Piattole: cosa sono, si vedono, quanto durano, come eliminarle?

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Una piattola sulle ciglia

Il Pthirus pubis, comunemente chiamata piattola o pidocchio del pube, è un insetto parassita che da adulto è lungo circa 2/3 millimetri e che si insedia in diverse zone pelose del corpo umano, prima fra tutte l’area genitale, con l’esclusione solo dei capelli. L’infezione è possibile sia in adulti che nei bambini. Per la trasmissione delle piattole occorre un contatto fisico assai ravvicinato, come per esempio un rapporto sessuale con una persona infetta (da questo punto di vista l’infezione è una malattia a trasmissione sessuale); il contagio è però possibile anche tramite l’uso di oggetti contaminati, come vestiti e biancheria intima. I segni caratteristici provocati dalla pediculosi pubica si manifestano a livello cutaneo e consistono in: prurito, irritazione e comparsa di piccole macchie solitamente scure giallo/marroni e bluastre, solitamente visibili tra i peli. Diagnosticare un’infestazione da piattole è abbastanza semplice (a patto che sia sintomatica): al medico, infatti, basta usare una lente d’ingrandimento per osservare le zone pruriginose ed in caso di numerosi parassiti adulti, non serve neanche la lente visto che sono ben visibili ad occhio nudo, anche ai non addetti ai lavori. La terapia disinfestante richiede l’uso di prodotti insetticidi, in forma di creme, lozioni o shampoo.

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Cosa sono le piattole?

Le piattole sono degli insetti parassiti che si annidano nelle aree genitali e in altre zone pelose del corpo umano, eccetto i capelli. Misurano circa 2 o 3 millimetri di lunghezza da adulte. La forma del corpo è arrotondata, con sei zampe uncinate, testa ovaloide con due grandi antenne laterali e corpo munito di escrescenze pelose. Il colore è variabile da biancastro, quasi vetrificato, fino a giallo, rosso e marrone.

Come si trasmettono le piattole?

La trasmissione delle piattole tra le persone, avviene in seguito a un contatto fisico ravvicinato con un individuo infetto o con un oggetto contaminato. La contaminazione (o infestazione) da piattole è considerata un’infezione di tipo parassitario esclusiva dell’uomo.

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Di cosa si nutrono le piattole?

Le piattole si nutrono del sangue della persona infettata. L’estrazione di sangue avviene tramite una piccola puntura a livello cutaneo.

Quali parti del corpo sono colonizzate dalle piattole?

Le piattole possono annidarsi in qualsiasi area del corpo ricoperta di peli, eccetto la testa. Generalmente, si stabiliscono nelle aree genitali, ma, in alcuni frangenti, è possibile rintracciarle anche nelle ascelle, nelle gambe, sul torace, sulla schiena, sull’addome, tra la barba e i baffi e, infine, perfino nelle ciglia e nelle sopracciglia.

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Cause di infezione di Pthirus pubis

Come già anticipato, la presenza delle piattole è determinata dal contatto fisico ravvicinato (ad esempio un rapporto sessuale) con un individuo infetto o con un oggetto contaminato (vestiti, lenzuola, asciugamani…). Anche provare un vestito in un negozio di abbigliamento può, seppur raramente, dare avvio ad una colonia di parassiti. L’estrema vicinanza è una condizione imprescindibile per la contaminazione, in quanto il passaggio dei pidocchi del pube da individuo a individuo (o da oggetto a individuo) avviene solo tramite strisciamento. Le piattole, infatti, contrariamente alle credenze popolari, non possono né saltare né volare. Il contatto fisico non deve necessariamente durare molto tempo: basta anche un breve strisciamento per permettere ad una singola piattola di spostarsi tra una persona all’altra e dare avvio ad una nuova colonia.

Fattori di rischio

Alcuni comportamenti possono aumentare il rischio di sviluppare una infezione da piattole, ad esempio:

  • uso di lenzuola, asciugamani, indumenti intimi, sex toys, vestiti di altre persone e/o non ben puliti;
  • scarsa igiene intima;
  • frequentare ambienti dove sono presenti molti individui che si spogliano ed è possibile un contatto ravvicinato accidentale (spogliatoi, piscine, palestre, idromassaggi, letti di alberghi, bagni pubblici, docce…)
  • elevato numero di rapporti sessuali con partner sconosciuti e/o dotati di scarsa igiene intima.

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Come avviene la riproduzione delle piattole?

Le piattole sono insetti, pertanto, per riprodursi, depongono delle uova di piccolissime dimensioni. Al momento della deposizione, le uova sono contenute in piccole sacche, capaci di rimanere saldamente incollate ai peli sparsi per il corpo. Le sacche sono marroni all’esterno e bianche all’interno.

Piattole: ciclo vitale ed incubazione

Quando infestano una persona, le piattole vivono da uno a tre mesi. In questo arco di tempo, le femmine presenti depongono anche 300 uova (chiamate lèndini), le quali schiudono nel giro di 6-10 giorni circa. La nuova generazione di piattole, per maturare e potersi riprodurre a sua volta, ha bisogno di circa 2-3 settimane. Le lendini sono attaccate ai peli dalla genitrice mediante la saliva che contiene composti cheratinici, pertanto la lendine è resistente sia all’acqua che alle spazzole, ma non all’acido acetico diluito e caldo. Dalle lendini si formano, dopo tre cicli evolutivi della durata di una o due settimane, i parassiti adulti.

Il Pthirus pubis attraversa tre stadi vitali:

  • Lendine: si schiude dopo una settimana dalla deposizione
  • Ninfa: già simile all’adulto, è comunque più piccola. Si nutre già di sangue, molto avidamente. Prima di trasformarsi in insetto adulto, vive in questo stadio per una settimana.
  • Adulto: la forma è simile a quella di un granchio (nei paesi anglosassoni è infatti chiamata crab) e vive per circa due settimane sull’ospite, riproducendosi e nutrendosi.

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Piattole: quanto durano?

In assenza di prodotti specifici, una colonia di piattole può sopravvivere virtualmente per tutta la vita, grazie alla grande capacità delle femmine di deporre le lendini. Se invece viene usato un prodotto specifico antiparassitario, si rasa la zona e quelle limitrofe, e si lavano ad alte temperature gli oggetti contaminati, l’infezione viene debellata solitamente in 7/10 giorni, con ampie variazioni in base a quanto è ampia la zona colpita ed al numero di esemplari presenti.

Sintomi e complicanze

I sintomi e i segni della contaminazione da piattole compaiono a distanza di qualche settimana dall’infezione (o infestazione) e solitamente consistono in:

  • prurito in corrispondenza delle aree infestate dal parassita;
  • infiammazione e irritazione in corrispondenza delle aree infestate, conseguenti al frequente grattamento;
  • lesioni da grattamento: il grattamento frequente può portare a piccole lesioni sanguinanti della pelle;
  • presenza di polvere nera all’interno della biancheria intima;
  • presenza di piccoli puntini neri sulla pelle, che corrisponde alle feci del parassita, sparpagliate sulla pelle;
  • macchie cutanee (spot) di colore blu, nelle zone dove si annidano le piattole: tali segni sono gli esiti delle punture. I punti più interessati sono: l’interno della coscia e la parte più bassa dell’addome;
  • piccole macchie di sangue sulla pelle, subito dopo le punture del parassita;
  • macchie cutanee biancastre o scure/marroni di circa due millimetri, ferme o mobili: corrispondono al parassita vero e proprio. Tali macchie possono avere colore variabile, dal giallo al grigio, passando per il beige, il marrone, il rosso; in alcuni casi possono apparire biancastre, quasi trasparenti e “vetrificate”.

Talvolta, specie nelle fasi iniziali dell’infezione, può capitare che le piattole siano asintomatiche o quasi, nel senso che non comportano la comparsa di alcuna manifestazione evidente, o lo fanno in maniera minima.

Piattole e prurito intenso

Il prurito è l’espressione più caratteristica dell’infestazione da piattole. Interessa le zone contaminate dal parassita e, di solito, è molto intenso. La comparsa del prurito non è quasi mai immediata, ma avviene dopo diverse settimane dalla contaminazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare, la sensazione pruriginosa non è dovuta alle punture, ma a una reazione allergica alla saliva delle piattole. Il prurito va peggiorando di notte, in quanto è in questo momento della giornata che i pidocchi del pube sono maggiormente attivi. Il prurito può diventare intenso fino a determinare lesioni da grattamento cronico, inoltre si può lievemente attenuare grazie alla detersione della zona interessata, senza però scomparire mai del tutto.

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Piattole: quando andare dal medico?

Se i sopraccitati segni delle piattole sono evidenti, è bene contattare immediatamente il proprio medico di base o un dermatologo.

Le piattole si vedono ad occhio nudo?

Le piattole adulte arrivano a misurare anche 3 millimetri e tendono ad avere colore scuro quindi si, si riescono a vedere facilmente anche ad occhio nudo, anche senza essere medico, specie se sono situati su una pelle chiara e con pochi peli.

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Diagnosi

Se l’infestazione è sintomatica, diagnosticare le piattole può essere semplice e immediato; viceversa, può divenire problematico quando la contaminazione è asintomatica. Per individuare la presenza dei parassiti e delle loro uova, è richiesto un esame obiettivo. Durante tale esame, il medico utilizza una lente d’ingrandimento per scandagliare tutte le parti del corpo in cui potrebbero risiedere le piattole e/o le loro uova. Le piattole si riconoscono, innanzitutto, per la colorazione, che è giallo-grigiastra o rosso scuro, e secondariamente per i segni delle punture, che possono essere blu (se di qualche giorno) o color sangue (se recenti). Anche le uova si riconoscono per il colore: sono marroni, quando ancora devono schiudersi, e bianche, quando sono schiuse.

Controllo del partner

In presenza di un’infestazione da piattole, per il medico è importante capire le cause d’origine del disturbo, perché, se questo è conseguente a un rapporto sessuale, servono ulteriori esami d’approfondimento finalizzati alla ricerca delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST). La presenza di un’IST, in aggiunta ai pidocchi del pube, richiede controllo e terapia adeguati non solo per il paziente, ma anche – se possibile – del partner che, probabilmente, sarà anch’esso infestato.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Prurito a scroto, testicoli e ano: cause e rimedi naturali

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Differenza tra balanite, lichen planus, verruche, candida e gonorrea

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVLe infezioni del pene e del glande sono diversi processi infettivi di origine batterica, virale, parassitaria o fungina che coinvolgono i genitali maschili ma che possono diffondersi anche ad altre aree del corpo e trasmettersi sessualmente al partner. Tra le infezioni più diffuse ricordiamo la balanite, le verruche genitali, la candidosi, il lichen planus e la gonorrea.

Balanite

La balanite (dal greco antico: βάλανος, bálanos, «ghianda», itis, «infiammazione») è un’irritazione e un’infiammazione, con comparsa di rossore, della testa del glande spesso estesa anche al prepuzio. In quest’ultimo caso viene meglio definita balanopostite. Le cause della balanite sono frequentemente correlate a batteri (Streptococcus pyogenes, Staphylococcus aureus, Neisseria gonorrhoeae) ma a volte è sostenuta da miceti come la candida albicans. Può essere una balanite traumatica di tipo irritativo, da farmaci, allergica da contatto. Irritazione, prurito intimo, desquamazioni sono segnali di una origine batterica. I sintomi sono irritazione del glande, prurito, arrossamento, disturbi della minzione, edema, ingrossamento delle ghiandole linfatiche inguinali, lesioni ulcerative, secrezioni biancastre e/o maleodoranti dal pene, dolore durante i rapporti. In alcuni casi c’è sanguinamento. Le terapie includono antibiotici (se l’infezione è batterica) e gli antimicotici (se l’infezione è fungina). Anche il o la partner sessuale, sebbene sia asintomatica, dovrebbe sottoporsi al trattamento farmacologico specifico.

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Lichen planus

Il lichen planus (LP), o lichen ruber planus (LRP), è una dermatosi infiammatoria ad andamento cronico-recidivante ed eziologia sconosciuta che colpisce cute, mucose e unghie, si configura nella categoria delle malattie autoimmuni. Le cause non sono ancora del tutto note. Numerosi farmaci tra cui antibiotici, anticonvulsivanti, antidepressivi, antimalarici, antipertensivi, diuretici, FANS, metalli e farmaci biologici sono stati associati allo sviluppo di reazioni lichenoidi. L’amalgama dentale, contenente mercurio, è un possibile fattore di rischio benché non sia stata provata una chiara associazione con la patologia. Altri fattori di rischio sono esposizione a p-fenilendiammina, dimetilfumarato, noce di Betel, radioterapia, depressione e disturbi d’ansia. Anche le intolleranze alimentari, come quella al lattosio, non vanno trascurate. In alcuni studi (ma non in altri) si è riscontrata un’associazione tra infezione da HCV e lichen planus; il possibile ruolo di questo virus rimane perciò incerto. È stato inoltre associato ad infezioni da herpesvirus tra cui HHV-3, HHV-6, HHV-7 e in rari casi ad infezioni da HBV e in seguito a somministrazione di vaccino antiepatite B. I sintomi sono: lesioni papulose o placche pruriginose, erosive e recidivanti sulla pelle, prurito locale con balanite e postite, dolore durante i rapporti. La terapia dipende dall’elemento a monte che l’ha determinato. Il lichen reticolare non richiede alcun trattamento in quanto è asintomatico. In rari casi si può osservare una superinfezione da Candida albicans che causa bruciore e rende necessario un trattamento antimicotico. Nel lichen erosivo vengono impiegati soprattutto i corticosteroidi. In prima istanza si usano i corticosteroidi topici come il desametasone in soluzione viscosa, il flucinonide in gel o il betametasone in tavolette da sciogliere in bocca. Nel lichen atrofico dei genitali (come nella forma più grave sclero-atrofica) vengono impiegati due nuove molecole: il tacrolimus e il pimecrolimus, con ottimi risultati soprattutto se si considerano i pesanti effetti collaterali dei cortisonici (atrofia dell’epitelio e graduale perdita dell’elasticità delle mucose e della cute) che restano un’arma valida nelle forme più gravi.

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Verruche genitali

Il condiloma acuminato (anche chiamato verruca genitale, verruca venerea, verruca anale e verruca anogenitale) è una malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale. La causa risiede in alcuni sottotipi di Papillomavirus umano (HPV). Tra i sintomi ricordiamo: dolore, irritazione, prurito, dispareunia, dolore durante la minzione. Può degenerare in cancro. Terapia: è consigliato trattare i condilomi con farmaci antivirali ed immunomodulatori. Possono essere usati anche elettrocoagulazione, laser terapia o escissione chirurgica.

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Candidosi

Rare nell’uomo, al contrario della candidosi femminile, molto più diffusa e sintomatica. Cause: la causa è un fungo, la Candida albicans. Sintomi: bruciore circoscritto, dolore durante i rapporti, dolore durante la minzione, eritema localizzato, prurito, irritazione genitale. La terapia si serve di applicazione topica di antimicotici specifici (ad esempio Clotrimazolo o Miconazolo), eventualmente associando antifungini ad azione sistemica (ad esempio Polienici o Echinocandine).

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Gonorrea

La gonorrea (dal greco “gonos”: seme; e “reo” : scorro;) o blenorragia (dal greco “blenos”: muco; e “ragoo”: erompo;) è una malattia a trasmissione sessuale. La causa risiede nel batterio Neisseria gonorrhoeae. È popolarmente nominata “scolo”. I termini si riferiscono al principale sintomo, ossia le perdite uretrali. I sintomi includono: irritazione a livello del glande, perdite biancastre-giallognole e maleodoranti dal pene, dolore durante la minzione, bruciore e prurito. Nei casi più complessi, l’infezionee degenera in prostatite, epididimite e sterilità. La terapia include antibiotici (macrolidi, chinoloni e cefalosporine).

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Cucinare è bello, ma attenzione ai rischi di mangiare l’impasto crudo

MEDICINA ONLINE CUCINARE DOLCI ZUCCHERO CUCINA RICETTA DIETA LIGHT IMPASTO PASTICCERIA DONNA FORNELLI INGREDIENTI FARCITURA NUTELLA BISCOTTI TORTA.jpgCucinare dolci, pasta e biscotti in casa è una bellissima passione in cui confluiscono il buon gusto e la creatività tipica degli italiani, ma attenzione alla cattiva abitudine di mangiare l’impasto crudo prima di metterlo in forno: può essere dannoso per la salute, dal momento che la farina può ospitare un tipo di batterio, l’Escherichia Coli, in agguato in ambienti umidi come la carne per hamburger e le verdure a foglia verde ma che può anche prosperare in contesti aridi, secchi, come quello di un impasto per dolci. Questo batterio vive normalmente nel nostro intestino, ma in alcuni casi si rende responsabile di malattie intestinali ed extra-intestinali, come infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite, setticemia e polmonite. Ad evidenziare il pericolo del cibo crudo è una ricerca diretta dal dott. Samuel J. Crowe, dei Centers for Disease Control and Prevention Usa, pubblicata il 23 novembre sul New England Journal of Medicine.

La ricerca

Gli studiosi hanno preso le mosse da un’epidemia di Escherichia Coli che tra il dicembre 2015 e l’estate 2016 ha colpito 56 persone in 24 stati americani, portando anche a un richiamo di diverse tonnellate di farina. Oltre un quarto di coloro che sono stati colpiti ha avuto bisogno di un ricovero ospedaliero, una persona è andata incontro a insufficienza renale ma per fortuna sono tutti guariti. I ricercatori hanno riscontrato che ciò era collegato all’utilizzo di alcuni brand di farina e significativamente associato alla degustazione di un impasto fatto in casa non cotto.

Il caldo uccide i batteri

Dal dott. Marguerite A. Neill, professore associato di medicina della Brown University, arriva il prezioso consiglio di lavare le mani con sapone in acqua calda dopo aver maneggiato la farina durante la preparazione di una ricetta, come dopo aver utilizzato un mattarello. Per quanto riguarda i prodotti finali, invece, nessun problema: il calore elevato della cottura uccide i microorganismi potenzialmente dannosi.

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Ritirato un lotto di salsicce dai supermercati per salmonella

MEDICINA ONLINE RITIRATO LOTTO SALSICCIA PER SALMONELLA BATTERIO CONTAMINATA MARKET PERUGIA ITALIA CUCINARE CARNE.jpgSalsiccia fresca ritirata a causa del rischio salmonella. Il ministero della Salute ha pubblicato il richiamo di un lotto di salsicce fresche in filze prodotta da Bevanati Claudio e Figli, un’azienda di Foligno (Perugia), per la presenza di salmonella.

Le salsicce sono vendute sfuse al dettaglio e nello specifico riguardano il lotto  0510PP, con scadenza al 07/10/2017 e al 15/10/2017. Il richiamo specifica che è altamente sconsigliato mangiare il prodotto e che nel caso fosse stato acquistato è possibile restituirlo nel punto vendita in cui è stato preso. L’ingerimento di queste salsicce potrebbe causare problemi di saute: la gravità dei sintomi varia dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale,  fino a forme cliniche più gravi.

Nei casi più gravi possono verificarsi batteriemie o infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi, ma ciò accade soprattutto in soggetti fragili come anziani, bambini e soggetti con deficit a carico del sistema immunitario. Nella maggior parte dei casi la salmonella non dà gravi conseguenze e in alcuni soggetti può essere addirittura asintomatica.

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Salmonella nel bambino: come comportarsi?

MEDICINA ONLINE BAMBINO MOTIVI DISEGNARE SMETTERE COLORE COLORARE DISEGNO CERVELLO BIMBOLa salmonella nei bambini si comporta diversamente rispetto agli adulti. Il bambino con meno di cinque anni ha in media un periodo di escrezione del germe con le feci più lungo rispetto ai bambini più grandi o agli adulti. In pratica, circa il 45% degli infetti sotto i cinque anni elimina ancora il germe dopo tre mesi e circa l’1% lo fa ancora dopo un anno. La definizione di portatore sano si applica già ai primi giorni dopo la malattia: siccome tutti i malati, quando guariscono clinicamente (cioè non hanno più sintomi), continuano comunque ad eliminare germi per un po’, tutti sono per un certo periodo portatori sani.

Fintanto che eliminano la Salmonella con le feci, i portatori sono a rischio di contagiare gli altri. Il contagio avviene se il materiale fecale infetto viene ingerito da altri; in pratica: oggetti a contatto con le feci del bambino; bambino che si tocca il sederino e poi tocca oggetti che altri mettono in bocca; madre o puericultrice che lo pulisce e poi non si lava bene le mani. Se il bambino usa il pannolino e chi lo accudisce sta attento, i rischi di contagio sono decisamente modesti.

Dal punto di vista medico, occorre la massima precauzione quando il bambino in comunità ha la diarrea; in questo caso, occorre isolarlo dagli altri e raccomandare al personale la massima igiene delle mani e degli oggetti. Una volta che la diarrea è passata ed il bambino è asintomatico, l’isolamento dalla comunità non sarebbe più necessario.

Tuttavia, per quanto riguarda la riammissione al nido, occorre sottostare al parere del locale servizio di Igiene Pubblica della ASL e soprattutto alle disposizioni di legge per le malattie infettive.

È difficile dire come e dove può essere avvenuto il contagio! Se nell’asilo nido non ci sono stati altri casi, il contagio potrebbe essere avvenuto altrove. I principali serbatoi di salmonella (eccetto il tifo, che contagia solo l’uomo) sono gli animali: pollame, bestiame, rettili e animali domestici. I principali veicoli di trasmissione del contagio (contaminati dal contatto con animali o persone infette) sono i cibi di origine animale (polli, carni rosse, uova, latte non pastorizzato), nonché frutta, verdura e riso.

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Si muore di AIDS? Qual è l’aspettativa di vita?

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BL’AIDS, cioè Acquired Immune Deficiency Syndrome la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, è una malattia del sistema immunitario umano causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). L’HIV danneggia il sistema immunitario delle persone che lo hanno contratto, rendendole vulnerabili a degli agenti patogeni normalmente innocui, che si trovano nell’ambiente o che, addirittura, sono ospiti abituali dell’organismo umano, cioè microrganismi generalmente inoffensivi che però diventano pericolosi nel paziente con sistema immunitario compromesso.

AIDS come causa indiretta di morte

Le persone che hanno contratto l’HIV possono rimanere senza sintomi per lungo tempo, anche per diversi anni, e accorgersi dell’avvenuta trasmissione solamente quando i danni al sistema immunitario sono di tale entità da far comparire le infezioni opportunistiche, quando cioè si ha già l’AIDS. Riguardo ai tempi di insorgenza dei primi sintomi, leggi: HIV: sintomi iniziali in donne e uomini
Anche se né il virus HIV, né l’AIDS, sono direttamente cause di morte, l’AIDS determina – come prima accennato – un grave danno al sistema immunitario del soggetto, rendendolo vulnerabile a degli agenti patogeni normalmente innocui che portano a varie patologie che purtroppo possono potenzialmente condurre a morte.

Quali malattie si possono contrarre?

L’elenco di tutte le malattie che possono sopraggiungere a causa dell’AIDS è molto lungo, alcuni esempi delle più diffuse sono: le patologie polmonari (polmonite, tubercolosi), le patologie del tratto gastro-intestinale e quelle neurologiche. Ci sono poi una serie di malattie neoplastiche come il sarcoma di Kaposi, i linfomi e il carcinoma invasivo della cervice uterina, che sono più ricorrenti nelle perone sieropositive perché l’HIV ne costituisce l’elemento patogenetico iniziale.

Sopravvivenza del paziente HIV positivo

In assenza di trattamento, la sopravvivenza media dopo l’infezione da HIV è stimata da 9 a 11 anni, a seconda del sottotipo HIV. Dopo la diagnosi di AIDS, se il trattamento non è disponibile, la sopravvivenza varia tra i 6 e 19 mesi. La disponibilità di farmaci antiretrovirali e l’adeguata prevenzione dalle infezioni opportunistiche riduce il tasso di mortalità dell’80% e aumenta la speranza di vita a 20-50 anni. Questo valore è di circa i due terzi della popolazione generale.Se il trattamento viene iniziato in ritardo, la prognosi può non essere così buona, per esempio, se il trattamento inizia in seguito alla diagnosi di AIDS l’aspettativa di vita sarà tra i 10 e i 40 anni. La metà dei bambini nati con l’HIV muore prima dei due anni di età, se non riceve un trattamento.

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Orzaiolo: rimedi e cure farmacologiche per velocizzare la guarigione

dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-occhio-iride-bicolore-medicina-estetica-riabilitazione-nutrizionista-dieta-grasso-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-seno-luce-pulsata-macchie-cutaPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, vi consiglio di leggere questo articolo: Orzaiolo: cause, rimedi, quanto dura, è contagioso?

Rimedi naturali per l’orzaiolo

La maggior parte degli orzaioli scompare spontaneamente nel giro di 5-7 giorni, tuttavia – per accelerare il processo di guarigione – può essere utile seguire questi consigli:

  • applicare impacchi caldi da 4 a 6 volte al giorno per 15 minuti circa per volta, al fine di favorire il drenaggio. Tenere gli occhi chiusi durante l’operazione;
  • detergere delicatamente la palpebra con acqua di rubinetto o con un detergente delicato e non irritante. Questo può favorire il drenaggio. Durante l’operazione di detersione, tenere gli occhi chiusi in modo da non danneggiare gli occhi;
  • non schiacciare o forare l’orzaiolo per evitare l’insorgenza di una infezione più grave;
  • evitare l’uso di makeup o di lozioni e creme per gli occhi, poiché potrebbero essere infetti;
  • evitare l’uso di lenti a contatto, poiché l’infezione potrebbe estendersi alla cornea in caso di uso prolungato delle lenti a contatto.

Trattamento medico dell’orzaiolo

Lo scopo principale del trattamento medico è di alleviare i sintomi e accelerare la guarigione.

  • può essere somministrato o raccomandato un antidolorifico, come ad esempio acetaminofene (Tylenol);
  • potrebbe essere necessaria la prescrizione di antibiotici topici;
  • occasionalmente, possono essere prescritti antibiotici per via orale ai pazienti che presentano orzaioli che faticano a riassorbirsi od orzaioli multipli così come agli individui che, in concomitanza con gli orzaioli, presentano altre condizioni, come blefarite o rosacea;
  • per i pazienti affetti da rosacea che presentano un orzaiolo, potrebbe essere necessario il trattamento delle guance mediante pomata antibiotica, antibiotico orale o entrambe le soluzioni;
  • nel caso in cui l’infezione si sia diffusa, di solito vengono somministrati antibiotici per via orale o per via endovenosa;
  • l’oftalmologo può rimuovere il pus da un orzaiolo di grande dimensioni o doloroso, praticando una piccola incisione e drenando il pus.

Trattamento chirurgico dell’orzaiolo

Nel caso in cui l’orzaiolo non risponda al trattamento medico o in presenza di complicazioni, potrebbe essere necessario il ricorso alla procedura chirurgica. Nel corso di tale procedura, l’oftalmologo pratica una piccola incisione nella palpebra. Questa incisione viene praticata sulla superficie interna della palpebra o sulla superficie esterna della stessa, se l’orzaiolo è rivolto verso l’esterno. Una volta praticata l’incisione, l’oftalmologo procede con il drenaggio del pus facendolo fuoriuscire dalla ghiandola. La procedura viene comunemente effettuata nello studio dell’oftalmologo. Nei bambini, potrebbe essere necessario l’impiego dell’anestesia generale. Solitamente, viene raccomandata una visita di controllo 7 giorni dopo la procedura chirurgica. L’oftalmologo potrebbe ritenere necessario eseguire una biopsia dell’orzaiolo. Nel corso di tale procedura, viene rimossa una piccola porzione di tessuto dall’orzaiolo, che verrà poi inviata al laboratorio ove un patologo effettuerà un esame microscopico al fine di escludere una eventuale forma di cancro della pelle.

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Per approfondire: Orzaiolo: i sintomi pericolosi da far controllare al medico

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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