Vasticor (pravastatina sodica) 20mg 40mg foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

VASTICOR COMPRESSE

Categoria Farmacoterapeutica

Agenti ipolipemizzanti/ipocolesterolemizzanti e ipotrigliceridemizzanti/inibitori della HMG-CoA riduttasi.

Principi Attivi

Pravastatina sodica.

Eccipienti

Lattosio monoidrato, povidone K30, cellulosa microcristallina, sodio croscarmellosa, magnesio stearato, magnesio ossido, ferro ossido giallo(E172).

Indicazioni

Trattamento dell’ipercolesterolemia primaria o dislipidemia mista, come aggiunta alla dieta, quando la risposta a quest’ultima e ad altri trattamenti non farmacologici (es. esercizio fisico, riduzione ponderale) e’ inadeguata. Riduzione della mortalita’ e morbilita’ cardiovascolare nei pazienti con ipercolesterolemia moderata o grave e ad alto rischio di primo evento cardiovascolare, in aggiunta alla dieta. Riduzionedella mortalita’ e morbilita’ cardiovascolare in pazienti con storiadi infarto miocardico o angina pectoris instabile e con livelli di colesterolo normali o elevati, in aggiunta alla correzione di altri fattori di rischio. Riduzione di iperlipidemia post-trapianto nei pazientisottoposti a terapia immunosoppressiva a seguito di trapianto di organo solido.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti. Epatopatie in fase attiva, inclusi inspiegabili, persistenti aumenti delle transaminasi sieriche, oltre 3 volte il limite superiore dellanorma (ULN). Gravidanza e allattamento.

Posologia

Prima di iniziare la terapia con pravastatina, devono essere escluse cause secondarie di ipercolesterolemia e i pazienti devono essere sottoposti a dieta ipolipidica standard, che deve essere mantenuta anche durante il trattamento. Pravastatina viene somministrata per via orale,una volta al giorno, preferibilmente la sera con o senza cibo. Ipercolesterolemia: l’intervallo di dosi raccomandato e’ 10-40 mg una volta al giorno. La risposta terapeutica si osserva entro una settimana e ilpieno effetto di una data dose si ottiene entro quattro settimane, pertanto si devono effettuare periodiche valutazioni del quadro lipidicoe aggiustare la posologia di conseguenza. La dose giornaliera massimae’ 40 mg. Prevenzione cardiovascolare: in tutti gli studi clinici di prevenzione di morbilita’ e mortalita’, l’unica dose di partenza e di mantenimento studiata e’ stata 40 mg al giorno. Posologia dopo il trapianto: in seguito a trapianto d’organo, si raccomanda una dose inizialedi 20 mg al giorno nei pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva. A seconda della risposta dei parametri lipidici, la dose puo’ essere aggiustata fino a 40 mg sotto stretto controllo medico. Bambini e adolescenti (8-18 anni di eta’) con ipercolesterolemia familiare eterozigote: l’intervallo di dosi raccomandato e’ 10-20 mg una volta al giorno tra 8 e 13 anni di eta’, in quanto dosi superiori a 20 mg non sono state studiate in questa popolazione, e 10-40 mg al giorno tra 14 e 18anni di eta’. Pazienti anziani: non e’ necessario un aggiustamento della dose in questi pazienti, a meno che non vi siano fattori di rischiopredisponenti. Insufficienza renale o epatica: nei pazienti con insufficienza renale moderata o grave, o con insufficienza epatica significativa si raccomanda una dose iniziale di 10 mg al giorno. La dose deveessere aggiustata secondo la risposta dei parametri lipidici e sottocontrollo medico. Terapia concomitante: gli effetti ipolipemizzanti della pravastatina sul colesterolo totale e sul colesterolo LDL sono potenziati se viene somministrata in associazione con una resina sequestrante gli acidi biliari (es. colestiramina, colestipolo). La pravastatina deve essere somministrata un’ora prima o almeno quattro ore dopo laresina. Per i pazienti che assumono ciclosporina, con o senza altri farmaci immunosoppressori, il trattamento deve iniziare con 20 mg di pravastatina una volta al giorno e il progressivo aumento della dose fino a 40 mg deve essere effettuato con cautela.

Conservazione

Nessuna particolare condizione di conservazione.

Avvertenze

La pravastatina non e’ stata valutata in pazienti con ipercolesterolemia familiare di tipo omozigote. La terapia non e’ adatta quando l’ipercolesterolemia e’ dovuta a un innalzamento del colesterolo HDL. L’associazione di pravastatina con fibrati non e’ raccomandata. Nei bambiniprima della puberta’, il rapporto rischi/benefici del trattamento deveessere attentamente valutato prima di iniziare la terapia. Sono statiosservati moderati aumenti delle transaminasi epatiche. Nella maggioranza dei casi, i livelli delle transaminasi epatiche sono tornati al loro valore basale senza richiedere la sospensione del trattamento. Prestare particolare attenzione ai pazienti che sviluppano un incrementodei livelli delle transaminasi; interrompere la terapia se gli aumentidell’alanina aminotrasferasi (ALT) e dell’aspartato aminotrasferasi (AST) superano di tre volte il limite superiore della norma e persistono. Prestare cautela quando si somministra pravastatina a pazienti conanamnesi di epatopatia o elevato consumo di alcool. La pravastatina e’stata associata all’insorgenza di mialgia, miopatia e molto raramenterabdomiolisi. Considerare la miopatia nei pazienti sottoposti a terapia con statine che presentino sintomi muscolari di natura inspiegata,come dolore o indolenzimento, debolezza muscolare o crampi muscolari.In tali casi, misurare i livelli di creatinchinasi (CK). Interromperetemporaneamente la terapia quando i livelli di CK sono >5 volte il limite superiore della norma o quando vi sono sintomi clinici gravi. Molto raramente si verifica rabdomiolisi, con o senza insufficienza renalesecondaria. La rabdomiolisi e’ una malattia acuta potenzialmente fatale della muscolatura scheletrica, che puo’ svilupparsi in qualsiasi momento durante il trattamento ed e’ caratterizzata da distruzione massiva muscolare associata a un aumento consistente della CK (di solito >30 o 40 volte i limiti superiori della norma), che porta a mioglobinuria. Il rischio di miopatia con le statine sembra essere dipendente dall’esposizione e pertanto puo’ variare a seconda dei singoli farmaci (acausa di differenze della lipofilia e della farmacocinetica), inclusoil dosaggio e il potenziale di interazione farmacologica. Sebbene nonvi siano controindicazioni muscolari alla prescrizione di una statina,certi fattori predisponenti potrebbero aumentare il rischio di tossicita’ muscolare e pertanto giustificare un’attenta valutazione del rapporto rischi/benefici e un controllo clinico speciale. Prima di iniziare la terapia in tali pazienti e’ indicata la misurazione della CK. Ilrischio e la gravita’ di disturbi muscolari durante la terapia con unastatina sono aumentati dalla co-somministrazione di farmaci che interagiscono con essa. L’uso di fibrati da soli e’ occasionalmente associato a miopatia. L’uso combinato di una statina e fibrati deve essere generalmente evitato. Effettuare con cautela la co-somministrazione di statine e acido nicotinico. Un aumento dell’incidenza di miopatia e’ stato descritto anche in pazienti che ricevevano altre statine in combinazione con inibitori del metabolismo del citocromo P450. Cio’ puo’ risultare dalle interazioni farmacocinetiche che non sono state documentate per pravastatina. Se associati alla terapia con statine, i sintomimuscolari di solito si risolvono con l’interruzione di tale terapia. Il controllo periodico della CK o di altri enzimi muscolari non e’ raccomandato in pazienti asintomatici sottoposti a terapia con statine. Tuttavia, controllare la CK prima di iniziare la terapia nei pazienti con speciali fattori predisponenti e in pazienti che sviluppano sintomimuscolari durante la terapia con una statina. Se i livelli basali di CK sono significativamente elevati (>5 volte il limite superiore dellanorma), misurarli nuovamente dopo circa 5-7 giorni per confermare i risultati. Una volta misurati, interpretare i livelli di CK nel contestodi altri fattori potenziali che possono causare danno muscolare transitorio, quali esercizio fisico strenuo o traumi muscolari. Prestare cautela in pazienti con fattori predisponenti, quali insufficienza renale, ipotiroidismo, storia pregressa di tossicita’ muscolare con una statina o fibrato, storia personale o familiare di disturbi muscolari ereditari o abuso di alcol. In questi casi, misurare i livelli di CK prima dell’inizio della terapia. Prendere in considerazione la misurazionedella CK prima di iniziare il trattamento in persone di eta’ > 70 anni, soprattutto in presenza di altri fattori predisponenti in questa popolazione. Se i livelli basali di CK sono significativamente elevati (>5 volte il limite superiore della norma), non iniziare il trattamentoe controllare nuovamente i risultati dopo 5-7 giorni. I livelli basali di CK possono essere utili anche come riferimento in caso di successivo aumento durante la terapia con una statina. I pazienti devono riferire immediatamente la comparsa di dolori, indolenzimento, debolezza ocrampi muscolari inspiegabili. In questi casi, misurare i livelli diCK. Se si rileva un livello di CK marcatamente elevato (>5 volte il limite superiore della norma), interrompere la terapia con statina. Considerare l’interruzione del trattamento se i sintomi muscolari sono gravi e causano disagio quotidiano, anche se l’aumento della CK rimane <=5 volte il limite superiore della norma. Se i sintomi si risolvono e ilivelli di CK ritornano nella norma, puo’ essere considerata la ripresa della terapia con statina al dosaggio piu’ basso e sotto stretto controllo. Se si sospetta una malattia muscolare ereditaria in tali pazienti, la reintroduzione della terapia con statina non e’ raccomandata.I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp lattasi o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale. Con alcune statine sono stati riportati casi eccezionali di malattia interstiziale polmonare, soprattutto con la terapia a lungo termine. La sintomatologia puo’includere dispnea, tosse non produttiva e deterioramento dello stato di salute generale (stanchezza, perdita di peso, e febbre). Se si sospetta che un paziente abbia sviluppato una malattia interstiziale polmonare, interrompere la terapia con la statina. Alcune evidenze suggeriscono che le statine, come effetto classe, aumentano la glicemia e in alcuni pazienti, ad alto rischio di sviluppare diabete, possono indurreun livello di iperglicemia tale per cui e’ appropriato il ricorso a terapia antidiabetica. Questo rischio, tuttavia, e’ superato dalla riduzione del rischio vascolare con I’uso di statine e pertanto non deve essere motivo di interruzione del trattamento. Monitorare i pazienti a rischio (glicemia a digiuno 5.6 – 6.9 mmol/L, BMI>30kg/m^2, livelli elevati di trigliceridi, ipertensione) sia a livello clinico che a livello biochimico.

Interazioni

Fibrati: l’uso di fibrati da soli e’ occasionalmente associato a miopatia. E’ stato segnalato un aumento del rischio di eventi avversi a carico dell’apparato muscolare, inclusa rabdomiolisi, quando i fibrati vengono somministrati concomitantemente ad altre statine. Questi eventiavversi non possono essere esclusi con l’uso di pravastatina; pertanto, l’uso combinato di pravastatina e fibrati (ad es. gemfibrozil, fenofibrato) deve essere generalmente evitato. Se questa combinazione e’ ritenuta necessaria, e’ richiesto un attento controllo clinico e della CK dei pazienti che assumono tale terapia. Colestiramina/colestipolo: la somministrazione concomitante ha comportato una diminuzione di circail 40-50% della biodisponibilita’ della pravastatina. Non vi e’ statauna riduzione clinicamente significativa della biodisponibilita’ o dell’effetto terapeutico quando la pravastatina e’ stata somministrata un’ora prima o quattro ore dopo la colestiramina o un’ora prima del colestipolo. Ciclosporina: la somministrazione concomitante di pravastatina e ciclosporina comporta un aumento di circa quattro volte dell’esposizione sistemica alla pravastatina. In alcuni pazienti, tuttavia, l’aumento dell’esposizione alla pravastatina puo’ essere maggiore. Si raccomanda un controllo clinico e biochimico dei pazienti che ricevono questa associazione. Warfarin e altri anticoagulanti orali: i parametridi biodisponibilita’ allo stato stazionario per la pravastatina non sono risultati alterati a seguito della somministrazione di warfarin. Lasomministrazione cronica dei due prodotti non ha prodotto modificazioni dell’azione anticoagulante di warfarin. Prodotti metabolizzati dalcitocromo P450: la pravastatina non e’ metabolizzata in misura clinicamente significativa dal sistema del citocromo P450. Questo e’ il motivo per cui i medicinali che vengono metabolizzati dal sistema del citocromo P450, o ne sono inibitori, possono essere aggiunti a un regime stabile con pravastatina senza causare modificazioni significative dei livelli plasmatici di pravastatina, come e’ stato riscontrato con altrestatine. L’assenza di una significativa interazione farmacocinetica con la pravastatina e’ stata specificamente dimostrata per diversi prodotti, in particolare quelli che sono substrati/inibitori del CYP3A4, ad es. diltiazem, verapamil, itraconazolo, ketoconazolo, inibitori della proteasi, succo di pompelmo e inibitori del CYP2C9 (ad es. fluconazolo). In uno di due studi sulle interazioni con pravastatina ed eritromicina, e’ stato osservato un aumento statisticamente significativo dell’AUC (70%) e della Cmax (121%) della pravastatina. In uno studio analogo con claritromicina, e’ stato osservato un aumento statisticamentesignificativo dell’AUC (110%) e della Cmax (127%). Sebbene queste variazioni fossero di entita’ modesta, occorre prestare cautela nell’associare pravastatina a eritromicina o claritromicina. Altri prodotti: negli studi sulle interazioni con aspirina, antiacidi (un’ora prima dellapravastatina), cimetidina, gemfibrozil, acido nicotinico o probucolonon sono state osservate differenze statisticamente significative della biodisponibilita’.

Effetti Indesiderati

La frequenza degli eventi avversi e’ classificata come segue: molto comune (>=1/10), comune (>=1/100, <1/10), non comune (>=1/1000, <1/100),rara (>=1/10.000, <1/1000), molto rara (<1/10.000). >>Studi clinici.Patologie del sistema nervoso. Non comuni: vertigini, cefalea, disturbi del sonno, insonnia. Patologie dell’occhio. Non comuni: disturbi della visione (incluso offuscamento della visione e diplopia). Patologiegastrointestinali. Non comuni: dispepsia/bruciore di stomaco, dolori addominali, nausea/vomito, stipsi, diarrea, flatulenza. Patologie dellacute e del tessuto sottocutaneo. Non comuni: prurito, eruzione cutanea, orticaria, anomalie del cuoio capelluto/dei capelli (inclusa alopecia). Patologie renali e urinarie. Non comuni: disturbi della minzione(inclusa disuria, frequenza, nicturia). Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella. Non comuni: disfunzione sessuale. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Non comuni: affaticamento. >>Eventi di interesse clinico special.e Muscolo scheletrico: negli studi clinici, sono stati riportati effetti sul muscolo scheletrico, ad esempio dolore muscoloscheletrico, inclusa artralgia, crampi muscolari, mialgia, debolezza muscolare ed elevati livelli di CK. >>Effetti epatici. E’ stato segnalato un innalzamento delle transaminasi sieriche. >>Post marketing. Patologie del sistema nervoso. Molto rare: polineuropatia periferica, in particolare se utilizzato perun periodo prolungato, parestesia. Disturbi del sistema immunitario. Molto rare: reazioni di ipersensibilita’: anafilassi, angioedema, sindrome lupoide (lupus-like). Patologie gastrointestinali. Molto rare: pancreatite. Patologie epatobiliari. Molto rare: ittero, epatite, necrosiepatica fulminante. Patologie dell’apparato muscoloscheletrico e deltessuto connettivo. Molto rare: rabdomiolisi, che puo’ essere associata a insufficienza renale acuta secondaria a mioglobinuria, miopatia. Si riportano anche casi isolati di disturbi tendinei, talvolta complicati da rottura. >>Effetti di classe. Si riportano casi di incubi, perdita della memoria, depressione, casi eccezionali di malattia interstiziale polmonare (soprattutto con la terapia a lungo termine), diabete mellito la cui frequenza dipende dalla presenza o assenza di fattori dirischio (glicemia a digiuno >=5.6 mmol/L, BMI>30kg/m^2, livelli elevati di trigliceridi, storia di ipertensione).

Gravidanza E Allattamento

Gravidanza: la pravastatina e’ controindicata durante la gravidanza edeve essere somministrata alle donne in eta’ fertile solo se non hannointenzione di concepire e sono state informate del rischio potenziale. Si raccomanda speciale cautela nei bambini e nelle adolescenti in eta’ fertile, per assicurare la corretta comprensione del potenziale rischio associato alla terapia con pravastatina durante la gravidanza. Incaso di gravidanza pianificata o accertata, il medico deve essere immediatamente informato e la terapia con pravastatina deve essere interrotta a causa del potenziale rischio per il feto. Allattamento: una piccola quantita’ di pravastatina e’ escreta nel latte umano, pertanto lapravastatina e’ controindicata durante l’allattamento.

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Differenze tra neonati allattati con latte materno ed artificiale

MEDICINA ONLINE NEONATO BAMBINO BIMBO FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZZI COLITE COLONI neonati non sono tutti uguali. Ognuno di loro avrà già alla nascita un temperamento diverso, ma a fare la differenza è anche il tipo di allattamento. Secondo gli studi condotti negli anni l’allattamento al seno o l’allattamento artificiale determinerebbero delle differenze sostanziali tra i neonati:

1) I neonati allattati al seno prendono meno peso e mangiano più spesso. Quando si allatta al seno si ha l’impressione che il bambino abbia sempre fame e sia meno in carne di quello della nostra amica che allatta con il latte artificiale. Questo accade per varie ragioni. La prima è perché il latte materno è più leggero e digeribile per il neonato, l’assorbimento è migliore, quindi i tempi di svuotamento gastrico sono più veloci e la fame torna prima. Invece la composizione chimica del latte artificiale rimane un po’ più indigesta al neonato dando una sensazione di sazietà più lunga e facendogli accumulare più peso. Ma il peso non va confuso con la buona salute. La seconda ragione è che un neonato allattato al seno vive il momento del nutrimento come un momento di coccole e contatto con il seno materno, quindi a volte vorrà stare al seno non per fame, ma solo per avere quel tipo di legame con la mamma.

2) I neonati allattati al seno hanno difese immunitarie più alte. Rientra tra i maggiori benefici del latte materno, attraverso il quale passano gli anticorpi della mamma che lo proteggono dalle infezioni.

Leggi anche: Differenza tra latte in polvere e liquido per neonati: quale scegliere?

3) I neonati allattati al seno sviluppano un apparato digerente più sano e soffrono meno di colichette, reflussi e stitichezza. Questo accade non solo perché il latte materno è l’unico alimento totalmente digeribile per il neonato, ma anche perché questi disturbi hanno una grossa componente psicosomatica, legata al distacco dal corpo materno. L’allattamento al seno attutisce questo trauma, regalando attimi di stretto contatto fisico con la mamma, di cui il neonato ha assolutamente bisogno nella esogestazione. Per evitare questa psicosomatica nei neonati allattati artificialmente è importante che le mamme li tengano comunque a stretto contatto pelle a pelle più volte al giorno.

4) I neonati allattati al seno hanno un minore rischio di sviluppare intolleranze e allergie alimentari dopo lo svezzamento proprio grazie al migliore sviluppo del loro apparato gastro intestinale.

5) I neonati allattati al seno sono più intelligenti. Ci sono alcuni studi che dimostrano come gli acidi grassi presenti solo nel latte materno avrebbero un ruolo fondamentale nell’ottimale sviluppo del cervello e del potenziale intellettivo, quindi come conseguenza un migliore sviluppo cognitivo. Senza escludere che questo possa essere determinato anche da un migliore legame con la madre che si instaura proprio attraverso questa pratica, rendendo i bambini più felici, quindi sereni e predisposti all’apprendimento.

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Ci si abbronza con il fondotinta?

MEDICINA ONLINE MARE SPIAGGIA SOLE ESTATE PISCINA MARE ACQUA NUOTO NUOTARE ABBRONZATURA FITNESS ESERCIZI DONNA COSTUME SENO SEXY SEA BEACH SUN POOL SWIMMING GIRL WOMAN SUMMER WALLPAPER SSe ci esponiamo al sole con il fondotinta, o qualsiasi trucco correttore “coprente”, il nostro viso si abbronza? No, non si abbronzerà o comunque tenderà ad abbronzarsi in maniera non omogenea. Esistono tuttavia in commercio dei fondotinta con filtro solare che permettono comunque l’esposizione al sole. Si tratta di fondotinta compatti ideati appositamente per la bella stagione, quando il rialzo delle temperature fa durare pochissimo gli altri prodotti. Unendo gli evidenti effetti cosmetici ad un’effettiva ed efficace protezione solare dai raggi UV (definibile in base al tipo di pelle: protezione bassa, media o alta) e grazie alla sua composizione di sostanze come vitamine e sali minerali, questo tipo di fondotinta minimizza le imperfezioni donando un effetto abbronzato.

Il nostro consiglio è comunque quello di evitare il fondotinta: la pelle infatti, almeno al mare, merita finalmente di respirare, senza dimenticare che l’uso di fondotinta e correttore, oltre a causare una abbronzatura non omogenea, potrebbero anche creare un orrendo effetto “maschera” che con il passare delle ore tenderà a lucidarsi o colare. Ricordatevi poi che dopo poche esposizioni, l’abbronzatura tenderà a coprire molti di quelli che consideriamo difetti della pelle del viso.

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Quanto sperma viene emesso con una singola eiaculazione?

MEDICINA ONLINE TESTICULAR TESTICOLI PENE PROSTATA SEX SESSO GLANDE SEMEN SPERMA BIANCO GIALLO ROSSO MARRONE LIQUIDO TRASPARENTE EIACULAZIONE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VIAGUn uomo adulto e sano ad ogni eiaculazione emette circa dai 1,5 ml ai 5 ml di sperma, (anche se questo valore può raggiungere anche picchi di 8 ml) quantità che dipende dall’intervallo di tempo che passa tra un’eiaculazione all’altra, dalla produzione di testosterone e da fattori individuali non del tutto studiati. Varie patologie possono influenzare tali valori. In genere, più è lungo l’intervallo tra una eiaculazione e la successiva, più sperma viene prodotto: una leggera astinenza aiuta quindi ad aumentare la quantità di sperma emesso ma sempre nei limiti della quantità fisiologicamente prodotta. Questo vuol dire che se un individuo emette tipicamente 3 ml nelle sue eiaculazioni, con alcuni giorni di astinenza può arrivare ad avere eiaculazioni di 4 o 5 ml, tuttavia astinenze superiori ad una settimana non porteranno ulteriori aumenti, dato che lo sperma più vecchio, oltre una certa quantità, non viene più accumulato, bensì viene eliminato dall’organismo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Prosciutto di Parma: come riconoscere l’originale dalle imitazioni

MEDICINA ONLINE PROSCIUTTO COTTO O CRUDO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGSe è vero che il prodotto alimentare italiano più copiato al mondo è il Parmigiano Reggiano, il secondo è il Prosciutto di Parma. Il mercato del falso costa ogni anno qualcosa come tre miliardi di euro al comparto agroalimentare nazionale. Quindi, cosa fare? Specie se viaggi all’estero, tieni gli occhi aperti: la truffa può arrivare quando meno te l’aspetti. In questo articolo vediamo insieme come riconoscere a colpo d’occhio, quindi senza assaggiarlo, il vero Prosciutto di Parma DOP (Denominazione d’Origine Protetta).

La corona a cinque punte

Il marchio che dovrebbe saltare subito all’occhio, sia per la coscia intera di Prosciutto di Parma sia per l’affettato in vaschetta, è la famosa corona ducale a cinque punte con la scritta “PARMA” inserita nella base ovale. Appena sotto la corona deve comparire la sigla dell’azienda che ha realizzato il Prosciutto di Parma. Nel caso del prosciutto intero, troverai questo simbolo, marchiato a fuoco, sulla coscia. Per l’affettato in vaschetta, la corona a cinque punte è inserita in un triangolo nero, sull’angolo alto a sinistra della confezione. Sullo stesso lato, appena sopra la corona, compare anche il marchio tondo, giallo e rosso, per la DOP.

La corona a cinque punte identifica in modo inequivocabile il Prosciutto di Parma DOP, quello vero, garantito dal Consorzio di Tutela.

Il sigillo metallico

Meno visibile, ma presente su tutte le cosce di prosciutto, è il sigillo metallico a forma di corona circolare. Su questo sigillo sono indicati il mese e l’anno d’inizio della stagionatura, in rilievo, accanto alla sigla C.P.P., ovvero “Consorzio del Prosciutto di Parma”.

Il timbro del macello

Il macello contrassegna ogni coscia lavorata con un suo timbro a fuoco. Questo marchio identifica, senza possibilità di errore, lo stabilimento di macellazione.

I codici dell’allevatore

Sì, anche l’allevatore “firma” ogni coscia suina. In questo caso, vedrai un tatuaggio indelebile, composto da tre parti: il codice della provincia, il mese di nascita dell’animale e il codice identificativo dell’allevamento.

Questi sono i segni che devi cercare se vuoi acquistare il vero Prosciutto di Parma DOP senza sorprese. Diffida dalle imitazioni!

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Differenze tra bambini nati con cesareo e quelli con parto naturale

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA PARTO NATURALE CESAREO SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO RAPPORTO AMISe un bambino nasce da cesareo c’è stato motivo di pensare che nel corso del parto ci sarebbe stata un’elevata possibilità di riscontrare problemi. Infatti la prima indicazione al parto cesareo è la rilevazione di sofferenza fetale mediante la mancanza di movimenti fetali attivi percepiti dalla mamma, in corrispondenza di conferme del sospetto diagnostico da parte delle indagini strumentale, come il riscontro di alterazioni cardiotocografiche importanti o risultati ecografici che mettono in evidenza una situazione fortemente a rischio. Dunque, non è corretto pensare che i bambini nati da cesareo siano necessariamente meno sani dei bambini nati da parto naturale, perché la scelta dell’uno o dell’altro viene fatta solo in corrispondenza alla presenza o assenza di complicazioni. C’è da dire, anche, che esiste un vantaggio non trascurabile, che è il motivo per cui le ostetriche, principali sostenitrici del parto naturale in quanto sono specialiste in materia di fisiologia, con l’aiuto degli altri operatori sanitari coinvolti nella gravidanza e il parto, stanno battendosi in maniera sempre più convinta affinché non ci siano cesarei inutili, dando la possibilità sia alla mamma che al bambino di trarre tutti i benefici di un parto naturale.

Leggi anche: Parto cesareo programmato: i rischi e i vantaggi

Chi nasce da parto naturale raggiunge, innanzitutto, una maturità che fisiologicamente e in maniera quasi automatica porta all’inizio delle contrazioni che conducono, a loro volta pian piano, al travaglio attivo e poi al parto. Il cesareo, a meno che non sia dovuto all’insorgenza di sofferenza fetale nel corso del travaglio, generalmente viene eseguito secondo tempi prestabiliti (cesareo elettivi) e sicuramente viene meno il rispetto dei tempi fisiologici in cui deve avvenire la nascita del bambino. Inoltre, i bambini nati da cesareo presentano una costituzione del microbioma differente rispetto a chi nasce da parto naturale. Il microbioma è l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nel nostro organismo e che sono fondamentali per la difesa di quest’ultimo. Sono diverse le ricerche scientifiche che evidenziano come il parto naturale insieme al contatto immediato con la madre subito dopo la nascita e all’allattamento al seno, diano al bambino maggiori possibilità di sviluppare un sistema immunitario sano, ed efficiente. È chiaro dunque che dover fare a meno di determinati passaggi naturali a cominciare dalla nascita, fino all’attaccamento al seno materno il più precocemente possibile, lascia il sistema immunitario del bambino nato con cesareo, debole e compromesso rispetto ad un bambino nato da parto naturale. In questi due casi, come detto prima, il microbiota intestinale sviluppato dal bambino nato da cesareo risulta diverso diverso da quello di un bambino nato mediante parto naturale, ed il motivo è essenzialmente il mancato contatto con il microbiota vaginale.

Leggi anche: Differenza tra parto cesareo e naturale: vantaggi e svantaggi

Di conseguenza i bambini nati da cesareo hanno un sistema immunitario differente nella sua composizione, e ciò li rende più suscettibili ad alcuni agenti patogeni, e considerando anche il fatto che un sistema immunitario è una barriera considerata tanto forte ed invalicabile, quanto il numero di patogeni con cui è venuto a contatto, possiamo capire quanto questo mancato contatto con i batteri vaginali alla nascita e la mancata colonizzazione da parte dei batteri materni durante il contatto immediato dopo il parto con la pelle ed il seno materno (cosa che durante il parto cesareo non avviene) differenzi sostanzialmente l’efficienza del sistema immunitario dei bambini a seconda della modalità di nascita con cui vengono al mondo. Ecco il motivo per cui, i bambini nati da cesareo così come quelli allattati artificialmente sono maggiormente portati ad essere soggetti allergici o intolleranti ad alcune sostanze, ed è molto più frequente che soffrano di patologie o alterazioni di funzionalità a livello gastrointestinale. È importante precisare che questo non significa che chi nasce da cesareo non è un bambino sano, semplicemente avrà un sistema immunitario meno efficiente.

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Ma partendo dalla premessa fatta prima e considerando il fatto che il parto cesareo viene praticato solo nel caso in cui il bambino o la mamma sono a rischio della propria vita è meglio accettare di avere un deficit di questo tipo piuttosto che problemi ben più gravi. E’ proprio per questo che gli operatori sanitari devono impegnarsi a far riconoscere di nuovo tutta la fisiologia della gravidanza e del parto, evitando di sostituire una nascita naturale con un taglio cesareo che si potrebbe tranquillamente non fare. Questa eccessiva medicalizzazione rischia di non far conoscere alle donne quanto sia importante un parto naturale per loro e per il proprio bambino. Rivolgersi a un’ostetrica per prepararsi al parto mediante i corsi di accompagnamento alla nascita favorisce la conoscenza e la consapevolezza delle proprie capacità e della corretta gestione del travaglio e del parto. È bene informarsi consultando l’ostetrica, in modo tale da poter vivere questo momento attivamente, partecipando in maniera naturale e consapevole al parto, e compiendo il primo grande gesto di una mamma, che consiste nell’aiutare il proprio bambino a nascere.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra parto cesareo e naturale: vantaggi e svantaggi

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Come dice la parola stessa, il parto naturale è il modo per mettere al mondo nostro figlio secondo natura. Quindi nel caso di una gravidanza fisiologica (cioè quando mamma e bambino stanno bene e non hanno nessun disturbo o patologia), è ovviamente il metodo migliore e meno rischioso.

vantaggi sono diversi: da un punto di vista psicologico, la donna si rafforza molto dopo quest’esperienza così intensa che aumenta notevolmente la sua autostima. Fisicamente, chi partorisce in modo spontaneo ha una ripresa decisamente migliore e più veloce, anche se c’è qualche punto per l’episiotomia o piccole lacerazioni. Inoltre è autonoma e indipendente fin da subito, potendo così lavarsi, vestirsi, mangiare qualunque cosa e badare al bambino senza alcun problema.

L’obiezione che le donne sollevano è in merito al dolore, che quindi è l’unico contro, ma nemmeno del tutto. È vero che si deve affrontare il travaglio quindi bisogna sopportare il dolore e fare un percorso faticoso, ma ciò è molto importante, perché durante questo cammino, la mamma ha il tempo di prepararsi psicologicamente al distacco e di maturare come donna e come genitore, ed il piccolino grazie al “massaggio” delle contrazioni del passaggio nel canale da parto, riceve tanti stimoli che lo rendono più pronto alla vita extrauterina.

Il dolore non dobbiamo combatterlo nè considerarlo un fattore negativo, perché ha un suo scopo. Lo sentiamo infatti, perché durante il travaglio ci guida: se ascoltassimo il nostro corpo e le sensazioni che lo attraversano, ci accorgeremmo che il dolore ci suggerisce delle posizioni per soffrire di meno. Queste posizioni hanno una doppia valenza: da un lato sono appunto posizioni antalgiche, dall’altro agevolano la discesa e quindi il passaggio del nostro bambino nel canale da parto.

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MA POI POTRÒ TORNARE AD AVERE UNA VITA SESSUALE NORMALE?

Questa è un’altra domanda che spesso tormenta noi donne.
Certo che sì! Anche se dovessero esserci delle lacerazioni o se venisse praticata l’episiotomia, la sessualità di ognuna di noi riprende in modo normale. Sono rari e davvero estremi i casi in cui si riportano delle problematiche del genere!

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SE PARTORISCO NATURALMENTE, SOFFRIRÒ DI EMORROIDI DOPO?

Le emorroidi sono frequenti in tutta la gravidanza, a prescindere dal parto. Questo sia per una questione ormonale (il progesterone ammorbidisce le mucose rettali favorendo lo sfiancamento delle pareti del retto quindi causando la fuoriuscita delle emorroidi, in più anche la stitichezza causata sempre dal progesterone influisce molto), sia a causa del peso sempre maggiore dell’utero gravido, il quale preme proprio sul retto e quindi sui vasi rettali, causando questo problema fastidioso.
Quindi di solito si arriva al momento del parto che le emorroidi già ci sono! Il parto naturale a causa degli sforzi da compiere, può peggiorare un po’ la situazione, ma nella maggior parte di casi, è un fastidio temporaneo. Infatti una volta che gli ormoni tornano in ordine, che l’utero non pesa più e che gli sforzi sono finiti, le emorroidi tendono a rientrare.

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E SE IO O IL MIO BAMBINO DOVESSIMO ESSERE IN PERICOLO DURANTE IL TRAVAGLIO?

Questa sarebbe una situazione di urgenza o emergenza, quindi va valutata sul momento.
Ovviamente in caso di pericolo di vita, si fa sempre in tempo a fare il cesareo (la sala operatoria è sempre vicina alla sala parto).
Se si inizia a travagliare e ci si incammina verso un parto vaginale, non si è costrette a partorire naturalmente anche se si presentano complicazioni importanti! La prima cosa che sta a cuore a tutti, è la salute della donna e del bambino, quindi nell’eventualità dovesse essere necessario, si è prontissimi ad intervenire con il cesareo.

Taglio cesareo

È un intervento chirurgico a tutti gli effetti, quindi con tutti i rischi del caso: infezioni, emorragie, ecc. Ciò non toglie che, QUANDO NECESSARIO, È UN INTERVENTO SALVAVITA.

Tra i VANTAGGI, c’è quello di non provare il dolore fisico. Ma innanzitutto abbiamo detto che il dolore c’è per guidarci nelle giuste posizioni, ed inoltre non crediate che con questo intervento non soffrirete nemmeno un po’.

CONTRO: i dolori infatti arrivano appena comincia a svanire l’effetto dell’anestesia (già dopo 3-4 ore); la ferita chirurgica fa male e gli addominali non ci sorreggono, rendendo così difficoltose anche cose semplici come passare da sedute ad in piedi, ridere, starnutire, tossire, tutto ciò che comporta uno sforzo addominale che scatena il dolore della ferita. Inoltre per le prime 24h si ha il catetere vescicale, le flebo e un’importante difficoltà nel muoversi anche nel letto. Tutto ciò rende complicato anche badare al bambino ed allattarlo.

Quindi solitamente nei primi 2-3 giorni si ha un’autonomia piuttosto scarsa: la donna viene lavata, deve essere aiutata a mettersi seduta e ad alzarsi e può mangiare solo cose molto leggere perchè comunque è stato un intervento per via addominale.

SE FACCIO UN CESAREO, SUCCESSIVAMENTE NON POTRÒ MAI PROVARE UN PARTO NATURALE?

Non è noto a tutti che il parto naturale dopo il taglio cesareo si può fare, l’importante è che siano passati almeno 18 mesi dall’intervento. Vanno poi valutate altre cose durante la gravidanza successiva (stima del peso fetale, problemi in gravidanza, posizione del feto…), ma nella maggioranza dei casi, il parto vaginale è possibilissimo. In Italia è poco frequente, ma per un problema dei ginecologi, non perché non è fattibile!

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CON IL TAGLIO CESAREO, IL LATTE NON ARRIVA?

Dicerie popolari affermano che la montata lattea arriva solo se si fa un parto naturale… beh, non è così! Anche chi subisce un cesareo può allattare! Il latte arriverà 1-2 giorni dopo (in 3^-4^ giornata anziché in 2^-3^), ma arriva ugualmente, specie se il seno viene stimolato attaccando il bambino.

La scelta ovviamente spetta ad ogni donna, caso per caso, in base al suo stato di salute, quello del suo bambino, alla sua cultura, pensiero, vissuto e precedenti esperienze sul campo. L’importante però è SCEGLIERE IN MODO CONSAPEVOLE, valutando quindi i pro ed i contro di ogni evenienza, le proprie forze e motivazioni (è da qui che arriva la giusta energia per affrontare l’evento) e, soprattutto, considerando cosa ci si aspetta dall’esperienza del parto e come vogliamo vivere l’evento nascita, momenti unici che segnano la vita di ogni donna e mamma.

In ogni caso, ricordiamoci che non è il tipo di parto che rende una mamma migliore o peggiore di un’altra.

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Differenze fra cotechino e zampone

MEDICINA ONLINE COTECHINO ZAMPONE DIETA CIBO FORMAGGIO FRUTTA VERDURA USO CARNE PESCE VINO CALORIE DIMAGRIRE CUCINA CUCINARE RICETTA LIGHT.pngZampone e Cotechino sono la stessa cosa? Molti lo credono. Certo, i due prodotti condividono lo stesso ingredienti di base, la carne del maiale. Insomma, si somigliano, ma fino a un certo punto.

Come sono fatti

A ben vedere, non sono poi così dissimili. Sia il Cotechino che lo Zampone sono fatti con carne e cotenna del suino. Quel che cambia sono l’involucro e la consistenza del ripieno. Per lo Zampone, lo suggerisce il suo nome: il suo involucro è la zampa anteriore del maiale. Per prepararla, occorre aprirla, pulirla bene; in pratica, restano solo la cotenna, le unghie e le dita. Dentro, il norcino ci inserirà grasse, carne e cotenna tritati, insieme a una manciata di spezie. Al palato, l’impasto sarà morbido, in contrasto con la consistenza più dura della cotenna.

La carne del Cotechino è più morbida e delicata rispetto a quella dello Zampone. Carne, cotenna e pancetta sono tritati in modo più fine. Cambia l’involucro; dalla zampa del suino si passa al budello: anche questa differenza contribuisce alla diversa consistenza finale del Cotechino.

Il nome

Detto dello Zampone, la zampa del suino ha ispirato il nome del prodotto finito, precisiamo l’origine del nome Cotechino. La parola “Cotechino” deriva da cotica, ossia la cotenna del maiale. Nelle varie regioni italiane, il suo nome ha diverse varianti locali, soprattutto in Veneto – coessin nel Vicentino, coeghin nel Padovano, codeghin nel Veronese.

La forma

Lo abbiamo già anticipato. Lo Zampone è la zampa anteriore del maiale; ha forma allungata e tozza. La sua consistenza è soda. Il colore è di un rosa accesso, tendente al rosso.
Il Cotechino ha tutto del tipico salume insaccato: ha forma tondeggiante e allungata. Le sue dimensioni possono variare da quelle di una semplice salsiccia, quindi pochi etti di peso, a quella di un grande salame (oltre un chilo).

Le origini

Lo Zampone è un prodotto tipico di Modena. Non a caso lo Zampone vero è lo Zampone Modena IGP (Indicazione Geografica Protetta). La zona di produzione riconosciuta dal marchio IGP, oltre alla provincia di Modena, quelle di Cremona e di Mantova, oltre ad altre zone del Nord Italia.
Più dubbia la terra d’origine del Cotechino. È il Friuli-Venezia Giulia a rivendicare la paternità di questo insaccato. Tuttavia, è pur vero che la produzione e il consumo del Cotechino si sono ben presto estesi a molte altre regioni del Centro Nord Italia.

Fra i due, pare che il Cotechino sia il primo per nascita; alcuni lo ritengono il primo dei salumi moderni. Tradizione vuole che lo Zampone nacque durante l’assedio di Papa Giulio II dell’inverno 1510-1511 a Mirandola, cittadina della provincia di Modena. A quanto pare, fu il cuoco di Pico della Mirandola, ormai a corto di viveri, a inventarsi la carne suina conservata nella zampa dell’animale.

Quando si mangiano

Cotechino e Zampone sono i prodotti tipici della stagione fredda. Entrambi, ovviamente, sono da consumarsi previa cottura in acqua bollente. Sulle tavole di molte regioni italiani sono i re delle Feste. Il Cotechino, o lo Zampone, con le lenticchie è la pietanza del primo giorno dell’anno – o dell’ultimo. L’uno e l’altro possono essere accompagnati anche con purè di patate o verdure varie. Vuoi rispettare la tradizione modenese? Servi lo Zampone con i fagioli bianchi di Spagna cotti in umido.

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