Lescol (fluvastatina sodica) 40mg foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

LESCOL

Categoria Farmacoterapeutica

Inibitori della HMG-CoA reduttasi.

Principi Attivi

Fluvastatina sodica.

Eccipienti

20 mg e 40 mg capsule rigide. Contenuto della capsula: magnesio stearato, sodio bicarbonato, talco, cellullosa microcristallina, amido pregelatinizzato, calcio carbonato. Involucro della capsula. Testa: titaniodiossido (E171), ferro ossido rosso (E172), gelatina; corpo: ferro ossido rosso (E172), ferro ossido giallo (E172), titanio diossido (E171), gelatina. Impressione: ferro ossido rosso (E 172), lacca, propilenglicole, potassio idrossido. 80 mg compresse a rilascio prolungato. Nucleo: cellulosa microcristallina, ipromellosa, idrossipropilcellulosa, potassio bicarbonato, povidone, magnesio stearato; rivestimento: ipromellosa, macrogol 8000, ferro ossido giallo (E172), titanio diossido (E171).

Indicazioni

Dislipidemia: trattamento, in aggiunta alla dieta, dell’ipercolesterolemia primaria o della dislipidemia di tipo misto in adulti quando la risposta alla dieta e ad altri trattamenti non farmacologici (es. esercizio fisico, riduzione di peso) non e’ adeguata. Prevenzione secondaria della cardiopatia coronarica: prevenzione secondaria di eventi cardiaci maggiori in adulti con cardiopatia coronarica dopo interventi coronarici percutanei.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Il medicinale e’ controindicato in pazienti con malattia epatica in fase attiva o in presenza di innalzamenti persistenti, di natura nonaccertata, delle transaminasi sieriche. Durante la gravidanza e l’allattamento.

Posologia

Adulti. Dislipidemia: prima di iniziare il trattamento con il farmaco,i pazienti devono seguire una dieta ipocolesterolemizzante standard che deve essere continuata durante il trattamento. Le dosi iniziali e di mantenimento devono essere personalizzate a seconda dei livelli basali di C-LDL e del traguardo terapeutico che si intende raggiungere. L’intervallo di dose raccomandato e’ 20-80 mg/die. Per i pazienti che necessitano di una riduzione del C-LDL < 25%, puo’ essere usata una doseiniziale di 20 mg cioe’ una capsula alla sera. Per i pazienti che necessitano di una riduzione del C-LDL >= 25%, la dose iniziale raccomandata e’ 40 mg cioe’ una capsula alla sera. La dose giornaliera puo’ essere sovratitolata a 80 mg, somministrata come dose singola (una compressa a rilascio prolungato) in qualsiasi momento della giornata oppurecome una capsula da 40 mg presa due volte al giorno (una al mattino el’altra alla sera). Il massimo effetto ipolipemizzante con la dose assunta e’ raggiunto entro 4 settimane. Aggiustamenti del dosaggio devonoessere effettuati ad intervalli di 4 settimane o piu’. Prevenzione secondaria della cardiopatia coronarica: nei pazienti con cardiopatia coronarica dopo intervento coronarico percutaneo, la dose giornaliera appropriata e’ di 80 mg. Il farmaco e’ efficace in monoterapia. Quando il prodotto e’ utilizzato in associazione con colestiramina o altre resine, deve essere somministrato almeno 4 ore dopo l’assunzione della resina per evitare un’importante interazione data dal legame del farmacoalla resina. Nei casi in cui e’ necessaria la somministrazione concomitante con un fibrato o niacina, si deve valutare attentamente il beneficio e il rischio del trattamento concomitante. Popolazione pediatrica. Bambini e adolescenti con ipercolesterolemia familiare eterozigote:prima di iniziare il trattamento con il farmaco in bambini e adolescenti di eta’ uguale o superiore a 9 anni con ipercolesterolemia familiare eterozigote, il paziente deve seguire una dieta ipocolesterolemizzante standard e continuarla durante il trattamento. La dose iniziale raccomandata e’ una capsula da 20 mg. Gli aggiustamenti del dosaggio, devono essere effettuati ad intervalli di 6 settimane. Le dosi devono essere personalizzate a seconda dei livelli basali di C-LDL e del traguardo terapeutico raccomandato che si intende raggiungere. La massima dose giornaliera e’ 80 mg somministrata come una capsula da 40 mg due volte al giorno oppure come una compressa da 80 mg una volta al giorno.Nei bambini e negli adolescenti non e’ stato studiato l’uso di fluvastatina in associazione con acido nicotinico, colestiramina o fibrati. Il farmaco e’ stato studiato solo in bambini di eta’ uguale o superiorea 9 anni con ipercolesterolemia familiare eterozigote. Compromissionerenale: il medicinale e’ eliminato dal fegato, con una frazione escreta nelle urine inferiore al 6% della dose somministrata. Nei pazienticon insufficienza renale da lieve a grave la farmacocinetica di fluvastatina rimane immodificata. Pertanto in questi pazienti non sono necessari aggiustamenti della dose, tuttavia, a causa di esperienza limitata con dosi > 40 mg/die, in caso di grave insufficienza renale (CLCr <0,5 ml/sec o 30 ml/min) queste dosi devono essere somministrate con cautela. Compromissione epatica: il medicinale e’ controindicato in pazienti con malattia epatica in fase attiva o in presenza di innalzamentipersistenti, di natura non accertata, delle transaminasi sieriche. Anziani: in questa popolazione non sono necessari aggiustamenti posologici in funzione dell’eta’. Modalita’ di somministrazione: le capsule e le compresse a rilascio prolungato possono essere assunte con o senza cibo e devono essere deglutite intere con un bicchiere d’acqua.

Conservazione

Capsule rigide: non conservare a temperatura superiore ai 25 gradi C.Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce e dall’umidita’. Compresse a rilascio prolungato: non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Conservare nella confezioneoriginale per proteggere il medicinale dall’umidita’.

Avvertenze

Funzionalita’ epatica: dopo la commercializzazione sono stati riportati casi di insufficienza epatica fatale e non-fatale con alcune statine, incluso il farmaco. Nonostante non sia stata determinata una relazione causale con il trattamento con il prodotto, raccomandare ai pazienti di riportare qualsiasi sintomo o segno potenziale di insufficienza epatica, e deve essere presa in considerazione l’interruzione del trattamento. E’ raccomandata in tutti i pazienti l’esecuzione di prove di funzionalita’ epatica prima dell’inizio del trattamento e dopo 12 settimane dall’inizio del trattamento o in caso di aumento del dosaggio edin seguito periodicamente. Se si dovesse verificare un aumento dell’aspartato aminotransferasi o dell’alanina aminotransferasi, eccedente 3volte il limite superiore al normale e persistente, la terapia deve essere sospesa. Molto raramente sono stati osservati casi di epatite, presumibilmente legati al farmaco, che si sono risolti con la sospensione del trattamento. Si deve prestare cautela quando il prodotto e’ somministrato a pazienti con storia di malattia epatica o che assumono quantita’ ragguardevoli di alcool. Apparato muscolo-scheletrico: raramente e’ stata riportata miopatia con fluvastatina. Sono stati riportati molto raramente miosite e rabdomiolisi. In pazienti con mialgia diffusadi origine non accertata, dolorabilita’ muscolare o debolezza muscolare, e/o marcato innalzamento dei valori di creatin chinasi (CK), si deve considerare la possibilita’ di miopatia, miosite o rabdomiolisi. Ipazienti devono pertanto essere avvisati di segnalare immediatamente la comparsa di dolori muscolari non altrimenti spiegabili, dolorabilita’ muscolare o debolezza muscolare, specialmente se tali sintomi si accompagnano a malessere o febbre. Determinazione della creatin chinasi:attualmente non c’e’ evidenza sulla necessita’ di monitorare routinariamente i livelli plasmatici totali di CK o di altri enzimi muscolari in pazienti asintomatici in trattamento con statine. In caso di necessita’, la determinazione dei livelli di CK non deve essere effettuata dopo una pesante attivita’ fisica o in presenza di cause alternative chepossano plausibilmente incrementare i livelli di CK, poiche’ tali situazioni rendono difficile l’interpretazione dei risultati. Prima del trattamento: prescrivere la fluvastatina con cautela in pazienti con fattori predisponenti la rabdomiolisi e le sue complicanze. I livelli dicreatin chinasi devono essere determinati prima di iniziare il trattamento nelle seguenti situazioni: compromissione renale, ipotiroidismo,storia personale o familiare di disordini muscolari ereditari, precedente storia di tossicita’ muscolare legata a terapia con una statina ocon fibrati, abuso di alcool, sepsi, ipotensione, esercizio muscolareeccessivo, chirurgia maggiore, gravi disturbi metabolici, endocrini odegli elettroliti, negli anziani (eta’ > 70 anni), si deve considerare la necessita’ di tale determinazione, in presenza di altri fattori predisponenti la rabdomiolisi. In tali situazioni si deve valutare se procedere col trattamento in funzione del possibile beneficio e si raccomanda il monitoraggio clinico. Se i livelli basali di CK sono significativamente elevati (> 5x LSN), questi devono essere nuovamente determinati dopo 5-7 giorni per confermare i risultati. Se i livelli basalidi CK rimangono ancora significativamente elevati (> 5x LSN), il trattamento non deve essere iniziato. Durante il trattamento: se dovesseroverificarsi sintomi muscolari come dolore, debolezza o crampi nei pazienti in trattamento con fluvastatina, bisogna determinare i valori diCK. Se i valori trovati sono significativamente elevati (> 5x LSN), iltrattamento deve essere interrotto. Se i sintomi muscolari sono gravie causano un disagio giornaliero, si deve valutare l’opportunita’ diinterrompere il trattamento anche se i livelli di CK sono <= 5x LSN. Se i sintomi muscolari dovessero risolversi ed i livelli di CK ritornare nella norma, si puo’ valutare l’opportunita’ di riprendere nuovamente il trattamento con fluvastatina o un’altra statina al dosaggio piu’basso e sotto stretto monitoraggio. Si e’ osservato che il rischio dimiopatia e’ maggiore in pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressori (inclusa la ciclosporina), fibrati, acido nicotinico o eritromicina in associazione con altri inibitori dell’enzima HMG-CoA reduttasi. Sono stati riportati casi isolati di miopatia nel corso della commercializzazione di fluvastatina quando somministrata in associazione con ciclosporina o colchicina. Utilizzato il farmaco con cautela in pazienti in trattamento concomitante con tali medicinali. Polmonite interstiziale: sono stati riportati casi eccezionali di polmonite interstiziale. I sintomi che si presentano possono includere dispnea, tosse nonproduttiva e deterioramento dello stato generale di salute (stanchezza, perdita di peso e febbre). Se si sospetta che un paziente abbia sviluppato una polmonite interstiziale, la terapia con la statina deve essere interrotta. Bambini e adolescenti con ipercolesterolemia familiareeterozigote: non sono state studiate l’efficacia e la sicurezza per periodi di trattamento di durata superiore a due anni in pazienti di eta’ < 18 anni. Non sono disponibili dati sullo sviluppo fisico, intellettuale e sessuale in corso ditrattamento prolungato. Non e’ stata stabilita l’efficacia a lungo termine della terapia con il farmaco durantel’infanzia nel ridurre la morbidita’ e mortalita’ in eta’ adulta. Fluvastatina e’ stata studiata solo in bambini di eta’ uguale o superiorea 9 anni con ipercolesterolemia familiare eterozigote. Nei bambini ineta’ prepubere, prima di iniziare il trattamento devono essere attentamente valutati i potenziali rischi ed i benefici in quanto l’esperienza in questo gruppo di pazienti e’ molto limitata. Ipercolesterolemiafamiliare omozigote: non sono disponibili dati sull’uso della fluvastatina in pazienti con una patologia molto rara nota come ipercolesterolemia familiare omozigote. Diabete mellito: alcune evidenze suggeriscono che le statine, come effetto di classe, aumentano la glicemia ed inalcuni pazienti, ad alto rischio di sviluppare diabete, possono indurre un livello di iperglicemia tale per cui e’ appropriato il ricorso aterapia antidiabetica. Questo rischio, tuttavia, e’ superato dalla riduzione del rischio vascolare con l’uso di statine e pertanto non deveessere motivo di interruzione del trattamento. I pazienti a rischio (glicemia a digiuno 5,6-6,9 mmol/L, BMI>30 kg/m^2, livelli elevati di trigliceridi, ipertensione) devono essere monitorati sia a livello clinico, che a livello biochimico in accordo con le linee guida nazionali.

Interazioni

Fibrati e niacina: l’assunzione concomitante di fluvastatina e bezafibrato, gemfibrozil, ciprofibrato o niacina (acido nicotinico) non ha uneffetto clinicamente rilevante sulla biodisponibilita’ della fluvastatina o dell’altro agente ipolipemizzante. Poiche’ si e’ osservato un rischio maggiore di miopatia e/o rabdomiolisi in pazienti in trattamento con inibitori dell’HMG-CoA reduttasi in associazione a una qualsiasidi queste molecole, il beneficio e il rischio del trattamento concomitante deve essere valutato attentamente e queste associazioni devono essere utilizzate solo con cautela. Colchicina: con la somministrazioneconcomitante di colchicina sono stati riportati in casi isolati miotossicita’, compresi dolore e debolezza muscolare e rabdomiolisi. Il beneficio e il rischio del trattamento concomitante deve essere valutatoattentamente e queste associazioni devono essere utilizzate solo con cautela. Ciclosporina: studi in pazienti sottoposti a trapianto renaleindicano che la biodisponibilita’ della fluvastatina (fino a 40 mg/die) non viene aumentata in modo clinicamente significativo in pazienti in terapia stabilizzata con ciclosporina. I risultati ottenuti da un altro studio clinico in cui le compresse a rilascio prolungato (80 mg difluvastatina) venivano somministrate a pazienti sottoposti a trapianto di rene in terapia stabile con ciclosporina, dimostrano che l’esposizione a fluvastatina (AUC) e la concentrazione massima (Cmax) venivanoaumentate di 2 volte rispetto ai valori ottenuti su soggetti sani. Sebbene questi aumenti dei livelli di fluvastatina non fossero clinicamente significativi, si raccomanda cautela nell’utilizzo di tale associazione. Quando associata a ciclosporina, la dose iniziale e di mantenimento di fluvastatina deve essere la piu’ bassa possibile. Sia le capsule (40 mg di fluvastatina) che le compresse a rilascio prolungato (80mg di fluvastatina) non hanno avuto alcun effetto sulla biodisponibilita’ della ciclosporina in caso di somministrazione concomitante. Warfarin e altri derivati cumarinici: nei volontari sani, la somministrazione di fluvastatina e di warfarin (dose singola) non ha influenzato negativamente i livelli plasmatici di warfarin ed il tempo di protrombina, in confronto alla somministrazione di warfarin da solo. Tuttavia, sono stati riportati molto raramente casi isolati di episodi di sanguinamento e/o incrementi del tempo di protrombina, in pazienti in trattamento contemporaneo con fluvastatina e warfarin o altri derivati cumarinici. Nei pazienti in trattamento con warfarin o altri derivati cumarinici, si raccomanda di monitorare il tempo di protrombina quando si inizia, si interrompe il trattamento con fluvastatina o quando se ne varia il dosaggio. Rifampicina: la somministrazione di fluvastatina a volontari sani, pretrattati con rifampicina (rifampin), ha comportato unariduzione della biodisponibilita’ della fluvastatina di circa il 50%.Sebbene attualmente non esistano evidenze cliniche che supportino un’alterazione dell’efficacia ipolipemizzante della fluvastatina nei pazienti sottoposti a terapia protratta con rifampicina (per es. nella terapia della tubercolosi) puo’ essere giustificato un adeguato aggiustamento della dose di fluvastatina, per assicurare una soddisfacente riduzione dei livelli lipidici. Antidiabetici orali: per i pazienti in terapia con sulfaniluree per via orale (glibenclamide (gliburide), tolbutamide) per il trattamento del diabete mellito (tipo 2) non insulino-dipendente (NIDDM), l’aggiunta di fluvastatina non ha indotto variazioniclinicamente significative del controllo glicemico. In pazienti con NIDDM trattati con glibenclamide (n=32), la somministrazione di fluvastatina (40 mg due volte al giorno per 14 giorni) ha aumentato la Cmax media, l’AUC ed il t1/2 della glibenclamide di circa il 50%, 69% e 121%rispettivamente. La glibenclamide (da 5 a 20 mg al giorno) ha aumentato la Cmax media e l’AUC della fluvastatina rispettivamente del 44% e del 51%. In questo studio non si sono verificate modifiche dei livellidi glucosio, insulina e C-peptide. Tuttavia i pazienti in terapia concomitante con glibenclamide (gliburide) e fluvastatina devono continuare ad essere adeguatamente monitorati quando la dose di fluvastatina viene aumentata a 80 mg al giorno. Sequestranti degli acidi biliari: lafluvastatina deve essere assunta almeno 4 ore dopo l’assunzione dellaresina (per es. colestiramina) per evitare un’interazione significativa dovuta al legame del farmaco con la resina. Fluconazolo: la somministrazione di fluvastatina a volontari sani pretrattati con fluconazolo(inibitore del CYP 2C9) ha comportato un aumento dell’esposizione a fluvastatina e della concentrazione di picco di fluvastatina di circa l’84% e del 44%. Sebbene non vi siano evidenze cliniche che il profilo di sicurezza di fluvastatina sia stato alterato in pazienti pretrattaticon fluconazolo per 4 giorni, si deve prestare cautela quando fluvastatina viene somministrata in associazione con fluconazolo. Antagonistidei recettori H2 per l’istamina ed inibitori della pompa protonica L’assunzione concomitante di fluvastatina e cimetidina, ranitidina o omeprazolo comporta un aumento della biodisponibilita’ della fluvastatina, che tuttavia non e’ di rilevanza clinica. Fenitoina: l’entita’ complessiva delle variazioni dei valori farmacocinetici della fenitoina durante la somministrazione contemporanea con fluvastatina e’ relativamente modesta e clinicamente non significativa. Di conseguenza e’ sufficiente il monitoraggio routinario dei livelli plasmatici di fenitoina durante la somministrazione contemporanea con fluvastatina. Farmaci cardiovascolari: quando la fluvastatina e’ somministrata in concomitanza con propranololo, digossina, losartan, clopidogrel o amlodipina non siverificano interazioni farmacocinetiche clinicamente significative. Inbase ai dati di farmacocinetica non sono richiesti controlli o aggiustamenti della dose quando la fluvastatina e’ somministrata contemporaneamente a questi farmaci. Itraconazolo e eritromicina: l’assunzione concomitante di fluvastatina con itraconazolo ed eritromicina, potenti inibitori del citocromo P450 (CYP) 3A4, ha effetti minimi sulla biodisponibilita’ della fluvastatina. In base al coinvolgimento minimo di questo enzima nel metabolismo della fluvastatina, e’ improbabile che altri inibitori del CYP 3A4 (per es. ketoconazolo, ciclosporina) influenzino la biodisponibilita’ della fluvastatina. Succo di pompelmo: in baseall’assenza di interazioni di fluvastatina con altri substrati del CYP3A4, non sono attese interazioni con il succo di pompelmo.

Effetti Indesiderati

Le reazioni avverse piu’ comunemente riportate sono lievi sintomi gastrointestinali, insonnia e cefalea. Frequenze reazioni avverse: molto comune (>=1/10); comune (>=1/100, <1/10); non comune (>=1/1.000, <1/100); raro (>=1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000); non nota. Patologie del sistema emolinfopoietico. Molto raro: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario. Raro: reazioni di ipersensiblita’ (rash,orticaria); molto raro: reazione anafilattica. Disturbi psichiatrici.Comune: insonnia. Patologie del sistema nervoso. Comune: cefalea; molto raro: parestesia, disestesia, ipoestesia anche note per essere associate a sottostanti disordini lipidici. Patologie vascolari. Molto raro: vasculite. Patologie gastrointestinali. Comune: nausea, dolore addominale, dispepsia; molto raro: pancreatite. Patologie epatobiliari. Molto raro: epatite. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Molto raro: angioedema, edema del volto e altre reazioni cutanee (ad es.eczema, dermatite, esantema bolloso). Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Raro: mialgia, debolezza muscolare,miopatia; molto raro: rabomiolisi, sindrome lupus-simile, miosite. Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella. non nota: disfunzione erettile. Esami diagnostici. Comune: aumento della fosfochinasi ematica, aumento delle transaminasi ematiche. Poiche’ queste reazioni sono segnalate volontariamente da una popolazione di dimensioni non definibili, non e’ possibile stimare in modo attendibile la loro frequenza, che viene quindi classificata come non nota. Effetti di classe: i seguenti eventi avversi sono stati riportati con alcune statine: disturbi del sonno, compresi insonnia e incubi; perdita della memoria; disfunzione sessuale; depressione; casi eccezionali di malattia polmonare interstiziale, specialmente nella terapia a lungo termine; diabete mellito: la frequenza dipende dalla presenza o assenza di fattori di rischio (glicemia a digiuno >=5,6 mmol/L, BMI>30 kg/m^2, livelli elevati ditrigliceridi, storia di ipertensione). Bambini e adolescenti con ipercolesterolemia familiare eterozigote: il profilo di sicurezza di fluvastatina in bambini ed adolescenti con ipercolesterolemia familiare eterozigote valutato in due studi clinici non comparativi, in aperto, condotti su 114 pazienti di eta’ compresa da 9 a 17 anni, e’ risultato simile a quello osservato nei pazienti adulti. In entrambi gli studi clinici non sono stati osservati effetti sulla crescita e sullo svilupposessuale. La capacita’ degli studi di individuare un qualsiasi effetto del trattamento in questo ambito e’ stata tuttavia scarsa. Evidenzedi laboratorio: alterazioni biochimiche della funzionalita’ epatica sono state associate al trattamento con inibitori dell’HMG-CoA reduttasie con altri ipolipemizzanti. Sulla base di analisi raggruppate di studi clinici controllati, aumenti confermati dei livelli di alanina aminotransferasi o aspartato aminotransferasi superiori a 3 volte il limite superiore alla norma si sono manifestati nello 0,2% con le capsule da 20 mg/die, tra 1,5% e 1,8% con le capsule da 40 mg/die, nell’1,9% con le compresse da 80 mg/die e tra 2,7% e 4,9% con le capsule da 40 mgdue volte al giorno. La maggioranza dei pazienti con queste evidenze biochimiche anormali era asintomatica. Marcati incrementi dei livelli di CK a piu’ di 5x LSN si sono manifestati in un numero molto piccolo di pazienti (da 0,3 a 1,0%).

Gravidanza E Allattamento

Fluvastatina e’ controindicata durante la gravidanza e l’allattamento.Le donne in eta’ fertile devono fare uso di un contraccettivo efficace durante l’assunzione di fluvastatina. Qualora, nel corso della terapia venga accertato uno stato di gravidanza, la terapia deve essere interrotta. Non vi sono dati sufficienti sull’uso di fluvastatina durantela gravidanza. Poiche’ gli inibitori della HMG-CoA reduttasi diminuiscono la sintesi del colesterolo e probabilmente quella di altre sostanze biologicamente attive derivate dal colesterolo, essi potrebbero causare danni al feto quando somministrati a donne in gravidanza. Pertanto il farmaco e’ controindicato durante la gravidanza. Sulla base dei dati preclinici, ci si attende che la fluvastatina sia escreta nel latte umano. Non vi sono sufficienti informazioni sugli effetti di fluvastatina su neonati/bambini. Il farmaco e’ controindicato nelle donne cheallattano. Negli studi su animali non sono stati osservati effetti sulla fertilita’ maschile e femminile.

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Il mio bambino può mangiare il parmigiano? A che età iniziare?

MEDICINA ONLINE NEONATO BAMBINO BIMBO FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZZI COLITE COLONTogliamoci subito ogni dubbio. Il Parmigiano Reggiano è un toccasana per la dieta quotidiana. Non solo per quella di adulti e anziani, ma pure per quella di bambini e adolescenti, che hanno bisogno del giusto apporto di calcio per crescere sani e forti.

Leggiamo dal sito del Consorzio del Parmigiano Reggiano:

[Il] prof. Sergio Bernasconi dell’Università di Parma […] ha indicato in questo formaggio una straordinaria fonte di calcio altamente biodisponibile (e quindi assimilabile), molto utile per bambini ed adolescenti (“che mangiano molto e male”, ha detto il clinico) e la cui dieta è carente, come risulta da statistiche sia europee che statunitensi […]

Ma da che età è preferibile iniziare a consumare il Parmigiano Reggiano? Molti pediatri consigliano di evitare il formaggio nelle pappe fino al compimento del primo anno d’età – per approfondire questo punto, ti consigliamo di leggere questo articolo: I pediatri italiani dicono “no” al Parmigiano nelle pappe.

Quanto ne dovrebbe mangiare?

L’importante, come per ogni altro cibo, è non abusarne. Un bambino piccolo, di pochi anni d’età, non dovrebbe mangiare formaggio più di tre o quattro volte a settimana. Mangiare formaggio non vuol dire divorarne etti ed etti: bastano pochi grammi di Parmigiano Reggiano, una o due scaglie, per soddisfare, per esempio, il fabbisogno giornaliero di calcio. Facciamo qualche numero. Un bambino di età compresa fra uno e sei anni ha bisogno di circa 800 mg di calcio al giorno. Considera che una porzione di soli 50 g di Parmigiano Reggiano assicura un apporto di 580 mg di calcio. Insomma, a conti fatti, un etto di Parmigiano sarebbe già assai più che sufficiente.

Per i bambini allergici alle proteine del latte

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che chi è allergico alla caseina, la proteina principale del latte, può mangiare il Parmigiano Reggiano, purché sia un Parmigiano di lunga stagionatura.

Una ricerca pubblicata sulla rivista internazionale PLoS One ha svelato che:

due bimbi su tre (sotto i dieci anni) con gravi allergie al lattosio, che hanno assunto un cucchiaio di parmigiano reggiano, equivalente a un bicchiere di latte, non hanno presentato problemi e conseguenze negative.

L’importante, come già scritto, è che il Parmigiano sia ben stagionato, almeno 30 mesi. Più l’invecchiamento del formaggio è lungo e più gli enzimi proteolitici presenti nel latte e nel siero innesto “predigeriscono” la caseina, fino a ridurla in aminoacidi liberi, più facili da assorbire per l’organismo.

Ricorda infine che il Parmigiano Reggiano non garantisce solo un ottimo apporto di calcio. Questo formaggio è ricco di tante altre sostanze nutritive, come le vitamine A e B, oltre che di ferro e di zinco. Per esempio, il Beta-Carotene e le vitamine A, B2, B6, B12 assicurano un’ottima azione protettiva e antitossica: favoriscono la formazione degli anticorpi e ci difendono dagli inquinanti presenti nell’aria che respiriamo ogni giorno. Insomma, mangiare il Parmigiano fa bene. Basta solo non esagerare con le dosi.

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Parmigiano Reggiano: si può mangiare in gravidanza?

MEDICINA ONLINE PARMIGIANO REGGIANO GRAVIDANZA INCINTA ATTESA DOLCE FIGLIO MAMMA PARTO CIBO PANCIA MANGIARE DIETA CIBO FORMAGGIO FRUTTA VERDURA USO CARNE PESCE VINO CALORIE DIMAGRIRE CUCINA CUCINARE RICETTA LIGHT.jpgSei in dolce attesa? Ti stai chiedendo se puoi o non puoi mangiare il Parmigiano Reggiano in gravidanza? Se hai già cercato qualche informazione su Internet, ti sarai accorta che tutti scrivono tutto e il contrario di tutto: chi dice che il Parmigiano è bene mangiarlo sempre e comunque, anche in stato interessante, e chi consiglia di evitare, perché non si sa mai. La verità? Vediamoci chiaro.

La listeriosi

Il latte non pastorizzato, ossia crudo, potrebbe contenere batteri o altri agenti patogeni potenzialmente pericolosi per la salute della mamma e del suo bambino. Fra questi, il Listeria monocytogenes, il batterio responsabile della malattia nota come listeriosi. Niente allarmismi, però. Nella maggior parte dei casi, nella persona adulta, i sintomi della listeriosi sono lievi e simili a quelli della comune influenza: febbre, dolori muscolari, emicrania, fastidi allo stomaco. Il più delle volte, è sufficiente rivolgerti al tuo medico per la somministrazione di un antibiotico: in questo modo, puoi prevenire l’eventuale infezione nel tuo bimbo.

Mangiare o non mangiare il Parmigiano?

Per sicurezza, gli specialisti consigliano di evitare il consumo di formaggi realizzati con latte non pastorizzato e i formaggi molli, come il Brie, il Camembert e il Gorgonzola. E il Parmigiano Reggiano? Benché il Parmigiano sia fatto con latte crudo, quindi non pastorizzato, la sua lunga stagionatura, almeno 12 mesi, previene qualunque pericolo.

Oltretutto, occorre ricordare che il latte usato per realizzare il Parmigiano è sottoposto a una serie di controlli rigorosi, fin dalla mungitura, proprio come tutti gli altri formaggi che puoi acquistare al supermercato.

Tutt’al più, meglio fare attenzione alla presenza di eventuali muffe sulla pasta del formaggio, soprattutto se l’hai conservato a lungo, già tagliato, in frigorifero – evita di mangiare la crosta del Parmigiano.

Il calcio in gravidanza

Il Parmigiano, come abbiamo già scritto in passato, garantisce un ottimo apporto di sostanze nutritive e, in particolare di calcio. In gravidanza, il fabbisogno di calcio aumenta; per questo, a maggior ragione, è bene seguire una dieta ricca ed equilibrata.

Quanto calcio occorre a una donna in gravidanza? Gli esperti raccomandano 1 g al giorno (1.000 mg); questa dose è consigliata anche in caso di allattamento. Puoi ottenere questa quantità dal latte fresco, dallo yogurt e, appunto, dal formaggio. Considera che 50 grammi di Parmigiano Reggiano DOP assicurano 580 milligrammi di calcio, vale a dire oltre la metà del tuo fabbisogno quotidiano.

Ricorda che il giusto apporto di calcio previene l’osteopenia nella futura mamma, ossia la riduzione della massa ossea. Insomma, il Parmigiano Reggiano fa bene a te e al tuo bambino. Auguri di buona gravidanza!

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Tavacor (lovastatina) 40mg, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

TAVACOR COMPRESSE

Categoria Farmacoterapeutica

Ipocolesterolemizzanti ed ipotrigliceridemizzanti, inibitori della HMGCoA reduttasi, lovastatina.

Principi Attivi

Lovastatina.

Eccipienti

Lattosio, cellulosa microcristallina, amido pregelatinizzato, olio diricino idrogenato, magnesio stearato, sodio amido glicolato, butilidrossianisolo.

Indicazioni

Ipercolesterolemia primaria inclusa l’ipercolesterolemia familiare (variante eterozigote) o l’iperlipemia mista (tipo IIa e IIb) quando la sola risposta alla dieta e ad altre misure non farmacologiche (aumentodell’attivita’ fisica e se indicato riduzione del peso corporeo) sia risultata inadeguata. Ipercolesterolemia non corretta dalla sola dietain soggetti ad alto rischio di un evento cardiovascolare maggiore (soggetti con rischio superiore del 20%, colesterolo totale maggiore di 190 mg/dl e colesterolo LDL maggiore di 115 mg/dl). Ipercolesterolemia non corretta dalla sola dieta in pazienti con cardiopatia ischemica, per la riduzione del rischio di infarto del miocardio.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad altre statine o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Malattie epatiche in fase attiva, innalzamentodelle transaminasi, colestasi. Miopatia. Non somministrare nei casi digravidanza accertata o presunta e durante l’allattamento.

Posologia

Lovastatina e’ somministrata per via orale e deve essere assunta durante la cena. Se al paziente sono state prescritte due assunzioni al giorno, queste sono da intendersi una a colazione e l’altra a cena. Non assumere lovastatina a digiuno. Prima di iniziare il trattamento con lovastatina, il paziente deve essere posto a dieta standard ipocolesterolemica, che deve continuare durante il trattamento. Ipercolesterolemia; il dosaggio iniziale e’ di 10 mg/die in dose singola alla sera durante il pasto. Il dosaggio puo’ essere aggiustato ad intervalli di quattro settimane sino ad un massimo di 40 mg/die. Il dosaggio deve essereridotto nel caso di abbassamento del colesterolo-LDL sotto 75 mg/100 ml e di colesterolo-totale sotto 140 mg/100 ml. Ipercolesterolemia noncorretta dalla sola dieta in pazienti con cardiopatia ischemica: nellacardiopatia ischemica, il dosaggio iniziale e’ di 20 mg/die in dose singola la sera durante il pasto. Il dosaggio puo’ essere aggiustato adintervalli di quattro settimane sino al massimo di 80 mg/die in dosesingola la sera con il pasto o in due dosi (una a colazione e l’altraa cena). Il dosaggio deve essere ridotto nel caso di abbassamento delcolesterolo-LDL sotto 75 mg/100 ml (1,94 mmol/l) e di colesterolo-totale sotto 140 mg/100 ml (3,6 mmol/l). In caso di sospetta o reale mancata assunzione di una dose di lovastatina non assumere il farmaco fuoridell’orario prestabilito o insieme alla dose successiva. La mancata assunzione di una dose non compromette l’efficacia della terapia. Riprendere l’assunzione secondo gli schemi terapeutici stabiliti senza recuperare la dose non assunta. Eta’ pediatrica: e’ sconsigliata l’assunzione di lovastatina da parte dei bambini, in quanto non vi sono sufficienti dati al riguardo. Terapia concomitante: la lovastatina puo’ essere assunta in concomitanza con altri agenti ipocolesterolemizzanti (sequestranti biliari), ma in questo caso non deve essere superata la dosedi 20 mg/die. Va adottata cautela nella associazione terapeutica congemfibrozil, altri fibrati, niacina (acido nicotico) (dose di 1 g/dieo maggiore); non superare i 20 mg/die). Nei pazienti affetti da insufficienza renale grave (clearance di creatinina inferiore o uguale a 30ml/min) dosaggi superiori a 20 mg/die devono essere attentamente valutati. La somministrazione in pazienti di eta’ >65 anni deve implicare una scrupolosa valutazione del rischio e un attento monitoraggio dellepossibili reazioni avverse.

Conservazione

Non conservare a temperatura superiore a 30 gradi C.

Avvertenze

La lovastatina puo’ aumentare i livelli sierici di creatin-chinasi e di transaminasi. Eseguire test di funzionalita’ epatica prima dell’inizio del trattamento, 6 e 12 settimane dopo l’inizio della terapia, ognivolta che si aumenti la dose e almeno 2 volte l’anno indipendentemente da aggiustamenti di dosaggio. Lovastatina possiede un effetto solo moderato sui trigliceridi e non e’ indicata quando e’ rilevante l’ipertrigliceridemia in presenza di disturbi di alterazione metabolica dei grassi (per es. iperlipidemia dei Tipi I, IV e V secondo Fredrickson).Per l’iperlipemia Tipo III non vi sono sufficienti esperienze. La lovastatina e’ meno efficace nei pazienti con ipercolesterolemia familiareomozigote, perche’ questi pazienti mancano di recettori LDL funzionali. Nei pazienti con ipercolesterolemia familiare omozigoti, la lovastatina sembra aumentare con maggiore frequenza le transaminasi. Contienelattosio. La lovastatina puo’ causare occasionalmente miopatia, che si manifesta con dolori muscolari, dolenzia, dolorabilita’, debolezza,e/o aumento dei livelli di creatin-chinasi (fino a 10 volte i valori massimi di riferimento). La miopatia talvolta si manifesta come rabdomiolisi con o senza blocco renale acuto secondario a mioglobinuria, raramente con esito fatale. Il rischio di miopatia e’ correlato alla dose.Il rischio di miopatia/rabdomiolisi e’ notevolmente aumentato dall’uso concomitante di amiodarone e/o verapamil. La dose di lovastatina nondeve superare i 40 mg/die in pazienti che ricevano un trattamento concomitante di amiodarone o verapamil. Evitare lovastatina a dosi >40 mg/die con amiodarone o verapamil salvo che i benefici non prevalgano sull’aumentato rischio di miopatia. Il rischio di miopatia/rabdomiolisipotenziale o documentato e’ inoltre aumentato dall’uso concomitante dilovastatina con potenti inibitori dell’enzima CYP3A4 (la lovastatinae’ un substrato del CYP3A4). Il rischio inoltre e’ aumentato dall’usoconcomitante di farmaci ipolipemizzanti che possono causare da soli miopatia. Il rischio aumenta anche con disturbi elettrolitici, convulsioni, disturbi della funzione tiroidea, ipotermia, acidosi metabolica, ipossia, infezioni virali, farmaci d’abuso. Di conseguenza l’uso concomitante di lovastatina con itraconazolo, ketoconazolo, eritromicina, claritromicina, telitromicina, inibitori delle HIV proteasi, nefazodonediscrete quantita’ di succo di pompelmo (0,20 l/die) e camomilla dovrebbe essere evitato. Nei casi in cui il trattamento con questi farmacifosse indispensabile, la lovastatina dovrebbe essere sospesa. L’uso concomitante di altri farmaci aventi un forte effetto inibitore del sistema CYP3A4 dovrebbe essere evitato salvo che i benefici attesi non prevalgano sul rischio possibile. La dose di lovastatina non dovrebbe superare i 20 mg/die in pazienti che ricevano un trattamento concomitantecon farmaci immunosoppressivi (es. ciclosporina), gemfibrozil, altrifibrati, o alte dosi di niacina (acido nicotinico, dosi >= 1 g/die). L’uso combinato di lovastatina e fibrati o niacina dovrebbe essere evitato a meno che il beneficio di una ulteriore riduzione dei livelli dilipidi non giustifichi l’aumentato rischio della terapia associata. L’aggiunta di questi farmaci alla lovastatina induce una modesta riduzione addizionale del colesterolo LDL, ma puo’ ridurre ulteriormente i trigliceridi e aumentare il colesterolo HDL. La dose di lovastatina nondeve superare i 40 mg/die in pazienti che ricevano un trattamento concomitante di amiodarone o verapamil. L’uso concomitante di lovastatinaa dosi > 40 mg/die e amiodarone o verapamil dovrebbe essere evitato salvo che i benefici non prevalgano sul rischio aumentato di miopatia. Sospendere la lovastatina in presenza di diagnosi o sospetta diagnosi di miopatia. La presenza dei suddetti sintomi e/o l’innalzamento dellaCK (>10 volte) sono indicativi di miopatia. Nella maggior parte dei casi in cui viene interrotto il trattamento, i dolori muscolari scompaiono e i livelli di CK tendono a tornare ai valori normali. Controlli periodici delle CK dovrebbero essere eseguiti nei pazienti che inizianola terapia o che aumentano il dosaggio, anche se non esiste certezza che i controlli possano prevenire la miopatia. Molti pazienti che hannosviluppato una rabdomiolisi presentavano una anamnesi complicata, inclusa insufficienza renale conseguente a diabete mellito di lunga durata. Si dovrebbe prescrivere lovastatina ponendo attenzione ai pazientiche hanno gia’ presentato miopatia a seguito di trattamento con statine o fibrati o che soffrono di malattie che aumentano il rischio di rabdomiolisi (ipertiroidismo non curato, miopatia ereditaria, alcolisti).L’aumento delle transaminasi sieriche fino a 3 volte i valori normalie’ stato segnalato in pazienti adulti che hanno assunto lovastatina per almeno un anno: in questi casi e’ necessario interrompere la terapia. L’aumento compare in genere dopo 3-12 mesi senza segni o sintomi associati. La sospensione del trattamento riporta lentamente alla normalita’ il livello delle transaminasi. Non si sono osservati segni di ipersensibilita’. Nella sorveglianza post-marketing, disturbi epatici sintomatici sono stati raramente segnalati. Test di funzionalita’ epatica(ALT, AST) sono raccomandati prima dell’inizio della terapia e dopo 6e 12 settimane di terapia o di un aumento della dose, quindi con periodicita’ semestrale. I pazienti che sviluppano un aumento delle transaminasi devono essere monitorati fino a quando i valori non rientrano nella norma. Un aumento delle ALT o AST superiore a 3 volte i valori normali deve indurre a interrompere la terapia. Il farmaco dovrebbe essere somministrato con cautela a pazienti alcolisti o con anamnesi di disturbi epatici. Prima di estrazioni dentarie avvisare il proprio dentista di essere in terapia con lovastatina. Potrebbe essere necessario interrompere la terapia alcuni giorni prima di essere sottoposti ad intervento chirurgico o ad altro intervento medico invasivo. A tal fine informare sempre i sanitari di essere sottoposti a terapia con lovastatina. Con alcune statine sono stati riportati casi eccezionali di malattia interstiziale polmonare, soprattutto con la terapia a lungo termine. La sintomatologia puo’ includere dispnea, tosse non produttiva e deterioramento dello stato di salute generale. Se si sospetta che un paziente abbia sviluppato una malattia interstiziale polmonare, interrompere la statina. Diabiete mellito: le statine, come effetto classe, aumentano la glicemia e in alcuni pazienti, ad alto rischio di svilupparediabete, possono indurre un livello di iperglicemia tale per cui e’ appropriato il ricorso a terapia antidiabetica. Questo rischio, tuttavia, e’ superato dalla riduzione del rischio vascolare con l’uso di statine e pertanto non deve essere motivo di interruzione del trattamento.Monitorare i pazienti a rischio.

Interazioni

>>Interazioni con inibitori del CYP3A4. La lovastatina e’ metabolizzata principalmente dalla isoforma CYP3A4 del citocromo P450, ma non inibisce l’enzima e quindi non si ritiene che possa modificare il metabolismo di altri farmaci che vengono metabolizzati dall’enzima CYP3A4. I seguenti inibitori dell’isoenzima possono aumentare il rischio di miopatia riducendo la clearance plasmatica di lovastatina: itraconazolo, ketoconazolo, eritromicina, claritromicina, telitromicina, inibitori delle HIV proteasi, nefazodone, ciclosporina, succo di pompelmo (0,20 litri ed oltre), camomilla. >>Interazioni con ipolipemizzanti. Il rischiodi miopatia e’ aumentato dai seguenti farmaci, che gia’ da soli possono indurre miopatia: gemfibrozil, altri fibrati, niacina (acido nicotinico) (>1 g/die). >>Altre interazioni. Amiodarone o verapamil: il rischio di miopatia/rabdomiolisi e’ aumentato dell’uso concomitante di questi farmaci con lovastatina e altri inibitori della HMG-CoA reduttasi.Anticoagulanti cumarinici: la assunzione di inibitori della HMG-CoA reduttasi puo’ modificare il tempo di protrombina, per cui la somministrazione di lovastatina deve essere accompagnata da periodici controlli. Dopo stabilizzazione del tempo di protrombina, i controlli possono essere eseguiti con la frequenza usuale dei pazienti in terapia anticoagulante. Nei casi di modifica della dose di lovastatina, la proceduradeve essere ripetuta. Propranololo: non sono state riscontrate interazioni farmacodinamiche. Digossina: non sono state riscontrate interazioni farmacocinetiche. Ipoglicemizzanti orali: non sono state riscontrate interazioni farmacocinetiche. ACE inibitori, diuretici, antinfiammatori non steroidei: non sono state riscontrate interazioni cliniche. Funzione endocrina: benche’ gli inibitori della HMG-CoA reduttasi potrebbero teoricamente ridurre la produzione di steroidi della ghiandola surrenale e delle gonadi, la lovastatina ha dimostrato di non ridurre ilivelli plasmatici basali di cortisolo e di testosterone. Funzione tiroidea: prestare attenzione in casi di ipotiroidismo e ipertiroidismo.

Effetti Indesiderati

Gli effetti indesiderati sono usualmente di natura lieve e transitoria. Gli eventi riscontrati in percentuale superiore allo 0,5 e 1% i seguenti: astenia, dolori addominali, stipsi, diarrea, dispepsia, flatulenza, nausea, crampi muscolari, mialgia, vertigini, mal di testa, rash cutaneo, visione alterata. Altri eventi avversi segnalati in 0,5-1,0% dei pazienti sono: dolore toracico, reflusso esofageo, secchezza dellabocca, vomito, dolore alle gambe, dolore alle spalle, artralgia, insonnia, parestesia, alopecia, prurito, irritazione oculare. Inoltre sonostati riportati stanchezza, bruciori di stomaco, disturbi del gusto. >>Effetti indesiderati segnalati per le statine. Questi eventi non necessariamente associati con la terapia a base di lovastatina. Muscolo-scheletrici: crampi muscolari, mialgia, miopatia, rabdomiolisi, artralgia. Neurologici: disfunzione di alcuni nervi cranici, tremori, vertigini, capogiri, perdita di memoria, parestesia, neuropatia periferica, disturbi psichici, ansieta’, insonnia, depressione. Reazioni di ipersensibilita’: anafilassi, angioedema, lupus eritematoso, polimialgia reumatica, dermatomiosite, vasculite, porpora, trombocitopenia, leucopenia,anemia emolitica, eosinofilia, orticaria, astenia, fotosensibilita’,febbre, dispnea, necrolisi epidermica, eritema multiforme, inclusa sindrome di Stevens-Johnson. Gastrointestinali: pancreatiti, epatiti incluse forme croniche, ittero colestatico, steatosi epatica, cirrosi, necrosi epatica fulminante, epatoma, anoressia, vomito. Cutanei: alopecia, prurito. Riproduttivi: ginecomastia, perdita di libido, disfunzionierettili. Vista: progressione della cataratta, oftalmoplegia. Alterazioni di parametri di laboratorio: aumento delle transaminasi, fosfatasialcalina, gammaglutamiltranspeptidasi (gammaGT), bilirubina. Endocrini: anormalita’ della funzione tiroidea. Diabete mellito: la frequenzadipende dalla presenza o assenza di fattori di rischio (glicemia a digiuno >=5.6 mmol/L, BMI>30kg/m^2, livelli elevati di trigliceridi, storia di ipertensione). I seguenti effetti avversi sono stati riportati con alcune statine: incubi, casi eccezionali di malattia interstizialepolmonare (soprattutto con la terapia a lungo termine).

Gravidanza E Allattamento

La lovastatina e’ controindicata in gravidanza. Prima della prescrizione a donne in eta’ fertile si raccomanda di eseguire un test di gravidanza. Qualora, in corso di trattamento con lovastatina venga diagnosticata una gravidanza, il trattamento stesso deve essere immediatamentesospeso. Benche’ il suo passaggio e/o quello dei suoi metaboliti nel latte materno non sia stato dimostrato, per non esporre a potenziale tossicita’ i neonati, la somministrazione deve essere evitata nelle donne che allattano oppure nel caso di terapia indispensabile e’ necessario sospendere l’allattamento.

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Quali sono le dimensioni di una porta di calcio di serie A?

MEDICINA ONLINE DIMENSIONI MISURA CAMPO CALCIO SERIE A RIGORE PORTA AREA LARGHEZZA LUNGHEZZA AREALa distanza che separa i due pali di una porta di calcio è di 7,32 metri.

Il bordo inferiore della traversa è situato a 2,44 metri di altezza dal suolo.

Entrambi i pali e la sbarra trasversale devono avere un’uguale larghezza e spessore, di misura non superiore ai 12 cm.

Il punto del calcio di rigore (anche chiamato “dischetto”) è posto alla distanza di 10,98 m dalla porta.

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Condizioni e preparazione per donare il sangue: tutte le informazioni

MEDICINA ONLINE PRELIEVO DONAZIONE SANGUE ANALISI BLOOD LABORATORY VES FORMULA LEUCOCITARIA PLASMA FERESI SIERO FIBRINA FIBRINOGENO COAGULAZIONE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIASTRINE WALLPAPER HI RES PIC PICTURE PHOTOAl momento della donazione, è consigliabile essere a digiuno da qualche ora oppure, se non è proprio possibile presentarsi a stomaco vuoto, è bene aver assunto un pasto comunque leggero, privo di grassi e zuccheri. È necessario aver introdotto una sufficiente quantità di liquidi onde non essere disidratati, prima del prelievo viene compilato un questionario anamnestico riguardo alla storia clinica remota e recente dall’ultima donazione, o comunque gli ultimi 4 mesi, dopodiché il donatore viene sottoposto alla quantificazione dell’emoglobina tramite punzione di un dito della mano ed esame spettrofotometrico della goccia di sangue fuoriuscita.

Segue poi un colloquio con un medico della sezione con cui viene commentato il questionario, viene misurata la pressione arteriosa ed auscultati il cuore ed i polmoni, dopodiché si può accedere alla sala prelievi.

Una donazione di sangue intero dura circa 15 minuti; una di plasma ne dura circa 45 ed una di piastrine poco di più. La durata della donazione di plasma è maggiore di quella del sangue intero a causa del procedimento di estrazione del plasma dal sangue: la cannula (l’ago che viene inserito in vena) è collegata ad un separatore cellulare in cui una centrifuga separa la parte più liquida, il plasma appunto, dai globuli rossi. Tale macchina esegue normalmente tre cicli di prelievo-separazione-reinfusione; in ciascuno sono processati circa 450 ml di sangue. Il plasma viene immesso in una sacca, la restante parte processata (globuli rossi concentrati e il plasma non separato) viene reintrodotta nell’apparato circolatorio nel donatore attraverso la stessa cannula. Per la donazione di plasma è incoraggiato lo stringere ritmicamente con la mano una pallina di gommapiuma per favorire il ritorno venoso garantendo un regolare funzionamento del separatore cellulare; è comunque presente un avviso sonoro quando il flusso di sangue si riduce sotto determinati valori.

Tramite una gestione con codici a barre, viene tracciata la singola donazione, identificando la sacca di sangue, l’apparecchio di emotrasfusione impiegato, il tesserino dell’Infermiere e del donatore.
In questo modo, è informatizzata la registrazione del gruppo sanguigno e della data di donazione, che permettono di controllare:

  • l’impiego di sangue di un gruppo compatibile col ricevente;
  • non oltre il tempo massimo utile per la conservazione delle sacche e la trasfusione;
  • il rispetto del tempo minimo di 3 mesi, previsto per legge, tra una donazione e la successiva;
  • la disponibilità in tempo reale di sangue presso ogni centro, per ottimizzare la raccolta e l’impiego in base alla domanda.

Al termine del processo, per compensare la parte liquida tolta, potrebbe essere infusa nel donatore della soluzione salina, ma nella pratica si consiglia semplicemente di bere dei liquidi. Non prelevando componenti cellulari, la donazione di plasma risulta di impatto praticamente nullo sull’efficienza fisica del donatore; può pertanto essere eseguita ad intervalli ridotti (anche soli 14 giorni) ed è particolarmente indicata a donne in età fertile, in quanto non riduce il contenuto di ferro del sangue.

La richiesta di questo emoderivato è molto maggiore rispetto al sangue intero poiché il suo campo di applicazione è molto vasto.

Le donazioni sono in genere indolori e prevedono un ristoro finale. Ai lavoratori dipendenti, inoltre, viene riconosciuta in Italia per legge una giornata di riposo retribuita.

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Le condizioni per la donazione in Italia

Le condizioni necessarie per essere donatore sono:

SANGUE INTERO

  • età: compresa tra i 18 e i 65 anni. È possibile donare prima della maggiore età solo in situazioni particolari, dopo parere medico e autorizzazione da parte di chi esercita la patria potestà sul minore. I donatori abituali in buona salute possono continuare a donare anche oltre i 65 anni. L’età massima per la prima donazione è di 60 anni, posticipabile dal medico. Negli USA è possibile la prima donazione già a 17 anni; in Brasile anche a 16, con il consenso di chi esercita la patria potestà.
  • massa: uguale o superiore ai 50 chili;
  • pulsazioni: comprese tra 50-100 battiti/minuto;
  • pressione arteriosa: tra 14,66 e 24 kPa (sistolica o massima), tra 8 e 13,33 kPa (diastolica o minima).
  • emoglobina: non inferiore a 12,5 g/dL nelle donne ed a 13,5g/dL negli uomini

PLASMA DA AFERESI

  • età: compresa tra i 18 ed i 60 anni; dopo i 60 anni, la plasmaferesi è consentita solo occasionalmente
  • peso, pressione arteriosa, polso: stessi requisiti del sangue intero
  • protidemia: non inferiore ai 6 g% e quadro elettroforetico non alterato
  • emoglobina: non inferiore a 11,5 g/dL nella donna e 12,5 g/dL nell’uomo

In generale Inoltre è necessario:

  • avere un buono stato di salute:
    • non essere affetto da gravi malattie/patologie croniche;
    • non aver avuto malattie nei 15 giorni precedenti il prelievo
    • non aver assunto antibiotici nei 5 giorni precedenti il prelievo;
    • non aver subito estrazioni dentarie nei 7 giorni precedenti la donazione;
    • non aver subito interventi chirurgici o endoscopie nei 4 mesi precedenti il prelievo.
  • non seguire comportamenti a rischio:
    • non essere stato esposto al rischio di malattie trasmissibili (non aver effettuato tatuaggi/piercing negli ultimi 4 mesi);
    • non fare uso di droghe pesanti né uso continuato di droghe leggere;
  • non avere soggiornato per oltre sei mesi nel Regno Unito nel periodo dal 1980 al 1996;
  • che sia passato un anno dalla gravidanza (il parto).

Dopo la donazione

La legislazione italiana (Legge 21 ottobre 2005, n. 219) prevede una giornata di riposo retribuita per chi ha effettuato una donazione. Tale norma, adottata anche da altre nazioni europee per incentivare maggiormente i potenziali donatori, è comunque di carattere precauzionale e viene normalmente disattesa dai donatori lavoratori autonomi, che dopo la donazione in genere effettuano una normale giornata di lavoro. Risulta però importante per chi svolge lavori pesanti, pericolosi o che richiedano particolare attenzione: conducenti di camion, aerei, treni, pompieri, quanti lavorano su impalcature, eccetera. Per quanto riguarda gli studenti, invece, l’assenza causata nella giornata della donazione è giustificata e, sotto presentazione di un certificato medico, le ore di assenza non vengono conteggiate.

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Allenarsi troppo non fa dimagrire

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI ALIMENTAZIONE MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBESe pensate che allenarvi in modo intensivo vi farà perdere i chili di troppo, forse dovete rivedere le vostre posizioni. Una ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology ha dimostrato che il corpo umano può consumare calorie solo fino a una certa soglia. Oltre questo limite l’esercizio fisico, anche se praticato in modo costante e con frequenza maggiore, per quanto faccia bene alla salute non basta più (da solo) per dimagrire.

Il team di studiosi guidato dal professore Herman Pontzer della City University di New York ha messo a confronto il consumo metabolico di 332 persone di Sudafrica, Ghana, Giamaica, Seychelles e USA con stili di vita più o meno attivi. Dopo aver analizzato la relazione tra il dispendio energetico e l’attività fisica, è emerso che da una parte fare sport e muoversi aumenta il consumo di calorie, ma che questa reazione è più intensa in corrispondenza di un’attività fisica moderata.

In caso di sovrallenamento invece, il corpo assesterà il suo consumo energetico su un plateau fisico e metabolico che non potrà oltrepassare. Oltre quel livello, le energie che utilizzerà saranno infatti quelle destinate ad altre funzioni del corpo. Di conseguenza, allenamenti forsennati non serviranno a dimagrire ulteriormente. Al contrario, in caso di vita sedentaria, allenarsi e fare sport senza esagerare fa davvero la differenza: accelera il metabolismo favorendo il dispendio di energie e la conseguente perdita di peso.

Quindi considerate il fatto che moltiplicare le ore di corsa o palestra fino all’esaurimento non serve a niente: se volete perdere peso meglio preferire all’eccesso la costanza e la moderazione e alimentarsi con una dieta equilibrata.

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Differenza tra riproduzione sessuata e asessuata

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVCon “riproduzione” si intende la generazione di nuovi individui tramite la divisione cellulare. bisogna distinguere pero riproduzione sessuata e asessuata.

La riproduzione asessuata è più semplice e avviene senza organi riproduttivi, appartiene per lo più a organismi poco sviluppati. gli esempi sono molteplici: la gemmazione con l’Idra, la talea con il Geranio o gli stoloni con le fragole.
In tutti questi casi comunque gli individui generati sono geneticamente uguali al genitore.

La riproduzione sessuata, quella che avviene nei mammiferi e quindi anche negli esseri umani, è molto più complessa e necessita l’unione di due cellule dette gameti. Il gamete maschile si chiama spermatozoo e quello femminile ovulo, essi possedendo un corredo genetico dimezzato (quindi di soli 23 cromosomi) vanno a generare, attraverso un processo di fecondazione, uno zigote. Esso avrà di conseguenza il coretto numero di cromosomi e in seguito tramite la divisione cellulare andrà a generare individui geneticamente diversi da genitori. Questa riproduzione, nonostante la sua complessità, è la più diffusa in particolare tra gli organismi pluricellulari. Questo perché a differenza della riproduzione asessuata permette di “mescolare” il materiale genetico e quindi di aumentare la variabilità dei caratteri i quali, nel coso del tempo, si rivelano indispensabili per la sopravvivenza e l’evoluzione di ogni specie.

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