Quanto sono importanti gli omega 3 e gli omega 6 per la tua salute?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PESCE CIBO SALMONE CUCINA DIETA OMEGA 3 (4)Se ne parla tanto quando si discute della nostra alimentazione, anche se non tutti sanno esattamente cosa siano. Una domanda che mi sento rivolgere spesso è “quanto sono importanti gli omega-3 e gli omega-6 per la mia salute?”. Decisamente tantissimo. Vediamo oggi cosa sono questi acidi grassi e quali importanti compiti svolgono all’interno del nostro organismo.

A che servono gli omega-3 e gli omega-6?
Sia gli acidi grassi omega-3 (ω-3) sia gli omega-6 (ω-6) sono importanti componenti delle membrane cellulari e sono importanti precursori di molte altre sostanze nell’organismo come quelle coinvolte nella regolazione della pressione sanguigna e nelle risposte infiammatorie. Gli acidi grassi omega-3 sono considerati sempre di più come fattori di protezione nelle malattie cardiache letali e sono noti i loro effetti antinfiammatori, che possono essere importanti in queste ed in altre malattie. C’è anche una crescente attenzione per il ruolo degli acidi grassi omega-3 nella prevenzione del diabete e di alcuni tipi di neoplasie.1
Il corpo umano è capace di produrre tutti gli acidi grassi necessari, eccetto due: l’acido linoleico (LA), un acido grasso omega-6 e l’acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso omega-3. Questi devono essere apportati dalla dieta e si definiscono anche “acidi grassi essenziali”. Entrambi questi acidi grassi sono necessari per la crescita e la guarigione dei tessuti, ma possono anche essere utilizzati per la produzione di altri acidi grassi (es. l’acido arachidonico (AA) deriva dall’LA). Tuttavia, poiché la conversione ad acido grasso omega-3 eicosapentaenoico (EPA) e docosaesenoico (DHA) è limitata, si consiglia di includere nella dieta questi acidi grassi. Gli acidi grassi ALA e LA si trovano nei vegetali e nell’olio di semi. Anche se i livelli di LA sono di solito più alti rispetto a quelli di ALA, l’olio di colza e di noci ne sono ottime fonti. Gli acidi grassi EPA e DHA si trovano nell’olio di pesce (es. salmone, sgombro, aringa). L’acido grasso AA si può ottenere da fonti animali quali la carne e l’albume d’uovo.

Leggi anche: Differenza tra omega 3, omega 6 ed omega 9: quale integratore scegliere?

Il rapporto omega-3/omega-6
Nel corpo umano LA e ALA sono in competizione, in quanto metabolizzati dallo stesso enzima, Δ6-desaturasi. Questo aspetto è da tenere in considerazione per la salute poiché una eccessiva assunzione di LA potrebbe ridurre la quantità di Δ6-desaturasi disponibile per il metabolismo di ALA con il conseguente aumento del rischio di malattie cardiache. Dati a sostegno di questa teoria mostrano che negli ultimi 150 anni, l’apporto di omega-6 è aumentato, mentre quello degli omega-3 è parallelamente diminuito, con l’aumento di malattie cardiache. Pertanto è stato applicato il concetto di un rapporto “ideale” tra omega-6 ed omega-3 nella dieta. Una eccessiva assunzione di omega-6 può compromettere la formazione degli omega-3 a partire dall’acido alfa-linolenico, e viceversa. Non a caso, nella dieta tipica dei Paesi occidentali, il rapporto omega-6/omega-3 è di 10:1, mentre, per essere ideale, dovrebbe essere di 6:1. Per riequilibrare tale rapporto è fondamentale aumentare il consumo di pesce, soprattutto di quello azzurro e delle specie che popolano i mari del nord.
Tuttavia, non è ancora stato identificato il rapporto associato alla riduzione del rischio delle malattie cardiache e attualmente molti esperti suggeriscono che il rapporto è meno importante; ciò che preoccupa di più gli Autori è la quantità assoluta di acidi grassi assunti. Un lavoro pubblicato su questo argomento ha stabilito che aumentando solamente la quantità di ALA, EPA e DHA nella dieta si può ottenere la quantità desiderata di questi acidi grassi nei tessuti corporei, e che non è necessario diminuire l’apporto di LA e AA.3 Inoltre, il metodo utilizzato è identico sia per le diete che hanno un corretto apporto di omega-6 e omega-3, sia per quelle che sono carenti di entrambi.

Funzioni degli omega-6 e degli omega-3
Gli acidi grassi polinsaturi omega-6 abbassano la colesterolemia, riducendo i livelli plasmatici delle LDL. Questo beneficio, tuttavia, è in parte attenuato dal fatto che gli stessi acidi grassi omega-6 riducono anche il colesterolo “buono” HDL.
L’acido oleico (olio di oliva), invece, riduce i livelli di colesterolo-LDL senza intaccare la percentuale di colesterolo-HDL. Questo acido grasso, pur non essendo essenziale come gli altri due, è quindi molto importante per il nostro benessere. L’acido oleico si trova in numerosi condimenti di origine vegetale ed in particolar modo nell’olio di oliva che, anche per questo motivo, rappresenta uno dei migliori condimenti da utilizzare in cucina.
Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi, interferendo con la loro incorporazione a livello epatico nelle VLDL. Per questo motivo possiedono un’importante azione antitrombotica (ricordiamo, infatti, che alti livelli di trigliceridi nel sangue riducono il processo di fibrinolisi, deputato allo scioglimento dei coaguli intravasali; per questo motivo l’ipertrigliceridemia si accompagna ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari).
Tutto ciò spiega come mai ogni giorno, tramite tv e giornali, medici e nutrizionisti sottolineino l’importanza di un regolare consumo di alimenti ricchi di omega-tre (pesci e semi di lino), in modo da tenere sotto controllo i livelli ematici di colesterolo, trigliceridi e, insieme ad essi, il rischio di malattie cardiovascolari.

Leggi anche: Differenza tra grassi animali e vegetali

Quanto omega-3 assumere ogni giorno?
L’integrazione consigliata di omega-3 varia da paese a paese, da 0,5 a 2% dell’energia; l’integrazione raccomandata di ALA varia da 0,6 a 1% dell’energia ossia 1-2 g al giorno. Uno studio sull’apporto dietetico di vari tipi di grassi ha riscontrato che l’effettiva assunzione di ALA varia da circa 0,6g/dì (Francia e Grecia) a 2,5g/dì (Islanda) nell’uomo e 0,5g/dì (Francia) a 2,1g/dì (Danimarca) nelle donne. Le integrazioni sono troppo basse nella maggior parte dei casi e si consiglia un aumento del consumo degli alimenti ricchi di omega-3 per avere un beneficio nella maggior parte delle diete. Questo si può ottenere per esempio mangiando una o due volte la settimana il pesce azzurro e usando l’olio di colza al posto dell’olio di girasole.

La struttura degli omega-3 e omega-6
Circa il 90% degli acidi grassi contenuti nella nostra dieta sono trigliceridi, che sono costituiti da acidi grassi e glicerolo. Gli acidi grassi presentano una catena di atomi di carbonio, con un gruppo metile ad una estremità ed un gruppo acido all’altra estremità .Ogni atomo di carbonio lega degli atomi di idrogeno, il cui numero varia a seconda che l’acido grasso sia saturo o insaturo. I saturi contengono il massimo numero possibile di atomi d’idrogeno, mentre negli insaturi alcuni atomi d’idrogeno mancano, e sono sostituiti da doppi legami tra gli atomi di carbonio.
I grassi vengono definiti “monoinsaturi” se presentano un solo doppio legame, e “polinsaturi” se presentano due o più doppi legami. Gli acidi grassi omega-3 e omega-6 sono entrambi polinsaturi (Fig. 1): essi differiscono nella posizione del primo dei doppi legami. Negli omega-3 il primo doppio legame si trova sul terzo atomo di carbonio, mentre negli omega-6 si trova sul sesto atomo di carbonio, iniziando a contare dall’estremità dotata del gruppo metile (contrassegnata dall’omega).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Qual è la giusta percentuale di grasso che dobbiamo avere nel corpo?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma GIUSTA PERCENTUALE GRASSO CORPO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sex Filler Botulino

In molti, dopo avere stati sottoposti all’esame bioimpedenziometrico, mi chiedono quale sia la percentuale di massa grassa che il loro corpo deve possedere per essere considerati “in forma”. Da ora in poi, grazie alla figura che vedete qui in alto, questa percentuale non sarà più un mistero!

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Le bottiglie di plastica cedono all’acqua elementi tossici

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FRIGORIFERO CUCINA CIBO DIETA DIMAGRIRE PRODOTTI SPESA SUPERMERCATOLe bottiglie di plastica che si trovano nei nostri supermercati possono cedere nell’acqua composti potenzialmente tossici derivanti dall’involucro in Pet (polietilene tereftalato). A sostenerlo è Silvano Monarca, docente del Dipartimento di Igiene e sanità pubblica dell’Università di Perugia, le cui ricerche hanno dimostrato che queste cessioni, pur rimanendo nei limiti consentiti dalla legge, sono rilevabili in quantitativi variabili nel tempo. Le ricerche dell’equipe umbra non sono le uniche ad aver messo in evidenza una migrazione nell’acqua di elementi potenzialmente pericolosi sulla salute: alcuni studi europei hanno infatti trovato in alcune acque in bottiglia la presenza di interferenti endocrini, sostanze che potrebbero modificare l’equilibrio ormonale.

Continua la lettura su https://www.corriere.it/inchieste/reportime/salute/acqua-bottiglia-sotto-esame-dubbi-comunita-scientifica/daae6166-135b-11e4-bb47-dc581d38d44f.shtml

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Perdere peso in estate? Arriva la dieta del giaccio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO NEVE FREDDO MONTAGNA COPPIA SESSO AMORE (3)La domanda tipica poco prima e durante l’estate è la seguente: come perdere peso in estate senza soffrire? Ecco che dagli Stati Uniti arriva l’ultima bislacca trovata per dimagrire: la “dieta del ghiaccio”. Proposta dal gastroenterologo del New Jersey, Brian Weiner, si basa su due punti cardini: il primo è che il nostro corpo consumi calorie sciogliendo il ghiaccio assunto, il secondo è che il ghiaccio provochi un istantaneo senso di sazietà che ci porta a non ingurgitare schifezze fuori pasto.
Weiner sostiene che non ci sono controindicazioni, anzi, mangiare un litro di ghiaccio al giorno farebbe bruciare fino a 160 calorie.

Continua la lettura su https://www.elle.com/it/salute/diete/news/a1052979/la-dieta-del-ghiaccio/

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Il terribile olio di palma presente in 37 merendine vendute al supermercato

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COLAZIONE CORNETTO DOLCI FRUTTA CROISSANT DIETA DIMAGRIRE CALORIE GRASSIL’olio di palma, come ormai molti sanno, è l’ingrediente principe della Nutella e la Ferrero è stata forse una delle prime aziende ad usarlo già dagli anni Sessanta. Adesso a distanza di mezzo secolo è diventato il grasso più utilizzato nell’industria alimentare italiana. Fino a pochi mesi fa i consumatori non erano informati, perché sulle etichette l’olio veniva abilmente “nascosto” con la dicitura “oli e grassi vegetali”, e poche aziende riportavano in chiaro la scritta “olio di palma” nell’elenco degli ingredienti. Da qualche mese la situazione è cambiata, perché la normativa europea che entrerà in vigore definitivamente il 13 dicembre 2014 prevede l’obbligo di indicare in etichetta il tipo di materia grassa impiegata nei prodotti alimentari.

Continua la lettura su https://ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-merendine.html

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I dieci buoni motivi per cui non dovresti bere bevande gassate

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ALCOL ALCOLISMO BERE COCKTAIL AMICI BRINDARE FELICITA ALLEGRIA GRUPPO ESTATEAvete mai notato che quando si entra al supermercato a fare la spesa, uno dei reparti che attira maggiormente l’attenzione (nostra e specialmente quella dei bambini), è il reparto bibite. Il motivo è semplice: montagne di bottiglie di tutte le forme e di tutti i colori creano murales accattivanti che riempiono gli occhi e riempiono le papille gustative di qualcosa che il nostro cervello elabora come “buono” “dolce” anche se in realtà di buono non c’è molto e di dolce c’è troppo. Ebbene, questo reparto sarebbe veramente da evitare, almeno per dieci motivi diversi, come elencato sul sito Fooducate.com, il quale si premura di fornire un sistema di classificazione dei cibi in commercio, sviluppato da scienziati, dietisti e genitori attraverso un algoritmo scientifico basato sui valori nutrizionali e sulla lista degli ingredienti.

1) Fanno ingrassare

Generalmente queste bevande sono ricche di zuccheri che vanno ad incrementare l’apporto calorico giornaliero ed il grasso corporeo aumenta. Bevendo una lattina di bibita ogni giorno per un anno il peso aumenta di circa 8 Kg, rispetto a chi invece beve solo acqua.

2) Ingannano il corpo

Le bibite denominate “diet” o “light” oppure “zero” non contengono calorie, ma hanno un sapore che inganna il cervello e fanno si che il corpo rilasci insulina che serve per assorbire gli zuccheri che però il corpo non riceverà mai e quindi ciò tende ad incrementare le cellule adipose.

3) Sono pericolose

I dolcificanti usati per rendere appetibili e piacevoli queste bibite sono risultati cancerogeni in alcuni studi. Seppure i risultati in realtà siano ancora controversi, nel dubbio forse ci conviene evitarli.

4) Aumentano il rischio diabete

Vari studi hanno dimostrato un legame tra consumo di bibite e diabete di tipo 2. L’elevata quantità di zucchero nelle bevande analcoliche ha dimostrato di aumentare le probabilità di diabete. Inoltre le bevande dietetiche possono aumentare le probabilità ancora più delle bevande normali.

5) Rovinano i denti

Lo zucchero contenuto nelle bibite, si deposita sui denti insieme all’acido fosforico, all’acido malico e/o l’acido citrico. Questi composti danneggiano lo smalto dei denti favorendo la carie. Inoltre le “bollicine” tendono ad indebolire i denti che possono scheggiarsi più facilmente.

6) Alleggeriscono il portafoglio

Le bibite gassate costano molto rispetto all’acqua, si calcola che una famiglia di 4 persone risparmia fino a 500 dollari all’anno bevendo solo acqua.

7) Danneggiano le papille gustative

Non tutti sanno che il gusto delle bevande gassate altera le papille gustative a tal punto che quando si gusta un pranzo fatto in casa e cucinato alla perfezione, non si riesce a gustare appieno i sapori che vengono alterati dagli acidi e dallo zucchero, non a caso i sommelier consigliano vini diversi per cibi diversi… ma mai e poi mai consiglierebbero una bibita dolce.

8) Contengono zuccheri raffinati

In una lattina contiene 10 cucchiai di zucchero, consumandone una al giorno per un anno è come assumere 14,5 kg di zucchero.

9) Contengono coloranti artificiali

Alcune bibite contengono coloranti (tartrazina) che sono sospettati di provocare iperattività nei bambini. Altre vendono colorate con la cocciniglia, un colorante di origine animale ottenuto dalla spremitura di insetti gravidi.

10) Danneggiano l’ambiente

Le lattine e le bottigliette di plastica sono a miliardi e stanno sommergendo la Terra, il riciclaggio non è ancora in grado di sopperire alla stragrande maggioranza di questi rifiuti. L’unica soluzione rimane quella di limitarne o meglio evitarne il consumo.

Tanti altri motivi per non bere bibite gassate

Oltre a questi 10 motivi potremmo trovarne altri, come ad esempio l’acqua sottratta dalle multinazionali alle popolazioni indiane, insieme allo sfruttamento dei lavoratori, inoltre uno studio delle Università di Sydney, Melbourne e Newcastle, in Australia, e di Singapore, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha stabilito che i bambini che bevono una o più bevande dolci al giorno hanno arterie più sottili dietro gli occhi, un fattore associato a un maggior rischio di malattie cardiache e di pressione alta da adulti. Senza contare che in alcune bibite gassate definite “energy drink” vi sono un mix di eccitanti come caffeina e taurina che possono creare dipendenza e alterare lo stato psicofisico di chi ne assume in quantità.

FONTE DI PARTE DI QUESTO TESTO

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Difficoltà a dimagrire? Attenti allo stress: rallenta il metabolismo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOAvete presente quando non riuscite a smettere di mangiare, in genere porcherie ipercaloriche, perché siete stressate? Ecco, la fame nervosa potrebbe non essere l’unico legame che unisce stress e sovrappeso. Uno studio dell’americana Ohio State University, appena pubblicato su Biological Psychiatry, rivela che lo stress è un fattore che rallenta il metabolismo, quindi quando si mangia un pasto ipercalorico si fa più fatica a bruciarlo se si è stressati. Gli autori avvertono che i risultati sono validi solo per le donne, sulle quali sono stati compiuti esperimenti e misurazioni. Mentre per gli uomini, che hanno una maggiore massa muscolare, potrebbero non entrare in gioco gli stessi meccanismi.

Leggi anche: Fame nervosa: cause, sintomi e cure

A 58 donne con un’età media di 53 anni i ricercatori hanno chiesto di mangiare solo i pasti standardizzati forniti dal laboratorio per 24 ore e poi di digiunare per 12 ore prima di presentarsi per una visita che ne avrebbe verificato lo stato di salute mentale, i livelli di attività fisica e, tramite un’intervista, eventuali precedenti di depressione e presenza di fattori di stress nelle 24 ore precedenti allo studio vero e proprio. Nel corso di due incontri 31 donne hanno dichiarato di aver avuto almeno un episodio stressante prima della visita, e 21 prima di entrambe le visite. Nella maggior parte dei casi si era trattato di problemi interpersonali come litigi con colleghi o mariti, problemi con i bambini o problemi sul lavoro.

A questo punto a tutte è stato servito un pasto composto da uova, salsiccia, salsa e biscotti con un contenuto energetico approssimativo di 930 calorie e ben 60 grammi di grasso. I ricercatori hanno chiesto alle partecipanti di consumare il pasto in 20 minuti e per le successive 7 ore hanno misurato il tasso metabolico di ciascuna per 20 minuti ogni ora, grazie all’analisi del flusso di ossigeno e anidride carbonica inspirati ed espirati. “Misurando lo scambio di gas possiamo determinare il loro tasso metabolico: di quanta energia il loro corpo ha bisogno durante il periodo di misurazione”, spiega Martha Belury, professore di Nutrizione umana alla Ohio State e co-autrice dello studio.

“Le partecipanti bruciavano meno calorie nel corso delle 7 ore successive al pasto quando avevano avuto un fattore di stress nella propria vita il giorno precedente”, racconta Belury. Quanto meno? Per l’esattezza 104 calorie meno rispetto a quelle bruciate dalle donne non stressate, una differenza che può tradursi in un aumento di peso di quasi 5 kg in un solo anno.

Grazie a diversi prelievi del sangue effettuati nel corso della giornata è stato anche possibile seguire “cosa accadeva a livello metabolico dopo aver ingerito un pasto ad alto contenuto di grassi”, aggiunge Janice Kiecolt-Glaser, che insegna Psichiatria e Psicologia ed è autrice principale dello studio. Nelle donne stressate l’insulina raggiungeva un picco subito dopo il pasto e poi scendeva fino a raggiungere i livelli osservati nelle donne non stressate dopo circa un’ora e mezza. Più alti livelli di insulina contribuiscono allo stoccaggio del grasso e alla sua minore ossidazione. In pratica ostacola la trasformazione delle grandi molecole di grasso in molecole più piccole che possono essere utilizzate come carburante dall’organismo. Tutto il grasso che non è bruciato viene immagazzinato e contribuisce all’aumento di peso.

Leggi anche: Mangio troppo e senza controllo: come faccio a capire se ho la bulimia nervosa?

Gli autori hanno valutato anche il ruolo di una passata depressione sul funzionamento del metabolismo delle donne analizzate e hanno appurato che questa da sola non influisce sul tasso metabolico, ma combinata allo stress comporta un maggiore innalzamento dei trigliceridi dopo il pasto. Alti livelli di questi grassi nel sangue rappresentano un rischio cardiovascolare. L’abbinata di una passata depressione con recenti episodi stressanti sembra quindi essere la combinazione peggiore.

“Sappiamo che non sempre possiamo evitare i fattori di stress nella nostra vita”, chiosa Belury, “ma una cosa che possiamo fare per prepararci a questa eventualità è avere cibi sani a portata di mano nel frigo e nell’armadietto dell’ufficio. Così quando quei fattori di stress entrano in gioco, possiamo mangiare qualcosa di sano invece di rivolgerci a più comode ma molto più caloriche alternative”.

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Fare o non fare la colazione influisce sul nostro peso?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COLAZIONE CORNETTO DOLCI FRUTTA CROISSANT DIETA DIMAGRIRE CALORIE GRASSIQuando si tratta di aiutare le persone a gestire meglio il proprio peso, perderlo se hanno dei chili in più o anche solo evitare di prenderlo, si privilegiano i messaggi semplici. Meno calorie, meno cibi grassi, più frutta e verdura, più movimento. E mi raccomando: mai saltare la colazione. La realtà naturalmente è più complicata di quanto ci faccia comodo pensare, perciò non passa giorno che qualche studio non smentisca o se non altro ridimensioni, la veridicità di questi messaggi, ricordandoci che i fattori che incidono sul peso e sulla composizione corporea sono molteplici e vanno tenuti tutti nella giusta considerazione.

Lo studio statunitense

Analizzando 92 studi che in passato si sono occupati della relazione che esiste tra la colazione e il sovrappeso, Emily Dhurandhar e colleghi dell’Università dell’Alabama a Birmingham hanno notato che nessuno di questi aveva raggiunto risposte definitive alla domanda e hanno deciso di mettere alla prova la più comune tra le raccomandazioni nutrizionali per verificare se il messaggio fosse efficace o invece fuorviante. “Gli studi precedenti hanno per lo più dimostrato l’esistenza di una correlazione, ma non necessariamente un rapporto causale”, spiega Dhurandhar. “Al contrario, noi abbiamo svolto un ampio studio randomizzato per esaminare se le raccomandazioni sulla colazione hanno un effetto causale sulla perdita di peso” e hanno utilizzato la perdita di peso dei partecipanti come parametro principale dello studio. Per farlo hanno chiesto a 309 adulti sani ma in sovrappeso o obesi, di età compresa tra i 20 e i 65 anni, di seguire il regime alimentare assegnato per 16 settimane. Divisi in modo casuale in tre gruppi, i partecipanti dovevano saltare la colazione, o al contrario farla tutti i giorni oppure, nel caso del gruppo di controllo, comportarsi come facevano di solito, quindi fare o saltare la colazione in base alle proprie abitudini, ricevendo semplici consigli nutrizionali che però non menzionavano in particolare questo pasto. Alla fine dello studio non vi è stato nessun effetto identificabile sul peso in nessuno dei tre gruppi, suggerendo che saltare la colazione non influisce necessariamente sul peso corporeo.

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