presenza di neve (con la neve fresca viene riflesso l’80% della luce, con la neve vecchia il 50%), sabbia asciutta (24%), acqua (9%) (3V Cosmetic division tecnica report No 3 Edition 1/1).
Fino a qualche anno fa, l’attenzione era focalizzata soprattutto sugli UVB, in quanto responsabili degli effetti immediati e visibili delle radiazioni solari nei confronti della cute. Oggi, invece, c’è la consapevolezza che gli UVA, essendo più penetranti, sono maggiormente correlabili alla formazione di tumori cutanei, al fotoaging, alla fotoimmunosoppressione ed ai fenomeni di fototossicità e fotoallergia.

Effetti della radiazione solare sulla cute

Le radiazioni che raggiungono la pelle vengono in parte riflesse dallo strato corneo ed in parte assorbite e trasmesse alle strutture dell’epidermide e del derma.
La loro capacità di penetrare l’epidermide ed i loro effetti dipendono dalla lunghezza d’onda: più grande è questa, minore è la frequenza, quindi maggiore è la penetrazione; di conseguenza gli UVA, raggi a lunghezza d’onda più corta, possiedono maggiore capacità di penetrazione e possono causare maggior danno nel tempo; gli UVB sono invece i raggi principalmente responsabili dei danni immediati, come ad esempio l’eritema cutaneo o la scottatura.

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Risposte biologiche

Quando la pelle è irradiata si attivano alcune risposte biologiche:

  • si attiva il principale meccanismo di auto-protezione dagli UV: la pigmentazione. Dapprima si produce una pigmentazione immediata e transitoria indotta dai raggi UVA e dalla luce Visibile, che inizia dopo pochi minuti dalla prima esposizione e dura 24-36 ore. Questa prima abbronzatura è dovuta alla fotossidazione della melanina già presente nei melanociti, ma la colorazione che ne deriva è effimera e non ha funzione protettiva. Due giorni dopo la prima esposizione, tempo necessario ai melanociti per produrre melanina, inizia la pigmentazione ritardata in risposta ai raggi UVA e UVB;
  • lo strato corneo inizia ad ispessirsi (ipercheratosi) in seguito ad un’aumentata mitosi delle cellule basali dell’epidermide, allo scopo di proteggere la pelle dalle radiazioni UV;
  • inizia ad accumularsi b-carotene, una molecola antiossidante che agisce come silenziatore dell’ossigeno singoletto e come stabilizzatore di membrana;
  • vi è secrezione, con il sudore eccrino, diacido urocanico, molecola derivante dalla deamminazione dell’istidina, in grado di assorbire i raggi UVA;
  • si attivano gli enzimi superossido dismutasi (SOD) e glutatione perossidasi (GSH), quali scavenger delle forme reattive dell’ossigeno;
  • si attivano i meccanismi di riparazione e replicazione del DNA;
  • viene indotta, da parte dei raggi UVB, la produzione di vitamina D nello strato delle cellule spinose (azione anti-rachitica).

Oltre all’azione anti-rachitica attribuibile ai raggi ultravioletti, il sole ha ulteriori effetti benefici, come ad esempio un’azione disinfettante a livello della cute ed un’azione antinfiammatoria nei confronti di dermatite atopica e psoriasi.

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I danni provocati dal sole

Quando però l’esposizione è eccessiva, le risposte fisiologiche sono insufficienti e i raggi solari possono causare effetti dannosi quali:

  • l’eritema acuto dovuto ad una vasodilatazione del microcircolo del derma papillare e alla produzione da parte dei cheratinociti di sostanze infiammatorie.
  • L’ipercheratosi che, se da un latoè una risposta fisiologica dell’organismo, dall’altro può raggiungere livelli patologici qualora interessi non solo lo strato corneo, ma l’epidermide in toto ed il derma superficiale. L’ipercheratosi si sviluppa tipicamente nelle zone maggiormente esposte ai raggi ultravioletti. Molto spesso è associata ad altri segni di fotodanneggiamento ed invecchiamento cutaneo, come l’elastosi attinica, le rughe profonde o le lentiggini solari.
  • Il fotoinvecchiamento (photoaging) attinico o elastosi solare: si tratta di un’alterazione a carattere ipertrofico esclusiva della cute fotoesposta, con aspetti di disordine proliferativo che possono dare origine talvolta a neoplasia.

I quadri istopatologici più significativi si riscontrano a livello del derma, dove i raggi UVA riescono a penetrare; il derma assume un colore giallastro, si presenta fortemente ispessito, con zone simil-riparative e rende la pelle anelastica e priva di tonicità. A livello istologico si riscontrano una serie di modificazioni sia dei costituenti della matrice extracellulare sia delle cellule del derma. Il collagene viene degradato, le proteine fibrillari subiscono una grave deplezione, le fibre elastiche diventano abnormi, tortuose e si ha uno squilibrio delle loro componenti; i fibroblasti aumentano di numero. Anche istiociti e mastociti sono in numero maggiore e questi ultimi rilasciano mediatori che favoriscono la proliferazione dei fibroblasti e la chemiotassi dei leucociti. I melanociti sono irregolarmente dispersi lungo la membrana basale e le cellule di Langerhans sono notevolmente ridotte. I vasi sanguigni sono tortuosi e dilatati. Tutto questo squilibrio potrebbe essere riconducibile sia alla produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) indotte dagli UVA, sia a danni a livello del DNA provocati dagli UVB. Come conseguenza si ha, in generale, un’organizzazione strutturale difettosa ed una giunzione dermo-epidermica irregolare per lo sviluppo di papille e creste di forma e dimensione irregolari. In particolare i raggi UVB causano un danno diretto al DNA dei cheratinociti, con formazione di dimeri di timina che portando le cellule a morte programmata; inoltre sono maggiormente responsabili, rispetto agli UVA, dell’insorgenza di neoplasie della pelle diverse dal melanoma (carcinomi baso-cellulari e spino-cellulari). Più recentemente, sono stati identificati anche gli effetti dannosi dei raggi UVA associabili alla formazione di specie ossidanti, che causano immunosoppressione, danno ossidativo del DNA, induzione di mutazioni specifiche in oncogeni: a questi fenomeni viene attribuito un ruolo diretto nella patogenesi del melanoma associato principalmente ad esposizione sporadica al sole nei primi anni di vita (S.Lautenschlager, H.C.Wulf, M.R.Pittelkow “Photoprotection” Lancet 2007; 370:528-37). Ne emerge che i danni cutanei dovuti ai raggi UV sono provocati tanto dagli UVB quanto dagli UVA ed è per questo che si è concordi nel ritenere indispensabile una protezione completa, schermando sia i raggi UVB, responsabili del danno diretto alla cute, che gli UVA, prevenendo i danni indiretti a livello dell’epidermide e del derma nel lungo periodo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Dieta rossa, verde, bianca o blu? Come curarsi con i colori della natura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FRUTTA VERDURA LEGUMI TERRA NATURA VITAMINE SALI MINERALICome la coloratissima foto che ho inserito qui sopra ci ricorda, la natura ci offre una incredibile varietà di alimenti ‘colorati’ e possiamo mangiarli non solo per il loro aspetto invitante ma anche per le notevoli proprietà nutritive che nascondono in base ai colori della buccia o della polpa.

Per questo si parla della ‘dieta dei colori’, utile per prevenire tumori e altre patologie come quelle a carico dell’apparato cardiovascolare, seguendo la raccomandazione di medici e nutrizionisti che consigliano di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura quotidianamente, preferibilmente includendo i cinque colori del benessere. Scopriamo insieme le caratteristiche e le qualità di ognuno di questi colori.

Dieta rossa-arancione
Consumare alimenti che variano dal rosso all’arancione è molto semplice in quanto molti sono già parte integrante della dieta mediterranea: allora via libera a pomodori, fragole, mele rosse, peperoni rossi, radicchio, cocomero, ravanelli, arance rosse, barbabietole, rape rosse, limoni e ancora carote, zucche, mandarini, pesche, albicocca, mango e nespole. Il colore rosso dei cibi è dovuto alla presenza di antocianine e licopeni, pigmenti che favoriscono il drenaggio dei liquidi e potenziano l’apparato vascolare. La pigmentazione gialla-arancione, invece, segnala la presenza di betacarotene, noto per il suo potere antiossidante, insieme alle importanti vitamine dei gruppi A, B, C. Gli alimenti di colore rosso (nella polpa, nella buccia, nei semi), vantano la presenza di vari pigmenti alcuni dei quali hanno proprietà importantissime per la nostra salute. Inoltre i pigmenti rossi, in genere, proteggono dalle patologie degenerative e cardiovascolari e favoriscono l’integrità dell’epidermide.

Dieta verde
Mangiare asparagi, broccoli, zucchine, insalate a foglia verde, peperoni verdi, verza, spinaci, carciofi, cicoria, indivia, prezzemolo, basilico, kiwi, mele verdi, uva verde ma anche legumi come fave e piselli aiuta a depurare il sangue, favorendo il drenaggio linfatico e rafforzando il sistema cardiocircolatorio. Questo tipo di ortaggi e frutti è caratterizzato da un’elevata quantità di carotenoidi e di clorofilla (phytochemicals) con elevata azione antiossidante; è stato dimostrato che questi due phytochdemicals hanno azione protettiva contro le patologie coronariche e prevengono molti tipi di tumore.
I carotenoidi prevengono l’invecchiamento, sono responsabili dello sviluppo delle cellule epiteliali e della visione.
Gli ortaggi di questo colore sono anche caratterizzati dalla presenza di un minerale importante: il magnesio, che prende parte al metabolismo degli zuccheri e delle proteine, regola la trasmissione dell’impulso nervoso e la pressione dei vasi sanguigni.
Questo gruppo di alimenti, inoltre, rappresenta la miglior fonte di acido folico e folati; tali sostanze prevengono l’aterosclerosi e sono fondamentali per le donne in gravidanza, in quanto riducono il rischio, nel feto, di avere un’incompleta chiusura del canale vertebrale.
Broccoli, kiwi, spinaci e prezzemolo, contengono, anche, elevate quantità di vitamina C.
Quindi, l’utilizzo nella propria dieta di alimenti di colore verde riduce i rischi di sviluppare patologie cardiovascolari e tumori.

Dieta bianca
Con il bianco di cipolla, aglio, porri, finocchi, sedano, cavolfiori, funghi, castagne, frutta secca, mele e pere è possibile combattere a tavola in modo efficace il colesterolo cattivo e l’ipertensione arteriosa.

Dieta blu-viola
La colorazione inconfondibile di melanzane, mirtilli, prugne, uva, more, ribes, uva nera, fichi e susine, ci aiuta ad assumere importanti sostanze dalle proprietà antiossidanti. Gli ortaggi ed i frutti di colore viola/blu sono importanti per la salute, in quanto riducono il rischio di patologie cardiovascolari e di tumori; questi alimenti contengono anche sostanze importanti per la funzione urinaria, per la vista e per la struttura dei capillari sanguigni. Inoltre, tutta la frutta e la verdura viola è ricca di fibre.
I phytochemicals caratteristici per questo gruppo di alimenti sono le antocianine e i carotenoidi.
Le antocianine, che hanno un elevato potere antiossidante, prevengono l’aterosclerosi provocata da elevati livelli di colesterolo nel sangue, le infezioni del tratto urinario (specialmente i frutti di bosco), migliorano la funzione visiva, inibiscono l’aggregazione piastrinica, aumentano la resistenza capillare (in particolare i frutti di bosco) e sono per questo utili contro patologie della circolazione sanguigna.
I carotenoidi, invece, prevengono molti tipi di tumore, la cataratta, l’invecchiamento cutaneo, le patologie neurodegenerative e le malattie cardiovascolari.

  • Ribes: ricchi di vitamina C (ha azione antiossidante e partecipa alla produzione di collagene e di carnitina) e potassio (riduce il rischio di ipertensione, patologie cardiovascolari e protegge il tessuto osseo).
  • Radicchio: ricco di vitamina C, beta-carotene (precursore della vitamina A che partecipa alla crescita, alla riproduzione e al mantenimento dei tessuti e interviene nella funzione immunitaria e nella visione) e potassio.
  • Fichi: ricchi di potassio.
  • More: ricche di potassio.
  • Prugne: ricche di potassio.
  • Melanzane: ricche di magnesio.
  • Frutti di bosco: curano la fragilità capillare e prevengono le infezioni del tratto urinario; questi frutti contengono, inoltre, fibra solubile, che alimenta la flora intestinale e regola l’assorbimento dei nutrienti.

Insomma, imbandire ogni giorno una tavola ricca dei colori che la natura ci offre è una garanzia di prevenzione e salute che, come è sempre più confermato, comincia proprio da un’alimentazione corretta.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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La tua vita è difficile? Ti spiego tutti i segreti per ritrovare la fiducia in te stesso ed aumentare la tua autostima

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA NATURA FELICE LIBERA ALLEGRA FORTE CORAGGIO FIDUCIA SOLE CALDO VACANZA RELAXEsiste un momento nella vita di una persona in cui la fiducia nelle proprie capacità viene messa duramente alla prova. Può trattarsi di un esame difficile all’università, come anche di un nuovo capo (da tutti considerato psicopatico) che vi da da fare un lavoro complesso da gestire, ma le situazioni che sfidano le nostre vite sono infinite. E le sfide, si sa, si possono vincere ma si possono anche perdere. In quest’ultimo caso ognuno di noi può reagire in maniera diversa: c’è chi nella sconfitta trova le motivazioni e la grinta giusta per rialzarsi subito, c’è chi non ne fa un dramma e ci riprova con calma. Purtroppo non tutti reagiscono bene, soprattutto se l’evento scatenante è sentito come particolarmente intenso e se magari già prima l’autostima non era certo ai massimi livelli. Immaginate una ragazza che non ha mai avuto particolare successo con l’altro sesso, poi trova un ragazzo e dopo poco tempo viene lasciata: una già scarsa autostima viene ancor più minata dall’evento e si rischia di cadere in un baratro a “feedback positivo”, ovvero minore fiducia in se stessi porta ad affrontare i problemi in maniera meno efficiente col risultato di non riuscire a risolverli e ritrovarsi ad avere ancora meno fiducia in se stessi, finendo in un circolo vizioso micidiale.

Come uscire dal circolo vizioso?

Scovare qualità, abbinare obiettivi, valutare le strategie per aggirare gli ostacoli: la lista… Ecco come fare.

1) Cominciamo con un piccolo compito che potete svolgere già a partire da adesso. Su un foglio di carta iniziate a stilare un elenco che contenga almeno dieci qualità che ritenete di possedere, onestamente ma senza modestia. Se proprio non vi vengono in mente tutte e dieci, provate a chiedere agli amici e ai parenti (i più onesti che conoscete!). Se non avete dieci qualità, ma ne avete “solo” sette, o cinque, o una soltanto, non importa: scrivetele ugualmente.

2) Per ognuna delle qualità, aggiungete accanto un possibile obiettivo che vorreste raggiungere. Se ad esempio avete scritto di essere persone determinate, un probabile traguardo da prefissarsi potrebbe essere quello di portare a termine un lavoro che vi è stato assegnato nonostante i numerosi impegni. A questo punto accadrà un fatto: vi verranno in mente tantissimi dubbi e molte perplessità circa le possibilità di riuscita del vostro progetto. Niente paura, mettete per iscritto anche le incertezze e le esitazioni.

3) Non resta che affrontare razionalmente le esitazioni che sono via via emerse. Cercate soluzioni reali agli ostacoli che impediscono al vostro obiettivo di concretizzarsi, tenendo sempre presente che a guidarvi non deve essere l’emotività, bensì la logica, il ragionamento rigoroso e sensato, la ragionevolezza e la lucidità. Chiedetevi se la colpa degli insuccessi è vostra o degli altri e rispondete sempre con sincerità. Quando avrete terminato, non dovrete fare altro che prendere solennemente un impegno con voi stessi affinché possiate con fermezza, tenere fede alle promesse fatte.

4) Tenete la lista che avete preparato sempre a portata di mano e di tanto in tanto rileggetela: vi accorgerete che quelle qualità che possedete sono sempre lì e nessuno ve le potrà mai togliere. Questo piccolo esercizio vi farà ricordare che anche gli altri credono in voi perché riescono a vedere dei lati positivi spesso invisibili ai vostri occhi.

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Non pensare di esserlo: CONVINCITI di esserlo!

Ancorare degli obiettivi da raggiungere (compilando una lista, come ho scritto precedentemente), senza sfidare le nostre forze e i nostri limiti, senza porci obbiettivi irraggiungibili, è un ottimo metodo per affrontare la vita. I risultati, sicuramente non tarderanno ad arrivare, e con essi la crescita della nostra autostima. Una volta raggiunti gli obiettivi raggiungibili, passiamo a quelli apparentemente “irraggiungibili”, vi stupirete di quello che siete capaci di fare, se solo riuscite a convincervi di essere in grado di farlo!

Chi siamo? Quali vestiti siamo?

1) Il primo passo importante da fare, è prendere coscienza della nostra personalità, e imparare ad accettarci per quello che siamo, conoscere i pregi dei nostri difetti. Il nostro essere, si distingue da ogni altro, ed è proprio questo valorizza l’essere umano, avere idee diverse, non significa avere idee sbagliate. Quando ci troviamo di fronte ad un discorso, non ci limitiamo ad annuire, ma esponiamo i nostri pensieri anche se sono differenti, senza però né offendere né essere scortese. Proviamo ad utilizzare questa tecnica, con le persone più vicine a noi, come parenti o familiari, poi anche con gli amici e infine al lavoro.

2) Curiamo il nostro look, in base alle nostre esigenze e ai nostri gusti, non copiando le persone che ci affiancano tutti i giorni ma cercando sempre il capo di abbigliamento con cui siamo a nostro agio e che rappresenta il nostro carattere. Non dimentichiamoci di curare la biancheria intima, e non parlo solo di quelle sere in cui prevediamo incontri galanti col nostro partner! Sul lavoro, a scuola, con gli amici, al parco a portare il cane: essere a posto “sotto” e non solo “sopra” vi farà sentire più a vostro agio e più fiduciosi nelle vostre capacità. Ciò vale anche per l’igiene intima.

Voce in capitolo e sassolini nelle scarpe

1) In casa, facciamo valere anche i nostri bisogni, anche nelle scelte più scontate, come quella di quale programma guardare in televisione: non ci facciamo “mettere sempre sotto” ma facciamo presente, in maniera educata e cortese, che anche noi abbiamo “voce in capitolo”.

2) Un altro passo importante, è “toglierci il sassolino dalla scarpa” Cosa vuol dire? Affrontare situazioni scomode, che ci mettono a disagio e che ci alterano l’umore durante la giornata. Mai rimandare inconvenienti, prolungherebbero la nostra ansia Un toccasana, per ritrovare la fiducia in se stessi, è assimilare un pizzico di ironia, saper prendersi gioco di se stessi, sdrammatizzare, ridere e pensare che a tutto c’è un rimedio

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Repetita iuvant, ovvero: ripetitelo tante volte

Ottimo metodo per rafforzare la propria autostima è ripetersi più volte, durante il giorno, che abbiamo le potenzialità giuste per affrontare qualsiasi sfida. Ripeterlo mentalmente se siamo in pubblico, a voce alta se siamo soli e magari di fronte allo specchio: “io non valgo meno degli altri, casomai il contrario!”

Quando mi guardo allo specchio

1) Innanzitutto, se il problema è il vostro aspetto fisico, vi confido un segreto: non lo è! O meglio, non dovrebbe esserlo: smettete di guardarvi allo specchio in continuazione cercando ogni minimo difetto o inestetismo. Il mondo è pieno di persone: belle, brutte, splendide, orribili. Siamo tutti uguali, pur con le nostre diversità. Ciascuno di noi possiede qualcosa di bello e di meno bello. Il mio consiglio è di evitare di focalizzarvi sugli aspetti negativi, privilegiando sempre più quelli che sono i vostri pregi. Un esercizio quotidiano molto semplice consiste nel guardarvi ogni mattina allo specchio, per dieci minuti, allenandovi ad osservare solo quello che vi piace di voi, e cercando di apprezzare sempre più anche quelli che prima consideravate dei difetti. Ricordate sempre che “la vera bellezza è negli occhi di chi guarda”! Se poi il vostro difetto estetico è per voi estremamente  insopportabile, ricordate che la medicina e chirurgia estetica può sempre darvi una mano!

2) Quando vi fanno un complimento, evitate di pensare a quale sia il motivo per cui l’avete ricevuto: prendete e portate a casa! Provate una volta tanto a credere che, se vi viene offerto un complimento, è solo perché davvero ve lo meritate. Al contempo, se qualcuno vi insulta, lasciate correre: molto spesso è tutta invidia, poco ma sicuro, e la brutta figura l’ha fatta l’altro perchè è stato cafone! Ripetete questi semplici passi ogni mattino, ogni pomeriggio, ogni sera come un mantra, fateli diventare parte della vostra vita: forse non guadagnerete la stima di voi stessi da un momento all’altro, ma di sicuro potete provare a costruirla giorno per giorno, imparando a guardare il bicchiere mezzo pieno e chiudendo un occhio ogni volta che ne verserete un goccio! Sapete come dico io? Il bicchiere non solo è mezzo pieno, ma quello che manca me lo sono appena bevuto io!

Siamo solo umani, perdoniamoci ma assumendo la nostra responsabilità

1) Spesso siamo portati a perdonare più facilmente gli errori degli altri rispetto ai nostri: niente di più sbagliato! Siamo tutti esseri umani, ed in quanto tali siamo portati a sbagliare di continuo, fa parte del naturale cammino della vita: si sbaglia, quindi si impara. Quando commettiamo un errore, evitiamo dunque di arrabbiarci con noi stessi, ma cerchiamo piuttosto di capire dove abbiamo sbagliato e perché. Teniamo a freno la rabbia e contiamo fino a dieci. Non abbiamo paura di chiederci scusa. Sono semplici piccolezze, ma possono fare la differenza se ripetute nel tempo: lo scopo è quello di “abituarci” ad apprezzare noi stessi.

2) Il punto 1 però non deve portarvi all’estremo opposto: deresponsabilizzarvi! Una volta che avete preso atto dei vostri fallimenti, abbiate il coraggio di assumervene le responsabilità. Dare la colpa alla sorte di un traguardo non raggiunto forse attenuerà qualche senso di colpa, ma vi collocherà automaticamente in una dimensione di impotenza. La responsabilità di un evento -anche negativo- vi permette invece di considerare l’errore come vostro, spingendovi a non ripetere lo stesso comportamento in futuro. Nessuno è infallibile, e se imparerete a guardarvi intorno potrete vedere come le persone che stimate di più siano tutte accomunate dalla capacità di agire, sbagliare e metabolizzare i propri sbagli. La strada per il successo è disseminata di errori.

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Il futuro non è scritto nel marmo, neanche la nostra autostima

Cercate di accantonare fin da subito l’idea che il vostro livello di autostima non possa cambiare, che sia scolpito nel marmo del vostro patrimonio genetico o nel destino. Non è così. “Autostima” è il nome che diamo all’immagine mentale che abbiamo di noi stessi, e in quanto tale è un’opinione destinata a mutare nel tempo a seconda di varie circostanze. Spesso influiscono su questa immagine circostanze esterne quali i fallimenti passati, le critiche, l’affetto di chi ci sta attorno. Altrettanto spesso, però, questa immagine non ha un reale aggancio con avvenimenti o motivazioni oggettive, che possono essere mal lette dall’interessato, o addirittura non essere reali. Per prima cosa, quindi, chiedetevi quanto di vero ci sia in quello che pensate di voi stessi. Potreste scoprire di essere troppo severi o impietosi nel giudicarvi.

Anche una maratona inizia con un passo

Quando mi sono iscritto a medicina la prima reazione di fronte alla mole di esami, frequenze obbligatorie ed esercitazioni è stata drammatica. Medicina è la facoltà più lunga in assoluto e quando sei al primo semestre del primo anno ti senti spaventato dai sei anni che ti aspettano, dagli infiniti esami che dovrai sostenere, dai libri da 2000 pagine che dovrai imparare a memoria. Il consiglio che proprio oggi ho dato ad alcuni studenti del primo anno che ho incontrato per caso all’Umberto I è stato: affrontate un esame per volta senza pensare agli altri! E quando avrete di fronte un libro da migliaia di pagine, non fatevi bloccare dalla paura: cominciate a studiare il primo capitolo, domani penserete al secondo, dopodomani al terzo e magari in un mese lo avrete comodamente finito! Tutto questo per dirvi che se la vita vi presenta tre o più problemi alla volta, se è possibile non cercate di risolverli tutti nello stesso momento: cercate di capire quale problema ha la priorità sugli altri e cercate di risolvere quello, poi penserete agli altri!

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Un problema tira l’altro

Spesso poi vari problemi sono uno la conseguenza degli altri e risolvere il primo crea le condizioni perché si risolvano gli altri. Un mio amico si ritrova a 30 anni fuoricorso con l’università, convive con i genitori e ci litiga spesso, non riesce a trovare una ragazza, ha problemi di erezione e di salute. I problemi sono irrisolvibili? Forse si, se vengono affrontati tutti insieme. Ma se invece il mio amico (generalizzando) spendesse tutte le sue forze nell’obiettivo di laurearsi forse riuscirebbe a trovarsi un lavoro, col lavoro potrebbe pagarsi un mutuo e lasciare la casa dei propri genitori, smetterebbe di litigarci, non apparendo “mammone” potrebbe avere più successo con le donne. Avendo casa propria non avrebbe problemi ad avere un rapporto sessuale “tranquillo e privato” come invece non accadeva quando viveva coi propri genitori quindi forse i problemi di erezione sparirebbero! E’ una generalizzazione ma è per farvi capire che bisogna sempre scegliere il problema chiave altrimenti il rischio di disperdere le forze tra vari problemi e non risolverne nessuno è alto.

Se credi di avere un problema di bassa autostima e non riesci a gestire da solo o da sola questa situazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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