Quante ossa ed articolazioni abbiamo nel nostro corpo?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OMERO OSSO ANATOMIA FUNZIONI SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione RadiofreLo scheletro umano è formato da una grande quantità di ossa di varie forme e dimensioni e può essere suddiviso in ossa del capo, ossa del tronco e ossa degli arti.

Il numero totale di ossa che compongono lo scheletro di un adulto è: 206.

Il numero totale di articolazioni che compongono lo scheletro di un adulto è: 68.

Lo scheletro umano di un neonato presenta 270 ossa, mentre – come abbiamo visto – il numero di ossa di un adulto è 206. Ciò si spiega col fatto che durante lo sviluppo alcune ossa si uniscono tra di loro.

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Differenza tra muscoli volontari, involontari, scheletrici e viscerali

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-stiramento-muscolare-sintomi-rimedi-pre-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoNell’essere umano il sistema muscolare è l’insieme di tessuti che permette, attraverso la contrazione muscolare, il movimento del soggetto e lo scorrimento di sostanze organiche interne come sangue e cibo. Il sistema muscolare, insieme al sistema scheletrico, forma l’apparato locomotore, che permette i nostri movimenti, che possono essere sia volontari che involontari.

Nell’uomo il sistema muscolare è costituito da due tipologie principali di muscoli:

  • I muscoli volontari: sono formati da tessuto muscolare striato e permettono i movimenti volontari del soggetto. Sono legati alle ossa tramite tendini; vengono spesso indicati anche come muscoli scheletrici poiché si inseriscono sulle ossa dello scheletro per permetterne il movimento. Come indica il nome stesso, sono muscoli che possono essere controllati volontariamente, come ad esempio il muscolo bicipite del braccio. Il nome “striato” dipende dal fatto che i filamenti di actina e miosina che li costituiscono, essendo disposti in modo regolare, determinano la formazione di bande chiare alternate a bande più scure, osservabili al microscopio.
  • I muscoli involontari: sono formati da tessuto muscolare liscio; vengono detti anche muscoli viscerali perché si trovano a ricoprire gran parte delle pareti degli organi interni, come nel tratto digestivo, nella vescica, nei dotti, nelle arterie, nelle vene, ecc. Fa eccezione il muscolo cardiaco (detto anche miocardio), anch’esso involontario ma formato da tessuto muscolare striato. Come dice il nome, sono muscoli che si contraggono in modo involontario, ad esempio i muscoli presenti nella parete del tubo digerente che si contraggono nella fase esofagea della deglutizione permettendo il passaggio del cibo ingerito dalla bocca allo stomaco.

Per approfondire: Differenze tra muscolo striato, scheletrico, liscio, cardiaco, superficiale e profondo

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Differenza tra epifisi, diafisi, metafisi ed ipofisi

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE BACINO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALE.jpgEpifisi

L’epifisi (pronuncia “epìfisi”) è l’estremità tondeggiante delle ossa lunghe, come ad esempio il femore. Le due epifisi, che sono distinte in prossimale e distale, sono rivestite esternamente da tessuto osseo lamellare compatto, mentre contengono all’interno tessuto osseo lamellare spugnoso (le lamelle sono disposte parallelamente a formare spicole o trabecole collocate secondo le linee di forza che agiscono su quel segmento, formando un “labirinto” di spazi in cui è contenuto il midollo osseo rosso), di natura più elastica. In corrispondenza dell’articolazione mobile o diartrosi, l’epifisi conserva uno strato di cartilagine articolare, priva di pericondrio, bagnata dal liquido sinoviale, che permette di ridurre l’attrito con l’altro osso partecipante all’articolazione. Mentre il fronte di ossificazione diafisario parte dal centro della diafisi e procede longitudinalmente verso le due epifisi, quello epifisario parte dall’interno dell’epifisi e procede radialmente verso le estremità, bloccandosi però in corrispondenza della cartilagine articolare e della cartilagine metafisaria, che è raggiunta solo dal fronte di ossificazione diafisario. L’epifisi quindi possiede un proprio nucleo osseo e una propria vascolarizzazione differenti da quelle della rispettiva diafisi.

Leggi anche: I tipi di tessuto osseo: cellule, matrice, formazione e struttura

Diafisi

La parte centrale delle ossa lunghe è detta diafisi. La diafisi è formata da tessuto osseo lamellare compatto (le lamelle sono distribuite concentricamente attorno a piccoli canali, i canali di Havers, e formano gli osteoni o sistemi haversiani) e delimita al suo interno il canale midollare, cavità contenente il midollo osseo giallo, tessuto linfoide primario sede di maturazione pre-antigenica dei linfociti B. Tra epifisi e diafisi vi sono fisi o cartilagine di accrescimento o cartilagine metafisaria.

Leggi anche: Differenza tra osso compatto e spugnoso

Metafisi

La metafisi è costituita da vari tipi di cartilagine derivanti da altrettante alterazioni morfologiche e biochimiche della cartilagine ialina:

  • cartilagine a riposo o quiescente, immediatamente a ridosso dell’epifisi, non presenta peculiari modificazioni morfologiche rispetto alla comune cartilagine ialina;
  • cartilagine di accrescimento o seriata, costituita da condroblasti che in virtù di un elevato ritmo mitotico sostenuto dall’ormone somatotropo o somatotropina proliferano disponendosi in file di cellule impilate parallele all’asse maggiore dell’osso; questa cartilagine è responsabile dell’accrescimento longitudinale delle ossa lunghe e la sua ossificazione, a partire dai vent’anni di età, comporta la saldatura della diafisi con l’epifisi e l’impossibilità per l’osso di crescere in lunghezza;
  • cartilagine ipertrofica, in cui le cellule, non ricevendo più sostanze nutritive dal pericondrio (che per ossificazione perdicondrale è ormai divenuto un manicotto osseo) diventano ipertrofiche, sofferenti, rivelano all’analisi istologica segni evidenti di alterazione e iniziano a riassorbire la matrice extracellulare o condromucoide in cui sono immerse per trarne nutrimento, mentre la condromucoide va incontro a progressiva calcificazione;
  • cartilagine degenerata, immediatamente adiacente al fronte di ossificazione diafisario che avanza, in cui le cellule muoiono e la condromucoide è calcificata.

Leggi anche: Differenza tra osso fibroso e lamellare

Ipofisi

L’ipofisi (pronuncia “ipòfisi”) o ghiandola pituitaria, non è una parte di osso, bensì è una ghiandola endocrina situata alla base del cranio, nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide. Si può dividere in due lobi, strutturalmente e funzionalmente diversi, che controllano, attraverso la secrezione di numerosi ormoni, l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo:

  • il lobo anteriore (adenoipofisi), nello sviluppo embrionale si forma per invaginazione dell’ectoderma dello stomodeo (membrana faringea);
  • il lobo posteriore (neuroipofisi), formazione neuro-ectodermica diencefalica.
    Essi sono divisi da una pars intermedia, piccola e poco vascolarizzata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Dibase (vitamina D): posologia, effetti collaterali [FOGLIETTO ILLUSTRATIVO]

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLODibase è un farmaco contenente Vitamina, usato nell’integrazione di tale vitamina.

Indicazioni: Prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D.

Forma farmaceutica e contenuto

  • Gocce orali, soluzione: flacone in vetro ambrato, chiuso con una capsula a prova di bambino in polipropilene. La confezione contiene 1 flacone da 10 ml ed 1 contagocce.
  • Soluzione orale: contenitore in vetro ambrato, chiuso con una capsula in polipropilene. Confezioni da 1, da 2 o da 4 contenitori monodose da 2,5 ml.
  • Soluzione iniettabile : fiale in vetro ambrato. Confezioni da 6 fiale da 100.000 U.I./ml e da 2 fiale da 300.000 U.I./ml

Controindicazioni

  • Ipersensibilità al colecalciferolo o a uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Ipercalcemia, ipercalciuria.
  • Calcolosi renale (nefrolitiasi, nefrocalcinosi).
  • Insufficienza renale.

Precauzioni

  • Nei pazienti anziani già in trattamento con glicosidi cardiaci o diuretici è importante monitorare la calcemia e la calciuria. In caso di ipercalcemia o di insufficenza renale, ridurre la dose o interrompere il trattamento.
  • Il prodotto deve essere prescritto con cautela a pazienti affetti da sarcoidosi, a causa del possibile incremento del metabolismo della vitamina D nella sua forma attiva. In questi pazienti occorre monitorare il livello del calcio nel siero e nelle urine.
  • Pazienti affetti da insufficienza renale presentano un alterato metabolismo della vitamina D; perciò, se devono essere trattati con colecalciferolo, è necessario monitorare gli effetti sull’omeostasi di calcio e fosfato.

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Interazioni
Informare il medico o il farmacista se si è recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, anche quelli senza prescrizione medica.

  • L’uso concomitante di anticonvulsivanti o barbiturici può ridurre l’effetto della vitamina D3 per inattivazione metabolica. In caso di trattamento con diuretici tiazidici, che riducono l’eliminazione urinaria del calcio, è raccomandato il controllo delle concentrazioni sieriche di calcio.
  • L’uso concomitante di glucocorticosteroidi può ridurre l’effetto della vitamina D3.
  • In caso di trattamento con farmaci contenenti la digitale, la somministrazione orale di calcio combinato con la vitamina D aumenta il rischio di tossicità della digitale (aritmia). È pertanto richiesto lo stretto controllo del Medico e, se necessario, il monitoraggio elettrocardiografico e delle concentrazioni sieriche di calcio.
  • Un concomitante uso di antiacidi contenenti alluminio può iterferire con l’efficacia del farmaco, diminuendo l’assorbimento della vitamina D, mentre preparati contenenti magnesio possono esporre al rischio di ipermagnesiemia.
  • Studi sugli animali hanno suggerito un possibile potenziamento dell’azione del warfarin quando somministrato con calciferolo. Sebbene non vi siano simili evidenze con l’impiego di colecalciferolo è opportuno usare cautela quando i due farmaci vengono usati contemporaneamente.
  • La colestiramina, il colestipolo e l’orlistat riducono l’assorbimento della vitamina D, mentre l’alcoolismo cronico diminuisce le riserve di Vitamina D nel fegato

Avvertenze

  • Considerare la dose totale di vitamina D quando si assumono altri prodotti che contengono già vitamina D, cibi addizionati con vitamina D o in caso di utilizzo di latte arricchito con vitamina D.
  • L’assunzione prolungata di alti dosaggi di vitamina D deve essere effettuata sotto stretto controllo medico.

Chiedere consiglio al medico nei seguenti casi, in cui può essere necessario un aumento dei dosaggi rispetto a quelli standard:

  • soggetti in trattamento con anticonvulsivanti o barbiturici (vedere “Interazioni”);
  • soggetti in trattamento con terapie corticosteroidee (vedere “Interazioni”);
  • soggetti in trattamento con ipolipidemizzanti quali colestipolo, colestiramina e orlistat (vedere “Interazioni”);
  • soggetti in trattamento con antiacidi contenenti alluminio (vedere “Interazioni”);
    soggetti obesi;
  • patologie digestive (malassorbimento intestinale, mucoviscidosi o fibrosi cistica);
    insufficienza epatica.

Gravidanza e allattamento
Chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di prendere qualsiasi medicinale. Nei primi 6 mesi di gravidanza la vitamina D deve essere assunta con cautela per il rischio di effetti teratogeni. Quando necessario, la vitamina D può essere prescritta durante l’allattamento. Tale supplementazione non sostituisce la somministrazione di vitamina D nel neonato.

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Non sono disponibili dati sugli effetti del prodotto sulla capacità di guidare. Tuttavia, un effetto su tale capacità è improbabile.

Posologia
DIBASE può essere somministrato a cadenza giornaliera, settimanale, mensile o annuale. In caso di terapia per via orale, si raccomanda di assumere DIBASE durante i pasti. La terapia per via intramuscolare è indicata solo in caso di sindromi da malassorbimento.

Prevenzione della carenza di vitamina D:
La somministrazione preventiva di DIBASE è consigliata in tutte le condizioni caratterizzate da maggior rischio di carenza o da aumentato fabbisogno. È generalmente riconosciuto che la prevenzione della carenza di vitamina D deve essere effettuata in maniera sistematica nel neonato (in particolare nel prematuro), nel lattante, nella donna in gravidanza (ultimo trimestre) e nella donna che allatta alla fine dell’inverno e in primavera, nel soggetto anziano, eventualmente nel bambino e nell’adolescente se l’esposizione solare è insufficiente.

Trattamento della carenza di vitamina D:
A titolo indicativo si fornisce il seguente schema posologico, da adattare a giudizio del medico sulla base della natura e gravità dello stato carenziale.

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DIBASE 10.000 U.I./ml gocce orali, soluzione

Le posologie giornaliere sotto indicate possono essere assunte anche una volta alla settimana moltiplicando per sette la dose giornaliera indicata.

Neonati, Bambini e Adolescenti (< 18 anni)
Prevenzione: 2-4 gocce al giorno (pari a 500-1000 U.I. di vitamina D3).
Trattamento: 8-16 gocce al giorno (pari a 2.000-4.000 U.I. di vitamina D3) per 4-5 mesi.

Donne in gravidanza
3-4 gocce al giorno (pari a 750-1.000 U.I. di vitamina D3) nell’ultimo trimestre.

Adulti e Anziani
Prevenzione: 3-4 gocce al giorno (pari a 750-1.000 U.I. di vitamina D3). In soggetti ad alto rischio di carenza può essere necessario aumentare il dosaggio fino a 8 gocce al giorno (pari a 2.000 U.I. di vitamina D3).
Trattamento: 20-40 gocce al giorno (pari a 5.000-10.000 U.I. di vitamina D3) per 1-2 mesi.

Istruzioni per l’uso
La confezione contiene un flacone ed un contagocce. Il flacone è dotato di una capsula a prova di bambino. Il contagocce è dotato di una custodia. Per l’impiego seguire le istruzioni sotto riportate:

  • aprire il flacone rimuovendo la capsula nel modo seguente: premere e contemporaneamente svitare
  • svitare la custodia in plastica che avvolge la punta del contagocce
    inserire il contagocce nel flacone per prelevare il contenuto.
  • Dosare in un cucchiaino il numero di gocce prescritte dal medico e assumere;
    chiudere il flacone
  • Riavvitare la custodia sulla punta del contagocce;
    riporre il flacone ed il contagocce nella confezione.
    DIBASE 25.000 U.I./2,5 ml soluzione orale

Neonati, Bambini e Adolescenti (< 18 anni)
Prevenzione: 1 contenitore monodose (pari a 25.000 U.I. di vitamina D3) ogni 1-2 mesi .
Trattamento: 1 contenitore monodose (pari a 25.000 U.I. di vitamina D3) una volta a settimana per 16-24 settimane.

Donne in gravidanza
1 contenitore monodose (pari a 25.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese nell’ultimo trimestre.

Adulti e Anziani
Prevenzione: 1 contenitore monodose (pari a 25.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese. In soggetti ad alto rischio di carenza può essere necessario aumentare il dosaggio a 2 contenitori monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese.
Trattamento: 2 contenitori monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) una volta alla settimana per 8-12 settimane.

DIBASE 50.000 U.I./2,5 ml soluzione orale

Neonati, Bambini e Adolescenti (< 18 anni)
Prevenzione: 1 contenitore monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) ogni 2-4 mesi
Trattamento: 1 contenitore monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) una volta a settimana per 8-12 settimane.

Donne in gravidanza
2 contenitori monodose (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) all’inizio dell’ultimo trimestre.

Adulti e Anziani
Prevenzione: 1 contenitore monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) ogni 2 mesi. In soggetti ad alto rischio di carenza può essere necessario aumentare il dosaggio a 1 contenitore monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese.
Trattamento: 1 contenitore monodose (pari a 50.000 U.I. di vitamina D3) una volta alla settimana per 8-12 settimane

DIBASE 100.000 U.I./ml soluzione iniettabile

Neonati fino a 24 mesi
Prevenzione: Si consiglia di somministrare le dosi con DIBASE 10.000 U.I. /ml gocce orali, soluzione oppure con DIBASE 25.000 U.I./2,5 ml soluzione orale o con DIBASE 50.000 U.I. /2,5 ml soluzione orale.
Trattamento: 1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese per 4-6 mesi.

Bambini e Adolescenti (2-18 anni)
Prevenzione: 1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) ogni 4-8 mesi.
Trattamento: 1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese per 4-6 mesi.

Donne in gravidanza
1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) all’inizio dell’ultimo trimestre.

Adulti e Anziani
Prevenzione: 1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) ogni 4 mesi. In soggetti ad alto rischio di carenza può essere necessario aumentare il dosaggio a 1 fiala (pari a 100.000 U.I. di vitamina D3) ogni 2 mesi.
Trattamento: 2 fiale (pari a 200.000 U.I. di vitamina D3) una volta al mese per 3 mesi.

Istruzioni per l’uso
Le dosi possono essere somministrate per via orale o intramuscolare. Le fiale sono dotate di anello di prerottura e devono essere aperte nel modo seguente: tenere con una mano la parte inferiore della fiala; porre l’altra mano sulla parte superiore posizionando il pollice al di sopra dell’anello bianco ed esercitare una pressione.

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DIBASE 300.000 U.I./ml soluzione iniettabile

Neonati fino a 24 mesi
Si consiglia di somministrare le dosi con DIBASE 10.000 U.I. /ml gocce orali, soluzione oppure con DIBASE 25.000 U.I./2,5 ml soluzione orale o con DIBASE 50.000 U.I. /2,5 ml soluzione orale.

Bambini e Adolescenti (2-18 anni)
Prevenzione: 1 fiala (pari a 300.000 U.I. di vitamina D3) una volta all’anno.
Trattamento: 1 fiala (pari a 300.000 U.I. di vitamina D3) da ripetere dopo 3 mesi.

Adulti e Anziani
Prevenzione: 1 fiala (pari a 300.000 U.I. di vitamina D3) una volta all’anno. In soggetti ad alto rischio di carenza può essere necessario aumentare il dosaggio a 1 fiala (pari a 300.000 U.I. di vitamina D3) ogni 6 mesi.
Trattamento: 1 fiala (pari a 300.000 U.I. di vitamina D3) da ripetere dopo 6 settimane.

Istruzioni per l’uso
Le dosi possono essere somministrate per via orale o intramuscolare. Le fiale sono dotate di anello di prerottura e devono essere aperte nel modo seguente: tenere con una mano la parte inferiore della fiala; porre l’altra mano sulla parte superiore posizionando il pollice al di sopra dell’anello bianco ed esercitare una pressione.

Sovradosaggio
Interrompere l’assunzione di DIBASE quando la calcemia supera i 10,6 mg /dl (2,65 mmol/l) o se la calciuria supera 300 mg/24 h negli adulti o 4-6 mg/kg/die nei bambini. Il sovradosaggio si manifesta come ipercalciuria e ipercalcemia, i cui sintomi sono i seguenti: nausea, vomito, sete, polidipsia, poliuria, costipazione e disidratazione. Sovradosaggi cronici possono portare a calcificazione vascolare e degli organi, come risultato dell’ipercalcemia Il sovradosaggio durante i primi 6 mesi di gravidanza può avere effetti tossici nel feto: esiste una correlazione tra eccesso di assunzione o estrema sensibilità materna alla vitamina D durante la gravidanza e ritardo dello sviluppo fisico e mentale del bambino, stenosi aortica sopravalvolare e retinopatia. L’ipercalcemia materna può anche portare alla soppressione della funzione paratiroidea nei neonati con conseguente ipocalcemia, tetania e convulsioni.

Trattamento in caso di sovradosaggio
Interrompere la somministrazione di DIBASE e procedere alla reidratazione. In caso di ingestione/assunzione accidentale di una dose eccessiva di DIBASE avvertire immediatamente il medico o rivolgersi al più vicino ospedale. Per qualsiasi dubbio sull’uso di DIBASE, rivolgersi al medico.

Effetti collaterali di Dibase
Come tutti i medicinali, DIBASE può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino. Se la posologia è conforme alle effettive esigenze individuali, DIBASE è ben tollerato, grazie anche alla capacità dell’organismo di accumulare il colecalciferolo nei tessuti adiposi e muscolari. Gli effetti indesiderati segnalati con l’uso della vitamina D sono i seguenti:

  • reazioni di ipersensibilità,
  • debolezza,
  • anoressia,
  • sete,
  • sonnolenza,
  • stato confusionale,
  • cefalea,
  • costipazione,
  • flatulenza,
  • dolore addominale,
  • nausea, vomito,
  • diarrea,
  • gusto metallico,
  • secchezza delle fauci,
  • rash,
  • prurito,
  • nefrocalcinosi,
  • poliuria,
  • polidipsia,
  • insufficienza
  • renale,
  • ipercalciuria,
  • ipercalcemia.

Scadenza e Conservazione
Vedere la data di scadenza riportata sulla confezione. Il periodo di validità si intende per il prodotto in confezionamento integro, correttamente conservato. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno del mese. ATTENZIONE: Non usare DIBASE dopo la data di scadenza indicata sulla confezione.Conservare a temperatura non superiore ai 30°C. Non congelare. Conservare nella confezione originale per tenere il medicinale al riparo dalla luce.

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Ionoterapia: riduce il dolore muscolare-articolare ed accelera la guarigione

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTO BRACCO SINISTRO FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE ATTACCO CARDIACO CUORE GOMITO TENNISTA ICTUS INFARTO MIOCARDIO CANCRO TUMORE SENO MAMMELLALa ionoterapia (o elettroionoterapia) è una terapia non invasiva usata nel campo della medicina riabilitativa a vari scopi, principalmente ridurre il dolore muscolare ed articolare tipico di molte patologie croniche ed accelerare i processi di guarigione di ferite e traumi.

Come funziona la ionoterapia?
Per capirlo serve prima fare un breve ripasso di fisiologia. Il nostro organismo è un complicato sistema di cariche elettriche: anche l’aria che respiriamo e l’ambiente in cui viviamo sono caratterizzati dalla presenza, in diversa percentuale, di ioni positivi e negativi (molecole di gas atmosferici che hanno perso o acquistato una o più cariche elettriche elementari dette elettroni). Ne consegue che una variazione nella quantità di cariche possedute dall’atmosfera in cui siamo immersi determina una variazione nella composizione delle cariche elettriche del nostro organismo. Il dispositivo medico per l’Elettroionoterapia è in grado di creare una ionizzazione dell’aria attraverso l’impiego di un emettitore con punta di carbonio. Orientando l’emettitore verso la cute del paziente, la microcorrente che viene generata attraversa i tessuti biologici, senza che avvenga nessun contatto diretto con la pelle, senza quindi usare mezzi invasivi come gli aghi.

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Cosa determina nel tessuto bersaglio?
Il flusso di ioni prodotto dall’apparecchio, favorisce numerose modificazioni elettrochimiche. È la membrana cellulare (sottile involucro che delimita la cellula e la separa dall’ambiente esterno) ad essere maggiormente stimolata in modo da favorire la migrazione intra-extra cellulare di tutti gli elementi, ed in particolare del calcio, in grado di produrre una stimolazione di processi di rigenerazione e riparazione dei danni cellulari e tissutali. L’azione a livello cellulare, attraverso la depolarizzazione della membrana, l’attivazione dei canali del calcio e dei meccanismi intracellulari di trasduzione del segnale, determinerebbe una stimolazione e modulazione delle funzioni cellulari.
Tali eventi sarebbero alla base della migliore utilizzazione dell’ossigeno, della stimolazione dei sistemi enzimatici ossido-riduttivi, in particolare i citocromi, della stimolazione della sintesi proteica, di ATP e del DNA cellulare. La stimolazione degli ioni negativi esplica:

  • un’attività proliferativa delle cellule epidermiche;
  • un incremento della velocità del flusso ematico;
  • un miglioramento dei processi di respirazione dei tessuti;
  • una riduzione dell’edema infiammatorio.

Per quali condizioni e patologie è indicata la ionoterapia?
Questo sistema terapeutico viene impiegato nella cura di tutte quelle condizioni e patologie per le quali è necessaria:

  • una veloce riparazione cutanea (ulcere venose, ulcerazioni cutanee, erosioni cutanee, ferite infette, piaghe da decubito, psoriasi);
  • una veloce riabilitazione in caso di danni cronici legati all’apparato osteomuscolare (traumi accidentali e sportivi con lesioni cutanee e muscolari, tendiniti, borsiti, ernia del disco, osteoartrosi e osteoartriti, rachide cervico-dorso-lombare);
  • trattamento e riabilitazione dei traumi da sport: i risultati ottenuti nel corso di questi anni ne hanno dimostrato l’efficacia e la rapidità di azione sulla sintomatologia algica e sulla limitazione funzionale.

I tempi di guarigione risultano sensibilmente abbreviati se confrontati con quelli necessari alle terapie farmacologiche o con l’impiego di altri mezzi fisici.

I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari 
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza ossa umane e animali

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE BACINO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALE.jpgDal momento che fare un raffronto di anatomia comparata tra l’apparato scheletrico umano e quello di degli animali “in generale” è quasi impossibile da trattare in questa sede, nell’articolo che state leggendo, parleremo in particolare delle analogie e delle differenze con l’apparato scheletrico di un animale a noi molto vicino: il cane. Alcune fra queste saltano subito all’occhio, altre invece sono più nascoste e minime, ma comunque degne di attenzione.

Lo scheletro

È risaputo che lo scheletro è la struttura portante del corpo di molti esseri viventi, i vertebrati, che sono così chiamati proprio perché possiedono una struttura scheletrica ossea e/o di cartilagine. Sia il cane che l’uomo hanno uno scheletro composto da molte ossa e tessuto cartilagineo. Le ossa sono numerose in entrambi gli apparati scheletrici e si differenziano per forma e funzione. Mentre nello scheletro umano adulto si trovano 206 ossa (il neonato ne ha 270 alla nascita), in quello del cane ce ne sono 319. Una particolarità dello scheletro del cane è che gli esemplari maschi possiedono un osso in più, quello del pene.

Suddivisione dello scheletro

La prima differenza fra i due animali che balza subito agli occhi è che l’uomo è bipede mentre il cane è un quadrupede. Questa differenza si riflette naturalmente nella struttura dello scheletro. Lo scheletro del cane si può suddividere in due parti: gli arti e il tronco. Quello umano, invece, in 3: ossa del capo, ossa del tronco ed ossa degli arti.

Il cranio

La scatola cranica del cane contiene un cervelloche, proporzionalmente al cranio dell’uomo, è di gran lunga più piccolo: il cervello infatti occupa nel cranio umano uno spazio di gran lunga maggiore. L’uomo però non possiede gli stessi tratti facciali del cane, che è un carnivoro e in quanto tale il suo cranio deve ospitare una dentatura diversa: il canepossiede ben 42 denti, a fronte dei 32 dell’uomo; inoltre sono più appuntiti, essendo strutturati per lacerare la carne delle prede. Il cranio allungato tipico dei cani, poi, è fatto per ospitare il suo muso, sede del suo straordinario naso, organo sensoriale privilegiato del cane. Al di sotto del cranio, in entrambi gli apparati scheletrici, ci sono la mandibola e l’ossoioide; i tipi di ossa in cui è suddiviso il cranio (parietali, zigomatiche, etc.) sono le stesse in entrambe le specie, ma si differenziano molto nella forma. Infine la differenza più grande risiede nella posizione: il cranio dell’uomo si pone verticalmente sulla colonna vertebrale, mentre quello del cane vi si pone orizzontalmente.

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La colonna vertebrale

La colonna vertebrale dell’uomo è composta da 32 vertebre, delle quali 7 sono vertebre cervicali12 toraciche5 lombari e 5 dell’osso sacro, a cui si aggiungono 4 vertebre del coccigeLa particolarità della colonna vertebrale umana è che nel coccige il numero delle vertebre varia da 4 a 6 e sono molto diverse dal resto delle vertebre della colonna: sono infatti soltanto degli “abbozzi” di vertebra e sono ciò che rimane della coda che avevano i nostri antenati primati. La colonna vertebrale del cane, invece, è composta da un numero molto più variabile di vertebre; di queste, sono cervicali13 sono toraciche7lombari e 3 sacrali, ma le vertebre coccigeepossono variare in numero da 6 a 20, a seconda della lunghezza della coda del cane. La colonna vertebrale umana, dato che siamo bipedi e il nostro corpo si estende verticalmente dal suolo, agisce come una colonna che regge tutto l’apparato; quella del cane, invece, dato che il suo corpo si estende orizzontalmente, agisce come un ponte flessibile e presenta meno curve di quella umana.

Il torace

La gabbia toracica in entrambi gli apparati scheletrici ha la funzione di proteggere gli organi vitali che sono contenuti al di sotto di essa. Lo sterno è un osso piatto che si trova esattamente al centro del torace e tramite la cartilagine è connesso alle costole. Nell’uomo lo sterno è un singolo osso a cui sono collegate 10 delle 12 paia di costole di cui è dotato; l’undicesima e la dodicesima, più corte, si estendono da una vertebra ma non giungono fino allo sterno e sono chiamate costole fluttuanti. Anche il cane possiede 12 paia di costole, di cui le ultime due paia sono fluttuanti. L’osso dello sterno, a differenza di quello umano, è suddiviso in 8 segmenti ossei collegati con parte della cartilagine delle prime 9 paia di costole.

Le spalle

Dovendo sopportare il peso in modo diverso e svolgendo le nostre braccia e le loro zampe anteriori funzioni diverse, le spalle nei due apparati scheletrici sono molto differenti. Le scapole umane permettono all’uomo di estendere le braccia al di sopra della testa, un movimento che il cane non potrà mai compiere. Le scapole sono connesse alle ossa e alle articolazioni delle braccia nell’uomo; nel cane sono connesse alle ossa delle zampe anteriori, ma permettono a queste movimenti piùampi, concedendo al cane una maggiore flessibilità ed una grande libertà di movimento.

Braccia e zampe anteriori

Le ossa nel braccio umano sono 3l’omerol’ulna e il radio. Le ultime 2 compongono l’avambraccio. Il cane ha una struttura ossea delle zampe anteriori del tutto simile e la differenzasostanziale è nella forma e nel modo in cui le articolazioni permettono i movimenti degli arti. Mentre nell’uomo, poi, le braccia sono molto più corte delle gambe, nel cane le zampe (comprese le cosce) anteriori e quelle posteriori hanno quasi la stessa lunghezza.

Gambe e zampe posteriori

Le ossa della gamba umana sono 4femoretibiaperone e la rotula, che ospita i legamenti del ginocchioIl femore umano è l’osso più lungo del nostro corpo. Anche nel cane sono presenti queste ossa, ma il femore canino non è più grande dell’omero e delle altre ossa degli arti. L’angolazione degli arti del cane permette all’animale di compiere scatti e corse con sorprendente facilità.

Mani, piedi e zampe

Pur essendo di dimensioni più piccole rispetto alle altre parti dello scheletro, le mani ed i piedi umani contengono il numero maggiore di ossa, rispettivamente 54 e 52. Queste ossa minuscole si dividono nelle mani in ossa del carpo e del metacarpo e nel piede in ossa del tarso e del metatarsoA queste devono aggiungersi le ossa delle dita, le falangi, suddivise in falangi prossimaliintermedie distaliSorprendentemente, nonostante la diversa funzione, tutte e 4 le zampe del cane  si suddividono allo stesso modo, ma la gamba posteriore del cane termina all’altezza del garretto e dunque la sua zampa posteriore è molto più lunga di quella anteriore rispetto a quanto può esserlo il nostro piede in confronto con la mano. Inoltre il pollice della nostra mano è opponibile: è la caratteristica che ci ha differenziato dal resto del mondo animale, permettendoci di utilizzare utensili. Altra caratteristica interessante è il fatto che nell’uomo il piede poggia tutta la pianta al suolo, mentre il cane poggia soltanto le falangi. La densità delle ossa negli arti posteriori dei cani è sorprendente: comparate con i femori e gli omeri umani, sono un quarto di diametro più spesse. Le ossa del cane, inoltre, sono meno porose di quelle umane.

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Differenza tra ossa lunghe, corte, irregolari e piatte con esempi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OSSA LUNGHE PIATTE IRREGOLARI CORTE MISTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgLe ossa umane possono essere distinte in vari tipi, in base alla loro morfologia: le ossa lunghe, le ossa corte, le ossa irregolari e le ossa piatte.

  • Ossa lunghe, (forma magra e lunga), composte da un corpo o diafisi e due estremità dette epifisi. Nell’infanzia e nell’adolescenza è possibile distinguere, tra epifisi e diafisi, le metafisi o cartilagini di accrescimento. All’interno della diafisi, vi è una cavità detta cavità diafisaria occupata interamente da midollo osseo giallo, per lo più adiposo, che non concorre all’emopoiesi. Le pareti della cavità sono costituite da tessuto osseo compatto. Le epifisi sono costituite da tessuto osseo spugnoso, reso più resistente da trabecole ossee. All’interno delle epifisi si trova il midollo osseo rosso, responsabile dell’emopoiesi.
  • Ossa corte, forma più o meno cuboide, costituite da tessuto osseo spugnoso circondato da uno strato sottile di tessuto osseo compatto; non contengono perciò midollo osseo.
  • Ossa irregolari, costituiscono raggruppamenti di ossa (vertebre, ossa facciali) con forme e dimensioni variabili; più nota è la rotula che appartiene alle ossa irregolari sesamoidi le quali si distinguono poiché sono isolate.
  • Ossa piatte, costituite da uno strato di tessuto spugnoso frapposto tra 2 lamine di tessuto compatto. Il tessuto spugnoso può presentare delle lacune più grosse contenenti residui di tessuto emopoietico (zona considerata per le punture lombari). Queste ossa hanno funzione protettiva, dato che hanno lo scopo di proteggere gli organi che si trovano subito dietro di esse. Esempi di ossa piatte sono quelle del cranio, che hanno lo scopo di proteggere il cervello, oppure lo sterno per proteggere il cuore e i polmoni, o ancora l’anca e il bacino che protegge da dietro gli organi dell’apparato escretore (come ad esempio la vescica).
    • sesamoidi, appiattite, piccole e tondeggianti e si sviluppano internamente ai tendini (es. patella);
    • wormiane o suturali, appiattite, piccole e con forma indefinita, si trovano nelle linee di sutura delle ossa del cranio.

Il midollo osseo occupa il canale delle ossa lunghe e gli spazi intertrabecolari delle ossa piatte e delle epifisi. Nella fase embrionale funge da organo emopoietico ed è di colore rosso vivo. Nell’adulto, solo il midollo del tessuto spugnoso mantiene tali caratteristiche, mentre il midollo della cavità diafisaria assume un colore giallognolo perché sostituito da tessuto ricco di sostanze lipidiche.

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Differenza tra osteoblasti, osteoclasti ed osteociti

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-differenza-iperplasia-ipertrofia-esempi-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogLe ossa sono organi a tutti gli effetti: la loro parte minerale viene costantemente rinnovata da due tipi di cellule al loro interno:

  • osteoclasto: libera idrolasi acide che hanno il compito di dissociare i sali minerali e distruggere le fibre collagene in modo da poter riassorbire i minerali quando ciò sia richiesto dall’organismo, collaborando all’omeostasi del calcio nel nostro corpo. L’ormone calcitonina, prodotto dalla tiroide, inibisce l’attività degli osteoclasti, agendo direttamente su di essi;
  • osteoblasto: sintetizza nuova matrice extracellulare del tessuto osseo; quando l’osteoblasto viene circondato da matrice, smette di produrre matrice e prende il nome di osteocita. L’osteoblasto contiene al suo interno delle granulazioni PAS-positive dette matrix vesicles o globuli calcificanti, provvisti di membrana e ritenuti l’agente che dà il via al processo di mineralizzazione. Tra le varie proteine secrete dall’osteoblasto troviamo anche la procollagenasi, enzima che, deposto nella matrice verrà trasformato nella sua forma attiva, la collagenasi, che sarà impiegata dagli osteoclasti nella demolizione delle fibre collagene. L’attivazione della procollagenasi è a carico degli stessi osteoclasti, che tramite una serie di proteine, arrivano a disporre della collagenasi matura.Inoltre, l’osteoblasto (e la sua forma più differenziata l’osteocita) presenta sulla membrana anche dei recettori per il paratormone (PTH) grazie ai quali, una volta avvenuta l’interazione con il suddetto ormone, vengono liberati gli OAF (osteoclast activating factors), ovvero fattori di attivazione per gli osteoclasti, che inizieranno il processo di riassorbimento della matrice calcificata. Quando la funzione biosintetica cessa gli osteoblasti diventano osteociti, le cellule del tessuto osseo adulto, che occupano le lacune ossee.

La differenza fondamentale tra i due tipi di cellule delle ossa è quindi chiara, semplificando: gli osteoclasti “distruggono” l’osso recuperando sali minerali, mentre gli osteoblasti lo “costruiscono”. Grazie ad esse negli esseri umani, un osso normale viene distrutto e ricostruito completamente ogni due mesi circa.

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