Tumore al seno: sintomi e segni visibili

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA UOMO QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIA.jpgIl primo sintomo evidente del tumore alla mammella è tipicamente la presenza di un nodulo che si avverte come diverso dal resto del tessuto mammario. Più dell’80% dei casi di cancro al mammella vengono scoperti quando la donna si accorge di avere un nodulo, ma non tutti i noduli indicano cancro: ad esempio i fibroadenomi sono molto diffusi e benigni. I tumori al mammella primitivi, tuttavia, possono essere rilevati grazie ad una mammografia. Un nodulo trovato nei linfonodi situati sotto le ascelle può inoltre essere un indizio di un tumore mammario. Altri segni che possono far sospettare questa condizione possono include:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

La presenza di dolore (“mastodinia“) può essere indicativo sia di tumore ma anche di altre patologie. I sintomi sono tanto più indicativi di malattia maligna quanto più si presentano monolateralmente (cioè ad una sola mammella e non ad entrambe).

Di tanto in tanto, il tumore alla mammella si presenta come malattia metastatica che corrisponde alla diffusione del cancro oltre all’organo di origine. I sintomi causati dipenderanno dalla localizzazione delle metastasi le cui sedi più comuni sono ossa, fegato, polmoni e cervello. Una inspiegabile perdita di peso può talvolta preannunciare un tumore alla mammella occulto, così come la presenza di febbre o brividi. Dolori alle ossa o alle articolazioni possono a volte essere manifestazioni della presenza di metastasi, così come l’ittero o sintomi neurologici. Questi sintomi sono definiti non-specifici, nel senso che potrebbero essere anche manifestazioni di molte altre malattie.

La maggior parte dei sintomi correlati alla mammella, tra cui la maggior parte dei noduli, non risultano poi essere indice di un tumore sottostante. Meno del 20% dei noduli, per esempio, sono cancerogeni e le patologie mammarie benigne, quali mastiti e fibroadenoma della mammella sono le cause più comuni dei sintomi. Tuttavia, la comparsa di un nuovo sintomo deve essere presa seriamente in considerazione sia dal paziente che dal medico, per via della possibilità di incorrere in un tumore alla mammella a qualsiasi età.

Tutti i segni e sintomi finora elencati sono ancora più indicativi di cancro mammario, se il paziente presenta i seguenti fattori di rischio:

  • sesso femminile (ricordiamo infatti che il cancro mammario può colpire anche l’uomo, ma molto più raramente);
  • età avanzata (>30 anni);
  • fumo di sigaretta;
  • genetica (altri casi in famiglia: madre, sorella…);
  • mancanza di procreazione;
  • esposizione ad inquinamento atmosferico;
  • mancanza di allattamento al seno;
  • elevati livelli di alcuni ormoni;
  • dieta ricca di grassi;
  • obesità.

Va infine ricordato che la presenza dei segni e sintomi elencati non assicurano una diagnosi corretta: quest’ultima si dovrà infatti avvalere di esami strumentali (ecografia, mammografia, biopsia…) e di laboratorio.

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Chemioterapia: durata effetti collaterali ed effetti di lunga durata

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Esistono effetti collaterali di lunga durata?

Se gran parte degli effetti collaterali scompare velocemente, alcuni possono richiedere un po’ più di tempo, a volte alcuni mesi o anni. Quando la chemioterapia colpisce alcuni organi, come quelli riproduttori, oppure i reni, il cuore o il fegato, i danni arrecati possono essere permanenti. Ciò nonostante, se il medico sceglie la strada della chemioterapia significa che è l’unica in grado di salvare la vita del paziente. Inoltre è bene sapere che il più delle volte questi effetti si possono facilmente prevenire. Per esempio esistono alcune combinazioni di chemioterapici e di farmaci biologici (i farmaci di più nuova concezione, che sono orientati a colpire un bersaglio preciso) che possono alterare la funzionalità cardiaca. In questi casi prima di ogni terapia si viene sottoposti a un elettrocardiogramma per accertarsi che il cuore continuerà a funzionare normalmente durante la cura. Allo stesso modo, se il chemioterapico agisce sul fegato, la funzionalità epatica verrà periodicamente monitorata e, in caso di alterazione, il medico cambierà il tipo di trattamento o ridurrà la dose, in modo da evitare danni a lungo termine. Infine alcuni chemioterapici, come gli alcaloidi, i taxani o i composti del platino, possono danneggiare i nervi. Anche in questo caso, il controllo attento da parte del medico consente di ridurre o cambiare il chemioterapico prima che i danni diventino permanenti. Inoltre la combinazione di antidolorifici, o anticonvulsivanti, con supplementi vitaminici si è dimostrata efficace nel ridurre questo tipo di effetto tossico.

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E’ normale avere un seno asimmetrico? Esistono rimedi?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SENO MAMMELLA REGGISENO PETTO TORACE SESSOOgni donna sogna un seno perfetto, tonico, alto, perfettamente simmetrico, ma in realtà in natura le cose sono un po’ diverse ed è molto comune riscontrare leggere o accentuate asimmetrie nell’altezza tra un seno e l’altro: il seno sinistro potrebbe essere più alto o più basso dell’altro o viceversa. Soprattutto in fase di sviluppo, può addirittura capitare che un seno si sviluppi più velocemente dell’altro, creando un effetto di ulteriore asimmetria, tuttavia entro la fine della pubertà, entrambi i seni tendono ad essere egualmente sviluppati. Ciò non significa ovviamente che una eventuale asimmetria non debba comunque essere sottovalutata, specie se sono presenti altri sintomi e segni.

Campanello d’allarme

Attenzione quindi ad eventuali asimmetrie o differenze tra un seno e l’altro, specie se insorgono improvvisamente: potrebbero infatti segnalare la presenza di una patologia mammaria. Attenzione in particolare se si presentano questi segni, che potrebbero indicare cancro alla mammella:

  • un ispessimento ad una sola mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa all’improvviso,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

Se si presentano tali segni e sintomi, è importante effettuare al più presto una visita senologica. Per approfondire: Cancro al seno: sintomi precoci, diagnosi, terapia e prevenzione

In altri casi una asimmetria potrebbe essere dovuta a varie patologie, come ad esempio la sindrome di Poland. Per approfondire: Quando una mammella non si sviluppa: la sindrome di Poland

Rimedi

Per rimediare ad una asimmetria di altezza del seno, potrebbe essere utile effettuare per prima cosa una visita medica per individuare eventuali problemi posturali che, in alcuni casi, possono essere la vera causa di una asimmetria. Purtroppo non esistono tante altre possibilità, se non massaggi particolari – che a mio avviso non determinano reali vantaggi – e la chirurgia estetica, che invece è estremamente efficiente nel risolvere questo tipo di inestetismo, come nel caso del prima/dopo raffigurato qui in alto.

Vedi anche: FOTO PRIMA E DOPO INTERVENTO CHIRURGICO CORRETTIVO

Chirurgia

L’intervento può interessare una sola mammella o, più frequentemente, entrambe le mammelle: ciò perché raramente si riesce ad eseguire una correzione perfetta solo riducendo la mammella più grande o ingrandendo quella più piccola, ma spesso è necessario eseguire l’intervento sui due seni. L’operazione si esegue in genere in anestesia generale, anche se in alcuni casi selezionati è possibile eseguirla in anestesia locale e sedazione. Le situazioni possibili sono in genere tre:

  • paziente con entrambi i seni piccoli ed asimmetrici con volontà di aumentare il volume del seno: si procede con una mastoplastica additiva bilaterale tramite protesi in silicone, inserendo protesi di volume diverso in maniera tale da compensare l’asimmetria;
  • paziente con un seno di dimensioni normali e l’altro più piccolo: si procede con una mastoplastica additiva monolaterale in cui la protesi viene aggiunta solo al seno più piccolo;
  • paziente con un seno di dimensioni normali e l’altro ritenuto troppo grande dalla paziente: si procede con riduzione e rimodellamento del seno troppo grande, tramite una mastoplastica riduttiva.

Tutti questi interventi tendono a lasciare cicatrici più o meno visibili, che variano soprattutto in base al tipo di intervento usato. La degenza è generalmente di uno o due giorni, salvo complicazioni (che sono infezioni, emorragie e reazioni allergiche ai materiali usati durante l’anestesia e l’intervento), mentre la ripresa completa si ha nel giro nel giro di 10/15 giorni. Piccoli aggiustamenti sono anche possibili con tecniche di lipofilling, che usano il grasso stesso prelevato dalla paziente per riempire il seno più piccolo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra capezzolo maschile e femminile

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Il capezzolo di una donna adulta generalmente misura circa 10 millimetri di lunghezza ed altrettanto di diametro, tuttavia questo dato può variare di molto tra soggetto e soggetto. Il capezzolo di un uomo adulto ha dimensioni estremamente più ridotte, avendo generalmente 5 millimetri di lunghezza e di diametro.

La differenza di dimensioni tra uomo e donna, generalmente è ancora più visibile osservando l’areola. L’areola maschile e femminile sono molto simili fino alla pubertà, ma dopo la pubertà ed in età adulta l’areola di una donna è invece molto più grande rispetto a quella di un uomo, specie se la mammella femminile è pronunciata ed ha una forte componente adiposa. Le donne adulte hanno areole di diametro media di 38 mm, ma le dimensioni variano da un minimo di 10 mm fino a 100 mm o anche superiori, specie in fase avanzata e/o quando la componente adiposa tende ad accrescere la salienza mammaria. Una mastoplastica additiva con protesi, può determinare un aumento delle dimensioni dell’areola. Nell’uomo l’areola ha una misura decisamente minore, attestandosi intorno ai 2-4 centimetri sul lato lungo. Una differenza importante è che mentre la donna ha una areola di forma generalmente circolare, l’areola maschile tende ad essere invece ovale, schiacciata ai due poli, inoltre l’areola femminile può presentarsi elevata rispetto alla mammella, mentre quella maschile è piatta.

Dal punto di vista sessuale, sia i capezzoli maschili che femminili rispondono inturgidendosi, assumendo colore più scuro e diventando più sensibili durante l’eccitazione, tuttavia questa risulta una zona maggiormente erotica nella donna che nell’uomo, inoltre l’uomo tende ad essere sessualmente più attratto dalla visione di un capezzolo femminile, rispetto ad una donna che osserva un capezzolo maschile.

Le differenze tra uomo e donna aumentano ancora quando la donna è incinta o allatta, a tal proposito leggi anche: Differenza dei capezzoli e del seno in gravidanza

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Come pulire l’apparecchio per i denti mobile e fisso

MEDICINA ONLINE APPARECCHIO MOBILE FISSO LAVARSI  DENTI GENGIVE LINGUA LABBRA CORRETTAMENTE INCISIVI MOLARI PREMOLARI CANINI BAMBINI ADULTI DENTIFRICIO  SPAZZOLINO MOVIMENTO COLLUTORIO FLUORO FILO INTERDENTALE BOCCA.jpgPulire l’apparecchio è una operazione davvero fondamentale per mantenere la bocca in salute: anche se sappiamo che può risultare più complicato, non farlo significa esporsi ad un più forte rischio di placca e carie.

Come pulire l’apparecchio mobile

L’apparecchio mobile è indubbiamente più semplice da curare, ma tende in ogni caso ad accumulare depositi di placca che minacciano la salute dei denti.

  • Utilizzando uno spazzolino insieme a polveri abrasive antibatteriche come il bicarbonato, spazzolare le zone ruvide e sciacquare bene sotto l’acqua.
  • Almeno una volta al giorno è consigliato immergere l’apparecchio in un bicchiere d’acqua con pastiglia effervescente per protesi dentarie.
  • Oltre all’apparecchio ricordate sempre di lavare i denti almeno tre volte al giorno, impedirete così l’insorgere di carie, gengiviti e alitosi.

Come pulire l’apparecchio fisso

La pulizia dell’apparecchio fisso richiede qualche attenzione in più, tuttavia con particolari attenzioni e strumenti specifici è possibile mantenerlo perfettamente pulito.

  • Usare l’apposito spazzolino ortodontico che permette di pulire facilmente gli attacchi dell’apparecchio e le gengive. Anche lo spazzolino elettrico può essere utilizzato, a patto che si proceda con le testine apposite per apparecchio.
  • Superfloss: questo filo interdentale è dotato di una porzione rigida che permette un inserimento tra dente e dente, iniziando dall’arcata superiore e passando poi a quella inferiore.
  • Pulire la lingua: la lingua è il luogo in cui si annidano più batteri ed è importante pulirla con strumenti appositi.

Alcuni accorgimenti: 

  • Non mangiare le unghie e non mordicchiare oggetti
  • Evita cibi molto duri che possono piegare i fili ortodontici
  • Evita cibi troppo dolci e zuccherati che causano carie

Se hai dei dubbi o delle domande i nostri igienisti possono consigliarti e mostrarti l’utilizzo corretto di tutti gli strumenti necessari alla pulizia dell’apparecchio.

Pulire l’apparecchio oltre a visitare regolarmente il dentista e il tuo igienista dentale, ti permetterà di vivere più serenamente il periodo della terapia ortodontica.

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Animali notturni (2016): trama, spiegazione finale e significato del film

MEDICINA ONLINE Animali notturni (Nocturnal Animals) film thriller psicologico e neo-noir  2016 Tom Ford Austin Wright Tony & Susan Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Jena Malone.jpgRegia di Tom Ford, con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Jena Malone. Titolo originale: Nocturnal Animals. Genere thriller, thriller psicologico, drammatico, neo-noir – USA, 2016, durata 115 minuti. Uscita: giovedì 17 novembre 2016; basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright “Tony & Susan”.

Trama senza spoiler

Susan Morrow, proprietaria di una prestigiosa galleria d’arte, vive una vita che scivola abulica sulla superficie delle opere che espone, finché un giorno riceve un manoscritto dall’ex-marito Edward Sheffield da cui la separano diciannove anni di divorzio. Approfittando di un week-end in cui resta sola (Walker, l’attuale marito, infatti si è allontanato apparentemente per lavoro, ma in realtà per tradirla) la donna si dedica alla lettura del manoscritto a lei dedicato, che si intitola Animali notturni, proprio come lei veniva definita dall’ex-marito. La lettura dello scritto – che è alternata alle vicende reali – turba sempre più la donna dal momento che il racconto presenta dei parallelismi metaforici con il loro drammatico passato di coppia: il divorzio è stato infatti traumatico, proprio per colpa di Susan che ha deciso in modo unilaterale di troncare ogni rapporto con Edward. Quelle pagine che la donna consuma con gli occhi, svolge col cuore, riorganizza nella testa, risalendo il tempo e la storia del suo matrimonio, la porteranno al desiderio di riavvicinarsi all’ex marito: ma quest’ultimo sarà davvero ancora disposto a perdonarla?

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Recensione senza spoiler

Animali Notturni è uno dei più bei film d’amore e di vendetta del cinema contemporaneo. Ed è un thriller. Sì, è un film d’amore, perché parla di rapporti tra due persone che si sono amate, ma è anche un thriller rigonfio di vendetta, di un odio patinato ed innocente, quello di un uomo a cui è stato tolto tutto dalla donna che amava, da una persona che credeva diversa e che invece si è dimostrata tutto l’opposto di ciò che sembrava, tutto il contrario di ciò che lei stessa avrebbe mai voluto. Lui è Edward Sheffield (Jake Gyllenhaal), ed è il primo marito di Susan, dalla quale ormai si è separato da molti anni. È uno scrittore. Un giorno, all’improvviso, le manda un libro; è un’opera che dedica proprio a Susan e nel bigliettino che accompagna la missiva dichiara di essere finalmente riuscito a terminarlo grazie a lei, che gli è stata d’ispirazione. Questo libro però racchiude qualcosa di particolare, di tremendo. È una storia dura, cruda e macabra, ma altro non è che l’emblema torbido e la struggente metafora di ciò che ha vissuto per causa di Susan. Non può farne a meno; la verginità del suo animo è stata macchiata da un gesto feroce e brutale al quale nessuno può porre rimedio, ed inevitabilmente si va incontro ad una sofferenza che lo lascia attonito, tormentato, ma irrimediabilmente diverso. Lei è Susan Morrow (Amy Adams), ed è la proprietaria di una galleria d’arte. Molti anni fa era sposata con Edward, ma dal momento in cui l’ha lasciato ha iniziato a vivere con Walker (Armie Hammer) ed i due sono anche convolati a nozze. Il loro matrimonio è in piedi da 19 anni, tuttavia sono finiti i fasti di un tempo, gli scricchiolii si sono tramutati in terremoto, e la donna si trova intrappolata in un prigione dorata dalla quale non riesce ad uscire, perché non ne ha la forza.

Un uomo fragile

È proprio la forza il nodo che lega l’intera storia. Edward è sempre stato una uomo fragile, o quantomeno questo è ciò che ha perennemente visto in lui Susan, al punto che anch’egli sembra convincersene, tratteggiando – nelle pagine del suo libro – una figura di sé succube di ogni situazione fuori dal suo controllo, non in grado di opporsi alla crudeltà di un mondo che non riesce a comprendere.
Susan ha un’immagine diversa di Edward: lo percepisce come una persona romantica, che sa credere in sé stesso e soprattutto sa credere in lei. Forse troppo. Non è un uomo egoista, Edward. Forse per nulla. È questa la colpa che deve espiare; il suo essere accondiscendente e dolce verso la donna che ama, fa di lui un facile martire, un uomo col cappio al collo che cammina come un equilibrista sopra un filo sospeso nel vuoto. Susan invece sconta le sue colpe quasi inconsciamente, rendendosene conto soltanto quando è troppo tardi. Lei è una donna che vive col costante terrore di trasformarsi in ciò che ha sempre detestato, ma non fa che compiere passi inesorabili in quella direzione. Il loro dolore ti entra nelle viscere e non si stacca mai, per tutti i 115 minuti di film ed anche oltre. Animali Notturni è un continuo irradiarsi di pulsazioni e di un incessante nodo in gola. Ti nausea, ti sfinisce, ti si attacca addosso e non ti stacca più.
La perfezione sta tutta nel modo autentico ed elegante che ha Tom Ford di raccontarci una storia che non appartiene solamente ai due protagonisti, ma si estende a macchia in un mondo ormai arido di genuinità e di bontà, parole che risultano infatti desuete e banali. Arido come le radure del Texas, dove un uomo distrutto è obbligato a camminare per ore prima di ricevere un aiuto, dove nessuno ti salva se non ti salvi da solo.

L’estetica di Tom Ford

Di contro l’oscurità è quella in cui gli animali notturni sanno muoversi perfettamente, attaccano e uccidono vittime innocenti (se qualcuno lo è davvero, in fondo) con la brutalità tipica, appunto, delle bestie.
Ma esiste anche la vita diurna, e quella obbliga persino gli animali notturni a fare i conti con se stessi e con le conseguenze delle proprie azioni. Chi è immune da tutto questo è Tom Ford. Ogni cosa che tocca si trasforma in oro. Il Re Mida del nuovo millennio è un personaggio altamente poliedrico, e non possiamo non provare ammirazione nei suoi confronti. Nonostante le tante parole che si possono spendere per questo film, le sensazioni che ti lascia sono incredulità e confusione. Incredulità e confusione vanno di pari passo in tutta l’opera, e si avvinghiano in un finale che, gelido, trapassa lo spettatore come una lama. Si resta attoniti di fronte al dipanarsi degli eventi, mentre si sciolgono gli intrecci narrativi rimane legato quel nodo alla gola, lo strazio di vite consumate e che incedono singhiozzanti al pari di un plot convulso e che non può non intaccare l’animo dello spettatore, stordendolo. In tutto questo e in molto altro emerge e si consacra il talento di Tom Ford, che non trascura nulla, mettendo sullo stesso piano l’estetica di cui è Maestro, assecondata da una scenografia e una fotografia pungente ed efficace, ed una regia cinica e acuminata.

La sequenza iniziale

La sequenza iniziale è a dir poco spiazzante, perché di fronte a noi, in un crescendo di pose, ammiccamenti e nudità integrali, si esibiscono una dietro l’altra alcune modelle che farebbero la felicità di un regista come Ulrich Seidl, già apprezzato estimatore di nudità extralarge nel famigerato e ai tempi scandaloso “Canicola”. Qui però, a fare la differenza con il lungometraggio del regista austriaco, e quindi a risultare sorprendenti invece che oscene, sono le aspettative create da “Animali notturni”, che si annunciava provvisto di una confezione che faceva del mistero e di un’estetica bella e raffinata i suoi riconosciuti punti di forza.
Detto che preferiamo lasciare il lettore con il dubbio a proposito della maniera in cui si evolve il finale della scena a cui abbiamo appena accennato, ci sembra importante evidenziare come tale inizio sia la firma di un regista che dimostra di saper aggiungere al mezzo cinematografico le invenzioni e la fantasia che ne contraddistinguono il lavoro nel campo della moda. Il cortocircuito tra le facce opposte della stessa medaglia presente in quei primi fotogrammi, e quindi l’accostamento tra il corpo esibito e opulento delle voluminose donzelle, fa il paio con la bellezza levigata e accuratamente vestita di Susan, la gallerista ricca e avvenente interpretata dalla bravissima Amy Adams (vedi foto in alto) stabilendo il leit-motiv visuale ed emotivo che ritroveremo per tutta la durata del racconto.

Super cast

E poi c’è un cast artistico che mette i brividi. Jake Gyllenhaal è abilissimo nel rendere struggente la sua figura di uomo devastato e consumato, riuscendo ad essere presente persino quando la sua assenza diventa fondamentale ai fini dello sviluppo narrativo. Amy Adams è veramente ad alti livelli. Nessuno probabilmente avrebbe saputo rendere meglio il senso di ciò che Tom Ford cercava dal suo personaggio. Ma tutto ciò sembra un mero vezzo di fronte alla potenza distruttiva dello script, di quell’impianto narrativo volutamente preda di un bivio che vive di metafore. Le già citate e spoglie lande texane, e il mondo patinato della Los Angeles a 6 zeri, quello di due esistenze ormai divise dal tempo, corrose dai cambiamenti e dalle scelte. Di tutto questo, dopo una guerra dove ci si spara dritti al cuore, cosa resta? La forza, quella inespressa e nascosta sotto le macerie di un rapporto, sotto il peso delle paure, sotto il terrore del cambiamento. Esce fuori con la violenza di uno tsunami, quando ormai non c’è più nulla da perdere, rovesciando tutto nel gioco delle parti e mostrandoci la vera forza di chi ha seppellito la fragilità sotto lo smacco e il fallimento. Curiosità: nel film la piccola parte di Sage Ross è di Jena Malone, che aveva recitato con Gyllenhall in Donnie Darko. Infine menzione a parte per Michael Shannon nella parte del detective Bobby Andes, che regala al suo personaggio espressioni e profondità psicologica davvero notevoli.

Un film consigliato, da vedere almeno due volte per capire fino in fondo tutte le metafore del racconto di Edward.

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DA QUI IN POI SPOILER

Significato e metafore del film

La prima cosa da chiarire – che non a tutti può apparire lampante – è che il film mostra vari momenti della vita dei personaggi reali, incastrati con il racconto del libro. In animali notturni ci sono tre parti fondamentali:

  • il presente, che narra la vita della protagonista (Susan) che vive una vita dorata ma triste, passando da una mostra all’altra, con una figlia distante ed un marito che la tradisce. Susan riceve il manoscritto dell’ex marito (Edward) e la sera lo inizia a leggere;
  • la storia contenuta nel manoscritto che narra di una normale famiglia che parte in auto per le vacanze, le quali però finiscono in tragedia. All’interno della storia i protagonisti assumono (nella mente di Susan che sta leggendo) l’aspetto dell’ex marito, della sua attuale figlia e di sé stessa, proprio quello a cui puntava l’autore;
  • il passato, cioè la storia d’amore iniziata più di vent’anni prima che ha portato Susan ed Edward ad incontrarsi, innamorarsi, sposarsi e poi divorziare 19 anni prima, con annesso aborto di Susan.

Chiarito questo, il libro che Edward dedica alla moglie è una chiara metafora della loro storia d’amore, che li ha portati al divorzio. Le donne rapite sono rispettivamente Susan stessa e la figlia:

  • la morte della moglie rapita è la metafora di una morte non reale ma “ideale”: è la morte della Susan iniziale, quella che vent’anni prima aveva amato disinteressatamente Edward e lo supportava sempre, tale “morte” ha lasciato il posto ad una Susan fredda e calcolatrice – quella attuale – totalmente insensibile nei confronti dei sentimenti e dei bisogni altrui;
  • la morte della figlia rapita rappresenta la vera morte eseguita nei confronti della piccola da parte della moglie nel momento stesso in cui lei ha scelto di abortire.

La stessa posizione in cui le donne vengono trovate morte nel racconto (vedi foto più in basso), potrebbe simboleggiare Susan che muore idealmente nel momento in cui abortisce sua figlia mentre è stesa sul lettino del medico, e la figlia che muore realmente uccisa dall’aborto mentre è “accanto” a lei (nel suo grembo).

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La morte “ideale” della moglie e reale della figlia

Le altre metafore sono:

Il viaggio della famiglia rappresenta la storia di Susan ed Edward, partita bene ma finita male.

Le lande desolate in cui la famiglia si inoltra, rappresentano l’aridità della storia passata che – partita con le migliori intenzioni – si trasforma in tragedia.

I tre giovani che stuprano ed uccidono moglie e figlia sono i vari aspetti che hanno ucciso il loro amore ed il loro matrimonio, che hanno portato Susan ad essere fredda e calcolatrice ed hanno portato all’aborto della figlia (la morte di entrambe).

Il detective è la voglia di Edward di salvare il loro rapporto. Ma è una voglia pronta a morire, malata e priva di sicurezze, a cui Edward si aggrappa disperatamente per tanto tempo, fino a morirci.

Il padre codardo, che si nasconde quando i due “cattivi” tornano indietro a cercarlo, anziché intervenire, rappresenta l’Edward stesso nel passato, che col senno di poi ora forse si sente in colpa per non essersi mostrato “coraggioso” di fronte alla ex moglie, fatto che ha contribuito alla tragedia della storia.

Il padre coraggioso, che alla fine uccide il “cattivo”, rappresenta l’Edward nel presente: un Edward senza più timori che ha reagito alle sue paure ed ha ripreso in mano la sua vita, scrivendo un libro di successo.

In poche parole l’intero romanzo è una rappresentazione metaforica della storia di Susan e Jake. Lui regala a lei il romanzo proprio per farle capire cosa ha provato nell’essere stato trattato così da lei e per farle rimpiangere le scelte di cambiare carattere (uccidendo la sé stessa “buona”) ed uccidere la figlia (l’aborto).

Spiegazione del finale

Il finale di questo film rappresenta una delle più sottili vendette della storia del cinema. Leggendo il libro Susan capisce subito quello che nella sua mente era già chiaro: diciannove anni prima ha fatto un grosso errore a lasciare Edward. Susan ha capito di aver fatto un terribile sbaglio anche a non aver creduto nel suo talento e nelle storie che poteva raccontare (ricordate il flashback dove Susan diceva al marito «Scrivendo di te non arriverai mai da nessuna parte»). Lei prova a ricontattarlo (la mail era stata appositamente recapitata insieme al libro, un piano diabolico!) e lui accetta l’invito a cena. Lei vede in quell’incontro una seconda occasione per ricominciare a vivere, uscire dal grigiore della sua vita apatica e – forse – ritornare con l’ex marito. Lei va all’invito, ma lui non si presenterà, lasciandola ad aspettare invano. Questa è la vendetta di Edward, una vendetta già anticipata dal regista nel quadro con su scritto “revenge” che appare non a caso all’inizio del film.

Qualcuno potrebbe dire: è impossibile che la ex moglie leggendo il libro una sera, si reinnamori del marito. Ciò è vero, ma a mio avviso lei in realtà non si reinnamora di nessuno, dal momento che forse ha perso la sua capacità di amare già vent’anni prima, sempre se l’ha davvero mai avuta. Lei vuole soltanto fuggire da una vita arida che all’inizio le sembrava appetibile e che invece l’ha distrutta ed ora le appare come una gabbia. Lei è già in crisi da tempo con il suo nuovo marito e con la sua vita dorata fatta di finzione e “psicofarmacologi”. Il libro è solo una goccia che ha fatto traboccare il vaso.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Tumore al seno: sintomi e dolore al braccio

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTO BRACCO SINISTRO FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE ATTACCO CARDIACO CUORE GOMITO TENNISTA ICTUS INFARTO MIOCARDIO CANCRO TUMORE SENO MAMMELLAIl dolore localizzato al braccio sinistro, in assenza di traumi, è un tipo di dolore che genera molta ansia nelle persone in quanto viene immediatamente associato all’attacco di cuore. In realtà, pur essendo in effetti il dolore al braccio sinistro uno dei sintomi distintivi dell’infarto del miocardio, sono molte le condizioni che possono provocarlo e, nella maggior parte dei casi, certi timori sono fortunatamente infondati. Bisogna considerare, infatti, che un braccio è costituito da varie strutture (muscoli, ossa, tendini ecc.) e, conseguentemente, un problema a una di queste (un’infezione, un processo infiammatorio, un problema muscolare, un disturbo nervoso, un trauma di vario tipo ecc.) può essere, fra le altre cose, causa di dolenzia. Il dolore al braccio, inoltre, può essere determinato da patologie di un’altra parte del corpo apparentemente “insospettabile”: in questo caso si parla di “dolore riferito”.

Dolore al braccio sinistro: le cause principali

Come detto, il dolore al braccio sinistro può riconoscere diverse cause e, se in certi casi può essere piuttosto facile capirne i motivi (come nel caso di un trauma diretto), in determinate circostanze può non essere facile identificarli. Le tre cause tipiche sono:

  • angina pectoris: una sindrome clinica provocata da un’ischemia miocardica di tipo transitorio (diminuzione temporanea del flusso sanguigno al muscolo cardiaco);
  • artrosi cervicale: una degenerazione patologica che interessa le vertebre del collo;
  • infarto del miocardio: oltre al dolore al braccio sinistro, si associano alcuni sintomi quali dolore toracico, senso di oppressione, sensazione di pesantezza a livello toracico, sensazione di bruciore al petto, sudori freddi, vomito, respiro affannoso, senso di svenimento, frequenza cardiaca aumentata. In questi casi è opportuno richiedere un intervento medico il più tempestivamente possibile in quanto c’è una forte probabilità di un attacco di cuore.

Altre cause di dolore al braccio sinistro, sono:

  • attacco di panico;
  • cattiva circolazione;
  • contratture muscolari;
  • errata postura;
  • lesioni del plesso brachiale;
  • lesioni e traumi muscolari, tendinei, articolari;
  • neuropatia periferica;
  • reflusso gastroesofageo;
  • sindrome dello stretto toracico superiore;
  • vaccinazione recente;
  • tendiniti.

Dolore al braccio e mammella

Il dolore al braccio può, in alcuni casi, essere la conseguenza di una recente operazione di  mastectomia, che si effettua per trattare diversi tipologie di tumori al seno. In alcuni casi un dolore al braccio può essere irradiato dalla mammella in caso di forte mastodinia, a tal proposito leggi anche: Mastodinia: quando il seno è gonfio e dolorante

Dolore al braccio e cancro al seno

In alcuni casi il dolore localizzato a clavicola, ascella e braccio, spesso associati a gonfiore ed ingrossamento dei linfonodi dell’ascella, possono essere sintomo di tumore al cavo ascellare o al quadrante superiore esterno della mammella. In questo caso si associano spesso altri sintomi, come:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

Tutti i segni e sintomi finora elencati sono ancora più indicativi di cancro mammario, se il paziente presenta i seguenti fattori di rischio:

  • sesso femminile (ricordiamo infatti che il cancro mammario può colpire anche l’uomo, ma molto più raramente);
  • età avanzata (>30 anni, specialmente superati i 50 anni);
  • fumo di sigaretta;
  • genetica (altri casi in famiglia: madre, sorella…);
  • mancanza di procreazione;
  • esposizione ad inquinamento atmosferico;
  • mancanza di allattamento al seno;
  • elevati livelli di alcuni ormoni;
  • dieta ricca di grassi;
  • obesità.

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Shining: il capolavoro di Stanley Kubrick torna al cinema per Halloween

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Endocrinolo Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Grasso Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere fumare 10 film dimagrireDal romanzo di Stephen King pubblicato nel 1977 che più lo ispirò, Stanley Kubrick trasse uno dei suoi capolavori: Shining. Il cult movie, girato tra il 1978 e il 1979, racconta la storia di Jack Nicholson alias Jack Torrance, scrittore in crisi che per ritrovare l’ispirazione accetta un posto di guardiano durante la stagione invernale all’Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose. Parte così con sua moglie Wendy e il figlio di sette anni, Danny, senza sapere che quel viaggio cambierà per sempre le loro vite.

In occasione di Halloween e a 40 anni della pubblicazione del best seller con cui King terrorizzò i lettori di tutto il mondo, torna su grande schermo nella sua versione da 119 minuti in italiano solo il 31 ottobre, l’1 e il 2 novembre (l’elenco delle sale lo trovate su www.nexodigital.it) quello che da molti è considerato il film horror più pauroso di sempre, Shining del maestro Stanley Kubrick, per un evento speciale che proporrà anche la proiezione dell’inedito cortometraggio intitolato Work and play, che come gli spettatori più attenti ricorderanno rende omaggio alla frase che Jack Torrance scrive ossessivamente sulla sua macchina da scrivere: “All work and no play makes Jack a dull boy” nella versione inglese del film.

L’arrivo di Shining al cinema rappresenta l’opportunità di godersi su grande schermo il capolavoro horror di uno dei più grandi registi di sempre, il premio Oscar Stanley Kubrick che lavorò al film con la consueta precisione maniacale, ripetendo le scene all’infinito e riuscendo così a mostrare gli anfratti più reconditi e inquietanti della mente umana. Quest’anno ad Halloween non rimane dunque che tornare all’Overlook Hotel e affrontare il ghigno più memorabile della storia del cinema: quello di Jack Nicholson mentre si avventa con l’ascia all’assalto di Shelley Duvall e cercare di sopravvivere al fascino malefico del luogo e alla furia di Jack Torrance.

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