Disfunzione sessuale post-SSRI: sintomi, effetti a lungo termine e cure

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Disfunzione sessuale post-SSRI

La disfunzione sessuale post-SSRI (in inglese “post-SSRI sexual dysfunction“, da cui l’acronimo “PSSD“) è una patologia iatrogena (cioè dovuta ad un farmaco) causata dagli inibitori del reuptake della serotonina (SSRI) e inibitori del reuptake di serotonina-noradrenalina (SNRI) caratterizzata da disfunzioni sessuali ed emotive che insorgono durante l’assunzione del farmaco e che persistono per un tempo indefinito dopo la sospensione degli SSRI\SNRI. Può altresì comparire alla sospensione del trattamento, rappresentando uno specifico sottotipo di sindrome da sospensione degli SSRI\SNRI. Questa condizione non è stata ancora ben definita e studiata e le cause rimangono ancora non ben precisate. Sembra che a provocare questa sindrome siano solo gli Inibitori selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) e della serotonina-noradrenalina (SNRI). Per la similarità con il meccanismo d’azione, si potrebbe supporre che anche alcuni triciclici possano essere in grado di indurre tale sindrome ma ad oggi non sono presenti rapporti che lo indicano.

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Quanto è diffusa?

La prevalenza della PSSD deve ancora essere determinata con esattezza. Sembra che la maggior parte delle persone ritrovino la loro normale funzione sessuale dopo l’arresto del SSRI\SNRI. Alcuni studi sembrano però indicare che una significativa parte di assuntori possa sperimentare, almeno in forma leggera, una qualche forma di disfunzione persistente. In 3 ampi studi versus placebo effettuati secondo il metodo del doppio cieco, con lo scopo di evidenziare gli effetti benefici degli SSRI nel trattamento dell’eiaculazione precoce, è stato rilevato che l’effetto ritardante sull’eiaculazione persisteva nel tempo (per oltre 6 mesi) dopo l’interruzione del farmaco su un’ampia percentuale dei pazienti trattati (oltre il 60%), segno che forse il farmaco ha indotto dei cambiamenti persistenti nella funzionalità sessuale.

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Sintomi e segni

Al di là del nome, la patologia non consiste solo in un insieme di sintomi che colpiscono la sfera sessuale ma è spesso caratterizzata da una più ampia difficoltà a provare esperienze edoniche ed emotive in genere, di cui i disturbi sulla sessualità sono solo i riflessi più evidenti. I sintomi più comuni, che possono essere presenti contemporaneamente o meno, consistono in:

  • assenza\riduzione libido: incapacità di provare attrazione sessuale; può venire meno il piacere legato alla sessualità, la necessità di esprimere bisogni fisici legati alla sessualità (come la masturbazione o la ricerca di materiale pornografico), il desiderio di ricercare un rapporto e le fantasie erotiche; possono essere assenti sogni erotici;
  • perdita o diminuzione della risposta fisica agli stimoli sessuali;
  • anestesia tattile o riduzione della sensibilità ai genitali: può essere diminuita o venire meno la sensibilità tattile e alla temperatura delle aree genitali (pene, vagina e talvolta anche capezzoli);
  • disfunzione erettile, diminuita lubrificazione vaginale: negli uomini raggiungere e mantenere una erezione risulta difficoltoso sia per via psicogena (pensieri a sfondo sessuale, visione di immagini erotiche) sia che per stimolazione fisica; nelle donne può venire meno la congestione genitale. Riduzione o assenza delle erezioni notturne e mattutine (la cui presenza è usata come indicatore per distinguere una disfunzione sessuale di origine psicogena da una fisiologica);
  • incapacità o difficoltà a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) o eiaculazione precoce, sindrome da eccitazione sessuale persistente nelle donne (PGAD);
  • anedonia orgasmica: può permanere la sensazione dell’orgasmo associata alle contrazioni muscolari ma queste non trasmettono più piacere;
  • ottundimento emotivo ed anedonia: può essere diminuita la capacità di provare emozioni (sia positive che negative, può risultare ad esempio difficile piangere o provare “sensazioni forti”), sensazioni edoniche in genere e di legame emotivo, può venire meno il desiderio di intimità di coppia; possono essere presenti apatia, mancanza di motivazione e di stimolo di fare, diminuita la capacità creativa. Musica, hobby o attività prima coinvolgenti possono non risultare più particolarmente attraenti o gratificanti; i pazienti potrebbero essere in grado di discernere questi sintomi da quelli causati da eventuali patologie depressive di fondo;
  • riduzione della viscosità e del volume dello sperma.

Generalmente non sembrerebbero essere presenti sintomi psicologici residui di depressione ed ansia mentre è spesso descritto in senso generale di “distacco” e alienazione. Tali sintomi possono comparire durante l’assunzione e persistere dopo l’interruzione, oppure peggiorare o comparire con la sospensione del trattamento.

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Disfunzioni in corso di trattamento

Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi SSRI (e anche SNRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale che si configurano in disfunzione erettile nell’uomo e difficoltà nella lubrificazione nella donna, incapacità di raggiungere l’orgasmo, calo della libido e del piacere legato alla sessualità e più raramente diminuzione della sensibilità genitale. La percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: i primi ne stimavano una prevalenza attorno al 8-14% (ma ciò si è rivelato un dato sottostimato perché i pazienti non erano propensi a riportare spontaneamente tali effetti ed i medici evitavano di chiederlo a causa dello stigma sociale legato alle disfunzioni sessuali) mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 70%. Alcuni studi arrivano ad una prevalenza del 100%.

Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell’università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive in genere. A causa di ciò alcuni pazienti hanno sviluppato ideazioni suicidarie ed uno è arrivato ad azioni di autolesionismo nella speranza di provare “emozioni”. In questo studio è risultato che i pazienti erano in grado di distinguere tra i deficit emozionali causati dal trattamento e quelli dovuti alla loro patologia depressiva. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (ed anche i TCA anche se in misura minore) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di “amore” e “attaccamento” verso la partner, in particolare negli uomini.

La diminuzione della pulsione, la disfunzione erettile e il diminuito interesse per le attività piacevoli e quotidiane sono un sintomo tipico anche di diverse patologie ansioso-depressive specie di grado severo, tuttavia la perdita della libido, delle reazioni automiche (quali erezioni spontanee), la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, l’anestesia genitale, l’ottundimento emotivo sembrano invece essere speciale caratteristica degli antidepressivi serotoninergici.

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Altri farmaci che causano disfunzioni sessuali simili

  • Gli antipsicotici sono noti per causare, in corso di trattamento, disfunzioni sessuali simili alla PSSD, soprattutto a causa dei loro effetti antagonisti sui recettori D2 della dopamina, così come l’antagonismo di H1, Î ± 1 e Î ± 2.
  • Il farmaco finasteride, che viene utilizzato nel trattamento della calvizie maschile e dell’ipertrofia prostatica benigna, è stato mostrato causare anch’esso disfunzione sessuale persistente in un sottogruppo di pazienti trattati.
  • L’isotretinoina, un farmaco usato per curare l’acne, sembra causare una sindrome dalla sintomatologia molto simile.
  • Anche gli assuntori di MDMA (ecstasy), una neurotossina in grado di aumentare notevolmente le quantità cerebrali di serotonina, possono sviluppare una sintomatologia molto simile caratterizzata da anedonia, apatia, disfunzioni sessuali.

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Trattamento

Purtroppo attualmente non esiste ancora una cura nota per la PSSD, capace di invertirne gli effetti, soprattutto perché la sua eziologia è ancora sconosciuta. Le possibili opzioni di trattamento sono state esaminate solo teoricamente sulla base degli approcci utilizzati per la disfunzione sessuale indotta da SSRI durante il trattamento e sulla base di ipotesi teoriche. Vi è evidenza per le seguenti strategie di gestione: per la disfunzione erettile, l’aggiunta di un inibitore PDE5 come il sildenafil o altri farmaci approvati allo scopo (come soluzioni topiche di alprostadil, iniezioni intracavernose di prostaglandina E1, trattamenti orali a base di apomorfina); per la diminuzione della libido, un farmaco che agisce sulla trasmissione dopaminergica o farmaci volti a ripristinare eventuali scompensi ormonali, anche se non sono stati condotti studi in merito per verificarne l’efficacia.

In degli studi sono stati utilizzati agonisti dei recettori 5HT-1A (come il buspirone), antagonisti dei recettori 5HT-2 e 5HT-3 (come trazodone e mirtazapina) ed il naltrexone (un antagonista oppioide) che sarebbero in grado di agevolare la trasmissione dopaminergica ed alleviare i disturbi sessuali nei pazienti in trattamento con SSRI\SNRI. La cabergolina, che è un agonista dei recettori D2, che a sua volta diminuisce la prolattina, nei soggetti che stavano sperimentando una disfunzione sessuale durante il trattamento con un SSRI\SNRI, ha completamente restaurato l’orgasmo in un terzo dei soggetti anorgasmici, e parzialmente ripristinato l’orgasmo in un altro terzo dei soggetti. Tuttavia non sono stati svolti studi volti a verificarne l’efficacia nel trattamento della sindrome.
Alcune prescrizioni off-label di molecole che aumentano la trasmissione dopaminergica sono: pramipexolo, ropinirolo, yohimbina, metilfenidatoo amfetamina, selegilina e levodopa. La maggior parte degli studi sulla disfunzione sessuale sono stati fatti sugli uomini, anche se alcuni studi condotti sulle donne hanno mostrato benefici dal bupropione (a dosi > 300 mg/die a causa della sua debole azione dopaminergica). Uno studio mostra il beneficio sulla funzione orgasmica con il sildenafil, anche se nessun cambiamento nel desiderio o nell’eccitazione.

La terapia prevede anche un approccio di tipo psicoterapico per aiutare il paziente a comprendere, accettare e, in alcuni casi, in parte superare, la malattia.

Se credi di soffrire di disfunzione sessuale post-SSRI ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita ed insieme proveremo a risolvere il tuo problema.

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Le 5 frasi da non dire mai ad un uomo insicuro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CEFALEA COITALE ORGASMICA SESSUALE SESSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneSpesso siamo portati a credere che solo le donne siano vittime di insicurezze e capaci di ragionamenti al limite del possibile. In realtà le insicurezze e la paura di essere ingannati fanno parte dell’indole umana. Naturalmente ci sono persone che riescono a razionalizzare maggiormente le loro insicurezze e quindi trasformarle in punti di forza. Altre persone invece sono incapaci di gestire le situazioni che le fanno sentire in difetto e possono reagire male in determinate circostanze. Le relazioni amorose fanno emergere molto spesso le insicurezze di uno dei due partner. Quando il partner è insicuro non va mai rimproverato per questo e naturalmente andrebbero evitate delle frasi che potrebbero generare in lui una maggiore insicurezza. Vediamo insieme quali sono 5 frasi da non dire mai a un uomo insicuro.

1) Perché non ti iscrivi i palestra o vai a correre?

Non bisognerebbe mai pronunciare la frase “perché non ti iscrivi i palestra o vai a correre?”. Anche se pronunciata con le migliori intenzioni e senza la volontà di offendere il partner. Se il vostro uomo soffre di insicurezze e voi gli suggerite di fare attività fisica, potrebbe iniziare a credere che non proviate più attrazione per lui. Proponetegli delle attività da svolgere insieme, ne sarà sicuramente più felice.

2) Sai, il fidanzato della mia amica ha fatto…

L’uomo insicuro non sopporta i confronti con altri uomini. Evitate sempre frasi come “sai, il fidanzato della mia amica ha fatto..”, finirebbe con l’odiare senza alcun motivo il ragazzo della vostra amica e inoltre penserà che voi lo credete buono a nulla.

3) Il mio capo ha organizzato una cena di lavoro, anche i partner sono invitati, ma forse è meglio che tu non venga

Dovete sempre rendere partecipe il vostro fidanzato della vostra vita lavorativa e non. Coinvolgetelo nelle attività extra lavorative e fategli capire che non vi vergognate di lui. Se il vostro uomo è insicuro e voi lo tenete sempre lontano da tutto ciò che ha a che fare con i vostri amici o colleghi, penserà che forse vi vergognate di lui. Quindi non pronunciate mai frasi come: “il mio capo ha organizzato una cena di lavoro, anche i partner sono invitati, ma forse è meglio che tu non venga”. Anche se il motivo per cui gli suggerite di non venire è per evitare che lui si annoi, date a lui la possibilità di scegliere.

4) Ieri ho incontrato il mio ex e abbiamo scambiato due chiacchiere

“Ieri ho incontrato il mio ex e abbiamo scambiato due chiacchiere”: altra fase tabù. Questo vale nei confronti di qualsiasi tipo di partner insicuro e non. Gli ex sono sempre un argomento molto spinoso in ogni coppia. Quando ci si ama è normale essere gelosi, sopratutto degli ex. Se il vostro uomo è insicuro il vostro passato e i vostri ex rappresentano un pericolo ancora più grosso.

5) Il nuovo ragazzo della mia amica è davvero simpatico e carino

Come detto in precedenza i confronti non sono facili da digerire per gli uomini insicuri. Quindi evitate di porre eccessivamente alla loro attenzione qualità e doti di altri ragazzi. Per una civile convivenza evitate dunque anche la frase: “il nuovo ragazzo della mia amica è davvero simpatico e carino”.

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In amore chi deve fare il primo passo, l’uomo o la donna?

MEDICINA ONLINE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE COUPLE WALLPAPER PHOTO HDSecondo voi in una coppia chi deve fare il primo passo? Fosse per me anche la donna ma pare che sebbene quest’ultima nel corso degli anni abbia acquistato sempre più autonomia anche nel rapporto di coppia è preferibile che la proposta di matrimonio con tanto di anello venga fatta come da tradizione dagli uomini. Lo “rivela” un articolo contenuto su repubblica.it che a sua volta riporta i dati di una ricerca scientifica che ha coinvolto diversi studenti eterosessuali cui sono state poste delle domande sul matrimonio.

Secondo la psicologa Rachael Robnett che li ha intervistati, i ragazzi quando vengono posti dinanzi al discorso matrimonio è come se volessero essere protettivi verso la fidanzata; attenzione però perchè questo che all’apparenza può sembrare un comportamento benevolo non lo è poi tanto in realtà. Spiega infatti:

Persone che ragionano in questo modo pensano che in caso di emergenza la compagna debba essere la prima ad essere salvata, o che nel quotidiano debba esser messa sul classico “vassoio d’argento”. Un’apparente gentilezza che in realtà priva la donna della propria autonomia

Pensate poi che un quarto delle intervistate non farebbe mai il primo passo perchè teme di ricevere un rifiuto; per la maggior parte dellle coppie la proposta di matrimonio deve quindi essere fatta dall’uomo, in ginocchio e con l’anello.

Ma sbaglio o le donne volevano la parità dei sessi? Da sorella più grande il mio piccolo consiglio è di fare sempre quello che vi sentite e soprattutto quando in ballo ci sono i sentimenti, dovreste a volte (forse) staccarvi un po’ dalle tradizioni; chissà, forse una proposta inaspettata che parte proprio dalla donna potrebbe rendere particolarmente felice l’uomo, no?

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Uomo egoista a letto: cosa fare e come comportarsi?

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO EGOISTA SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA TRISTE GAY ANSIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WALLPAPER.jpgA tutte noi può esser capitato di aver avuto a che fare con un partner sessualmente egoista. Ma ci sono anche casi in cui siamo noi stesse a chiuderci nelle paure e a riversarle come colpe addosso all’altro. Che si tratti di rapporto occasionale o tra partner stabili, concedersi e condividere i piacere dell’intimità non sono “pratiche automatiche”. Né meccaniche. Fare sesso (e per i più fortunati, l’amore) richiede presenza, consapevolezza del proprio corpo, disinibizione e una buona capacità di comunicazione. Occorre mettersi in gioco da entrambe le parti, seguire ciò che piace a sé. E, allo stesso tempo, desiderare ciò che piace all’altro. Senza forzature, né imbarazzo. Né tantomeno richieste esplicite, poste nel modo sbagliato. La naturalezza della gestualità, la confidenza con il partner, la scelta delle parole rivestono la loro importanza. Hanno il loro perché, un loro senso. Più siamo “oneste” con i nostri bisogni, più riusciamo a scorgere quelli dell’altro. E a godere insieme. Perché l’orgasmo non è solo un gioco tra pari ma, in primis, tra specchi.

Fare sesso in modo “egoistico” significa pensare esclusivamente al proprio piacere fino a ignorare quello dell’altro?
Innanzitutto, fare sesso egoisticamente non significa essere indifferenti ai bisogni del partner. Quando facciamo l’amore, il nostro concetto di piacere personale dovrebbe espandersi per andare ad abbracciare quello del partner. È questo il senso più profondo del sesso: se vogliamo vivere una sessualità appagante, è essenziale volerci “celebrare nell’altro”. Chiaramente non si tratta di un desiderio puramente altruistico.

“Ti amo, ti desidero e quindi faccio tutto quello che puoi volere da me, ignorando il mio piacere”. Si tratta di vero altruismo, o c’è dell’altro?
Non parlerei di altruismo puro in senso stretto. Piuttosto di altruismo “corrotto”. L’altruismo inteso come “faccio qualcosa esclusivamente per te”, in realtà, presuppone una prestazione. E, nel momento in cui c’è prestazione, c’è anche ansia da prestazione. L’altro c’entra poco: ci sono più le nostre paure nel mezzo. Immaginiamo un uomo che accarezza una donna. Se lo fa con un altruismo “corrotto”, lo fa solo per lei. Ma quale donna sarebbe appagata se sapesse che il suo uomo la sta accarezzando esclusivamente per il suo piacere, e non per il proprio?

E quale genere di “altruismo” proporrebbe?
Nessuno. L’altruismo puro nel sesso non esiste. Così come l’egoismo non è sempre e solo patologico. Il sano egoismo ci porta a condividere la sfera sessuale “servendoci dell’altro” ma con desiderio e nell’esplorazione di noi stessi. “Ti accarezzo e ti do piacere ma lo faccio nel modo in cui piace a me”: questo è sano egoismo, per esempio. Mentre se ti abbraccio sto realizzando anche un mio desiderio, non solamente assecondando il tuo. Allora non c’è prevaricazione e diventa un modo di crescere intimamente insieme all’altro, con l’appagamento di entrambi.

Quindi possiamo dire che un “diktat del sesso” sia raggiungere il piacere sessuale attraverso noi stesse e insieme all’altro?
Esatto. L’altro diventa uno strumento per entrare in contatto col proprio piacere, ma anche “parte di noi”. Al contrario, quando amiamo egoisticamente in modo “patologico” ci concentriamo esclusivamente sui nostri bisogni e l’altro diventa un oggetto “non personificato”. Una comodità, o per così dire l’equivalente di uno schema masturbatorio in coppia.

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Con quale frequenza gli uomini tendono a essere egoisti?
Partiamo dall’assunto che gli uomini sono un po’ egoisti per propria natura. Ma aggiungerei che fa parte del loro piacere riuscire a dare piacere alla partner. Insomma, è un egoismo “sano”. Poi, chiaramente, c’è quello patologico.

Mi viene da pensare, per esempio, al caso in cui lui raggiunga velocemente l’orgasmo. Ai preliminari mancati, o non fatti con amore
Esattamente. L’uomo che nega i preliminari alla donna sta negando il piacere dell’altra e non si può più parlare di sano egoismo. Il momento sessuale smette di essere vissuto come uno spazio di coppia: diventa un momento di “singletudine”.

Cosa può fare la donna contro questa forma di egoismo maschile?
Chiaramente la sua grande abilità sta nel richiamare il partner al piacere. E il modo più giusto per farlo è quello di ingannare l’uomo, vale a dire di usare le parole corrette per stimolare il suo piacere senza farlo cadere nella prestazione.

Ha qualche “formula” di richiamo da consigliare per facilitare la richiesta?
“Così mi fai impazzire ma se fai così mi piace di più”. Oppure: “Toccami lì che sei fantastico”. Si può ricorrere anche a gesti. In generale bisogna valorizzare l’uomo, ricalcando ciò che già dà e che può dare di più, senza critiche o lamentele. Quando facciamo notare all’altro ciò che ci manca, lo riconduciamo alla dimensione della prestazione: lo allontaniamo, intimamente, da noi.

Quindi sta invitando le donne a farsi avanti e a superare l’imbarazzo del chiedere?
Si. Gli uomini fanno fatica a capire le cose. Più la partner è chiara e comunica le sue preferenze erotiche, più facilita il “compito” dell’uomo. In particolare a letto. Una donna senza freni e che sa chiedere a letto viene percepita stimolante dell’uomo. Viceversa, una donna imbarazzata lo mette in difficoltà.

E se a lui non piace ciò che piace a noi? Se ci dice a priori di no?
Non ci si altera. Si lascia perdere, senza insistere, per poi tornarci in un secondo momento. È comunque difficile che a lui non piaccia qualcosa che non piaccia a te. Alla fine arriverà a piacergli, e non perché glielo hai imposto ma perché lo hai portato a farlo facendo leva sul suo coinvolgimento sessuale e sul desiderio.

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Quindi tutti gli uomini “patologicamente egoisti” possono cambiare o no?
Gli uomini possono diventare “sani egoisti” a meno che non siano profondamente insicuri. Facciamo un esempio classico: l’eiaculazione precoce. In questo caso l’uomo è un egoista patologico perché è insicuro e ha dei problemi che cerca di mascherare. Il riassunto del suo rapporto erotico sarà: saltare i preliminari perché ha paura di durare meno, mettere in atto subito la penetrazione e durare poco, per poi fare finta di niente rispetto al piacere di lei. Perché sa che, tanto, non potrebbe fare altrimenti né meglio né di più.

E cosa accade se anche lei è un’insicura?
Avremo due persone eroticamente insoddisfatte che, se sono brave, vanno da un sessuologo. O che, in alternativa, rischiano di lasciarsi, o di trovarsi un amante con cui tutto è più facile perché lì non c’è vincolo emotivo né ansia da prestazione

Alla fine, anche nel sesso, è tutto un gioco di specchi. Più siamo puliti più riusciamo a vedere i nostri bisogni e a farli vedere all’altro
Esatto. La donna che ha paura di esporsi, per esempio, è una donna che non potrà mai pretendere dal compagno il massimo. Quando la donna fa “l’indifferente” a letto, è percepita come poco eccitata e, di riflesso, eccitante. Chiaramente è questione di tempo e allenamento. Con tempo e dialogo anche l’egoismo sessuale si può smussare.

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Andropausa precoce: quali sono i sintomi ed i rimedi

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITAL’andropausa precoce o prematura, è causato dalla diminuzione dei livelli di testosterone negli uomini molto al di sotto dei 50 anni di età, che può portare a problemi di infertilità o problemi ossei come l’osteopenia e l’osteoporosi. Il graduale calo di testosterone è parte di invecchiamento, ma, quando si verifica prima del tempo, è chiamato menopausa maschile precoce o andropausa precoce e può essere trattata con farmaci.

Cause di andropausa precoce

L’andropausa precoce può essere causata da fattori psicologici come lo stress, la depressione e l’ansia o problemi con il sistema endocrino che possono influenzare la produzione di testosterone. In aggiunta, la rimozione dei testicoli attraverso un intervento chirurgico nel caso di un tumore, per esempio, provoca andropausa precoce.

Sintomi e diagnosi di andropausa precoce

L’andropausa precoce causa sintomi emotivi e fisici, simili a quelli di andropausa normale, come:

  • diminuzione della libido;
  • difficoltà di erezione;
  • infertilità a causa della ridotta produzione di spermatozoi;
  • cambiamenti di umore;
  • stanchezza e perdita di energia;
  • perdita di forza e massa muscolare;
  • calo la crescita di peli sul corpo e sul viso.

Inoltre, l’andropausa precoce può causare altri problemi nell’uomo, come un più alto rischio di sviluppare l’osteoporosi e una maggiore tendenza ad avere problemi di ansia o depressione. La diagnosi di andropausa precoce deve essere fatta da endocrinologi, questo viene fatto attraverso l’analisi dei sintomi e attraverso la realizzazione di un test del sangue per valutare i livelli di testosterone nel corpo.

Trattamento dell’andropausa precoce

Il trattamento dell’andropausa precoce mira ad alleviare i sintomi causati, dal momento che non esiste una cura o un trattamento definitivo a monte. Uno dei trattamenti tipici è la terapia sostitutiva di ormone maschile, con farmaci che contengono l’ormone testosterone in forma sintetica. Inoltre, quando un uomo ha difficoltà di erezione, il medico può anche prescrivere l’utilizzo di rimedi per l’impotenza sessuale, come il Viagra o il Cialis.

Come aumentare il testosterone naturalmente nel corpo

Aumentare naturalmente il testosterone nel corpo, può essere un modo naturale per combattere i sintomi di andropausa precoce. Per aumentare il testosterone esistono vari modi, ecco alcuni consigli:

  1. pratica regolarmente esercizio fisico con i pesi in palestra;
  2. evita il sovrappeso e l’obesità;
  3. mangia cibi ricchi di zinco, vitamina A e vitamina D, come le ostriche, fagioli, salmone, uova, mango, spinaci.
  4. dormir bene;
  5. evita inutili stress.

Questi suggerimenti non trattano a monte l’andropausa precoce, ma sono preziosi alleati per diminuirne i sintomi.

Se credi di avere un problema di andropausa, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Crisi di mezza età maschile: come superarla?

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITAUn’auto sportiva rossa che profuma di nuovo, una giovane e bella partner di vent’anni, abiti giovanili dai colori sgargianti, litri di profumo, interventi di medicina estetica ed una tinta scura per i capelli. Questi sono i tipici sintomi di una condizione che colpisce molti uomini tra i 40 e i 50 anni circa. Si chiama crisi di mezza età.

Ricerca di una seconda giovinezza

La vecchiaia si avvicina, le forze lentamente diminuiscono e lo stesso vale per la prestanza fisico-sessuale. L’uomo percepisce dunque un pericolo e un senso di forte disagio, crede che la sua virilità sia compromessa. La reazione più istintiva è partire alla ricerca di una seconda giovinezza, rincorrere una nuova vita e tentare di scrollarsi da dosso gli anni in più. La missione è fallimentare già in partenza ma l’uomo non può fare a meno di tentare, anche a costo di rendersi ridicolo agli occhi dei suoi cari e degli amici: è la sua natura. Infatti, mentre la vita delle donne è scandita da precise fasi biologiche (la prima mestruazione, la fertilità, il climaterio e infine la menopausa), gli uomini non hanno punti di riferimento per rendersi conto del tempo che passa. Se ne accorgono all’improvviso “nel bel mezzo del cammin di loro vita”, e questo li fa andare in crisi.

Come superare questo momento?

Premettendo che alcuni uomini possono legittimamente voler continuare a “sguazzare” nella crisi ed aver piacere nel tingersi i capelli e volersi vestire da ventenni, ecco comunque alcuni consigli utili per cercare di superare la crisi:

  • Smettete di sentirvi inutili, perché non lo siete ma avete tante cose da insegnare in virtù dell’età e dell’esperienza. Provate a cambiare prospettiva. Ogni età ha le sue scoperte e le sue fasi, quindi mettetevi alla prova. Anziché abbattervi, fate un passo indietro e ricordate cosa vi faceva sentire leggeri e innamorati quando eravate ragazzini.
  • Nell’età adulta si assecondano molto gli stereotipi di genere. Sconvolgete anche i ruoli consueti: non cercate solo posti “per anziani”, come le Università della Terza Età o i circoli ricreativi, ma frequentate i locali che vi piacciono davvero, sempre però con stile e non vestendosi da ventenne!
  • Riscoprite il vostro corpo; imponetevi una dieta equilibrata, fate una adeguata attività fisica. Scegliete uno sport che vi piaccia. Lo sport apre la mente, gli orizzonti e le iniziative sociali.
  • Uno sport adeguato migliora l’umore, vi ricorda che il vostro corpo può adattarsi agli sforzi e che ha ancora tutta la sua resistenza.
  • Conoscete gente nuova, non solo della vostra età.
  • Innamoratevi! Pur non volendo invogliare chi di voi è sposato a tradire vostra moglie, è però innegabile ricordare che innamorarsi di una nuova donna (o di un nuovo uomo, a seconda del vostro orientamento sessuale), aiuta certamente a “non sentirsi anziani”.
  • Provate esperienze che stuzzicano la vostra curiosità. Ad esempio: rivoluzionate i ruoli sociali.
  • Informatevi sulla tecnologia. Se negli Anni ’90 avete imparato ad usare un vecchio videoregistratore, i dispositivi di oggi saranno semplicissimi da imparare. La tecnologia odierna sembra algida e complessa ma in realtà è ben più semplice ed evoluta.
  • Prendete impegni quotidiani con il prossimo. I compiti del nipotino o il corso di italiano al cittadino straniero che lavora vicino casa, sono una buona occasione per tenersi impegnati e per essere solidali con gli altri. Non sempre le attività di volontariato sono conciliabili col lavoro quotidiano: probabilmente in passato avreste voluto dedicarvi di più al sociale e non ci siete riusciti. Bene, è arrivato il momento di farlo. Organizzate gruppi di acquisto, prendete parte alle associazioni di volontariato.
  • Ascoltate musica che non avete mai ascoltato in vita vostra, vedete film che non avete mai visto, scoprite un nuovo hobby, nulla vi vieta di fare quel famoso corso di chitarra che avreste voluto fare da ragazzo!
  • Se vi è possibile: uscite, viaggiate! Il bello di questa fascia di età è che gode di una certa stabilità economica e di speciali tariffe nei musei, nei cinema, ma anche sui mezzi di trasporto, come i treni.
  • Non trascurate l’amore. Con la persona amata cercate di recuperare i giorni della settimana in cui il lavoro non vi lasciava spazio; i figli sono cresciuti, le responsabilità sono diminuite. Organizzate un viaggio insieme! Trovate il modo per sentirvi finalmente più leggeri e in pace con la vita.

Crisi di mezza età maschile: il ruolo della donna

Innanzitutto la donna deve armarsi di infinita pazienza e stare accanto al suo compagno. Facile a dirsi, ma se vedi tuo marito flirtare con una ragazza che potrebbe essere sua figlia forse c’è il rischio che qualche ragiona balorda scappi. L’atteggiamento delle partner è fondamentale in qualsiasi tipo di percorso: se si riesce ad accettare che l’allontanamento dell’uomo ha molto più di sociale ed esistenziale che di personale, lo si può aiutare a ritrovare se stesso e coltivare parti nuove e più gratificanti, creando anche le basi per un rapporto di coppia più solido e felice. Se,viceversa, si vive l’atteggiamento dell’uomo come un semplice abbandono o come una mera delusione, è possibile che il rapporto muoia, anche in quei casi sciagurati in cui si continui a rimanere insieme per altri venti o trent’anni.

Integratori alimentari consigliati

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Differenza tra gelosia normale e patologica

MEDICINA ONLINE tricotillomaniTricofagia tricobezoario CAPELLI VOLTO DONNA TRISTE AIUTO PELO STRAPPARSI SHAMPO CAPELLI SFIBRATILa gelosia è un sentimento che da sempre ha contraddistinto l’essere umano, tuttavia alcune volte può assumere connotati patologici. Vediamo oggi come distinguere un normale sentimento da una patologia che può trasformare la nostra vita in un incubo.

Cos’è la gelosia “normale”?

La gelosia è un sentimento che esiste da quando esiste l’essere umano. E’ un insieme di lievi ansie e paure che sono il risultato del timore di perdere un bene o un affetto ottenuto o di non ottenere un bene o un affetto che sia posseduto da altre persone. Si manifesta spesso insieme all’amore che si prova per il proprio o la propria partner ed evidenzia un grado accettabile di manifestazione per entrambi i componenti della coppia. Questo tipo di gelosia può essere definito funzionale, nel senso che fa sentire il partner amato dal momento che gli viene manifestata la paura di poterlo perdere per qualcun altra/altra. È un pensiero saltuario che, se il nostro partner non dimostrasse un minimo di attenzione e di gelosia, ci farebbe pensare ad un totale disinteresse nei nostri confronti. Pertanto, una dose contenuta di gelosia può sicuramente giovare al rapporto, mentre una mancanza totale di gelosia può paradossalmente allontanare i partner.

Cos’è la gelosia “patologica”?

La gelosia patologica è qualcosa di completamente diverso dalla “sana” gelosia di cui abbiamo parlato precedentemente. La gelosia patologica è per prima cosa un insieme di comportamenti che sono avulsi dalla realtà. Essa è ricavata da azioni inconsistenti che risultano insopportabili al soggetto: proviene da un’ansia che nasce nella mente del geloso senza un riscontro oggettivo. Quest’ansia crea delle vere e proprie idee immaginarie nella mente del soggetto patologico, nelle quali vengono introdotti scenari illusori, rivali presunti e, ancora di più, le prove del tradimento.
Se una partner semplicemente saluta un amico con un “ciao”, quel ciao potrebbe diventare, nella mente del geloso patologico, la prova di un tradimento. La realtà viene completamente stravolta ed adattata per dare ragione ai propri dubbi di tradimento: tutto viene pesantemente frainteso. In alcuni casi, e la cronaca ce ne dà traccia, queste emozioni degenerano al punto da provocare delitti passionali. Questa tipo di gelosia si mostra con le seguenti specifiche:

  • timore irragionevole dell’abbandono e disperazione per la probabile perdita;
  • sospetti in merito ad ogni comportamento relazionale del partner verso persone del sesso opposto;
  • senso d’inadeguatezza e bassa autostima di noi stessi
  • controllo dei comportamenti del partner;
  • astio ed prepotenza verso i possibili rivali;
  • violenza vessatoria verso il partner, che può degenerare nell’omicidio vero e proprio.

La gelosia patologica diventa rapidamente intrusiva nella mente del soggetto ed è capace di interferire profondamente con il suo funzionamento nella vita sociale, relazionale e professionale. In molti casi una gelosia patologica è capace di sfinire il partner e – se quest’ultimo non è patologicamente dipendente dalla relazione – distruggere il rapporto. Una gelosia patologica può arrivare a far compiere al soggetto atti illegali o estremi, come pedinare il partner (stalking), usare violenza o ucciderlo.
La gelosia patologica potrebbe essere una manifestazione simile a quella della dipendenza affettiva. La gelosia patologica, quindi, potrebbe essere l’evidenza di una disfunzione latente. Potremmo affermare che, la gelosia e la dipendenza affettiva, siano strettamente correlate. Dove si trova l’una c’è l’altra e questo potrebbe far pensare che, in realtà, la gelosia sia un vero e proprio campanello d’allarme che ci segnala un problema: qualcosa non va come dovrebbe nel nostro modo di analizzare gli eventi. La persona che sperimenta la dipendenza affettiva, si ritrova ad agire sull’onda di un bisogno:

“non voglio perdere l’amore, non voglio restare solo”

La conseguenza è che si crea una sensazione di fragilità nella persona gelosa, che provoca una specie di “caccia all’untore” e la più piccola impressione può destabilizzarla. A questo punto si verificano gesti disperati ed inconsulti nel tentativo di non perdere il partner.

Se credi di provare una gelosia eccessiva, che ti impedisce di vivere serenamente la tua vita e ti crea problemi con il tuo o la tua partner, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestirla ed a superare tutte le tue paure.

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Gelosia patologica e delirio di infedeltà: la possessività esclusiva

MEDICINA ONLINE CHEATING TRADIMENTO AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTEIl sentimento di gelosia, associato alla sensazione che la persona amata “ci appartenga”, fa parte dell’esperienza di ognuno di noi: ha un valore sociale nei rapporti affettivi profondi ed in parte è necessaria per preservare il nucleo familiare e l’unità della coppia in coerenza con il valore diffuso nella nostra cultura della fedeltà e della monogamia; tuttavia la gelosia può assumere dei contorni patologici e manifestarsi in varie forme, per esempio, delirio, idea dominante, umore depressivo, stato d’ansia.

Gelosia patologica

Sono stati usati vari termini per descrivere una gelosia abnorme, morbosa, maligna. Krapelin usò il termine di gelosia sessuale e la letteratura scientifica sottolinea come sia importante distinguere la gelosia psicotica dagli altri tipi; e questo dipende dalla presenza di un delirio di infedeltà. A volte è estremamente difficile distinguere una gelosia comprensibile da quella che è chiaramente patologica. Ad ogni modo la letteratura scientifica descrive il delirio irremovibile di essere la vittima dell’infedeltà del coniuge, senza la presenza di nessun altro elemento psicotico. La possibilità di identificare la componente delirante posa sulla capacità di dimostrare la base delirante della convinzione del partner. Questi deliri sono resistenti al trattamento e difficilmente cambiano nel tempo. I deliri di gelosia sono comuni nell’alcoolismo e si verificano anche in alcuni stati organici (come la sindrome del pugile suonato). Del resto, è piuttosto frequente che un partner continuamente e ingiustamente accusato di infedeltà finisca per creare un altro legame affettivo e sessuale, il che potrà risultare in una esacerbazione acuta dello stato mentale del paziente ed in un ulteriore conflitto familiare.

Leggi anche: Differenza tra gelosia normale e patologica

Dipendenza emotiva ed attaccamento

La persona che delira è molto attaccata e sovente emotivamente assai dipendente dal partner; può infatti avere la sensazione che questo le appartenga totalmente. La vittima può essere assai più attraente dal punto di vista sessuale rispetto al partner delirante, ad esempio si può trattare di un compagno o di una compagna più giovane o solamente più socievole e ricercato. La persona delirante può aver avuto in passato un comportamento sessualmente promiscuo e pertanto attendersi quasi in modo rassegnato che anche il partner possa mostrare un comportamento simile. Il partner maschile può patire di una disfunzione erettile e quindi proiettare sulla compagna il proprio vissuto di colpa per una presunta ed auto-attribuita colpa o inadeguatezza. La stessa cosa può accadere al contrario se la partner teme o patisce una qualche forma di inadeguatezza sessuale, personale o estetica. Infine, possono essere nutrite fantasie omosessuali, implicite o esplicite, consapevoli o meno, proprio nei confronti di quelle persone che il partner viene accusato di frequentare. La gelosia morbosa nasce dalla convinzione che vi sia una minaccia al possesso esclusivo del proprio compagno o della propria compagna, ma ciò può verificarsi altrettanto probabilmente per conflitti interiori del partner, la sua incapacità d’amare o il suo desiderio sessuale diretto verso altri e da circostanze esterne che introducono un cambiamento nella vita, o nel comportamento del compagno o della compagna affettiva. Sia uomini che donne possono manifestare una gelosia sessuale, sia all’interno di un rapporto di coppia eterosessuale che omosessuale.

Per approfondire, leggi: Gelosia: dieci consigli per controllarla e superarla

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