Piangi, e piangerai da solo

MEDICINA ONLINE Old Boy (올드보이) film del 2003 diretto da Park Chan-wook, Con Choi Min-sik, Ji-tae Yu, Hye-jeong Kang, Dae-han Ji, Oh Dal-soo drammatico, vendetta, cinema FRASI AFORISMI RIDI MONDO RIDERA CON TE PIANGI PIANGER.jpg

Ridi, e il mondo riderà con te.
Piangi, e piangerai da solo

Frase tratta dal film Old Boy (올드보이) film del 2003 diretto da Park Chan-wook, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004. Un’opera cruda e dal finale sconvolgente, che consiglio a tutti gli appassionati di cinema.

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Differenza tra tachicardia e fibrillazione atriale e ventricolare

MEDICINA ONLINE CUORE ELETTROCARDIOGRAMMA SINUSALE DEFIBRILLATORE CARDIOVERSIONE ELETTRICA CON SHOCK FARMACOLOGICA FARMACI URGENZA EMERGENZA MASSAGGIO CARDIACO ARRESTO RESPIRAZIONE BOCCA RIANIMAZIONE ECG FIBRILLATOREIl cuore è un muscolo che ha come compito fondamentale quello di far circolare il sangue in tutto il corpo e per raggiungere tale obiettivo si contrae in maniera adeguata grazie ad un circuito elettrico, detto sistema eccito-conduzione, che attiva e regola la contrazione cardiaca. Tale contrazione è regolata, dal punto di vista temporale:

  • nella frequenza (cioè nel numero di contrazioni al minuto);
  • nel ritmo (cioè nella pari distanza temporale tra un battito ed il successivo, rispetto a tutti gli altri battiti, che si traduce nella regolarità delle contrazioni).

Normalmente la frequenza cardiaca varia tra i 60 e i 100 battiti al minuto e le contrazioni si susseguono in modo regolare e ritmico (ad esempio distanziate sempre da un secondo una dall’altro nel caso di una frequenza di 60 battiti al minuto), con solo leggere variazioni fisiologiche legate alla respirazione (i battiti tendono a rallentare durante una espirazione profonda). Alterazioni fisiologiche o ritardi/blocchi dell’impulso elettrico che si verificano in varie patologie, vanno ad alterare uno od entrambi questi fattori, determinando appunto aritmia. L’aritmia cardiaca è quindi un disturbo:

  • della frequenza cardiaca aumentata (tachicardia) in cui la frequenza supera i 100 battiti al minuto a riposo;
  • della frequenza cardiaca diminuita (bradicardia) in cui la frequenza è inferiore ai 60 battiti al minuto a riposo.
  • del ritmo cardiaco, in cui i battiti non sono ritmici (ad esempio: fibrillazione atriale o ventricolare).

Tali alterazioni sono riscontrabili semplicemente grazie al polso radiale o un elettrocardiogramma (ECG). E’ importante ricordare che non tutte le aritmie sono determinate da patologie. Un aumento fisiologico della frequenza cardiaca si verifica ad esempio compiendo un grosso sforzo o durante la gravidanza, mentre è abbastanza frequente riscontrare una bradicardia fisiologica in atleti e sportivi particolarmente allenati.

Con “fibrillazione atriale” in medicina si intende una aritmia cardiaca, cioè una alterazione del ritmo cardiaco normale (ritmo sinusale), che origina dagli atri del cuore. È una complessa patologia elettrica degli atri che presenta costantemente tre caratteristiche principali:

  • l’attivazione elettrica rapida ed apparentemente caotica del tessuto atriale, che provoca il caratteristico sintomo di cuore “palpitante” ed è riscontrabile con un comune elettrocardiogramma (ECG);
  • la diminuita efficienza dell’attività di pompa del cuore (diminuzione della gittata cardiaca);
  • se la fibrillazione atriale si prolunga nel tempo determina l’aumento del rischio tromboembolico, causato dal rallentamento del flusso ematico nel cuore che porta ad aumentato rischio di coagulazione. L’eventuale formazione di embolo può portare a ictus cerebrale o infarto del miocardio.

La fibrillazione atriale è il risultato di un gran numero di disordini cardiaci ed extracardiaci: da malattie strutturali, come le valvulopatie e le cardiomiopatie, all’ipertensione arteriosa, a malattie genetiche ereditarie, a ernia iatale, patologie della tiroide, ai distiroidismi, fino ai casi in cui non è possibile determinare la causa, detti idiopatici.

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Con “fibrillazione ventricolare” (FV o VF) in medicina si intende una gravissima aritmia che si caratterizza per un ritmo cardiaco rapidissimo, caotico e disorganizzato che origina dai ventricoli. La rapidità e la disorganizzazione dell’impulso elettrico rendono il cuore incapace di espellere il sangue all’interno del circolo arterioso, portando ad un arresto cardiaco. I tessuti corporei e cerebrali, durante un arresto cardiaco, non sono più perfusi da sangue ed ossigeno: questo comporta una veloce perdita di coscienza e delle capacità respiratorie. Un arresto cardiaco è una urgenza medica: se non si interviene immediatamente con la rianimazione cardiopolmonare e con un defibrillatore, nel giro di pochissimi minuti provoca danni permanenti al cervello e – successivamente – il decesso del paziente. L’arresto cardiaco improvviso è una delle principali cause di morte nel mondo industrializzato, dove la maggior parte delle volte è secondario ad infarto miocardico acuto.

Da quanto detto entrambi i tipi di fibrillazione sono aritmie – una ad origine dagli atri, l’altra ad origine dai ventricoli, entrambe ben visibili con un elettrocardiogramma – tuttavia la differenza è sostanziale: mentre la fibrillazione atriale, pur di lunga durata, può rappresentare un problema di aumentato rischio di formazione di emboli, è la fibrillazione ventricolare ad essere estremamente più grave dal momento che in essa la capacità del cuore di pompare sangue è totalmente inefficiente (mentre nella fibrillazione atriale è – pur se in parte – conservata). La fibrillazione ventricolare porta di fatto ad un arresto cardiaco che è una urgenza medica: il mancato ritorno ad un ritmo sinusale (tramite cardioversione con defibrillatore, massaggio cardiaco o pugno precordiale) porta al decesso del paziente.

Dovrebbe ora essere anche chiara la differenza tra “aritmia” ed i tue tipi di fibrillazione: questi ultimi sono un tipo particolare di aritmia. Tutte le fibrillazioni (atriali e ventricolari) sono aritmie, ma non tutte le aritmie sono fibrillazioni.

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Pianta avocado: potatura, esposizione, temperatura, coltivarla a casa

MEDICINA ONLINE PIANTE BALCONE GIARDINAGGIO SEMINARE FRUTTO FRUTTA DIETA COME SI MANGIA QUANTITA' GIORNALIERA CONTROINDICAZIONI QUANTO MANGIARNE SAPORE RICETTE VITAMINE CALORIE FA INGRASSARE DIMAGRIRE DIETA CIBO.jpgL’avocado, un frutto morbido, cremoso e ricco di nutrienti, essenziale per piatti come il guacamole, può essere coltivato dal nocciolo rimasto dopo aver mangiato il frutto. Sebbene gli alberi di avocado cresciuti dal seme richiedano del tempo per produrre i frutti (a volte fino a 7-15 anni), coltivare un albero di avocado è un progetto divertente e gratificante che nel frattempo ti lascia con un albero davvero splendido. Una volta cresciuto, puoi aspettare che i frutti inizino a crescere o accelerare il processo mediante l’innesto o facendo germogliare dei rami produttivi sull’albero. Indipendentemente dal metodo che scegli, impara a coltivare il tuo albero di avocado da zero partendo dal passaggio numero uno!

1) Trova un luogo caldo per la crescita con luce solare parziale

Essendo una pianta subtropicale, l’avocado ama il sole. Originario dell’America Centrale, del Messico e delle Indie Occidentali, l’avocado si è sviluppato per prosperare in ambienti caldi e umidi. Anche se è stato allevato per crescere in luoghi lontani come la California, richiede sempre una buona esposizione alla luce del sole per crescere bene. Tuttavia, paradossalmente, le giovani piante di avocado possono essere danneggiate da un’eccessiva esposizione diretta (soprattutto prima di aver avuto il tempo di sviluppare ampie foglie). A causa di questo, se stai coltivando una pianta di avocado da un singolo seme, scegli un luogo che abbia una buona esposizione al sole durante il giorno, ma che non sia costantemente alla luce solare diretta.
I davanzali esposti al sole sono ottimi posti per coltivare l’avocado. Oltre a garantire che riceva luce solare solo durante una parte del giorno, i davanzali interni consentono di controllare attentamente la temperatura e l’umidità a cui la pianta viene esposta.

2) Evita il freddo, il vento e il gelo

La maggior parte delle piante di avocado non cresce bene in caso di maltempo. Neve, venti freddi e rapidi sbalzi di temperatura, che possono essere dannosi anche per le piante più resistenti, possono addirittura far morire le piante di avocado. Se vivi in una zona dal clima tropicale o subtropicale con inverni abbastanza miti, potresti cavartela tenendo la pianta fuori tutto l’anno. Tuttavia, se vivi in una zona dove la temperatura invernale rischia di scendere sotto lo zero, devi prepararti a spostare la pianta in casa durante l’inverno, per proteggerla dalle intemperie.
Le diverse varietà di avocado hanno differenti tolleranze alle temperature fredde. In generale, le varietà di avocado comuni elencate qui sotto, riceveranno danni significativi di congelamento alle temperature indicate:

  • Indiani Occidentali: -2,2-1,7 °C.
  • Guatemaltechi: -2,8-1,7 °C.
  • Hass: -3,9 -1,7 °C.
  • Messicani: -6,1 -2,8 °C.

3) Utilizza un terreno ricco con un buon drenaggio

Come molte altre piante da giardino comuni, l’avocado cresce meglio in un terreno ricco e con ghiaia. Questi tipi di terreni forniscono un grande contenuto di nutrienti per aiutare la pianta a crescere forte, riducono il rischio di un innaffiamento eccessivo e consentono una buona aerazione. Per ottenere i migliori risultati, prova ad avere una fornitura di questo tipo di terreno (come per esempio uno ricco di humus e sostanza organica) pronta da utilizzare come mezzo di impregnazione per il momento in cui le radici e lo stelo del tuo avocado sono ben definiti.
Per essere chiari, non devi necessariamente avere pronto il terriccio all’inizio del processo di crescita, dato che la coltivazione del seme di avocado inizia in acqua prima di essere trasferito nel terreno.

4) Usa un terreno con pH piuttosto basso

Come molte altre piante da giardino comuni, l’avocado cresce meglio in terreni che hanno un pH basso (in altre parole in terreni acidi, piuttosto che alcalini o basici). Per ottenere i migliori risultati, cerca di piantare l’avocado in un terreno con un pH di 5-7. A livelli di pH più elevati, la capacità della pianta di avocado di assorbire i nutrienti vitali come il ferro e lo zinco può ridursi in modo significativo, ostacolando la crescita.
Se il pH del terreno è troppo alto, considera l’utilizzo di una tecnica di abbassamento del pH, come l’aggiunta di materia organica o l’introduzione di piante alcalino-resistenti al tuo giardino. Puoi ottenere buoni risultati anche con un additivo del terreno come solfato di alluminio o di zolfo.

5) Rimuovi e lava il seme

Prelevare il seme da un avocado maturo è facile. Usa un coltello per tagliare l’avocado a metà per lunghezza su entrambi i lati, quindi afferra e gira il frutto per separare le due metà. Estrai il seme dalla metà a cui è attaccato. Infine, lava via qualsiasi residuo di avocado in eccesso attaccato al seme, finché non è perfettamente pulito e liscio. Generalmente, più maturo è l’avocado, maggiori sono le probabilità che il seme germini; scegli quindi avocado con la polpa soda o morbida, mai con la polpa dura perché il seme di un frutto acerbo può avere tempi di germinazione lunghi e, a volte, può non germinare affatto.
Non gettare via la polpa dell’avocado; prova a preparare la salsa guacamole, spalmala su un pezzo di pane tostato, o mangiala così come una deliziosa merenda nutriente.

6) Sospendi il seme in acqua

I semi di avocado non dovrebbero essere piantati direttamente nel terreno; invece, vanno messi in acqua fino a quando radici e fusto non sono sviluppati a sufficienza per sostenere la pianta. Un modo semplice per sospendere il seme in acqua è inserire tre stuzzicadenti ai lati del seme in modo che sia posizionato sul bordo di una tazza o una ciotola capiente. Non preoccuparti, non fa male alla pianta. Riempi la tazza o la ciotola con acqua fino a sommergere la parte inferiore del seme.
Assicurati che il seme sia posizionato in acqua con la parte superiore rivolta verso l’alto. La parte superiore dovrebbe essere sempre leggermente arrotondata o appuntita (come la cima di un uovo), mentre la parte inferiore, che è in acqua, dovrebbe essere leggermente più piatta e può avere una colorazione irregolare rispetto al resto del seme.

7) Posizionalo vicino a una finestra soleggiata e riempi di acqua quando necessario

Successivamente, posiziona il seme e il suo contenitore pieno d’acqua in un punto in cui riceverà la luce del sole occasionale (ma raramente diretta), come un davanzale che riceve solo poche ore di sole al giorno. Monitora la pianta, di tanto in tanto, e aggiungi acqua fresca ogni volta che il livello scende sotto la parte inferiore del seme. Nel giro di poche settimane e fino a un mese e mezzo, dovresti notare le radici che cominciano a emergere dal fondo del seme e un piccolo gambo dalla cima.
La fase di inattività iniziale può durare da 2 a 6 settimane circa. Potrebbe sembrare che non stia succedendo niente, ma sii paziente: alla fine vedrai che inizieranno a emergere le radici e lo stelo della pianta.

8) Quando lo stelo è lungo circa 6 cm, taglialo

Appena le radici e il fusto cominciano a crescere, continua a controllare i progressi e cambia l’acqua quando necessario. Quando il fusto raggiunge un’altezza di circa 6 cm, pota di nuovo a circa 3 cm di altezza. Nel giro di poche settimane questo dovrebbe portare allo sviluppo di nuove radici, e far in modo che lo stelo diventi un albero più forte e ampio.

9) Pianta il tuo seme di avocado

Poche settimane dopo la sua prima potatura, quando le radici della pianta sono spesse e sviluppate, e il suo stelo ha nuove foglie, potrai finalmente trasferirla in un vaso. Rimuovi gli stuzzicadenti e posiziona le radici verso il basso in un terreno ricco di sostanza organica, con un buon drenaggio. Per ottenere i migliori risultati, utilizza un vaso di circa 25-30 cm di diametro. Vasi più piccoli possono causare l’aggrovigliamento delle radici e inibire la crescita, se la pianta non viene trasferita in uno nuovo.
Non interrare completamente il seme nel terreno: ricopri le radici, ma lascia la metà superiore esposta.

10) Assicura alla pianta una buona esposizione alla luce del sole e annaffiature frequenti

Non appena travasi la pianta di avocado, annaffia abbondantemente, bagnando il terreno delicatamente ma accuratamente. Andando avanti, dovrai annaffiare in modo appena sufficiente a mantenere il terreno leggermente umido, senza mai saturare il terreno o renderlo fangoso. Metti l’avocado in un luogo dove riceverà molta luce solare, ma non alla costante luce diretta del sole durante il giorno, soprattutto se vivi in una zona dal clima molto caldo.

11) Abitua la pianta alle condizioni esterne in maniera graduale, se hai intenzione di spostarla fuori

Comincia dal mettere il vaso in un punto in cui riesce a ricevere la luce indiretta del sole per gran parte della giornata. Spostala quindi gradualmente in aree dove la luce è man mano più intensa. Alla fine sarà pronta a ricevere la luce diretta del sole in maniera costante.

12) Stacca le foglie dopo ogni 15 cm di crescita

Una volta che la pianta è stata travasata, continua con il tuo regime di annaffiature frequenti e di forte luce solare appena inizia a crescere. Periodicamente, monitora i suoi progressi con un righello o un centimetro: quando il fusto della pianta raggiunge un’altezza di circa 30 cm, stacca le nuove foglie in crescita. Appena la pianta continua a crescere, stacca via i nuovi e più alti gruppi di foglie, ogni volta che cresce di altri 15 cm.
Questo incoraggia la pianta a far crescere nuovi germogli, portando a un albero più sano e folto a lungo termine. Non preoccuparti di danneggiare la pianta: l’avocado è abbastanza forte da riprendersi da questa potatura di routine senza alcun problema.

13) Fai crescere la piantina fino a 60-90 cm di altezza

Come detto sopra, coltivare un albero di avocado da un seme non significa necessariamente che sarai in grado di ottenere dei frutti in un dato arco di tempo. Alcuni alberi di avocado possono impiegare alcuni anni per iniziare a produrre frutti, mentre altri possono impiegare molto più tempo o possono anche non portare mai buoni frutti. Per accelerare questo processo e garantire che il tuo albero produca ottimi frutti, utilizza la tecnica usata dai coltivatori professionisti: l’innesto. Per innestare avrai bisogno di un albero di avocado che sta già producendo buoni frutti e di una piantina di avocado alta almeno 60-75 centimetri.
Se puoi, cerca di trovare un albero “produttore” che sia resistente e senza malattie, per produrre buoni frutti. Un innesto di successo unisce insieme fisicamente le due piante, quindi dovrai utilizzare le piante più sane possibile per evitare problemi lungo il percorso.

14) Comincia in primavera

Unire le due piante mentre crescono e prima che il tempo diventi più secco è la maniera migliore per innestarle. Comincia in primavera e aspettati che ci vogliano almeno quattro settimane.

15) Fai un taglio a forma di T nella piantina

Con un coltello affilato, fai un taglio a forma di T sul fusto della pianta a circa 20-30 cm dal suolo. Taglia orizzontalmente circa un terzo dello spessore del fusto, quindi ruota il coltello e taglia circa 2-3 cm lungo il fusto verso il suolo. Usa il coltello per sbucciare la corteccia dal fusto.
Ovviamente, evita di tagliare troppo in profondità nel fusto. Il tuo obiettivo è quello di “aprire” la corteccia lungo il lato, in modo da poter inserire un nuovo ramo, e non danneggiare la piantina.

16) Preleva una gemma da un albero “produttore”

Quindi, trova una gemma dall’aspetto sano sull’albero che produce il frutto che hai selezionato. Rimuovila dall’albero facendo un taglio diagonale che inizia circa 1 cm al di sotto della gemma e termina circa 2-3 cm al di sotto di esso. Se la gemma è nel centro di una sezione di ramo o ramoscello, piuttosto che alla punta, fai un taglio di un centimetro al di sopra della gemma per rimuoverla.

17) Unisci la gemma alla piantina

Porta la gemma che hai rimosso dall’albero “produttore” nel taglio a forma di T sulla piantina. La parte verde sotto la corteccia di ogni pianta deve essere a contatto; se questo non avviene, l’innesto può fallire. Una volta posizionata la gemma nella fessura del taglio della piantina, fissala nella sua posizione con delle bande elastiche o con fasce di gomma (disponibili presso i negozi di giardinaggio).

18) Aspetta che la gemma attecchisca

Se il tuo lavoro di innesto riesce, la gemma e la piantina dovrebbero finalmente guarire insieme, formando una sola pianta. In primavera questo può accadere in un mese o meno, ma nei mesi di crescita più lenti potrebbero essere necessari fino a 2 mesi. Una volta che la pianta è completamente guarita, puoi rimuovere le bande di gomma. Se vuoi, puoi anche tagliare con attenzione il fusto della pianta originale di un centimetro o due sopra il nuovo ramo per renderlo il nuovo ramo “principale”.
Una volta che il ramo che hai introdotto nella pianta cresce di dimensioni sufficienti, dovrebbe iniziare la produzione di frutti di alta qualità, proprio come avrebbe fatto sul vecchio albero. Utilizzando questa tecnica, i coltivatori professionali sono in grado di mantenere risultati consistenti su tutti i loro alberi di avocado.

Consigli

  • Annaffia frequentemente, ma non eccedere. Rispetto ad altre piante del tuo giardino, quelle di avocado possono richiedere molta acqua. Tuttavia è importante ricordare che l’eccesso di acqua è un potenziale problema per quasi tutte le piante, avocado incluso. Cerca di evitare di annaffiare così frequentemente o talmente tanto che il terreno dell’albero diventi liquido o fangoso. Utilizza un terreno con buon drenaggio (uno ricco di sostanze organiche è di solito una buona scelta). Se il tuo albero è in vaso, assicurati che il fondo contenga fori di drenaggio per permettere all’acqua di fuoriuscire. Segui questi semplici consigli, e la tua pianta sarà esente dal pericolo di un eccesso di irrigazione. Se le foglie della pianta cominciano a ingiallire e hai innaffiato spesso, questo può essere un segno di eccessiva irrigazione. Ferma immediatamente l’innaffiamento e ricomincia solo quando il terreno è asciutto.
  • Fertilizza solo occasionalmente. Potrebbe anche non essere necessario un fertilizzante per far crescere un albero di avocado forte e sano. Tuttavia, se utilizzati in maniera ragionevole, i fertilizzanti possono notevolmente aumentare la crescita di una giovane pianta. Una volta che l’albero è ben definito, aggiungi alla terra un fertilizzante per agrumi equilibrato durante la stagione di crescita, secondo le istruzioni fornite con il fertilizzante. Non esagerare: quando si tratta di fertilizzante commerciale, di solito è meglio non esagerare. Annaffia sempre dopo la fertilizzazione per garantire che il fertilizzante venga assorbito nel terreno e consegnato direttamente alle radici della pianta.
    Come molte piante, l’avocado in genere non dovrebbe essere fertilizzato se molto giovane, in quanto può essere molto sensibile alla “bruciatura” che può derivare da un uso eccessivo di fertilizzanti. Prova ad aspettare almeno un anno prima della concimazione.
  • Impara come combattere i parassiti e le malattie comuni dell’avocado. Come ogni coltivazione agricola, le piante di avocado possono soffrire di una varietà di parassiti e malattie che possono minacciare la qualità del frutto della pianta o addirittura mettere in pericolo l’intera pianta. Saper riconoscere e risolvere questi problemi è fondamentale per mantenere un albero di avocado sano e produttivo. Ecco solo alcuni dei parassiti e delle malattie più comuni dell’avocado (per ulteriori informazioni, consulta una fonte di botanica).

FONTE

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Differenza tra tracheotomia e tracheostomia

 

MEDICINA ONLINE Tracheotomy TRACHEOTOMIA TRACHEA ELETTROCARDIOGRAMMA SINUSALE INTUBAZIONE ENDOTRACHEALE TRACHEA TUBO FARMACI URGENZA EMERGENZA MASSAGGIO CARDIACO ARRESTO RESPIRAZIONE BOCCA RIANIMAZIONECon “tracheotomia” in campo medico si intende un intervento chirurgico caratterizzato dall’incisione chirurgica della trachea, con l’obiettivo di creare nel collo del paziente una via respiratoria alternativa a quella naturale bocca/naso.

Con “tracheostomia” in campo medico si intende un procedura chirurgica utilizzata per creare un’apertura (o stoma) sul collo, a livello della trachea. Tale operazione si esegue congiungendo i margini di un’incisione cutanea, praticata sul collo, al tubo tracheale. Una volta collegate le due aperture, si infila un piccolo tubo, detto cannula tracheostomica, che consente di convogliare aria nei polmoni e di respirare. La tracheostomia è, solitamente, un rimedio a lunga permanenza.

Temporanea e permanente

In entrambi i casi appare chiaro che l’obiettivo è comune ed è quello di consentire la respirazione in individui, che per svariati motivi – temporanei o permanenti -, non possono respirare in modo fisiologico. I due termini non sono però sinonimi ed indicano tecniche diverse, usate in patologie e condizioni differenti, pur se in alcuni casi sovrapponibili. La tracheotomia prevede la creazione di un’apertura sempre temporanea sulla trachea, effettuata con una semplice incisione del collo attraverso cui si inserisce il tubo che permette il passaggio dell’aria; invece la tracheostomia è spesso (ma non necessariamente) permanente e prevede una modificazione del tratto tracheale.

Tracheotomia: quando viene praticata?

Questo intervento viene praticato in varie situazioni, ad esempio:

  • di routine nei pazienti che necessitano di intubazione endotracheale per periodi, in genere, superiori ad una settimana (es. stato di coma prolungato);
  • all’inizio di interventi chirurgici alla testa e al collo che rendono impossibile l’intubazione attraverso la bocca;
  • nelle urgenze, in caso di ostruzione delle vie aeree superiori che impediscano la normale respirazione.

Al termine del periodo di intubazione, dell’intervento e dell’urgenza, la tracheotomia viene rimossa, salvo se è indispensabile per sopraggiunti motivi.

Tracheostomia quando viene praticata e quando non è permanente?

La tracheostomia viene praticata, solitamente, come rimedio permanente, in tutte quelle situazioni (gravi o non gravi) in cui non è previsto un recupero delle normali capacità respiratorie. Casi tipici di uso della tracheostomia, sono:

  • in caso di insufficienza respiratoria (in caso di ictu, coma, paralisi, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), sclerosi multipla..);
  • in caso di blocco/ostruzione delle vie aeree superiori (ad esempio da tumore della laringe);
  • in caso di accumulo di fluido all’interno delle vie aeree inferiori e nei polmoni (in caso di traumi, infezioni gravi o patologie che impediscano di tossire, come l’atrofia muscolare spinale)

Quando il disturbo respiratorio è prolungato ma curabile, la tracheostomia può rappresentare una soluzione temporanea, ma di discreta durata, applicata in attesa che il paziente guarisca: quando la patologia è stata curata, la tracheostomia può essere rimossa.

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Differenza tra tracheostomia percutanea e tradizionale (a cielo aperto)

MEDICINA ONLINE Tracheotomy TRACHEOTOMIA TRACHEA ELETTROCARDIOGRAMMA SINUSALE INTUBAZIONE ENDOTRACHEALE TRACHEA TUBO FARMACI URGENZA EMERGENZA MASSAGGIO CARDIACO ARRESTO RESPIRAZIONE BOCCon “tracheostomia” in campo medico si intende un procedura chirurgica utilizzata per creare un’apertura (o stoma) sul collo, a livello della trachea. Tale operazione si esegue congiungendo i margini di un’incisione cutanea, praticata sul collo, al tubo tracheale, anch’esso forato. Una volta collegate le due aperture, si infila un piccolo tubo, detto cannula tracheostomica, che consente di convogliare aria nei polmoni e di respirare. La tracheostomia è, solitamente, un rimedio a lunga permanenza.

Questa tecnica – quando programmata – può essere eseguita in due modi diversi: tramite una tracheostomia percutanea o tramite una tracheostomia a cielo aperto.

  • Tracheostomia percutanea (o tracheostomia minimamente invasiva). Durante la tracheostomia percutanea, il chirurgo incide la gola del paziente, in modo tale da avere una via d’ingresso per un set di dilatatori di dimensioni crescenti. Questi strumenti, utilizzati uno alla volta, creano un’apertura (o stoma), nella trachea e nella cute, via via sempre più grande. Una volta che le dimensioni dello stoma permettono l’ingresso della cannula tracheostomica, vengono congiunti i margini del foro cutaneo con il tubo tracheale.
  • Tracheostomia a cielo aperto (o tracheostomia tradizionale). Durante la tracheostomia a cielo aperto, il chirurgo pratica, per prima cosa, un’incisione orizzontale nella parte bassa del collo, tra pomo d’Adamo e sterno. Successivamente, seziona i muscoli e parte della ghiandola tiroide, presenti in quest’area e avvolgenti la faccia anteriore del tubo tracheale. Infine, perfora la trachea e la collega all’incisione cutanea, formando lo stoma per il passaggio del tubo tracheostomico.

L’intervento di tracheostomia a cielo aperto si svolge in sala operatoria. La tracheostomia percutanea ha il vantaggio, rispetto a quella a cielo aperto, di essere minimamente invasiva. Tuttavia, non è sempre sicura e attuabile in tutte le situazioni. Infatti, la tracheostomia a cielo aperto è l’unica soluzione quando:

  • Il paziente ha meno di 12 anni.
  • Il collo non presenta la classica anatomia, a causa di un tumore o di una raccolta di sangue.
  • Il paziente è notevolmente sovrappeso e ha molto tessuto adiposo attorno al collo.

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Tracheotomia possibilità di parlare, durata, conseguenze, quando si fa

MEDICINA ONLINE Tracheotomy TRACHEOTOMIA TRACHEA ELETTROCARDIOGRAMMA SINUSALE INTUBAZIONE ENDOTRACHEALE TRACHEA TUBO FARMACI URGENZA EMERGENZA MASSAGGIO CARDIACO ARRESTO RESPIRAZIONE BOCCA RIANIMAZIONE.jpgCon “tracheotomia” in campo medico si intende un intervento chirurgico caratterizzato dall’incisione chirurgica della trachea, con l’obiettivo di creare nel collo del paziente una via respiratoria alternativa a quella naturale bocca/naso.

Tracheotomia: come si effettua?

Dopo aver creato un foro nella cute del collo e nella trachea, si inserisce una cannula nel lume tracheale attraverso il foro: in tal modo si assicura il passaggio di aria tra polmoni ed esterno. Per le procedure mediche, leggi in fondo all’articolo.

Tracheotomia: quando si effettua?

Questo intervento viene praticato in varie situazioni, ad esempio:

  • di routine nei pazienti che necessitano di intubazione endotracheale per periodi, in genere, superiori ad una settimana (es. stato di coma prolungato);
  • all’inizio di interventi chirurgici alla testa e al collo che rendono impossibile l’intubazione attraverso la bocca;
  • nelle urgenze, in caso di ostruzione delle vie aeree superiori che impediscano la normale respirazione.

Rischi, complicazioni e conseguenze

Grazie al miglioramento delle tecniche operative e alla qualità delle cannule utilizzate, i rischi legati ad un intervento di tracheotomia sono pressoché paragonabili a quelli di una semplice intubazione endotracheale. Ciò non significa, comunque, che la tracheotomia sia un atto chirurgico scevro da rischi e pericoli: quando eseguita da personale non particolarmente esperto, magari in situazioni di emergenza, con condizioni poco favorevoli (mancanza di luce, di strumentazione adeguata, di igiene) la tracheotomia può comunque procurare serie lesioni e complicazioni al paziente.
I rischi di una tracheotomia si dividono in:

  • immediati;
  • precoci;
  • tardivi.

Complicanze immediate

  • lesioni ai grandi vasi sanguigni del collo;
  • lesioni ai nervi laringei;
  • disfonia (paralisi delle corde vocali e difficoltà a parlare);
  • pneumotorace;
  • pneumomediastino;
  • ostruzione della cannula a causa di coaguli di sangue o muco;
  • fistola tracheo-esofagea.

Complicanze precoci 

  • secrezione di muco;
  • spostamento della trachea;
  • arresto respiratorio;
  • polmoniti;
  • edema polmonare post-ostruttivo.

Complicanze tardive

  • disfagia a solidi o liquidi (difficoltà nel deglutire alimenti);
  • infezioni della zona operata;
  • sanguinamento dalla fistola;
  • stenosi tracheale per l’ischemia indotta dalla cuffia del tubo endotracheale;
  • fistola tracheoesofagea o tracheocutanea;
  • deformità cosmetiche che possono presentarsi dopo la decannulazione.

Complicanza frequente del metodo PercuTwist è la frattura degli anelli tracheali; mentre la desaturazione (riduzione dell’ossigeno nel sangue) si può verificare in corso della metodica di Fantoni, a causa della sua complessità operativa.

Il rischio di morte del paziente sottoposto alla tracheotomia è inferiore al 5%.
Per minimizzare gli eventi sfavorevoli legati alla tracheotomia, il medico chirurgo deve possedere una completa conoscenza delle problematiche di tipo anatomo-fisiologico connesse all’operazione, nonché una certa abilità nella decannulazione del paziente e nel ripristino delle vie aeree naturali.

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Tracheotomia: rischi maggiori per bambini e fumatori

Le complicanze post intervento aumentano in modo esponenziale in alcuni soggetti: ad esempio i bambini, soprattutto se neonati o comunque molto piccoli, richiedono particolari accorgimenti da parte del chirurgo, dato che il rischio di lesionare strutture anatomiche limitrofe alla trachea è concreto. Anche i fumatori, le persone obese e gli alcolisti costituiscono altre categorie esposte al rischio di complicanze post intervento.
È bene ricordare, inoltre, che la presenza di malattie croniche ed infezioni respiratorie, così come la concomitante assunzione di farmaci – quali cortisonici, tranquillanti o sostanze per favorire l’addormentamento – possono prolungare i tempi di convalescenza o, in alcuni casi, aumentare il rischio di complicanze post intervento. Per questa ragione, prima della tracheotomia, è dovere del paziente far presente al medico eventuali patologie, disturbi cronici o l’assunzione di determinate specialità medicinali.

Tracheotomia e difficoltà nel parlare

Come già prima accennato, uno dei rischi più diffusi legati alla tracheotomia è l’alterazione della voce nel paziente tracheotomizzato e la difficoltà a parlare. In simili circostanze, per ottenere un linguaggio soddisfacente è possibile creare una piccola fuga d’aria intorno alla cannula tracheale utilizzando una sorta di palloncino (detto cuffia o valvola) posizionato sullo stesso tubicino, utile per favorire l’aderenza alle pareti tracheali. In questo modo, l’aria che risale dal tubicino alle corde vocali (ed alla bocca) permette al paziente di esprimersi e parlare. È importante ricordare che nella tracheotomia standard, la disfonia è generalmente reversibile. Il disturbo si accentua invece nella tracheotomia permanente (tracheostomia), tanto da procurare, in taluni pazienti, la totale perdita della voce.

Tracheotomia: durata

Una tracheotomia può avere una durata estremamente variabile, da poche ore a settimane od oltre, in virtù delle condizioni del paziente. Generalmente se la tracheotomia è di lunga durata, si effettua una tracheoStomia.

Tracheotomia chirurgica

Il paziente viene preparato facendolo posizionare sul lettino chirurgico in modo da iperestendere il collo, anche grazie a un cuscino gonfiabile sotto le spalle, viene depilata e disinfettata la superficie in cui verrà posizionata la cannula, approssimativamente ad 1 cm al di sotto della Cricoide; una volta recisa la cute viene eseguita una sezione e sutura dell’Istmo tiroideo, segue l’incisione del secondo e terzo anello tracheale, che può essere: Orizzontale, Verticale, A cerniera inferiore (Bjork), a H ed a H rovesciata, creando di fatto lo stoma per la cannula.

Tracheotomia percutanea

È una moderna variante della tecnica chirurgica classica praticata in rianimazione direttamente al letto del paziente, che ha gradualmente sostituito, in terapia intensiva, la tecnica chirurgica. Utilizza un approccio dilatativo e poco invasivo per creare lo stoma (apertura). È una procedura reversibile ed è impiegata nei pazienti che necessitano di una prolungata assistenza respiratoria artificiale. Diverse tecniche di tracheotomia percutanea sono state proposte negli anni e molte di queste si rifanno a quella originale di Ciaglia. I differenti sistemi impiegati variano per il tipo di strumento usato per dilatare la trachea e creare lo stoma. I principali metodi sono:

  • Ciaglia Blue Dolphin (usa un palloncino dilatatore)
  • Blue Rhino (usa un cono ricurvo)
  • PercuTwist (usa un vitone)
  • Fantoni
  • Griggs.

La nuova via respiratoria creata con la tracheotomia è destinata ad essere provvisoria. L’indicazione per una tracheotomia percutanea è essenzialmente la necessità di prolungare la respirazione artificiale nel paziente ricoverato in rianimazione.

Tracheotomia translaringea TLT secondo Fantoni

La tracheostomia translaringea è una tecnica percutanea caratterizzata da una modalità esclusiva di creazione dello stoma. Un cono di plastica flessibile saldato alla cannula tracheostomica, viene fatto passare in trachea attraverso le corde vocali e successivamente estratto all’esterno del collo attraverso i tessuti pretracheali. Il cono viene poi separato dalla cannula che si trova ad essere posizionata in trachea senza ulteriori forzature. La manovra di dilatazione si compie quindi con una direzione In/Out, completamente opposta a quella Out/In di tutti gli altri metodi percutanei.

Il metodo offre alcuni importanti vantaggi, in particolare l’abolizione del rischio di lesione della parete posteriore, il punto debole delle tecniche Out/In, ed il più basso trauma locale ottenuto sia dalla mancanza di lacerazioni tessutali sia dal fatto che viene evitato un’addizionale trauma da inserzione della cannula.

L’utilizzo di un catetere di ventilazione durante tutto il tempo della procedura consente il pieno controllo delle vie aeree e di estendere le indicazioni della tecnica anche a pazienti grave insufficienza respiratoria.()

Tracheotomia mediante dilatatore a palloncino

È la metodica percutanea più recente: si tratta di un dispositivo concettualmente rivoluzionario, ideato per eseguire in sicurezza e facilmente la tracheotomia percutanea dilatativa al letto del paziente. Essa combina l’azione espansiva di un palloncino oblungo e l’inserimento della cannula tracheotomica in un solo passaggio (è chiamata Blue Dolphin per la somiglianza del palloncino ad un delfino). I tradizionali metodi hanno evidenziato qualche complicanza intraoperatoria, consistente principalmente in fratture di anelli tracheali o lesioni della parete posteriore della trachea, dovute essenzialmente alla pressione di tipo angolare esercitata dallo strumento dilatatore. L’azione dilatativa del palloncino viene prodotta da forze che si muovono su di un piano parallelo all’asse del cilindro tracheale e che si estrinsecano radialmente a 360°. Il pallone dilatatore elimina quindi la pressione angolare sulla parete anteriore necessaria a forare la trachea, azione tipica dalle altre tecniche (Percutwist, Griggs, ecc.) e fornisce una dilatazione radiale controllata. Il palloncino è lungo 5,4 cm quando è gonfio ed ha un diametro esterno di 16 mm; la sua massima pressione di gonfiaggio è di 11 atmosfere. È sufficientemente solido e resistente per dilatare anche i tessuti tracheali meno cedevoli.

Procedura

La preparazione è identica a tutte le procedure di tracheotomia percutanea. L’intervento deve essere sempre eseguita sotto visione videobroncoscopica. È assolutamente preferibile l’impiego della maschera laringea rispetto al tubo endotracheale, per la gestione delle vie aeree. Si pratica un’incisione cutanea longitudinale di 2 cm a livello tra 1° e 2° oppure tra 2° e 3° anello cartilagineo tracheale. Il punto attraverso cui introdurre il dilatatore viene ricercato mediante la manovra di Sucre: si fa pressione con il pollice sul punto prescelto (interspazio tra 2° e 3° anello tracheale) e contemporaneamente si osserva dall’interno della trachea, mediante visione videoscopica, la pressione esercitata dal dito e quindi l’esattezza del repere. Attraverso l’incisione si accede alla trachea con la tecnica di Seldinger usando un ago ed il filo-guida flessibile; intorno alla guida si cala quindi un piccolo dilatatore preliminare. Si rimuove il dilatatore mantenendo in posizione la guida flessibile. Si precarica una cannula tracheostomica sul catetere a palloncino Blue Dolphin lubrificato. Con il palloncino completamente sgonfio si avanza, intorno al filo-guida, il gruppo composto dal catetere a palloncino e dalla cannula tracheostomica. Si collega l’apposito gonfietto carico di 20 ml di soluzione fisiologica al raccordo del catetere a palloncino. Si porta il palloncino per metà all’interno della trachea e si procede al gonfiaggio fino a 11 atmosfere e per 20 secondi. Operata la dilatazione si sgonfia rapidamente il palloncino e si avanzano i componenti (catetere a palloncino + cannula tracheostomica + guida-Seldinger) come una singola unità nella trachea, fino a portare la cannula tracheostomica entro il lume tracheale. Si rimuove il catetere a palloncino e la guida-Seldinger. Infine si gonfia la cuffia della cannula tracheostomica e si collega la cannula al ventilatore automatico.

Dopo una tracheotomia

Il paziente dev’essere sempre assistito durante il periodo post-intervento. La cannula tracheale richiede chiaramente una certa manutenzione ed un’accurata pulizia per minimizzare il rischio di sovrainfezioni batteriche; per la medesima ragione, anche lo stoma tracheale (il foro praticato per inserire la cannula) dev’essere mantenuto rigorosamente pulito.
L’assistenza al paziente tracheotomizzato prevede due importantissime regole di base:

  • Il mantenimento della pervietà delle alte vie respiratorie ed il costante monitoraggio della meccanica respiratoria;
  • La prevenzione delle complicanze a breve e lungo termine (prime fra tutte le infezioni e l’inalazione di alimenti o bevande)

Come comportarsi quando il paziente tracheotomizzato torna a casa?

Una volta a casa, il paziente tracheotomizzato necessita di assistenza da parte di familiari o personale competente. È anzitutto importante gestire e mantenere pulita la cannula tracheale, e rispettare piccoli ma importanti accorgimenti:

  1. Eseguire impacchi caldi in prossimità del sito d’incisione per attenuare il dolore od il fastidio percepito
  2. Mantenere sempre la zona d’incisione asciutta e pulita
  3. Se necessario (e previo consiglio medico) assumere farmaci antidolorifici per mascherare il dolore
  4. Evitare ogni possibile contatto con particelle di sporco, cibo, acqua e bevande: una volta aspirati, frammenti solidi e/o goccioline potrebbero causare gravi disturbi respiratori
  5. Indossare sciarpe morbide (non troppo strette) prima di uscire di casa, per evitare che particelle di sporco entrino nel canale respiratorio
  6. Rispettare l’eventuale terapia antibiotica profilattica prescritta dal medico dopo l’intervento di tracheotomia.

Tracheotomia: quando chiamare il medico?

Il paziente sottoposto a tracheotomia dovrebbe rivolgersi immediatamente al medico per ulteriori accertamenti in presenza di sintomi anomali, difficoltà a respirare, dolore insopportabile che insorge improvvisamente.

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Lo staff di Medicina OnLine

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Bruce McCandless: il primo uomo a “camminare” nello spazio

MEDICINA ONLINE SPAZIO Bruce McCandless PRIMO ASTRONAUTA PASSEGGIATA WALK SPAZIO STS-41 MMU ASTRONAUTA ASTRONOMIA.jpgBruce McCandless II, nato a Boston l’8 giugno 1937, è un ingegnere, pilota ed astronauta statunitense. Si rese protagonista di una delle più celebri “passeggiate” della storia dell’astronomia mondiale.

Carriera

Nel 1958 raggiunse il titolo di bachelor presso l’Accademia della marina americana, la United States Naval Academy, seguito dal master in ingegneria elettronica conseguito presso la prestigiosa Stanford University nel 1965. Nel 1987 gli venne conferita una laurea di amministrazione economica dell’Università di Houston – University of Houston-Clear Lake. McCandless concluse lo studio con il secondo miglior punteggio su 899 cadetti dell’Accademia della marina. Svolse il suo addestramento da pilota presso il Naval Aviation Training Command stazionato presso le basi di Pensacola in Florida ed a Kingsville in Texas. Durante il suo servizio in marina divenne esperto pilota per molte tipologie di aerei e raggiunse oltre 5.200 ore di volo di cui 5.000 su aerei jet.

NASA

Nel 1966 McCandless fu uno dei 19 astronauti scelti dalla NASA. Nel 1969 fu il radiofonista che comunicava con gli astronauti della missione Apollo 11 (quella che ha portato l’uomo sulla Luna per la prima volta) e fece parte dell’equipaggio di supporto della missione Apollo 14. In seguito venne nominato a far parte dell’equipaggio di riserva (nel ruolo di pilota del modulo di comando) per la prima missione equipaggiata della stazione spaziale Skylab: la missione Skylab 2. Collaborò allo sviluppo della M-509 un congegno per eseguire manovre da parte degli astronauti nello spazio sperimentato durante il programma dello Skylab. Particolare attenzione comunque dedicò allo sviluppo della Manned Maneuvering Unit (MMU) in uso durante le EVA (attività extraveicolari, cioè al di fuori del veicolo spaziale) dello Shuttle, uno speciale “zaino” che permetteva propulsione, e quindi possibilità di spostamento, nello spazio, senza cavi che ancorassero l’astronauta al veicolo spaziale.

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L’impresa che entrò nella storia

McCandless divenne famoso proprio grazie alla Manned Maneuvering Unit: durante il suo primo volo nello spazio (durante la missione STS-41-B iniziata il 3 febbraio 1984) fu il primo uomo della storia a compiere una attività extraveicolare in completa libertà, cioè senza rimanere agganciato al veicolo spaziale mediante qualche sistema di sicurezza. In quest’attività ogni spostamento gli fu possibile grazie alla propulsione della MMU. Questa “passeggiata” fu resa famosa da alcuni scatti, che potete vedere in questo articolo, davvero impressionanti, specie quella che mostra l’astronauta da solo, circondato dallo spazio.

McCandless raggiunse nella sua carriera ben 312 ore di volo nello spazio, di cui 4 ore di volo con la MMU. McCandless, ora in pensione, è stato pluridecorato con numerose onorificenze nel campo militare e civile ed è attualmente membro di importanti associazioni americane.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Voglio morire: ecco i consigli per convincerti a non suicidarti

MEDICINA ONLINE SUICIDIO SENZA DOLORE COME SUICIDARSI HELP AIUTO MANI TRISTE PAURA ANSIA DEPRESSIONE ANZIANI OSPEDALE SUPPORTO AMICO LE ALI DELLA LIBERTA PISTOLA SHOOT GUN WALLPAPERSoprattutto durante l’adolescenza o nei momenti più stressanti della vita, avere ogni tanto dei pensieri suicidari non è una cosa così rara. Se però ti sei accorto, magari in seguito ad un periodo più difficile del solito, di pensare al suicidio un po’ troppo spesso, ecco alcuni consigli che ti potrebbero letteralmente salvare la vita.

Se hai intenzione di suicidarti IN QUESTO MOMENTO, chiama IMMEDIATAMENTE il numero verde della Samaritans Onlus 800 86 00 22 per ottenere aiuto. 

Se sei un adolescente, puoi anche chiamare il servizio Emergenza Infanzia del Telefono Azzurro al numero 114, oppure chiama il Telefono Amico al numero 199 284 284 o ancora accedi al servizio Mail@micaTAI disponibile sul sito http://www.telefonoamico.it/.

Telefona ad un amico

Informalo del tuo stato d’animo e che hai bisogno del suo aiuto. Chiedigli di parlarti delle tue qualità e dei tuoi punti di forza o di ripensare ai momenti divertenti trascorsi insieme. Scegli un amico di cui pensi di poterti fidare.

Evita di rimanere da solo

Non sparire dalla vista di amici o parenti. Se non c’è nessuno che possa tenerti d’occhio, vai al pronto soccorso per non restare da solo. Se frequenti un gruppo di sostegno, rivolgiti agli altri membri per ottenere da loro un supporto speciale in quanto esperti del momento che stai attraversando e delle modalità di intervento. Ricorri all’aiuto di uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra. Le persone che tentano il suicidio soffrono molto probabilmente di un grave disturbo mentale (ad esempio la depressione), per il quale possono sottoporsi a una cura.

Cura la depressione

Se il desiderio di suicidarti insorge a seguito di un evento in particolare che ti ha fatto cadere in uno stato depressivo, ad esempio la fine di una relazione, la perdita del lavoro o il sopraggiungere di una disabilità, ricorda che la depressione può essere curata, soprattutto se è riconducibile a determinati eventi scatenanti. Consulta uno psicologo, uno psicoterapeuta o un medico psichiatra: non avere alcun timore a raccontargli i tuoi propositi e – qualora dovesse somministrarti un farmaco – non aver timore ad assumerlo per paura di essere considerato “pazzo”.

Leggi anche: Depressione maggiore e minore, suicidio, diagnosi e cura: fai il test e scopri se sei a rischio

Parla con una guida spirituale

Se sei credente e hai la possibilità di rivolgerti a una guida spirituale, prova a confidarti con questa persona. Alcuni preferiscono parlare con una guida spirituale piuttosto che con un professionista esperto in psicologia. I ministri di culto vengono educati a prestare soccorso alle persone bisognose, incluse quelle disperate con tendenze suicide. Se credi in tutto questo, una guida spirituale può aiutarti ad alleviare la sofferenza offrendoti una nuova prospettiva e presentandoti degli aspetti su cui riflettere.

Trova un gruppo di sostegno

Esistono gruppi di sostegno, sia online che nella tua città, in cui poter trovare conforto attraverso il dialogo con altre persone con tendenze suicide o che hanno tentato il suicidio. Per trovare un gruppo di sostegno puoi rivolgerti al tuo psicologo, psicoterapeuta o psichiatra che saprà darti ulteriori informazioni, altrimenti verifica su Internet la presenza di simili realtà nel tuo territorio. Chiedi aiuto alle persone che ti capiscono. È importantissimo ricordare che non sei solo, a prescindere dal motivo che ti spinge a pensare al suicidio. Rivolgiti alle persone che ti sono vicine, che capiscono quello che provi e che vogliono aiutarti.

Leggi anche: Cosa si prova a morire annegati, dissanguati, decapitati…

Sbarazzati degli oggetti potenzialmente pericolosi

Se hai il pensiero di suicidarti, fai in modo che sia difficile attuarlo togliendo di mezzo qualsiasi oggetto adatto allo scopo. Potrebbero essere oggetti di questo tipo: armi da fuoco, coltelli, corde o farmaci. Se non puoi gettare via i medicinali per motivi di salute, lasciali in custodia a un familiare fidato o ad un amico che possa somministrarteli secondo prescrizione.

Fai una lista delle cose e persone che ami

Metti per iscritto qualsiasi cosa ti venga in mente in grado di riempirti di gioia o il cui ricordo è associato a sentimenti di felicità e amore. Potrebbero essere i tuoi familiari, il tuo cane o il tuo gatto, il tuo sport preferito, lo scrittore che ti appassiona di più, i film più amati, il cibo che ti ricorda quando eri piccolo, un luogo in cui ti senti a casa, le stelle, la luna, il sole. Se ti fa stare bene, scrivilo. Non dimenticare di inserire le cose che ami di te stesso. Annota le qualità che ti distinguono, incluse quelle relative all’aspetto fisico, al carattere e così via. Prendi nota degli obiettivi che hai conseguito. Metti per iscritto i traguardi di cui sei orgoglioso. Non dimenticare di includere le tue ambizioni future. Scrivi dove speri di trascorrere la tua esistenza, i tuoi progetti, la professione in cui vuoi cimentarti, i figli che potresti avere, il compagno di vita che potresti incontrare. Pensa a quanto starebbero male le persone che ami, alla notizia del tuo suicidio.

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Elenca delle attività positive che possano distrarti

In passato, che cosa ti ha aiutato a decidere di non suicidarti? Scrivilo. Qualsiasi distrazione è positiva se riesce ad allontanarti dalle circostanze in cui puoi farti del male. Avere a portata di mano una lista delle cose da fare quando la mente è troppo confusa per ricordarle potrà rivelarsi molto utile in futuro. Ecco alcune idee:

  • Telefona ad un amico o ad un parente con cui parlare.
  • Consuma un pasto che ti piace particolarmente.
  • Suona uno strumento musicale.
  • Cucina un dolce.
  • Ascolta musica.
  • Scrivi una poesia o una canzone.
  • Vai a fare una passeggiata o pratica dell’esercizio fisico.
  • Dipingi.
  • Leggi un libro.
  • Guarda un film di genere commedia.

Fai una lista delle persone da chiamare

Includi il nome e il numero di telefono di almeno cinque contatti, nel caso qualcuno di loro non fosse reperibile nel momento del bisogno. Inserisci amici, parenti e conoscenti disposti a rispondere al telefono e fornire assistenza. Inserisci i nomi di psicologi di fiducia, psichiatri, altri professionisti della salute che conoscono il tuo caso, membri del gruppo di sostegno ed altre figure di cui ti fidi. Appuntati il numero di telefono dei servizi di prevenzione del suicidio.

Leggi anche: Suicidio: i segnali per capire chi si vuole suicidare

Elabora un piano di sicurezza

Il piano di sicurezza è un programma da leggere attentamente e seguire alla lettera non appena compaiono i pensieri suicidi. Questo programma è un elenco, realizzato su misura e nel momento in cui si è ancora razionali, delle attività che devi svolgere per impedirti di compiere un gesto pericoloso o fatale. Quando hai dei pensieri suicidi può essere difficile distrarsi e concentrarsi su qualcosa di positivo, invece – se precedentemente hai elaborato un piano – quando compaiono i pensieri suicidi puoi ricorre subito a questo piano di sicurezza ed iniziare a seguire la lista un punto alla volta. Porta a termine ogni passaggio indicato sulla lista finché non ti senti fuori pericolo. Ecco un esempio di piano di sicurezza ad 8 punti:

  1. Devo leggere la lista delle cose che amo. Devo ricordarmi delle cose che, fino a questo momento, mi hanno salvato dal suicidio.
  2. Devo leggere la lista delle distrazioni positive. Devo allontanarmi dai miei stessi pensieri svolgendo qualsiasi altra attività.
  3. Devo leggere l’elenco delle persone a cui posso telefonare. Devo chiamare la prima persona sulla lista e parlarle. Se questa persona non risponde, devo continuare a chiamare la seconda persona della lista e così via finché non riesco a mettermi in contatto con qualcuno che possa stare al telefono per tutto il tempo necessario.
  4. Devo rimandare il suicidio e rendere sicuro l’ambiente domestico. Devo promettere a me stesso che aspetterò almeno 48 ore. Nel frattempo, devo sbarazzarmi di pillole, oggetti contundenti e altri strumenti che potrebbero attentare alla mia sicurezza e devo parlare del mio progetto con persone di cui mi fido.
  5. Devo chiamare qualcuno che venga a stare con me. Se non può venire nessuno, devo chiamare il mio psicoterapeuta, il mio medico o il numero di emergenza 112.
  6. Devo recarmi in un luogo in cui mi sento al sicuro, ad esempio a casa dei miei genitori, di un amico o in un centro ricreativo.
  7. Devo andare al pronto soccorso. Devo raggiungere il più vicino ospedale o – se possibile – recarmi dal mio Medico di Medicina Generale (il “medico di famiglia”).
  8. Devo chiamare i servizi di emergenza. Devo prendere subito un telefono e chiamare il Numero Unico per le Emergenze 112.

Quello che provi in questo momento è molto probabilmente passeggero

Quando stai valutando seriamente la possibilità di suicidarti è difficile pensare a delle soluzioni alternative ai tuoi problemi. Un modo per provare a fare marcia indietro e valutare altre possibili soluzioni ai problemi è ricordare a te stesso che non hai sempre avuto nella tua vita dei pensieri suicidi e che non ne avrai per sempre in futuro. Tutti i sentimenti sono – per loro natura – spesso fugaci e variano col tempo: i sentimenti ed i pensieri suicidi passeranno, proprio come la fame, la tristezza, la stanchezza e la collera. L’evento che ti sta spingendo a questi pensieri (un rifiuto sentimentale, un lutto, un licenziamento, il fatto di essere rimasti indietro con gli esami universitari, l’aver mentito ai propri genitori…) sono tutte situazioni che possono essere affrontate, seppur con difficoltà, e superate o quantomeno metabolizzate. Il tempo è capace di curare o alleggerire (quasi) tutte le ferite. Se non riesci a individuare delle soluzioni alternative perché hai semplicemente voglia di morire, prova a ricordare tutto questo.

Rimanda i tuoi progetti

Fai del tuo meglio per tornare sui tuoi passi e – se sei davvero deciso a farla finita – rimanda qualsiasi piano tu abbia in mente per almeno 48 ore, tempo in cui potrai fermarti a pensare razionalmente all’assurdità dei tuoi progetti. A prescindere da quello che vuoi fare, non farlo adesso. Ripeti a te stesso che, se sei arrivato fino a questo punto, puoi concederti altri due giorni per riflettere sulla situazione. Due giorni non sono niente, se consideri la posta in gioco. Durante questi due giorni avrai il tempo di pensare, riposare e trovare il modo di convincerti che esistono altre possibilità per liberarti dal dolore che ti attanaglia.

Valuta altri modi per risolvere i tuoi problemi

Pensa a tutte le risorse che ti possono aiutare a raggiungere l’obiettivo. Hai bisogno che qualcuno ti aiuti? Metti in pratica questo piano alternativo. Ad esempio, se stai pensando al suicidio perché non hai più un soldo, potresti provare a chiedere un prestito a un amico o a un parente. Attieniti al piano elaborato per tutto il tempo necessario. Se il primo tentativo di raggiungere l’obiettivo in modo sano non va a buon fine, prova con qualcos’altro. Ricorda che non sempre si raggiunge un obiettivo all’istante. Potrebbe volerci del tempo. Se soffri di una grave depressione, questo tipo di approccio orientato agli obiettivi potrebbe non essere la soluzione migliore perché chi ne soffre ha la tendenza a rimuginare e una debole attitudine a risolvere i problemi.

Consigli finali

Di seguito riporto altri consigli sparsi per aiutarti a superare questo momento.

  • Se sei in cura con psicofarmaci (ad esempio antidepressivi o ansiolitici o stabilizzatori dell’umore), assumili sempre rispettando le indicazioni del medico: non interrompere mai l’assunzione dei medicinali senza aver prima consultato il dottore.
  • Partecipa a tutti gli incontri programmati di psicoterapia. Se necessario, chiedi ad una persona fidata di accompagnarti ogni settimana per sentirti ulteriormente in obbligo.
  • Contatta la Samaritans Onlus, il Servizio per la Prevenzione del Suicidio o il Telefono Amico per avere informazioni sui gruppi di sostegno online o nel tuo territorio. Potresti addirittura trovare dei gruppi più adatti alle tue esigenze, ad esempio gruppi riservati solo agli adolescenti.
  • Consulta il sito del Ministero della Salute per informazioni sulle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.
  • Se non esistono gruppi di sostegno per il suicidio o la depressione nella tua zona, rivolgiti a uno specialista o al personale dell’ospedale più vicino per conoscere eventuali gruppi di sostegno da loro gestiti o sapere come trovarne uno. Inoltre, puoi visitare uno dei siti web che offrono psicoterapia online.
  • Se sei a conoscenza di un amico/a che vuole suicidarsi, anche se sei nel dubbio avverti IMMEDIATAMENTE i tuoi genitori (se sei minorenne) e le forze dell’ordine.

Testi consigliati

Alcuni libri sull’argomento che troverai molto interessanti:

Se hai spesso idee suicidarie, non riesci a trovare una “via d’uscita” ai tuoi problemi o credi di soffrire di depressione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riusciremo insieme a risolvere il tuo problema.

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