Avere una sorella rende più felici che avere un fratello

MEDICINA ONLINE AVERE SORELLA SORELLE PIU FELICI MACHI FRATELLO FEMMINA FIGLI GEMELLI AMICI BAMBINI BIMBI GIOCO PASSEGGIATA BOSCO NATURA AMORE CAMMINARE GIOVENTU FAMIGLIA GENITORI.jpgAvere una sorella rende più felici. A svelarlo è una ricerca scientifica secondo cui un legame di questo tipo aiuterebbe ad essere sereni e ad affrontare la vita con il sorriso. Lo studio è stato realizzato da un team di esperti della De Montfont University in collaborazione con la Ulster University, in Irlanda. Quando si parla di sorelle la prima cosa che viene in mente sono litigi infiniti, gelosie e scontri per qualsiasi cosa. A chi non è capitato almeno una volta (se non un centinaio!) di litigare con la propria sorella per un vestito sottratto dall’armadio o per chi dovesse prendere la macchina? Oggi però la scienza ci svela come queste figure così importanti nella vita di ognuno di noi possono aiutarci a migliorare e ad essere più felici.

La ricerca

Gli studiosi hanno analizzato la vita e i comportamenti di 571 giovani con una età compresa fra i 17 e i 25 anni. I partecipanti all’esperimento hanno dovuto rispondere ad una serie di domande che consentivano di valutare la loro salute mentale e le prospettive per il futuro. Il risultato? Chi aveva una sorella possedeva maggiori possibilità di stare bene e di affrontare l’esistenza in modo positivo. Il motivo? Le sorelle aiutano ad essere più aperti e comunicativi per quanto riguarda i sentimenti, consentono di vivere serenamente e favoriscono la salute mentale.

Sorelle più estroverse dei fratelli

“Le sorelle sembrano incoraggiare una più aperta comunicazione e coesione nelle famiglie” ha svelato il professor Tony Cassidy, che ha preso parte allo studio. Questa affermazione è vera soprattutto nel caso in cui nel nucleo familiare ci siano dei fratelli maschi. Questi infatti hanno la tendenza a non esternare le proprie emozioni e ad essere più introversi, creandosi un muro di protezione che viene solitamente abbattuto dalla forza comunicativa delle sorelle. Non solo, le donne in questo caso sono anche ottime consigliere e sono in grado di gestire al meglio situazioni particolarmente stressanti e difficili, come la separazione dei genitori.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Arriva in Italia il primo pandoro fatto con gli insetti

MEDICINA ONLINE INSETTI INSETTO COMMESTIBILE A TAVOLA CIBO ITALIA EUROPA CAVALLETTE VERMI PIATTO PROTEINE GRASSI SAPORE DOLCI RICETTE ANIMALI VOMITO SCHIFO FASTIDIO TRADIZIONE ALIMENTAZIONE.jpgFra i dolci più amati a Natale c’è il panettone, ma anche il pandoro, che quest’anno sarà disponibile nella versione preparata con un ingrediente particolare, a base di… insetti. Di cosa si tratta? Il dolce viene realizzato utilizzando la farina di baco da seta allevato per il consumo umano. La ricetta per questa specialità gastronomica è stata creata dalla foodblogger MasterBug, in base alle indicazioni date dall’Europa per quanto riguarda Novel Food e nello specifico gli insetti commestibili. Da qualche tempo infatti l’ipotesi di inserire nella nostra dieta cavallette, scarafaggi e bachi da seta, è diventata realtà, con lo scopo di rispettare l’ambiente e fare il pieno di proteine. Non a caso dal prossimo anno in Italia sarà possibile acquistare e gustare cibi preparati con farine a base di insetti.

Retrogusto alla nocciola

Questo particolare pandoro è stato realizzato usando la ricetta classica del dolce natalizio, ossia burro, latte, uova e farina bianca, a cui è stata aggiunta una farina di bachi da seta. Il risultato è una vera delizia che ha un sapore più deciso con un retrogusto alla nocciola. Secondo i suoi creatori il pandoro in questione non è solo buonissimo, ma anche ottimo dal punto di vista nutritivo. Il dolce contiene il 55,6% di proteinee il 32,2% di lipidi. Non solo: è anche ricco di aminoacidi essenziali come la valina, la metionina e la fenilalanina. Infine la farina di baco da seta è ricca anche di carboidrati e fibre.

Ottima fonte proteica

Per gli scienziati questo alimento possiede moltissime proprietà nutritive ed è un’ottima fonte di proteine “buone”. Oggi sono 2 miliardi le persone in tutto il mondo che consumano gli insetti e a partire dal 2018 anche l’Italia si unirà agli oltre 90 paesi – dalla Thailandia alla Nuova Zelanda – in cui vengono mangiati quotidianamente.  Dalle locuste ai grilli, passando per le cavallette, le formiche, le api e le vespe: gli insetti arriveranno direttamente sulle nostre tavole.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Piattole: cosa sono, si vedono, quanto durano, come eliminarle?

MEDICINA ONLINE PTHIRUS PUBIS PIATTOLA PIDOCCHIO DEL PUBE PUBE CIGLIA SOPRACCIGLIA PARASSITA PIDOCCHI PARASSITI ACETO QUANTO DURA INFEZIONE RAGNO PELLE ROSSORE PELI CAPELLI PRODOTTI ELIMINARE SESSO PARTNER eyelash-lice.jpg

Una piattola sulle ciglia

Il Pthirus pubis, comunemente chiamata piattola o pidocchio del pube, è un insetto parassita che da adulto è lungo circa 2/3 millimetri e che si insedia in diverse zone pelose del corpo umano, prima fra tutte l’area genitale, con l’esclusione solo dei capelli. L’infezione è possibile sia in adulti che nei bambini. Per la trasmissione delle piattole occorre un contatto fisico assai ravvicinato, come per esempio un rapporto sessuale con una persona infetta (da questo punto di vista l’infezione è una malattia a trasmissione sessuale); il contagio è però possibile anche tramite l’uso di oggetti contaminati, come vestiti e biancheria intima. I segni caratteristici provocati dalla pediculosi pubica si manifestano a livello cutaneo e consistono in: prurito, irritazione e comparsa di piccole macchie solitamente scure giallo/marroni e bluastre, solitamente visibili tra i peli. Diagnosticare un’infestazione da piattole è abbastanza semplice (a patto che sia sintomatica): al medico, infatti, basta usare una lente d’ingrandimento per osservare le zone pruriginose ed in caso di numerosi parassiti adulti, non serve neanche la lente visto che sono ben visibili ad occhio nudo, anche ai non addetti ai lavori. La terapia disinfestante richiede l’uso di prodotti insetticidi, in forma di creme, lozioni o shampoo.

Leggi anche: Prurito a scroto, testicoli e ano: cause e rimedi naturali

Cosa sono le piattole?

Le piattole sono degli insetti parassiti che si annidano nelle aree genitali e in altre zone pelose del corpo umano, eccetto i capelli. Misurano circa 2 o 3 millimetri di lunghezza da adulte. La forma del corpo è arrotondata, con sei zampe uncinate, testa ovaloide con due grandi antenne laterali e corpo munito di escrescenze pelose. Il colore è variabile da biancastro, quasi vetrificato, fino a giallo, rosso e marrone.

Come si trasmettono le piattole?

La trasmissione delle piattole tra le persone, avviene in seguito a un contatto fisico ravvicinato con un individuo infetto o con un oggetto contaminato. La contaminazione (o infestazione) da piattole è considerata un’infezione di tipo parassitario esclusiva dell’uomo.

Leggi anche: Perché viene la forfora? Cure mediche, rimedi casalinghi e prevenzione

Di cosa si nutrono le piattole?

Le piattole si nutrono del sangue della persona infettata. L’estrazione di sangue avviene tramite una piccola puntura a livello cutaneo.

Quali parti del corpo sono colonizzate dalle piattole?

Le piattole possono annidarsi in qualsiasi area del corpo ricoperta di peli, eccetto la testa. Generalmente, si stabiliscono nelle aree genitali, ma, in alcuni frangenti, è possibile rintracciarle anche nelle ascelle, nelle gambe, sul torace, sulla schiena, sull’addome, tra la barba e i baffi e, infine, perfino nelle ciglia e nelle sopracciglia.

Leggi anche: Perché vengono i pidocchi, come riconoscerli ed eliminarli

Cause di infezione di Pthirus pubis

Come già anticipato, la presenza delle piattole è determinata dal contatto fisico ravvicinato (ad esempio un rapporto sessuale) con un individuo infetto o con un oggetto contaminato (vestiti, lenzuola, asciugamani…). Anche provare un vestito in un negozio di abbigliamento può, seppur raramente, dare avvio ad una colonia di parassiti. L’estrema vicinanza è una condizione imprescindibile per la contaminazione, in quanto il passaggio dei pidocchi del pube da individuo a individuo (o da oggetto a individuo) avviene solo tramite strisciamento. Le piattole, infatti, contrariamente alle credenze popolari, non possono né saltare né volare. Il contatto fisico non deve necessariamente durare molto tempo: basta anche un breve strisciamento per permettere ad una singola piattola di spostarsi tra una persona all’altra e dare avvio ad una nuova colonia.

Fattori di rischio

Alcuni comportamenti possono aumentare il rischio di sviluppare una infezione da piattole, ad esempio:

  • uso di lenzuola, asciugamani, indumenti intimi, sex toys, vestiti di altre persone e/o non ben puliti;
  • scarsa igiene intima;
  • frequentare ambienti dove sono presenti molti individui che si spogliano ed è possibile un contatto ravvicinato accidentale (spogliatoi, piscine, palestre, idromassaggi, letti di alberghi, bagni pubblici, docce…)
  • elevato numero di rapporti sessuali con partner sconosciuti e/o dotati di scarsa igiene intima.

Leggi anche: Vivono, mangiano e fanno sesso sulla nostra faccia. Uno studio dimostra che quasi tutti li abbiamo: di cosa si tratta?

Come avviene la riproduzione delle piattole?

Le piattole sono insetti, pertanto, per riprodursi, depongono delle uova di piccolissime dimensioni. Al momento della deposizione, le uova sono contenute in piccole sacche, capaci di rimanere saldamente incollate ai peli sparsi per il corpo. Le sacche sono marroni all’esterno e bianche all’interno.

Piattole: ciclo vitale ed incubazione

Quando infestano una persona, le piattole vivono da uno a tre mesi. In questo arco di tempo, le femmine presenti depongono anche 300 uova (chiamate lèndini), le quali schiudono nel giro di 6-10 giorni circa. La nuova generazione di piattole, per maturare e potersi riprodurre a sua volta, ha bisogno di circa 2-3 settimane. Le lendini sono attaccate ai peli dalla genitrice mediante la saliva che contiene composti cheratinici, pertanto la lendine è resistente sia all’acqua che alle spazzole, ma non all’acido acetico diluito e caldo. Dalle lendini si formano, dopo tre cicli evolutivi della durata di una o due settimane, i parassiti adulti.

Il Pthirus pubis attraversa tre stadi vitali:

  • Lendine: si schiude dopo una settimana dalla deposizione
  • Ninfa: già simile all’adulto, è comunque più piccola. Si nutre già di sangue, molto avidamente. Prima di trasformarsi in insetto adulto, vive in questo stadio per una settimana.
  • Adulto: la forma è simile a quella di un granchio (nei paesi anglosassoni è infatti chiamata crab) e vive per circa due settimane sull’ospite, riproducendosi e nutrendosi.

Leggi anche: Indossi sempre lo stesso pigiama? Ecco quali sono i rischi per la tua salute

Piattole: quanto durano?

In assenza di prodotti specifici, una colonia di piattole può sopravvivere virtualmente per tutta la vita, grazie alla grande capacità delle femmine di deporre le lendini. Se invece viene usato un prodotto specifico antiparassitario, si rasa la zona e quelle limitrofe, e si lavano ad alte temperature gli oggetti contaminati, l’infezione viene debellata solitamente in 7/10 giorni, con ampie variazioni in base a quanto è ampia la zona colpita ed al numero di esemplari presenti.

Sintomi e complicanze

I sintomi e i segni della contaminazione da piattole compaiono a distanza di qualche settimana dall’infezione (o infestazione) e solitamente consistono in:

  • prurito in corrispondenza delle aree infestate dal parassita;
  • infiammazione e irritazione in corrispondenza delle aree infestate, conseguenti al frequente grattamento;
  • lesioni da grattamento: il grattamento frequente può portare a piccole lesioni sanguinanti della pelle;
  • presenza di polvere nera all’interno della biancheria intima;
  • presenza di piccoli puntini neri sulla pelle, che corrisponde alle feci del parassita, sparpagliate sulla pelle;
  • macchie cutanee (spot) di colore blu, nelle zone dove si annidano le piattole: tali segni sono gli esiti delle punture. I punti più interessati sono: l’interno della coscia e la parte più bassa dell’addome;
  • piccole macchie di sangue sulla pelle, subito dopo le punture del parassita;
  • macchie cutanee biancastre o scure/marroni di circa due millimetri, ferme o mobili: corrispondono al parassita vero e proprio. Tali macchie possono avere colore variabile, dal giallo al grigio, passando per il beige, il marrone, il rosso; in alcuni casi possono apparire biancastre, quasi trasparenti e “vetrificate”.

Talvolta, specie nelle fasi iniziali dell’infezione, può capitare che le piattole siano asintomatiche o quasi, nel senso che non comportano la comparsa di alcuna manifestazione evidente, o lo fanno in maniera minima.

Piattole e prurito intenso

Il prurito è l’espressione più caratteristica dell’infestazione da piattole. Interessa le zone contaminate dal parassita e, di solito, è molto intenso. La comparsa del prurito non è quasi mai immediata, ma avviene dopo diverse settimane dalla contaminazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare, la sensazione pruriginosa non è dovuta alle punture, ma a una reazione allergica alla saliva delle piattole. Il prurito va peggiorando di notte, in quanto è in questo momento della giornata che i pidocchi del pube sono maggiormente attivi. Il prurito può diventare intenso fino a determinare lesioni da grattamento cronico, inoltre si può lievemente attenuare grazie alla detersione della zona interessata, senza però scomparire mai del tutto.

Leggi anche: Scabbia su pelle e cuoio capelluto: sintomi, cause e cure

Piattole: quando andare dal medico?

Se i sopraccitati segni delle piattole sono evidenti, è bene contattare immediatamente il proprio medico di base o un dermatologo.

Le piattole si vedono ad occhio nudo?

Le piattole adulte arrivano a misurare anche 3 millimetri e tendono ad avere colore scuro quindi si, si riescono a vedere facilmente anche ad occhio nudo, anche senza essere medico, specie se sono situati su una pelle chiara e con pochi peli.

Leggi anche: Parassiti e vermi nelle feci: sintomi e come eliminarli con farmaci e rimedi naturali

Diagnosi

Se l’infestazione è sintomatica, diagnosticare le piattole può essere semplice e immediato; viceversa, può divenire problematico quando la contaminazione è asintomatica. Per individuare la presenza dei parassiti e delle loro uova, è richiesto un esame obiettivo. Durante tale esame, il medico utilizza una lente d’ingrandimento per scandagliare tutte le parti del corpo in cui potrebbero risiedere le piattole e/o le loro uova. Le piattole si riconoscono, innanzitutto, per la colorazione, che è giallo-grigiastra o rosso scuro, e secondariamente per i segni delle punture, che possono essere blu (se di qualche giorno) o color sangue (se recenti). Anche le uova si riconoscono per il colore: sono marroni, quando ancora devono schiudersi, e bianche, quando sono schiuse.

Controllo del partner

In presenza di un’infestazione da piattole, per il medico è importante capire le cause d’origine del disturbo, perché, se questo è conseguente a un rapporto sessuale, servono ulteriori esami d’approfondimento finalizzati alla ricerca delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST). La presenza di un’IST, in aggiunta ai pidocchi del pube, richiede controllo e terapia adeguati non solo per il paziente, ma anche – se possibile – del partner che, probabilmente, sarà anch’esso infestato.

Continua la lettura con:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Gatto del Bengala: il gatto più bello e costoso del mondo

MEDICINA ONLINE THOR GATTO DEL BENGALA GATTI DOMESTICI E SELVATICI INCROCIO ANIMALI BELLO BELLISSIMO GATTO PIU BELLO DEL MONDO CUTE ANIMALS BEAUTYFUL CATS CAT PICTURE PIC HD WALLPAPER.jpgIl gatto del Bengala, detto anche Bengalese o Bengal, è un gatto certamente particolare e da molti considerato il tipo di gatto più bello del mondo. Riconosciuta come razza nel 1991, quella del gatto del Bengala è ottenuta dall’incrocio tra gatti domestici e gatti selvatici. Stranamente amante dell’acqua, il gatto del Bengala si fa riconoscere subito per il caratteristico mantello maculato, che gli ha reso l’appellativo di “gatto leopardo”.

Oggi la percentuale “selvatica” nel gatto del Bengala è intorno al 10%, che lo rende un animale cacciatore ma dolce, intelligente, leale e affettuoso, curioso ed attivo, che va d’accordo sia con l’uomo che con gli altri animali e – con le prudenze del caso – anche con i bambini, e può stare anche in appartamento. Pesa 8 o 9 kg se maschio, circa 6 da femmina, e gli esemplari più in salute raggiungono i 15 anni di vita.

Per quanto riguarda il prezzo di un gatto del Bengala, è anch’esso “speciale”: può arrivare a costare fino a 3000 euro od oltre. In realtà non è esattamente il gatto più costoso del mondo: viene decisamente “battuto” dal gatto di razza Ashera, che può arrivare a costare quasi 20 mila euro.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Perché il mare ed il cielo sono blu, il sole giallo ed il tramonto rosso?

MEDICINA ONLINE SPETTRO ELETTROMAGNETICO LUCE VISIBILE RAGGI RADIAZIONE SOLARE INFRAROSSI ULTRAVIOLETTI COLORE SOLE LUNGHEZZA D'ONDA FREQUENZA ONDA OZONO NUVOLE ACQUAPerché il mare appare azzurro/blu?

La radiazione luminosa del sole è formata da onde elettromagnetiche con diverse lunghezze d’onda, ma il nostro occhio non riesce a percepirle tutte: riesce a vedere solo le lunghezze d’onda comprese tra la radiazione ultravioletta e la radiazione infrarossa, che corrispondono a: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto;

Il colore degli oggetti che vediamo, dipendono dalla luce assorbita e riflessa da essi, per cui un oggetto appare rosso perché assorbe tutte le lunghezze d’onda (tutti i colori), eccetto quella corrispondente al colore rosso, che viene riflesso e giunge alla nostra retina. L’acqua del mare più superficiale assorbe tutte le lunghezze d’onda, tranne quella corrispondente al blu, che viene riflesso e captato dai nostri occhi ed è questo il motivo per cui nelle giornate di sole, con grandi quantità di radiazione solare, il mare appare blu. Il mare inoltre, assorbe i raggi luminosi in base alla profondità: più si va in profondità e più l’acqua assorbe completamente le varie lunghezze d’onda, non riflettendone alcuna, motivo per cui il fondo del mare appare sempre più tendente al nero a mano a mano che aumenta la profondità. Il colore del mare, specie a riva, dipende anche da altri fattori come il tipo di fondale, eventuale presenza di materiali chimici, presenza o meno di sole/nuvole.

Perché il cielo appare azzurro/blu, il sole giallo ed il tramonto rosso?

Lo spazio del nostro universo è nero, basta guardare un qualsiasi filmato ripreso da un astronauta o, più semplicemente, un film di fantascienza come “2001 Odisse nello spazio”, per saperlo. Come mai dunque osserviamo il colore azzurro quando dalla Terra alziamo gli occhi verso il cielo? E’ l’atmosfera terrestre che fa azzurro il cielo. Se non ci fosse l’atmosfera vedremmo il cielo sopra di noi come nello spazio, cioè assolutamente nero. L’atmosfera terrestre è composta essenzialmente dai gas di azoto ed ossigeno in percentuali rispettivamente del 78% e del 21%. Il restante 1% è composto da argon, acqua (nelle varie forme: gassosa (vapore), liquida (goccioline) e solida (cristalli)) e – negli stati più bassi dell’atmosfera – da polveri, ceneri e sali. La luce emessa dal Sole interagendo con i componenti della atmosfera può essere assorbita o diffusa. La diffusione della luce sui vari elementi presenti nei differenti strati dell’atmosfera, dipende sia dalle dimensioni dell’oggetto colpito che dalla lunghezza d’onda della luce medesima. Le particelle solide e le gocce d’acqua hanno dimensioni maggiori della lunghezza d’onda della luce e quindi la riflettono in tutte le direzioni (indipendentemente dalla lunghezza d’onda ). La luce bianca del Sole, in questo caso, è diffusa senza essere scomposta: ecco perché le nuvole ci appaiono bianche. Le molecole dei gas (azoto e ossigeno), hanno dimensioni confrontabili con quelle delle lunghezze d’onda della luce. In questo caso (“Rayleigh scattering” dal nome di Lord Rayleigh) la diffusione della luce è fortemente dipendente della sua lunghezza d’onda. La luce di maggiore lunghezza d’onda (rossa arancione e gialla) riesce a superare questi minuscoli ostacoli e prosegue nella sua traiettoria rettilinea. La luce blu invece, che ha una lunghezza d’onda più piccola, viene diffusa in tutte le direzioni. Dopo una serie di diffusioni tutta la luce blu è diffusa. La luce azzurra è dunque in tutte le direzioni e oscura le stelle. Questo processo avviene negli stati più alti dell’atmosfera. In una giornata senza nubi quindi, in qualunque direzione volgiamo il nostro sguardo, la luce blu diffusa dai gas in alta atmosfera raggiunge i nostri occhi. Questo spiega il perché il cielo ci appare azzurro. Per questa stessa ragione la luce proveniente direttamente dal Sole diviene più gialla. E’ sempre il processo di diffusione che spiega anche perché, al tramonto, l’orizzonte si colora di rosso. Al tramonto i raggi solari sono radenti gli strati dell’atmosfera. La luce blu viene diffusa dai gas presenti negli strati più alti. La luce radente attraversa un grande spessore di atmosfera e solo la luce rossa penetra fino a raggiungere gli stati dove viene parzialmente diffusa dalle particelle solide presenti a queste altezze colorando quindi il cielo e le nubi, nella direzione del Sole, di arancio, rosso e talvolta viola. Anche il Sole appare rosso e non più giallo poiché appunto solo la luce rossa riesce a penetrare e raggiungere il nostro occhio.

Ricordiamo che sulla nostra Luna – come su ogni pianeta o satellite senza atmosfera – il cielo appare nero ed il Sole assolutamente bianco, dall’alba al tramonto.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

 

 

 

Integratore di zinco: proprietà sessuali e sintomi della sua carenza

MEDICINA ONLINE UOMO FELICE INTEGRATORE VITALITA FELICITA HAPPINESS ALLEGRIA GIOIA VITTORIA VINCITA WINNER SALUTE AMICI happy man.jpgLo zinco è un microelemento, cioè un minerale presente nell’organismo in piccole quantità. In un individuo adulto ne sono presenti circa 2 grammi che sono importanti per miliardi di reazioni chimiche coinvolte nel metabolismo di proteine, lipidi,  carboidrati ed acidi nucleici. Inoltre è necessario per il funzionamento di diversi ormoni, inclusi quelli della tiroide, l’insulina, gli ormoni sessuali e l’ormone della crescita. La sua presenza è importante sia per stabilizzare le membrane e altri componenti cellulari, sia per la struttura e l’integrità degli organi. È essenziale per la divisione cellulare e per la crescita e lo sviluppo durante la gravidanza, l’infanzia e l’adolescenza. Inoltre è coinvolto nella sintesi del DNA, nell’espressione dei geni, nella risposta immunitaria, nella guarigione delle ferite e nella riparazione dei tessuti. Infine è coinvolto nella percezione del gusto e dell’olfatto.

In quali cibi è presente lo zinco?

Lo zinco si trova soprattutto nelle ostriche, nel lievito, nel fegato, nella carne, nelle uova, nel pesce, nei cereali, nel latte e suoi derivati. Tuttavia, l’organismo riesce ad assorbire solo una quota variabile tra il 20 e il 30% circa delle quantità presenti negli alimenti. Inoltre quello presente nei vegetali è in una forma meno disponibile e più difficilmente assorbibile.

Quanto zinco assumere ogni giorno?

Il valore di riferimento europeo per il fabbisogno giornaliero di zinco è 15 mg. Nelle donne il fabbisogno aumenta durante l’allattamento, arrivando a 19 mg al giorno.

Zinco: proprietà in ambito sessuale

Lo zinco è un ottimo alleato per la sessualità maschile: infatti stimola la produzione di testosterone, il quale aumenta la funzionalità delle vescicole seminali e della prostata, migliorando il rapporto e potenzialmente aumentando la quantità di sperma disponibile. Per assumerlo puoi usare anche un integratore alimentare come questo: http://amzn.to/2iupUvz

Quali conseguenze può determinare la carenza di zinco?

È raro che una carenza di zinco possa provocare gravi conseguenze. Tuttavia, un apporto insufficiente di questo nutriente può determinare cambiamenti della
pelle e perdita dei capelli, diarrea, infezioni ricorrenti,  problemi psicologici. Nei casi più gravi una carenza può portare a ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale, impotenza o perdita di peso e compromettere gusto, olfatto e guarigione delle ferite. Inoltre una carenza di zinco può aumentare il rischio di carenza di vitamina A.

Leggi anche:

Quali conseguenze può determinare un eccesso di zinco?

L’assunzione di dosi eccessive di zinco provoca in genere vomitonausea o diarrea, irritabilità, sonnolenzaanemia e vertigini. Un eccesso di zinco accumulato nel tempo può invece alterare il metabolismo del rame e del ferro, interferire con la salute dei globuli rossi, ridurre il livello di alcuni globuli bianchi e compromettere le funzioni immunitarie. Inoltre troppo zinco può ridurre il colesterolo HDL, quello considerato “buono”, influenzare il funzionamento del cuore e di alcuni enzimi pancreatici.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, associabili allo zinco, potenzialmente in grado di migliorare la salute della prostata ed aumentare il testosterone e le prestazioni sessuali maschili. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Prurito a scroto, testicoli e ano: cause e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE TESTICULAR TESTICOLI PENE PROSTATA SEX SESSO GLANDE SEMEN SPERMA BIANCO GIALLO ROSSO MARRONE LIQUIDO TRASPARENTE EIACULAZIONE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VIAGIl prurito allo scroto, spesso che si estende in tutto il perineo fino all’ano o alla base del pene, è un sintomo piuttosto comune ed è la principale Continua a leggere

Quando si è depressi, l’oscurità non aspetta la sera per venire a prenderti

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowd.jpg“E’ difficile far capire alla gente cosa significhi la parola “depressione” e cosa si prova ad averla. Spiegare quale sia la differenza tra “depressione” e “tristezza”, ad una persona che – per sua fortuna – non è stata mai depressa, è quasi impossibile, quasi quanto spiegare la differenza tra il colore blu ed il rosso ad una persona che è cieca fin dalla nascita. I due termini sono usati spesso come sinonimi, ma niente è più distante dall’essere vero. Quindi mi chiedi cosa significhi essere depressa? Forse sarebbe più facile dire quello che non significa…
La depressione è vivere in un corpo organico che lavora senza sosta per sopravvivere, con una mente che cerca invece di morire. E’ il non avere fiducia in sé stessi, è il non sopportarsi più. E’ vivere perennemente intorpiditi, svegliandosi la mattina con il terrore che ti assale al solo pensiero di dover affrontare la giornata. La verità è che ti svegli la mattina solo con la speranza di poter tornare a letto al più presto. E ti metti a letto con la speranza di poter vedere presto una mattina che però non arriva mai. Ti svegli è pensi che è soltanto un altro giorno, un giorno che non hai mai visto, ma un giorno che tu già conosci, perché ieri è come questo.
Quando si è depressi, l’oscurità non aspetta la sera per venire a prenderti: ne sei circondato perennemente, te la porti sempre intorno e non ti abbandona mai. La depressione è quando il sole è alto nel cielo e tu sei per strada circondato da persone felici, ma tu ti senti come se fossi solo, in un bosco, di notte.
La depressione non è dolore: ringrazierei il cielo se potessi provare dolore, almeno sarebbe una emozione. Io invece non provo nulla e quando provo qualcosa, è solo paura. Paura che il domani non arrivi, mista a paura che il domani arrivi. La depressione è la prigione del non desiderare nulla, del non avere niente a cui tendere nella vita. La depressione è non avere vita. La depressione è non avere morte. La depressione è sentirsi in un labirinto senza uscite, perennemente ad un passo dal baratro, soprattutto durante le feste, con nessuno che crede davvero tu sia malato.

La depressione è sentirsi costantemente soli nella folla, alla ricerca, come se avessi perso qualcosa, ma che non sai neanche tu cosa. Poi un giorno lo capisci e fa malissimo. Ti rendi conto che quello che hai perso è te stesso, e lo hai perso per sempre. Chissà dove. Chissà perché.”

Testimonianza di una paziente depressa

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!