Zone erogene femminili: scopri i punti insospettabili che le danno piacere

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MAPPA DELLE ZONE EROGENE FEMMINILI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIn un precedente articolo (che potete trovare a questo link e che vi consiglio di leggere) abbiamo visto il significato di “zona erogena” e scoperto quali sono le zone erogene più comuni nella donna. Vediamo invece oggi alcune zone meno comuni ma che possono davvero regalare emozioni alla donna, proprio perché sono state “messe in disparte” da voi e dai suoi partner precedenti.

  • Il cuoio capelluto. Massaggiare il cuoio capelluto di una donna coi polpastrelli, determina il rilascio immediato di endorfine: non sottovalutate mai questa zona, come non sottovalutate qualche carezza ai capelli!
  • L’ombelico. È una parte del corpo che va riconsiderata, assolutamente. Soprattutto tra le lenzuola. I massaggi alla pancia e i baci al l’ombelico possono essere un’esperienza veramente piacevole per una donna. Perché non provare?
  • Le ginocchia. La pelle delle ginocchia è estremamente sensibile, specie la parte posteriore. Massaggiate e baciate tutta la zona per regalarle emozioni uniche, che nessun altro o altra le ha mai regalato!
  • L’interno delle braccia e l’interno del gomito: zone da accarezzare con la punta delle dita o della lingua, per farla letteralmente impazzire! Non dimenticatevi poi delle ascelle.
  • Le mani. Nella donna le mani sono importanti: prendete le sue dita in bocca e succhiatele guardandola negli occhi: brividi assicurati!
  • La nuca della donna è una zona sensibile in quanto a quasi tutte piace essere toccate alla base del capelli ed essere massaggiate.

La mente
Sembrerò banale ma la zona erogena per eccellenza di una donna è il cervello; da qui dipendono la nascita del desiderio e dell’eccitazione e la possibilità di raggiungere l’orgasmo. Solo quando la mente è libera da pensieri e preoccupazioni, può lasciarsi andare. Se il cervello rifiuta di abbandonarsi, è possibile che il corpo non risponda in alcun modo alle varie sollecitazioni effettuate anche nelle parti del corpo notoriamente considerate più erogene.

Stuzzica la sua immaginazione per tutto il giorno
Relativamente alla sfera sessuale, l’uomo e la donna funzionano in maniera diversa: mentre l’uomo entra in “modalità sesso” solo quando inizia il rapporto, la donna comincia a fare l’amore già dal momento in cui la mattina le dirai “Amore questa sera molla tutto che ti porto in un bel posto nuovo: sarà una serata bellissima!”. Rimani volutamente misterioso, stimola la sua curiosità per tutto il giorno. Mandale messaggi sul cellulare con indizi su dove andrete. La sessualità della donna, al contrario di quella maschile, è più cerebrale che fisica. La donna fa l’amore già mentre sceglie il vestito da indossare e si trucca per uscire, se sarete stati in grado di stimolarla a dovere. La donna fa l’amore al tavolo del ristorante se sarete una persona sensuale. Mentre cenate fate un malizioso gioco di sguardi, oppure mentre stai parlando, interrompi improvvisamente il discorso, guardala fisso negli occhi per qualche secondo, scostale i capelli dalla fronte e dille: “Non esiste al mondo una donna più bella di te”. La serata deve essere un crescendo di feeling e di “sesso cerebrale” che culmina con il “sesso fisico” e non una noiosa sequenza di eventi in attesa di fare l’amore. Se farete così, il suo corpo sarà realmente tutto una unica zona erogena, come diceva Freud!

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Mappa delle zone erogene femminili: scopri i punti che la fanno impazzire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MAPPA DELLE ZONE EROGENE FEMMINILI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneFreud lo aveva già capito quasi cento anni fa: tutto il nostro corpo è una zona erogena. Ovviamente ci sono zone più sensibili di altre, tuttavia qualsiasi parte del corpo è effettivamente sensibile alla stimolazione erotica, specie se la mente è predisposta! Ma se siete qui è perché volete scoprire le zone che più possono “stuzzicare” il vostro corpo o quello della vostra lei. Per cominciare bisogna farsi la domanda:

Cosa significa “zona erogena”?
Per zona erogena si intende ogni parte con un rivestimento mucoso e che proprio per questo può ricevere un’eccitazione di tipo sessuale. Sono state riconosciute zone del piacere la zona orale, quella anale, quella uro-genitale e i capezzoli. Per poter capire il perché non basta la spiegazione anatomo-fisiologica, ma bisogna capire che si tratta di zone che fin dalla nascita ricevono stimoli positivi. Comunque, solamente conoscendo se stesse ed il proprio corpo è possibile fare una mappa delle proprie zone erogene: ci sono parti del corpo che, se stimolate, ad alcuni regalano piacere, ma ad altri possono invece dare un senso di fastidio, quindi il concetto di “zona erogena” è altamente soggettivo.

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Le zone erogene femminili
In generale comunque, la maggior parte delle donne, riferisce di provare piacere quando vengono stimolate le seguenti parti del corpo:

  • I capezzoli: baciarli, mordicchiarli e stuzzicarli durante l’amplesso aiuta la donna ad eccitarsi e a lasciarsi andare.
  • Il clitoride: è la zona erogena principale per una donna perché ricca di terminazioni nervose. Tuttavia deve essere stimolato in modo adeguato, e la pressione non deve mai essere troppo diretta, perché una stimolazione eccessiva può procurare addirittura fastidio. Noi uomini pensiamo che quello che va bene per il nostro pene, vada bene anche per il clitoride, ma non è così! Massaggiate con estrema dolcezza il clitoride, magari con le dita lievemente umide, la lingua o le labbra, e aumentate la pressione in maniera graduale e solo se vedete che la donna gradisce. Ovviamente non va tralasciata la zona tutta intorno al clitoride: i due corpi bulbo-cavernosi, le piccole labbra, la zona periuretrale (intorno all’uretra), il vestibolo, l’intero pube.
  • Il punto G. A tale proposito ti consiglio di leggere: Punto G femminile: trovarlo e stimolarlo [VIDEO] Attenzione: immagini sessualmente esplicite.
  • L’ano. Una delle zone più erogene per molte donne: da massaggiare, toccare, premere, baciare e leccare.
  • Le orecchie: l’interno dell’orecchio è ricco di terminazioni nervose, sensibili al tatto e alla temperatura. Respirare, soffiare, mordicchiare i lobi, leccare l’interno e sussurrare nell’orecchio regala sensazioni molto piacevoli ed è estremamente eccitante.
  • I glutei: le carezze in questa zona sono eccitanti; la parte del solco, che divide i glutei, se stimolata con la lingua porta forti emozioni.
  • L’interno coscia: è una parte molto sensibile, che se stimolata in maniera giusta può determinare la lubrificazione della donna.
  • I piedi: accarezzare, massaggiare e leccare i piedi dà un piacere che si diffonde a tutto il corpo.
  • Il perineo, cioè la zona tra i genitali e l’ano, è ricco di terminazioni nervose e va stuzzicato dolcemente con le dita o con la lingua per regalare sensazioni piacevoli.
  • La schiena. Un massaggio lento e prolungato, con le vostre mani o… con i piedi, la lingua, o il vostro petto, può far eccitare moltissimo una donna.
  • La punta della lingua è una zona molto ricettiva, per cui toccare la sua lingua con la vostra in piccole danze e tocchi lenti e sinuosi scatena la libido della donna. Non dimenticatevi di mordicchiare anche le sue labbra!

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Le zone erogene che non avreste mai immaginato
Fin qui abbiamo elencato zone erogene piuttosto famose, ma quali sono le zone meno comuni che possono davvero regalare emozioni alla donna, proprio perché sono state “messe in disparte” da voi e dai suoi precedenti partner? Scoprilo leggendo questo articolo: Zone erogene femminili: scopri i punti insospettabili che le danno piacere.

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Liberarsi dalla dipendenza affettiva e dalla paura dell’abbandono

MEDICINA ONLINE TRADIMENTO 10 UOMINI DA EVITARE RELAZIONE GELOSIA PATOLOGICA NORMALE DIFFERENZE GEALOUS GIRL BOY MAN WOMAN LOVE WALLPAPER AMICIZIA RAPPORTO SESSO TRADIRE FIDANZATI MATRIMONIO MARITO MOGLIE SCOPRIRE HDPrima di iniziare la lettura, vi consiglio di leggere questo articolo: Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla
Vediamo oggi come superare la dipendenza affettiva e la paura dell’abbandono del partner.

1. Ammettere di avere un problema

Il primo passo da fare per guarire è quello di rendersi conto di avere un problema nel modo in cui si vivono le relazioni sentimentali, e in generale i legami importanti della propria vita. Ammettere di avere un atteggiamento sbagliato nelle relazioni, che non permette di viverle serenamente e in modo gratificante, è infatti fondamentale per poter chiedere aiuto, o semplicemente mettere in discussione i vecchi schemi e le vecchie abitudini che fanno soffrire. E’ il primo passo verso la guarigione.

Leggi anche: I 10 uomini da evitare accuratamente in una relazione

2. Conoscersi meglio

Se non sai più chi sei, come farai a cercare ciò che desideri? Chi soffre di dipendenza affettiva si concentra sull’altro, si dona completamente all’altro e si dimentica di sé; si comporta come se non meritasse amore e attenzione, come se fosse pericoloso fare presenti i propri bisogni e le proprie aspettative all’altro.

In tal modo si allontana sempre più da se stesso e non si conosce più, perché non si ascolta più. Finisce per diventare la somma di tutte le persone alle quali si è legato; una copia degli altri.

Dedicare del tempo a se stessi ascoltando il proprio dialogo interiore, o semplicemente osservandosi ed osservando le proprie emozioni in silenzio è un ottimo modo per tornare in contatto con la parte di sé che si è dimenticata. La Meditazione, il Training Autogeno e le tecniche di Mindfulness rappresentano a mio avviso dei validissimi strumenti per ricominciare ad ascoltarsi e a conoscersi.

3. Centrarsi su di sé

Le persone affette da dipendenza affettiva tendono a porre l’altro al di sopra di tutto. Anche di sé. Antepongono i desideri e le necessità altrui ai propri, e in questo modo si negano gioia e gratificazione, la possibilità di farsi conoscere davvero dall’altro, e si allontanano sempre di più da se stesse. Fino al punto di non sapere più chi sono, cosa desiderano e di cosa hanno davvero bisogno. Per raggiungere la guarigione occorre fermarsi e tornare a guardarsi dentro, osservandosi con amore ed accettazione. Occorre iniziare lentamente a chiedersi: di cosa ho bisogno? Cosa davvero desidero? Cosa non voglio più nella mia vita? Riportare il fuoco della nostra attenzione su di sé, sulle proprie emozioni, desideri e aspettative, permetterà di tornare a volersi bene, di conoscere ed affermare i propri bisogni con gli altri.

Leggi anche: Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi?

4. Imparare a stabilire limiti e confini

Chi soffre di dipendenza affettiva, nel suo bisogno di essere amato ed approvato a tutti i costi, perde di vista i propri confini ed i limiti che non dovrebbero essere superati. Accetta gradualmente comportamenti sempre meno rispettosi, atteggiamenti sempre più offensivi fino ad accettare vere e violenze psicologiche o anche fisiche. Dimentica di porre dei limiti alle ingerenze e alle pretese dell’altro. I suoi confini personali son così labili e sfumati che spesso nemmeno li riconosce più, e diventa una sorta di estensione dell’altro. Così, le aspettative, le richieste, i bisogni dell’altro diventano i propri bisogni, senza che vi sia alcuna consapevolezza di quali realmente essi siano. Occorre quindi IMPARARE A DIRE NO quando dentro di noi è “no”. Occorre imparare a RIDEFINIRE I PROPRI CONFINI: stabilire fin dove l’altro può arrivare e tracciare una linea definita oltre la quale la tolleranza sarà zero e non si accetteranno più comportamenti sgradevoli, irrispettosi o offensivi, né richieste eccessive. Se non impariamo a farci rispettare ponendo dei limiti al potere dell’altro, nessuno lo farà per noi.

Leggi anche: Quando una storia d’amore subisce un duro colpo, può tornare come prima?

5. Affermare sé stessi

L’affermazione di sé è un passaggio fondamentale per ricostruire il proprio benessere e la propria libertà, ed è un processo che si basa sulla considerazione che abbiamo di noi stessi e sulla nostra capacità di amarci e rispettarci. Imparando a conoscere i nostri desideri e i nostri bisogni, ed imparando a porre dei confini nelle relazioni con gli altri, lentamente prepariamo il terreno per affermare noi stessi e realizzarci. Per il dipendente affettivo si tratta di un processo quasi sconosciuto, poiché egli non ha imparato a dire “no” e non ha imparato a porre se stesso allo stesso livello dell’altro. Autoaffermazione significa scegliere con chi vogliamo trascorrere il nostro tempo, le attività che vogliamo svolgere e quelle che non ci interessano, significa scegliere come vogliamo vestirci e dove vogliamo recarci quando usciamo: in poche parole significa ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI CON CORAGGIO MA SENZA IMPORLI O PRETENDERE CHE L’ALTRO LI SODDISFI. Questo processo prevede inoltre che ci accettiamo per ciò che siamo: con i nostri pregi e difetti anche quando agli altri questo non fa comodo, e soprattutto – passaggio assai difficile per il dipendente affettivo – significa avere il coraggio di rinunciare all’approvazione altrui quando affermiamo qualcosa di noi che gli altri non condividono, e imparare ad accettare di vedere che l’atteggiamento degli altri verso di noi può cambiare in seguito al nostro cambiamento. Probabilmente alcune persone – quelle che ci sfruttavano o approfittavano della nostra dipendenza – se ne andranno, ma altre ne arriveranno, pronte ad amarci e a rispettarci per come siamo.

6. Aumentare autostima e fiducia

Il dipendente affettivo vive in una costante condizione di negazione di sé al fine di soddisfare l’altro perché – ricordiamolo – è terrorizzato dall’abbandono e dalla solitudine e pur di avere qualcuno accanto, è pronto a rinunciare a se stesso. Ma ora che ci si consce più a fondo, si conoscono i propri reali bisogni e desideri, ci si accorge di quanto ci si è svalutati, negati, lasciati sopraffare. È il momento di riprendere in mano la nostra vita e cominciare a fare qualcosa per sé, anche rinunciando se è il caso, ad essere sempre approvati. La stima di sé nasce dalla capacità di dare valore alle proprie necessità, ai propri gusti e valori, senza rinunciarvi per garantirci la presenza dell’altro. Nasce dalla capacità di fare concretamente ciò che ci piace e ci gratifica. Impariamo ad apprezzare ed onorare l’essere che siamo, a vedere la nostra profonda bellezza! Liberarci dalla corazza costruita sulla paura della solitudine, ci renderà più liberi e avvicinerà noi persone più rispettose.

Leggi anche: Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?

7. Liberarsi dal senso di colpa e dalla vergogna

Spesso il dipendente affettivo, consapevole di assumere atteggiamenti sconvenienti generati dalla sua dipendenza, si vergogna e si comporta quasi scusandosi di esistere. È vinto da un grande senso di colpa e di vergogna per gli errori che non riesce a smettere di compiere. Si condanna per questa sua “colpa” e si maltratta dentro di sé, usando parole di rabbia e delusione. In tal modo perpetra il circolo vizioso: si sente indegno di essere amato, assume atteggiamenti di dipendenza e scarsa autostima, si sente in colpa per questo, di conseguenza aumentano il suo senso di indegnità e vergogna, aumenta il senso di colpa e la convinzione di non meritare nulla, e ciò fa ulteriormente incrementare i comportamenti di dipendenza generati dalla paura dell’abbandono. SENTIRSI IN COLPA NON AIUTERÀ A STARE MEGLIO NÉ A CAMBIARE LO STATO DELLE COSE: bisogna rinunciare al senso di colpa e avere il coraggio di cambiare, anche se questo allontanerà alcune persone da noi.

Leggi anche: Perché l’uomo tradisce la donna? Dieci uomini raccontano senza censure il loro tradimento

8. Sviluppare la propria forza

Imparare a seguire l’intuito, quella flebile vocina che ci dice quando qualcosa non va, è un passo molto importante per ognuno di noi, e lo è ancora di più per il dipendente affettivo. Imparare a capire quando una situazione diventa intollerabile e dolorosa e richiede troppe rinunce (a se stessi prima di tutto) è fondamentale per fare retromarcia. Dire di NO. Andarsene. Assumendosi il rischio di affrontare la solitudine e le peggiori paure ad essa legate. Questo coraggio però ci renderà liberi, e ci permetterà di comprendere che la solitudine non è un vuoto senza fine ma un’occasione di conoscenza e amore da dedicare a se stessi. Un giardino silenzioso in cui coltivare l’amore, il profondo rispetto e la conoscenza di sé, per tornare al mondo più completi e più forti. Il coraggio di affrontare questo dolore ci rende forti ed aumenta la fiducia in noi stessi, che a sua volta ci permetterà di fare le scelte migliori. Per sviluppare la nostra forza dobbiamo prima avere il coraggio di affrontare il disagio e le nostre più profonde paure.

9. Non temere il giudizio degli altri e diventare “egoisti”

Liberarsi dal cappio del giudizio altrui è un passo di grande importanza nel cammino verso la libertà ed il benessere personale e relazionale. Ci hanno insegnato a temere la disapprovazione, ad allinearci a ciò che pensano altri che riteniamo importanti, a supportare opinioni che non condividiamo, pur di sentirci “parte del gruppo”, di non restare da soli, di non rischiare l’abbandono. Ma tutto questo ci porta solamente ad esasperare una sorta di “schiavitù” silenziosa e socialmente accettata. Invece impariamo a dire di no, a dire ciò che pensiamo, ad affermare le nostre idee e i nostri bisogni. Senza temere che verremo per questo allontanati o abbandonati. Senza nemmeno pretendere che gli altri se ne facciano carico. Semplicemente lasciandoli esistere in quanto sono una parte di noi, la nostra modalità di manifestarci nel mondo. Chiediamo ciò che desideriamo e rifiutiamo ciò che non vogliamo più. Pensiamo a noi stessi e a ciò che ci porta crescita e benessere, rifiutando ciò che ci porta dolore, disagio, indegnità. Di fronte alla disapprovazione impariamo ad agire con rispetto e fermezza: questo sono io, e merito lo stesso rispetto e la stessa considerazione che meriti tu.

Leggi anche: Impara a non preoccuparti del giudizio degli altri in quattro passi

10. Liberarsi dalla paura dell’abbandono

Ho posto alla fine della lista questo passaggio perché esso a mio avviso richiede che si costruiscano dapprima tutti gli altri, affinché vi siano i presupposti per lavorare su di esso. Si tratta infatti di un processo estremamente delicato, doloroso e difficile da affrontare; la paura dell’abbandononella forma che assume nella dipendenza affettiva – è un grande pozzo senza fondo, un vuoto senza luce che divora le energie, il coraggio e la speranza. Essa affonda le sue radici nella prima infanzia, nel rapporto avuto con le figure di riferimento (solitamente genitoriali), ed è in grado di definire per tutta la vita gli schemi relazionali che utilizzeremo con le persone amate. In alcuni casi, questi schemi sono sani e permettono lo sviluppo della persona e della coppia ma in altri casi – come accade nei dipendenti affettivi – assumono modalità insane, patologiche e limitanti. Non è possibile modificare tali schemi (costituiti da aspettative, ricordi, comportamenti e interpretazioni automatiche) in tempi veloci e senza prima aver preso una profonda consapevolezza del modo in cui essi si manifestano nella nostra vita. E’ consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionista che ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale. Tuttavia ricordo che questi schemi, responsabili del terrore dell’abbandono e di molti dei comportamenti che il dipendente affettivo attua per garantirsi di non essere lasciato da solo, possono essere cambiati. Reintegrandone gli aspetti più sani e modificando le convinzioni responsabili degli aspetti patologici.

Testi consigliati

Di seguito vi riportiamo alcuni libri consigliati dal nostro Staff, estremamente utili per affrontare e superare la dipendenza affettiva:

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Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPERQuando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o, ancor peggio, “dolorosa ossessione” in cui si altera stabilmente quel necessario equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”. Tutti hanno bisogno di trovare negli altri approvazione, empatia, validazione e ammirazione, per sentire sostegno e regolare l’autostima. Ma quando tutto ciò diventa eccessivo ed estremo la dipendenza diventa patologica.

“Il dipendente affettivo è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali”

Leggi anche: Il peggior nemico siamo noi stessi: i segnali che ci stiamo autosabotando

Caratteristiche dell’amore dipendente

A quel punto nell’individuo si innesca una necessità di essere accuditi, manifestando un comportamento sottomesso e dipendente per timore della separazione. Tale comportamento dipendente compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. L’amore dipendente si mostra con le seguenti caratteristiche:

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è parassitario e basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato dalla stagnazione e dall’auto-assorbimento, ossia da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e necessita di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita.

Nella dipendenza affettiva esistono 2 elementi distintivi della vita emotiva interiore :

  • un bisogno di sicurezza che fa da guida ad ogni comportamento
  • una tendenza a disconoscere e a fare disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore

Un’attitudine che sembra radicata in un’infanzia in cui ci si è abituati a limitare le proprie aspettative in conseguenza a delle esperienze relazionali precoci inappaganti e frustranti.

“Amore e dipendenza sono avversari; se coesistono, ci distruggono. Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza”

Leggi anche: Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?

I grandi errori delle persone dipendenti

Le persone dipendenti sono incapaci di vivere sole, senza un partner. Quando mettono fine ad una relazione, cercano immediatamente qualcuno che colmi il vuoto venutosi a creare. Spesso queste relazioni non si basano sull’amore, ma sulla necessità. Ciò porta, col tempo, alla noia, alle discussioni e alla rottura della coppia. Tuttavia, le persone dipendenti non sono consapevoli dei loro problemi finché l’ansia, la disperazione e l’infelicità non si palesano.

  • Fanno l’errore di porsi dei limiti. I limiti sono necessari in quasi tutti gli aspetti della nostra vita. Ad esempio, magari vi piace eccedere su determinati alimenti, ma sapete che se lo fate tutti i giorni, la vostra salute correrà qualche rischio. Nelle relazioni con soggetti dipendenti, questi ultimi finiscono sempre per cedere su cose su cui non vorrebbero cedere. Lo fanno solo per non perdere chi hanno al loro fianco. Per questo motivo, finiscono per subire spesso maltrattamenti. Ovviamente la loro autostima è molto bassa. Si tratta di persone che non si esprimono con sincerità per paura del rifiuto. Mettono da parte ciò che davvero vogliono per evitare di sentirsi di nuovo vuote.
  • Fanno l’errore di credere che il loro mondo gira attorno alla persona “amata”.Le persone dipendenti cambiano a seconda del loro partner. Ciò avviene perché si adattano alla persona che hanno al fianco. Nonostante si frequenti qualcuno, dovremmo sempre continuare a realizzare le attività che ci piacciono. Per una persona dipendente, però, le cose non vanno in questo modo. Comincia ad adottare i gusti del compagno, mettendo da parte tutto ciò che lo appassionava prima. Prende piede, inoltre, una sorta di sentimento ossessivo compulsivo che porta a pensare sempre alla persona di cui si ha bisogno, facendo le cose solo per lei. Perché succede? Perché le persone dipendenti non vedono la coppia come due soggetti indipendenti che condividono la vita. Intendono la relazione come la fusione di due individui in uno.

“La vita si modella attorno al partner, cambiando del tutto. Una circostanza che non dovrebbe mai verificarsi”

  • Pensano che la felicità non dipenda più da se stessi. Quando essere felici o tristi comincia a dipendere da come si comporta l’altra persona, siamo di fronte ad un grosso problema. Improvvisamente si smette di essere padroni delle proprie emozioni, questa grande responsabilità passa sulle mani dell’altro. Una brutta parola, il partner che ci ignora o cose simili, trasformeranno un giorno piacevole in un momento buio e malinconico. Non dobbiamo lasciare che il nostro stato d’animo dipenda da altre persone. Esse non sono noi, non controllano i nostri sentimenti. Stiamo permettendo tutto questo nonostante non ci faccia stare bene.
  • Fanno l’errore di temere di essere abbandonati. Una persona emotivamente dipendente non lascia mai il proprio partner, a meno che non sappia, con assoluta certezza, di avere un sostituto pronto a rimpiazzarlo. In caso contrario, vive con la costante paura di essere abbandonata, per questo dà la priorità alle necessità dell’altro e fa di tutto per compiacerlo. In altre parole si sottomette. Ciò genera un’urgenza per il controllo della situazione che, a volte, è impossibile concretizzare. Quando capita, sorgono l’angoscia, l’ansia e la disperazione.
  • Credono che la felicità consisti a stare accanto a loro nonostante tutto. Anche se si sostiene di esserlo, in realtà non si sa cosa significhi essere felici. Ogni volta che tali persone si sentono sole, rischiano un attacco di panico. Gli altri sono diventati per loro una droga a cui afferrarsi per ricevere la dose giornaliera. In loro assenza, si soffre di una vera e propria crisi di astinenza.

Testi consigliati

Di seguito vi riporto alcuni libri consigliati da me e dal mio Staff, estremamente utili per affrontare e superare la dipendenza affettiva:

Leggi anche: Perché un uomo sposato tradisce la moglie con un’altra donna o una prostituta?

Come guarire dalla dipendenza affettiva?

Se siete o siete stati dipendenti non dovete pensare che non esiste soluzione. Il vostro problema è che non vedete la situazione da un’altra prospettiva. Cominciate a sforzarvi di stare da soli, smettete di legarvi a qualcuno solo per non sentire il vuoto.

Se credi di soffrire di dipendenza affettiva ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questo momento difficile.

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Nel momento stesso in cui impareremo a stare bene con noi stessi, potremo stare con qualcuno senza averne bisogno.

Ti amo perché voglio amarti, perché ti ho scelto e perché mi piace starti accanto; non perché sei indispensabile per la mia felicità

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In aumento le donne che guardano video porno su internet, ecco le parole chiave che più cercano

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUMENTO DONNE GUARDANO PORNO INTERNET Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgMolti pensano erroneamente che siano soltanto gli uomini a guardare video pornografici online, mentre ovviamente anche le donne fruiscono di tali video. La cosa interessante è che negli ultimi anni sembra che il numero di donne che guardano i video pornografici su internet sia in costante aumento. Pornhub, uno dei maggiori portali a luci rosse, ha da poco stilato una classifica delle parole più cercate nel corso dell’anno appena conclusosi e, analizzando le 91.980.225.000 visualizzazioni ricevute, i risultati sono stati chiari: Lesbian, Step Mom, MILF, Teen, Step Sister, Mom, sono state in assoluto le chiavi di ricerca più gettonate. Molte di loro erano già in cima alla classifica lo scorso anno ma la cosa particolare di questo 2016 è che il 26% degli utenti appartiene al sesso femminile.

La situazione in Italia
Naturalmente, sono state tenute sotto controllo anche le visualizzazioni italiane e, a dispetto di quanto si possa pensare, anche nel nostro paese ben il 23% di coloro che hanno guardato i porno è donna. Per venire in contro a questa fetta di pubblico relativamente nuova, il mercato del porno si sta dirigendo verso prodotti più “woman friendly”, con video contenenti più trama, inquadrature meno fissate sui particolari e più ampie, corpi maschili all’altezza e donne meno finte e dal comportamento più vicino alla realtà.

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Fossette di Venere: perché sono sexy e come fare ad averle?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FOSSETTE DI VENERE PERCHE SEXY AVERLE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAvete mai notato sulla zona lombare della vostra schiena – o quella di qualcun altro – due piccole fossette? Vi siete mai chiesti cosa sono o cosa indicano?

Fossette di Venere

Queste piccole fossette – più frequenti nelle donne che negli uomini – hanno un nome romantico “fossette di Venere” o anche “buchi di Venere” mentre quello medico è “rientranze lombari laterali” e si trovano tra il punto di congiunzione delle due ossa del bacino. Le fossette o buchi di Venere non devono essere confuse con i cosiddetti “occhi di Venere”, che sono invece le fossette che si creano sulle guance quando sorridiamo. In entrambi i casi si tratta di caratteristiche congenite e non dipendono, come erroneamente alcuni credono, dal fatto che una donna sia più morbida o più magra, ma semplicemente dalla conformazione fisica scritta nel DNA di ciascuno di noi sin dalla nascita.

Perché le fossette di Venere sono considerate sexy?

Se abbiamo le fossette di Venere, possiamo dirci fortunati: la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne trova sexy la loro presenza nell’altro sesso. Specialmente sulla MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FOSSETTE DI VENERE PERCHE SEXY banner Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Peneschiena di una donna sono considerate un’arma di seduzione. Anche gli uomini possono avere le fossette di Venere, e in genere anche le donne le trovano sessualmente attraenti. Il motivo per cui rappresentano una attrazione sessuale così forte non è ancora del tutto chiara ma sembrerebbe essere legato al concetto di simmetria, così importante per indicare la salute di un soggetto (un corpo simmetrico è un corpo sano) e quindi la sua capacità riproduttiva. Inoltre la presenza di queste fossette sembra indicare giovinezza e tensione della cute, oltre ad un adeguato tono della muscolatura dorsale e lombare, condizioni legate anch’esse ad una superiore capacità riproduttiva.

Come faccio ad avere le fossette di Venere?

Purtroppo, essendo le fossette di Venere una caratteristica congenita, non è possibile ottenerle. Tuttavia ci sono dei casi in cui sono esse sono presenti ma poco o per niente visibili: in tale evenienza la dimensione delle fossette e la loro forma è condizionata dal peso corporeo e da quanto siamo in forma. Se non vedi sulla tua schiena le fossette di Venere e vuoi scoprire se in realtà le possiedi, devi sapere che è possibile evidenziarle con:

  • il raggiungimento del tuo peso peso forma;
  • l’esercizio continuato della muscolatura dei glutei e della schiena, specie in zona lombare.

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Le 5 cose che indicano che stai con qualcuno che ti farà sicuramente soffrire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSE STAI QUALCUNO TI FARA SOFFRIRE   Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgNon tutti i rapporti sono “rose e fiori”: alcuni ci regalano più sofferenza che gioia, eppure rimaniamo dentro la storia, senza voler davvero uscirne. Chi vive una relazione dolorosa rinuncia alla sua vita centimetro dopo centimetro man mano che si lascia imprigionare dalla relazione. Inizialmente chi arreca sofferenza desiste dal mostrare il proprio lato insano ed oppressivo al fine di guadagnare la fiducia e l’amore del partner: tutto sembra andar bene, finché le carte si scoprono ed il partner si rivela per quello che è, ma ormai è troppo tardi per uscire facilmente dal rapporto. Spesso le relazioni che fanno star male sono storie d’amore molte intense e passionali. I partner “carnefici”, uomo o donna che siano, sono carismatici, attenti, devoti. Nel momento in cui l’oppressore mette alla prova limiti e confini del partner, è molto facile che quest’ultimo si senta insicuro e alla ricerca di scuse e giustificazioni.
I segnali per riconoscere relazioni che arrecano tanta sofferenza esistono ma non sempre si riconoscono o si accettano facilmente. Ecco di seguito sei segnali tra i più comuni.

1. Bruciare le tappe

Il segnale più difficile da accettare è l’eccessiva velocità che segna l’evolversi della relazione. Lei vuole vederlo tutte le sere. Lui vuole andare a convivere dopo un mese. Il partner può convincervi del fatto che siete fatti l’uno per l’altro, che il vostro è amore a prima vista, che siete anime gemelle e di tantissime altre cose esageratamente romantiche. Purtroppo, accettare un atteggiamento simile equivale a concedere campo fertile per far guadagnare al partner il controllo totale sulla tua vita.

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2. Aspettative irrealistiche

Man mano che le cose vanno avanti e che la storia si fa sempre più seria, vediamo sorgere nuovi segnali. Tra questi, la scoperta di aspettative irrealistiche da parte dei partner. Se il partner “carnefice” è l’uomo potrebbe ad esempio voler una famiglia stile “Mulino Bianco”, perfetta, d’altri tempi: è lui a lavorare ed è lei a doversi occupare delle faccende domestiche e se la cena non è bella e pronta sul tavolo quando rincasa, allora sono problemi. Se il partner carnefice è la donna, potrebbe voler un uomo perfetto, dolce, amorevole, sexy, comprensivo, che le capisca sempre e comunque… Le aspettative non realistiche sono tra i principali segnali che la storia non andrà da nessuna parte: siamo umani, abbiamo dei difetti, teniamolo sempre a mente!

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3. Ipersensibilità e gelosia

Un altro segnale è l’ipersensibilità del partner che può tradursi in gelosia e in reazioni eccessive a piccole cose: commenti, scherzi o problemi di poco conto. I carnefici uomini spesso hanno una bassa autostima e tendono a prendere tutto personalmente. Si sentono insultati facilmente o sostengono che il mondo ce l’ha con loro non appena incontrano una piccola battuta d’arresto. Se provate a esprimere un minimo di disaccordo, anche banale, lo interpretano come un insulto personale o vi considereranno una persona terribile e incapace Spesso tutto questo segue una serie di regole con due pesi e due misure. Se lei lancia occhiatine agli altri uomini, vuol dire che non trova più il suo partner attraente e lo tradisce. Al contrario, se lo becca a guardare un’altra donna, lo chiama pervertito e l’accusa di cose terribili che lui non commetterebbe mai. Il rapporto rischia di distruggersi anche quando è la donna ad essere gelosa in maniera esagerata: se basta che l’uomo abbia tra i contatti Facebook una ragazza a voi sconosciuta per scatenare una lite furibonda, il vostro rapporto è destinato a durare ben poco.

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4. Isolamento imposto

L’isolamento imposto inizia con il carnefice che critica, mette in discussione e mostra atteggiamenti sgraditi nei confronti degli amici più stretti e delle interazioni sui social network. Questi faranno di tutto per farvi sentire in colpa di voler trascorrere del tempo con amici e parenti costringendovi indirettamente ad un isolamento sociale autoimposto: uno dei due componenti della coppia potrebbe ad esempio cercare di evitare di uscire una sera con le sue amiche o amici per non fare indispettire il partner e per paura della sua reazione. Autoimporsi l’isolamento per non infastidire il proprio partner è uno dei principali segnali che il rapporto è malsano e vi farà soffrire.

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5. Atteggiamenti aggressivi nei confronti degli altri

Questi segnali non solo sono presenti nell’atteggiamento che il carnefice ha verso il partner, ma anche nella maniera in cui il carnefice tratta gli altri. Se il cameriere porta il vino sbagliato, ne farà una scenata e vorrà parlare con il responsabile. Se qualcuno lo urta camminando per strada, inizierà a inveire proferendo ogni tipo di oscenità, anche se è stato a mala pena sfiorato. I carnefici hanno un carattere pessimo e inizialmente fanno di tutto per nasconderlo al partner, ma non riescono a fare lo stesso con gli altri: fate attenzione a come trattano gli estranei e forse riuscirete a capire che la sua è solo una maschera per ingabbiarvi.

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Come comportarsi con un carnefice?

Se ritenete che alcuni di questi segnali interessino la vostra relazione, non significa che necessariamente il vostro partner sia un “carnefice”. Tuttavia, se notate la presenza di più segnali o lo sviluppo di un modello comportamentale opprimente, allora dovreste iniziare a preoccuparvi. In questo caso il mio primo consiglio è quello di affrontate il problema parlandone con persone di fiducia esterne alla coppia, che conoscono bene voi ed il vostro partner. Nel caso in cui invece il partner vi stia facendo oggettivamente soffrire, affrontate direttamente il discorso con lui e con un professionista della salute.

Se credi di avere dei problemi con il tuo partner e non riesci a gestire da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questo momento difficile.

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E’ possibile essere vergini anche dopo essere state penetrate?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESSERE VERGINI DOPO ESSERE PENETRATE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIn questo articolo ci eravamo chiesti se restare incinta da vergini senza penetrazione sia possibile; inoltre ci eravamo chiesti se sia possibile non essere più vergini anche senza essere state penetrate.

Vediamo ora se sia possibile rimanere vergini anche dopo essere state penetrate. In un certo senso, la risposta è si. Se facciamo coincidere la perdita della verginità con la deflorazione (cioè la rottura dell’imene che è la membrana che ricopre l’ingresso della vagina), allora si può rimanere vergine anche dopo la penetrazione del pene. Questo perché in alcuni casi l’imene è particolarmente elastico e rimane pressoché intatto anche dopo la prima penetrazione. Inoltre grazie alle ultime tecniche di chirurgia estetica, ricordo che un imene lacerato può essere anche ricostruito chirurgicamente tramite imenoplastica. Un imene integro NON è quindi sempre indice di verginità.

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