La dieta vincente per affrontare i colloqui di lavoro, gli esami universitari ed i concorsi

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In questo periodo di esami universitari e ultime interrogazioni e compiti in classe (da “prendere almeno 7 per non essere bocciati”) lo stress diventa altissimo. Ma in periodi di crisi economica come questo anche un colloquio di lavoro o un concorso pubblico possono “distruggere” la nostra mente e non solo: lo stress, oltre ad essere esso stesso un fattore di rischio per molte patologie come quelle cardiache, è esso stesso il motivo che ci induce a compiere errori dietetici, dal digiuno da “stomaco chiuso” alle overdose di bevande eccitanti (caffè eccetera) o di snack ipercalorici per “tirarsi su”. Rimedi che sembrano utili al momento per un’immediata gratificazione ma che producono alla lunga gli effetti opposti a quelli desiderati. Un’alimentazione corretta, unita ovviamente ad uno stile di vita sano (no al fumo e si all’attività fisica) può invece svolgere un ruolo rilevante non solo durante le settimane di studio ma anche negli impegnativi giorni degli esami.

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Cosa NON serve al cervello

Sostanzialmente sono quattro le regole dietetiche alla base di una buona concentrazione, memoria e reattività:
1) non esagerare con le calorie e mantenere un peso corretto
2) non eccedere con grassi animali e zuccheri semplici
3) privilegiare i carboidrati integrali e determinati grassi come quelli del pesce
4) seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura, per assicurare un buon introito quotidiano di sostanze antiossidanti

I primi due punti sono collegati: spesso chi segue una dieta abbondante di alimenti molto energetici – a meno che non si tratti di un atleta – è anche sovrappeso o obeso. Numerosissimi studi hanno provato che un’alimentazione ricca di colesterolo e grassi principalmente di origine animale (burro, panna, formaggi, carni grasse, salumi ecc.) ma anche di quelli vegetali presenti nei prodotti industriali, diminuisce l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando la capacità di apprendimento e mnemoniche, e in più facilitando i processi d’invecchiamento cellulare (il cosiddetto stress ossidativo dovuto all’aumento dei radicali liberi, aumentati a causa degli errori dietetici).
Stessa azione negativa è esercitata dall’eccesso – non certamente da un consumo saltuario – di cibi dolci, quali merendine, gelati, caramelle e così via, e di alimenti a base di cereali raffinati o amidi (pane e riso bianco, pizza, patate). Tutti questi alimenti hanno in comune la caratteristica di avere un indice glicemico alto, ovvero sono in grado di innalzare notevolmente i tassi di zuccheri nel sangue (iperglicemia) rispetto anche ad altri carboidrati, come quelli integrali ad esempio. E i frequenti bruschi rialzi glicemici – con conseguenti ipoglicemie – non giovano alla concentrazione e alla salute delle nostre cellule nervose.

I nutrienti preziosi

Per fortuna esistono delle sostanze alimentari che, al contrario, proteggono i neuroni dallo stress, dovuto sia da cause interne (ad esempio una dieta scorretta) che esterne (ad esempio gli esami). Si tratta per lo più di vitamine e minerali, presenti prevalentemente negli alimenti vegetali, con proprietà antiossidanti, ossia con il compito di proteggere le cellule nervose. Purtroppo i giovanissimi amano poco frutta e verdura, che abbondano di queste preziose componenti, e ciò può portare a carenze che seppur indirettamente influiscono sulla capacità di apprendimento. Le vitamine dalle proprietà antiossidanti, che contrastando l’azione dei radicali liberi contribuiscono all’efficienza dell’organismo e quindi delle capacità mentali sono la E, la A (o betacarotene nei vegetali) e la C, che avendo un’azione benefica sui vasi sanguigni permette una buona circolazione a livello cerebrale.
Poi ci sono le vitamine del gruppo B che tra le tante funzioni permettono al sistema nervoso di funzionare correttamente. In particolare la B1 agisce sul sistema nervoso, la B6 e la B5 su vista e pelle, la B3 contro insonnia e depressione e sul sistema immunitario in generale. In più ogni singola vitamina del gruppo B aumenta l’azione delle altre. Tipici segni di carenza di queste vitamine sono infatti sintomi generali quali affaticamento, svogliatezza, sbalzi d’umore e disturbi gastrointestinali.
C’è chi consiglia, di assumere integratori di vitamine B nei periodi di maggiore necessità, che essendo per fortuna idrosolubili come la C hanno il vantaggio di non accumularsi nell’organismo ma di essere eliminati con le urine.

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Il pesce fa bene, ma non per il fosforo

“Mangia il pesce che ha il fosforo e ti fa bene alla memoria” dicevano le mamme: ecco un vecchio luogo comune che incredibilmente ancora resiste. Il fosforo, minerale presente in tutti gli alimenti di origine animale, fa parte dei fosfolipidi, costituenti delle membrane delle cellule nervose, ma non ha certo un’azione sulla memoria. Inoltre la nostra alimentazione ne è già ricca sia per l’abituale consumo di alimenti proteici, sia per il quantitativo di fosforo utilizzato in agricoltura e che migra nei vegetali.
Le nostre mamme non sapevano che mangiare pesce faceva comunque bene alla memoria ma per un’altra ragione. Mentre una dieta con troppi grassi e colesterolo fa male al cervello, una dieta che abbondi degli acidi grassi del pesce, i cosiddetti Omega 3 di cui tanto si parla, è invece estremamente benefica anche per la memoria, secondo i ricercatori. In particolare, questa azione sarebbe dovuta a un componente degli Omega 3: l’acido docosaesaenoico, detto anche DHA, con una forte azione antinfiammatoria e antiossidante. Il DHA si trova in alte concentrazioni nel cervello ed è indispensabile per le nostre funzioni cognitive.
Tra i minerali utili a chi studia troviamo il selenio e lo zinco, anche questi per le loro capacità antiossidanti e di difesa immunitaria, nonché il magnesio, regolatore dell’umore e ansiolitico, utile in particolare a chi non riesce a concentrarsi o a studiare per colpa dell’ansia e della paura dell’esame. Attenzione alle carenze di ferro, abbastanza frequenti nelle adolescenti: l’anemia, ha tra i suoi sintomi principali proprio la difficoltà a concentrarsi e una scarsa resistenza alla fatica mentale.
Ma ci sono anche altre sostanze presenti nei cibi che sembrano svolgere un’azione diretta sul cervello: la lecitina – e la colina dalla quale deriva – e l’inositolo hanno uno stimolo eccitatorio sulla mente aumentando il numero di neurotrasmettitori. Sono tutti composti chiamati vitamino-simili: la colina serve alla formazione di importanti costituenti delle membrane cellulari (lecitine e sfingomieline) e la sua integrazione viene utilizzata nella cura di svariati disturbi neurologici. Anche l’inositolo è presente nelle membrane cellulari ed è usato in certe patologie per aumentare la velocità della risposta nervosa.

Il menu dello studente

Ma come deve essere la giornata alimentare ideale dello studente, specie se bambino o adolescente, valida anche nei giorni delle prove di esame? Il consiglio più importante è quello di iniziare la giornata con una buona prima colazione. È provato che chi la fa ha delle migliori prestazioni intellettuali rispetto a chi la salta. Inoltre consente di arrivare non troppo affamati o deboli all’ora di pranzo, e quindi di evitare pasti abbondanti con la conseguente sonnolenza pomeridiana. La prima colazione deve essere completa: frutta, latte o yogurt con cereali (muesli con fiocchi di avena) oppure pane (meglio se integrale) e miele o marmellata. Ma anche una porzione di proteine a rotazione: un uovo (magari sbattuto o alla coque), due fette di prosciutto, un pezzetto di formaggio.
Riguardo ai due pasti principali, per avere un’alimentazione equilibrata uno dovrà essere basato più sui carboidrati e l’altro più sulle proteine. Ad esempio, un piatto di pastasciutta al pomodoro fresco con una bella insalata mista e colorata a pranzo; un primo leggero (come una crema di verdure), un secondo a base di pesce, carne bianca o un uovo con contorno a cena. Oppure viceversa, con proteine a pranzo per rimanere più tonici nel pomeriggio e sfruttare l’effetto rilassante (e saziante se si arriva affamati) dei carboidrati alla sera.
Come al solito gli spuntini ideali sono a base di frutta preparata nel modo che il giovane preferisce (al naturale, frullata, macedonia) ma anche a base di pane o yogurt. L’importante però, è che il momento della merenda sia per il bambino una pausa piacevole con qualcosa di buono: via libera quindi a gelati alla frutta o ai frappè al cacao in polvere. Oppure – ma non troppo spesso, una tazza di cioccolata, che per il suo effetto eccitante è un po’ il caffè dei giovanissimi: meglio “somministrarla” nel primo pomeriggio, per non disturbare il sonno. Infatti, se non si dorme bene, non si studia neanche bene.

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Nutrienti per la memoria

Vitamina A. Albicocche, anguria, asparagi, broccoli, carote, cachi, cavolo, indivia, lattuga, melone, peperoni rossi, pomodori, spinaci, zucca.
Vitamina C. Agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero, spinaci.
Vitamina E. Oli vegetali (girasole, mais, oliva), avocado, mandorle, noci, nocciole, pistacchi.
Vitamine gruppo B. Fonti vegetali: cereali integrali, semi oleosi, frutta secca, legumi (soia in particolare), ortaggi (cavoli, radicchio, asparagi, spinaci). Fonti animali: fegato. La B12, quasi assente nel mondo vegetale, si trova anche in pesce, uova e latticini.
Omega 3 e DHA. Sono presenti in tutti i pesci, in particolare in quelli grassi (non di allevamento) come salmone, tonno, aringhe, sardine, sgombri.
Selenio. Fonti vegetali: aglio, broccoli, cavolo, cetrioli, cereali (specie se integrali), cipolle, funghi, sedano. Fonti animali: carne (agnello, anatra, maiale, pollo), formaggi stagionati, pesce (crostacei, frutti di mare, sardine, tonno), tuorlo d’uovo.
Zinco. Fonti vegetali: tutti i cereali e i legumi, frutta oleosa. Tra gli ortaggi: carote, cavolo verde, sedano, spinaci. Fonti animali: carne e pesce in generale (acciughe, polipo, seppie, ostriche).
Ferro. Fonti vegetali: Legumi, pomodori essiccati, radicchio verde, rucola, tarassaco, spinaci, foglie di rapa, germe di frumento, muesli, fiocchi d’avena, semi oleosi e frutta secca. Fonti animali: Fegato, carne in generale, pesce (ostrica, cozza, mormora, scorfano, pagello).
Magnesio. Fonti vegetali: Cereali integrali, legumi, semi oleosi, bieta, spinaci, carciofi, zucchine, banane. Fonti animali: Formaggi stagionati (grana, pecorino), pollo, tacchino, bresaola, uova.
Colina. Verdure (in particolare lattuga e cavolfiore); come lecitina si trova nel tuorlo d’uovo (ricco inoltre di fosfatidilserina, utile per la memoria), cereali e legumi (soia).
Inositolo. Agrumi, cereali integrali, noci, semi oleosi e legumi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Gli integratori per allenare il tuo cervello e sviluppare una memoria prodigiosa

MEDICINA ONLINE CERVELLO INTELLIGENZA IDEA STUDIOEcco a voi una lista di integratori utili per “alimentare” il vostro cervello durante i periodi di stress o quando è richiesto uno sforzo cerebrale maggiore, come durante gli esami all’università visto che la sessione estiva è ormai alle porte. Ma ricordate sempre che il vero segreto per tenere in forma il vostro cervello è: non fumare, mangiare bene, fare attività fisica e soprattutto… studiare con costanza!

Vitamine

  • Vitamina B1 (tiamina) È fondamentale per la salute del cervello. E presente nelle reazioni chimiche che permettono il rilascio dell’acetilcolina (vedi “colina”) nel cervello.
  • Vitamina B2 (riboflavina) È antiossidante, utile nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale.
  • Vitamina B3 (niacina) Se carente, provoca una diminuzione della memoria.
  • Vitamina B5 (acido pantotenico): È antiossidante, Permette all’organismo di utilizzare la colina.
  • Vitamina B6 (piridoxina) È antiossidante. Permette la conversione degli aminoacidi in neurotrasmettitori del cervello (vedi “fenilalanina” e “tirosina”).
  • Vitamina B12 (cobalamina) È un coenzima fondamentale per il cervello e i tessuti nervosi, indispensabile per i vasi cerebrali. Aumenta l’azione della vitamina C e di alcuni aminoacidi.
  • Vitamina C (acido ascorbico) È uno degli antiossidanti più efficaci. E’ un precursore per la produzione di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina e la norepinefrina.
  • Acido folico (vitamina B9) È concentrato nel cervello e nei fluidi spinali ed è essenziale per il funzionamento del cervello stesso. È anche indispensabile per la produzione di metionina.
  • Vitamina E (tocoferolo) È un potente antiossidante dei grassi (il cervello è composto per circa il 60% proprio di questi menti) e quindi previene e rallenta l’invecchiamento del cervello dovuto a ossidazione.

Leggi anche: Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

Inositolo 
Si trova in grande concentrazione nelle cellule cerebrali. È utile in caso di ansia e per migliorare la concentrazione.

Cisteina
È indicata soprattutto per la protezione delle membrane delle cellule del cervello dai danni dei radicali liberi, e quindi dall’invecchiamento cerebrale. Protegge anche dai danni causati dal fumo e dall’alcol.

Colina 
Un supplemento di colina (o lecitina) nell’alimentazione può migliorare le funzioni della memoria. Essa è alla base dell’acetilcolina, il neurotrasmettitore responsabile del controllo del pensiero e della memoria.

Fenilalanina e tirosina 
Il cervello utilizza questi due aminoacidi, la fenilalanina e la tirosina, per produrre la norepinefrina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nelle funzioni cerebrali: sembra che controlli la memoria a lungo termine e, se scarsa, potrebbe provocare una diminuzione dei riflessi mentali e depressione. Per utilizzare questi aminoacidi, l’organismo necessito di vitamina C e B6.

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Metianina 
Questo aminoacido protegge il cervello dai danni provocati dalle sostanze tossiche come il mercurio e il piombo.

Cromo 
È un minerale utile per metabolizzare i carboidrati e produrre energia necessaria per l’intero organismo, anche per il cervello.

Germanio
È un minerale utile per ossigenare le cellule di tutto l’organismo, cervello compreso.

Magnesio
È un minerale utile per migliorare l’umore e la concentrazione.

Manganese 
È un minerale utile per produrre un enzima antiossidante (superossido dismutasi) efficace per combattere l’invecchiamento cerebrale precoce. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

Potassio 
È un minerale utile per la trasmissione degli impulsi elettrici, molto attivo nei tessuti del cervello e nel sistema nervoso. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

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Zinco 
È un minerale utile per produrre un enzima antiossidante (superossido dismutasi) particolarmente efficace per combattere l’eccesso di radicali liberi, causa di invecchiamento precoce. Inoltre, protegge dagli accumuli di piombo, tossico per il cervello. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

Ginkgo Biloba 
Particolarmente conosciuta per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e capillare, la pianta è ampiamente utilizzata come fluidificante del sangue, perché ne diminuisce la viscosità, con benefici effetti, sull’irrorazione sanguigna dei tessuti cerebrali. Infatti, per la capacità di favorire una corretta distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello, incrementa l’acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine, e l’abilità cognitiva. Numerose ricerche hanno anche dimostrato che l’uso del ginkgo contrasta i fenomeni di aterosclerosi negli anziani e rallenta la progressione del morbo di Alzheimer. Le sue foglie contengono terpeni, (ginkgolide B) che migliorano l’irrorazione dei tessuti; mentre i polifenoli e i flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide) agiscono sulle membrane cellulari, stabilizzandole e contrastano la formazione di radicali liberi.

Lecitina di soia 
La fosfatidilserina migliora la memoria e la capacità cognitiva. Apporta colina (o Vitamina J), una sostanza organica essenziale per la funzionalità nervosa che migliora l’efficienza intellettuale e le capacità mnemoniche. La deficenza di colina può portare a problemi neurologici come per esempio il morbo di Alzheimer e ad un aumento della pressione arteriosa sistemica. L’utilizzo di lecitina è consigliato anche in caso di affaticamento mentale e in fase di preparazione di esami.

Omega 3
Gli omega 3 sono acidi grassi essenziali indispensabili per migliorare la risposta dei neurotrasmettitori delle cellule cerebrali, e di altri messaggeri. Queste sostanze risultano utili per favorire la funzionalità del sistema nervoso centrale, in quanto aiutano il processo di riparazione, quando le cellule sono danneggiate e sono perciò indicate in presenza di scarsa concentrazione, in caso di affaticamento eccessivo, scarsa lucidità, cattiva qualità del sonno e problemi di memoria.

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Glutammina
La Glutammina è l’aminoacido più abbondante presente nel corpo umano. Penetra agevolmente la barriera ematoencefalica entrando rapidamente nel cervello. Una volta all’interno del cervello, viene convertita in Glutammato, il più importante neurotrasmettitore eccitatorio del SNC. La Glutammina ed i suoi metaboliti giocano un ruolo di supporto in molti aspetti fisiologici della regolazione mentale. E’ dimostrato che migliorano il tono dell’umore, la performance mentale e la concentrazione.

Caffeina
Può essere indicato anche assumere caffeina, presente in caffè, cioccolato e nelle bevande energetiche, ma ricordando che il consumo eccessivo comporta nervosismo e irrequietudine. Un altro alleato è il glucosio, il carburante preferito del cervello: può incrementare, anche se a breve termine, le abilità mentali. Va però assunto con moderazione dato che il consumo eccessivo può avere ripercussioni su mente e corpo.

Ginseng
E’ forse il mio integratore preferito insieme al guaranà. La radice di questa pianta ha proprietà adattogene, cioè è in grado di incrementare la resistenza dell’organismo allo stress psicofisico, che si verifica nei cambi di stagione in particolar modo, o durante il verificarsi di situazioni che mettono a dura prova il nostro organismo e la nostra psiche come il cambio del posto di lavoro o un periodo di intensa attività. Inoltre ha proprietà ipocolesterolemizzanti e ipoglicemizzanti. Con un’assunzione costante vedrai migliorare il tuo stato di vigilanza e benessere psicofisico generale. Un recente studio ha anche dimostrato che l’assunzione di ginseng determina un netto miglioramento della capacità di calcolo e deduzione logica, aumento dell’attenzione, del tempo di reazione e un prolungamento della sensazione di benessere, alleviando così il senso di stanchezza. Tieni presente, però, che è meglio evitarne l’uso se soffri di nervosismo, e in gravidanza. Un suo abuso può provocare mal di testa, ipertensione e insonnia, pertanto è consigliato per un periodo breve di circa un mese.

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Guaranà
Oltre al ginseng avrai sentito spesso parlare anche del Guaranà per le stesse proprietà contro stanchezza e astenia psicofisica, ma tieni presente che l’estratto secco di Guaranà contiene tra i suoi principi attivi la guaranina, una sostanza simile alla caffeina, pertanto non deve ma essere assunto da chi soffre di tachicardia e insonnia, ipertiroidismo oltre che in caso di gravidanza. Il suo utilizzo deve essere breve e solo in caso di necessità. Solitamente viene utilizzato prima di un esame scolastico per stimolare l’attenzione e la concentrazione e aumentare la capacità di apprendimento, e per un ciclo di 15 giorni al massimo. Se invece stai seguendo una dieta il guaranà potrebbe aiutarti a smaltire i grassi accumulati e favorire la perdita di peso aumentando la resistenza agli stimoli della fame. L’assunzione deve essere di una compressa al mattino e non superare il mese di assunzione.

Ed infine un “in bocca al lupo” a tutti gli studenti dell’ultimo anno di liceo e a tutti gli studenti universitari!

Prodotti ottimi per contrastare la stanchezza e migliorare memoria e concentrazione, sono:

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Bulimia nervosa: mangio troppo e senza controllo, come faccio a capire se ne soffro?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE STANCA BIANCO E NERO DEPRESSIONE SUICIDIO DISTURBO PAURACos’è la bulimia?

La bulimia (dal greco, composto di bôus “bue” e limós “fame” cioè ‘fame da bue’) è, insieme all’anoressia nervosa, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell’alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico). La bulimia nervosa si può definire come un disturbo egodistonico, in quanto i sintomi vengono vissuti come estranei e fastidiosi, tanto che molto spesso è il paziente stesso a richiedere spontaneamente un trattamento, al contrario dell’anoressia.

Quanto è diffusa la bulimia in Italia?

In Italia il disturbo colpisce circa l’1% delle giovani donne, più al sud.  L’età d’esordio è indicativamente compresa fra i 12 e i 25 anni, anche se il picco di maggior frequenza è a 17-18 anni. È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).

In che età compare la bulimia?

Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

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Descrizione clinica

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.
L’episodio bulimico è caratterizzato dall’atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.

Cosa scatena un episodio bulimico?

Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell’umore, stati d’ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.

Tipi di bulimia

Si distinguono due tipi di bulimia:

  • con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi;
  • senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati (digiuni o/e intensa attività fisica), ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all’uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Quando NON è bulimia

Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un’elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo “spiluccare” durante la giornata.

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Come faccio a capire se ho la bulimia nervosa?

Capire se si soffre di bulimia nervosa non è semplice e palese come nel caso dell’anoressia nervosa. Le persone colpite sono generalmente normopeso, alcune in lieve sottopeso o sovrappeso e una piccolissima parte in grave sovrappeso.
Il DSM IV-Text Revision (cioè il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, accettato in tutto il mondo) stabilisce che, per poter effettuare la diagnosi di Bulimia Nervosa, debbano essere rispettati cinque criteri.

  1. Il primo di questi criteri sottolinea come il comportamento caratteristico dei pazienti con bulimia nervosa sia rappresentato dalla presenza di ricorrenti abbuffate, termine con il quale ci si riferisce ad una condizione definita da due precise caratteristiche, entrambe necessarie:
    A) l’ingestione, in un periodo di tempo definito (ad esempio, un periodo di due ore), di   una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle   persone assumerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili (Criterio A1)
    B) la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio, come, ad esempio, la  sensazione di non riuscire a controllare cosa e quanto si sta mangiando (Criterio A2)
  2. Il secondo criterio indispensabile per fare diagnosi di bulimia nervosa è rappresentato dal frequente ricorso a inappropriati comportamenti compensatori, per prevenire l’incremento ponderale (Criterio B), tra i quali quello più utilizzato è il vomito auto-indotto, sebbene siano di comune riscontro anche l’abuso di lassativi, di diuretici e di enteroclismi o altri farmaci, nonché la pratica del digiuno o di esercizio fisico eccessivo.
  3. Terzo criterio: il paziente deve presentare un minimo di due episodi di abbuffate e comportamenti compensatori inappropriati alla settimana, per almeno tre mesi (Criterio C).
  4. Il quarto criterio (Criterio D) stabilisce che nei pazienti con bulimia nervosa l’autostima e la valutazione di loro stessi debbano essere indebitamente influenzate dalla forma e dal peso corporei.
  5. In ogni caso, non è giustificata la diagnosi di bulimia nervosa, se il disturbo si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa (Criterio E).

In caso di uso frequente di condotte di eliminazione, il paziente presenta spesso il segno di Russell; per approfondire: Segno di Russell in anoressia e bulimia: cause ed interpretazione

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Vi svelo perché TUTTE le diete che avete fatto in vita vostra NON hanno MAI funzionato (prima parte)

MEDICINA ONLINE DIETA DONNA PANCIA GRASSO DIMAGRANTE GRASSI CALORIE ATTIVITA FISICA SPORT DIMAGRIRE PERDERE PESOÈ dimostrato: tutte le diete, o almeno quelle intelligenti, cioè quelle bilanciate e compilate da esperti del settore, sono potenzialmente in grado di far dimagrire chiunque senza eccezioni. Allora perché su di voi non funzionano? Perché i vostri tentativi di mettervi a dieta sono stati un disastro? Perché continuate a permanere in una situazione di disagio in cui credereste a tutto purché sia utile per farvi perdere un po’ di peso? Anche voi appartenente a quella folta schiera di persone che ha tentato invano ogni tipo di dieta. Anche voi trascorrete interi periodi ad acquistare riviste che parlano di dimagrire. Anche voi parlate con le amiche di quella dieta miracolosa, di quel nuovo sport che promette di rimodellarvi dalla testa ai piedi. Anche voi vi siete iscritti in palestra e poi avete mollato. Fermatevi un momento a riflettere: perché è stato un insuccesso? Perché non avete mai ottenuto i risultati sperati ed ogni volta vi siete ritrovati al punto di partenza?

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Perché il cibo spazzatura crea dipendenza e come fare ad evitarlo?

HTTP://WWW.BEEFITSWHATSFORDINNER.COM/ NATIONAL CHEESEBURGER DAYIl cibo spazzatura (l’espressione è un calco dall’inglese junk food) è una tipologia di cibo considerato malsano a causa del suo bassissimo valore nutrizionale e la ricchezza di grassi o zuccheri. Riconducibili a questa tipologia di alimenti troviamo, hamburger, hot dog, patatine fritte e soft drink. Le malattie più comuni verso cui conduce l’uso dei cibi spazzatura sono l’obesità, il diabete, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro, depressione.

Perché ci piace tanto?

Che cosa spinge a ordinare un hamburger e a chiedere una porzione doppia di patatine fritte, possibilmente con salse dai colori improbabili? Perché questi alimenti creano dipendenza (junk food addiction la chiamano negli Usa, con lo stesso termine che si usa per le droghe)? E, soprattutto, come fare per evitare il consumo compulsivo di cibo non solo poco ricco di principi nutritivi ma addirittura dannoso per la nostra salute e responsabile di gran parte delle patologie legate all’obesità? La ricerca più interessante sull’argomento è stata fatta in America nel 2010 presso l’Istituto Scripps di Jupiter (“Dopamine D2 receptors in addiction-like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats” ). Tale studio ha dimostrato che il junk food agisce come una vera e propria droga sull’organismo, inducendo in chi ne consuma abitualmente una dipendenza paragonabile a quella di una sostanza stupefacente. Studi come quello americano hanno scoperto che questo tipo di alimenti, arricchiti in laboratorio con sali, zuccheri e grassi per renderli più appetibili al nostro palato, agiscono sui recettori della dopamina in maniera del tutto simile a come fanno le droghe. In altre parole, innescano quel meccanismo che porta poi alla dipendenza fisica.

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Come accade?

La dopamina è un ormone endogeno, cioè prodotto direttamente dal nostro corpo: questo tipo di cibo stimola i recettori che secernono l’ormone ma non appena questi recettori non sono più stimolati il corpo sente ‘la mancanza’ dell’ormone. Ecco spiegato perché questo tipo di cibo, se consumato abitualmente, crea una dipendenza non solo psicologica ma anche fisica. In medicina si usa un termine, “craving”, per indicare la ricerca spasmodica di questo tipo di cibo junk, spazzatura.

Come è consumato il junk food

Questo è un altro aspetto importante del problema, da non sottovalutare. Il junk food ha indotto nei consumatori una nuova esperienza di masticazione: se i cibi sono facili da masticare e deglutire, perché molto morbidi, si avrà voglia di buttar giù velocemente un secondo boccone, e poi ancora un altro e così via. Non solo: il junk food ha introdotto la brutta abitudine di non consumare i pasti con calma seduti a tavola, ma di masticare continuamente snack dalla mattina alla sera, in maniera compulsiva, quasi fossimo dei ruminanti, magari davanti alla televisione o, per i ragazzi, con un videogioco in mano. Non dimentichiamo poi che un cosiddetto pranzo completo al fast food è ricchissimo di grassi e può arrivare a contenere 2000 calorie, cioè il fabbisogno giornaliero calorico di una persona media. Una cifra spropositata, ma assolutamente priva di principi nutritivi come le vitamine e i sali minerali.

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Come evitare la dipendenza da junk food?

R: Bisogna cominciare da piccoli: è stato dimostrato che l’educazione al gusto dei bambini comincia già nel ventre materno. Fondamentale poi è il periodo di svezzamento, quando il bambino si accosta ai sapori. Una madre incinta che abusa di junk food trasmette al futuro bambino la propensione per questo gusto. Vorrei ricordare che non stiamo parlando di un problema meramente estetico: l’obesità infantile è in aumento di tutto il mondo occidentale e comporta patologie legate a una eccessiva assunzione di cibi ricchi di conservanti, coloranti e zuccheri, come i succhi di frutta. Penso ad esempio al deficit di attenzione, all’iperattività e a tutte le malattie metaboliche o dell’apparato cardio-vascolare.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Una vostra amica è troppo magra? Vi insegno a capire se soffre di anoressia

MEDICINA ONLINE ANORESSIA ANORESSICA ANOREXIA IMAGE IMMAGINI CORPO NON ESISTE PIU BULIMIA NERVOSA VOMITO OSSA DIMAGRIMENTO CIBO MANGIARE PSICHIATRIA DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTAREMi capita spesso che una persona venga da me per chiedermi una opinione, preoccupata dal fatto che una sua amica (o una conoscente, o una figlia) è vistosamente al di sotto del peso normale o allarmata nel vedere che questa è dimagrita troppo in un arco di tempo eccessivamente breve. Casi estremi come quello che vedete nella foto in alto non lasciano dubbi alla presenza della patologia, ma lo stesso non è per quei casi border, di persone abbastanza magre: soffrono o no di anoressia? E’ ovvio che non tutti quelli che dimagriscono molto o che sono al di sotto del peso normale soffrono di anoressia, tuttavia è importante ricordare che non tutte le persone sottopeso che stanno “benissimo” con un certo vestito (secondo i canoni della nostra ormai distorta società) sono sane. Insomma come fare a distinguere una persona normale o al massimo sottopeso da una persona che soffre di anoressia, in un mondo che idolatra modelle malate?

Cos’è l’anoressia?

L’anoressia (dal greco ανορεξία: anorexía composto da alfa privativo e órexis: ‘appetito’ quindi senza appetito) è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal rifiuto del cibo, che nasce per la paura morbosa di ingrassare. La caparbia volontà di mantenersi sotto un peso normale, comunque percepito come eccessivo dall’anoressico, conduce allo sviluppo di una repulsione ossessiva nei confronti del cibo che dilaga fino a scatenare i sintomi fisici dell’anoressia conclamata: peso corporeo sotto i limiti di normalità (inferiore all’85% del peso ideale, indice di massa corporea anche detto BMI inferiore a 1,75 kg/m2), magrezza francamente patologica, bassa temperatura corporea, bradicardia, fragilità di unghie e capelli, osteopenia, alopecia, riduzione del volume del seno, ipotensione, pelle secca, aspetto debilitato/cachettico, ritardi mestruali e amenorrea (ritardo di almeno tre cicli mestruali consecutivi).

Nell’ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) in realtà è stata rimossa la presenza di amenorrea per tre cicli consecutivi, dal momento che non era applicabile ai maschi, alle femmine in età prepuberale o che assumessero pillole anticoncezionali o, più in generale, in donne che comunque fossero affette da anoressia pur in presenza di una minima attività mestruale; tuttavia tale criterio risulta tuttora utile ai fini di una diagnosi rapida.

Nel caso l’anoressia si accompagni a saltuarie abbuffate seguite da condotte di eliminazione (anoressia nervosa di tipo bulimico), si registra una tipica erosione dentale dovuta agli episodi ripetuti di vomito autoindotto, spesso con ipertrofia delle ghiandole salivari.

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Alcuni dei sintomi dell’anoressia sinora elencati riguardano esclusivamente il sesso femminile, nel quale la frequenza della malattia è da 20 a 25 volte superiore rispetto alla popolazione maschile, in alcune popolazioni il rapporto uomo donna è ancora più a favore di quest’ultima. Nell’uomo anoressico si può apprezzare un importante calo della libido e dell’attività eiaculatoria. Alcuni autori associano l’anoressia maschile al termine vigoressia.

Cosa ci dicono le analisi del sangue?

In presenza di anoressia, le analisi del sangue possono rilevare alterazioni endocrine con valori di ormoni tiroidei, leptina e gonadotropine prossimi ai limiti inferiori di normalità o al di sotto di essi. Si può registrare anemia, leucopenia con linfocitopenia, ipokaliemia, ipocalcemia, ipomagnesemia ed ipofosforemia, alcalosi metabolica ed ipoglicemia. Il metabolismo basale appare decisamente inferiore rispetto alla norma.

Come riconoscere quando una persona soffre di anoressia?

riconoscere anoressia

L’esordio dell’anoressia è piuttosto sfumato sul piano sintomatologico e difficilmente riconoscibile anche dai familiari. Un basso peso corporeo, anche se non ancora patologico, associato alla colorazione giallo-arancio del palmo delle mani e della pianta dei piedi, può essere uno dei pochi sintomi fisici associati all’anoressia nervosa negli stadi precoci. Questo sintomo potrebbe infatti derivare dall’abitudine di mangiare quasi esclusivamente vegetali, molti dei quali ricchi di carotenoidi, che si accumulano nella cute determinando la carotenodermia. La condizione non va confusa con l’ittero, nella quale la magrezza è causata da disordini epatici e la colorazione giallastra si estende anche alle sclere oculari. Nelle fasi di esordio dell’anoressia nervosa sono soprattutto alcuni sintomi di carattere psicologico, tradotti in azioni e stati d’animo peculiari, a far sospettare la malattia. Non tutti sono ovviamente presenti contemporaneamente:

  1. paura morbosa ed immotivata di aumentare di peso;
  2. rifiuto ossessivo del cibo o di alcuni tipi di alimenti, specie di quelli con elevato contenuto calorico;
  3. alterata percezione corporea: si tende a vedersi grassi nonostante l’ago della bilancia segnali un peso corporeo normale, inferiore alla norma o decisamente sottopeso;
  4. ansia nell’osservare il proprio corpo allo specchio per la paura di vedersi ingrassati;
  5. eccessivo esercizio fisico nel tentativo disperato di bruciare più calorie
  6. iperattività ed ansia;
  7. tendenza a nascondere o a non ammettere di avere un problema con il cibo: si mente sulla quantità di alimenti consumata (arrivando a lasciare finte prove per dimostrare ai propri genitori di mangiare più di quanto si faccia realmente) e si banalizzano o nascondono i sintomi ed i disturbi fisici derivanti dall’anoressia;
  8. sensazione di disagio quando ci si trova a mangiare in pubblico od in compagnia di altre persone;
  9. abuso di tisane, integratori/farmaci anoressizzanti, lassativi, diuretici e farmaci che intervengono sulla tiroide per aumentare il metabolismo;
  10. pratiche inconsulte per consumare più calorie, ad esempio eseguire docce o bagni con acqua fredda, esercizi fisici sfrenati ad orari o in luoghi inusuali, pratica di attività motoria nonostante le precarie condizioni fisiche;
  11. consumo di acqua in quantità eccessive per stimolare il senso di sazietà;
  12. tentativo di sembrare più magra scegliendo abiti neri, con righe verticali o tagliandosi i capelli;
  13. tentativo di nascondere l’eccessiva magrezza a famigliari ed amici usando abiti larghi;
  14. comportamento compulsivo ritualistico riguardo al cibo (tagliare le pietanze in pezzi piccolissimi e rigirarli nel piatto prima di mangiarli, cucinare piatti elaborati per i familiari senza assaggiare quanto preparato, raccogliere e catalogare le ricette);
  15. sensazione di non essere capiti da nessuno, se non da altri che condividono la “voglia di dimagrire”;
  16. sintomi depressivi e, in alcuni soggetti, pensieri suicidari.

In caso di uso frequente di condotte di eliminazione, il paziente presenta spesso il segno di Russell; per approfondire: Segno di Russell in anoressia e bulimia: cause ed interpretazione

Cosa fare nel dubbio?

Se riscontrate almeno la metà questi sintomi in qualcuno che vi è vicino dovreste subito iniziare ad indagare più a fondo sulle abitudini della persona in questione, fecendo intervenire i familiari ed eventualmente cercando di convincere la persona a farsi una visita di controllo dal medico.

Secondo la mia esperienza il paziente con anoressia è un paziente molto fragile ma che rimane saldo sulle sue convinzioni di NON avere un problema, quindi difficilmente si recherà da medico in modo autonomo. Nel dubbio, se volete portarlo da un medico per fare diagnosi esatta di anoressia, ditegli che lo state portando ad una visita di controllo generica perché, se il paziente anoressico intuisce che lo state portando ad una visita che riguarda il suo rapporto col cibo, allora si “chiuderà a riccio” e non riuscirete a portarcelo.

Se voi stessi vi siete ritrovati in almeno 6 di questi punti, dovete cercare assolutamente di superare la vostra convinzione di sottostimare quelli che potrebbero essere i primi sintomi di una malattia del comportamento alimentare: potrebbe salvarvi la vita.

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Fame nervosa: cause, sintomi e cure

fame nervosa cause sintomi cureLa “fame nervosa”, in alcuni casi, va inserita nella categoria dei disturbi alimentari. Si presenta con sintomi chiari e facilmente evidenziabili. Chi ne soffre vive momenti di forte ansia e angoscia e questi stati emotivi possono essere placati, almeno per un po’, dall’assunzione di cibo che viene mangiato con voracità. Contrariamente al pensiero comune, gli episodi compulsivi alimentari non si indirizzano solo sui dolci ma su qualunque tipo di cibo. L’orario di comparsa dei disturbi può essere qualunque, ma statisticamente le ore più frequenti sono quelle serali e notturne. Sono colpite maggiormente le donne rispetto agli uomini e la fascia di età è compresa tra i 16 e i 40 anni.

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