Crepes alla Nutella o crema alla nocciola: ricetta di uno dei dolci più buoni

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Ingredienti

  • 3 uova;
  • 250 gr di farina;
  • 500 ml di latte;
  • 50 gr di zucchero;
  • un pizzico di sale;
  • Nutella a piacere, in alternativa puoi usare la crema alla nocciola fatta in casa;
  • zucchero a velo o cacao dolce in polvere.

Tempo di preparazione:
20 Minuti

Tempo di cottura:
2 Minuti

Dosi:
4 Persone

Difficolta:
Facile

Procedimento

  1. In una terrina sbattete le uova, aggiungete lo zucchero e il latte. Cominciate poi ad aggiungere la farina sbattendo sempre con una frusta il composto. All’ultimo aggiungete il pizzico di sale.
  2. Mettete a scaldare la padella e spalmateci sopra una noce di burro. Versate l’impasto in padella utilizzando un mestolo. Il fondo della padella deve essere totalmente ricoperto.
  3. Quando i bordi della crepe cominciano a staccarsi dalla padella giratela facendo attenzione a non romperla.
  4. Terminate la cottura dell’altro lato, quindi trasferite la crepe in un piatto.
  5. Spalmate metà superficie con la quantità desiderata di Nutella. Ripiegate la crepe a metà e spolverate con zucchero a velo o cacao dolce in polvere.
  6. Per rendere diversa la vostra crepes dopo aver splamato la Nutella potete spolverarci sopra del cocco grattuggiato o dei pinoli.

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Pepe bianco: proprietà, calorie, usi in cucina, fa male?

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZA.jpgIl pepe bianco è ricavato dalla lavorazione dei frutti del Piper nigrum, una pianta appartenente alla famiglia delle Piperaceae dalla quale si ottengono, attraverso diversi procedimenti, anche il pepe nero e il pepe verde.

Per la produzione di pepe bianco, le bacche del Piper nigrumvengono colte quasi mature (quando appaiono grandi e rossastre) e vengono messe a macerare in acqua per provocare il distacco dell’involucro esterno (venduto polverizzato come “guscio del pepe” dal colore marrone e dal gusto pungente). Il pepe bianco non fa male alla nostra salute, ovviamente se consumato in quantità moderate.

I grani puliti vengono successivamente fatti essiccare e alla fine della lavorazione si presentano più piccoli di quelli del pepe nero e con sapore molto più delicato.

Proprietà e benefici del pepe bianco

Le proprietà benefiche del pepe bianco derivano dalla presenza di piperina e sono del tutto simili a quelle del pepe nero e di quello verde.

Gli effetti stomachici e stimolanti delle secrezioni gastriche e della termogenesi lo rendono utile per favorire la digestione, nonché per agevolare l’assorbimento dei nutrienti dal cibo ingerito e stimolare il metabolismo.

Il pepe bianco è inoltre efficace per depurare l’organismo grazie alle proprietà diuretiche e per abbassare la febbre grazie all’effetto antipiretico.

Calorie e valori nutrizionali per 100 grammi di pepe bianco

  • Calorie 296 kcal
  • Proteine 10,4 g
  • Carboidrati 68,6 g
  • Grassi 2,12 g
  • Fibra alimentare 26,2 g
  • Sodio 5 mg

Uso in cucina

Il sapore del pepe bianco risulta più tenue e dolce rispetto al tipo nero. I suoi grani sono più piccoli, più profumati e meno piccanti.

Il pepe bianco si adatta perfettamente a tutti i piatti dal sapore delicato come quelli a base di pesce (buonissimo nei primi con frutti di mare) o di carni bianche.

Perfetto per aromatizzare salse (soprattutto se a base di panna o formaggio), patate lesse e sottaceti.

Per il suo aroma dolce e tenue si presta bene anche ad abbinamenti originali, ad esempio con la frutta per creare un fresco dessert di fragole o con il tofu.

Per il suo colore chiaro questo pepe è più adatto in generale a insaporire salse e maionesi bianche per non ottenere l’antiestetico aspetto puntinato che creerebbe il pepe nero perché si sa, in cucina anche l’occhio vuole la sua parte!

Il pepe bianco ha un grande successo nella cucina cinese poiché il suo aroma meno pungente di quello nero si sposa meglio con i sapori agrodolci.

Le bacche del pepe bianco insieme a quelle del pepe nero vengono grossolanamente macinate e amalgamate per ottenere una miscela molto usata nella cucina francese chiamata mignonette.

Curiosità sul pepe bianco

Nell’Antica Roma il pepe era molto amato e tra i dolci dell’epoca c’era un dessert preparato proprio con il pepe bianco: i suoi grani venivano arrostiti e ricoperti con miele.

In generale nelle tavole imbandite dei Romani il pepe bianco era molto utilizzato e spesso si macinava nel vino o si univa a olio d’oliva, vino e aceto per preparare salse con le quali servire il pesce.

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Torrone e dieta: calorie, carboidrati e valori nutrizionali

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZEEcco una pratica tabella che riassume i valori nutrizionali medi per 100 grammi di torrone (al cioccolato con nocciole o bianco):

Calorie 460 kcal
Proteine 10,04 g
Carboidrati 51,77 g
Zuccheri 42,06 g
Grassi 26,73 g
Grassi Saturi 7,021 g
  Grassi Monoinsaturi 14,55 g
  Grassi Polinsaturi 3,93 g
Colesterolo 9 mg
Fibra 5,6 g
Sodio 39 mg
Potassio 384 mg

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Differenza tra panettone e veneziana

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA.jpgIl panettone è un tipico dolce milanese, associato alle tradizioni gastronomiche del Natale ed ampiamente diffuso in tutta Italia. È ottenuto da un impasto lievitato a base di acqua, farina, burro, uova (tuorlo), al quale si aggiungono frutta candita, scorzette di arancio e cedro in parti uguali, e uvetta.

La veneziana è una brioche tonda di pasta lievitata morbidissima e non troppo dolce, anch’essa molto diffusa in tutta Italia. Al contrario del panettone, nella veneziana ci sono solo i candidi senza l’uvetta ed è ricoperta di granella di zucchero; inoltre generalmente il panettone tende ad essere meno dolce e morbido rispetto alla veneziana. Altra differenza è nella forma: mentre il panettone ha tipicamente una base cilindrica che termina in una forma a cupola, la veneziana è generalmente più piccola, bassa e tonda.

Altra differenza è nell’apporto calorico dei due dolci: la veneziana possiede circa 380 calorie per 100 grammi di prodotto, mentre il panettone generalmente ha circa da 330 a 360 calorie.

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Torrone al cioccolato e nocciole fatto in casa: ricetta facile e golosa

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  • Stampo da 20×10 per un’altezza di 4 cm circa

INGREDIENTI:

  • 250 gr di crema di nocciole (o Nutella)
  • 150 gr di cioccolato fondente al 52% circa
  • 100 gr di cioccolato al latte
  • 200 gr di nocciole intere senza pellicola
  • 100 gr di cioccolato fondente per la copertura

PREPARAZIONE:

  1. Fondete a bagnomaria o al microonde il cioccolato fondente per la copertura e spennellatelo in uno stampo da plum cake, meglio se di silicone,in mancanza di questo va benissimo un qualsiasi altro stampo purché rivestito di alluminio o di carta forno.
  2. Spennellate la base e i lati fino a metà altezza.
  3. Ponete in frigo per farlo solidificare.
  4. Nel frattempo fondete insieme entrambi i tipi di cioccolato rimasti e unite le nocciole intere, mischiate molto bene cercando di fare aderire il cioccolato alle pareti delle nocciole;aggiungete la crema di nocciole e mantecate bene.
  5. Prendete lo stampo in cui il cioccolato si sarà solidificato e versate il composto e con un cucchiaio cercate di fare in modo che si pressi tutto bene evitando che si creino bolle d’aria.
  6. Riponete in frigo per almeno 2 ore.
  7. Se desiderate che sia di forma perfetta, anche sotto, fondete ancora del cioccolato fondente e versatelo sulla parte superiore una volta estratto dal frigo, per poi riporlo a solidificare; io non l’ho fatto perché poi,una volta tolto dallo stampo la base irregolare sarebbe rimasta sotto e oltretutto è bello da vedere,con quelle nocciole che creano tante piccole montagnole golose!

Stupirete tutti con questo torrone,e nessuno crederà che lo avete fatto voi!
Dimenticavo: per una preparazione ancora più veloce e semplice potete evitare di spennellare lo stampo col cioccolato fondente,e avrete un torrone senza copertura e più irregolare, ma ugualmente buono.

Fonte originale: Giallo Zafferano

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Pandoro: ricetta con lievito di birra, facile e gustosa

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E’ curioso sapere che il pandoro è stato disegnato da Angelo Dall’Oca Bianca, un pittore impressionista; la forma, insieme alla ricetta dell’impasto, fu depositata all’ufficio brevetti il 14 ottobre del 1894 da Domenico Melegatti, titolare dell’omonima industria dolciaria.
Noi vi proponiamo la nostra versione realizzata con la biga, ovvero il pre-impasto da preparare la notte precedente alla realizzazione del pandoro e che vi garantirà un prodotto molto aromatico, maggiormente digeribile e più duraturo.
La preparazione del pandoro è piuttosto laboriosa e richiede molte ore di lavorazione, ma la soddisfazione di servire questo lievitato natalizio fatto in casa ripagherà ogni sforzo!

Ingredienti per la biga

  • Farina Manitoba 45 g
  • Acqua 30 g
  • Lievito di birra fresco 5 g

PER IL 1° IMPASTO (PER UNO STAMPO DA 750 G)

  • Biga (preparata e lasciata maturare tutta la notte) 80 g
  • Farina Manitoba 90 g
  • Zucchero 20 g
  • Uova 50 g
  • Lievito di birra fresco 7 g

2° IMPASTO

  • Farina Manitoba 210 g
  • Zucchero 90 g
  • Miele di acacia 10 g
  • Uova (2 medie) 100 g
  • Tuorli (circa 1) 20 g
  • Baccello di vaniglia 1
  • Scorza di limone ½
  • Burro ammorbidito 125 g

Per la biga

Pandoro

Per preparare il pandoro fatto in casa, iniziate dalla biga (il pre-impasto). Dovrete prepararla la sera prima in modo che maturi tutta la notte. In una ciotolina versate 45 g di farina manitoba, 5 g di lievito di birra fresco sbriciolato e 30 g di acqua (1). Mescolate gli ingredienti con le mani (2) per ottenere un impasto omogeneo (3). Coprite con pellicola e lasciate maturare per tutta la notte a temperatura ambiente.

Per il 1° impasto (per uno stampo da 750 g)

Pandoro

Per preparare il primo impasto del pandoro, riprendete la biga fatta maturare tutta la notte come indicato in precedenza (1), versatela in una planetaria dotata di gancio e aggiungete 90 g di farina manitoba, poi 20 g di zucchero semolato (2)  e 7 g di lievito di birra fresco sbriciolato (3).

Pandoro

Cominciate ad impastare con il gancio gli ingredienti facendo andare la planetaria a velocità media; quindi versate l’uovo (uno medio da 50 g) (4) e lavorate ancora fino a completo assorbimento e incordatura. Una volta incordato l’impasto attorno al gancio della planetaria, trasferitelo su un piano di lavoro leggermente infarinato aiutandovi con un tarocco (5); quindi realizzate delle pieghe all’impasto, riportando i lembi laterali verso l’interno (6)

Pandoro

e ripiegando poi l’impasto da sotto verso l’interno (7). Pirlate l’impasto sul banco di lavoro per creare una forma sferica le cui pieghe si dovranno trovare nella parte sotto della palla che formerete (8). Ponete la sfera di impasto con la parte delle pieghe a contatto con il fondo della ciotola e coprite con pellicola (9). Il primo impasto è pronto e dovrà lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore almeno (il forno spento con luce accesa garantirà una temperatura costante di 26-30° massimo); dovrà raddoppiare di volume.

Per il 2° impasto e la cottura

Pandoro

Il vostro primo impasto dopo 2 ore si presenterà come nella foto (1); versatelo nella tazza della planetaria dotata di gancio (2), unite 10 g di miele (3)

Pandoro

e i semi di una bacca di vaniglia (4); poi grattugiate la scorza di mezzo limone (5) prelevandone solo la parte gialla. Quindi versate 90 g di zucchero semolato (6)

Pandoro

e 210 g di farina manitoba (7); iniziate a lavorare l’impasto con il gancio, quindi unite le uova e i tuorli (100 g di uova intere corrispondono a 2 uova medie e un tuorlo a circa 20 g), ma una alla volta (8), attendendo l’assorbimento completo di una prima di procedere con la successiva. Una volta assorbite le uova, assicuratevi che l’impasto si incordi: risulterà elastico ma molto idratato. Potete provare a prenderne in mano una parte per verificarne la consistenza (9).

Pandoro

Quindi prendete 125 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente, ma ancora plastico, e un pezzetto alla volta inseritelo nell’impasto (10) sempre con la planetaria in funzione, attendendo l’assorbimento completo prima di passare al pezzetto successivo. Una volta che tutto il burro sarà assorbito e l’impasto incordato, arrestate la planetaria (11). Raccogliete l’impasto aiutandovi con un tarocco (12)

Pandoro

e rovesciatelo su un piano di lavoro; sempre con il tarocco aiutatevi per realizzare le pieghe di rinforzo. Prendete il lembo in alto e ripiegatelo verso di voi (13), poi nuovamente da sotto a sopra (14). Pirlate l’impasto sul piano di lavoro, ovvero ruotatelo tra le mani (se necessario potete ungervi leggermente le mani con del burro) in modo da realizzare una sfera liscia e ben tesa (15).

Pandoro

Versatela nello stampo da 750 g di pandoro precedentemente imburrato e infarinato assicurandovi che la chiusura delle pieghe realizzate sia verso l’alto (16); lasciatelo riposare per l’ultima lievitazione, sempre in forno spento con luce accesa per almeno 8-12 ore fino a quando non raggiungerà il bordo dello stampo (17). Ora potete togliere lo stampo dal forno, inserire una ciotola con acqua calda alla base del forno per creare la giusta umidità e portare il forno in modalità statica alla temperatura di 140-150° e cuocete il pandoro ponendolo nell’ultimo ripiano del forno per circa 55 minuti, sempre mantenendo la ciotola di acqua all’interno. Una volta cotto (18), sfornate il pandoro e lasciate raffreddare almeno per 30 minuti.

Pandoro

Ponete poi un piatto da portata sulla base del pandoro (19) e capovolgete lo stampo (20); quindi lasciate raffreddare completamente e poi delicatamente sfilate lo stampo (se dovesse far resistenza attendete ancora qualche minuto perché si raffreddi meglio) (20); infine spolverizzate il vosto pandoro con lo zucchero a velo (21) e gustatelo fetta dopo fetta!

Conservazione

Il pandoro fatto in casa si conserva per circa 7 giorni, ben sigillato in pellicola e in sacchetto per alimenti.

Si sconsiglia la congelazione.

Consiglio

Per ottenere un risultato ottimale è consigliabile aggiungere i liquidi poco alla volta per dare tempo alla farina di assorbirli per bene e incordarsi nel migliore dei modi. L’impasto alla fine deve risultare ben incordato e morbido.

Se preferite al secondo impasto potete aggiungere un pizzico di sale!

A cosa servono le pieghe?

Le pieghe servono a dare ariosità all’impasto e a favorire lo sviluppo di un’alveolatura omogenea e fitta. Questa è una fase molto importante per la riuscita ottimale dei lievitati come il pandoro, infatti una volta realizzate le pieghe e la pirlatura (ovvero aver dato una forma rotonda rigirando l’impasto tra le mani sul bancone) dovrete ottenere una sfera ben tesa, per tendere ancora meglio la maglia glutinica dell’impasto.

Perché si usa la biga?

La biga, ovvero il pre-impasto, è una preparazione a base di acqua, farina e lievito di birra o lievito madre che può avere diverse consistenze in base al tipo di risultato che si vuole ottenere. Questo pre-impasto, da far maturare tutta la notte e che renderà l’impasto del pandoro di più lenta realizzazione per le ripetute fasi di lavorazione e lievitazione, garantirà un risultato: fragrante, aromatico, più digeribile e meglio conservabile.

Fonte originale: Giallo Zafferano

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Dieta mima digiuno: cosa mangiare, esempio e menu

MEDICINA ONLINE RISO RISOTTO CIBO DIABETICO INDICE GLICEMICO PASTA CARBOIDRATI GLICEMIA DIETA GRASSO PRANZODieta mima digiuno: quali sono l’esempio e il menu da seguire? Questo regime alimentare è stato inventato dagli esperti dell’University of Southern California, guidati dal Dott. Valter Longo, professore di biogerontologia e direttore dell’Istituto sulla longevità presso l’University of Southern California. Il progetto si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare di Milano. L’obiettivo che si vuole raggiungere con questo tipo di alimentazione consiste nel favorire la perdita di peso e contemporaneamente nel prevenire l’insorgenza di alcune malattie, compresi i tumori. Longo è giunto alla creazione di questa dieta, dopo aver studiato le persone affette da sindrome di Laron, una malattia genetica caratterizzata dalla resistenza all’ormone della crescita.

Cosa mangiare?

In generale non si può stabilire che cosa mangiare a priori. La dieta deve essere condotta sotto stretto controllo medico. E’ proprio il medico a stabilire quali cibi inserire nei pasti quotidiani, dopo aver visitato il paziente accuratamente, tenendo conto del suo stato di salute. Generalmente viene consigliato il consumo di zuppe, di verdure, di frutta secca, di carboidrati semplici e di liquidi senza zucchero. La dieta, quindi, non consiste in un vero e proprio digiuno, ma in una riduzione dei pasti per 5 giorni, fase da ripetere ogni 3 o 6 mesi.

Esempio

Possiamo stabilire uno schema generale della divisione dei nutrienti nell’ambito della dieta mima digiuno. In particolare essi vengono suddivisi in questo modo:

  • 14% di proteine,
  • 43% di carboidrati,
  • 46% di grassi,
  • riduzione dell’apporto calorico in una percentuale che va dal 34% al 54%.

Benefici

I benefici che si possono conseguire seguendo questo schema sono i seguenti:

  • riduzione delle calorie,
  • minore rischio di incidenza dei tumori,
  • ringiovanimento del sistema immunitario,
  • riduzione delle infiammazioni,
  • calo della perdita di densità minerale delle ossa,
  • riduzione dei fattori di rischio legati all’invecchiamento,
  • mantenimento del diabete sotto controllo,
  • riduzione delle malattie dell’apparato cardiovascolare,
  • calo di peso corporeo.

Menu

Il fai da te è sconsigliato. Inoltre questa dieta non potrebbe essere seguita da chi ha superato i 65 anni di età. Si potrebbe portare avanti questo tipo di menu, in accordo con le decisioni del medico. Si tratta solo di un esempio:

  • colazione: una tazza di tè e 50 grammi di cereali anche sotto forma di barretta;
  • pranzo: 100 grammi di pesce accompagnati da insalata verde condita con olio e limone oppure, in alternativa, verdure cotte a piacere;
  • cena: minestrone di verdure, qualche oliva e un pacchetto di crackers di cavolo nero.

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Differenza tra peperoncino rosso e verde: caratteristiche delle varietà

MEDICINA ONLINE PEPE DI CAYENNA PEPERONCINO PAPRIKA PAPRICA NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO CUCINARE SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONIIl peperoncino appartiene al genere Capsicum L., piante originarie delle Americhe, ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Esistono centinaia di specie di peperoncini che possono essere piccanti, dolci o ornamentali. La capsaicina in esso contenuta è l’alcaloide che ne determina la piccantezza. La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso. La sensazione di bruciore che percepiamo più o meno intensa e persistente in realtà non esiste, nel senso che non si ha un aumento di temperatura nella nostra bocca. La capsaicina interagisce con alcuni termorecettori presenti nella bocca, nello stomaco e nell’ano, che mandano un segnale al cervello che crea la sensazione di bruciore.

Il grado di piccantezza dei peperoncini è stato classificato nella Scala di Scoville, dal cognome del farmacista americano Wilbur Scoville, che la sviluppò nel 1912. La scala determina l’attività della capsaicina sui recettori del calore della lingua. I valori vanno da 0, un normale peperone, a 16 milioni per la capsaicina pura.

A parte il verde, che identifica sempre peperoncini immaturi e quindi meno piccanti che se fossero colti in piena stagione, tutte le altre sfumature dal giallo al rosso sono solo caratteristiche distintive delle diverse specie: il colore non ha quindi nessun rapporto con la quantità di capsaicina presente nel frutto e quindi con la loro piccantezza.

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