Come riconoscere un nodulo maligno del seno da uno benigno?

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA UOMO QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIASentire qualcosa sotto le dita quando si palpa il seno è sempre un elemento di ansia per una donna. Eppure i cosiddetti “noduli” non sono, nella maggior parte dei casi, sintomi preoccupanti. Come spiegano le linee guida della Società italiana di senologia, molto dipende dall’età di comparsa della formazione.

  • Fra i 20 e i 30 anni sono molto comuni i fibroadenomi, duri e fibrosi, dovuti alle variazioni ormonali tipiche dell’età. Possono essere dolorosi, specie in alcune fasi del ciclo, e regrediscono o diminuiscono con le gravidanze e l’allattamento.
  • Fra i 30 e i 50 anni, invece, sono comuni le cisti sierose, costituite da una capsula contenente liquido.

Fibroadenomi e cisti non devono essere confuse con tumore maligno, tuttavia per una donna è difficile con l’auto palpazione, capire la natura benigna o maligna di una formazione, per questo motivo, in caso di dubbio, è importante presto rivolgersi al medico, per una eventuale diagnosi il più precoce possibile, fatto questo che migliorerà la prognosi in caso di effettiva presenza di cancro.

Il medico esperto è capace, già alla palpazione, di distinguere una formazione benigna da una maligna. Una formazione benigna solitamente si muove se spostata con i polpastrelli, mentre una formazione maligna rimane aderente al piano sottostante. Inoltre fibroadenomi e cisti hanno un contorno regolare, mentre invece spesso le neoformazioni maligne hanno bordi irregolari. La diagnosi di certezza però deve essere effettuata solo con ulteriori esami come una ecografia (sotto i 35 anni) o una mammografia (sopra i 35 anni) o entrambe, spesso associate a biopsia ed indagine istologica.

Un nodulo che abbia caratteristiche maligne è tanto più probabile che sia un cancro, tanto più siano contemporaneamente presenti altre caratteristiche, come:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

Tutti i segni e sintomi finora elencati sono ancora più indicativi di cancro mammario, se il paziente presenta i seguenti fattori di rischio:

  • sesso femminile (ricordiamo infatti che il cancro mammario può colpire anche l’uomo, ma molto più raramente);
  • età avanzata (>30 anni, specialmente superati i 50 anni);
  • fumo di sigaretta;
  • genetica (altri casi in famiglia: madre, sorella…);
  • mancanza di procreazione;
  • esposizione ad inquinamento atmosferico;
  • mancanza di allattamento al seno;
  • elevati livelli di alcuni ormoni;
  • dieta ricca di grassi;
  • obesità.

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Differenza tra ecografia e mammografia nella diagnosi di tumore al seno

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIALe donne dispongono di strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, tra essi sono di estrema importanza quelli appartenenti al campo della diagnostica per immagini, primo tra tutti la mammografia, affiancata da altri quali ecografia, risonanza magnetica e PET. La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo definitivo, ma è importante scegliere lo strumento più adatto a noi, fermo restando che una visita senologica periodica è sempre indicata in tutte le donne al di sopra dei 20 anni, specie se hanno casi di tumore alla mammella in famiglia. Ricordiamo che per le donne positive al test genetico per BRCA1 o 2 è indicata un’ecografia semestrale ed una risonanza annuale, anche in giovane età.

Ecografia

L’ecografia è lo strumento più adatto per la diagnosi quando la paziente ha meno di 35/40 anni e/o ha una mammella di dimensione ridotta (con scarsa componente adiposa), la mammografia è meno raccomandata perché la struttura troppo densa del tessuto mammario in questa fascia di età renderebbe poco chiari i risultati. Ciò è determinato dal fatto che, per motivi legati alla restituzione dell’immagine, l’ecografia permette di trovare lesioni più facilmente quando la mammella è giovane (maggiore componente ghiandolare), mentre la mammografia permette la localizzazione di lesioni quando è maggiore la componente adiposa (pazienti meno giovani). Adipe e noduli hanno una ecogenicità simile, quindi una mammella fortemente adiposa renderebbe infatti più difficile riconoscere il nodulo.

In situazioni particolari, per esempio in caso di scoperta di noduli sospetti, è possibile approfondire l’analisi ecografica con una biopsia (agoaspirato) del nodulo e successiva indagine istologica.

L’ecografia ha molti vantaggi: per prima cosa è indolore, economica e lo strumento ecografico è facilmente reperibile in qualsiasi struttura sanitaria anche piccola. Un grande pregio della ecografia rispetto ad altre metodiche è che permette di visualizzare una struttura in tempo reale con molti vantaggi (si pensi ad esempio alla visualizzazione della reazione del nodulo alla mobilizzazione che – se presente – è indice di benignità), inoltre l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti come invece avviene con la mammografia, ciò la rende utile nello studio di tessuti in una donna incinta e lo rende un esame ripetibile molte volte, senza alcun rischio per la paziente.

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Mammografia

La mammografia è lo strumento più adatto per la diagnosi quando la paziente ha più di 35/40 anni e/o ha una mammella di grandi dimensioni (con adipe maggiormente sviluppato). In questi casi l’ecografia è meno indicata perché – come già prima accennato – una mammella di una donna meno giovane ha solitamente una forte componente adiposa che rende difficile distinguere noduli sospetti in virtù di simile ecogenicità tra adipe e nodulo. Nella mammografia invece adipe e nodulo vengono restituiti con una “luminosità” differente e ciò rende il nodulo più facilmente distinguibile in una mammella con forte componente adiposa.

In caso di dubbio, è comunque certamente utile affiancare una ecografia alla mammografia. E’ importante ricordare che tra i 50 e i 60 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è piuttosto alto e di conseguenza le donne in questa fascia di età devono sottoporsi a controllo mammografico ogni anno. E’ anche importante ricordare che la mammografia, al contrario dell’ecografia, utilizza radiazioni ionizzanti e ciò la rende un esame difficilmente ripetibile, specie se la paziente è incinta.

Anche se la mammografia rimane uno strumento molto efficace per la diagnosi precoce del tumore del seno, oggi sono disponibili anche altre tecniche diagnostiche come la risonanza magnetica (ancora limitata a casi selezionati), la PEM (una tomografia a emissione di positroni – PET – specifica per le mammelle) e un nuovo esame già definito il Pap-test del seno che consiste nell’introduzione di liquido nei dotti galattofori (i canali attraverso i quali passa il latte) e nella successiva raccolta di questo liquido che porta con sé anche alcune cellule. Grazie al microscopio è poi possibile individuare quali tra le cellule fuoriuscite ha caratteristiche pretumorali permettendo una diagnosi molto precoce del tumore del seno.

Conclusioni

La mammografia è indicata in particolare dopo i 35/40 anni (o comunque nelle donne con adipe mammario molto sviluppato). Il seno, infatti, cambia con l’età: aumenta il tessuto adiposo – che appare scuro alla mammografia – mentre diminuisce il volume della ghiandola, che appare chiara. Su fondo scuro, quindi, ogni formazione sospetta diventa immediatamente visibile. Nelle donne più giovani, invece, in genere si verifica la situazione contraria: la massa della ghiandola (chiara) prevale sull’adipe (scuro), perciò è più difficile notare eventuali formazioni, specialmente se molto piccole. L’ecografia – mostrando invece gradazioni di grigio invertite rispetto alla mammografia – risulta l’opzione migliore nelle donne più giovani (prima dei 35/40 anni) o comunque in quelle con massa ghiandolare che prevale su quella adiposa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Cancro al seno: metastasi e sintomi avanzati del tumore

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI   CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE.jpgIl tumore avanzato della mammella si differenzia dal tumore al seno in fase precoce sotto molti aspetti. In fase precoce infatti il carcinoma mammario è localizzato solo alla mammella e tutti gli interventi sono concentrati su di essa. Negli stadi avanzati della malattia, invece, le opzioni di trattamento e gli obiettivi delle cure sono molto diversi.
Le donne con tumore avanzato alla mammella hanno esigenze particolari rispetto a quelle della più vasta comunità di persone che affrontano gli stadi precoci della malattia.
In ogni fase il trattamento diventa una componente importante della vita di ogni giorno. Nel caso del tumore avanzato, in particolare, l’obiettivo del trattamento è quello di ottenere il più duraturo controllo della malattia con la minima incidenza di effetti collaterali.
Parleremo del trattamento nel prosieguo di questa pagina. Prima di tutto, comunque, occorre tenere presenti alcune informazioni di base su quanto si verifica nell’organismo femminile in caso di tumore alla mammella.

Che cos’è il tumore della mammella?

La mammella è una ghiandola costituita da tessuto adiposo, dotti (condotti), vasi sanguigni e linfatici e i cosiddetti lobuli. Questi, contengono i dotti galattofori, e durante l’allattamento sono responsabili della produzione del latte che viene poi trasportato fino ai capezzoli.
I tessuti adiposi circondano i lobuli e i dotti. I vasi sanguigni fanno giunge- re il sangue all’interno dell’organo e quelli linfatici trasportano la linfa dalla mammella a gruppi di linfonodi, ghiandole linfatiche che si trovano nell’area dell’ascella, sopra la clavicola e nel torace, oltre che in molte altre zone del corpo. Un tumore si forma quando alcune cellule cominciano a proliferare in modo incontrollato: può essere benigno (ovvero non pericoloso per la salute) oppure maligno (ovvero potenzialmente pericoloso).

Stadi avanzati di carcinoma mammario Il carcinoma al seno, come tutti gli altri tumori, si verifica quando alcune cellule della mammella iniziano a riprodursi in modo anomalo e incontrollato.
Le cellule dei tumori benigni crescono con lentezza e rimangono confinate alla mammella, senza diffondersi in altre parti del corpo. I tumori maligni, invece, possono propagarsi dalla sede originaria del tumore ad altre aree dell’organismo per continguità, per continuità e per via sistemica. Il carcinoma mammario è un tumore maligno che si sviluppa a partire dalle cellule della mammella.

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Stadiazione

In medicina il tumore della mammella viene classificato in base agli stadi di malattia, che indicano il livello di crescita del tumore e la sua propagazione, ovvero lo sviluppo della patologia stessa. Di seguito descriviamo solo gli stadi avanzati del carcinoma mammario, tralasciando quelli iniziali:

Lo stadio IIIA include 2 diverse situazioni: nella prima, il tumore ha assunto dimensioni significative e si è propagato a diversi linfonodi ascellari (sotto il braccio) o a linfonodi adiacenti allo sterno; il tumore è di grandi dimensioni ma la propagazione ai linfonodi è contenuta.

Lo stadio IIIB descrive un carcinoma avanzato in cui il tumore si è propagato alla parete toracica o alla cute della mammella, con o senza propagazione ai linfonodi.

Lo stadio IIIC descrive un tumore che si è propagato ai linfonodi al di sotto o al di sopra della clavicola, a diversi linfonodi ascellari o ai linfonodi adiacenti allo sterno. Le dimensioni del tumore in questo caso non sono indicative ma conta soprattutto la propagazione della malattia alle sedi dei linfonodi.

LO STADIO IV
Il tumore mammario metastatico, conosciuto anche come carcinoma mammario in stadio IV, indica che il tumore si è propagato in altre parti del corpo oltre la mammella, ovvero ha dato luogo a metastasi a distanza dalla sua sede originaria, superando i linfonodi vicini e raggiungendo altri organi. Siti frequenti colpiti da metastasi sono fegato, ossa, polmoni e cervello.

Perché i tumori si propagano?

Le cellule tumorali si “sganciano” dai sistemi di controllo dell’organismo. Per questo, oltre a crescere in maniera incontrollata e a diventare insensibili ai meccanismi di morte programmata delle cellule (la cosiddetta apoptosi), possono avere la capacità di staccarsi dalla massa tumorale ed andare a stabilirsi in altri organi e tessuti, anche molto lontani da quelli di origine. Le cellule che daranno origine a metastasi possono viaggiare attraverso il sangue, perché si infiltrano nei vasi sanguigni, oppure nella linfa, un fluido che circola nel corpo e passa attraverso particolari “stazioni”, chiamate linfonodi. Infine, le cellule tumorali possono “svilupparsi” negli organi vicini alla mammella per semplice contiguità.
La diagnosi di carcinoma mammario metastatico può essere fatta già d’esordio oppure a distanza di tempo a causa della ripresa di malattia dopo l’asportazione del tumore primario e eventuale terapia adiuvante.
Il carcinoma mammario infatti può ripresentarsi anche dopo che la paziente è stata sottoposta a intervento chirurgico con o senza terapia adiuvante. Questo termine indica qualsiasi trattamento somministrato dopo l’intervento chirurgico, sia essa radioterapia o chemioterapia oppure ormonoterapia.
La terapia adiuvante viene somministrata per ridurre il rischio che la malattia tumorale si ripresenti. A volte, tuttavia, nonostante la terapia adiuvante, la malattia si può manifestare di nuovo. In questo caso si parla di ripresa di malattia. Infatti, anche se il tumore sembra essere definitivamente scomparso e non viene individuato per un certo perio- do attraverso le tecniche diagnostiche, a volte si può ripresentare per- ché alcune cellule cancerose non rilevate sono rimaste in qualche parte del corpo dopo il trattamento e quindi possono nuovamente svilupparsi fino a determinare una nuova massa tumorale, che può ripresentarsi dove è stato asportato il primo tumore alla mammella oppure in altre sedi a distanza dall’organo.
Ad altre donne, infine, viene posta la diagnosi di tumore alla mammella avanzato già in prima battuta. In questi casi il tumore viene scoperto quando non è più solo localizzato alla mammella ma si è propagato in altre parti del corpo.

Segni e sintomi del tumore avanzato della mammella

I sintomi del tumore alla mammella avanzato dipendono dalle dimensioni della massa tumorale e dalla sede delle metastasi. Non sempre, peraltro, questa condizione clinica provoca sintomi chiari: alcune donne con tumori avanzati non hanno alcun disturbo e le metastasi vengono individuate nel corso di un esame radiografico o altri controlli di routine.
Altre volte invece alcune donne presentano diversi sintomi, che tuttavia non sono necessariamente sempre un segno che la malattia è avanzata.

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Come si esegue la diagnosi

Oltre a una visita medica generale, lo specialista può avvalersi di diversi test per verificare se il carcinoma mammario ha dato origine a metastasi e per capire l’origine del tumore primitivo.

Analisi del sangue e dei tessuti

  • le analisi del sangue vengono spesso prescritte per verificare la causa di sintomi e segni come astenia, debolezza, febbre, comparsa di ecchimosi o perdita di peso. Le analisi per la ricerca dei livelli di al- cune sostanze nel sangue o di determinati marker tumorali possono offrire importanti indicazioni.
  • la biopsia consiste nel prelievo e nell’analisi di un piccolo campione del tessuto tumorale per stabilire i tratti biologici rilevanti del tumore e delle metastasi, come ad esempio la presenza di recettori ormonali sulla parete delle cellule cancerose.

Indagini strumentali 

  • la radiografia del torace non da informazioni dirette ma può permettere di capire se il carcinoma mammario ha provocato metastasi nei polmoni.
  • la tomografia computerizzata (TC) viene spesso utilizzata per ricercare la presenza di metastasi nel torace, in area encefalica o nelle aree addominali/pelviche.
  • la  risonanza magnetica (RM) produce un’immagine del corpo che consente di vedere se o dove si è propagato il tumore e se sono apprezzabili metastasi a carico del cervello e del midollo spinale. Aiuta ad approfondire il quadro a livello di sede epatica o alla colonna.
  • la scintigrafia ossea può aiutare a capire se il tumore si è propagato alle ossa, e in quali sedi.

Tipi di carcinoma mammario avanzato

Capire le caratteristiche del tumore è importantissimo oggi per il medico: grazie a queste informazioni, infatti, si può mettere a punto la giusta terapia per ogni paziente. Per questo è fondamentale conoscere il tipo e le caratteristiche del tumore, poiché permette allo specialista di individuare in anticipo i trattamenti a cui la paziente può rispondere in maniera ottimale. Per identificare il tipo di carcinoma mammario, il medico deve controllare 2 importanti caratteristiche delle cellule tumorali:

1) Lo stato dei recettori degli ormoni
2) lo stato dei recettori HER2 

Entrambe queste caratteristiche possono essere scoperte grazie ad una biopsia e alla conseguente analisi delle cellule tumorali.

Carcinomma mammario positivo ai recettori ormonali 
Le cellule del carcinoma mammario possono presentare o meno recettori degli ormoni sulla loro superficie. Se questi recettori sono presenti nelle cellule tumorali, ogni cellula cancerosa sta utilizzando ormoni (prodotti naturalmente dal corpo) per vivere, riprodursi e svilupparsi. Questo tipo di tumore è chiamato carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali.

I recettori degli ormoni sono di due tipi:
1. recettori per gli estrogeni (ER);
2. recettori per il progesterone (PR).

Se le cellule tumorali presentano sulla propria superficie il recettore per gli estrogeni o per il progesterone, questo indica che gli ormoni stessi esercitano un’azione sulla capacità della cellula di replicarsi e riprodursi. La presenza dei recettori ormonali viene solitamente espressa in percentuale: quanto più questi sono presenti, tanto maggiore è lo stimolo allo sviluppo delle cellule cancerose da parte degli ormoni femminili.

Il carcinoma mammario negativo ai recettori degli ormoni
Non è influenzato dagli ormoni (estrogeni o progesterone) e le sue cellule non hanno bisogno degli stimoli ormonali per sopravvivere e riprodursi. Il carcinoma mammario positivo ai recettori degli ormoni si presenta in circa il 66% delle donne affette da carcinoma mammario

Carcinoma mammario HER2 – positivo 
Il tumore HER2-positivo è caratterizzato dalla presenza abnorme di recettori HER2, un tipo di recettori presenti sulla membrana di molte cellule e che in situazioni normali ne regolano la crescita e la proliferazione. Quando il numero dei recettori HER2 aumenta in modo anomalo si scatena una crescita cellulare incontrollata. Questo tipo di tumore è chiamato carcinoma mammario HER2-positivo e rappresenta il15-20% circa dei tumori della mammella. È possibile ricevere la diagnosi di una combinazione di stati dei recettori: ad esempio è possibile che un tumore possa essere HER2-positivo o HER2-negativo, così come possa avere una positività o negatività ai recettori ormonali.

Carcinoma mammario triplo-negativo 
Nel carcinoma mammario triplo-negativo, le cellule tumorali sono negative sia ai recettori ormonali che all’HER2. Mediamente il 10-20% dei carcinomi mammari sono triplo-negativi: queste forme tumorali vengono osservate principalmente nelle donne più giovani.

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Capezzolo dolorante e sensibile in uomo, donna, gravidanza e menopausa

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA UMANO FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIADiverse possono essere le cause legate al dolore al capezzolo. Nelle donne, per cominciare, può essere un fatto ricorrente a ogni mestruazione, in una prima fase di gravidanza o in pre-menopausa, ed è legato a squilibri ormonali, anche fisiologici.

Dolori al capezzolo femminile e secrezioni: che fare e quali le cause?

Per prima cosa, è bene prestare attenzione a eventuali secrezioni anomale dal capezzolo. L’autopalpazione deve essere anche accompagnata dalla  spremitura del capezzolo. In questo caso, se si verifica una fuoriuscita di liquido limpido come acqua non vi è alcun significato; liquido verdastro, sino a divenire color smeraldo, potrebbe invece essere espressione di una mastopatia fibrocistica, per lo più già diagnosticata con la palpazione o attraverso una ecografia. Liquido lattescente, in qualsiasi periodo del ciclo, può essere legato a una iperprolattinemia, che va approfondita con un dosaggio su sangue. Liquido color marrone o rosso deve sempre mettere sull’avviso e spingere a un controllo specialistico, per una possibile patologia che va dal papilloma intraduttale al cancro.

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Palpazione e osservazione del capezzolo: perché è importante?

Prevenire vuol dire innanzitutto abituarsi a un autoesame della mammella da eseguire almeno una volta al mese, in fase immediatamente post-mestruale. Parte fondamentale di questo auto-esame è il controllo dei capezzoli: da farsi di fronte a uno specchio, in piena luce, a braccia prima lungo i fianchi e poi alzate sopra la testa, e, quindi, ponendosi di fianco allo specchio stesso. Areola e capezzoli dovranno sempre essere diritti (tenendo presente che alcune donne hanno capezzoli piatti o introflessi, come fatto costituzionale: cioè sono così sin dalla pubertà). Il colorito deve essere roseo, più o meno scuro, con pelle integra, senza squame attorno al capezzolo.

Come lenire il dolore ai capezzoli durante le mestruazioni o in menopausa?

A volte, per lenire il dolore, sia in fase premestruale che mestruale che in menopausa, qualche lieve massaggio con crema a base di fans può essere utile. Al limite, l’uso di antidolorifici non è controindicato, anche se si supponesse una gravidanza iniziale. Volendo, anche un leggero diuretico può tornare utile. Se il dolore è persistente, e, ad esempio, abbiamo notato qualche secrezione rossastra sul reggiseno, possiamo trovarci in presenza di una ragade al capezzolo.

Questo è un evento che può essere frequente in allattamento, ma anche al di fuori. In questo secondo caso, bisogna controllare ed eventualmente cambiare il tipo di reggiseno che si usa, perché può essere legato a un semplice attrito o a umidità che persiste (sopratutto se si fa sport) nell’indumento stesso.

Se succede in allattamento, accompagnandosi a dolori e bruciori molto forti, è necessario anche qui prevenire: intanto, apprendendo (magari con l’aiuto di una ostetrica o di una mamma esperta) come tenere il bimbo attaccato al seno: deve essere col visetto orientato perpendicolare al seno stesso, in modo che possa succhiare tutta l’areola e non il solo capezzolo, avendo, al momento in cui lo si “attacca”, la bocca bene aperta per succhiare in modo adeguato.

Come cura, una crema alla lanolina rappresenta ancor oggi la soluzione migliore, magari associata a dei copri capezzoli o a dei raccoglitori di gocce di latte in metallo (argento), molto utili nel preservare dall’umidità la zona. Impacchi freddi possono attenuare il senso di bruciore, ma non vi deve essere contatto diretto tra la parte ghiacciata e la zona dolorante.

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Dolore al capezzolo dell’uomo

Il dolore al capezzolo nell’uomo non è sempre indice di una situazione allarmante, anche se i disturbi che possono essere alla base di questo fastidio più o meno intenso possono essere davvero molti.  Anche negli uomini, come nella donna, il dolore al capezzolo può essere provocato da un cambiamento ormonale, che solitamente si manifesta nell’età della crescita”, vale a dire dai 10 anni e indicativamente fino ai 21-25 anni. Nel periodo della pubertà si possono notare fastidio e cambiamenti a livello del seno maschile, che talvolta possono essere accompagnati anche da gonfiore. Il problema, ovviamente, si risolve spontaneamente con la crescita. Talvolta il capezzolo dolorante nell’uomo può essere provocato dall’assunzione di alcuni farmaci, ma anche se si praticano discipline sportive come la corsa: il capezzolo del corridore è un disturbo che spesso colpisce le persone che praticano la corsa come sport ed è provocata dallo sfregamento delle maglie sulla zona interessata, dove il sudore può provocare arrossamenti, screpolature. Meglio indossare abiti adatti e usare creme appositi.

Noduli

Il dolore al capezzolo nell’uomo può essere provocato anche da noduli presenti in questa parte del corpo: i noduli possono essere sia benigni, nella maggior parte dei casi, sia maligni, quindi se il dolore è insistente e notate anche altri sintomi, chiedete consiglio al vostro medico curante, che saprà indirizzarvi verso gli esami di approfondimento e gli specialisti giusti per capire di che cosa soffrite. Talvolta, questo disturbo ci indica la presenza di altri disturbi che con il seno maschile non c’entrano molto, ma che colpiscono il torace e il petto, quindi meglio non sottovalutare mai questi sintomi: se il dolore al capezzolo persiste, consultate il vostro medico di fiducia.

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Capezzolo retratto (introflesso): cause, cancro al seno e trattamenti

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Dimagrire Tumore al seno 40 anni mammografiaIl capezzolo introflesso (o retratto) è una malformazione caratterizzata dall’assenza di prominenza del capezzolo, che risulta quindi come «risucchiato» all’interno del seno. Si presenta in due forme principali:

  • capezzolo introflesso reversibile: il capezzolo è introflesso a riposo, ma può estroflettersi manualmente o con il freddo;
  • capezzolo introflesso irreversibile: il capezzolo rimane introflesso anche se stimolato; è la forma più grave.

Il capezzolo introflesso può verificarsi sia nelle donne che nell’uomo.

Cause di capezzolo retratto

Questa anomalia è determinata da dotti galattofori (i tubicini che durante l’allattamento portano il latte al capezzolo) troppo corti, che trattengono all’interno della mammella il capezzolo. L’origine del problema, che colpisce in media 20 donne su mille, è di solito ereditario; in rari casi può essere causato da infiammazioni o da interventi chirurgici. Un tipo di capezzolo introflesso temporaneo, può presentarsi dopo l’allattamento.

Capezzolo introflesso e cancro alla mammella

Il capezzolo introflesso, specie se è monolaterale (solo su una mammella) e/o compare all’improvviso, può essere segno di tumore al seno. In questi casi, però, non si presenta da solo, bensì generalmente accompagnato da altri sintomi, come:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione o morfologia,
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

FOTO DI CAPEZZOLO INTROFLESSO

Cure

Se il capezzolo introflesso è causato da tumore, la sua cura dovrà ovviamente passare attraverso il processo terapeutico specifico per questo tipo di patologia, a tal proposito leggi: Tumore alla mammella: cause, diagnosi e prevenzione

Nei casi più lievi e puramente estetici, per correggere l’anomalia si può ricorrere a dispositivi, simili a piccole ventose, che, creando dall’esterno un vuoto con pressione negativa, spingono il capezzolo in fuori. Devono essere applicati per circa 6-8 ore al giorno per almeno tre mesi. Gli svantaggi? Sono scomodi e visibili attraverso i vestiti. Inoltre, se la pelle è molto delicata, possono provocare l’ulcerazione del capezzolo.

Trattamento chirurgico

In caso di trattamento estetico, l’alternativa chirurgica è sicuramente la più efficace e consiste nell’effettuare una piccola incisione a livello del capezzolo, attraverso la quale rimuovere i tralci fibrosi e i dotti galattofori troppo corti. Al termine dell’operazione, il capezzolo verrà suturato sia all’interno (pull out), per proiettarlo in fuori, che sulla cute esterna (per affrancare meglio i margini). Poi verrà posizionata una medicazione ad anello (detta a ring). L’intervento, che ha una durata di 30-60 minuti, avviene in anestesia locale e in regime di day surgery. La medicazione applicata sulla mammella verrà rimossa dopo circa 5-7 giorni, eventuali punti di sutura, se non riassorbibili, dopo circa 10 giorni. Inizialmente la zona potrà risultare tumefatta, ma il gonfiore si ridurrà progressivamente fino a scomparire nell’arco di due settimane circa.

Dopo l’intervento

All’inizio la sensibilità di areola e capezzolo potrebbe essere alterata: ma si tratta di una condizione provvisoria, destinata a tornare alla normalità nell’arco di alcune settimane o di pochi mesi. In seguito a questa operazione, non è più possibile allattare. L’iter per avere le corrette indicazioni prevede una visita del medico di famiglia che, constatata l’anomalia, prescriverà una visita specialistica dal chirurgo plastico. Sarà poi quest’ultimo a decidere e a programmare, nell’ambito dell’attività ospedaliera, l’intervento, che ha un costo variabile fra i mille e i duemila euro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La chemioterapia può provocare un secondo tumore?

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Perché allora sottoporsi a chemioterapia?

La domanda è lecita e la ragione è semplice: innanzitutto perché il rischio di sviluppare un secondo tumore, in valore assoluto, è molto basso. Inoltre, ancora più importante, perché questi farmaci possono curare tumori primari gravi, offrendo al malato la possibilità di sopravvivere al tumore per diversi anni. Se si rinunciasse ai chemioterapici, i pazienti, non avrebbero il tempo di sviluppare un tumore secondario poiché non sopravvivrebbero sufficientemente a lungo. In poche parole: i vantaggi di una chemioterapia (adiuvante e neoadiuvante) sono maggiori degli svantaggi e dei rischi.

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Il mondo dei robot – Westworld (1973): trama e recensione del film

MEDICINA ONLINE IL MONDO DEI ROBOT WESTWORLD  1973 SCI FI Un film di Michael Crichton. Con James Brolin, Yul Brynner, Richard Benjamin, Victoria Shaw, Norman Bartold. continua Fantascienza.jpgUn film di Michael Crichton, con James Brolin, Yul Brynner, Richard Benjamin, Victoria Shaw, Norman Bartold. Titolo originale Westworld. Fantascienza, durata 88 min. – USA 1973

Trama senza spoiler

Siamo nell’anno 2000, un parco divertimenti di nome Delos propone ai clienti di vivere tre diverse esperienze in altrettante epoche storiche. Il parco è infatti diviso in tre sezioni: RomaWorld (in italiano reso con l’improbabile Romamundia), ambientata al tempo dell’Impero Romano e presentata come un epoca di “moralità allo sfacelo”; MedievalWorld (Medievonia), ambientata invece in un medioevo romantico; WestWorld (Westernlandia), con una scenografia prettamente americana dell’epoca del vecchio west, che promette ai turisti “violenza sfrenata”. A intrattenere gli ospiti provvedono dei sofisticati robot quasi indistinguibili dagli esseri umani e che offrono loro la possibilità di cimentarsi in duelli, rapine, risse da saloom, giostre medievali, non tralasciando l’aspetto più pruriginoso con avventure erotiche, se non vere e proprie orge. Tutto questo senza che nulla di male possa accadere ai visitatori. I robot infatti possono essere “uccisi” (venendo poi riparati e reinseriti nelle attrazioni), ma essi non possono nuocere ai veri esseri umani. Questo almeno fin quando una serie di guasti inizieranno a determinare strani comportamenti dei robot.

Recensione

“Il mondo dei robot” rappresenta l’ottimo esordio alla regia del celebre Michael Crichton quando ancora non era diventato il famoso “sacerdote dell’high concept” (definizione coniata da Steven Spielberg) quale è oggi ricordato. Fino ad allora aveva all’attivo una serie di libri scritti sotto pseudonimo e due romanzi di fantascienza, Andromeda (1969) e Il terminale uomo (The Terminal Man, 1972), il primo tradotto in film nel 1970 su sceneggiatura dello stesso autore e per la regia del veterano Robert Wise (The Terminal Man verrà invece adattato per lo schermo nel 1974). Con già qualche esperienza come soggettista e sceneggiature, Crichton decide di calarsi anche nei panni di regista, ma ebbe non pochi problemi per farsi accettare il progetto dalla casa di produzione, la MGM, poco propensa a impegnare tempo e fondi per un esordiente. Il film viene infatti girato in sole sei settimane e con pochissimi effetti speciali, cosa favorita anche da un’ambientazione da classico film western. Il film si focalizza su due amici, John e Peter, che decidono di passare una vacanza nell’ambiente western (WestWorld, da cui il nome originale del film) e che – tra scazzottate nei saloon ed evasioni dalla prigione – si trovano a sfidare più volte un pistolero dalle fattezze di Yul Brynner (interpretato dallo stesso attore) così come appariva nel film I magnifici sette (The Magnificent Seven, 1960) di John Sturges. Ogni giorno li sfida regolarmente a duello, venendo come da programmazione ucciso, ed altrettanto regolarmente tornando il giorno dopo a riproporre il copione.

SPOILER! (anche se è un film di 44 anni fa, non è detto che tutti lo abbiano già visto!)

Nell’ultimo duello, proprio quando la cosa cominciava a stancare i due amici, il pistolero uccide John per davvero davanti all’attonito amico. Peter, dopo lo smarrimento iniziale, fugge e inizia così una spietata caccia da parte del pistolero attraverso tutti gli ambienti del futuristico Luna Park ormai allo sfacelo. Mentre gli altri automi uno alla volta si arrestano per esaurimento energetico, il pistolero continua a lungo il suo inseguimento fino negli ambienti tecnici del luna park (vedi foto in alto), essendo un nuovo modello potenziato, fino al conclusivo duello vinto da Peter con l’aiuto di acido e fuoco.

FINE SPOILER

Westworld è indubbiamente un’opera consigliata e sicuramente uno dei migliori film sull’argomento robot e androidi, precursore e ben inserito nel panorama della fantascienza cinematografica adulta degli anni settanta prima della rivoluzione contenutistica portata al genere da Guerre Stellari (Star Wars, 1977). La tensione, il ritmo e l’atmosfera fredda come gli occhi dell’androide interpretato da Brynner, tengono lo spettatore inchiodato alla metaforica poltrona. Inquietanti le avvisaglie del malfunzionamento dei robot (come quando una cortigiana-robot di MedievalWorld non accondiscende ai desideri sessuali di un turista e lo schiaffeggia, o altre scene dove i robot non si trattengono più e fanno del male ai visitatori), così come è inquietante l’incedere implacabile e inarrestabile del pistolero in abito nero durante la caccia all’uomo, servito quasi certamente da modello per quello del cyborg interpretato da Arnold Schwarzenegger nel Terminator di James Cameron (1984). Inseguimento arricchito dalle immagini in soggettiva dell’assassino (una delle poche che presentino un qualche effetto speciale), non una novità per il cinema, questo tipo di ripresa si già vista in precedenza in altri film, come ad esempio in alcune opere dei nostri Mario Bava e Dario Argento, ma qui usata prima che John Carpenter e il suo Halloween (1978) la sdoganasse facendola diventare pratica usuale in un certo tipo di film prevalentemente horror. Ma ad apparire ancora più inquietante è l’assunto di base di un luogo di divertimento dove è possibile cedere alle proprie pulsioni più basse senza paure di conseguenze perché indirizzate verso entità artificiali ma molto somiglianti agli esseri viventi.

Il film ricorda un altro lavoro di Crichton realizzato circa vent’anni dopo, il romanzo Jurassic Park (1990). Un altra cattedrale del divertimento occidentale, un Luna Park high tech con i dinosauri al posto dei robot, ma con la stessa propensione a uscire dai binari imposti dall’essere umano. Come altri film sugli androidi e di fantascienza in generale, anche questo si interroga sullo sfruttamento delle nuove tecnologie e sul loro potere di replicare la realtà, rendendo difficile identificare il naturale dall’artificiale, artificiale che difficilmente starà buono a fare i compiti che gli sono stati assegnati (Matrix vi ricorda qualcosa?). Altro discorso è quello dell’invadenza silenziosa dei tecnici del parco che guardano in maniera quasi voyeuristica, entrando e registrando con le loro telecamere nascoste le esperienze dei vari visitatori, tema quantomai attuale nell’epoca di internet e dei reality, ma tutt’altro che scontato negli anni settanta.

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Curiosità sul film

Il soggetto fu rifiutato da tutte le compagnie cinematografiche: solo la MGM era interessata al soggetto, ma impose drastici tagli agli effetti speciali, concedendo a Crichton solo 6 settimane di tempo. Durante le riprese, un colpo a salve ustionò la cornea di Yul Brynner, che dovette rinunciare a portare le lenti a contatto lucide che davano lo sguardo speciale al robot del suo personaggio, così la produzione si dovette fermare per diverse settimane. Il film fu realizzato in anamorfico Panavision. L’unico effetto al computer fu quello ottenuto da John Whitney (esperto di effetti speciali) con le immagini in soggettiva del Robot/Brynner. Questo procedimento, molto difficoltoso per l’epoca, richiese mesi di lavoro per poche decine di secondi di girato. Finite le riprese, il primo montaggio a detta della produzione era un disastro e non distribuibile. Venne così chiamato David Bretherton (premio Oscar per Cabaret) e con l’apporto di nuove scene il film fu pronto per la distribuzione. Nonostante questo i dirigenti della MGM non erano soddisfatti del lavoro svolto ma fecero uscire ugualmente il film, che a dispetto di tutto ebbe un grande successo commerciale. Nonostante il contenuto palesemente fantascientifico (non sono ancora stati realizzati androidi con le capacità ipotizzate nel film, anche se siamo sulla buona strada), il tono cupamente drammatico che aleggia fin dall’inizio sul film lo rende inquietante anche oggi: vent’anni prima di Jurassic Park ed ancor più tempo prima di Matrix, lo spettatore è disturbato dal pensiero che una macchina creata dall’uomo possa prenderne il sopravvento, e non basta il – tutto sommato – finale positivo a rassicurarlo, perché il fatto che la ribellione sia accaduta una volta non esclude che possa ripetersi (cosa che avviene nel seguito). Crichton rielabora il tema classico della ribellione delle macchine mettendola in relazione con la complessità dei sistemi informatici, introducendo numerosi elementi che saranno poi citati in opere successive dello stesso genere (fra tutte Terminator), come l’idea di macchine progettate da macchine, che suggerisce un processo evolutivo che può andare fuori controllo e rivoltarsi contro gli esseri umani. Anche esplicitamente citata in Terminator è la sequenza finale dell’inseguimento, con riprese in soggettiva dal punto di vista del robot e la distruzione progressiva del robot (in particolare del suo volto) che ne rivela le interiora meccaniche e la sostanziale alienità.

Il film è rimasto fortemente impresso nella cultura popolare – soprattutto americana – ed è ampiamente citato; si pensi per esempio alla band britannica Westworld o ai numerosi riferimenti al film nella serie animata I Simpson e Futurama. Anche un episodio di Scooby Doo è esplicitamente ispirato all’ambientazione e alla trama di questo film.

Il film ebbe un seguito nel 1976: Futureworld – 2000 anni nel futuro diretto da Richard T. Heffron Peter Fonda e Blythe Danner (con anche la presenza di Yul Brynner), film sicuramente godibilissimo e consigliato per i tanti fan del primo film e per gli appassionati di fantascienza in generale. Nel 1980 fu anche realizzata una miniserie di 5 puntate Alle soglie del futuro (Beyond Westworld); nel 2016 la HBO ha prodotto la serie Westworld – Dove tutto è concesso (Westworld), basato in parte sul film, una serie molto godibile in virtù dell’alto livello recitativo degli attori, delle splendide scenografie e degli effetti speciali decisamente sorprendenti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Come suicidarsi senza dolore in casa e all’aperto: guida all’eutanasia

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Voglio morire: ecco i consigli per convincerti a non suicidarti

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Se sei un adolescente, puoi anche chiamare il servizio Emergenza Infanzia del Telefono Azzurro al numero 114, oppure chiama il Telefono Amico al numero 199 284 284 o ancora accedi al servizio Mail@micaTAI disponibile sul sito http://www.telefonoamico.it/.

IMPORTANTE. L’articolo originale presente in questo spazio, è stato eliminato perché lo scopo originale per cui era stato scritto – incanalare gli aspiranti suicidi in un articolo che li convincesse a non compiere gesti estremi – poteva essere da alcuni facilmente travisato. Ci scusiamo per il disagio.

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