Come l’invenzione dell’ascensore ha cambiato l’economia

MEDICINA ONLINE ASCENSORE CAVO ELEVATOR STORY HISTORY PIANO FLOOR WATER FIRST PALAZZO EDILIZIA.jpgAlcune invenzioni sono state capaci di rivoluzionare completamente l’economia del mondo occidentale. Una di queste è l’ascensore. In che modo?

Partiamo dal principio: i primi ascensori
Testimonianze di primi rudimentali ascensori partono dal 3000 a.C e si sa per certo che gli antichi Romani usavano tali apparecchi in molte circostanze, ad esempio all’interno del Colosseo. Tuttavia la storia dell’ascensore modernamente inteso, inizia nell’800, quando ad esso vengono applicati motori a vapore o idraulici. Nei primi decenni del secolo alcuni ascensori dotati di stantuffo idraulico furono utilizzati in fabbriche europee e americane. La cabina o gabbia, bilanciata, in parte, da un contrappeso, veniva sollevata mediante un cavo che scorreva su una puleggia fissata alla sommità del pozzo, cioè del vano adibito al saliscendi della cabina stessa. Al di sotto della gabbia era montato un lungo stantuffo che entrava e usciva da un cilindro affondato nel terreno e profondo come la corsa della gabbia. Il funzionamento era ad energia idraulica. L’eventuale rottura del cavo, determinava il crollo dell’ascensore e la probabile morte degli occupanti.

Elisha Otis e il primo dispositivo automatico di sicurezza
Una vera e propria rivoluzione si ebbe nel 1853 quando Elisha Otis, brillante inventore e imprenditore americano, presentò, durante un’esposizione a New York al Crystal Palace, il primo ascensore dotato di un dispositivo automatico di sicurezza, in grado di bloccare la cabina in caso di rottura della fune di sollevamento. Egli installò una guida dentata su ciascuno dei lati del pozzo. In corrispondenza di ciascuna guida, sulla gabbia, pose dei nottolini, denti metallici che, impegnandosi in modo complementare nella dentatura, impedivano il moto dell’unità mobile in senso inverso. Questi nottolini erano tenuti lontani dalla dentatura se il cavo era teso, ma, se il cavo si allentava, un meccanismo a molla li spingeva avanti. In tal modo i denti si agganciavano a quelli delle guide bloccando la cabina.

Arriva l’elettricità
Nel 1856, in un grande magazzino newyorchese, fu installato il primo ascensore per passeggeri progettato da Otis; nel 1859, l’imprenditore Bogardus realizzò il primo edificio dotato di ascensore per passeggeri, l’Haughwout Building, progettato da John P. Gaynor. Il motore elettrico fu introdotto negli ascensori nel 1880 dall’inventore tedesco Werner von Siemens. Il motore venne installato sopra la cabina che era in grado di risalire all’interno del pozzo per mezzo di un sistema di ruote dentate a pignone che si innestavano in cremagliere disposte ai due lati del pozzo.

Come ha fatto l’ascensore a cambiare l’economia?
L’invenzione dell’ascensore ha determinato una vera e propria rivoluzione economica, sia nel campo industriale che civile. Nel campo industriale la presenza di ascensori sempre più capienti ha permesso il trasporto di materiali che prima dovevano essere trasportati a mano o con gru. Nel campo civile l’ascensore moderno ha portato alla possibilità di costruire grattacieli: immaginate di costruire un grattacielo di 100 piani senza l’ascensore… sarebbe impossibile. Altro uso importante di ascensori capienti è quello relativo al trasporto dei malati all’interno degli ospedali.
Un fatto interessante relativo all’ascensore è che prima della sua introduzione nei palazzi, i piani più bassi erano quelli più costosi perché facilmente accessibili, al contrario di quelli più alti a cui si poteva accedere solamente dopo varie rampe di faticose scale. Dopo l’invenzione dell’ascensore invece, all’improvviso la situazione si capovolse: i piani più bassi diventarono quelli più economici, mentre chi possedeva i piani più elevati si ritrovò all’improvviso con le abitazioni più costose dell’intero palazzo. Moltiplicate questo fatto per tutto il mondo occidentale e capirete l’impatto economico che ha avuto l’ascensore moderno nell’edilizia.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cos’è e dove si trova la Stella Polare? Come individuarla?

MEDICINA ONLINE POLAR STARS FIND MOON ECLIPSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA POLARE TROVARE CADENTE LUNA FACCIA LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpgQuando sulla Terra abbiamo avuto il bisogno di orientarci, non ci è restato altro da fare che puntare al cielo. Tra miliardi di stelle che brillano sulle nostre teste però, perdersi è fin troppo facile. Per fortuna stelle come quelle Polari, ci permettono di orientarci nell’immenso panorama notturno. Perché? E cosa sono esattamente?

Iniziamo col dire che l’asse di rotazione terrestre – la traiettoria inclinata e immaginaria disegnata dal moto rotatorio del nostro pianeta – si interseca con la volta celeste in due punti, i cosiddetti poli celesti Nord e Sud.

Una Stella Polare generica, per lo più allineata con l’asse di rotazione, è quella che indica uno di questi due poli, è perfettamente visibile senza l’utilizzo di particolari strumenti e data la sua maggiore vicinanza al polo celeste, rispetto alle stelle vicine sembra quasi perfettamente immobile. In linea teorica – occorre comunque che sia vicina ad un polo e luminosa a sufficienza – esistono perciò due Stelle Polari: una riferita all’emisfero boreale, l’altra all’emisfero australe. Per definizione, la nostra attuale Stella Polare, quella che coincide con il polo celeste Nord, è chiamata Polarised è contenuta nella costellazione dell’Orsa Minore; mentre le stelle che indicano il Sud fanno parte dell’omonima costellazione.

Ragionevolmente, possiamo vedere solo la stella presente nel nostro emisfero. Questo significa che, a meno di un viaggio intercontinentale, un australiano non può scorgere Polaris nel suo cielo, così come un italiano non può vedere la Costellazione del Sud nel proprio. Se decidessimo di fare un giro all’equatore invece, le vedremmo entrambe.

Poiché l’asse di rotazione terrestre compie un giro circolare sulla sfera celeste in 26.000 lentissimi ma inesorabili anni – fenomeno conosciuto come “precessione” – la stella vincitrice del titolo di Stella Polare non è sempre stata la stessa e nemmeno lo sarà. Intanto secondo complicatissimi calcoli astronomici, L’Orsa Minore ci permetterà di ritrovare meglio la strada di casa intorno al 2100, anno in raggiungerà il punto di distanza minimo dal polo Nord celeste.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

E’ vero che il gemello partorito per primo è quello minore?

MEDICINA ONLINE GEMELLI SIAMESI OMOZIGOTI DIZIGOTI ETEROZIGOTI BIZIGOTI DIFFERENZE SIAMESES PHOTO IMMAGINI PICTURES HI RES WALLPAPERNon c’è un “più grande” o un “più vecchio” in una coppia di gemelli. Da un punto di vista anagrafico, in Italia, nei certificati di assistenza al parto (CedAP) nelle nascite gemellari risulta l’ordine di nascita, quindi in un parto gemellare c’è un primo nato, un secondo nato, un terzo anato, ecc..

Se ci si riferisce alle dimensioni del nato, nella letteratura scientifica è stato più volte riportato che, in media, il primo nato è anche quello con il maggior peso alla nascita. Se ci si chiede invece chi dei gemelli è stato concepito per primo, non c’è modo di rispondere. Per prima cosa, se si parla di gemelli omozigoti, essi per definizione sono concepiti contemporaneamente e quindi non esiste un gemello concepito prima dell’altro.

Nel caso invece di gemelli eterozigoti, essi derivano da due distinte cellule uovo che possono essere state fecondate in momenti leggermente diversi da due spermatozoi ma, qualora accada, non c’è modo di stabilire quale delle due sia stata fecondata prima e chi dopo.

La credenza popolare per cui il gemello che esce per primo dall’utero materno è anagraficamente più vecchio, ma presenta in realtà un’età biologica minore o è stato concepito prima/dopo l’altro, è semplicemente sbagliata.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Ibernazione post-mortem: 14enne inglese ibernata negli USA

MEDICINA ONLINE RIGOR MORTIS RIGIDITA CADAVERE MORTE TEMPOIbernazione post-mortem. Da qualche giorno in Gran Bretagna non si parla d’altro. Questo perchè è stato reso pubblico un caso di una 14enne che aveva chiesto che il suo corpo fosse conservato tramite la “criogenesi”. La giovane ragazza aveva il cancro ed è per questo motivo che aveva chiesto di farsi ibernare piuttosto che accettare che la malattia la distruggesse fino ad ucciderla. Stando a quanto riportato dalla Bbc, il verdetto, emesso poco prima del decesso della giovane ad Ottobre scorso, è stato reso pubblico solo ora dopo che il corpo, trasferito negli USA, è stato congelato tramite “criogenesi”.

La speranza di un futuro migliore

L’ibernazione post-mortem della ragazza è stata autorizzata definitivamente da un giudice dell’Alta Corte di Londra con il consenso dei due genitori. La giovane inglese aveva scritto lei stessa al giudice prima di morire, una lettera nella quale sperava di poter “vivere più a lungo” in futuro e supplicava di “non essere sotterrata”. La 14enne spiegava che si era informata molto prima di prendere questa decisione, navigando online e documentandosi come poteva, perchè grazie a questa tecnica, tra circa 100 anni, potrebbe essere guarita e risvegliata. Il giudice aveva riferito di aver visitato la ragazza negli ultimi momenti della sua vita, ed è rimasto sorpreso dal coraggio che possedeva la giovane e la sua voglia di vivere nonostante la malattia l’avesse consumata quasi del tutto. Successivamente ha aggiunto che era stato chiamato a giudicare chi avesse ragione tra i due genitori e su come disporre del corpo della figlia dopo la morte.

La criogenesi

La criogenesi nasce dall’idea di poter conservare a lungo una persona a temperature molto basse, rallentandone così le funzioni vitali in modo lento e graduale. Tuttavia, il vero obbiettivo è quello di lasciare il corpo in condizioni perfette in modo da poterlo poi riportare in vita in un futuro dove la medicina sarà prodgredita a tal punto da poter curare la malattia delle persona ibernata.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Baleia azul (blue whale): il gioco online che sta portando al suicidio tanti adolescenti

MEDICINA ONLINE HIKIKOMORI DIPENDENZA INTERNET GIOVANI BAMBINI PC COMPUTER INTERNET WEB MASTURBAZIONE COMPULSIVANelle ultime settimane sta facendo scalpore la notizia di un gioco online, noto come Baleia Azul, che sta portando al suicidio molti adolescenti in tutto il Brasile. Le modalità del gioco sono molto semplici e comuni a tantissimi altri: bisogna superare 50 livelli per completarlo. Quello che non c’è scritto nelle regole è che la sfide di questo “passatempo” sono molto cruenti: mutilare braccia, assistere a film horror all’alba e altre sfide macabre. Un climax crescente di violenza che si conclude con il gesto più estremo: il suicidio. Questo terribile gioco è stato scoperto per la prima volta in Russia e pare che abbia portato oltre 100 giovani a togliersi la vita.

Adolescenti addescati

Normalmente i partecipanti di questo web game, principalmente adolescenti,  vengono attratti da alcune pubblicità presenti sui gruppi Facebook o nelle chat di WhatsApp. In Brasile il gioco è arrivato da qualche settimana e già si associano ad esso alcuni decessi. Come riportato dal Jornal de Noticias, la prima vittima è un ragazzo di 19 anni di Parà de Minas. Secondo il quotidiano la mamma della vittima era a conoscenza del fatto che il proprio figlio partecipasse alle sfide di quel macabro gioco e più volte lo aveva rimproverato e gli aveva chiesto di smetterla, ma tutto è stato inutile. Come racconta la donna, nell’ultimo mese di vita l’atteggiamento del ragazzo era cambiato completamente, si era isolato e passava quasi tutto il tempo con il cellulare in mano. Qualche giorno fa è stato ritrovato senza vita dalla sua ragazza di 16 anni. Sembra che la causa di morte del giovane brasiliano sia stata un’eccessiva assunzione di farmaci. L’adolescente avrebbe anche lasciato una lettera alla sua famiglia prima di morire, ma il contenuto non è stato reso pubblico.

Altri episodi

Un altro caso è avvenuto a Belo Horizonte, dove un ragazzo di 16 anni è stato ritrovato senza vita nella propria abitazione e con le mani legate. La polizia locale sospetta che anche questo decesso sia legato allla partecipazione al Baleia Azul. Nel frattempo a Rio De Janeiro, due istituzioni locali hanno confermato che due ragazze, di 14 e 15 anni, hanno tentato il suicidio dopo aver giocato. Al momento nello stato di Paranà la polizia sta indagando su altri 7 casi di tentato suicidio.

Allarme nazionale e non solo…

In Brasile è stato lanciato un allarme riguardo a questo caso ed è stato fatto sapere che è stata aperta un’indagine sugli ideatori di questa follia, i quali potrebbero essere accusati di omicidio, minacce, lesioni corporali dovute a automutilazioni praticate dai partecipanti e associazione criminosa.

Tuttavia non è un fatto che riguarda solo il Brasile, perché anche in paesi come Francia, Inghilterra e Romania il fenomeno sta destando molta preoccupazione ed è per questo motivo che in tutte le scuole e in molti luoghi pubblici si stanno effettuando campagne informative per evitare che i giovani cadano in questa diabolica tentazione.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra guanti in nitrile, lattice, vinile e polietilene

MEDICINA ONLINE GUANTI CHIRURGO CUCINA LAVARE TALCO POLVERE ALLERGIA NITRILE VINILE LATTICE POLIETILENE MIGLIORE  CHIRURGIA CHIRURGO VASECTOMIA TUMORE CANCRO INTERVENTO BISTURI CARDIOCHIRURGIA MAMMELLA SENO TESTICOLO.jpgQuando si parla di guanti monouso, le varietà disponibili sul mercato possono creare confusione, considerati i diversi modelli realizzati per ogni genere di settore professionale e industriale.
A fare la differenza, di solito, è il materiale utilizzato, il quale determina l’impiego specifico di ciascuna tipologia di guanti usa e getta esistenti in commercio.
Tutti i prodotti disponibili sul nostro eshop sono a marchio Reflexx, leader nel settore dei guanti monouso. Potrete acquistare guanti con o senza polvere, a seconda delle vostre necessità d’uso.

La polvere è costituita da amido di mais biassorbibile dal derma OGM free, difatti, non contenendo glutine, i guanti monouso con polvere possono essere utilizzati anche nella lavorazione di pasti per celiaci.
La sua presenza di talco o polvere agisce da lubrificante per facilitare la calzata.

Guanti monouso in vinile

guanti in vinile vengono realizzati con materie prime sintetiche, in primis PVC (Poli Vinyl Cloruro – cloruro di polivinile) e ftalati (DINP). L’aggiunta dei plasticizzanti consente di godere di malleabilità, modellabilità, morbidezza ed elasticità.
La loro diffusione è alquanto ampia negli ospedali per ragioni economiche, ma il loro impiego si limita solitamente alle esplorazioni. Questa tipologia di guanti ha una sensibilità e una resistenza minore rispetto a quella in nitrile, difatti può rompersi con facilità (es. pressione delle dita). Il materiale in questione è privo di acceleratori e proteine naturali però, un dettaglio che diminuisce la possibilità di allergie da contatto o Reazioni di Ipersensibilità di tipo IV e che permette l’uso dei guanti dai soggetti allergici alle proteine del lattice.
A seconda dello spessore, questi guanti possono offrire anche sicurezza. E’ indispensabile smaltirli nel modo corretto affinché il PVC non generi diossina.

Un ottimo guanto in vinile è questo: http://amzn.to/2BzZOTR

Guanti monouso in nitrile

Se ricercate elasticità, resistenza meccanica e chimica, sensibilità ed ergonomia, i guanti in nitrile sono la scelta migliore. Queste proprietà, nonostante si tratti di prodotti monouso, sono garantite proprio dall’impiego del nitrile (AcriloNitrile e Butadine), materiale ideale per chi manipola alimenti (tranne quelli alcolici) o necessità di massima protezione lavorando a contatto con sostanze chimiche e/o fluidi corporei. La superficie microruvida, la sensibilità tattile, la perfetta adesione alle mani e l’assenza di talco consentono di utilizzarli come dispositivo medico (per uso ambulatoriale e per medicazione) e riducono il rischio di dermatiti. Inoltre, i soggetti allergici alle proteine del lattice naturale possono trovare una valida alternativa in questa tipologia di guanti usa e getta, più costosa e resistente (a trazione e perforazione) rispetto a quella realizzata in vinile ma in grado di proteggere da agenti chimici, microrganismi e sostanze chimiche aggressive.

Un ottimo guanto in nitrile è questo: http://amzn.to/2BzI1vS

Guanti monouso in lattice

Un prodotto biodegradabile che assicura un elevato livello di sensibilità, elasticità ed impermeabilità, nonostante abbia un costo inferiore rispetto ad altri articoli realizzati con materiali differenti. Tali proprietà non sono le uniche: i guanti monouso prodotti con lattice naturale (proveniente dall’albero della Gomma) vantano una maggiore resistenza a perforazioni e strappi.
Chi lavora a contatto con materiale biologico li predilige per il controllo del livello dei microfori che garantisce un livello di impermeabilità superiore ai molteplici guanti monouso presenti sul mercato. I guanti in lattice vengono spesso utilizzati da dentisti e medici per la propria elasticità (anche a basse temperatura), dato che non esiste attualmente materiale più elastico (la gomma isolata dal lattice assume istantaneamente la forma della mano inserita ma nonostante la pressione o allungamento, riassume la forma originale).
Il loro impiego è comunque favorito anche da chi lavora nel settore dell’estetica o della preparazione di farmaci e cosmetici, data la moderata resistenza chimica (es. soluzioni acquose, detergenti e detersivi diluiti ecc).

Un ottimo guanto in lattice è questo: http://amzn.to/2BRhtn1

Guanti monouso in polietilene

Solitamente idonei al contatto con gli alimenti e conformi a tutti i requisiti di conformità alle normative della Comunità Europea in materia di sicurezza alimentare, i guanti in polietilene sono particolarmente diffusi presso supermercati, banconi per prodotti alimentari, distributori di benzina ecc.
Non sono molto resistenti, ma il loro scopo è principalmente quello di proteggere le mani e gli oggetti manipolati dallo sporco. Oltre che per il rifornimento di carburante o per il contatto con frutta, verdura e altri alimenti, i guanti monouso in polietilene si rivelano utili anche in ambito medicale(aspirazioni, inserimento/svuotamento di cateteri, pulizie ecc) per uso ospedaliero e ambulatoriale, poiché sono in grado di proteggere pur mantenendo la massima sensibilità durante l’uso. I guanti in polietilene sono talmente pratici da essere perfetti anche per un uso casalingo e non solo professionale. Sono un’opzione ideale per chi opta per un prodotto monouso prediligendo la massima igiene, difatti trovano ampio uso anche fra i veterinari e nel settore zootecnico, ma sono adatti anche per trattamenti professionali estetici.

Un ottimo guanto in polietilene è questo: http://amzn.to/2Bp3PGk

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fetus in fetu: gemelli evanescenti e sindrome del gemello parassita

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO Fetus in fetu gemelli evanescenti e sindrome del gemello parassita gravidanza pancione maternità concepimentoLa gravidanza gemellare suscita sempre un certo fascino anche misterioso e così anche il legame che può intrecciarsi tra due fratelli gemelli. Le varianti delle tipologie gemellari sono diverse, si va dai cosiddetti monozigoti, a una o due placente, a dizigoti, gemelli impropri in realtà, e comprendono anche una casistica più particolare e non sempre immune da problemi o esiti nefasti come quella rappresentata dai gemelli siamesi. Tra questi vi sono anche casi particolari che rappresentano un’incidenza bassa come i cosiddetti gemelli evanescenti e la sindrome del gemello parassita chiamata anche condizione “fetus in fetu”.

Gemello evanescente (o scomparso)

Nel caso di gemelli evanescenti, pur cominciando la gravidanza come multipla, uno dei due embrioni muore nella prima fase della gestazione, cioè uno dei due gemelli viene assorbito dall’altro e scompare, per questo viene definito evanescente, cioè che si dilegua a poco, a poco. Un gemello assume dunque uno sviluppo dominante a discapito dell’altro, il co-gemello recessivo cessa di svilupparsi e tale processo viene anche definito come “riassorbimento fetale”. Può accadere che, durante lo sviluppo primario da embrione a feto, uno dei due riceva un apporto di sangue insufficiente e lo sviluppo non avvenga in modo completo, il feto assume così un aspetto mummificato, definito papiraceo (QUI una immagine esplicita).

Gemello parassita

Un’altra anomalia embrionale è quella del gemello parassita. A differenza dei gemelli siamesi (in cui entrambi i feti continuano lo sviluppo), uno cessa lo sviluppo durante la gestazione ed è vestigiale di un gemello individuale per lo più completamente formato, altrimenti sano. Il gemello non sviluppato è definito come “parassita”, piuttosto che siamese, perché è formato in modo incompleto o totalmente dipendente dalle funzioni corporee del gemello indipendente (chiamato “autosita”). L’incidenza sembra essere maggiore tra gli individui maschi e si presenta in un caso su 500.000 nati vivi. Il feto così “prigioniero” del fratello avrà dimensioni ridotte e sarà malformato, generalmente presenterà una colonna vertebrale con gli arti superiori e inferiori solo abbozzati. Non sono normalmente presente encefalo e cuore ma vi è un organizzazione elementare degli organi interni riconoscibili. A volte il gemello parassita può “penzolare” fuori dal corpo del gemello indipendente. L’individuazione di questa condizione generalmente avviene durante le indagini ecografiche, ma anche dopo la nascita. Per essere certi che il fratello sano non subisca eventuali problematiche, si ricorre all’asportazione chirurgica del gemello parassita.

Generalmente la prognosi è buona e permette di riprendere una vita normale. I casi più gravi presentano una localizzazione intracranica che può volgere a leggeri problemi di tipo neurologico associati alla rimozione. A volte il gemello vitale può andare incontro a disturbi legati alla presenza del suo gemello parassita, ad esempio ritenzione urinaria o dispnea, determinati in base alla posizione, anche se la presenza è statisticamente più riscontrabile nell’addome. Il soggetto presenta allora dolori addominali sempre più forti ed un addome decisamente più grande e gonfio del normale, il gemello parassita infatti, seppur lentamente, può continuare a crescere a livello tissutale e comprimere gli organi del fratello ospite fino a creare seri problemi anche respiratori.

In alcuni casi il gemello parassita può essere completamente asintomatico e rimanere “nascosto” per anni, ci si trova così di fronte a casi emblematici al limite con l’incredibile di gemelli parassiti individuati anche dopo molti anni di distanza, anche fino a 47 anni dopo la nascita. Anche il peso è variabile, dai 13 grammi fino ai 2 chili, distribuiti su 20 e più centimetri.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Charlotte, la bambina più piccola del mondo

MEDICINA ONLINE CHARLOTTE GARSIDE FAMILY TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE NANISMO LITTLE PEOPLE ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PUBERTA SALDATURA OSSEALa sua storia ha già fatto il giro del mondo, lei si chiama Charlotte Garside, ha soltanto due anni, le piace giocare con le bambole e con i suoi giocattoli, come tutte le sue coetanee. Ma questo batuffolino dai capelli rossi non è una bambina come tutte le altre: è la bambina più piccola del mondo, con i suoi 55 centimetri. La storia di Charlotte, che vive in una piccola città vicino Hull (Gran Bretagna), è stata raccontata qualche tempo fa dai quotidiani d’oltremanica: la bimba soffre di una rara forma di nanismo primordiale, una malattia genetica che risale al momento del concepimento e che è la causa del suo sottosviluppo fisico e motorio, e che affligge soltanto un centinaio di persone in tutto il mondo.

I suoi genitori, Scott e Emma, hanno detto alla tv che nemmeno i medici sanno esattamente quanto potrà sopravvivere la loro bambina, per via della particolarità del disturbo di cui soffre. “Nostra figlia ha una forma di nanismo che nemmeno i medici sono in grado di definire – ha detto Emma, 28 anni, la madre – per quanto ne sappiamo, Charlotte potrebbe anche essere l’unica bambina al mondo a soffrire di questo disturbo”. La bimba non è in grado di mangiare né di digerire cibo solido e viene nutrita tramite un tubo: alla sua nascita pesava meno di 500 grammi, mentre adesso, a due anni, pesa 3,4 kg, come un neonato.

La fondazione Walking with Giants, che assiste le famiglie dei bambini con questo tipo di disturbi, è stato davvero d’aiuto per la famiglia di Charlotte. “E’ stata una delle cose migliori per noi negli ultimi anni – dice Emma – ci hanno aiutato tantissimo, ed è stato positivo anche incontrare altre famiglie che si trovano nella nostra stessa situazione”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!