Insonnia fatale familiare: cause, sintomi, diagnosi, polisonnografia, cure

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Immagine tratta dal film “L’uomo senza sonno”

L’insonnia fatale familiare è un raro disturbo del sonno genetico, ereditato con modalità autosomico dominante, caratterizzato inizialmente da difficoltà dell’addormentamento e che porta, nel giro di pochi mesi, ad una totale perdita di sonno. Nell’ambito della più classificazione dei disturbi del sonno, l’insonnia fatale familiare viene fatta rientrare nel gruppo delle encefalopatie spongiformi.

Cause e fattori di rischio

L’insonnia fatale familiare ha cause genetiche. Il gene PRNP mutato (cromosoma 20) codifica la proteina PrPSc, che tende a ripiegarsi in una maniera errata, detta forma prionica. La proteina alterata, essendo insolubile e resistente agli enzimi, si accumula nel sistema nervoso danneggiandolo e dando origine alla patologia. L’esame neuropatologico ha consentito di evidenziare una marcata atrofia del nucleo ventrale anteriore e mediodorsale del talamo, un grado variabile di gliosi corticale e cerebellare e atrofia olivare.

Trasmissione

La trasmissione del gene mutato avviene con modalità autosomica dominante, il che significa che basta una singola copia dell’allele difettoso per far sì che essa si esprima, a prescindere dal sesso (basta un solo genitore malato). Il figlio di un individuo affetto ha la probabilità del 50% di essere affetto, cioè 1 figlio su 2 è malato e può trasmettere a sua volta la malattia alla metà dei suoi figli.

Esordio

L’esordio medio della malattia è di 40 anni, con una variabilità compresa tra i 20 e i 60 anni.

Diffusione

L’insonnia fatale familiare è una malattia rarissima, che in tutto il mondo è stata diagnosticata in circa 200 pazienti.

Sintomi e segni

L’insonnia fatale familiare, descritta per la prima volta nel 1986 in due membri di una stessa famiglia da Lugaresi, è caratterizzata oltre che da insonnia di gravità crescente e resistente alla terapia, anche da segni disautonomici quali miosi, diaforesi, tachicardia, tachipnea, impotenza, iperpiressia e da disturbi motori quali tremore, atassia, miocloni spontanei ed evocati, disartria, perdita del controllo sfinterico e segni piramidali. Si associano alterazioni delle fluttuazioni circadiane vegetative ed endocrine. Il sistema sensoriale rimane indenne.

Quadro polisonnografico

Il disordine presenta il seguente quadro EEG: progressiva perdita delle onde lente, dei fusi da sonno, dei complessi K e della fase REM (Manetto e coll.). Il tempo totale di
sonno si riduce fino a meno di un’ ora.

Evoluzione e prognosi

La prognosi è infausta: la malattia causa insonnia totale (impossibilità di dormire), che dopo alcuni mesi di sofferenza, tende ad aggravarsi progressivamente fino al coma ed alla morte del paziente.

Terapia farmacologica

Una terapia realmente efficace attualmente non esiste. Sono stati tentati con insuccesso trattamenti a base di diazepam, thiopentale e l-dopa. Minimi risultati sono stati ottenuti con la fisostigmina. Rimarchevoli ma brevi miglioramenti sono stati riportati a seguito della somministrazione di un antagonista sperimentale delle benzodiazepine.

Per approfondire: Insonnia familiare fatale: diagnosi, trasmissione, cause, cure

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