Con “test del respiro” o “breath test” in medicina si indica una tipologia di esami non invasivi grazie ai quali si diagnosticano alcune intolleranze alimentari come quella al lattosio, al lattulosio od al Continua a leggere
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Tumore della tiroide: nuovo tipo diagnosi evita il 50% interventi

La tipica cicatrice di un intervento di tiroidectomia
Una nuova tecnica per la diagnosi potrebbe far evitare il 50% degli interventi per i tumori della tiroide, distinguendo tra quelli da operare e quelli invece per cui sono possibili altre terapie. A metterla a punto ed a descriverla su Scientific Reports sono stati il CNR, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Thermo Fisher Scientific di Milano con il contributo della Fondazione Alberto Sordi. “Attraverso una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia di ultima generazione (Raman) siamo riusciti a distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici – spiega Julietta Rau del CNR – e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con un’accuratezza diagnostica di circa il 90%”. In una parte dei pazienti, spiega l’esperta, si potrebbero evitare soluzioni chirurgiche, in particolare per le lesioni follicolari della tiroide e, in alcuni casi, per i piccoli carcinomi.
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Differenza tra ematuria iniziale, terminale e totale ed ipotesi diagnostiche
Con “ematuria” in medicina si intende la presenza di sangue nelle urine. A seconda della quantità di sangue si distinguono due tipi principali di ematuria:
- macroematuria (o ematuria macroscopica): quando il quantitativo di sangue eliminato è così elevato da modificare macroscopicamente il colore delle urine, le quali tendono ad assumere un aspetto francamente rosso scuro/marrone, “a lavatura di carne”, “color coca-cola” o “color tè carico” a seconda della quantità di sangue presente. Sono sufficienti 2 millilitri si sangue in un litro di urina per causare un cambiamento visibile del colore.
- microematuria (o ematuria microscopica): quando il quantitativo di sangue eliminato è modesto e non modifica il colore delle urine, che rimangono del loro classico colore giallastro.
L’ematuria può essere distinta in base al momento di comparsa durante la minzione:
- ematuria iniziale: il sangue è presente solo nella fase iniziale della minzione (poi l’urina torna normale), il che suggerisce un’origine prostatica o uretrale del sanguinamento;
- ematuria terminale: il sangue è presente solo nella fase terminale della minzione (l’urina era inizialmente normale);
- ematuria totale (od omogenea): il sangue è presente in modo omogeneo durante tutta la minzione.
Se il sangue durante la minzione è presente solo all’inizio (ematuria iniziale) o alla fine (ematuria terminale) è probabile che il sanguinamento abbia un’origine bassa: dall’uretra, dalla prostata o dal collo vescicale.
Quando invece il sangue è presente in modo omogeneo durante la minzione (ematuria “totale”) abbiamo verosimilmente a che fare con un problema con sede più alta: reni, ureteri o vescica.
Ovviamente il momento di comparsa del sangue durante la minzione, pur essendo un importante dato diagnostico, non è sufficiente da solo a fare diagnosi certa della causa di sanguinamento, per tale motivo è importante per il medico far eseguire al paziente una serie di altri esami, sia di laboratorio (analisi delle urine) che di diagnostica per immagini (ecografia, cistoscopia, TAC…).
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Differenza tra gastroscopia ed ecografia
Cos’è una gastroscopia?
Con “endoscopia” in medicina, si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “gastroscopia” (anche chiamata “esofagogastroduodenoscopia” o “EGDS“) è un tipo particolare di endoscopia digestiva nella quale l’endoscopio viene inserito attraverso la bocca e può indagare le alte vie digerenti, cioè esofago, stomaco e duodeno (la prima parte dell’intestino tenue).
Per quale motivo si effettua una gastroscopia?
La gastroscopia ha un importante scopo diagnostico – anche tramite la possibilità di effettuare biopsie – in un gran numero di patologie, tra cui l’ernia iatale, l’esofagite, la gastrite, la gastroduodenite, l’ulcera duodenale e vari tipi di tumori.
Cos’è una ecografia gastrica?
L’ecografia è un’indagine semplice e innocua che si basa sull’emissione di ultrasuoni, innocui per l’organismo, tanto che è possibile farla anche ad una donna incinta. Gli ultrasuoni sono onde emesse da una sonda fatta passare sulla pelle, che viene prima ricoperta da un sottile strato di gel. Le onde sono riflesse in diversa misura dai diversi tessuti: per questo l’ecografia può distinguere tra cisti a contenuto liquido o masse solide. Quando una ecografia si rivolge all’addome, solitamente mediante l’uso di sonde a frequenza medio-bassa, si parla più correttamente di “ecografia addominale” (e non di ecografia gastrica) e serve per indagare l’addome nel suo complesso (parte dello stomaco, colecisti, vie biliari, duodeno, fegato, pancreas, intestini…).
Per quale motivo si effettua una ecografia addominale?
L’ecografia ha un ruolo importante nella diagnosi di svariate patologie addominali (infiammazioni, masse anomale, malformazioni…) che riguardano gli organi appena elencati.
Vantaggi della gastroscopia rispetto all’ecografia
La gastroscopia – nella maggioranza dei casi – è in grado di fornire informazioni più accurate rispetto all’ecografia. La gastroscopia ha anche l’enorme vantaggio di potersi associare all’eventuale prelievo di una piccola quantità di tessuto anomalo (biopsia) o di permettere vere e proprie tecniche terapeutiche (asportazioni di lesioni circoscritte), funzionalità impossibili con una ecografia.
Vantaggi dell’ecografia rispetto alla gastroscopiascopia
Di contro i vantaggi di una ecografia sono nell’essere un esame decisamente meno invasivo, fastidioso (non necessita di sedazione come invece spesso accade nella gastroscopia) e rischioso (minori rischi di sanguinamento e perforazione dello stomaco e del duodeno). I rischi di una ecografia sono praticamente assenti e può essere effettuato varie volte, anche in caso di donna in gravidanza. L’ecografia è infine un esame più rapido, meno costoso e di più facile reperibilità negli studi medici.
Gastroscopia ed ecografia: quale dei due è il migliore?
La risposta a questa domanda è “dipende”. Alcune patologie fanno preferire una tecnica piuttosto che l’altra. Solo nel caso in cui alla diagnosi si voglia far immediatamente seguire una terapia od una biopsia, la gastroscopia diventa una scelta praticamente obbligata rispetto all’ecografia. Sarà comunque il medico, e non il paziente, a decidere la tecnica maggiormente indicata, soppesando vantaggi, svantaggi ed ipotesi diagnostica.
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Liù, la cagnolina che fiuta i tumori prima dei medici
La cagnolina Liù è veramente un “dottore” speciale: è stata addestrata come cane molecolare da Lorenzo Tidu, tenente colonnello veterinario, e dal suo conduttore, il sergente Paolo Sardella e grazie alla sua bravura riesce ad effettuare in modo perfetto una “rilevazione olfattiva” delle urine, indicando la presenza o meno di tracce di cancro. Ricordiamo che un “cane molecolare” è un cane addestrato a percepire e distinguere anche le più piccole particelle di odore, le “molecole” appunto, e riesce a memorizzare le tracce e ad associarle in modo da non perderle anche a distanza di tempo. Già i cani hanno un olfatto straordinario: i cani molecolari lo hanno ancora più sviluppato! Grazie a questa peculiarità, il cane molecolare è il re delle unità cinofile specializzate nella ricerca di droga, esplosivi, denaro, persone scomparse…
La molecola che il cane riesce a fiutare
“Liù ci ha dimostrato che il tumore possiede una molecola caratteristica caratterizzante, e per questo il cane riesce a riconoscerla subito grazie al suo olfatto. Con l’aiuto del cane, da questo momento in poi, speriamo di individuare questa molecola e di riuscire a isolarla. A quel punto la diagnosi precoce e la prevenzione saranno molto più semplici”. Nell’ospedale di Castellanza i medici e i militari collaborano da oltre cinque anni per combattere i tumori. Liù fa parte del team e si divide fra il centro veterinario militare di Grosseto e i laboratori dell’Humanitas.
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L’addestramento
“I medici ci fanno arrivare i campioni delle urine dei pazienti sottoposti a controllo e nel suo ambiente abituale il cane esegue con calma tutti i suoi test – ha svelato l’addestratore di Liù -. La prima fase dell’addestramento è servita a insegnargli a distinguere gli odori caratteristici. Esattamente come si fa per la ricerca delle droghe o degli esplosivi. Ogni volta che riconosce quell’odore caratteristico, ma solo in quel caso, Liù si siede e noi così possiamo capire il messaggio che vorrebbe farci arrivare. Un lavoro che per gli uomini e la scienza è tanto importante, per il cane è un divertimento. Che, nella sua testa, ha un solo obiettivo: conquistare una dose in più di crocchette e il suo giocattolo preferito”.
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Diagnosi precoce: definizione, significato, tumori, esempi, perché è importante
Con “diagnosi precoce” (in inglese “early diagnosis“) si intende una diagnosi – cioè l’identificazione di una patologia o condizione in base a segni e sintomi – che viene effettuata nelle fasi iniziali di sviluppo della patologia. Esempi di strumenti di diagnosi precoce diretti ed indiretti sono il Pap-test per il carcinoma della cervice uterina, la mammografia/ecografia/palpazione per il carcinoma della mammella, la dermoscopia e l’analisi della cute per il melanoma ed i carcinomi della pelle, la valutazione del PSA abbinata a ispezione digitale della prostata, il sangue occulto nelle feci per il tumore intestinale. Nel momento in cui il paziente non ha alcun sintomo ma ha dei fattori di rischio elevati (ad esempio donna con madre con cancro al seno), una diagnosi precoce può essere facilitata da interventi di screening (esami fatti PRIMA che la malattia si manifesti) pianificati con criterio e buon senso.
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Diagnosi precoce: in quali casi è importante?
La diagnosi precoce di una malattia è importante soprattutto nei casi in cui la patologia ha un decorso molto rapido. Più il momento di insorgenza della patologia ed i suoi esiti gravi (ad esempio il decesso) sono ravvicinati del tempo, più diventa importante una diagnosi precoce. Con esiti gravi non si intende esclusivamente la morte del paziente, ma anche conseguenze gravi e nella maggioranza dei casi irreversibili ed invalidanti di una data patologia. Ad esempio una diagnosi precoce di diabete, e la messa in atto di cure opportune, può evitare al paziente il “piede diabetico” e la frequente amputazione del piede. Per approfondire leggi: Piede diabetico: gradi di rischio, sintomi, diagnosi e terapia
Diagnosi precoce: come si ottiene?
La diagnosi precoce si ottiene grazie alla bravura del medico che, grazie all’anamnesi, all’esame obiettivo, alla scelta dei giusti esami (di laboratorio o di diagnostica per immagini) e ad i “diagrammi diagnostici” che ha in testa, accumulati in anni di esperienza, riesce ad individuare la patologia. La bravura del medico è quella di “prendere la giusta strada“, in equilibrio tra il far fare al paziente gli esami meno invasivi possibili (e meno costosi per il sistema sanitario!) e quelli più utili per fare diagnosi. A volte perfino scegliere come esame di prima scelta una ecografia al posto di una risonanza magnetica, può fare una enorme differenza.
Troppo tardi per la diagnosi precoce
A volte però, la diagnosi precoce semplicemente non è possibile. Il paziente può arrivare così “tardi” dal medico che una diagnosi precoce è praticamente impossibile, costringendo il medico ad un’altra diagnosi, ben più grave: quella di malattia terminale.
Diagnosi precoce: quanto conta la fortuna del medico
Pochi medici lo ammetteranno, ma molto spesso entra in gioco la semplice fortuna. Ogni medico, a prescindere dalla propria specializzazione, è particolarmente “esperto” nella cura di alcune patologie piuttosto che di altre e ciò può avvenire sia a causa della cultura personale, sia per vari motivi assolutamente casuali. Ad esempio un medico può aver avuto recentemente un caso raro dove, dopo lunghe indagini, è giunto a diagnosi. Se dopo poco tempo gli si ripropone un nuovo paziente con sintomi simili al precedente, il medico può essere facilitato nel trovare la patologia e quindi fare una diagnosi più precoce, col risultato che il secondo paziente può salvarsi quando il primo era deceduto.
Diagnosi precoce: quanto conta la fortuna del paziente
La fortuna conta, purtroppo, ancora tanto, più di quanto molti medici sono disposti ad ammettere. Prendiamo ad esempio il temibilissimo cancro al pancreas. Una diagnosi precoce di questo tumore può rappresentare la sopravvivenza del paziente come una diagnosi tardiva ne rappresenta molto spesso la morte. Il problema è che i sintomi di tumore maligno del pancreas sono molto lievi e poco specifici nelle fasi iniziali e diventano invece importanti nelle fasi terminali: ciò spinge il paziente ad andare dal medico solo quando ormai è troppo tardi ed una diagnosi precoce è quasi impossibile. Eppure, e di casi così ne ho visti parecchi, a volte capita che il paziente faccia esami per altri motivi che lo portano a fare diagnosi letteralmente salvavita. Se ad esempio un paziente con cancro pancreatico al primo stadio si reca a fare una radiografia perché da alcuni giorni ha una stipsi cronica dovuta ad una dieta poverissima di fibre, il medico potrebbe scoprire il cancro nelle fasi iniziali per puro caso ed attuare subito delle cure che – in assenza di stipsi e radiografia – sarebbero iniziate decisamente più tardi. Ciò rappresenta la differenza tra la vita e la morte del paziente.
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L’ora d’oro
In medicina, in particolare nella chirurgia d’urgenza, la “golden hour” (letteralmente l’ora d’oro) si riferisce al periodo di tempo – non necessariamente di un’ora: va da pochi minuti a diverse ore – dopo una lesione traumatica o l’insorgenza di una patologia. Durante questo periodo vi è la più alta probabilità che una diagnosi “precocissima” della patologia in atto, ed il relativo rapido trattamento medico, possa evitare la morte del paziente, come avviene ad esempio in caso di ictus cerebrale ed infarto del miocardio o – ancora di più – nella rottura di un aneurisma dell’aorta o nell’arresto cardiaco. Per approfondire, leggi: Un’ora, una sola ora, può cambiare tutto, per sempre
Diagnosi precoce: perché è così importante?
L’individuazione precoce di una patologia, offre non soltanto maggiori possibilità di cura e di sopravvivenza, ma permette anche di attuare interventi meno aggressivi e di assicurare una migliore qualità di vita al paziente. Pensiamo ad un tumore maligno nelle fasi iniziali: curarlo è relativamente facile ed il paziente probabilmente sopravvivrà. Lo stesso tumore maligno dopo qualche mese può aver dato origine a metastasi, con possibilità terapeutiche che si restringono, diventano più invasive e probabilmente insufficienti per salvare la vita del paziente.
Diagnosi precoce: non sempre è sufficiente
Ci sono dei casi in cui perfino una diagnosi precoce può non impedire il decorso più o meno rapido della malattia, come avviene nelle malattie neurodegenerative (ad esempio nella SLA o nella sclerosi multipla) e/o una prognosi infausta.
Per approfondire:
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- Diagnosi differenziale in medicina: significato ed esempi
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Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?
L’ecografia prostatica transrettale è una ecografia della prostata che, anziché essere effettuata con una Continua a leggere
Quando si fa l’esame istologico e perché?
L’esame istologico è una tecnica diagnostica che consiste nell’osservazione al microscopio di un campione di tessuto prelevato direttamente dal paziente (biopsia) nel sito in cui si sospetta si stia sviluppando una patologia, ad esempio un tumore. La biopsia consiste nel prelievo di un campione di cellule o di tessuto ottenuto – tramite varie metodiche – dal corpo del paziente. Esistono quattro tipi di biopsia:
- biopsia escissionale: prelievo di un nodulo o di una lesione completa sospetta;
- biopsia incisionale: prelievo di un campione di nodulo o di tessuto sospetto;
- biopsia percutanea: prelievo di un campione di nodulo o di tessuto sospetto tramite un ago di grosso calibro attraverso la cute;
- agoaspirato: particolare procedura tramite la quale il prelievo di un campione di nodulo, tessuto sospetto o versamento si esegue tramite aspirazione con ago sottile, anche sotto controllo radiografico o ecografico.
Per quale motivo sottoporsi a biopsia ed esame istologico?
Sono molti i motivi che spingono un medico a richiedere un esame istologico, principalmente è quello di capire se un certo tessuto è interessato da una data patologia o no e se quella patologia è benigna o maligna. Se ci si è appena sottoposti a un intervento chirurgico di qualsiasi tipo, ad esempio può succedere di eseguire un esame istologico sull’eventuale materiale asportato. Si tratta, infatti, di una prassi e serve a scongiurare complicazioni post-operatorie. Un esame di questo tipo, però, potrebbe essere richiesto anche in altre occasioni: dopo l’asportazione di un neo sospetto, nel caso in cui siano state identificate masse o noduli sospetti (al seno ad esempio), o se si è da poco subito un aborto per quanto riguarda le pazienti ostetrico-ginecologiche. In questo secondo caso l’esame istologico viene svolto direttamente sul feto e può essere un valido aiuto nell’identificare le cause fisiologiche che hanno portato all’interruzione della gravidanza. Nel primo caso, invece, serve a escludere la presenza di più specifiche patologie.
Leggi anche: Differenza tra esame istologico, biopsia, agoaspirato ed agobiopsia
L’importanza del sito di prelievo
Uno degli aspetti più delicati di questo tipo di esame diagnostico è il punto esatto in cui si decide di effettuare la biopsia: se il tumore è piccolo, ad esempio, è possibile “mancare il bersaglio” ed avere così un campione “sano” che rappresenta un falso negativo (cioè siamo portati a pensare che non ci sia patologia mentre in realtà essa è presente). Per tale motivo è bene affidare le biopsie a specialisti esperti, che in genere eseguono il prelievo con l’aiuto di uno strumento di indagine come l’ecografia o la TC.
L’analisi dell’anatomo-patologo
Il tessuto prelevato con la biopsia viene posto su un vetrino ed analizzato al microscopio da un medico specializzato in anatomia patologica, chiamato anatomo-patologo, che è in grado di identificare le cellule osservate come aventi caratteristiche normali o tumorali. Dal punto di vista della forma e dell’aspetto, infatti, le cellule tumorali sono diverse dalle corrispettive cellule normali: possono cambiare i contorni e la disposizione nel tessuto, oltre all’aspetto del nucleo, la parte centrale che contiene il materiale genetico. Generalmente più la cellula è “diversa” dalle cellule del tessuto dove si è sviluppato il tumore, più la prognosi è maligna. Alla fine dell’indagine istologica, dopo un complesso ragionamento clinico che tiene conto di molti fattori, l’anatomo-patologo stila un referto, che contiene elementi fondamentali come:
- l’elenco dei tessuti di cui si è richiesta l’analisi;
- la descrizione macroscopica degli stessi materiali, effettuata a occhio nudo dall’anatomo-patologo;
- i dettagli che sono venuti fuori dopo l’osservazione al microscopio;
- un’ipotesi di diagnosi.
L’anatomo-patologo indica una ipotesi di diagnosi, che quindi non è necessariamente esatta, ma darà delle indicazioni al medico che ha richiesto l’esame istologico, indicazioni che sono importanti per formulare una diagnosi certa. In questo il medico sarà aiutato da altri strumenti diagnostici come l’anamnesi, l’esame obiettivo, la propria esperienza ed eventuali esami di laboratorio e di diagnostica per immagini (RX, TAC, ecografie, risonanza magnetica…).
Perché il risultato dell’esame istologico è importante?
Il risultato dell’esame istologico è estremamente importante per definire – assieme ad altri esami come TAC e risonanza magnetica – una serie di informazioni che possono condizionare di molto l’iter terapeutico. L’esame istologico fornisce indicazioni su:
- la diagnosi (tumore maligno, benigno);
- gli eventuali trattamenti (chirurgia, radioterapia, chemioterapia adiuvante e neoadiuvante…);
- la prognosi (fausta, infausta).
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