Metabolismo, lipolisi, termogenesi, ormoni, ritenzione… Tu quanto ne sai di nutrizione?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO YOGURT FRUTTA CIBO DIETA FRAGOLE (4)Metabolismo, carboidrati, lipolisi, insulina, termogenesi, ritenzione idrica… termini che ormai sono diventati di uso comune. Tutti ne parlano, ma siamo davvero sicuri che tutti sappiano davvero quello di cui stanno parlando? Ecco alcune domande/risposte per fare un po’ di chiarezza!

Perché la perdita di peso è più rapida all’inizio della dieta e poi rallenta?
Questo avviene perché nei diversi stadi di dimagrimento si perdono differenti tipi di grasso corporeo. Nella fase iniziale la perdita riguarda i grassi, il tessuto muscolare e l’acqua. Dopo circa due settimane la perdita di muscolo e di acqua rallenta. Infine, tra la terza e la quinta settimana, si riacquistano l’acqua e il tessuto muscolare persi all’inizio. Questa è la temuta fase “plateau” durante la quale è anche possibile aumentare di peso a dispetto della dieta poiché il tessuto muscolare (che cresce) pesa più del tessuto adiposo (che diminuisce). Per impedire lo scoraggiamento che spesso accompagna la fase “plateau”, smettete di salire sulla bilancia e adottate il sistema chiamato “somma delle circonferenze”, che consiste nel misurare le circonferenze dei punti critici sommando poi i valori ottenuti. La reale perdita di grasso è denunciata dai centimetri persi più che dalla diminuzione del peso. dopo un primo periodo di dieta e riduzione del peso, è utile sospendere la dieta per favorire un assestamento, durante il quale l’organismo si abitua al nuovo peso. chiaramente dovrà essere un periodo in cui, pur senza fare una dieta, seguirò un’alimentazione equilibrata, senza troppi eccessi. il meccanismo è questo: quando si comincia una dieta, e si comincia a perdere peso, l’ organismo per un po’ tenderà sempre al peso iniziale, poiché ha una memoria più forte di quel peso. Ma dopo un certo periodo di dieta, ed una fase di assestamento, ci sarà un nuovo equilibrio intorno al nuovo peso acquisito. A questo punto, se si fa attenzione, difficilmente questo peso aumenterà di nuovo.

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I digiuni prolungati abbassano il metabolismo?
Si Perchè l’ organismo percepisce l’ azzeramento dell’ introito calorico come una riduzione del fabbisogno energetico, e quindi risponde abbassando il MB. Inoltre il nostro corpo entra in uno stato di allarme nei confronti di quella che esso percepisce come una situazione di emergenza da digiuno. L’aumentata produzione di cortisolo e successivamente di adrenalina indotte da stress più o meno intensi e duraturi a cui è stato sottoposto l’ organismo possono provocare debolezza, nausea e capogiri.

Durante un digiuno si perde solo grasso?
No, anche massa muscolare. infatti quando si azzererà riserva di zuccheri, l’ organismo attingerà energie dai grassi, ma soprattutto dalle proteine muscolari, secondo 3 meccanismi.1) Immissione nel ciclo di Krebs. 2) Sintesi di glucosio (neoglucogenesi), usato secondo il normale iter. 3) Sintesi di corpi chetonici utilizzati solo in parte a livello del ciclo di Krebs. Ed i corpi chetonici rappresentano un altro importante problema dei digiuni prolungati. infatti essi sono anoressizzanti (riducono la fame), ed inoltre un loro eccesso può abbassare pericolosamente il pH ematico, riducendo la funzionalità di tutti gli enzimi

Perché tutte le volte che si abbandona una dieta per poi riprenderla, il dimagrimento risulta molto difficoltoso?
Le diete “a fisarmonica” non solo sono dannose per la salute, ma rendono più difficile dimagrire. Il perché? Ebbene, l’enzima responsabile del controllo dei depositi di grasso (la lipoprotein-lipasi o LPL), che si trova sulla superficie del tessuto adiposo, è dotata di memoria. La LPL di chi si mette a dieta per la prima volta è “ignorante” ma, quando smette di ricevere il quantitativo di grasso cui è abituata, capisce che deve essere presente in maggiore quantità per riuscire a legare e conservare meglio il grasso. Iniziando e terminando più volte una dieta non si fa altro che allenare la LPL a conservare il grasso in modo più rapido ed efficiente.

Quanto dura la spinta metabolica fornita da un esercizio aerobico?
Dipende dall’esercizio. Una passeggiata di mezz’ora a passo sostenuto dovrebbe elevare il metabolismo per circa quattro ore. Ciò non sarà certo sufficiente a farvi smaltire una coppa di gelato con panna o una fetta di torta al cioccolato, ma non sottovalutatene l’importanza. Ricordate inoltre che l’esercizio fisico potenzia le masse muscolari che, anche a riposo, bruciano più calorie delle masse adipose.

Ci sono degli elementi da evitare in quanto stimolano l’appetito?
Non esattamente anche se alcuni alimenti sono da eliminare perché rischiano di compromettere la dieta. Tra questi desidero ricordare le bevande ipercaloriche che forniscono calorie “vuote” senza soddisfare il desiderio di cibo. Anche i grassi pongono un problema simile; li si può definire “induttori di voglia” perché dopo averli assunti rimane il desiderio di mangiarne ancora.

E’ vero che, invecchiando diventa sempre più difficile dimagrire?
No, non esattamente. Il metabolismo, cioè la velocità con cui il nostro organismo brucia le calorie, si riduce solo dell’1-2% per ogni decade. Ciò che sicuramente cambia è lo stile di vita. Invecchiando il nostro organismo trova modi sempre più efficaci per conservare l’energia. Mentre la massa muscolare si riduce per il disuso, aumenta la percentuale di grasso. Chiaramente, come già detto, il metabolismo potrà ridursi molto nei casi di digiuno prolungato e di eccessiva riduzione della massa magra.

Che cos’ è il metabolismo basale (MB)?
Corrisponde alla quantità di calorie di cui noi abbiamo bisogno nel corso di una giornata in condizioni basali. Il MB costituisce il 60 % della spesa energetica giornaliera; Il 10% servirà per l’ assimilazione delle componenti nutritive dagli alimenti; il 30 % sarà necessario allo svolgimento di tutte le attività fisiche. il MB è inoltre funzione della massa muscolare. Nel senso che aumenta all’ aumentare della massa muscolare e viceversa. Quindi fare delle diete sbagliate che fanno perdere massa muscolare, riduce il IL MB. Ma Le energie di cui si ha bisogno quotidianamente servono oltre che per le attività fisiche e mentali, anche per la termogenesi.

Che cos’ è la termogenesi?
La produzione di calore necessario per garantire la temperatura corporea fisiologica (omeotermia). La termogenesi in un individuo normotipo utilizza energia proveniente da grassi esogeni od endogeni. Ma per alcune tipologie di tessuto adiposo la termogenesi è inefficiente è inefficiente e questi tenderanno ad accumulare grasso. Per migliorare l’efficienza della termogenesi bisogna fare attività fisica. Mentre invece per conservare l’efficienza del MB oltre all’ attività fisica sarà utile anche fare piccoli spuntini durante la giornata, evitare le bombe caloriche e non saltare i pasti.

La lipolisi ha la stessa velocità per il tessuto adiposo di diversi distretti corporei?
No, perché la lipolisi del grasso viscerale (che caratterizza il sovrappeso maschile) è molto più veloce di quella del grasso che si accumula a livello di glutei e cosce (che caratterizza il sovrappeso femminile). In quest’ultimo caso è determinante l’ azione degli estrogeni, che stimolano l’adipogenesi localizzata.

Ci sono casi in cui nell’ uomo e nella donna non c’è accumulo di grasso nelle zone di cui sopra?
In un uomo in cui i livelli di testosterone, (ormone che determina lo sviluppo di caratteristiche maschili), non sono molto più alti di quelli di estrogeni, (ormoni che determinano lo sviluppo di caratteristiche femminili), questi ultimi potranno determinare una distribuzione del grasso simile a quella femminile, cioè: cosce, glutei, basso addome e soprattutto nella zona dei pettorali (ginecomastia). Lo stesso vale per la donna, in particolare quando con il sopraggiungere della menopausa si azzera la produzione di estrogeni. In tal caso il grasso tenderà a depositarsi a livello di alto addome, zone sottoscapolari e spalle

Che ruolo hanno la glicemia e l’ insulina nell’adipogenesi?
L’indice glicemico ci fornisce informazioni riguardo la velocità con cui si eleva la glicemia dopo l’ assunzione di un determinato alimento. A parità di calorie possiamo avere indici glicemici differenti. Maggiore sarà La velocità’ di assorbimento degli zuccheri, maggiore sarà l’ elevazione della glicemia. Gli zuccheri semplici come il saccarosio (zucchero da tavola), avranno una velocita di assorbimento maggiore rispetto agli zuccheri complessi come pasta, riso e pane (carboidrati e amidi). Ma La presenza di fibre nell’ alimento rallenta l’ assorbimento degli zuccheri. Quindi il pane integrale avrà un indice glicemico più basso rispetto al pane bianco; e la frutta, pur contenendo fruttosio, che è uno zucchero semplice, avrà un indice glicemico molto più basso di carboidrati come pane e pasta. Quindi bisogna prediligere alimenti che possiedono una grossa quantità di fibre. Glicemia alta significa una maggiore quantità di insulina prodotta per tenere sotto controllo la stessa glicemia. Ma l’ insulina è un ormone anabolico e stimola l’ aumento di peso in termini di massa grassa, inibendo l’ azione della lipasi adipocitaria e quindi stimolando l’ adipogenesi. Anche gli acidi grassi liberi in eccesso costituiscono un problema, poiché attivano una cascata di segnali intracellulari che impedisce la esternalizzazione del recettore per il glucosio, quindi la cellula sarà meno recettiva verso il glucosio, ed ancora una volta la conseguenza sarà’ un aumento dell’ insulina e quindi dell’adipogenesi.

Ci sono altri ormoni che influenzano indirettamente l’accumulo di peso?
a) Il glucagone, la cui sintesi è stimolata soprattutto dall’ assunzione di pasti proteici, antagonizza l’ azione dell’ insulina
b) Il GH, che antagonizza sia l’ azione dell’ insulina che quella degli estrogeni. La produzione di GH è stimolata dall’ assunzione di pasti proteici, ma ha anche un picco fisiologico a circa 1 ora prima che ci si addormenti. Inoltre il gh stimola l’ anabolismo muscolare, stimolando indirettamente l’ aumento del metabolismo.

Quali sono le cause della ritenzione idrica?
a) Ipotonia venosa con rallentamento della microcircolazone venosa che riporta il sangue ai polmoni e successivamente al cuore. I sintomi possono essere formicolii alle estremità degli arti, o gambe gonfie a fine giornata. Inoltre una delle reazioni del corpo in caso di insufficienza venosa è la formazione di vene varicose per aumentare il flusso ematico di ritorno verso il cuore.
b) Rallentamento della circolazione microlinfatica che trasporta con la linfa le tossine a rene e fegato. In tal caso i liquidi interstiziali si accumulano in maggior quantità. I sintomi possono essere arti e viso gonfi.
c) Squilibrio sodio/potassio. Il potassio è prevalentemente extracellulare. Ma se si accumula troppo Na extracellularmente, si ha un accumulo eccessivo di liquidi e quindi edema.

Quali sono i tessuti di accumulodi tossine e liquidi e le difficoltà di eliminazione?
Accumulo di tossine e liquidi sono collegati. Ci sono vari livelli di gravità nell’ accumulo di tossine e liquidi, se questi non vengono normalmente eliminati dagli organi emuntori preposti.
a) Processo infiammatorio grazie al quale l’organismo neutralizza prima ed espelle poi le tossine accumulate a livello della matrice interstiziale e non eliminate.
b) Quando l’ infiammazione non basta c’è la fase di deposito a livello delle cellule mesenchimali del connettivo, che può essere il risultato di tossine che superano il livello di contenimento dello spazio interstiziale, o della difficoltà delle cellule di eliminare i cataboliti endocellulari. Se queste tossine continuano ad espandersi a livello cellulare, c’ è la formazione di cellulite.
c) Successivamente si arriva alla fase di impregnazione, nella quale le tossine cominciano ad accumularsi a livello delle cellule del parenchima degli organi.
d) Se la fase dsi impregnazione perdura, comincia una fase di degenerazione che determina un blocco dei processi enzimatici, arrecando gravi danni alle cellule ed alterando tutti i normali processi fisiologici

Quali sono i fattori di rischio cardiovascolari?
Quelli che caratterizzano la sindrome plurimetabolica, a cui si vanno ad aggiungere età, fumo, bassi livelli di Adiponectina, ed alti livelli di Proteina C reattiva e di Interleuchina 10. E importante sapere che non dovrebbero essere presenti mai più di 2 fattori di rischio. Quali sono gli indici ed i numeri da ricordare? Il BMI è un indice usato per valutare il grado di soprappeso. Ed è dato dal rapporto tra peso ed altezza al quadrato. Il range di normalità è per gli uomini 19 – 24,9 e 18 – 23,9 per le donne. Tra 25 e 29,9 si parla di sovrappeso. Tra 30 e 34,9 si parla di obesità . Il difetto del BMI è che non fa distinzione tra massa grassa e massa muscolare, quindi non può essere utilizzato per i culturisti. Un altro indice è il WHR dato dal rapporto tra la circonferenza vita e la circonferenza bacino. Il range di normalità è per gli uomini 0.95 – 0.99 e per le donne 0.79 – 0.84. Poi abbiamo la circonferenza vita, il cui limite superiore è 102 per gli uomini e 88 per la donna (anche se si sta già da tempo penando di abbassarli). La circonferenza vita da indicazioni riguardo l’ entità del grasso viscerale.

Che cos’ è la sindrome premestruale e qual è il collegamento con carboidrati e sport?
Sbalzi di umore irritabilità, ansia, malinconia, fino alla depressione. E poi cali d’energia, disturbi fisici quali ritenzione idrica e aumento di peso, dolore addominale, cefalea, tensione al seno, e infine desiderio di cibi dolci o salati. nei giorni che precedono le mestruazioni, al calo progressivo di estrogeni e testosterone si aggiunge quello del progesterone. E siccome il corpo femminile è “dipendente” da questi tre ormoni, quando si riducono va in astinenza. Ed ecco la PMS. Si sa che la sindrome tende a peggiorare dopo i 30 anni. Forse proprio perché il corpo tende a “sensibilizzarsi” al lavoro degli ormoni col passare del tempo. Non solo: la PMS risente anche dello stress quotidiano. Le donne dall’umore stabile hanno un’attività più intensa nella regione frontale, addetta al controllo delle emozioni. Quindi il loro cervello è più capace di compensare gli sbalzi ormonali, aumentando l’attività delle aree che imbrigliano l’emotività. le donne con problemi di fertilità spesso hanno una Pms severa, perché attendono l’ovulazione e il flusso con ansia. Le soluzioni sono molte. In primo luogo bisogna favorire la produzione di serotonina, l’ ormone regolatore dell’ umore. A tal scopo è necessario mangiare buoni quantitativi di carboidrati, poiché ricchi di triptofano, che è il precursore di della serotonina; oppure se si è a dieta, fare una integrazione di triptofano. Ci sono poi anche altri minerali utili per attenuare i disturbi fisici e le fluttuazioni dell’ umore. Uno sport “dolce”, come il nuoto, aumenta la produzione di betaendorfine, i neurotrasmettitori del benessere. Anche il sole aumenta la produzione di beta endorfine. Ma oltre all’ umore c’è anche il problema della ritenzione idrica e della tensione al seno(mastodinia), dovuti al crollo del progesterone, (che stimolando la produzione di aldosterone determina un maggior assorbimento di sodio e quindi di liquidi), ed allo squilibrio dell’ ormone prolattina. Quindi si potranno utilizzare drenanti connettivali e stimolatori dei linfatici e degli organi emuntori. Bisogna poi sapere che il calo degli estrogeni incendia d’adrenalina i centri d’allerta del cervello. Quindi è preferibile non bere caffè, tè e cole, per evitare eccessive irritabilità ed ansia. Sì, invece, a un bicchiere di camomilla prima di dormire infine il mal di testa causato dal crollo degli estrogeni può essere ridotto moderando i cibi ad alto contenuto di tiramina, un neurotrasmettitore con effetti di vasocostrizione simili a quelli dell’adrenalina: alcuni formaggi, il vino (soprattutto rosso), la cioccolata e i cibi conservati.

Perché alcune persone riescono ad essere sempre magre pur mangiando tanto e male?
Queste persone utilizzano l’ energia derivata dagli alimenti sia per compiere lavoro fisico, sia semplicemente per produrre calore attraverso processi metabolici chiamati cicli futili. I cicli futili vengono utilizzati da tutti; tuttavia essi sono molto più efficienti in queste persone e comunque tendono ad essere rallentati se c’è un eccesso di grasso accumulato e se l’ assunzione di carboidrati e grassi è troppo elevata. Un ciclo futile è un sistema che consente di aumentare la spesa energetica senza aumentare il livello d attività fisica.Ci sono 2 tipi di cicli futili. Il primo è un sistema di disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa. Normalmente nella matrice mitocondriale si produce atp a partire dai protoni prodotti dalla ossidazione dei substrati energetici nella glicolisi (processo ossidativo a valle del ciclo di krebs). Difatti l’ accumulo di protoni fra le due membrane mitocondriali determina la formazione di un gradiente elettrochimico; i protoni passeranno passivamente attraverso proteine canali cui sono legati enzimi deputati alla formazione di atp a partire da adp (atp-asi). Si formeranno atp, molecole nelle quali sarà accumulata l’ energia prodotta nei processi ossidativi, e che potrà essere utilizzata come carburante per il lavoro muscolare e per lo svolgimento di tutte le altre funzioni fisiologiche dell’ organismo. Tuttavia a livello della mebrana mitocondriale interna sono presenti anche speciali proteine canali dette ucp, (in numero maggiore o minore a seconda dell’ individuo), che vengono attraversate dai protoni senza produrre atp, ma solo calore sotto forma di energia termica. Il secondo tipo di ciclo futile è un sistema continuo che determina ossidazione degli acidi grassi a lunga catena (es. acido palmitico) fino a produrre acetilCoA e la risintesi ad acidi grassi a partire da una parte di acetilCoA prodotto. In tal modo l’atp prodotto sarà in parte riutilizzato per la sintesi di acidi grassi, determinando la necessita di produrre altro atp da altre molecole di acidi grassi. Ssi avrà anche in tal caso un aumento della spesa energetica. E’ importante sapere che affinchè il nostro corpo sia in grado di ossidare gli acidi grassi derivanti dai trigliceridi accumulati, è necessario che ci sia almeno un livello minimo di ossidazione di glucosio. Punto primo: la glicolisi produce NADPH che sarà utilizzato per la sintesi degli acidi grassi (come già detto importante perché questi acidi grassi saranno poi riossidati). Punto secondo: nel ciclo di krebs viene prodotto ossalacetato che si lega all’ acetil-CoA derivante dall’ ossidazione degli acidi grassi, producendo citrato. Il citrato viene ossidato nel ciclo di krebs e in parte riforma acetilCoA per la risintesi di acidi grassi. Intolleranza al glucosio si innesca quando con l’alimentazione vengono introdotti quantitativi troppo elevati di glucosio (zuccheri semplici e carboidrati complessi a rapido rilascio).

Insulino resistenza, adipociti, diabete ed obesità
Ora parleremo più nello specifico di obesità e di come si associa all’insulino-resistenza. Ci sono 2 tipi di tessuto adipocitario, che accumulano in modo diverso il grasso. Un tipo è costituito da adipociti grandi e poco numerosi chè questi tendono a saturarsi, (ipertrofia). La saturazione determina stress e ciò innescherà la produzione di TNF ALFA. Il TNF ALFA interagisce con l’ adipocita determinando una cascata di segnali che bloccano l’ esternalizzazione del recettore per l’ insulina GLUT 4. Si instaurerà così insulino resistenza. Quindi non solo sarà bloccato il il catabolismo dei grassi adipocitari, ma sarà bloccata anche l’ entrata degli acidi grassi all’ interno degli adipociti, con un conseguente accumulo di lipidi in eccesso a livello ematico e l’instaurarsi di dislipidemie. Inoltre il blocco del catabolismo dei lipidi determina un aumento del catabolismo muscolare con conseguente ulteriore riduzione del MB. L’ altro tipo di tessuto adiposo è costituito da adipociti piccoli e numerosi (iperplasia). Cioè le cellule tenderanno a moltiplicarsi piuttosto che a saturarsi, quindi il tessuto adiposo potrà espandersi molto più senza che nell’ individuo si instaurino dislipidemie o diabete. Questo è il caso dei grandi obesi che non hanno valori analitici alterati. Nel 1° caso infatti si va verso la sindrome plurimetabolica, caratterizzata da grande soprappeso, diabete 2, ipertensione, ipertrigliceridemia ed ipercolesterolemia. La particolarità della sindrome plurimetabolica è che, l’ instaurarsi di una sola di queste condizioni patologiche, determina l’ instaurarsi di tutte le altre. Negli obesi avviene anche la riduzione della produzione di leptina o una ridotta recettività dei suoi recettori a livello delle cellule nervose. La leptina viene prodotta dal tessuto adiposo allo scopo di inviare al cervello un segnale di blocco della fame.

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Artrosi: il latte fa bene alle ginocchia delle donne

MEDICINA ONLINE MILK LATTE PASTORIZZATO STERILIZZATO UHT ALTA QUALITA FRESCO LUNGA CONSERVAZIONE MICROFILTRATO INTERO PARZIALMENTE SCREMATO LIPIDI GRASSI COLESTEROLO BAMBINI NEONATI LATTANTI DIETA CALORIE GIRASOLEL’artrosi (anche detta osteoartrosi, oppure osteoartrite) è una patologia degenerativa che interessa le articolazioni ed è una delle più frequenti cause di disturbi dolorosi, dal momento che colpisce ben il 10% della popolazione adulta generale (circa 5 milioni di persone in Italia), e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia. I fattori di rischio, oltre alla predisposizione familiare, sono l’età, i traumi e l’obesità.

Latte ed artrosi

Uno studio del Brigham Women’s Hospital di Boston, pubblicato di recente sulla rivista Arthritis Care Research, rivela che bere latte scremato, del tutto o parzialmente, potrebbe rallentare la progressione dell’artrosi del ginocchio nelle donne. Lo sesso effetto però non si registrerebbe negli uomini, che pure mediamente assumono più calcio nella propria dieta. Su 2.148 partecipanti, di cui 1260 donne e 888 uomini, sono state fatte radiografie a entrambe le ginocchia per verificare l’ampiezza dello spazio articolare, ovvero lo spessore dello strato di cartilagine tra femore e tibia. Questo spazio tende ad assottigliarsi con il progredire della malattia.

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Una forte relazione tra consumo di latte e progressione della malattia

Ulteriori misurazioni sono state svolte a 12, 24, 36 e 48 mesi dalla prima, per monitorare l’andamento del disturbo. Contemporaneamente sono stati somministrati questionari per verificare il consumo di latte dei partecipanti. Aggiustando i risultati per fattori come la gravità di partenza della malattia, l’indice di massa corporea e altri elementi potenzialmente confondenti, è emersa una significativa relazione dose-risposta tra il consumo di latte e la riduzione dell’assottigliamento dello spazio articolare. Gli autori hanno infatti osservato che man mano che aumentava il livello di assunzione di latte (da niente, ad almeno 3 bicchieri a settimana, tra i 4 e i 6, fino a oltre 7 bicchieri, ovvero più di uno al giorno), le diminuzioni medie dello spazio articolare erano di 0,38 millimetri, 0,29, fino a 0,26 millimetri.

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Vitamine e minerali

L’ipotesi dalla quale sono partiti gli scienziati americani nel condurre la propria indagine è che il latte, essendo un’ottima fonte di vitamine e minerali, calcio e proteine, potesse in qualche modo aiutare a contrastare la degenerazione della cartilagine articolare. E in effetti studi precedenti hanno mostrato come il ridotto apporto di vitamina D e di vitamine antiossidanti A, C ed E si associ a un aumentato rischio di progressione dell’artrosi. “Quello da noi condotto è il più ampio studio ad aver analizzato l’impatto dell’assunzione di alimenti nella progressione dell’artrosi del ginocchio – fa notare Bing Lu (coordinatore dello studio) – i nostri risultati indicano che le donne che bevono spesso latte possono contrastare il danno articolare. Prima di trarre considerazioni conclusive, sarebbe tuttavia utile condurre ulteriori studi per avere prove certe”. Bere un bicchiere di latte al giorno potrebbe dunque rivelarsi un toccasana per la salute articolare, a patto però di prediligere quello scremato o parzialmente scremato in modo tale da non eccedere con i grassi, come fanno notare anche gli autori di un editoriale di accompagnamento allo studio.

Donne più sensibili

Nonostante le donne arruolate per lo studio assumessero molto meno calcio degli uomini, in questi ultimi non si è osservata alcuna associazione significativa tra consumo di latte e la maggiore o minore diminuzione dello spazio articolare, segno che “le donne potrebbero essere più sensibili all’effetto dell’assunzione di calcio attraverso il latte rispetto agli uomini”, ipotizzano gli autori.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il cibo è finito: mangeremo solo pillole?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FARMACISTA FARMACIA FARMACO PILLOLA COMPRESSA PASTICCA MEDICAMENTO INTEGRATORE ALIMENTARE PRINCIPIO ATTIVO VITAMINE (4)Nel prossimo futuro, neppure troppo “prossimo”, mangeremo solo pillole e integratori? Dovremo dire addio al latte, alla carne, al pesce, sostituendoli con il tipico frullato di proteine che si vede spesso in palestra? Dovremo dire addio al pane, alla pasta, al riso, al posto dei quali mangeremo solo una pastiglia di carboidrati? Negli Usa impazza il dibattito sulla “fine del cibo“. Ma davvero si potrà sostituire con pillole e polverine? Saremo costretti (o spinti) a breve a decretare la fine del cibo, inteso come alimentazione tradizionale?

L’esperimento

Tutto è nato da un “esperimento”, come racconta The New Yorker , da parte di tre uomini, costretti a passare giorni in un claustrofobico appartamento di San Francisco alla ricerca di un’idea geniale per la loro start up. Oltre ad aver azzerato la propria vita sociale, i tre si sono ritrovati alle prese con un problema: il cibo. Si erano ridotti a mangiare spaghettini in scatola, wurstel impanati e fritti e quesadillas (pasticcio di formaggio, Ndr) integrando con tavolette di vitamina C, per evitare lo scorbuto. Dopo una settimana di pasti a base di hamburger e pizza da 5 dollari consumati in una piccola cucina, senza lavastoviglie, hanno iniziato a pensare a una soluzione “ingegneristica” al problema, dal momento che uno di loro è proprio un ingegnere elettronico.

Abbiamo bisogno della molecola, non del cibo

“Si ha bisogno di amminoacidici e grassi, non di latte in sé; di carboidrati, non di pane. È vero che la frutta e la verdura contengono vitamine e minerali, ma sono costituite soprattutto da acqua” si è detto l’ingegnere in questione che, partendo da questo principio (corretto dal punto di vista fisiologico), ha iniziato a vedere il cibo come un mezzo di sostentamento, al momento però troppo complicato, costoso e fragile. Perché dunque non ricorrere alla chimica e ai suoi componenti? Uno dei tre, dopo aver esaminato i siti web della Food and Drug Administration, della U.S.D.A e dell’Institute of Medicine, compilò una lista dei 35 elementi nutrienti indispensabili per la sopravvivenza. Poi, invece che andare al supermercato, li ordinò via internet sotto forma di pillole o polverine, e li mise in un frullatore con acqua. Il risultato, che assomigliava a una limonata, venne pubblicato in un post dal titolo “Come ho smesso di mangiare cibo”.

Spendere poco e stare bene

Insomma, spendendo meno (470 dollari al mese), con la soluzione ottenuta l’ingegnere diceva di sentirsi benissimo. Per un mese si è alimentato solo così e il suo blog è balzato in cima alla classifica delle Hacker News. I tre hanno capito che la loro idea, battezzata dalla stampa come “La fine del cibo”,  poteva diventare business. Ma davvero si può pensare di sostituire le banane con polverine, o serate a base di spaghetti e gelato in compagnia con beveroni scuri? E che dire di una cena da gustare in un ristorante?

Stare a tavola è qualcosa di più

“È chiaro che chi va nello spazio o deve alimentarsi in modo particolare, può sostituire alcuni cibi con qualcos’altro, ma dobbiamo tener presente che il cibo è non un fatto puramente alimentare, è un fatto culturale e storico” dice Antonio Santini, definito il padre indiscusso della ristorazione italiana. Già 30 o 40 anni fa si diceva che nel 2000 ci saremmo alimentati solo con compresse, ma non è successo nulla del genere e credo che non succederà mai. Stare a tavola è anche convivialità: un pesce cucinato in modo straordinario non è solo un alimento che nutre, ma è anche capacità di mettere a punto una preparazione. Credo che tutti questi progetti di cibo “chimico” potrebbero anche essere realizzati, ma non rinunceremo mai al piacere di sederci a tavola, provando felicità solo a vedere un piatto ben cucinato, prima ancora di gustarlo” spiega ancora Santini.

Ma cosa ne pensa di chi porta in tavola sempre più alimenti costruiti in laboratorio?

“Credo che il cibo sia salute e cultura. Noi dobbiamo pensare prima di tutto che ciò che si serve e si mangia deve essere sano, preparato bene e buono. Gli alimenti devono essere coltivati in un ambiente sano, seguendo procedure che non prevedano alterazioni genetiche: il cibo non deve essere deturpato della sua naturalità e deve essere rispettoso dell’ambiente, sia che si tratti di un alimento di origine vegetale sia che sia di origine animale”. “Io credo che si possa intervenire, ma non si deve dimenticare che le nostre conoscenze scientifiche devono far sì che l’alimento migliori in fase di crescita e allevamento, per ottenere un prodotto di sempre maggiore qualità e che faccia sempre meglio alla nostra salute”.

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L’anguria fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ANGURIA MELONE COCOMERO FRUTTA (1)In questi giorni di caldo sono sicuro che moltissimi di voi avranno optato per un frutto meraviglioso, che solo a vederlo richiama periodi estivi e vacanze: sto parlando dell’anguria.

Cos’è l’anguria?

L’anguria o cocomero (Citrullus lanatus), chiamato anche “melone d’acqua” nel meridione, è una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae, originariamente proveniente dall’Africa tropicale. La polpa è ricca di acqua (più del 90%) e il contenuto in zuccheri semplici la rende particolarmente dolce, cosa che lo rende molto amato dai bambini. Le angurie sono disponibili esclusivamente nel periodo estivo, da maggio a settembre. Fatti curiosi: il nome “anguria” deriva dal greco tardo “angurion”, parola che significa cetriolo (il fatto ancora più divertente è che in inglese il termine “cetriolo” si dice “cucumber”!). coltivato fin dai tempi degli egiziani, tale frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, come mezzo di sostentamento per l’aldilà. La parte culturale termina qui, passiamo ora all’argomento che più ci interessa: l’anguria fa ingrassare o fa invece dimagrire? Scopriamolo insieme!

Valori nutrizionali per 100 grammi di anguria

Per 100 grammi di prodotto in media i valori nutrizionali saranno circa:

  • calorie: 16;
  • percentuale d’acqua: 92%;
  • proteine: 0, 6 mg;
  • fibre: 0,4 mg;
  • carboidrati: 6,2 g (in particolare fruttosio e nessun amido);
  • sodio: 1 mg;
  • minerali: 112 mg di potassio, 10 mg di magnesio, 11 mg di fosforo;
  • vitamina A: 189 mg;
  • vitamina C: 37 mg.

Meno calorie di una mela

Il primo dato da cui partire è che il cocomero ha solo circa 16 calorie per 100 grammi (come confronto ricordiamo che una mela ne ha circa 45) e contiene grandi quantità d’acqua: il suo consumo è quindi consigliato – specie per gli anziani – in estate e quando fa molto caldo per fare il pieno di idratazione e per tenere i reni in buona salute. Possiamo quindi affermare che l’anguria è un frutto light e che è anche un’ottima alleata nella lotta contro il colesterolo ed alcuni tipi di cardiopatie perché contiene grandi quantità di citrullina, una molecola che avrebbe un’azione preventiva nei confronti dell‘ipertensione.

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L’anguria è utile per perdere peso?

Pur avendo così poche calorie, il cocomero non fa ovviamente dimagrire perché non esiste un cibo con proprietà dimagranti di per se. E’ però un cibo consigliato in una dieta ipocalorica proprio per il suo modesto apporto di calorie: dolce e fresco l’anguria è un frutto che può dare molta soddisfazione al palato e spegnere temporaneamente la fame. L’anguria non andrebbe però mangiata al termine di un pasto, soprattutto se molto abbondante: l’alta percentuale di acqua che contiene, infatti, limita l’azione dei succhi gastrici, rendendo il processo digestivo più lungo e faticoso. L’ideale è sfruttarla per un piacevole snack pomeridiano oppure di metà mattina: soddisferà la fame senza essere pesante né grasso. L’anguria è inoltre ricchissima di potassio che abbinato alla vitamina C ha un effetto diuretico e drenate. Se avete patologie del circolatorio o soffrite di cellulite, il cocomero sarà un perfetto alleato per aiutarvi nella lotta a questo inestetismo.

Le proprietà dell’anguria

Rossa e succosa, l’anguria aiuta a combattere il caldo e la disidratazione perché – come già prima ricordato – è ricca di acqua, vitamine e sali minerali. L’anguria è ricchissima delle vitamine A e C, che proteggono la pelle, e di vitamine B. E’ così rossa proprio per la presenza di carotenoidi, sostanze antiossidanti che combattano i radicali liberi. Molte caratteristiche dell’anguria sono simili a quelle del pomodoro: entrambi contengono licopene che ha un’importante azione protettiva della vista e ha proprietà antitumorali. Questo frutto è anche ottimo per il potenziamento del sistema immunitario. Infine, potrebbe anche essere ribattezzato il frutto dell’amore. Secondo una ricerca condotta dall’americana Texas A&M University, il già citato aminoacido citrullina è capace di aiutare chi ha problemi di disfunzione erettile agendo sui piccoli vasi sanguigni. La citrullina, presente in buona quantità soprattutto nella parte bianca tra la polpa e la buccia del frutto, favorisce infatti la vasodilatazione grazie alla produzione di arginina e di monossido di azoto, mimando gli effetti ottenuti con l’assunzione di Viagra, ovviamente con le debite proporzioni. Con la polpa dell’anguria, unita a latte e succo di limone possono essere infine preparate delle ottime creme rinfrescanti ed idratanti, mentre il succo di anguria con argilla è base per una maschera rinfrescante dopo sole.

Prodotti per gustare al meglio l’anguria

Qui di seguito vi presentiamo alcuni prodotti utili per gustare al meglio l’anguria ed inventare ricette divertenti e gustose:

Articoli sull’anguria:

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Il sale iodato è importante per prevenire le malattie della tiroide: in quali alimenti trovarlo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PESCE MARE ABISSO PROFONDITA NUOTARE PESCA PESCARE CUCINA DIETA CIBO CARNE PROTEINE GRASSI OMEGA 3Lo iodio fa bene, non solo in caso di malattie tiroidee o per combattere l’esposizione alle radiazioni nucleari. Lo iodio fa bene a tutti e per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità auspica che il consumo di sale arricchito con questo minerale aumenti fino a raggiungere il 95%. Ma le proprietà dello iodio e il relativo consumo sono ancora molto lontane da questo obiettivo.

Il sale iodato è il sale marino a cui viene aggiunto artificialmente dello iodio. Lo iodio è importante per salute delle persone e lo si rileva in modo ancora più evidente sulle persone che vivono in luoghi lontani dal mare: la carenza di iodio può causare dei problemi alla tiroide, fino all’ingrossamento della ghiandola e al formarsi del gozzo. A conferma di quanto lo iodio sia importante, una ricerca delle università inglesi di Surrey e di Bristol, pubblicata sulla rivista The Lancet, è giunta alla conclusione che lo iodio è direttamente connesso allo sviluppo intellettivo. Lo studio è stato condotto su un campione di mille donne in gravidanza: quelle che avevano una dieta ricca di iodio hanno avuto bambini con un QI superiore di tre punti rispetto ai bambini nati dalle donne che avevano una dieta carente di questo minerale.

In quali alimenti si può trovare lo iodio? Innanzi tutto in pesci e crostacei, ma ne contengono una buona quantità anche il latte, la carne e le uova. Per quanto riguarda i cibi arricchiti artificialmente, oltre al sale iodato, si possono trovare in commercio anche le patate iodate e presto arriveranno altri tipi di verdura con aggiunta di iodio come pomodori, carote e insalata che si ottengono aggiungendo iodio al terreno: l’esperimento è stato condotto con successo presso l’università di Pisa. Saranno presto nei negozi anche latte e formaggi ulteriormente arricchiti, cosa che si ottiene aggiungendo iodio ai mangimi degli animali.

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I nove cibi che possiamo mangiare dopo la data di scadenza

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FRIGORIFERO CUCINA CIBO DIETA DIMAGRIRE PRODOTTI SPESA SUPERMERCATOQuanti di voi si sono ritrovati almeno una volta con l’amletico dubbio di gettare un cibo una volta superata la data di scadenza? A me molte volte. Spesso decidiamo di buttarli, pensando che è  “meglio non rischiare”. Ma non dovrebbe essere sempre così, alcuni cibi possono essere consumati anche dopo la fatidica data! Per prima cosa facciamoci una domanda:

Cos’è la data di “scadenza”?

La data di scadenza è la data fino alla quale un alimento è igienicamente idoneo al consumo, se mantenuto nelle corrette condizioni di conservazione. Essa viene riportata obbligatoriamente sugli imballaggi alimentari dei prodotti preconfezionati rapidamente deperibili (latte e prodotti lattieri freschi, formaggi freschi, pasta fresca, carni fresche, prodotti della pesca e dell’acquacoltura freschi) con la dicitura “da consumarsi entro” seguita dal luogo sulla confezione dove la data viene stampigliata. La data deve riportare, nell’ordine, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. Sulla confezione devono essere inoltre riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura in funzione della quale è stato determinato il periodo di validità.

Cosa succede dopo la data di scadenza?

Superata la data di scadenza, l’alimento può costituire un pericolo per la salute a causa della proliferazione batterica. Per legge è vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.

Il termine minimo di conservazione: “Da consumarsi preferibilmente entro…”

Sui prodotti non rapidamente deperibili la data di scadenza è sostituita dal termine minimo di conservazione, espresso dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro (data)”, che rappresenta la data fino alla quale un alimento conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione.
La data di scadenza differisce dal termine minimo di conservazione o TMC, ( “da consumarsi preferibilmente entro” o “best before”) che rappresenta il termine temporale entro il quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Superato il TMC è ancora possibile consumare il prodotto (non c’è alcun divieto).
Il TMC dunque, è da riferire unicamente alle caratteristiche organolettiche e di gradimento del prodotto piuttosto che alla sicurezza. Più ci si allontana dalla data di superamento del TMC più vengono meno i requisiti della qualità del prodotto senza dunque che venga intaccata quello della sicurezza.
Il termine minimo di conservazione non è obbligatorio per la frutta e la verdura fresche (a meno che non siano sbucciate o tagliate), il vino e l’aceto, il sale e lo zucchero allo stato solido, i prodotti da forno come pane e focaccia, prodotti di pasticceria freschi, bevande alcoliche con percentuale di alcol superiore al 10%, gomme da masticare e prodotti simili.

I cibi scaduti ma ancora decisamente commestibili: come riconoscerli?

Come riportato dal Daily Mail nell’articolo scritto da Rose Prince (giornalista esperta di alimentazione), esistono cibi che si conservano ben più a lungo della loro data scritta sulla confezione. Ovviamente però dobbiamo imparare dei sistemi per capire se siano commestibili. Come fare? Uno dei criteri più importanti è senza dubbio l’odore: se il prodotto scaduto emana un odore sgradevole, probabilmente è meglio evitarlo! Inoltre importante osservare variazioni di colore e di consistenza importanti rispetto all’alimento non scaduto.
Ecco nove alimenti che possono essere mangiati anche dopo la data di scadenza ed i trucchi per riconoscere la loro commestibilità:

1 – Pomodori: migliorano col tempo e diventano più dolci: anche se l’interno è più scuro, vanno bene lo stesso. Non si possono più mangiare quando l’interno diventa eccessivamente acquoso, presenta muffe o emana un’odore simile all’ alcool.

2 – Filetti pesce: i filetti di pesce crudo come il merluzzo, o il salmone, rimangono commestibili fino a 4 settimane dopo, purché siano mantenuti in frigo sotto i 5 gradi. Il pesce bianco deve apparire trasparente con la pelle lucida e non emanare nessun odore.

3 – Carne: la carne deve rimanere elastica quando viene premuta. Se lascia un rientro dopo essere stata premuta o emana un’odore simile al sapone o di ammoniaca, è da buttare. Può durare fino a 5 settimane, ma attenzione all’odore: se è andata a male, lo saprete annusandola.

4- Gelato: anche se conservato in freezer, ha una breve durata, questo perché ha un alto contenuto di grassi, come la panna, che si deteriorano velocemente. Perderà il suo gusto entro tre mesi. Se si scurisce o si inacidisce, è da gettare subito.

5- Salsicce o carni macinate: non si può rischiare con le carni lavorate, sono esposte più delle altre ai batteri. Non devono essere mangiate neanche il giorno dopo della data di scadenza. E se anche prima della data si presentassero appiccicose, invece di lucide e lisce, o avessero una tonalità più scura, non mangiatele.

6 – Uova: il test è semplice. Mettete l’uovo in un bicchiere d’acqua: se galleggia è da buttare (vuol dire che al suo interno è penetrata aria a sufficienza per creare il deterioramento). Se affonda, si può mangiare.

7- Yogurt: si possono mangiare anche due mesi dopo la data di scadenza. Buttatelo solo se notate sulla superficie delle macchie sia di muffa ma anche colorate.

8 – Spezie e farina: possono durare per più di sei mesi dopo la data di scadenza. Attenzione però agli “acari della farina”, il cui trattamento per prevenirli è specificato sulla confezione.

9 – Pollo: si deteriora velocemente. Prima di annusarlo, passatelo sotto l’acqua fredda ( a volte l’odore è dovuto alla confezione). Comunque mai rischiare di mangiarlo due/tre giorni dopo la data segnalata sulla confezione.

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Il gusto è scritto nel tuo DNA: il futuro è nelle diete genetiche personalizzate

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO LABORATORIO MICROSCOPIOScoperti i geni che ci fanno scegliere i cibi: si aprono così le porte alle diete “genetiche” personalizzate e alla nascita di cibi “dietetici ma buoni”. Una serie di scoperte italiane dimostra infatti che la predilezione per i cibi, dall’amore per la pancetta all’odio per i broccoli, si nasconde nel Dna. Lo si deve a stato un gruppo di ricerca dell’Università di Trieste e Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) Burlo Garofolo coordinato da Paolo Gasparini, che ha presentato i risultati raggiunti in occasione della conferenza della European Society of Human Genetics (Eshg).

Continua la lettura su https://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2014/06/02/news/scoperti_i_geni_del_gusto_in_arrivo_diete_genetiche_comandano_la_predilezione_dei_cibi-87897149/

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Mangiare cioccolato migliora la circolazione e ti fa correre più veloce

Se state cercando un consiglio per correre più veloci e più a lungo, potreste provare mangiando 40 grammi di cioccolato fondente al giorno. Sono ormai numerosi gli studi che esaltano le proprietà del cioccolato fondente, una recente ricerca condotta da un gruppo di esperti della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) ha allungato la lista dei benefici concludendo che il cioccolato fondente protegge la salute dai rischi associati all’irrigidimento delle arterie e migliora le prestazioni nella corsa. Una ricerca tutta italiana, pubblicata sul Journal of the American Heart Association, (Dark Chocolate Acutely Improves Walking Autonomy in Patients With Peripheral Artery Disease – doi: 10.1161/ JAHA.114.001072 – Luglio 2014)conferma ancora una volta i benefici per la salute del cioccolato fondente, ricco di polifenoli. Analizzando i dati raccolti si è constatato che il cioccolato fondente migliorava la resistenza dei pazienti di circa un 11% e la loro velocità, una certa distanza veniva infatti percorsa con un risparmio del 20% del tempo. Si è così scoperto che il cioccolato fondente aiuta a correre più veloci e più a lungo.

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