Artrosi: il latte fa bene alle ginocchia delle donne

MEDICINA ONLINE MILK LATTE PASTORIZZATO STERILIZZATO UHT ALTA QUALITA FRESCO LUNGA CONSERVAZIONE MICROFILTRATO INTERO PARZIALMENTE SCREMATO LIPIDI GRASSI COLESTEROLO BAMBINI NEONATI LATTANTI DIETA CALORIE GIRASOLEL’artrosi (anche detta osteoartrosi, oppure osteoartrite) è una patologia degenerativa che interessa le articolazioni ed è una delle più frequenti cause di disturbi dolorosi, dal momento che colpisce ben il 10% della popolazione adulta generale (circa 5 milioni di persone in Italia), e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia. I fattori di rischio, oltre alla predisposizione familiare, sono l’età, i traumi e l’obesità.

Latte ed artrosi

Uno studio del Brigham Women’s Hospital di Boston, pubblicato di recente sulla rivista Arthritis Care Research, rivela che bere latte scremato, del tutto o parzialmente, potrebbe rallentare la progressione dell’artrosi del ginocchio nelle donne. Lo sesso effetto però non si registrerebbe negli uomini, che pure mediamente assumono più calcio nella propria dieta. Su 2.148 partecipanti, di cui 1260 donne e 888 uomini, sono state fatte radiografie a entrambe le ginocchia per verificare l’ampiezza dello spazio articolare, ovvero lo spessore dello strato di cartilagine tra femore e tibia. Questo spazio tende ad assottigliarsi con il progredire della malattia.

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Una forte relazione tra consumo di latte e progressione della malattia

Ulteriori misurazioni sono state svolte a 12, 24, 36 e 48 mesi dalla prima, per monitorare l’andamento del disturbo. Contemporaneamente sono stati somministrati questionari per verificare il consumo di latte dei partecipanti. Aggiustando i risultati per fattori come la gravità di partenza della malattia, l’indice di massa corporea e altri elementi potenzialmente confondenti, è emersa una significativa relazione dose-risposta tra il consumo di latte e la riduzione dell’assottigliamento dello spazio articolare. Gli autori hanno infatti osservato che man mano che aumentava il livello di assunzione di latte (da niente, ad almeno 3 bicchieri a settimana, tra i 4 e i 6, fino a oltre 7 bicchieri, ovvero più di uno al giorno), le diminuzioni medie dello spazio articolare erano di 0,38 millimetri, 0,29, fino a 0,26 millimetri.

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Vitamine e minerali

L’ipotesi dalla quale sono partiti gli scienziati americani nel condurre la propria indagine è che il latte, essendo un’ottima fonte di vitamine e minerali, calcio e proteine, potesse in qualche modo aiutare a contrastare la degenerazione della cartilagine articolare. E in effetti studi precedenti hanno mostrato come il ridotto apporto di vitamina D e di vitamine antiossidanti A, C ed E si associ a un aumentato rischio di progressione dell’artrosi. “Quello da noi condotto è il più ampio studio ad aver analizzato l’impatto dell’assunzione di alimenti nella progressione dell’artrosi del ginocchio – fa notare Bing Lu (coordinatore dello studio) – i nostri risultati indicano che le donne che bevono spesso latte possono contrastare il danno articolare. Prima di trarre considerazioni conclusive, sarebbe tuttavia utile condurre ulteriori studi per avere prove certe”. Bere un bicchiere di latte al giorno potrebbe dunque rivelarsi un toccasana per la salute articolare, a patto però di prediligere quello scremato o parzialmente scremato in modo tale da non eccedere con i grassi, come fanno notare anche gli autori di un editoriale di accompagnamento allo studio.

Donne più sensibili

Nonostante le donne arruolate per lo studio assumessero molto meno calcio degli uomini, in questi ultimi non si è osservata alcuna associazione significativa tra consumo di latte e la maggiore o minore diminuzione dello spazio articolare, segno che “le donne potrebbero essere più sensibili all’effetto dell’assunzione di calcio attraverso il latte rispetto agli uomini”, ipotizzano gli autori.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il cibo è finito: mangeremo solo pillole?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FARMACISTA FARMACIA FARMACO PILLOLA COMPRESSA PASTICCA MEDICAMENTO INTEGRATORE ALIMENTARE PRINCIPIO ATTIVO VITAMINE (4)Nel prossimo futuro, neppure troppo “prossimo”, mangeremo solo pillole e integratori? Dovremo dire addio al latte, alla carne, al pesce, sostituendoli con il tipico frullato di proteine che si vede spesso in palestra? Dovremo dire addio al pane, alla pasta, al riso, al posto dei quali mangeremo solo una pastiglia di carboidrati? Negli Usa impazza il dibattito sulla “fine del cibo“. Ma davvero si potrà sostituire con pillole e polverine? Saremo costretti (o spinti) a breve a decretare la fine del cibo, inteso come alimentazione tradizionale?

L’esperimento

Tutto è nato da un “esperimento”, come racconta The New Yorker , da parte di tre uomini, costretti a passare giorni in un claustrofobico appartamento di San Francisco alla ricerca di un’idea geniale per la loro start up. Oltre ad aver azzerato la propria vita sociale, i tre si sono ritrovati alle prese con un problema: il cibo. Si erano ridotti a mangiare spaghettini in scatola, wurstel impanati e fritti e quesadillas (pasticcio di formaggio, Ndr) integrando con tavolette di vitamina C, per evitare lo scorbuto. Dopo una settimana di pasti a base di hamburger e pizza da 5 dollari consumati in una piccola cucina, senza lavastoviglie, hanno iniziato a pensare a una soluzione “ingegneristica” al problema, dal momento che uno di loro è proprio un ingegnere elettronico.

Abbiamo bisogno della molecola, non del cibo

“Si ha bisogno di amminoacidici e grassi, non di latte in sé; di carboidrati, non di pane. È vero che la frutta e la verdura contengono vitamine e minerali, ma sono costituite soprattutto da acqua” si è detto l’ingegnere in questione che, partendo da questo principio (corretto dal punto di vista fisiologico), ha iniziato a vedere il cibo come un mezzo di sostentamento, al momento però troppo complicato, costoso e fragile. Perché dunque non ricorrere alla chimica e ai suoi componenti? Uno dei tre, dopo aver esaminato i siti web della Food and Drug Administration, della U.S.D.A e dell’Institute of Medicine, compilò una lista dei 35 elementi nutrienti indispensabili per la sopravvivenza. Poi, invece che andare al supermercato, li ordinò via internet sotto forma di pillole o polverine, e li mise in un frullatore con acqua. Il risultato, che assomigliava a una limonata, venne pubblicato in un post dal titolo “Come ho smesso di mangiare cibo”.

Spendere poco e stare bene

Insomma, spendendo meno (470 dollari al mese), con la soluzione ottenuta l’ingegnere diceva di sentirsi benissimo. Per un mese si è alimentato solo così e il suo blog è balzato in cima alla classifica delle Hacker News. I tre hanno capito che la loro idea, battezzata dalla stampa come “La fine del cibo”,  poteva diventare business. Ma davvero si può pensare di sostituire le banane con polverine, o serate a base di spaghetti e gelato in compagnia con beveroni scuri? E che dire di una cena da gustare in un ristorante?

Stare a tavola è qualcosa di più

“È chiaro che chi va nello spazio o deve alimentarsi in modo particolare, può sostituire alcuni cibi con qualcos’altro, ma dobbiamo tener presente che il cibo è non un fatto puramente alimentare, è un fatto culturale e storico” dice Antonio Santini, definito il padre indiscusso della ristorazione italiana. Già 30 o 40 anni fa si diceva che nel 2000 ci saremmo alimentati solo con compresse, ma non è successo nulla del genere e credo che non succederà mai. Stare a tavola è anche convivialità: un pesce cucinato in modo straordinario non è solo un alimento che nutre, ma è anche capacità di mettere a punto una preparazione. Credo che tutti questi progetti di cibo “chimico” potrebbero anche essere realizzati, ma non rinunceremo mai al piacere di sederci a tavola, provando felicità solo a vedere un piatto ben cucinato, prima ancora di gustarlo” spiega ancora Santini.

Ma cosa ne pensa di chi porta in tavola sempre più alimenti costruiti in laboratorio?

“Credo che il cibo sia salute e cultura. Noi dobbiamo pensare prima di tutto che ciò che si serve e si mangia deve essere sano, preparato bene e buono. Gli alimenti devono essere coltivati in un ambiente sano, seguendo procedure che non prevedano alterazioni genetiche: il cibo non deve essere deturpato della sua naturalità e deve essere rispettoso dell’ambiente, sia che si tratti di un alimento di origine vegetale sia che sia di origine animale”. “Io credo che si possa intervenire, ma non si deve dimenticare che le nostre conoscenze scientifiche devono far sì che l’alimento migliori in fase di crescita e allevamento, per ottenere un prodotto di sempre maggiore qualità e che faccia sempre meglio alla nostra salute”.

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L’anguria fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ANGURIA MELONE COCOMERO FRUTTA (1)In questi giorni di caldo sono sicuro che moltissimi di voi avranno optato per un frutto meraviglioso, che solo a vederlo richiama periodi estivi e vacanze: sto parlando dell’anguria.

Cos’è l’anguria?

L’anguria o cocomero (Citrullus lanatus), chiamato anche “melone d’acqua” nel meridione, è una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae, originariamente proveniente dall’Africa tropicale. La polpa è ricca di acqua (più del 90%) e il contenuto in zuccheri semplici la rende particolarmente dolce, cosa che lo rende molto amato dai bambini. Le angurie sono disponibili esclusivamente nel periodo estivo, da maggio a settembre. Fatti curiosi: il nome “anguria” deriva dal greco tardo “angurion”, parola che significa cetriolo (il fatto ancora più divertente è che in inglese il termine “cetriolo” si dice “cucumber”!). coltivato fin dai tempi degli egiziani, tale frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, come mezzo di sostentamento per l’aldilà. La parte culturale termina qui, passiamo ora all’argomento che più ci interessa: l’anguria fa ingrassare o fa invece dimagrire? Scopriamolo insieme!

Valori nutrizionali per 100 grammi di anguria

Per 100 grammi di prodotto in media i valori nutrizionali saranno circa:

  • calorie: 16;
  • percentuale d’acqua: 92%;
  • proteine: 0, 6 mg;
  • fibre: 0,4 mg;
  • carboidrati: 6,2 g (in particolare fruttosio e nessun amido);
  • sodio: 1 mg;
  • minerali: 112 mg di potassio, 10 mg di magnesio, 11 mg di fosforo;
  • vitamina A: 189 mg;
  • vitamina C: 37 mg.

Meno calorie di una mela

Il primo dato da cui partire è che il cocomero ha solo circa 16 calorie per 100 grammi (come confronto ricordiamo che una mela ne ha circa 45) e contiene grandi quantità d’acqua: il suo consumo è quindi consigliato – specie per gli anziani – in estate e quando fa molto caldo per fare il pieno di idratazione e per tenere i reni in buona salute. Possiamo quindi affermare che l’anguria è un frutto light e che è anche un’ottima alleata nella lotta contro il colesterolo ed alcuni tipi di cardiopatie perché contiene grandi quantità di citrullina, una molecola che avrebbe un’azione preventiva nei confronti dell‘ipertensione.

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L’anguria è utile per perdere peso?

Pur avendo così poche calorie, il cocomero non fa ovviamente dimagrire perché non esiste un cibo con proprietà dimagranti di per se. E’ però un cibo consigliato in una dieta ipocalorica proprio per il suo modesto apporto di calorie: dolce e fresco l’anguria è un frutto che può dare molta soddisfazione al palato e spegnere temporaneamente la fame. L’anguria non andrebbe però mangiata al termine di un pasto, soprattutto se molto abbondante: l’alta percentuale di acqua che contiene, infatti, limita l’azione dei succhi gastrici, rendendo il processo digestivo più lungo e faticoso. L’ideale è sfruttarla per un piacevole snack pomeridiano oppure di metà mattina: soddisferà la fame senza essere pesante né grasso. L’anguria è inoltre ricchissima di potassio che abbinato alla vitamina C ha un effetto diuretico e drenate. Se avete patologie del circolatorio o soffrite di cellulite, il cocomero sarà un perfetto alleato per aiutarvi nella lotta a questo inestetismo.

Le proprietà dell’anguria

Rossa e succosa, l’anguria aiuta a combattere il caldo e la disidratazione perché – come già prima ricordato – è ricca di acqua, vitamine e sali minerali. L’anguria è ricchissima delle vitamine A e C, che proteggono la pelle, e di vitamine B. E’ così rossa proprio per la presenza di carotenoidi, sostanze antiossidanti che combattano i radicali liberi. Molte caratteristiche dell’anguria sono simili a quelle del pomodoro: entrambi contengono licopene che ha un’importante azione protettiva della vista e ha proprietà antitumorali. Questo frutto è anche ottimo per il potenziamento del sistema immunitario. Infine, potrebbe anche essere ribattezzato il frutto dell’amore. Secondo una ricerca condotta dall’americana Texas A&M University, il già citato aminoacido citrullina è capace di aiutare chi ha problemi di disfunzione erettile agendo sui piccoli vasi sanguigni. La citrullina, presente in buona quantità soprattutto nella parte bianca tra la polpa e la buccia del frutto, favorisce infatti la vasodilatazione grazie alla produzione di arginina e di monossido di azoto, mimando gli effetti ottenuti con l’assunzione di Viagra, ovviamente con le debite proporzioni. Con la polpa dell’anguria, unita a latte e succo di limone possono essere infine preparate delle ottime creme rinfrescanti ed idratanti, mentre il succo di anguria con argilla è base per una maschera rinfrescante dopo sole.

Prodotti per gustare al meglio l’anguria

Qui di seguito vi presentiamo alcuni prodotti utili per gustare al meglio l’anguria ed inventare ricette divertenti e gustose:

Articoli sull’anguria:

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Il sale iodato è importante per prevenire le malattie della tiroide: in quali alimenti trovarlo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PESCE MARE ABISSO PROFONDITA NUOTARE PESCA PESCARE CUCINA DIETA CIBO CARNE PROTEINE GRASSI OMEGA 3Lo iodio fa bene, non solo in caso di malattie tiroidee o per combattere l’esposizione alle radiazioni nucleari. Lo iodio fa bene a tutti e per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità auspica che il consumo di sale arricchito con questo minerale aumenti fino a raggiungere il 95%. Ma le proprietà dello iodio e il relativo consumo sono ancora molto lontane da questo obiettivo.

Il sale iodato è il sale marino a cui viene aggiunto artificialmente dello iodio. Lo iodio è importante per salute delle persone e lo si rileva in modo ancora più evidente sulle persone che vivono in luoghi lontani dal mare: la carenza di iodio può causare dei problemi alla tiroide, fino all’ingrossamento della ghiandola e al formarsi del gozzo. A conferma di quanto lo iodio sia importante, una ricerca delle università inglesi di Surrey e di Bristol, pubblicata sulla rivista The Lancet, è giunta alla conclusione che lo iodio è direttamente connesso allo sviluppo intellettivo. Lo studio è stato condotto su un campione di mille donne in gravidanza: quelle che avevano una dieta ricca di iodio hanno avuto bambini con un QI superiore di tre punti rispetto ai bambini nati dalle donne che avevano una dieta carente di questo minerale.

In quali alimenti si può trovare lo iodio? Innanzi tutto in pesci e crostacei, ma ne contengono una buona quantità anche il latte, la carne e le uova. Per quanto riguarda i cibi arricchiti artificialmente, oltre al sale iodato, si possono trovare in commercio anche le patate iodate e presto arriveranno altri tipi di verdura con aggiunta di iodio come pomodori, carote e insalata che si ottengono aggiungendo iodio al terreno: l’esperimento è stato condotto con successo presso l’università di Pisa. Saranno presto nei negozi anche latte e formaggi ulteriormente arricchiti, cosa che si ottiene aggiungendo iodio ai mangimi degli animali.

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I nove cibi che possiamo mangiare dopo la data di scadenza

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FRIGORIFERO CUCINA CIBO DIETA DIMAGRIRE PRODOTTI SPESA SUPERMERCATOQuanti di voi si sono ritrovati almeno una volta con l’amletico dubbio di gettare un cibo una volta superata la data di scadenza? A me molte volte. Spesso decidiamo di buttarli, pensando che è  “meglio non rischiare”. Ma non dovrebbe essere sempre così, alcuni cibi possono essere consumati anche dopo la fatidica data! Per prima cosa facciamoci una domanda:

Cos’è la data di “scadenza”?

La data di scadenza è la data fino alla quale un alimento è igienicamente idoneo al consumo, se mantenuto nelle corrette condizioni di conservazione. Essa viene riportata obbligatoriamente sugli imballaggi alimentari dei prodotti preconfezionati rapidamente deperibili (latte e prodotti lattieri freschi, formaggi freschi, pasta fresca, carni fresche, prodotti della pesca e dell’acquacoltura freschi) con la dicitura “da consumarsi entro” seguita dal luogo sulla confezione dove la data viene stampigliata. La data deve riportare, nell’ordine, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. Sulla confezione devono essere inoltre riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura in funzione della quale è stato determinato il periodo di validità.

Cosa succede dopo la data di scadenza?

Superata la data di scadenza, l’alimento può costituire un pericolo per la salute a causa della proliferazione batterica. Per legge è vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.

Il termine minimo di conservazione: “Da consumarsi preferibilmente entro…”

Sui prodotti non rapidamente deperibili la data di scadenza è sostituita dal termine minimo di conservazione, espresso dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro (data)”, che rappresenta la data fino alla quale un alimento conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione.
La data di scadenza differisce dal termine minimo di conservazione o TMC, ( “da consumarsi preferibilmente entro” o “best before”) che rappresenta il termine temporale entro il quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Superato il TMC è ancora possibile consumare il prodotto (non c’è alcun divieto).
Il TMC dunque, è da riferire unicamente alle caratteristiche organolettiche e di gradimento del prodotto piuttosto che alla sicurezza. Più ci si allontana dalla data di superamento del TMC più vengono meno i requisiti della qualità del prodotto senza dunque che venga intaccata quello della sicurezza.
Il termine minimo di conservazione non è obbligatorio per la frutta e la verdura fresche (a meno che non siano sbucciate o tagliate), il vino e l’aceto, il sale e lo zucchero allo stato solido, i prodotti da forno come pane e focaccia, prodotti di pasticceria freschi, bevande alcoliche con percentuale di alcol superiore al 10%, gomme da masticare e prodotti simili.

I cibi scaduti ma ancora decisamente commestibili: come riconoscerli?

Come riportato dal Daily Mail nell’articolo scritto da Rose Prince (giornalista esperta di alimentazione), esistono cibi che si conservano ben più a lungo della loro data scritta sulla confezione. Ovviamente però dobbiamo imparare dei sistemi per capire se siano commestibili. Come fare? Uno dei criteri più importanti è senza dubbio l’odore: se il prodotto scaduto emana un odore sgradevole, probabilmente è meglio evitarlo! Inoltre importante osservare variazioni di colore e di consistenza importanti rispetto all’alimento non scaduto.
Ecco nove alimenti che possono essere mangiati anche dopo la data di scadenza ed i trucchi per riconoscere la loro commestibilità:

1 – Pomodori: migliorano col tempo e diventano più dolci: anche se l’interno è più scuro, vanno bene lo stesso. Non si possono più mangiare quando l’interno diventa eccessivamente acquoso, presenta muffe o emana un’odore simile all’ alcool.

2 – Filetti pesce: i filetti di pesce crudo come il merluzzo, o il salmone, rimangono commestibili fino a 4 settimane dopo, purché siano mantenuti in frigo sotto i 5 gradi. Il pesce bianco deve apparire trasparente con la pelle lucida e non emanare nessun odore.

3 – Carne: la carne deve rimanere elastica quando viene premuta. Se lascia un rientro dopo essere stata premuta o emana un’odore simile al sapone o di ammoniaca, è da buttare. Può durare fino a 5 settimane, ma attenzione all’odore: se è andata a male, lo saprete annusandola.

4- Gelato: anche se conservato in freezer, ha una breve durata, questo perché ha un alto contenuto di grassi, come la panna, che si deteriorano velocemente. Perderà il suo gusto entro tre mesi. Se si scurisce o si inacidisce, è da gettare subito.

5- Salsicce o carni macinate: non si può rischiare con le carni lavorate, sono esposte più delle altre ai batteri. Non devono essere mangiate neanche il giorno dopo della data di scadenza. E se anche prima della data si presentassero appiccicose, invece di lucide e lisce, o avessero una tonalità più scura, non mangiatele.

6 – Uova: il test è semplice. Mettete l’uovo in un bicchiere d’acqua: se galleggia è da buttare (vuol dire che al suo interno è penetrata aria a sufficienza per creare il deterioramento). Se affonda, si può mangiare.

7- Yogurt: si possono mangiare anche due mesi dopo la data di scadenza. Buttatelo solo se notate sulla superficie delle macchie sia di muffa ma anche colorate.

8 – Spezie e farina: possono durare per più di sei mesi dopo la data di scadenza. Attenzione però agli “acari della farina”, il cui trattamento per prevenirli è specificato sulla confezione.

9 – Pollo: si deteriora velocemente. Prima di annusarlo, passatelo sotto l’acqua fredda ( a volte l’odore è dovuto alla confezione). Comunque mai rischiare di mangiarlo due/tre giorni dopo la data segnalata sulla confezione.

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Il gusto è scritto nel tuo DNA: il futuro è nelle diete genetiche personalizzate

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO LABORATORIO MICROSCOPIOScoperti i geni che ci fanno scegliere i cibi: si aprono così le porte alle diete “genetiche” personalizzate e alla nascita di cibi “dietetici ma buoni”. Una serie di scoperte italiane dimostra infatti che la predilezione per i cibi, dall’amore per la pancetta all’odio per i broccoli, si nasconde nel Dna. Lo si deve a stato un gruppo di ricerca dell’Università di Trieste e Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) Burlo Garofolo coordinato da Paolo Gasparini, che ha presentato i risultati raggiunti in occasione della conferenza della European Society of Human Genetics (Eshg).

Continua la lettura su https://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2014/06/02/news/scoperti_i_geni_del_gusto_in_arrivo_diete_genetiche_comandano_la_predilezione_dei_cibi-87897149/

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Mangiare cioccolato migliora la circolazione e ti fa correre più veloce

Se state cercando un consiglio per correre più veloci e più a lungo, potreste provare mangiando 40 grammi di cioccolato fondente al giorno. Sono ormai numerosi gli studi che esaltano le proprietà del cioccolato fondente, una recente ricerca condotta da un gruppo di esperti della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) ha allungato la lista dei benefici concludendo che il cioccolato fondente protegge la salute dai rischi associati all’irrigidimento delle arterie e migliora le prestazioni nella corsa. Una ricerca tutta italiana, pubblicata sul Journal of the American Heart Association, (Dark Chocolate Acutely Improves Walking Autonomy in Patients With Peripheral Artery Disease – doi: 10.1161/ JAHA.114.001072 – Luglio 2014)conferma ancora una volta i benefici per la salute del cioccolato fondente, ricco di polifenoli. Analizzando i dati raccolti si è constatato che il cioccolato fondente migliorava la resistenza dei pazienti di circa un 11% e la loro velocità, una certa distanza veniva infatti percorsa con un risparmio del 20% del tempo. Si è così scoperto che il cioccolato fondente aiuta a correre più veloci e più a lungo.

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Le dieci multinazionali che controllano tutto il cibo che mangi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MULTINAZIONALI CONTROLLANO CIBO CHE MANGI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Grasso Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Sessuologia Filler Botulino

  • Nestlé.
  • Unliver.
  • Mars.
  • Mondelēz.
  • Coca-Cola.
  • Associated British Foods.
  • General Mills.
  • Pepsico.
  • Kellogg’s.
  • Danone.

Quante volte abbiamo sentito nominare o abbiamo acquistato una di queste marche? Oxfam International, confederazione di organizzazioni non governative che lavorano in oltre 100 Paesi per trovare una soluzione definitiva alla povertà, ha realizzato un grafico (l’immagine che vedete qui in alto) che mostra come questa manciata di appena dieci società controllino quasi tutti i prodotti che si trovano sugli scaffali dei supermercati. Davvero impressionante, non trovate? La grafica, riportata lo scorso 7 luglio da Business Insider, si concentra soprattutto sulle dieci aziende alimentari e di bevande più ‘potenti’ al mondo, raffigurate al centro. Tutti questi gruppi sono stati definiti da Oxfam ‘Big 10’.

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