Le paure del parto cesareo e di quello naturale

MEDICINA ONLINE DONNA GRAVIDANZA INCINTA PANCIA ANATOMIA IMMAGINI FETO BAMBINO BIMBO POSIZIONE PODALICO ESERCIZI MANIPOLAZIONE GINECOLOGO OSTETRICOSpesso il parto naturale spaventa la donna: si ha paura di soffrire, di incorrere in problematiche che investano la salute del bambino, spesso ancora ci lasciamo spaventare dai racconti delle nostre amiche o parenti. Molte volte, senza neanche conoscere le differenze che vi sono, si preferirebbe partorire con il taglio cesareo (impropriamente chiamato parto cesareo), perché si pensa di soffrire di meno rispetto al parto naturale… Ed è in queste situazioni che le nostre nonne ci ripetono come tutte le donne nei secoli scorsi abbiamo partorito spontaneamente, poiché prima la scienza medica non prevedeva scelta.

Quando però particolari condizioni lo richiedono, il parto deve avvenire tramite taglio cesareo. Questo può essere:

  • programmato in precedenza,
  • oppure essere praticato d’urgenza.

Il ricorso al taglio cesareo non deve atterrire la donna che invece preferirebbe il parto naturale, in quanto oggi questo intervento è da considerarsi relativamente sicuro  sia per la mamma che per il bambino.

La parola intervento denota la differenza tra il taglio cesareo ed il parto naturaleÈ importante infatti spiegare come il parto cesareo è infatti un intervento, mentre il secondo non lo è, e impropriamente usiamo la parola parto cesareo, mentre il termine corretto è taglio cesareo.

La degenza post-partum prevista per l’intervento di taglio cesareo è di quattro giorni, mentre quella del parto naturale è di due o tre ed il decorso del puerperio è simile a quello del parto spontaneo.

Care future mamme, non speriamo in un parto piuttosto che in un altro, lasciamo che siano gli eventi a determinare la modalità del parto e guardiamo al risultato, al nostro piccolo cucciolo che sta per nascere, non lasciamoci spaventare, e cerchiamo di vivere con serenità un’esperienza unica al mondo.

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E’ vero che il gemello partorito per primo è quello minore?

MEDICINA ONLINE GEMELLI SIAMESI OMOZIGOTI DIZIGOTI ETEROZIGOTI BIZIGOTI DIFFERENZE SIAMESES PHOTO IMMAGINI PICTURES HI RES WALLPAPERNon c’è un “più grande” o un “più vecchio” in una coppia di gemelli. Da un punto di vista anagrafico, in Italia, nei certificati di assistenza al parto (CedAP) nelle nascite gemellari risulta l’ordine di nascita, quindi in un parto gemellare c’è un primo nato, un secondo nato, un terzo anato, ecc..

Se ci si riferisce alle dimensioni del nato, nella letteratura scientifica è stato più volte riportato che, in media, il primo nato è anche quello con il maggior peso alla nascita. Se ci si chiede invece chi dei gemelli è stato concepito per primo, non c’è modo di rispondere. Per prima cosa, se si parla di gemelli omozigoti, essi per definizione sono concepiti contemporaneamente e quindi non esiste un gemello concepito prima dell’altro.

Nel caso invece di gemelli eterozigoti, essi derivano da due distinte cellule uovo che possono essere state fecondate in momenti leggermente diversi da due spermatozoi ma, qualora accada, non c’è modo di stabilire quale delle due sia stata fecondata prima e chi dopo.

La credenza popolare per cui il gemello che esce per primo dall’utero materno è anagraficamente più vecchio, ma presenta in realtà un’età biologica minore o è stato concepito prima/dopo l’altro, è semplicemente sbagliata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Estate e gravidanza: quale cibi devi preferire se sei in dolce attesa

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIA.jpgUna corretta alimentazione è fondamentale, durante la gravidanza, per combattere il caldo e le temperature elevate. Sì a frutta e verdura ricche di vitamine e sali minerali importantissimi per la salute dell’organismo (preferire prodotti di stagione consumati crudi per mantenere invariate le loro proprietà nutritive).

Sì a frullati, succhi e centrifughe al posto dei soliti spuntini. Sì a piccoli pasti leggeri suddivisi nell’arco di tutta la giornata evitando le grandi abbuffati di pranzo e cena. Sì all’acqua, la bevanda più indicata per placare i morsi della sete, mantenere il corretto livello di idratazione dell’organismo, prevenire ritenzione idrica e gonfiori. No a cibi fritti e grassi, alcolici e pasti troppo abbondanti.

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Quali creme solari sono più indicate in gravidanza?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIANon esistono creme solari specifiche per la gravidanza. La cosa fondamentale è che si tratti sempre di creme di alta qualità, ad alto fattore protettivo, possibilmente prive di profumazione e ipoallergeniche per non irritare la pelle. Le più delicate, in vendita in farmacia o erboristeria, sono prive di nickel. Come qualsiasi cosmetico, evitate di usare prodotti aperti da mesi, che possono contenere batteri.

 

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E’ possibile farsi il bagno al mare o in piscina in gravidanza?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIAAssolutamente sì. Anzi, il nuoto, ancor meglio se al mare, è particolarmente indicato durante la gravidanza perché consente di mantenersi in forma senza fatica alleggerendo la pressione esercitata dal peso sul nervo sciatico. Sì, quindi, a nuotate e sì alle passeggiate lungo il bagnasciuga (con le gambe immerse fino alle ginocchia) per riattivare la circolazione e contrastare l’inevitabile ritenzione idrica tipica dei nove mesi di attesa. Nuotate e passeggiate devono essere affrontate ovviamente con molta calma e “lentezza” e mai nelle ore più calde della giornata.

Evitate solamente di passare dalle temperature troppo calde della tintarella, a quelle fredde dell’acqua; evitate infine sforzi elevati e prolungati. In ogni caso, gravidanza o no, è sempre preferibile fare il bagno insieme ad un’altra persona che possa soccorrerci in caso di difficoltà.

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Schizofrenia: cause familiari, genetica, ambiente, stupefacenti

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMALa schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività, da un decorso superiore ai sei mesi, con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare le normali attività di vita della persona.

Quali sono le cause della schizofrenia?

Una combinazione di fattori genetici e ambientali gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della schizofrenia. Le persone con una storia familiare di schizofrenia e che soffrono di una psicositransitoria hanno una probabilità che va dal 20 al 40% di ricevere una diagnosi entro un anno.

Familiarità e genetica

Le stime di ereditarietà variano a causa della difficoltà a separare gli effetti della genetica da quelli dell’ambiente. Il rischio maggiore di sviluppare la schizofrenia si ha in presenza di un parente di primo grado con la malattia (6,5% di probabilità). Più del 40% dei gemelli omozigoti di pazienti con schizofrenia sono anch’essi colpiti. È probabile che molti geni siano coinvolti, ciascuno con piccoli effetti e con meccanismi di trasmissione e di espressione sconosciuti. Molte possibili cause genetiche sono state proposte, tra cui :

  • specifiche variazioni del numero di copie come per il gene NOTCH4 e loci delle proteine istoniche. Sembra che ci sia una significativa sovrapposizione tra la genetica della schizofrenia e quella del disturbo bipolare;
  • microdelezioni nella regione 22q11 sono associate a un rischio 30 volte superiore al normale di sviluppare la schizofrenia;
  • alcuni studi GWAS hanno trovato un legame tra la proteina 804A zinc finger e la schizofrenia.

Assumendo una base ereditaria, una domanda dalla psicologia evoluzionista è il motivo per cui geni che aumentano il rischio di psicosi si è evoluta, assumendo che la condizione sarebbe stata disadattiva da un punto di vista evolutivo. Un’idea è che tali geni siano coinvolti nell’evoluzione del linguaggio e della natura umana, ma a oggi queste idee rimangono poco più che di natura ipotetica.

Leggi anche: Cause della schizofrenia: fattori psicologici e neurologici

Cause ambientali

I fattori ambientali spesso agiscono come coadiuvanti e mai come principale causa di insorgenza della schizofrenia. Gli studi hanno dimostrato che vivere in un ambiente urbanizzato, durante l’infanzia o in età adulta, è correlato a un rischio doppio di sviluppare schizofrenia, anche prendendo in considerazione l’uso di droghe, il gruppo etnico e la dimensione del gruppo sociale. Altri fattori che giocano un ruolo molto importante sono l’isolamento sociale e le avversità sociali dovute all’immigrazione, la discriminazione razziale, problematiche familiari, la disoccupazione e condizioni abitative precarie. Una ricerca del 2010 ha stabilito che circa due terzi dei pazienti con schizofrenia avevano sperimentato eventi di violenza fisica e/o sessuale durante la loro infanzia.

Leggi anche: Schizofrenia: sintomi iniziali, violenza, test, cause e terapie

Abuso di sostanze stupefacenti

L’assunzione di un certo numero di farmaci è stato associato allo sviluppo della schizofrenia, compresi la cannabis, la cocaina e le anfetamine. Circa la metà di coloro che presentano una diagnosi di schizofrenia fa un uso eccessivo di droghe o alcol. Il ruolo della cannabis potrebbe essere causale, ma altri farmaci possono essere utilizzati dai pazienti schizofrenici come meccanismi di adattamento per affrontare la depressione, l’ansia, la noia, la solitudine. La cannabis è associata a un aumento, dose-dipendente, del rischio di sviluppare un disturbo psicotico. L’utilizzo frequente è correlato a un rischio doppio di sviluppare psicosi e schizofrenia. Mentre la cannabis viene accettata come concausa di schizofrenia da molti, il suo ruolo rimane, tuttavia, controverso. Le anfetamine, la cocaina e, in  misura minore, l’alcol possono portare allo sviluppo di una psicosi che si presenta in modo molto simile alla schizofrenia. Nonostante non si ritenga che possa essere causa della malattia, molte persone con schizofrenia fanno un uso di nicotina molto maggiore rispetto alla popolazione in generale.

Leggi anche: Come riconoscere uno schizofrenico: primi sintomi di schizofrenia

Fattori relativi allo sviluppo

La presenza nella madre di problematiche quali infezioni, ipossia, stress e malnutrizione durante lo sviluppo fetale possono causare un leggero aumento del rischio di sviluppare schizofrenia nel nascituro nel corso della sua vita. Le persone nate in inverno nell’emisfero settentrionale hanno più probabilità di ricevere una diagnosi di schizofrenia; ciò può essere spiegato con l’aumento dei tassi di esposizioni virali in utero. La differenza varia tra circa il 5 e l’8%.

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A che serve l’imene?

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La funzione dell’imene è ancora oggi, non esattamente chiarita; probabilmente è legata alla necessità, per l’uomo preistorico, di essere certi che la prole sia davvero propria e non di un altro uomo.

Dire a cosa serve l’imene ci costringe a parlare dell’evoluzione sessuale della nostra specie. Le strategie sessuali che oggi utilizziamo sono il frutto delle pressioni della selezione naturale anche se le nostre condizioni attuali sono molto differenti da quelle in Continua a leggere

Fetus in fetu: gemelli evanescenti e sindrome del gemello parassita

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO Fetus in fetu gemelli evanescenti e sindrome del gemello parassita gravidanza pancione maternità concepimentoLa gravidanza gemellare suscita sempre un certo fascino anche misterioso e così anche il legame che può intrecciarsi tra due fratelli gemelli. Le varianti delle tipologie gemellari sono diverse, si va dai cosiddetti monozigoti, a una o due placente, a dizigoti, gemelli impropri in realtà, e comprendono anche una casistica più particolare e non sempre immune da problemi o esiti nefasti come quella rappresentata dai gemelli siamesi. Tra questi vi sono anche casi particolari che rappresentano un’incidenza bassa come i cosiddetti gemelli evanescenti e la sindrome del gemello parassita chiamata anche condizione “fetus in fetu”.

Gemello evanescente (o scomparso)

Nel caso di gemelli evanescenti, pur cominciando la gravidanza come multipla, uno dei due embrioni muore nella prima fase della gestazione, cioè uno dei due gemelli viene assorbito dall’altro e scompare, per questo viene definito evanescente, cioè che si dilegua a poco, a poco. Un gemello assume dunque uno sviluppo dominante a discapito dell’altro, il co-gemello recessivo cessa di svilupparsi e tale processo viene anche definito come “riassorbimento fetale”. Può accadere che, durante lo sviluppo primario da embrione a feto, uno dei due riceva un apporto di sangue insufficiente e lo sviluppo non avvenga in modo completo, il feto assume così un aspetto mummificato, definito papiraceo (QUI una immagine esplicita).

Gemello parassita

Un’altra anomalia embrionale è quella del gemello parassita. A differenza dei gemelli siamesi (in cui entrambi i feti continuano lo sviluppo), uno cessa lo sviluppo durante la gestazione ed è vestigiale di un gemello individuale per lo più completamente formato, altrimenti sano. Il gemello non sviluppato è definito come “parassita”, piuttosto che siamese, perché è formato in modo incompleto o totalmente dipendente dalle funzioni corporee del gemello indipendente (chiamato “autosita”). L’incidenza sembra essere maggiore tra gli individui maschi e si presenta in un caso su 500.000 nati vivi. Il feto così “prigioniero” del fratello avrà dimensioni ridotte e sarà malformato, generalmente presenterà una colonna vertebrale con gli arti superiori e inferiori solo abbozzati. Non sono normalmente presente encefalo e cuore ma vi è un organizzazione elementare degli organi interni riconoscibili. A volte il gemello parassita può “penzolare” fuori dal corpo del gemello indipendente. L’individuazione di questa condizione generalmente avviene durante le indagini ecografiche, ma anche dopo la nascita. Per essere certi che il fratello sano non subisca eventuali problematiche, si ricorre all’asportazione chirurgica del gemello parassita.

Generalmente la prognosi è buona e permette di riprendere una vita normale. I casi più gravi presentano una localizzazione intracranica che può volgere a leggeri problemi di tipo neurologico associati alla rimozione. A volte il gemello vitale può andare incontro a disturbi legati alla presenza del suo gemello parassita, ad esempio ritenzione urinaria o dispnea, determinati in base alla posizione, anche se la presenza è statisticamente più riscontrabile nell’addome. Il soggetto presenta allora dolori addominali sempre più forti ed un addome decisamente più grande e gonfio del normale, il gemello parassita infatti, seppur lentamente, può continuare a crescere a livello tissutale e comprimere gli organi del fratello ospite fino a creare seri problemi anche respiratori.

In alcuni casi il gemello parassita può essere completamente asintomatico e rimanere “nascosto” per anni, ci si trova così di fronte a casi emblematici al limite con l’incredibile di gemelli parassiti individuati anche dopo molti anni di distanza, anche fino a 47 anni dopo la nascita. Anche il peso è variabile, dai 13 grammi fino ai 2 chili, distribuiti su 20 e più centimetri.

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