Catatonia: significato, definizione, cause, sinonimi e cure

MEDICINA ONLINE CAREGIVER MEDICO ANAMNESI VISITA ANZIANO NONNO VECCHIO ALZHEIMER PARKINSON CERVELLO DEMENZA SENILE CATATONIA SENESCENZA DECADIMENTO COGNITIVO INTELLIGENZA.jpgLa parola “catatonia“, pronuncia con l’accento sulla I, deriva dal greco κατά “sotto” e τόνος “tono”, indica una sindrome Continua a leggere

Test di Rorschach: immagini, a cosa serve, interpretazione

MEDICINA ONLINE Test di Rorschach TAVOLE CON INTERPRETAZIONI FREQUENTI.jpgIn psichiatria, il test di Rorschach (pronuncia “rorsharc“), così chiamato dal nome del suo creatore Hermann Rorschach che lo inventò nella prima metà del ‘900, è un noto test psicologico proiettivo utilizzato per l’indagine della personalità. In particolare, fornisce dati utili per quanto riguarda il funzionamento del pensiero, l’esame di realtà, il disagio affettivo e la capacità di rappresentazione corretta di sé e degli altri nelle relazioni. L’utilizzo dell’interpretazione di “disegni ambigui” per Continua a leggere

Differenza tra delirio ed allucinazione con esempi

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA IRA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA PSICOSOMATICA PSICHIATRIA OSSESSIVODelirio

Con “delirio” in psichiatria ci si riferisce ad un disturbo del contenuto del pensiero, che deriva da un giudizio errato della realtà che non viene corretto né dalla critica né dell’esperienza, in quanto le decisioni ed i comportamenti che vengono adottati dal personale sanitario, servono – secondo la percezione distorta del paziente – solo a confermare maggiormente tale modello di pensiero. L’idea persistente del paziente può essere basata su fatti reali ma ingigantiti o essere del tutto inventata.
Le forme croniche di delirio, basate sull’elaborazione razionale e lucida di un sistema di credenze errate, possono essere l’unico sintomo di una patologia psichica, in questo caso si parla appunto in particolare di disturbo delirante cronico o paranoia. Il delirio può tuttavia anche presentarsi assieme ad altri sintomi psichiatrici e caratterizzare molte patologie, tra cui la schizofrenia e la sindrome maniaco depressiva. Esempi tipici di deliri, sono:

  • delirio di nocumento: convinzione delirante di essere osteggiato o danneggiato da tutti, conoscenti e/o sconosciuti, per motivi noti (solitamente assurdi) o senza alcun motivo. Ad esempio il paziente può riferire che per strada tutti cercano di rubargli il portafogli o di farlo inciampare;
  • delirio erotomane: l’idea delirante che un’altra persona, di solito di rango sociale elevato (una persona ricca e famosa, ad esempio), sia innamorata segretamente del soggetto. Ad esempio una paziente può essere sicura che l’attore Tom Cruise sia segretamente innamorata di lei;
  • delirio grandioso, di grandezza o megalomania: delirio di aumento del proprio valore, potere, sapere, identità, o di speciale relazione con qualche divinità o persona famosa. Il paziente ha la convinzione di essere estremamente importante, per esempio di essere stato prescelto da Dio per compiere una missione di fondamentale importanza, o di essere l’unico detentore di conoscenze o poteri straordinari;
  • delirio di colpa: il paziente si sente responsabile e colpevole di danni e di sciagure di ogni tipo motivando tali convinzioni sulla base di avvenimenti e fatti di importanza irrilevante o addirittura inesistenti. Ad esempio può sentirsi responsabile di un terremoto;
  • delirio di inserzione del pensiero: delirio che alcuni dei propri pensieri non siano i propri, ma piuttosto vengano inseriti nella propria mente;
  • delirio del furto del pensiero il paziente percepisce il suo pensiero come estratto, asportato o rubato abusivamente e con finalità ostili e tale delirio è associato spesso a situazioni di blocco del pensiero;
  • delirio di trasmissione del pensiero: delirio che i propri pensieri vengono trasmessi fuori ad alta voce, cosicché possono essere percepiti dagli altri (questo delirio, insieme a quello dell’inserzione del pensiero e del furto del pensiero, appartiene alla categoria dei “deliri da influenzamento“).

Allucinazione

L’allucinazione è una falsa percezione in assenza di uno stimolo esterno reale e proprio per questo spesso definita “percezione senza oggetto“. In psicopatologia le allucinazioni vengono classificate fra i disturbi della percezione e sono distinte dalle allucinosi e dalle illusioni. Le allucinazioni si possono verificare in ognuna delle modalità sensitive, in particolare riconosciamo allucinazioni visive, uditive, gustative, olfattive e tattili e fenomeni allucinatori cenestesici, enterocettivi e protopatici. Una allucinazione può anche essere “negativa“: ha luogo quando un oggetto reale non viene percepito dal soggetto allucinato. Le allucinazioni possono verificarsi in soggetti sani in modo transitorio (in caso di forti stress, emozioni, febbre alta, uso di droghe…) o cronicamente in soggetti psichiatrici, ad esempio schizofrenici, in associazione ad altri sintomi, come i deliri.
Esempi di allucinazioni sono quelle ipnagogiche e ipnopompiche, che si verificano quando il soggetto è sul punto di addormentarsi o di risvegliarsi, o le allucinazioni lilipuziane (in cui tutto appare di dimensioni ridotte) che si verifica nella Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie o sotto l’effetto di droghe allucinogene.

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Sindrome di Lasègue-Falret (disturbo psicotico condiviso): quando la follia è “a due”

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CERVELLO SISTEMA NERVOSO BRAIN (5)Con “disturbo psicotico condiviso“, anche chiamato sindrome di Lasègue-Falret o “psicosi condivisa” o “folie à deux” (cioè “follia condivisa da due”) in psichiatria si intende una sindrome psichiatrica molto rara nella quale un sintomo di psicosi – tipicamente una convinzione paranoica o  delirante – viene trasmessa da un individuo ad un altro, tale per cui entrambi i soggetti soffriranno degli stessi deliri in modo sinergico e potenzialmente esponenziale. In inglese il disturbo viene chiamato ” shared psychosis” o “shared delusional disorder” o “Lasègue-Falret syndrome” o “induced delusional disorder” o ancora “shared psychotic disorder”.
La sindrome di Lasègue-Falret, qualora sia condivisa da più di due persone, può essere chiamata folie à trois (follia a tre), folie à quatre (follia a quattro), folie à famille (follia di famiglia) o anche folie à plusieurs (follia di molti) in base al numero di persone coinvolte. La follia di molti si presenta tipicamente in persone raggruppate, in cui un individuo (il “guru”) convince gli altri soggetti che fanno parte della “setta”, delle proprie convinzioni deliranti. Generalmente gli individui affetti vivono a contatto oppure sono socialmente o fisicamente isolati e hanno poche interazioni con altre persone.

Eponimo

La sindrome di Lasègue-Falret deve il suo nome ai due medici psichiatri francesi che per primi la descrissero nel XIX secolo: Charles Lasègue e Jules Falret.

Epidemiologia

Il disturbo delirante condiviso si trova più comunemente nelle donne con un quoziente di intelligenza leggermente superiore alla media, che sono isolate dalla loro famiglia e che hanno relazioni con una persona dominante che ha deliri. La maggior parte dei casi soddisfa anche i criteri per il disturbo dipendente di personalità, caratterizzato da una paura pervasiva che li porta ad aver bisogno di rassicurazioni, sostegno e guida costanti. Oltre la metà dei casi ha un parente con un disturbo psicologico che include deliri.

Classificazione

Il disturbo psicotico condiviso può essere di due tipologie, “imposée” e “simultanée.

Folie imposée (follia a due imposta)

Nella folie imposée una persona dominante (nota come “induttore”, “primaria” o “principale”) crea inizialmente un pensiero delirante durante un episodio psicotico e lo impone su un’altra persona o su altre persone (nota/e come “secondaria/e” o “associato/i”), presumendo che il soggetto o i soggetti “secondario/i” non avrebbero avuto il disturbo psicotico se non avessero interagito con l’induttore. In questo caso, se gli individui sono ricoverati separatamente in ospedale, i deliri della persona o delle persone indotta/e di solito scompaiono senza l’utilizzo di farmaci.

Folie simultanée (follia a due simultanea)

Nella folie simultanée due o più persone persone, che indipendentemente soffrono di psicosi, influenzano il contenuto dei rispettivi deliri, in modo che diventino uguali o molto simili tra loro. In questo caso, se gli individui sono ricoverati separatamente in ospedale, i deliri di ogni individuo psicotico permangono, ma tendono a tornare a differire tra loro.

Cause

Le cause esatte della follia a due sono sconosciute, tuttavia si conoscono due principali fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo del disturbo: lo stress intenso e l’isolamento sociale. Le persone che sono socialmente isolate insieme tendono a diventare dipendenti da coloro con cui sono isolate, portando a un’influenza degli induttori su coloro che li circondano. Le persone che sviluppano un disturbo delirante condiviso non hanno infatti altri che possano ricordargli che le loro idee siano impossibili o improbabili, di conseguenza i deliri si cementano nella mente dei soggetti isolati. Proprio per questo motivo il trattamento per il disturbo delirante prevede che le persone colpite vengano divise tra loro. Anche lo stress psico-fisico intenso e prolungato, specie se legato a shock ed eventi fortemente traumatici (ad esempio assistere alla morte violenta dei propri genitori) è un fattore comune nello sviluppo o nel peggioramento di varie malattie mentali, tra cui anche la follia a due. La maggior parte delle persone che sviluppano un disturbo delirante condiviso è geneticamente predisposta alla malattia mentale, ma questa predisposizione non è generalmente sufficiente per sviluppare un disturbo mentale: lo stress può fungere da innesco in individui predisposti geneticamente. Quando si è stressati, la ghiandola surrenale rilascia il cortisolo (l’ormone dello stress) nel corpo, aumentando il livello di dopamina nel cervello; questo cambiamento può essere collegato allo sviluppo di una malattia mentale, come un disturbo delirante condiviso.

Tipo di deliri

I deliri sono convinzioni o idee errate fisse, non condivisibili e persistenti, quindi che non cambiano anche quando a una persona vengono presentate prove contrastanti. Un delirio, per essere considerato come tale, deve essere considerato nell’ambiente storico-sociale-culturale del soggetto: ad esempio alcune idee di un aborigeno australiano o di un antico romano o di uno spagnolo vissuto nel Medioevo, non devono essere considerate deliri anche se possono essere considerate tali da un italiano che vive nell’anno 2000. I deliri che possono interessare gli individui colpiti da follia a due, possono essere di varie tipologie.

Deliri bizzarri

Sono quelli che sono chiaramente non plausibili e non compresi dai coetanei all’interno della stessa cultura, anche quelli con disturbi psicologici; per esempio un individuo può pensare che tutti i propri organi siano stati prelevati e sostituiti da quelli di qualcun altro mentre dormiva senza lasciare cicatrici e senza che si svegliassero. Oppure un individuo può pensare di essere già morto. O ancora il paziente è convinto che i propri pensieri o le proprie emozioni siano sotto il controllo di qualche forza esterna o che le proprie idee siano stati sostituite con quelle di altre persone.

Deliri non bizzarri

Comuni tra quelli con disturbi della personalità e compresi da persone all’interno della stessa cultura. Ad esempio, affermazioni infondate o non verificabili di “complotti”, come quella di essere seguiti dall’FBI in auto non contrassegnate e osservati tramite telecamere di sicurezza sono classificati come deliri non bizzarri.

Deliri congruenti all’umore

Questi corrispondono alle emozioni di una persona entro un determinato periodo di tempo, specialmente durante un episodio di mania o depressione. Ad esempio, un soggetto con mania e con questo tipo di delirio può credere con certezza che vincerà un milione di euro alla roulette in una notte specifica, nonostante non abbia ovviamente alcun modo per prevedere il futuro o influenzare la probabilità di un tale evento. Allo stesso modo, qualcuno in uno stato depressivo può sentirsi certo che la madre verrà colpita da un fulmine e morirà il giorno successivo, nonostante non abbia i mezzi per prevedere o controllare gli eventi futuri.

Deliri di umore neutro

Al contrario dei deliri congruenti all’umore, quelli di umore neutro non sono influenzati dall’umore e possono essere bizzarri o non bizzarri; la definizione formale fornita dal Mental Health Daily è “una falsa convinzione che non è direttamente correlata allo stato emotivo della persona”.

Conseguenze biopsicosociali

Come con molti disturbi psichiatrici, il disturbo delirante condiviso può avere un impatto fortemente negativo sugli aspetti psicologici e sociali del benessere di una persona. Lo stress irrisolto derivante da un disturbo delirante alla fine contribuirà o aumenterà il rischio di altri esiti negativi per la salute, come malattie cardiovascolari, diabete, obesità, problemi immunologici e altre patologie. Questi rischi per la salute aumentano con la gravità della malattia, soprattutto se una persona affetta non riceve o non si attiene a un trattamento adeguato. Le persone con un disturbo delirante hanno un rischio significativamente alto di sviluppare comorbidità psichiatriche come depressione e ansia. Il disturbo delirante condiviso può avere un impatto profondamente negativo sulla qualità della vita di una persona. Le persone a cui viene diagnosticato un disturbo di salute mentale sperimentano comunemente l’isolamento sociale, che può portare a compiere atti violenti contro sé stessi (auto-mutilazione, suicidio…) e gli altri. Un individuo con follia a due tende a non poter gestire il proprio lavoro ed essere licenziato, e a non poter gestire un matrimonio ed eventuali figli (perdita della potestà genitoriale e divorzio).

Diagnosi

Il disturbo delirante condiviso è spesso difficile da diagnosticare. Di solito, la persona con la condizione non cerca un trattamento, poiché non si rende conto che la sua illusione è anormale, poiché proviene da qualcuno in una posizione dominante di cui si fida. Inoltre, poiché la loro illusione si manifesta gradualmente e si rafforza nel tempo, il loro dubbio si indebolisce lentamente durante questo periodo. Il disturbo delirante condiviso viene diagnosticato quando il paziente soddisfa tre criteri:

  • il paziente deve avere un delirio che si sviluppa nel contesto di una stretta relazione con un individuo con un delirio già stabilito;
  • il delirio deve essere molto simile o addirittura identico a quello stabilito dall’altro individuo con delirio;
  • il delirio non può essere meglio spiegato da nessun altro disturbo psicologico, disturbo dell’umore con caratteristiche psicologiche, un risultato diretto degli effetti fisiologici dell’abuso di sostanze o qualsiasi condizione medica generale.

Disturbo psicotico condiviso nel DSM-4, nell’ICD-10, nel DSM-5

Le classificazioni psichiatriche contenute nella penultima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e nell’ultima versione della Classificazione internazionale delle malattie, si riferiscono alla sindrome di Lasègue-Falret come disturbo psicotico condiviso (DSM-4 – 297.3) e disturbo delirante indotto (ICD-10 – F24), sebbene la letteratura medica utilizzi in gran parte il nome originale. Questo disturbo non è però presente nell’ultima versione del DSM (il DSM-5, pubblicato negli USA nel maggio 2013 e nel 2014 in Italia) che considera i criteri insufficienti o inadeguati. Il DSM-5 non considera la sindrome di Lasègue-Falret come un’entità separata, ma come “disturbo delirante” o “altro spettro schizofrenico specificato” e “altro disturbo psicotico”.

Trattamento

Il primo passo del trattamento è quello di separare le due persone: in genere, nella follia a due imposta, questo potrebbe bastare a far scomparire o diminuire nel tempo i deliri trasmessi dall’induttore. Se questo non basta a fermare i deliri, ci sono due possibili linee d’azione: farmacologica e non farmacologica. Con il trattamento, i deliri, e quindi la malattia, alla fine diminuiranno così tanto che praticamente scomparirà nella maggior parte dei casi. Tuttavia, se non trattata, può diventare cronica e portare a ansia, depressione, comportamento aggressivo e ulteriore isolamento sociale: in questi casi i deliri probabilmente non scompariranno anche dividendo le due persone.

Terapia farmacologica

Se la separazione da sola non funziona, spesso vengono prescritti farmaci antipsicotici per un breve periodo per prevenire i deliri. Gli antipsicotici sono farmaci che riducono o alleviano i sintomi della psicosi come deliri o allucinazioni. Altri usi degli antipsicotici includono la stabilizzazione dell’umore per le persone con sbalzi d’umore e disturbi dell’umore (cioè nei pazienti bipolari), la riduzione dell’ansia nei disturbi d’ansia e la riduzione dei tic nelle persone con Tourettes. Gli antipsicotici non curano la psicosi, ma aiutano a ridurre i sintomi. I farmaci hanno più successo se sono associati a terapia non farmacologica. Sebbene gli antipsicotici siano potenti e spesso efficaci, hanno effetti collaterali, come l’induzione di movimenti involontari, quindi dovrebbero essere assunti solo se assolutamente necessario e sotto la supervisione di uno psichiatra.

Terapia non farmacologica

Le due forme più comuni di terapia per le persone con disturbo delirante condiviso sono la terapia personale e quella familiare:

  • La terapia personale è una consulenza individuale che si concentra sulla costruzione di una relazione tra il consulente e il paziente e mira a creare un ambiente positivo in cui il paziente senta di poter parlare liberamente e in modo veritiero. Questo è vantaggioso, in quanto il consulente di solito può ottenere più informazioni dal paziente per avere un’idea migliore di come aiutarlo. Inoltre, se il paziente si fida di ciò che dice il consulente, sarà più facile smentire l’illusione.
  • La terapia familiare è una tecnica in cui l’intera famiglia entra in terapia insieme per lavorare sulle proprie relazioni e per trovare il modo di eliminare l’illusione all’interno della dinamica familiare. Ad esempio, se la sorella di qualcuno è l’induttore, la famiglia dovrà essere coinvolta per garantire che i due stiano separati e per capire come la dinamica familiare funzionerà intorno a questo. Più supporto ha un paziente, più è probabile che si riprenda, soprattutto perché la follia a due di solito si verifica a causa dell’isolamento sociale.

Prognosi

Sfortunatamente, non ci sono molte statistiche sulla prognosi del disturbo delirante condiviso, poiché si tratta di una malattia molto rara e si pensa che la maggior parte dei casi non venga segnalata; tuttavia, con un trattamento adeguato, la prognosi sembra essere in genere molto buona.

Controversie

Ammettere che le idee deliranti di un gruppo di persone affette da tale disturbo, siano effettivamente dei deliri, entrerebbe però in conflitto con un punto fermo della psichiatria: il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali afferma infatti che una persona NON può essere diagnosticata come delirante se la credenza in questione è comunemente accettata dagli altri membri della loro cultura o sottocultura (altrimenti anche la religione cattolica, col suo credere in un dio invisibile, sarebbe considerata di pertinenza psichiatrica). Quando una comunità abbastanza ampia di persone finisce quindi per credere a qualcosa di falso – o comunque NON dimostrabile – e potenzialmente pericoloso basandosi esclusivamente sul “sentito dire”, queste credenze non sono quindi considerate “deliri”, bensì sono considerate “isteria di massa“. Una religione estesa in tutto il mondo è, per certi versi, un insieme di deliri talmente diffusi da dare origine ad una isteria di massa che si è a sua volta talmente diffusa da diventare “normale”. Quando una religione “ufficiale” cessa di essere ampiamente diffusa, torna ad essere delirio: ad esempio credere attualmente all’idea dell’esistenza di Zeus è considerato oggi un delirio, ma la psichiatria non l’avrebbe considerata tale 2000 anni fa. La religione torna ad essere delirio quando cessa di essere diffusa.

Curiosità

Il film del regista Todd Phillips, con protagonisti Joaquin Phoenix e Lady Gaga, che uscirà al cinema nell’ottobre del 2024 e seguito del film Joker (2019), prenderà il nome di “Joker: Folie à deux“. Si presume che quindi, nella trama, siano presenti dei riferimenti proprio alla malattia psichiatrica trattata in questo articolo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Delirio persecutorio, erotomane, di gelosia… Tutti i deliri della psichiatria

MEDICINA ONLINE RICONOSCERE VOLTI CARI UMANI PROSOPAGNOSIA TEST CURE FACCIA DANNO CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS SANGUE EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPI deliri sono convinzioni o idee errate che vengono spesso sperimentate dal soggetto schizofrenico. Tali idee sono non condivisibili e persistenti nonostante le evidenze contrarie. Ovviamente tali idee devono messe in corelazione con l’ambiente socio-culturale di appartenenza, dal momento che quello che può apparire “delirio” per un popolo, può apparire normale in un altro popolo o in un altro contesto, ad esempio di tipo religioso. Il delirio può essere primario, cioè non secondario ad altri processi morbosi, oppure secondario ad allucinazioni o a disturbi dell’umore. Inoltre il delirio può essere cronico, acuto, confuso, ricorrente. Le persone che sperimentano i deliri possono credere di essere perseguitate (paranoia), di avere poteri particolari o di possedere talenti speciali, oppure possono credere che i loro pensieri e loro azioni siano controllati da forze esterne. Alcuni dei tipi più comuni di delirio vengono elencati qui di seguito:

  • delirio di nocumento: convinzione delirante di essere osteggiato o danneggiato da tutti, conoscenti e/o sconosciuti, per motivi noti (solitamente assurdi) o senza alcun motivo. Ad esempio il paziente può riferire che per strada tutti cercano di rubargli il portafogli o di farlo inciampare;
  • delirio di controllo: delirio in cui sembra che i propri sentimenti, impulsi, pensieri o azioni siano sotto il controllo di qualche forza esterna (ad esempio altra persona o identità estratta) piuttosto che assoggettati alla propria volontà;
  • delirio erotomane: l’idea delirante che un’altra persona, di solito di rango sociale elevato (una persona ricca e famosa, ad esempio), sia innamorata segretamente del soggetto. Ad esempio una paziente può essere sicura che l’attore Tom Cruise sia segretamente innamorata di lei;
  • delirio di gelosia delirante: il delirio che il proprio partner sessuale sia infedele anche in totale assenza di una infedeltà;
  • delirio grandioso, di grandezza o megalomania: delirio di aumento del proprio valore, potere, sapere, identità, o di speciale relazione con qualche divinità o persona famosa. Il paziente ha la convinzione di essere estremamente importante, per esempio di essere stato prescelto da Dio per compiere una missione di fondamentale importanza, o di essere l’unico detentore di conoscenze o poteri straordinari;
  • delirio bizzarro: delirio centrato su fenomeni che la cultura del soggetto considera totalmente non plausibili, ad esempio l’idea di essere capace a teletrasportarsi;
  • delirio persecutorio: delirio in cui il paziente crede che sé stesso (o qualcuno a lui prossimo) stia venendo aggredito, molestato, ingannato, perseguitato, o fatto oggetto di improbabili cospirazioni, ad esempio il paziente può credere che l’FBI l’abbia “incastrato” per farlo ritenere il capo di un traffico internazionale di stupefacenti;
  • delirio da collasso: condizione transitoria che si verifica frequentemente nelle malattie acute, in concomitanza con la cessazione di stati febbrili (normale in pazienti non psicotici);
  • delirio di colpa: il paziente si sente responsabile e colpevole di danni e di sciagure di ogni tipo motivando tali convinzioni sulla base di avvenimenti e fatti di importanza irrilevante o addirittura inesistenti. Ad esempio può sentirsi responsabile di un terremoto;
  • deliri di indegnità e di rovina: il paziente si sente rovinato, finito, distrutto, indegno di essere considerato una persona umana. E’ convinto di aver condotto sé stesso ed i propri familiari alla rovina economica ed al disprezzo sociale e di meritare quindi il suicidio. Per lui continuare a vivere significa perpetuare in eterno questa condizione dove lui è il responsabile e il colpevole della rovina sua, dei suoi familiari, dei suoi amici o addirittura dell’universo stesso;
  • delirio di riferimento: delirio il cui tema è che gli eventi, gli oggetti, o le persone del proprio immediato circondario abbiano un significato particolare e inusuale. Questi deliri hanno di solito una valenza negativa o peggiorativa, ma possono presentare anche contenuti grandiosi. Ciò differisce dalle “idee di riferimento”, in cui la falsa convinzione non viene sostenuta altrettanto fermamente, né risulta altrettanto strutturata in un solido sistema di credenze;
  • delirio mistico: il paziente riferisce di comunicare telepaticamente con Dio in modo diretto e privilegiato (“solo io posso”) o di essere egli stesso parte della divinità, oppure può sentirsi un messaggero o un incaricato di Dio e comportarsi come tale. In altri casi può sostenere di essere la nuova incarnazione di Cristo, oppure di avere avuto le stimmate, anche se oggettivamente non siano presenti, e così via;
  • delirio da toccamento: consiste nella mania eccessiva di toccare alcuni oggetti;
  • delirio nichilista: si riscontra nelle depressioni melanconiche, ed è costituito da un ammasso incoerente di idee iperbolicamente negative, ad esempio credere che domani arrivi un meteorite che distrugga la Terra;
  • delirio di negazione: il paziente ritiene di aver fatto scoperte od invenzioni di eccezionale importanza per l’umanità o di aver risolto problemi che assillano l’uomo da millenni, ma che non gli siano riconosciuti i suoi meriti. Ad esempio “Ho trovato la cura per l’AIDS, ma nessuno lo dice“;
  • delirio onirico: consiste in un perturbamento della coscienza che conduce a emozioni simili a quelli presenti nella fase onirica; la coscienza del perturbato entra in una fase tale da non riuscire a distinguere la realtà dal profilo onirico di essa stessa.
  • delirio professionale o di occupazione: consiste nel ricreare, da parte del paziente, le condizioni e i luoghi abituali di lavoro;
  • delirio residuale: rappresentato dal perdurare di rappresentazioni deliranti a livello del pensiero, anche dopo la cessazione del perturbamento;
  • delirio interpretativo: il soggetto interpreta fatti casuali come fatti a lui legati, sentendosi l’attore principale o sentendosi indicato come parte in causa;
  • delirio di inserzione del pensiero: delirio che alcuni dei propri pensieri non siano i propri, ma piuttosto vengano inseriti nella propria mente;
  • delirio del furto del pensiero il paziente percepisce il suo pensiero come estratto, asportato o rubato abusivamente e con finalità ostili e tale delirio è associato spesso a situazioni di blocco del pensiero;
  • delirio di trasmissione del pensiero: delirio che i propri pensieri vengono trasmessi fuori ad alta voce, cosicché possono essere percepiti dagli altri (questo delirio, insieme a quello dell’inserzione del pensiero e del furto del pensiero, appartiene alla categoria dei “deliri da influenzamento“);
  • delirio religioso: il paziente è convinto che forze religiose (quasi sempre appartenenti alla propria religione) lo proteggano da disgrazie, oppure da una malattia (reale ed esistente);
  • delirio di identità: colui che ne è affetto crede di essere un’altra persona, spesso persone importanti come Principi, Presidenti;
  • delirio ipocondriaco somatico: delirio il cui contenuto principale riguarda l’aspetto o il funzionamento del proprio corpo, che il paziente può considerare totalmente diverso dall’ordinario (ad esempio l’idea di avere il cervello al posto del cuore e viceversa) o malato di patologie improbabili (parassiti di grandezze esagerate) o totalmente inventate.

I deliri, insieme alle allucinazioni, sono sintomi principali di un disturbo psicotico. La cura del del delirio richiede quasi sempre specifici psicofarmaci antipsicotici, ma che quasi sempre il paziente si rifiuta di assumere, perché solitamente è del tutto inconsapevole del fatto di essere malato e che le sue idee sono del tutto errate, inventate e/o distorte.

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Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

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Alice dopo aver mangiato il fungo… allucinogeno!

La “Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie” è una particolarissima sindrome di interesse neurologico e psichiatrico, in cui viene alterata la percezione dello spazio e del tempo, facendo vedere – a chi ne soffre – gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quanto siano in realtà. Inoltre queste persone trovano difficoltoso giudicare il tempo che scorre, dal punto di vista quantitativo. Il disturbo può essere temporaneo, quando è associato con l’emicrania, crisi epilettica, tumori cerebrali e l’uso di droghe psicoattive, oppure permanente in seguito a lesioni cerebrali di vario tipo.

Le allucinazioni lillipuziane

Un sintomo prominente, e spesso fastidioso, della sindrome è quello dell’alterazione dell’immagine del proprio corpo: il malato può infatti confondere la dimensione e la forma di parti (o di tutte le parti) del corpo. La sindrome comporta distorsioni percettive anche della dimensione degli oggetti. Le allucinazioni caratterizzanti la sindrome sono chiamate spesso “allucinazioni lillipuziane“, questo perché gli oggetti possono apparire molto più grandi o – più frequentemente – molto più piccoli di quello che in realtà sono. I pazienti possono presentare sia micropsia che macropsia. La micropsia è una condizione caratterizzata dalla visione distorta di oggetti, che appaiono più piccoli di quanto in realtà sono. Nella macropsia, invece, il paziente vede tutto più grande di quanto non lo sia in realtà. Anche le reali distanze, tra soggetto e oggetti, vengono percepite in modo errato; per esempio un corridoio può sembrare di ampiezza smisurata o il terreno apparire troppo vicino.

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Credersi in movimento da fermi

Il paziente può presentare un senso del tempo e dello spazio distorto, per cui il tempo sembrerà scorrere molto lentamente, in modo simile ad un trip da sostanze allucinogene. La perdita temporanea di tali sensi causa una distorsione nella percezione della velocità. Questo può portare il paziente a credersi in movimento, anche quando non lo è. Altri sintomi minori e meno comuni possono essere: mancanza di coordinamento, difficoltà nel muovere gli arti, perdita di memoria a lungo termine e una sensazione persistente di essere ascoltato, osservato o toccato. La sindrome è talvolta chiamata “Sindrome di Todd“, in riferimento ad un’influente descrizione della condizione nel 1955 da parte dello psichiatra inglese John Todd nella prima metà del ‘900. Todd aveva infatti scoperto che molti dei suoi pazienti, che soffrivano di gravi attacchi di emicrania, vedevano e percepivano gli oggetti in modo sproporzionato, soprattutto dopo un’intensa aura encefalica.

Il romanzo

Spesso questo delirio può essere causato da emicrania, della quale Lewis Carroll (l’autore del famoso “Alice nel Paese delle Meraviglie”, di cui il 14 gennaio ricorrevano i 150 anni dalla morte) soffriva e che probabilmente ha ispirato la scrittura del racconto. Inoltre nel romanzo di Lewis, colpisce il fatto che la protagonista Alice presenti tutti i sintomi della sindrome in questione dopo l’ingestione di muscimolo, un alcaloide psicoattivo contenuto dall’amanita muscaria e dall’amanita pantherina (nel romanzo descritto come un “fungo rosso e bianco”).

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Quello che pubblichi sui social indica se sei maniaco depressivo

MEDICINA ONLINE CELLULARE COLAZIONE SMARTPHONE APP WHATSAPP APPLICAZIONE PROGRAMMA TELEFONARE TELEFONO TELEFONINO PHONE CALL MARMELLATA MANGIARE DONNA MATTINA BREKFAST WALLPAPER PIC HI RIl disturbo bipolare, patologia in cui si alternano episodi di euforia a momenti di grande depressione, può essere “diagnosticato” precocemente analizzando i post che una persona pubblica su Twitter, almeno secondo quanto afferma uno studio della National Tsing Hua University di Taiwan pubblicato sul sito di divulgazione scientifica arXiv, nel quale si spiega che, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, si possono vedere i segni della malattia anni prima della diagnosi.

Logorroici, insonni e lunatici

L’inizio del disturbo bipolare, sottolineano gli autori, è caratterizzato da sintomi come l’eccessiva loquacità, i problemi del sonno e i rapidi cambiamenti dell’umore, e molti pazienti condividono sui social la loro condizione, compresa la diagnosi.
Per verificare se era possibile cogliere i segni premonitori i ricercatori hanno analizzato 10mila tweet dal 2006 al 2016 di più di 400 persone che avevano avuto una diagnosi di disturbo bipolare, confrontandoli con altri 400 presi a caso e usati come gruppo di controllo.

Fornire informazioni sui social

Il team ha analizzato il contenuto, la frequenza e l’orario dei post, studiando anche la variazione delle caratteristiche nel tempo, ‘insegnando’ infine ad un algoritmo ad effettuare l’analisi e a distinguere tra persone con i sintomi e individui sani. Il metodo, concludono gli autori, può individuare il 90% dei pazienti con fino a un anno di anticipo rispetto alla diagnosi. “I tweet di una persona che soffre di disturbo bipolare possono fornire molte informazioni sullo stato mentale – conclude l’articolo -. Queste persone stanno inconsciamente fornendo un set di dati che possono essere usati per ottenere informazioni”.

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Differenza tra i vari tipi di disturbo di personalità

MEDICINA ONLINE Un film di Denis Villeneuve. Con Jake Gyllenhaal, Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon, Stephen R. Hart. Thriller psicologico, durata 90 min. - Canada, SpagI disturbi di personalità sono dieci e la psichiatria li divide in tre gruppi principali chiamati cluster:

  • cluster A: caratterizzato da comportamenti “strani”, “bizzarri” (disturbi paranoide, schizoide, schizotipico);
  • custer B: caratterizzato da comportamenti “drammatici”, “instabili” (disturbi antisociale, borderline, istrionico, narcisistico);
  • cluster C: caratterizzato da comportamenti “ansiosi”, “timorosi (disturbi evitante, dipendente e ossessivo compulsivo).

In realtà difficilmente un disturbo della personalità si presenta in maniera così netta e distinta nel paziente: spesso più disturbi coesistono nella stessa persona in modo sfumato.

Cluster A (disturbo paranoide, schizoide, schizotipico)

1. Disturbo Paranoide di Personalità

Il Disturbo di Personalità Paranoide è caratterizzato da una sfiducia diffusa verso gli altri, comprese le persone familiari come gli amici e il partner. La persona teme costantemente che gli altri vogliano nuocergli ed è costantemente alla ricerca di indizi per confermare le sue paure. Questi soggetti sono di indole diffidente e guardinga, e tendono ad interpretare negativamente intenzioni e azioni altrui. Sulla base della loro sospettosità, possono arrivare frequentemente ad attuare rappresaglie e addirittura azioni legali contro le altre persone. In generale, questi soggetti possono aver la tendenza a vivere una vita ritirata e avere difficoltà a impegnarsi in relazioni strette.

2. Il Disturbo Schizoide di Personalità

Coniato da Bleuler nel 1908, il termine ‘schizoide’ designa una naturale tendenza a dirigere l’attenzione verso la vita interiore piuttosto che sul mondo esterno. Nel Disturbo di Personalità Schizoide, la persona è distaccata e distante dal mondo esterno e incline all’introspezione e alla fantasia. Questi soggetti non hanno alcun desiderio di relazioni sociali, affettive o sessuali, sono indifferenti agli altri, alle norme sociali e alle convenzioni, e mancano di risposta emotiva, fino a poter apparire freddi ed insensibili. Raramente questa patologia arriva all’attenzione clinica, in quanto i soggetti affetti da questo disturbo non provano disagio per il loro isolamento, né sono eccessivamente preoccupate dal fatto di avere poche relazioni. Una visione alternativa è che i soggetti affetti da questo disturbo siano molto sensibili: nonostante abbiano un profondo desiderio di intimità, trovano l’iniziare e il mantenere una relazione troppo difficile ed angosciante, e ciò li conduce a ritirarsi nei loro mondi interiori. Per approfondire leggi anche:

3. Il Disturbo Schizotipico di Personalità

Il Disturbo Schizotipico di Personalità è caratterizzato da bizzarrie nell’aspetto, nel comportamento e nella comunicazione, unite ad anomalie di pensiero simili a quelle che si osservano nella schizofrenia. Le anomalie del pensiero possono includere credenze strane, pensiero magico (=convinzioni che i propri pensieri o parole influenzino il mondo, ad esempio possono temere di danneggiare qualcuno facendo pensieri aggressivi), sospettosità, ruminazioni ossessive ed esperienze percettive insolite. Le persone con disturbo schizotipico spesso temono le interazioni sociali e vedono gli altri come malintenzionati. Hanno inoltre “idee di riferimento”, cioè impressioni fugaci che oggetti, persone o situazioni abbiano un significato speciale per loro (ad esempio, possono pensare che i segnali di una vigilessa in mezzo al traffico siano una modalità con cui gli viene comunicato il loro destino). In media, le persone che soffrono di disturbo schizotipico hanno una probabilità relativamente maggiore di sviluppare successivamente schizofrenia.

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Cluster B (disturbo antisociale, borderline, istrionico, narcisistico)

4. Disturbo Antisociale di Personalità

Il Disturbo Antisociale di Personalità, molto più comune negli uomini piuttosto che nelle donne, è caratterizzato dalla messa in atto di condotte che ledono i sentimenti e i diritti altrui. Questi soggetti tipicamente ignorano le regole e gli obblighi sociali, sfruttano gli altri per ottenere vantaggi personali, sono impulsive e irresponsabili, ostili e violenti e, a fronte dei danni che causano agli altri, non provano colpa. Inoltre, non si prendono la responsabilità dei propri comportamenti ma incolpano gli altri. Questi soggetti sono inclini all’abuso di alcol, di sostanze e non di rado hanno precedenti penali. In molti casi, non ha difficoltà a trovare relazioni, e possono anche apparire personaggi affascinanti (il cosiddetto ‘psicopatico affascinante’). Tuttavia, i loro rapporti sono di solito “di fuoco”, turbolenti e di breve durata.

5. Disturbo Borderline di Personalità

Nel Disturbo di Personalità Borderline, la persona sperimenta cronici sentimenti di vuoto, paure di abbandono e instabilità emotiva. Le relazioni sono intense ma gravemente instabili e tumultuose, caratterizzate da frequenti discussioni, rotture e cambiamenti drammatici nella visione degli altri, con oscillazione tra sentimenti di idealizzazione e totale svalutazione. Gli sforzi disperati per evitare l’abbandono (anche limitato) da persone significative si esplicano in minacce di suicidio e atti di autolesionismo, motivo per cui le persone con questo disturbo giungono più frequentemente di altri all’attenzione clinica. Vi è una inoltre una marcata instabilità nell’immagine di sé, nell’umore (con cambiamenti repentini), esplosioni di rabbia e di violenza (in particolare in risposta alle critiche) e una marcata impulsività, che si manifesta in abuso di sostanze, promiscuità sessuale, abbuffate e altre condotte rischiose.

6. Il Disturbo Istrionico di Personalità

Le persone con Disturbo di Personalità Istrionico cercano sistematicamente l’attenzione e l’approvazione degli altri, dalle quali dipendono fortemente. Spesso possono drammatizzare l’espressione dei sentimenti e apparire come se “recitassero una parte” (‘istrionico’ deriva infatti dal latino ‘histrionicus’, ‘appartenente all’attore’), nel tentativo di attirare l’attenzione. Le modalità di questi soggetti sono vivaci ed espressive, dedicano tipicamente molta attenzione al loro aspetto fisico e si comportano in modo sessualmente provocatorio o impropriamente seducente. Tuttavia, spesso non desiderano una relazione sessuale ma il loro comportamento esprime un desiderio di essere considerati ed accuditi. Date le modalità relazionali utilizzate, le altre persone possono con facilità coinvolgersi emotivamente con questi soggetti, ma i rapporti sono spesso superficiali e poco sinceri. Questo è particolarmente doloroso per loro, che sono particolarmente sensibili alla critiche e al rifiuto.

7. Disturbo Narcisistico di Personalità

Il Disturbo di Personalità Narcisistico prende il nome dal mito di Narciso, un bellissimo giovane che si innamorò del suo riflesso nell’acqua. Nel disturbo narcisistico di personalità, la persona ha tipicamente un senso esagerato del proprio valore (detto “grandiosità”), ha costantemente bisogno di essere ammirato e manca di empatia verso gli altri. Dal momento che credono di essere “speciali” e “superiori”, questi soggetti si aspettano di essere ammirati ed invidiati e si sentono autorizzati a sfruttare gli altri per i propri fini. Agli occhi degli altri, possono sembrare egocentrici, egoisti, insensibili e controllanti. Possono essere molto sensibili a fallimenti, sconfitte e critiche. Se vengono offesi o ridicolizzati, possono essere presi da un impeto di rabbia distruttiva e vendetta detta “rabbia narcisistica”.

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Cluster C (disturbi evitante, dipendente e ossessivo-compulsivo di personalità)

8. Disturbo Evitante di Personalità

Nel Disturbo di Personalità Evitante, la persona presenta un forte desiderio di affetto e accettazione sociale ma evita i rapporti intimi e le relazioni per timore di essere inadeguata, inferiore, poco attraente e, di conseguenza, di venire criticata e rifiutata. Questi soggetti sono molto trattenuti nelle relazioni sociali, timidi ed isolati, evitano di incontrare persone a meno che non siano certi di piacere, e evitano di esporsi a qualsiasi novità o rischio. A differenza dai soggetti schizoidi, soffrono molto per la loro condizione di isolamento. Questo disturbo è fortemente associato ad esperienze di rifiuto reale o percepito durante l’infanzia. La personalità evitante è simile al disturbo d’ansia sociale.

9. Disturbo Dipendente di Personalità

Il Disturbo di Personalità Dipendente caratterizza persone con bassa autostima e con un bisogno eccessivo che gli altri si prendano cura di loro. Chi è affetto da questo disturbo tende a percepirsi come inadeguato ed incapace di badare a se stesso, tanto che delega decisioni circa questioni quotidiane e responsabilità ad altre persone. Ciò è dovuto in parte anche al fatto che questi soggetti sono riluttanti ad esprimere le proprie opinioni per paura di entrare in conflitto con le persone che si prendono cura di loro. Visto che temono fortemente l’abbandono, fanno di tutto per mantenere le relazioni di cui hanno bisogno. Spesso immaginano di essere “un tutt’uno” con questi altri protettivi, li idealizzano come “competenti” e “potenti” e si comportano nei loro confronti in modo sottomesso. Le persone con disturbo di personalità dipendente spesso si accompagnano con persone con disturbo di personalità di CLUSTER B, che si nutrono di questa considerazione incondizionata.

10. Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Il Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo (o personalità anancastica) è caratterizzato da tendenza al controllo, perfezionismo e dedizione al dovere e alla produttività a scapito del tempo libero. Questi soggetti sono eccessivamente preoccupati per i dettagli, le regole, le liste, l’organizzazione o gli schemi. Sono persone affidabili, responsabili, metodiche, ma anche rigide e inflessibili. Faticano a prendere decisioni e sono inclini al dubbio poiché sono abituati a considerare tutte le possibili opzioni da vagliare con i relativi pro e contro. Non tollerano gli errori e le imperfezioni, hanno dunque difficoltà a portare a termine le attività iniziate. Sono spesso tese, e tale ansia di fondo nasce dalla percepita mancanza di controllo sulle cose del mondo, che vorrebbero (illusoriamente) controllare. Di conseguenza tollerano difficilmente le “zone grigie” e tendono a semplificare l’universo in azioni o “assolutamente giuste” o “assolutamente sbagliate”. I soggetti con personalità ossessivo-compulsiva sono spesso uomini di successo, in particolare in campi intellettuali. Tuttavia, l’eccesso di coscienziosità li porta a non godere mai dei loro successi. Tipicamente non sono a loro agio nelle situazioni (emotive e relazionali) in cui non hanno controllo o quando sono esposti al cambiamento. Questo disturbo di personalità si differenzia dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), che invece è caratterizzato da pensieri ossessivi indesiderati e azioni che il soggetto si sente obbligato a compiere per scacciare le ossessioni, a tal proposito leggi anche: Che cos’è il Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, come si riconosce, come si cura e come si distingue dal Disturbo ossessivo-compulsivo

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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