Perdita di capelli inarrestabile? Ci pensa la medicina rigenerativa

MEDICINA ONLINE VOLTO TRISTE FIDUCIA SE DONNA CAPELLI SPAZZOLA SGUARDO RAGAZZA BELLEZZA PETTINE MORA PELLE SKIN OCCHI TERAPIA TRATTAMENTO EYES BELLEZZA VISO RIMEDI SEXY SEX HAIR LOSS ESTETICAAlopecia e perdita di capelli sono un problema per molti uomini e donne di tutte le età, ma negli ultimi anni i progressi della medicina rigenerativa ci forniscono una potente arma per combatterli. L’alopecia androgenetica, è una forma di calvizie causata da una ipersensibilità dei follicoli capillari all’azione combinata del Diidrotestosterone (DHT) e della Prostaglandina D2 (PGD2): il primo ostacolo il naturale equilibrio di produzione di sebo del cuoio capelluto, l’altra fa in modo che quest’ultimo sia sempre infiammato, fino ad arrivare a una alterazione della funzionalità quando compaiono i primi segni di un sistema “scalpo-capelli” che comincia a perdere il proprio equilibrio fisiologico: seborrea, tricodinia, forfora, iniziale caduta moderata di capelli. Questo è il campanello d’allarme che deve spingerci ad intervenire subito, senza perdere tempo con palliativi, o cure poco efficaci: se il follicolo resta soggetto a turbative, allora la miniaturizzazione progressiva che lo colpisce, lo porterà allo status di “atrofia”. A quel punto la sua situazione non è più reversibile mentre invece, agendo per tempo con tecniche come la PRP, la perdita di capelli può essere arginata.

Plasma ricco di piastrine (PRP)

La tecnica PRP usa una piccola quantità di sangue (10-15 cc) che il medico preleva al paziente. Il sangue viene introdotto in apposite provette che vengono centrifugate, fino ad ottenere il plasma, che contiene in alta concentrazione le piastrine che, una volta attivate, produrranno i fattori di crescita. Il composto risultante da questa “scrematura” può essere iniettato sottopelle sia con tecnica mesoterapica, sia con la classica infiltrazione diretta nelle rughe o nelle pieghe cutanee. I fattori di crescita iniettati, stimolano la rigenerazione dei tessuti e la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni). Proprio quest’ultima è una delle proprietà più importanti del PRP per le applicazioni in chirurgia e in medicina estetica, dove il corretto apporto di nutrimento ai tessuti è alla base dei loro processi rigenerativi. A differenza di qualsiasi filler di sintesi, il PRP è prodotto a partire da componenti provenienti dal paziente stesso, a garanzia della massima biocompatibilità e naturalità del trattamento, e senza rischi di intolleranza, allergia o altra reazione immunitaria.

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Differenza tra balanite, lichen planus, verruche, candida e gonorrea

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVLe infezioni del pene e del glande sono diversi processi infettivi di origine batterica, virale, parassitaria o fungina che coinvolgono i genitali maschili ma che possono diffondersi anche ad altre aree del corpo e trasmettersi sessualmente al partner. Tra le infezioni più diffuse ricordiamo la balanite, le verruche genitali, la candidosi, il lichen planus e la gonorrea.

Balanite

La balanite (dal greco antico: βάλανος, bálanos, «ghianda», itis, «infiammazione») è un’irritazione e un’infiammazione, con comparsa di rossore, della testa del glande spesso estesa anche al prepuzio. In quest’ultimo caso viene meglio definita balanopostite. Le cause della balanite sono frequentemente correlate a batteri (Streptococcus pyogenes, Staphylococcus aureus, Neisseria gonorrhoeae) ma a volte è sostenuta da miceti come la candida albicans. Può essere una balanite traumatica di tipo irritativo, da farmaci, allergica da contatto. Irritazione, prurito intimo, desquamazioni sono segnali di una origine batterica. I sintomi sono irritazione del glande, prurito, arrossamento, disturbi della minzione, edema, ingrossamento delle ghiandole linfatiche inguinali, lesioni ulcerative, secrezioni biancastre e/o maleodoranti dal pene, dolore durante i rapporti. In alcuni casi c’è sanguinamento. Le terapie includono antibiotici (se l’infezione è batterica) e gli antimicotici (se l’infezione è fungina). Anche il o la partner sessuale, sebbene sia asintomatica, dovrebbe sottoporsi al trattamento farmacologico specifico.

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Lichen planus

Il lichen planus (LP), o lichen ruber planus (LRP), è una dermatosi infiammatoria ad andamento cronico-recidivante ed eziologia sconosciuta che colpisce cute, mucose e unghie, si configura nella categoria delle malattie autoimmuni. Le cause non sono ancora del tutto note. Numerosi farmaci tra cui antibiotici, anticonvulsivanti, antidepressivi, antimalarici, antipertensivi, diuretici, FANS, metalli e farmaci biologici sono stati associati allo sviluppo di reazioni lichenoidi. L’amalgama dentale, contenente mercurio, è un possibile fattore di rischio benché non sia stata provata una chiara associazione con la patologia. Altri fattori di rischio sono esposizione a p-fenilendiammina, dimetilfumarato, noce di Betel, radioterapia, depressione e disturbi d’ansia. Anche le intolleranze alimentari, come quella al lattosio, non vanno trascurate. In alcuni studi (ma non in altri) si è riscontrata un’associazione tra infezione da HCV e lichen planus; il possibile ruolo di questo virus rimane perciò incerto. È stato inoltre associato ad infezioni da herpesvirus tra cui HHV-3, HHV-6, HHV-7 e in rari casi ad infezioni da HBV e in seguito a somministrazione di vaccino antiepatite B. I sintomi sono: lesioni papulose o placche pruriginose, erosive e recidivanti sulla pelle, prurito locale con balanite e postite, dolore durante i rapporti. La terapia dipende dall’elemento a monte che l’ha determinato. Il lichen reticolare non richiede alcun trattamento in quanto è asintomatico. In rari casi si può osservare una superinfezione da Candida albicans che causa bruciore e rende necessario un trattamento antimicotico. Nel lichen erosivo vengono impiegati soprattutto i corticosteroidi. In prima istanza si usano i corticosteroidi topici come il desametasone in soluzione viscosa, il flucinonide in gel o il betametasone in tavolette da sciogliere in bocca. Nel lichen atrofico dei genitali (come nella forma più grave sclero-atrofica) vengono impiegati due nuove molecole: il tacrolimus e il pimecrolimus, con ottimi risultati soprattutto se si considerano i pesanti effetti collaterali dei cortisonici (atrofia dell’epitelio e graduale perdita dell’elasticità delle mucose e della cute) che restano un’arma valida nelle forme più gravi.

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Verruche genitali

Il condiloma acuminato (anche chiamato verruca genitale, verruca venerea, verruca anale e verruca anogenitale) è una malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale. La causa risiede in alcuni sottotipi di Papillomavirus umano (HPV). Tra i sintomi ricordiamo: dolore, irritazione, prurito, dispareunia, dolore durante la minzione. Può degenerare in cancro. Terapia: è consigliato trattare i condilomi con farmaci antivirali ed immunomodulatori. Possono essere usati anche elettrocoagulazione, laser terapia o escissione chirurgica.

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Candidosi

Rare nell’uomo, al contrario della candidosi femminile, molto più diffusa e sintomatica. Cause: la causa è un fungo, la Candida albicans. Sintomi: bruciore circoscritto, dolore durante i rapporti, dolore durante la minzione, eritema localizzato, prurito, irritazione genitale. La terapia si serve di applicazione topica di antimicotici specifici (ad esempio Clotrimazolo o Miconazolo), eventualmente associando antifungini ad azione sistemica (ad esempio Polienici o Echinocandine).

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Gonorrea

La gonorrea (dal greco “gonos”: seme; e “reo” : scorro;) o blenorragia (dal greco “blenos”: muco; e “ragoo”: erompo;) è una malattia a trasmissione sessuale. La causa risiede nel batterio Neisseria gonorrhoeae. È popolarmente nominata “scolo”. I termini si riferiscono al principale sintomo, ossia le perdite uretrali. I sintomi includono: irritazione a livello del glande, perdite biancastre-giallognole e maleodoranti dal pene, dolore durante la minzione, bruciore e prurito. Nei casi più complessi, l’infezionee degenera in prostatite, epididimite e sterilità. La terapia include antibiotici (macrolidi, chinoloni e cefalosporine).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Le 6 fasi del decorso clinico di una ustione

MEDICINA ONLINE MEDICO ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME SUONI SEMEIOTICAL’ustione è una lesione dei tessuti tegumentari (pelle ed annessi cutanei) provocata dall’azione di calore, sostanze chimiche, corrente elettrica o radiazioni. Possono essere di varia entità secondo l’intensità della temperatura, la durata del contatto e lo stato fisico della sostanza ustionante (solida, liquida o gassosa); in relazione alla gravità vengono distinte in gruppi (1°, 2°, 3° e 4° grado).

Il decorso clinico di una ustione può essere diviso in 6 fasi:

  1. fase dello shock nervoso per il terribile dolore;
  2. fase ipodinamica o fase dello shock ipovolemico (prime 48 ore);
  3. fase catabolica (prima della chiusura dell’ustione);
  4. fase della tossicosi da assorbimento degli essudati;
  5. fase della sepsi per infezione delle piaghe;
  6. fase della distrofia sincrasica o della convalescenza.

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1) Fase dello shock nervoso

Dura poche ore, è caratterizzato da: eccitazione psichica, dolore vivissimo, seteintensa, sudorazione, polipnea (frequenza respiro superiore alla norma), insonnia(talvolta delirio e convulsioni), diuresi scarsa o assente, atonia gastrointestinale, sbalzi di pressione.

2) Fase dello shock ipovolemico

E’ caratterizzato da: polso piccolo e frequente, pressione bassa(specie la sistolica), cianosi periferica, sudore freddo, temperatura bassa (36-35 °C) respiro superficiale e frequente, iperecitabilità nervosa alternata a periodi di depressione con sonnolenza, apatia, adinamia; necessità continua di mingere con emissione di poche gocce o anuria, alvo chiuso a feci e gas, crisi emodinamica che dura da poche ore a 3-4 giorni. Il paziente può morire per scompenso cardiocircolatorio Le modificazioni emodinamiche comprendono:

  1. tachicardia;
  2. ipotensione;
  3. riduzione della gittata cardiaca;
  4. vasocostrizione.

La gittata cardiaca può scendere al 30-50% dei valori normali a causa dell’ipovolemia e del Myocardial Depressant Factor. Spesso la gittata cardiaca tende ai livelli normali solo dopo parecchi giorni, anche se la terapia infusionale è corretta.

Le modificazioni della funzionalità renale sono dovute a:

  1. ipovolemia;
  2. vasocostrizione;
  3. apertura degli shunt artero-venosi che escludono il rene;
  4. imperatività surrenalica.

Le cellule juxtaglomerulari del rene riversano renina in circolo in risposta ad: una deprivazione di sodio, ad una ridotta pressione sanguigna (ipovolemia) e ad uno stimolo nervoso simpatico (determinato dall’ipovolemia). La renina provoca, tramite l’angiotensina, il rilascio di ormoni dalla corticale del surrene (cortisolo, mineralcorticoidi es. aldosterone, glucorticoidi, ecc.)che agiscono sul riassorbimento renale. In seguito a questi si verifica:

  1. oliguria(più o meno grave);
  2. riduzione della filtrazione glomerulare;
  3. ritenzione di sodio (aldosterone);
  4. aumentata secrezione di potassio (aldosterone).

Se la terapia è adeguata queste manifestazioni possono non comparire, in case contrario si può avere insufficienza renale simile allo schok emorragico. Dopo 2-3 settimane si può avere schok settico da gram-negativi che aggrava ancora la funzionalità renale , con possibile comparsa di una insufficienza renale acuta irreversibile spesso letale. Diverse teorie spiegano l’oliguria, che potrebbe essere dovuta a:

  • un riflesso nervoso che provoca spasmo delle arteriole afferenti;
  • l’immissione in circolo di sostanze tossiche liberate dalla zona ustionata che agirebbero o a livello glomerulare o producendo lo spasmo delle arteriole afferenti che blocca la filtrazione;
  • un tentativo renale di compensare le alterazioni idrometaboliche attraverso un maggiore riassorbimento tubulare di sodio e acqua riducendo la eliminazione urinaria Nella prima fase è stata evidenziata anche una attivazione del sistema renina-angiotensina che provoca ritenzione sodica.

3) Fase catabolica

La terza fase è caratterizzata da:

  • diminuita reattività generale dell’organismo;
  • bilancio dell’azoto negativo;
  • decadimento delle capacita difensive.

Se in questa fase sopraggiunge lo shock settico si instaura una insufficienza renale che porta alla morte. Il dato più attendibile per monitorizzare la funzionalità renale è la osmolarita plasmatica ed urinaria. Se questa continua ad aumentare (iperosmolarità progressiva) la prognosi diviene infausta. I sintomi della iperosmolarità progressiva sono: sete intensa, alterazioni della coscienza, disturbi dell’orientamento, allucinazioni, coma, convulsioni, morte. Il bilancio d’azoto negativo e il deficit energetico sono in parte legati al mancato aumento dell’evaporative water. La durata e l’intensità della fase catabolica sono in rapporto a:

  • estensione e grado dell’ustione;
  • gravità di eventuali processi infettivi;
  • regime nutrizionale;
  • durata della fase aperta delle ferite.

Durante questa fase il fabbisogno energetico di calorie è superiore a 4000cal/die. Nonostante l’instaurazione delle terapie opportune la positivizzazione del bilancio d’azoto viene raggiunta solo nella fase della convalescenza.

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4) Fase della tossicosi (shock autotossico)

Compare dopo 3-4 giorni. Il riassorbimento del trasudato e degli essudati dalle aree ustionate mette in circolo sostanze tossiche. Esse determinano, dopo un periodo di apparente benessere (caratterizzato da normalizzazione di polso, pressione e temperatura), nuovi sintomi quali: febbre elevata(39-40 °C), cefalea, nausea e ulcere emorragiche. Questa fase può durare dai 15 ai 20 giorni.

5) Fase della sepsi

E’ dovuta ad infezione delle aree ustionate facilitata dalla immunosopressione. La temperatura riprende a salire con febbre continua e remittente preceduta o accompagnata da brividi, cefalea, nausea. Il polso è frequente e la pressione si abbassa. Si ha virulenza dei germi saprofiti cutanei che nel periodo della sepsi inquinano la superficie del tessuto di granulazione (sono gram-negativi: Pseudomonas, Serratia, Klebisiella, Candida, ecc.)

6) Fase della distrofia sincrasica o fase della convalescienza

Si ha il graduale recupero del tono circolatorio, scompare la febbre, la diuresi e l’alvo ritornano alla normalità. L’ustionato è ancora pallido (anemia), magro (perdita di proteine) con ipotrofia muscolare. Se le aree di necrosi sono giunte in profondità, si potranno mantenere per settimane o mesi delle aree non riepitelizzate con tessuto di granulazione esuberante.

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Shock da ustione: cos’è, quando si verifica, sintomi e cure

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Combustione umana spontanea il mistero del neonato indiano che prende fuoLo shock da ustione è uno shock ipovolemico non emorragico (shock da diminuito volume di sangue circolante NON determinato da emorragia) che si verifica quando il paziente è sottoposto ad ustione di ampie zone del corpo.

Quando si verifica?

Non tutte le ustioni determinano shock da ustione. Per verificarsi le ustioni devono essere molto estese, sia in superficie che in profondità: essa avviene quando un’ustione di terzo grado si estende a circa 1/8 della superficie del corpo, oppure un’ustione di primo o di secondo grado raggiunge i 2/3 della superficie.

Perché si verifica?

Lo shock da ustione è legato a un’alterazione del tono e della permeabilità dei capillari prodotta da tossine che si formano nei tessuti ustionati per la scomposizione e il riassorbimento delle sostanze proteiche necrotiche. Inizialmente il sistema linfatico drena il liquido in eccesso ma ben presto la sua capacità di assorbimento si satura e compare l’edema. La permeabilità alterata dei capillari determina il passaggio di plasma dai vasi all’interstizio e ciò provoca edema, disidratazione e ipoprotidemia, che determinano diminuzione del volume di sangue circolante ed all’aumento della sua viscosità. La quantità di liquido persa dipende dall’estensione dell’ustione. I liquidi vengono persi anche direttamente con le flittene e con le secrezioni della superficie ustionata. L’alterata permeabilità capillare inoltre è più marcata nella zona dell’ustione però in realtà il fenomeno appare generalizzato cioè i liquidi vengono persi anche in zone molto distanti da quella ustionata. Il liquido che attraverso i vasi si raccoglie nell’interstizio può rappresentare una quota notevole del liquido extracellulare.

La perdita dei fluidi è massima nelle prime 24 ore dopo il trauma termico, successivamente la permeabilità capillare torna normale dopo 48 ore e inizia il riassorbimento dell’edema. In realtà non tutto il liquido del terzo compartimento (edema) può essere riassorbita. Infatti circa la metà rimane legato alle proteine interstiziali e questa quota può aumentare in relazione alle alterazioni dell’equilibrio acido-base. Il liquido dell’edema è formato da acqua, sali e proteine. I sali sono gli stessi del liquido plasmatico e interstiziale (NaCl).

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Segni e sintomi dello shock da ustione

Nello shock da ustione compaiono generalmente gravi disturbi dello stato generale, con alcuni sintomi e segni caratteristici, quali:

  • vomito;
  • convulsioni;
  • sopore;
  • perdita di coscienza;
  • ipotensione (abbassamento della pressione arteriosa);
  • ipotermia;
  • sintomi di insufficienza circolatoria;
  • emorragie nella mucosa del naso e dei bronchi;
  • abbassamento della pressione venosa centrale;
  • innalzamento ematocrito;
  • diminuzione diuresi;
  • albuminuria;
  • ematuria.

Alterazioni dell’equilibrio proteico

Nella prima settimana dopo l’ustione la perdita proteica è di 25-50 gr/die di cui 12-30 gr persi con l’ipercatabolismo che sopraggiunge dopo le prime 5-10 ore (durante le quali c’è una attività catabolica nulla ), 10-20 gr persi con l’essudato e nel liquido dell’edema. E’ stato dimostrato che la plasmaferesi cioè la perdita di proteine dal plasma non accompagnata da perdite di sali minerali e di acqua non causa shock. Inoltre parte delle proteine plasmatiche tornano in circolo tramite il drenaggio linfatico. Al contrario la perdita repentina di sodio può provocare shock e collasso cardiocircolatorio.

Alterazioni dell’equilibrio ematologico

Il numero dei globuli rossi si riduce proporzionalmente alla estensione e al grado dell’ustione per 4 motivi:

  • emolisi diretta da calore;
  • formazione di trombi vasali nell’area ustionata che intrappolano e distruggono i globuli rossi;
  • distruzione da parte del sistema reticolo-endoteliale di emazie in parte alterate;
  • fenomeno dell’agglutinazione intravascolare, anche chiamata “sludging”, che corrisponde ad un’agglutinazione di cellule del sangue che avviene all’interno del torrente circolatorio: esse formano una massa semisolida all’interno dei vasi sanguigni che può arrivare ad impedire la circolazione.

Il fenomeno dello sludging è aggravato della emoconcentrazione dovuta alla perdita dei liquidi. La carenza di eritrociti riduce il flusso ematico nel microcircolo peggiorando il deficit perfusionale e ossigenativo. Tale stato è mantenuto poi dal deficit eritropoietico (dovuto ad una ridotta utilizzazione del ferro ad alterazioni del metabolismo delle porfirine e alla diminuzione della eritropoietina in seguito al danno renale ) e dalla perdita nel tessuto di granulazione. La perdita totale durante l’intero corso della malattia può arrivare all’85% dei valori normali. Nonostante questo le trasfusioni sono sconsigliate nelle prime 72 ore. Infatti visto che la deplezione plasmatica è maggiore di quella eritrocitaria la trasfusione di sangue intero aumenterebbe solo la viscosità ematica e quindi lo sludging.

Alterazioni dell’equilibrio acido-base

Il pH normale del sangue arterioso e mantenuto a 7,4 dai sistemi tampone. Tra i più importanti tamponi ricordiamo :

  • fosfati e proteine (emoglobina) nel compartimento intracellulare;
  • sistema bicarbonato – acido carbonico nel compartimento extra cellulare.

Nell’ustionato c’è un aumento di acidi organici e inorganici per 3 motivi:

  • aumento del metabolismo anaerobio per ipossia tissutale (aumento di piruvato e lattato);
  • aumento del catabolismo proteico e necrosi tissutale (aumento di urati e solfati);
  • aumento del catabolismo degli acidi grassi per soddisfare il fabbisogno energetico (aumento dei corpi chetonici). Questi acidi ,dopo essere stati neutralizzati dai sistemi tampone ,vengono eliminati aumentando l ‘ attività respiratoria e l ‘ emuntorio renale. Spesso pero i polmoni sono danneggiati e la diuresi e ridotta a causa dell’ipoperfusione renale (vedi oltre).

Alterazioni dell’equilibrio del potassio

Si ha aumento della potassiemia perché:

  • le cellule danneggiate rilasciano il potassio contenuto;
  • l’acidosi viene tamponata in parte scambiando l’H+ extracellulare con il K+ intracellulare;
  • il K+ è scarsamente eliminato dal rene.

Alterazioni dell’equilibrio del calcio

Si ha iniziale ipocalcemia dovuta a:

  • perdita di calcio nel territorio ustionato;
  • acidosi metabolica;
  • ipereattività adrenocorticale (aumentata secrezione di ACTH che stimola la corticale del surrene a produrre cortisolo ecc.);
  • trattamento corticosteroideo.

Il cortisolo riduce l’assorbimento intestinale di calcio sia riducendo la formazione di vitamina D che esercitando una azione antagonista ad essa, aumentando la secrezione urinaria di calcio. Tardivamente si ha ipercalcemia dovuta a:

  • ipocalcemia iniziale;
  • immobilità forzata.

Tali fattori condizionano il riassorbimento di calcio dalle ossa.

Alterazioni dell’equilibrio del magnesio

Talvolta i valori di magnesio stanno nella norma, altre volte invece si osserva una ipomagnesiemia associata ad alterazioni psichiche, deliri e allucinazioni. Le cause sono:

  • la perdita diretta dall’area ustionata;
  • l’iperaldosteronismo secondario (la produzione di aldosterone viene stimolata dal rene tramite la secrezione di renina, sistema renina-angiotensina-aldosterone, ogni qual volta si verifica ipovolemia).

Nel giro di pochi giorni potrebbe verificarsi una infezione da gram-negativi (che trovano del tessuto ustionato un terreno favorevole per il loro sviluppo) che possono condurre ad uno shock endotossico. Lo shock può determinare morte del paziente, se non trattato, anche senza che siano rilevabili lesioni gravi di organi vitali o complicazioni da infezioni delle piaghe. Fra le complicazioni più temibili delle ustioni è la setticemia, che può intervenire fra il 4° e il 10° giorno ed aggrava notevolmente la prognosi.

Terapia dello shock ustione

Per una corretta terapia è necessaria per prima cosa una corretta valutazione della gravità del quadro clinico e delle alterazioni dei principali parametri emato-clinici. Sono da prendere in considerazione vari parametri, tra cui:

  • età e stato di salute generale del paziente;
  • PVC (pressione venosa centrale);
  • diuresi oraria;
  • peso corporeo;
  • Ht (ematocrito) ed altri parametri ematici;
  • pressione arteriosa sistolica e diastolica;
  • volemia (volume ematico);
  • massa globulare;
  • ionogramma;
  • osmolarità plasmatica ed urinaria;
  • equilibrio acido-base.

Lo shock da ustione è uno shock ipovolemico non emorragico caratterizzato da una bassa PVC ed elevato Ht (ematocrito), il primo provvedimento terapeutico è quindi volto a ristabilire una adeguata perfusione tissutale adeguando il volume ematico alla mutata capacita del letto vascolare. E’ necessaria una terapia infusionale corretta qualitativamente e quantitativamente e che sia adattata via via in base ai seguenti esami di laboratorio: Ht, elettroliti(Na+, K+, Cl-, Mg–, Ca++), pH, pO2, pCO2, HCO3-, PVC, diuresi, osmolarita. Essi vanno verificati 6 volte al giorno.

  • Se in corso della terapia infusionale l’Ht rimane sopra il 45% allora la velocità di somministrazione è bassa, se scende sotto il 35% allora è troppo elevata. In genere l’Ht deve essere più basso del normale soprattutto se il rene funziona bene e può quindi eliminare da solo l’H2O in eccesso. La PVC ci informa della pressione nell’atrio destro; se essa è inferire a 9 cmH2O le terapia infusionale è insufficiente se invece è superiore a 12 cmH2O significa o che la terapia è eccessiva o che c’è un deficit del cuore sinistro. Il volume di liquidi da infondere varia secondo l’autore.
  • Diuresi oraria: è un indice sufficientemente attendibile della perfusione renale (si esegue con un catetere in vescica ) Valori di urine compresi tra 0,5 e 1 mg/Kg di peso corporeo/ora indicano una buona perfusione renale.
  • Osmolarita plasmatica ed urinaria: sono indicativi per valutare la funzionalità renale e la concentrazione ionica dei liquidi infusi. Se inferiori a 290-300 allora i liquidi somministrati sono ipotonici se superiori c’è pericolo di coma iperosmolare.

Farmaci e presidi

I farmaci e presidi usati sono generalmente:

  1. cortisonici;
  2. eparina (ostacola le coagulazione intravasale disseminata o CID);
  3. inibitori di enzimi proteolitici (trasylol);
  4. dopamina (aumenta la portata renale);
  5. terapia antibiotica mirata (antibiogramma ripetuti);
  6. nutrizione parenterale (in corso di ustioni delle vie respiratorie;
  7. profilassi antitetanica.

Terapia del dolore

Anche una piccola ustione (di 1° o 2° grado) può essere molto dolorosa in quanto lascia intatte le terminazioni nervose mentre una ustione grave (3° grado) le distrugge e quindi risulta meno dolorosa. La dose di sedativo deve essere ben valutata perché ha l’obiettivo di essere:

  • abbastanza elevata per garantire il minor dolore al paziente;
  • la minima necessaria per evitare depressioni dell’attività cardio-polmonare e del sensorio.

La via di somministrazione deve essere endovenosa perché le modificazioni fisiopatologiche a carico della circolazione cutanea e del tessuto muscolare ne alterano la dinamica di assorbimento. I farmaci più affidabili sono: morfina e pyseptone. Nei bambini che mal sopportano il dolore viene dato il Pedimix (mistura pediatrica)

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Chemioterapia senza caduta capelli: ecco la cuffia per non perderli

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Differenza tra fluido, crema e siero per viso e corpo: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE FLUIDO CREMA SIERO DIFFERENZE IDRATANTE ANTIAGE CORPO VISO QUALE SCEGLIERE PELLE SECCA IMPERFEZIONI UV VOLTO COSMETICA TEXTURE ASSORBIMENTO DERMA EPIDERMIDE RUGHE BELLEZZA.jpgIn molti si chiedono quali sono le principali differenze tra fluido, crema idratante e siero. La prima cosa da dire è che in cosmetica “fluido” e “crema” indicano generalmente la stessa cosa: i due termini sono sinonimi. Da questo memento in poi in questo articolo useremo solo il termine “siero”. Sieri e creme sono due tipi di cosmetico entrambi molto validi, ma con caratteristiche differenti sia nella composizione che nell’utilizzo. Scopriamo le principali differenze.

Consistenza più leggera del siero

Sia che si parli di cosmetici idratanti, antirughe o antiage, punto in comune è la differenza nella texture: più corposa quella della crema, più leggera quella del siero, ciò perché il siero è privo della componente grassa, oltre ad essere il più ricco di principi attivi. Ciò gli permette di penetrare in tempi molto più veloci all’interno della pelle, fornendo una maggiore idratazione anche alle pelli grasse, al contrario della crema, la quale a causa della sua composizione corposa non riesce ad essere assorbita perfettamente e rapidamente, causando a volte fastidiosi episodi di sudorazione e lucidità. A causa della sua componente maggiormente acquosa il siero si presenta in boccette di vetro con apposito contagocce.

Modalità d’uso

La crema può e deve essere utilizzata quotidianamente, dopo la detersione della pelle, mentre invece è consigliabile applicare il siero in cicli della durata di non più di 2 mesi, intervallati da periodi di non uso, variabili in base al tipo di pelle. Assorbendosi nell’immediato, il siero rappresenta un’ottima soluzione soprattutto nei momenti in cui la nostra pelle risulta maggiormente trascurata e la crema da sola non basta. La crema può essere usata in quantità maggiore, mentre il siero fa effetto anche con quantità di prodotto minore (motivo per cui viene generalmente venduto in contenitori meno capienti, generalmente 15 o 30 ml, mentre la crema in contenitori di 50 ml).

Crema o siero per viso e corpo

Per quanto riguarda il viso la crema è solitamente consigliata per chi ha una pelle secca: essendo molto ricca, idrata in profondità il derma. Per le pelli grasse è invece preferibile il fluido che nutre la pelle senza lasciare eccessi che altrimenti creerebbero quella fastidiosa patina lucida nella zona ‘T’ (naso e fronte). Se si parla invece di corpo, generalmente il fluido si utilizza in estate per avere una pelle idratata ma non appesantita, mentre la crema è l’ideale per l’inverno.

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Utilizzarli entrambi?

Come abbiamo appena visto, la crema va usata tutti i giorni, mentre i due prodotti vanno associati solo nei casi in cui la nostra pelle risulti particolarmente danneggiata e poco luminosa. Per ottenere il massimo del risultato desiderato, un piccolo trucco è quello di scegliere un siero ed una crema dalle diverse funzioni, cosicché da poter beneficare di più azioni ricostituenti.

Quando il siero diventa essenziale?

Generalmente, l’associazione di crema e siero è utile soprattutto quando la pelle non è più giovanissima, cioè superati i 30/35 anni; invece il siero è meno utile per pelli giovani, al di sotto dei 30 anni, età in cui è generalmente sufficiente solo la crema. Come prima detto, però, l‘associazione tra i due prodotti è utile in quei pericoli dell’anno in cui la pelle è particolarmente stressata a prescindere dall’età.

Ecco i soggetti che possono maggiormente beneficiare di un siero idratante:

  • soggetti giovani che soffrono spesso di imperfezioni che utilizzano trattamenti aggressivi che seccano la pelle;
  • soggetti giovani e meno giovani, in periodi in cui la pelle è particolarmente stressata e secca, ad esempio nel cambio di stagione;
  • uomini, per lenire la pelle dopo la rasatura;
  • coloro che hanno più di 30/35 anni, per combattere le rughe sottili dovute alla disidratazione e prevenire i segni dell’invecchiamento;
  • soggetti con pelli mature, per aumentare la luminosità del colorito e rimpolpare il viso;
  • in caso di pelli arrossate, per lenire gli arrossamenti e offrire sollievo dalle irritazioni (dopo controllo medico);
  • in caso di pelli esposte al sole ripetutamente e per lunghi periodi;
  • in caso di pelli che risentono dell’esposizione ai fattori ambientali: freddo, vento, raggi UV, inquinamento, aria condizionata, riscaldamento, ecc.

Vantaggi e svantaggi

Ecco una lista di vantaggi della crema rispetto al siero:

  • generalmente sufficiente per la maggior parte delle pelli;
  • generalmente sufficiente al di sotto dei 35 anni;
  • maggior facilità di trovare buoni prodotti a costi ridotti;
  • costo generalmente minore;
  • maggiore quantità di prodotto a parità di prezzo.

Ecco una lista di svantaggi della crema rispetto al siero:

  • generalmente non sufficiente da sola oltre i 30 anni;
  • minore rapidità di assorbimento;
  • minore quantità di assorbimento;
  • meno efficace in condizioni di pelle molto stressata e secca.

Ecco una lista di vantaggi del siero rispetto alla crema:

  • molto più efficace, specialmente oltre i 30 anni;
  • molto più efficace in condizioni di pelle molto stressata e secca;
  • maggiore rapidità di assorbimento;
  • maggiore quantità di assorbimento.

Ecco una lista di svantaggi del siero rispetto alla crema:

  • minore facilità di trovare buoni prodotti a costi ridotti;
  • costo generalmente maggiore;
  • minore quantità di prodotto a parità di prezzo.

I vantaggi e gli svantaggi qui esposti sono ovviamente delle generalizzazioni: ogni prodotto va valutato e comparato singolarmente.

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Differenza tra alopecia areata e androgenetica

Con “alopecia” si intende il processo di diminuzione della qualità e della quantità di capelli. A differenza della caduta di capelli stagionale, l’alopecia è una vera e propria malattia che non dipende da fattori ambientali o stagionali. Le cause dell’alopecia possono essere:

  • genetiche;
  • immunologiche, legate ad esempio a malattie autoimmuni come la tiroidite;
  • nutrizionali, legate a carenze alimentari o malattie come l’anemia;
  • psicologiche, che possono provocare alopecia da stress.

La manifestazione della malattia può avvenire in modo diverso, a seconda del tipo di alopecia di cui si è affetti.

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Alopecia areata

Alopecia areata

L’alopecia areata (che potete vedere nella foto in alto) è una patologia caratterizzata da una perdita dei capelli o di altri peli del corpo che si manifesta tipicamente a chiazze glabre o aree, da cui deriva il nome. Per quanto riguarda le cause di questa malattia, il quadro non è ancora molto definito. Secondo le ipotesi mediche più accreditate, l’alopecia areata ha origini immunologiche: il nostro sistema immunitario, in maniera anomala, agisce e danneggia i follicoli piliferi, che vengono percepiti come corpo estraneo. Oltre all’ipotesi immunologica, sembra che la componente genetica abbia un ruolo importante nell’insorgenza della malattia, che tende a colpire soggetti con una storia familiare in cui compare l’alopecia.

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In base alle sue manifestazioni, possiamo distinguere diverse tipologie di alopecia areata:

  • Alopecia Areata monolocularis, che colpisce un unico punto del cuoio capelluto;
  • Alopecia Areata multilocularis, che si manifesta in zone multiple del cuoio capelluto;
  • Alopecia Totale, che si estende a tutto il cuoio capelluto;
  • Alopecia Universale, che fa riferimento ad un’assenza totale di capelli e peli corporei;
  • Alopecia Barbae o alopecia della barba, esclusivamente maschile;
  • Alopecia Areata Ophiasis, limitata a regioni periferiche del cuoio capelluto, come la zona posteriore del capo da orecchio a orecchio e/o la regione occipitale e temporale.

Per il trattamento dell’alopecia areata possono essere somministrate terapie ormonali o non ormonali, a seconda della gravità della manifestazione. Ad ogni modo, la diagnosi e la cura devono essere valutate esclusivamente da un medico specialista, che saprà individuare la soluzione più giusta per il tuo disturbo.

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Alopecia androgenetica

L’alopecia androgenetica, comunemente nota come calvizie, è la più diffusa tra i tipi di alopecia, in quanto si manifesta nella vita di circa il 70% degli uomini e il 40% delle donne. All’origine di questa malattia c’è l’effetto degli ormoni androgeni nei bulbi dei capelli, che ne subiscono gli effetti provocando la calvizie. Nell’uomo l’alopecia androgenetica inizia con la perdita dei capelli sopra le tempie e al vertice. Con l’avanzare della patologia, viene mantenuta una striscia di capelli ai lati e nella parte posteriore della testa. In questo caso possiamo parlare di “corona ippocratica”, che raramente si trasforma in una calvizie completa.

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Alopecia androgenetica nell’uomo e nella donna

Nella donna l’alopecia androgenetica causa un diradamento diffuso senza recessione dell’attaccatura e, anche in questo caso, il fenomeno dell’alopecia totalis si manifesta raramente.

Per quanto riguarda la cura della patologia, esistono diversi farmaci in grado di trattare l’alopecia androgenetica. Anche in questo caso, ribadiamo che prima di sottoporsi a qualsiasi trattamento è necessario un consulto medico. La perdita dei capelli può causare uno stato di ansia e stress, ma questo non deve portarti a prendere decisioni impulsive o ad ascoltare dicerie sul trattamento di questo disturbo.

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Finasteride si può usare nell’alopecia della donna?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONINonostante la finasteride sia approvata esclusivamente per l’utilizzo in soggetti di sesso maschile, diversi studi hanno valutato l’efficacia di una terapia a base di finasteride nelle donne affette da alopecia androgenetica o irsutismo, sia in pre-che in post-menopausa.
Questi dati confermano la mia esperienza clinica che dimostra che il farmaco è molto utile anche nella donna, anche se i dosaggi da utilizzare sono maggiori di quelli efficaci per il trattamento della calvizie maschile ed i tempi necessari per vedere i primi effetti positivi sono in genere un po’ più lunghi (6-12 mesi). Nella donna in pre-menopausa è essenziale associare al trattamento con finasteride una contraccezione efficace.
La finasteride è a mio parere il trattamento di prima scelta nelle donne in cui l’alopecia androgenetica si associa ad eccesso di peluria in quanto il farmaco è molto efficace anche nella terapia dell’irsutismo.

Ma come diagnosticare la calvizie iniziale?

Dati recenti indicano che l’alopecia androgenetica è frequente prima dei 18 anni di età e che il 15% degli adolescenti ha problemi di calvizie. Spesso il problema viene sottovalutato dal medico che si limita che si limita a prescrivere qualche cosmetico o un integratore alimentare nella convinzione che si tratti più di una “fissazione” del paziente che di una realtà. Un nostro studio, condotto in collaborazione con i ricercatori francesi dell’Oreal ha dimostrato che la dermatoscopia del cuoio capelluto è lo strumento diagnostico più valido per la diagnosi di calvizie iniziale. Con questa tecnica si evidenzia la variabilità del diametro del capello che rappresenta il segno più precoce della malattia. Se la dermatoscopia dimostra una variabilità maggiore al 20% è possibile formulare la diagnosi di calvizie anche se la capigliatura è in apparenza molto folta.

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Perché è importante diagnosticare la calvizie precocemente?

Perché tutte le terapie della calvizie sono tanto più efficaci quanto più precocemente sono iniziate e quindi è importante prevenire e non solo curare la malattia. In soli 5 anni la calvizie può peggiorare molto rapidamente: si calcola che si possano perdere fino a 3000 capelli! Quindi è sbagliato “aspettare” sperando che la caduta migliori spontaneamente: perdere tempo non può fare altro che peggiorare le cose e non sempre quello che è perso potrà essere recuperato.

Fumare fa davvero così male ai capelli?

Il fumo non solo aumenta la caduta dei capelli inducendo un telogen effluvium che può accelerare la progressione dell’alopecia androgenetica ma agisce anche sul metabolismo degli ormoni a livello del follicolo. Il fumo di sigaretta determina infatti una inibizione dell’aromatasi, l’enzima che converte gli androgeni in estrogeni. Di conseguenza il tasso di androgeni a livello del follicolo aumenta con conseguente peggioramento della malattia. Anche il culturismo può avere un effetto negativo sulla progressione della malattia in quanto aumenta la produzione di testosterone e quindi aumenta anche la disponibilità degli androgeni a livello follicolare.

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Quale significato patologico dare al “dolore” che talvolta accompagna la caduta dei capelli?

Il dolore al cuoio capelluto, tecnicamente si parla di “tricodinia”, è un problema frequente che interessa circa il 20% delle donne ed il 9% dei maschi con aumentata caduta dei capelli. La causa di questo disturbo non è ben nota, forse è un segno clinico della microinfiammazione che spesso accompagna l’alopecia androgenetica o il telogen effluvium cronico.
La dermatoscopia del cuoio capelluto spesso mostra teleangectasie del cuoio capelluto o la presenza di depressione peripilare.
Anche se il sintomo è molto fastidioso per il paziente, studi recenti non mostrano alcuna relazione fra questo segno e l’entità o l’evoluzione della caduta. Si tratta quindi di un sintomo “benigno” e non è necessario utilizzare alcun trattamento specifico per cercare di eliminarlo: l’uso eccessivo di lozioni o shampoo medicati può anzi peggiorare sia il fastidio che la caduta.

C’è un limite di età per l’utilizzazione della finasteride?

No, il farmaco è efficace anche negli uomini di 60 anni come è stato evidenziato da uno studio recente che ha valutato l’attività del farmaco in uomini di età compresa fra i 40 ed i 61 anni. Dopo 2 anni il 39% dei pazienti presentava un miglioramento clinico.

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