Insonnia e apnee notturne: rischio di incidenti stradali triplicato

MEDICINA ONLINE SONNO DORMIRE RIPOSARE RIPOSINO PISOLINO RUSSARE CUSCINO LETTO NOTTE POMERIGGIOL’insonnia e la Sindrome da apnea notturna, possono triplicare il rischio di incidenti stradali durante il giorno, ma non solo: chi riposa male presenta una maggiore prevalenza di malattie cardiovascolari, diabete, depressione e disturbi respiratori.

Lo rivela uno studio, pubblicato su Plos One, ideato e coordinato dal neurologo Sergio Garbarino del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Salute dello stesso ateneo e del docente di Medicina del Lavoro Nicola Magnavita dell’Istituto di Salute Pubblica dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma.

Lo studio fa parte del “Progetto CNH Iveco Industrial Check-Stop“, un’azione internazionale per la sicurezza stradale, sostenuta dall’Autorità Ue per la sicurezza stradale e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).

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Divisione in quadranti della mammella (Q1 Q2 Q3 Q4)

MEDICINA ONLINE seno mammelle donna gravidanza cambia capezzoli areolaLa mammella femminile può essere idealmente suddivisa in quattro quadranti, costituiti da due linee perpendicolari che si intersecano presso il capezzolo.

  • QSE quadrante superiore esterno (Q1);
  • QSI quadrante superiore interno (Q2);
  • QIE quadrante inferiore esterno (Q3);
  • QII quadrante inferiore interno (Q4).

L’area tonda che include capezzolo ed areola, che ha il suo centro nel punto in cui si incontrano le due linee perpendicolari, prende il nome di “complesso areola capezzolo” (CAP, Q5).

Per meglio comprendere la disposizione dei quadranti, vedi quest immagine che raffigura i quattro quadranti della mammella

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Janet Frame: quando l’arte ti salva dalla lobotomia

MEDICINA ONLINE JANET FRAME DUNEDIN NUOVA ZELANDA PREMIO NOBEL LETTERATURA SCRITTRICE NEOZELANDESE UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA JANE CAMPION.jpgLa vita di Janet Frame è una bellissima storia di rinascita, che in pochi conoscono, ma che merita di essere ricordata. Due volte è stata proposta per il premio Nobel, è la scrittrice neozelandese più nota insieme a Katherine Mansfield. In Italia non la stampiamo e non la leggiamo più, chi l’ha letta e amata continua ad amarla, ma le nuove generazioni non avranno questa grande occasione.

Janet Frame nasce a Dunedin in Nuova Zelanda il 28 agosto 1924 in una famiglia molto povera, il padre lavora nella ferrovia e spesso la famiglia sposta la propria residenza seguendo la costruzione della rete ferroviaria: tutte le case in cui vive sono piccole baracche desolate in mezzo al verde, baracche che la madre ogni volta rende un luogo di fantasia con accorgimenti poveri ma fiabeschi. Janet è la più piccola dopo un fratello epilettico e tre sorelle; le quattro sorelle dormono insieme in un unico letto.

Una persona introversa

Il primo oggetto che caratterizza la vita (e la successiva narrativa) della Frame è la “corda”, quella che le compagne di scuola girano per saltarci dentro durante l’intervallo. L’insicura Janet passa gli anni della scuola primaria sperando di non esser chiamata a saltare ma solo di poter tenere la corda e girarla affinché le altre ci saltino dentro. La corda è un oggetto che riverbera tutta l’infanzia della protagonista: povera, molto povera, piena di tic, diversa, sporca, spesso additata dalla maestra come “quella sporca”, con una unica gonna, eredità di famiglia, indossata per anni, grassottella, riccissima, rossa di capelli, col viso colmo di efelidi, con un fratello maggiore con frequenti crisi epilettiche a scuola. Janet è una ragazzina che vive in solitudine e che sogna di esser accolta dai suoi compagnucci: in fondo al suo animo lei sogna di girare quella corda ma nessuno mai la inviterà a farlo. Fino a quando una compagna di scuola si avvicina a lei e le presta un libro, e “libro” diventa la seconda cosa della realtà con un profondo significato. Sono le Favole dei Fratelli Grimm che aprono una nuova prospettiva di vita a Janet: quella della lettura, dell’esperienza attraverso la lettura, della fantasia ma soprattutto la strada per ritrovare la sua vita dentro la letteratura.

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La presunta schizofrenia

Riuscì a diplomarsi come insegnante ma successivamente non fu considerata “normale” e idonea all’insegnamento. Le venne fatta una diagnosi di schizofrenia e fu internata per otto anni in manicomio dove fu sottoposta a circa 200 (alcuni parlano addirittura di 400) trattamenti di elettro-shock. I medici dell’Istituto per Malattie Mentali nel quale fu rinchiusa volevano lobotomizzarla, cioè farle una operazione invasiva al cervello che consisteva nel recidere le connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo e nell’asportazione di parti di esso, col risultato di un cambiamento radicale della personalità del paziente. Per fortuna la lobotomia non venne effettuata e solo in seguito si scoprirà che la diagnosi di schizofrenia era totalmente sbagliata: Janet non era schizofrenica, era solo una persona molto sensibile ed introversa che le persone e gli eventi avevano reso triste e malinconica. Questa diagnosi sbagliata – tuttavia – segnò la sua vita in modo indelebile, anche dal punto di vista lavorativo, dal momento che nessuno voleva assumerla a causa di questo “marchio”.

Il successo dei suoi racconti

Janet riuscì a liberarsi da questa difficile situazione anche grazie alla pubblicazione di alcuni suoi libri, che ottennero velocemente un grande successo in tutto il mondo, che le portarono molti riconoscimenti dal mondo letterario. Janet divenne rapidamente famosa e la sua storia fonte di riflessione e di ispirazione per milioni di persone. Janet morì a Dunedin (la sua città natale) il 29 gennaio 2004, di leucemia, dopo essere stata candidata due volte al premio Nobel per la letteratura, l’ultima nel 2003. Il periodo negli istituti mentali è narrato dalla Frame nel libro Un angelo alla mia tavola, che la regista Jane Campion, anch’essa neozelandese, nel 1990 ha trasformato nell’omonimo – bellissimo film, che vi consiglio di vedere.

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Chemioterapia in gravidanza: può far male al bambino?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOUna donna che debba sottoporsi a chemioterapia nel corso della gravidanza, dovrebbe preoccuparsi per la salute del suo bambino? No, almeno secondo una ricerca effettuata in Belgio, Paesi Bassi e Repubblica Ceca e recentemente pubblicata sotto la responsabilità del professor Federic Amant dell’università di Lovanio (Belgio): lo sviluppo cardiovascolare e dei processi mentali del bambino non sarebbero infatti influenzati dall’assunzione di farmaci chemioterapici.

Lo studio

Nel corso dello studio osservazionale, settanta bambini nati fra il 1991 ed il 2010 da donne in cura con la chemioterapia, sono stati monitorati per un periodo di due anni. Oltre alla salute, sono stati presi in considerazione parametri come il quoziente intellettivo, la capacità mnemonica verbale e non verbale, la capacità di concentrazione ed eventuali disturbi emotivi o comportamentali. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che le donne incinte malate di tumore non debbano ritardare le cure o interrompere la gravidanza, dato che hanno riscontrato con certezza che i benefici della chemioterapia per la madre superino di gran lunga i potenziali danni per il nascituro.
Si tratta comunque di un argomento molto controverso, sugli sviluppi del quale si discute da molto tempo.

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I rischi maggiori

Approssimativamente dal secondo trimestre di gravidanza in poi gli schemi chemioterapici standard non dovrebbero comportare problemi per lo sviluppo del feto, a meno che non esistano ulteriori fattori di rischio. La letteratura recente sembra suggerire che l’interruzione della gravidanza non sia necessaria, almeno nella maggior parte dei casi, e soprattutto che non è necessario sottoporre né la madre ai rischi legati da un ritardo nell’inizio dei trattamenti antineoplastici né il nascituro al rischio di un parto anticipato. Diverso è il discorso per i farmaci biologici (come trastuzumab e lapatinib) sui quali ci sono solo dei casi aneddotici e le terapie ormonali per le quali esistono evidenze di possibili danni al feto. Nel corso del primo trimestre di gestazione è invece necessario, contemperando i rischi, rimandare l’inizio delle terapie (che avrebbero certamente un’influenza più consistente sullo sviluppo del nascituro) o procedere all’interruzione della gravidanza. È comunque da considerare il fatto che ci sono ancora poche evidenze sugli effetti a lungo termine sulla salute del bambino e specialmente sulla possibilità che la chemioterapia somministrata alla gestante possa influire sulle probabilità del nascituro di sviluppare neoplasie in età adulta. Anche nel caso sia necessario arrestare la gestazione, le donne in età fertile hanno la possibilità di preservare il proprio tessuto ovarico, anche senza la stimolazione ormonale per poter avere figli senza problemi anche dopo la terapia.

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Differenza tra chemioterapia sistemica e loco-regionale

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE ADDOMINALE BIOPSIA AGOASPIRATOCon “chemioterapia” in medicina oncologica si descrive una modalità terapeutica che distrugge le cellule neoplastiche attraverso la somministrazione di farmaci particolari, chiamati chemioterapici. La chemioterapia può essere neoadiuvante o adiuvante e sistemica o loco-regionale:

  • chemioterapia sistemica: i farmaci sono assunti per bocca in forma di compresse, oppure iniettati per via endovenosa o intramuscolare ed in questo caso i farmaci entrano nella circolazione sanguigna e raggiungono e distruggono le cellule neoplastiche che si sono diffuse a distanza.
  • chemioterapia loco-regionale: il farmaco chemioterapico è somministrato direttamente nella colonna spinale, in una cavità organica, quale l’addome, o in un organo. In questo caso il farmaco agisce principalmente sulle cellule neoplastiche presenti in una data regione specifica.

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Differenza tra radioterapia stereotassica e radiochirurgia

MEDICINA ONLINE CURA STEREOTATTICA STEREOTASSICA RADIOCHIRURGIA RADIOTERAPIA SISTEMICA REGIONALE LOCALE CHIRURGIA FARMACO FA PIU MALE CHEMIOTERAPIA RAGGI X RADIOGRAFIA TAC FA MORIRE TUMORE CANCRONon c’è alcuna differenza: la “radioterapia stereotassica” viene anche chiamata “radiochirurgia” ed i due termini sono sinonimi. Entrambi indicano la medesima tecnica che usa le radiazioni ionizzanti (radioterapia) per intervenire con la maggiore precisione possibile su tumori e lesioni, specie quando sono poco voluminosi e quindi di difficile rimozione chirurgica.

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La Sindrome del cuore infranto colpisce anche se muore il cane

MEDICINA ONLINE SINDROME DEL CUORE INFRANTO CARDIOMIOPATIA TSKOTSUBO CANE CANI ANIMALI PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICA.jpgFino ad oggi si sapeva che la perdita di un proprio caro poteva provocare la “Sindrome del cuore infranto”, un insieme di sintomi del tutto simili ad un attacco cardiaco. Ma da oggi sappiamo che anche la perdita del proprio animale domestico, può provocare tale sindrome. Lo ha dimostrato il caso di una donna texana descritto dal New England Journal of Medicine. La donna, di 62 anni, si è svegliata una mattina pochi giorni dopo la morte del proprio cane con un forte dolore al petto e altri sintomi che facevano pensare ad un infarto. Una volta arrivata al Texas Medical Center di Houston però gli esami hanno escluso che ci fosse un attacco cardiaco in corso, e i medici hanno formulato una diagnosi di “cardiomiopatia di Takotsubo“, una sindrome talvolta mortale che appunto imita in tutto un infarto e che è scatenata solo nelle donne da eventi drammatici, come la morte del marito o di un figlio.

“A scatenare l’evento è stata la morte del mio Yorksire Terrier, Meha – racconta Joanie Simpson, la paziente, al Washington Post -. Ero inconsolabile, mi ha veramente colpito molto”. L’episodio conferma i risultati di diversi studi secondo cui il rapporto con il proprio animale domestico può diventare in tutto e per tutto simile a quello con un parente stretto. Secondo una ricerca pubblicata da poco su Veterinary Record, ad esempio, chi ha un cane o un gatto malato ha gli stessi segni di stress di chi deve accudire un congiunto. In Italia inoltre da poco è stata riconosciuto ad una lavoratrice il diritto di avere dei giorni di permesso retribuito a causa di un grave problema di salute del proprio cane.

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Troppa liquirizia fa male a cuore, ipertensione e gravidanza

MEDICINA ONLINE LIQUIRIZIA DOLCE DOLCIFICANTE GLICIRRIZINA ALDOSTERONE PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICA.jpgSono tanti gli italiani appassionati di liquirizia, tuttavia deve essere assunta con moderazione, specie dai cardiopatici, dagli ipertesi e dalle donne incinte.

Liquirizia e cuore

Un eccesso di liquirizia, specie sopra i 40 anni, può infatti portare ad aritmie cardiache anche gravi. Lo ricorda l’FDA (Food and Drug Administration l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) in uno dei suoi ‘warning’, secondo cui una quantità di 57 grammi al giorno per due settimane è sufficiente a rischiare il ricovero in ospedale.
La liquirizia, spiega il comunicato, contiene la glicirrizina, un composto contenuto nella radice che fa abbassare i livelli di potassio nel sangue. Quando questo succede alcune persone hanno ritmi cardiaci anormali, pressione alta, letargia e insufficienza cardiaca. “Lo scorso anno – spiega Linda Katz, esperta dell’Fda – l’agenzia ha ricevuto un report su un appassionato di liquirizia che ha avuto problemi medici dopo l’assunzione. E diverse riviste scientifiche hanno legato questo alimento a problemi di salute sopra i 40 ani, soprattutto in chi ha già precedenti di problemi al cuore o pressione alta. I livelli di potassio comunque tornano normali in breve tempo quando si termina l’assunzione”. Molti dei prodotti commerciali alla liquirizia, ricorda l’Fda, contengono realtà olio di anice, che ha lo stesso sapore, e in commercio ci sono anche varietà di liquirizia da cui è stata tolta la glicirrizina.

Liquirizia ed ipertensione

Effetti collaterali dovuti a sovradosaggio di glicirrizina sono l’ipertensione e l’edema, dovuti all’accumulo di ioni sodio e acqua. La glicirrizina infatti, inibisce l’enzima 11beta-idrossisteroide deidrogenasi il quale, in una situazione fisiologica, catalizza la formazione di due molecole di cortisone (forma meno attiva) a partire dal cortisolo (forma attiva). Il cortisolo può agire similmente all’aldosterone sui recettori mineralcorticoidi, con conseguente aumentato riassorbimento di sodio e acqua nel tubulo collettore renale. L’uso è comunque sconsigliato per chi soffre di ipertensione arteriosa.

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Liquirizia in gravidanza

L’American Journal of Epidemiology ha pubblicato un articolo in cui attribuisce alla glicirrizina contenuta nella liquirizia, un aumento della probabilità di disordini cognitivi e del comportamento nei bambini di donne che ne abbiano fatto un largo consumo in gravidanza: secondo Seckl e Katri Räikkönen, del dipartimento di psicologia dell’Università di Helsinki, la glicirizzina può danneggiare la placenta, lasciando passare alcuni ormoni legati allo stress che vengono prodotti dall’organismo della madre.

Liquirizia ed ulcera peptica

In ambito farmacologico la glicirrizina contenuta nella liquirizia, viene sfruttato come espettorante e come gastroprotettore nell’ulcera peptica. Trova anche utilizzo come dolcificante alimentare, essendo fino a 50 volte più dolce del saccarosio e rispetto al quale il gusto dolce viene percepito più tardi ma rimane più a lungo in bocca. Rispetto al dolcificante sintetico aspartame continua a conferire gusto dolce anche in seguito a riscaldamento.

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