Appena pensi di averlo imprigionato basta un soffio di aria e lui torna ad essere libero, nel vento

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO NATURA FIORE DANDELION SOFFIONE FIORI VERDE PRATOUno dei miei fiori preferiti è il soffione: è libero, selvatico, discreto, è l’unico fiore che non si può acquistare dal fioraio. Non lo puoi comprare e lui ne va fiero!

Molti lo considerano sgraziato, per me invece è il simbolo dell’eleganza: ci insegna che non servono colori appariscenti per catturare l’attenzione di chi ci guarda con sensibilità.

Non teme il giudizio degli altri fiori che si considerano più belli di lui: il soffione va per la sua strada, conosce i suoi limiti, sa di non essere bello ma si impone lo stesso perché sa quanto è importante il suo ruolo nella natura.

All’apparenza delicato, ha in realtà un carattere deciso: appena pensi di averlo imprigionato basta un soffio di aria e lui torna ad essere libero, nel vento, per sempre.

E dopo aver condiviso con voi questo mio piccolo pensiero sul Taraxacum officinale, auguro ancora buon anno nuovo a tutti!

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Auguri di un 2015 pieno di salute, serenità e gioia!

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma AUGURI 2015 SALUTE SERENITA GIOIA Anno Nuovo Capodanno 15 Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaI miei auguri di uno splendido 2015; con la speranza che il nuovo anno sia un’occasione per migliorarci e per superare i problemi che ci ha riservato l’ormai vecchio 2014. Affrontiamo il futuro con coraggio ed ottimismo, ricordando che 100 anni fa esatti i nostri bisnonni avevano a che fare con la prima guerra mondiale, quindi – rispetto a loro – siamo decisamente più fortunati! Rinnovo gli auspici fatti alla vigilia del giorno di Natale: tanti auguri a tutti voi lettori, alle vostre famiglie, ai vostri cari ed ai vostri animali domestici, con l’augurio che il 2015 sia un anno pieno di salute, serenità e gioia!

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Quasi 70 gradi sotto zero: il villaggio più freddo al mondo

Si d’accordo: abbiamo avuto un dicembre mite, quindi il freddo – arrivato improvviso in questi ultimi giorni – ci ha colto di sorpresa. Ma siete davvero sicuri di volervi lamentare per qualche grado in meno? Esiste un posto in Russia dove la temperatura arriva a sfiorare i 70 gradi sotto zero! Benvenuti a Ojmjakon: il villaggio più freddo al mondo!

Ojmjakon (Оймякон in russo) è localizzato presso il fiume Indigirka nel Nord-est della Repubblica di Sacha-Jacuzia nell’est della Siberia ed ha circa 800 abitanti. Ojmjakon è uno dei candidati, insieme a Verchojansk e Tomtor, per il polo nord del freddo (i “poli del freddo” sono i posti nell’emisfero sud e nord dove è stata registrata la temperatura più bassa dell’aria).

Nel 26 gennaio 1926 sarebbe stata registrata una temperatura addirittura di −69.9 °C. Ojmjakon è considerato attualmente il posto abitato più freddo di tutto l’emisfero nord del mondo. In estate invece la temperatura media è di soli 13,5 °C, cioè 22 °C massima, 5 °C minima. La vostra città non vi sembra più tanto fredda, vero?

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Non fare più nemmeno un tiro: il libro gratuito per chi ha smesso e per chi vuole smettere di fumare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FUMO SIGARETTA NICOTINA TABAGISMO TOSSICODIPENDENZA UOMOIeri mi sono fatto un gran bel regalo: sono stati 800 giorni esatti da quando ho smesso di fumare!

Puoi stare tranquillo

Parlandone con i miei amici di Facebook, mi ha colpito l’affermazione di un utente: “se sono 800 giorni credo che ormai puoi stare tranquillo”. Ed invece non posso stare tranquillo per niente, perché chi è stato fumatore ed ha smesso, non può mai abbassare la guardia: tutti noi conosciamo persone che hanno smesso per anni e poi – quando ormai si sentivano “tranquille” – hanno compiuto l’errore di fare anche un solo tiro e si sono ritrovate ad essere nuovamente fumatori abituali! Sia chiaro: è ovvio che per me, dopo più di due anni, è più facile resistere alla tentazione rispetto a chi ha spento l’ultima sigaretta due giorni fa! Ma MAI abbassare la guardia perché la debolezza di un secondo può farvi ritornare nel vortice.

Quasi quasi me lo faccio un tiro

Chi ha smesso da anni può sentirsi ormai al sicuro ed una bella sera può dire “quasi quasi me lo faccio un tiro, tanto ho smesso da sei anni: non ritornerò ad essere un fumatore per un solo tiro!”. Ed invece no. Quello che deve essere capito da tutti gli ex-fumatori all’ascolto è che hanno davanti a loro solo due alternative: possono continuare a non fumare o possono tornare a fumare come (e più di) prima. Non esiste una via di mezzo. Alcune persone perdono il loro tempo a pensare come sarebbe bello poter essere un fumatore occasionale: devono invece mettersi in testa che non potranno mai più avere quel “piacere”. Fare anche un solo tiro vi riporterà al punto di partenza, e parlo anche per esperienza diretta. Alcuni anni fa avevo smesso e dopo un paio di mesi, sentendomi al sicuro, ho rifumato una sigaretta: la prima di una lunga serie purtroppo. Quando si smette… si smette! Non ci sono scappatoie e, se ci sono, vi riporteranno inevitabilmente a fumare.

Non fare più nemmeno un tiro

A tale proposito consiglio caldamente a tutti (fumatori, ex fumatori, amici di fumatori) la lettura di questo illuminante libro dello statunitense Joel Spitzer – un esperto nel campo dello smettere di fumare – chiamato Non fare più nemmeno un tiro. E’ un e-book (cioè un libro scaricabile e leggibile su pc e smartphone) che l’autore stesso ha voluto generosamente rendere gratuito, quindi potete legalmente scaricarlo ed inviarlo ai vostri cari! E’ scritto in maniera semplice e chiara: leggetelo tutto d’un fiato come ho fatto io!

Potete scaricare gratis il libro “Non fare più nemmeno un tiro” seguendo questo link: Non fare piu nemmeno un tiro

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Auguri di buone feste e felice anno nuovo a tutti i lettori di Medicina OnLine

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Tanti auguri di buone feste a tutti voi lettori, alle vostre famiglie, ai vostri cari ed ai vostri animali domestici, con l’augurio che il 2015 sia un anno pieno di salute, serenità e gioia.

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200 mila euro a Nicole Minetti

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO DONNA COPPIA DIVANO AMORE ABBRACCIATI GUARDANO LA TV CINEMA TELEVISIONE FILM SERIE TVPare che 200 mila euro saranno dati a Nicole Minetti per andare all’isola dei “famosi”. Un vigile del fuoco, che ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella degli altri, deve lavorare quasi 20 anni per guadagnare la stessa cifra. Si, lo so: è un discorso vagamente “populista”, e non vengono spesi certamente soldi pubblici, però mi viene lo stesso un gran fastidio…

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Anoressia: le immagini drammatiche di un corpo che non esiste più

MEDICINA ONLINE ANORESSIA ANORESSICA ANOREXIA IMAGE IMMAGINI CORPO NON ESISTE PIU BULIMIA NERVOSA VOMITO OSSA DIMAGRIMENTO CIBO MANGIARE PSICHIATRIA DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTAREAnoressia. Tecnicamente parlando “anoressia nervosa”. Una patologia diffusa che getta nella disperazione intere famiglie. A volte difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali quando piccole perdite di peso e umore diverso dal solito sono interpretati da genitori ed amici come un fenomeno passeggero e trascurabile. A tale proposito, prima di continuare con la lettura di questo post, vi invito a dare una occhiata a questo mio articolo: Una vostra amica è troppo magra? Vi insegno a capire se soffre di anoressia

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L’anoressia cambia il nostro corpo in una maniera che mai avremmo immaginato. Oggi vi propongo una serie di immagini (e relative storie) davvero drammatiche, sperando possano in qualche modo tenere alta l’attenzione su questo male spesso taciuto.

Attenzione: le seguenti immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità

KATE CHILVER

Il 13 dicembre 2011 muore Kate Chilver, definita come il caso più eclatante di anoressia della storia clinica di questa malattia. Si spegne a soli 31 anni con un peso di 29 chili.

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Non c’è tanto da dire se non che la sua lotta è partita già all’età di 12 anni ma, nonostante la buona volontà della stessa ragazza e tutto l’impegno dei medici, è avvenuto l’inevitabile.

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I suoi organi non rispondevano più ed era impossibile che rispondessero visto che la malattia li aveva uccisi ancor prima di lei. Le arterie erano in parte necrotizzate e non lasciavano affluire il sangue così come parte dell’intestino e dello stomaco. Questa povera ragazza, come tante altre, era una piccola creatura fragile che cercava – ancor prima delle cure mediche – di essere compresa dalla famiglia e dagli amici.

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ISABELLE CARO

17 novembre 2010 muore a soli 28 anni, Isabelle Caro, divenuta famosa per un servizio fotografico di Oliviero Toscani (vedi foto in basso) che aveva realizzato dei manifesti pubblicitari contro l’anoressia. Pubblicità che fu ritirata perché accusata di incoraggiare le ragazze all’emulazione. Questa ragazza è sicuramente un esempio emblematico, benché solo un esempio tra i tanti, di quello che la morbosità di alcuni genitori possono, a volte, causare.

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La madre si era separata dal marito quando Isabelle aveva solo quattro anni. La donna si lega alla bambina in modo viscerale e malato, dandole il significato di una rivalsa personale per il fallimento avuto come moglie. Presto si accorge che la figlia cresce e cerca di evitare questa crescita perché, crescendo, prima o poi sarebbe andata via e avrebbe decretato un suo ennesimo fallimento. La figlia asseconda volentieri la mamma per non dispiacerle: la madre le fa indossare vestiti molto piccoli e quindi lei evita di mangiare per non crescere. Il vortice della vera e proprio malattia psichiatrica della madre ha il suo apice nella morte della povera Isabelle. Solo allora la madre comprende tutto il male fatto alla figlia e si toglie la vita. Per alcuni questo estremo gesto non è stato la risposta ai propri sensi di colpa, quanto il risultato alla perdita dell’oggetto della sua ossessione.

VALERIA LEVITIN

Ha 41 anni e pesa 25 chili, come un bimbo di sette anni: è Valeria Levitin, la donna più magra al mondo. Ha 41 anni e pesa 25 chili, come un bimbo di sette anni: è Valeria Levitin, la donna più magra al mondo. Nasce in Russia e fin da bambina viene istruita per tenersi lontana dalle calorie. Sedicenne si trasferisce con la madre e il nuovo compagno in America e il suo desiderio di piacere la spingono ancora di più a ridurre il cibo. La ragazza, in cerca della forma perfetta, si priva di carboidrati e zuccheri. Nel 1994 vince il titolo di Miss Chicago per inseguire il sogno della moda vuole dimagrire ancora.

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“L’anoressia vive nella testa. Quando diventa visibile nel corpo è già troppo tardi” ha dichiarato Valeria Levitin in seguito cercando di convincere con la sua testimonianza a non seguire il suo esempio. “Questo non è un gioco o uno scherzo: è la vita. Voglio condividere la mia storia per avvertire chi soffre del mio stesso male e le loro famiglie, evitando così che si compia per altre il mio stesso destino. L’anoressia mi ha resa sola, non attraente e repellente per le persone attorno a me.”

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Quando a presentarsi è l’anoressia nervosa, si rimane sbigottiti perché fino a qualche minuto prima non si vedeva nulla. I genitori appaiono impreparati e si colpevolizzano del fatto di non essere riusciti a comprendere per tempo il disagio dei figli. Alcuni si sentono anche traditi perché realizzano che l’autonomia concessa ai figli è stata usata per nascondere loro dei gravi problemi irrisolti.

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Non tutti sanno che questa drammatica malattia del comportamento alimentare può coinvolgere anche i maschi, sebbene “solo” in circa un caso su venti di anoressia.

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Alcuni uomini entrano nelle maglie dell’anoressia quasi casualmente e vi rimangono imprigionati allo stesso modo dei soggetti femminili perché dietro questa patologia non c’è una questione di genere ma di sensibilità. Per approfondire il legame tra anoressia e sesso maschile leggi questi articoli:

Il fotografo polacco Andrzej Dragan è famoso per lavorare molto le fotografie in post produzione per farne dei veri ritratti ma afferma: “Una sola delle foto che ho fatto, per esempio, è assolutamente vera: è il ritratto di una ragazza anoressica, una modella di diciotto anni, molto bella e alta, ma estremamente magra. Non sono quasi intervenuto, in post produzione. Ho lasciato l’immagine così com’era. E questa è una delle foto cui le persone credono di meno!“

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Corpi consunti come candele, fantocci che non lasciano spazio alla vita, immagini che possono urtare e dare fastidio e che svelano un mondo che cerca di difendersi dalle paure e le insicurezze, aggredendo per primo se stesso.

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L’anoressia è un morbo che dilania l’anima ed il corpo riducendo tutto a brandelli. Brandelli sottili e fragili, da cui però, con tanto impegno, amore e cure, è possibile uscire.

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Un oggetto che tocchi 150 volte al giorno ha più batteri della tavoletta del wc

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE LABORATORIO RICERCA OSPEDALE SCIENZA SCIENZIATO MICROSCOPIO VETRINO FARMACI CHIMICA TEST ESPERIMENTO ANALISI CLINICHE BIOLOGIA MICROBIOLOGIA VIRUS LABORATORYSiamo abituati a pensare ad alcuni oggetti, di uso comune, come sporchi e possibile fonte di contaminazione: la tavoletta del wc è uno di questi oggetti e, proprio per questo, tendiamo a pulirlo il più possibile. Eppure c’è un altro oggetto – che usiamo ben più spesso del wc – che è molto più sporco ed infetto ma nonostante ciò lo tocchiamo, lo avviciniamo alla nostra bocca, lo usiamo nel nostro letto e ci dormiamo perfino vicino. Di quale oggetto parlo? Ma è ovvio: lo smartphone.

Un covo di batteri portatile

Vari studi (tra cui quello citato in questo articolo) concordano sul fatto che il nostro smartphone è un vero e proprio dispenser portatile di batteri: su di esso vive e prolifera circa l’80% dei più comuni batteri umani! A complicare la situazione è l’uso smodato che facciamo del nostro cellulare: sembra che lo tocchiamo mediamente 150 volte al giorno (una volta ogni sei minuti)! Un problema ulteriore è che il cellulare viene più volte avvicinato a zone del nostro corpo molto sensibili, come il nostro viso (in particolare orecchio e bocca).

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I batteri che vivono sul tuo cellulare

1) Pseudomonas aeruginosa. Questo batterio molto aggressivo è in cima alla lista di quelli presenti sui cellulari. Il motivo è semplice: il patogeno in questione ha bisogno di pochissime risorse nutritive e spopola, così, sulle superfici più disparate, da quelle dei dispositivi ospedalieri ai lavandini, agli smartphone, appunto. Lo Pseudomonas è anche tra i batteri più resistenti agli antibiotici: un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale.

2) Staphylococcus aureus. Alcuni ceppi di questo batterio normalmente presente sulla cute possono provocare manifestazioni morbose e aggressive del patogeno, sotto forma di infezioni più o meno gravi. Uno studio turco del 2009 l’ha identificato sul 52% dei cellulari maneggiati dal personale sanitario. Nella foto, lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, un ceppo che non risponde agli antibiotici, evidenziato sulle mani di un impiegato nel settore sanitario.

3) Escherichia coli. È un batterio normalmente presente nel nostro intestino, e necessario al processo digestivo. Si tratta, pertanto, di un batterio fecale, e il problema sta proprio in questo: il fatto che sia finito sul cellulare rispecchia l’uso intensivo che si fa degli smartphone in bagno e potrebbe essere una spia di contaminanti ben peggiori che avvolgono lo schermo del caro smartphone. Un ceppo particolare, l’O157:H7, o Escherichia coli enteroemorragico, associato all’assunzione di cibi contaminati o poco cotti, è particolarmente pericoloso, perché provoca diarrea emorragica, anemia e insufficienza renale.

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4) Clostridium difficile. Secondo uno studio dell’American Journal of Infection Control pubblicato nel 2013 questo batterio sarebbe tra i più persistenti su tablet e smartphone, nonché particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Il patogeno è tra i principali responsabili di diarrea e irritazione al colon, e colpisce soprattutto gli anziani o chi ha difese immunitarie basse.

5) Streptococco. Si trova in genere in due forme: quello di tipo A, responsabile di una delle più frequenti faringo-tonsilliti in età pediatrica; e quello di tipo B, che può causare una vasta gamma di infezioni anche in età adulta, dalle polmoniti alle infezioni del tratto urinario. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari, così come gran parte dei microbi che più comunemente ci portiamo appresso.

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6) Staffilococchi coagulasi negativi. Questi batteri responsabili del 30% delle infezioni sanguigne contratte in ospedale è risultato presente sul 15% dei cellulari esaminati in uno studio ghanese. Anche in questo caso si tratta di patogeni resistenti a molti farmaci, difficili da debellare.

7) Coliformi. Sono normalmente presenti in piante, terriccio e feci. Come per l’Escherichia coli, il fatto che siano presenti sul cellulare non è preoccupante di per sé (per lo meno, se si tratta di piccole quantità). Ma potrebbe essere sintomo di contaminazioni più pericolose.

8) Corynebacterium. Ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni su alcuni cellulari nel 2014, ma probabilmente si trattava di versioni non infettive. Questo batterio è infatti all’origine della difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa delle vie aeree superiori che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Fortunatamente le vaccinazioni hanno drasticamente ridotto il numero di infezioni da nei paesi occidentali. Ecco perché gli esemplari trovati sugli smartphone erano probabilmente innocui.

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9) Lieviti. Alcuni, come la Candida albicans, responsabile di infezioni al cavo orale e alla vagina, sono normalmente presenti nel corpo umano e limitati, nella diffusione, dal sistema immunitario. Uno studio turco condotto su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. La buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari: ma il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano.

10) Muffe. Non si trovano solo sulla frutta dimenticata in frigorifero, ma anche sul 10% dei cellulari. a lungo andare, se inalate possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e – in rari casi – infezioni polmonari.

Come pulire il proprio smartphone per difendersi dai batteri?

Insomma, dopo avervi “spaventato” un po’, devo anche dire che non sempre i microrganismi citati sono pericolosi. Inoltre, anche se si viene a contatto con questi batteri, non è detto che si contragga un’infezione. Però è allo stesso tempo vero che gli smartphone e i tablet vanno puliti anche più volte al giorno. Passare un panno in microfibra umido sui dispositivi è sufficiente a eliminare quasi tutti i batteri più comuni: potete portare un piccolo panno in tasca o in borsa e passarlo sul dispositivo ogni tanto. Per quelli più resistenti meglio usare le salviettine alla candeggina: rimuovono completamente gli agenti patogeni. Meno efficace invece il batuffolo di cotone imbevuto di alcol.

Tenere pulite le mani

Infine il trucco più antico del mondo: lavarsi le mani. A tale proposito leggete questo articolo: Lavarsi veramente bene le mani non è così facile come sembra: ecco i trucchi per farlo nel modo giusto!

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