Piattole: cosa sono, si vedono, quanto durano, come eliminarle?

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Una piattola sulle ciglia

Il Pthirus pubis, comunemente chiamata piattola o pidocchio del pube, è un insetto parassita che da adulto è lungo circa 2/3 millimetri e che si insedia in diverse zone pelose del corpo umano, prima fra tutte l’area genitale, con l’esclusione solo dei capelli. L’infezione è possibile sia in adulti che nei bambini. Per la trasmissione delle piattole occorre un contatto fisico assai ravvicinato, come per esempio un rapporto sessuale con una persona infetta (da questo punto di vista l’infezione è una malattia a trasmissione sessuale); il contagio è però possibile anche tramite l’uso di oggetti contaminati, come vestiti e biancheria intima. I segni caratteristici provocati dalla pediculosi pubica si manifestano a livello cutaneo e consistono in: prurito, irritazione e comparsa di piccole macchie solitamente scure giallo/marroni e bluastre, solitamente visibili tra i peli. Diagnosticare un’infestazione da piattole è abbastanza semplice (a patto che sia sintomatica): al medico, infatti, basta usare una lente d’ingrandimento per osservare le zone pruriginose ed in caso di numerosi parassiti adulti, non serve neanche la lente visto che sono ben visibili ad occhio nudo, anche ai non addetti ai lavori. La terapia disinfestante richiede l’uso di prodotti insetticidi, in forma di creme, lozioni o shampoo.

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Cosa sono le piattole?

Le piattole sono degli insetti parassiti che si annidano nelle aree genitali e in altre zone pelose del corpo umano, eccetto i capelli. Misurano circa 2 o 3 millimetri di lunghezza da adulte. La forma del corpo è arrotondata, con sei zampe uncinate, testa ovaloide con due grandi antenne laterali e corpo munito di escrescenze pelose. Il colore è variabile da biancastro, quasi vetrificato, fino a giallo, rosso e marrone.

Come si trasmettono le piattole?

La trasmissione delle piattole tra le persone, avviene in seguito a un contatto fisico ravvicinato con un individuo infetto o con un oggetto contaminato. La contaminazione (o infestazione) da piattole è considerata un’infezione di tipo parassitario esclusiva dell’uomo.

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Di cosa si nutrono le piattole?

Le piattole si nutrono del sangue della persona infettata. L’estrazione di sangue avviene tramite una piccola puntura a livello cutaneo.

Quali parti del corpo sono colonizzate dalle piattole?

Le piattole possono annidarsi in qualsiasi area del corpo ricoperta di peli, eccetto la testa. Generalmente, si stabiliscono nelle aree genitali, ma, in alcuni frangenti, è possibile rintracciarle anche nelle ascelle, nelle gambe, sul torace, sulla schiena, sull’addome, tra la barba e i baffi e, infine, perfino nelle ciglia e nelle sopracciglia.

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Cause di infezione di Pthirus pubis

Come già anticipato, la presenza delle piattole è determinata dal contatto fisico ravvicinato (ad esempio un rapporto sessuale) con un individuo infetto o con un oggetto contaminato (vestiti, lenzuola, asciugamani…). Anche provare un vestito in un negozio di abbigliamento può, seppur raramente, dare avvio ad una colonia di parassiti. L’estrema vicinanza è una condizione imprescindibile per la contaminazione, in quanto il passaggio dei pidocchi del pube da individuo a individuo (o da oggetto a individuo) avviene solo tramite strisciamento. Le piattole, infatti, contrariamente alle credenze popolari, non possono né saltare né volare. Il contatto fisico non deve necessariamente durare molto tempo: basta anche un breve strisciamento per permettere ad una singola piattola di spostarsi tra una persona all’altra e dare avvio ad una nuova colonia.

Fattori di rischio

Alcuni comportamenti possono aumentare il rischio di sviluppare una infezione da piattole, ad esempio:

  • uso di lenzuola, asciugamani, indumenti intimi, sex toys, vestiti di altre persone e/o non ben puliti;
  • scarsa igiene intima;
  • frequentare ambienti dove sono presenti molti individui che si spogliano ed è possibile un contatto ravvicinato accidentale (spogliatoi, piscine, palestre, idromassaggi, letti di alberghi, bagni pubblici, docce…)
  • elevato numero di rapporti sessuali con partner sconosciuti e/o dotati di scarsa igiene intima.

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Come avviene la riproduzione delle piattole?

Le piattole sono insetti, pertanto, per riprodursi, depongono delle uova di piccolissime dimensioni. Al momento della deposizione, le uova sono contenute in piccole sacche, capaci di rimanere saldamente incollate ai peli sparsi per il corpo. Le sacche sono marroni all’esterno e bianche all’interno.

Piattole: ciclo vitale ed incubazione

Quando infestano una persona, le piattole vivono da uno a tre mesi. In questo arco di tempo, le femmine presenti depongono anche 300 uova (chiamate lèndini), le quali schiudono nel giro di 6-10 giorni circa. La nuova generazione di piattole, per maturare e potersi riprodurre a sua volta, ha bisogno di circa 2-3 settimane. Le lendini sono attaccate ai peli dalla genitrice mediante la saliva che contiene composti cheratinici, pertanto la lendine è resistente sia all’acqua che alle spazzole, ma non all’acido acetico diluito e caldo. Dalle lendini si formano, dopo tre cicli evolutivi della durata di una o due settimane, i parassiti adulti.

Il Pthirus pubis attraversa tre stadi vitali:

  • Lendine: si schiude dopo una settimana dalla deposizione
  • Ninfa: già simile all’adulto, è comunque più piccola. Si nutre già di sangue, molto avidamente. Prima di trasformarsi in insetto adulto, vive in questo stadio per una settimana.
  • Adulto: la forma è simile a quella di un granchio (nei paesi anglosassoni è infatti chiamata crab) e vive per circa due settimane sull’ospite, riproducendosi e nutrendosi.

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Piattole: quanto durano?

In assenza di prodotti specifici, una colonia di piattole può sopravvivere virtualmente per tutta la vita, grazie alla grande capacità delle femmine di deporre le lendini. Se invece viene usato un prodotto specifico antiparassitario, si rasa la zona e quelle limitrofe, e si lavano ad alte temperature gli oggetti contaminati, l’infezione viene debellata solitamente in 7/10 giorni, con ampie variazioni in base a quanto è ampia la zona colpita ed al numero di esemplari presenti.

Sintomi e complicanze

I sintomi e i segni della contaminazione da piattole compaiono a distanza di qualche settimana dall’infezione (o infestazione) e solitamente consistono in:

  • prurito in corrispondenza delle aree infestate dal parassita;
  • infiammazione e irritazione in corrispondenza delle aree infestate, conseguenti al frequente grattamento;
  • lesioni da grattamento: il grattamento frequente può portare a piccole lesioni sanguinanti della pelle;
  • presenza di polvere nera all’interno della biancheria intima;
  • presenza di piccoli puntini neri sulla pelle, che corrisponde alle feci del parassita, sparpagliate sulla pelle;
  • macchie cutanee (spot) di colore blu, nelle zone dove si annidano le piattole: tali segni sono gli esiti delle punture. I punti più interessati sono: l’interno della coscia e la parte più bassa dell’addome;
  • piccole macchie di sangue sulla pelle, subito dopo le punture del parassita;
  • macchie cutanee biancastre o scure/marroni di circa due millimetri, ferme o mobili: corrispondono al parassita vero e proprio. Tali macchie possono avere colore variabile, dal giallo al grigio, passando per il beige, il marrone, il rosso; in alcuni casi possono apparire biancastre, quasi trasparenti e “vetrificate”.

Talvolta, specie nelle fasi iniziali dell’infezione, può capitare che le piattole siano asintomatiche o quasi, nel senso che non comportano la comparsa di alcuna manifestazione evidente, o lo fanno in maniera minima.

Piattole e prurito intenso

Il prurito è l’espressione più caratteristica dell’infestazione da piattole. Interessa le zone contaminate dal parassita e, di solito, è molto intenso. La comparsa del prurito non è quasi mai immediata, ma avviene dopo diverse settimane dalla contaminazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare, la sensazione pruriginosa non è dovuta alle punture, ma a una reazione allergica alla saliva delle piattole. Il prurito va peggiorando di notte, in quanto è in questo momento della giornata che i pidocchi del pube sono maggiormente attivi. Il prurito può diventare intenso fino a determinare lesioni da grattamento cronico, inoltre si può lievemente attenuare grazie alla detersione della zona interessata, senza però scomparire mai del tutto.

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Piattole: quando andare dal medico?

Se i sopraccitati segni delle piattole sono evidenti, è bene contattare immediatamente il proprio medico di base o un dermatologo.

Le piattole si vedono ad occhio nudo?

Le piattole adulte arrivano a misurare anche 3 millimetri e tendono ad avere colore scuro quindi si, si riescono a vedere facilmente anche ad occhio nudo, anche senza essere medico, specie se sono situati su una pelle chiara e con pochi peli.

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Diagnosi

Se l’infestazione è sintomatica, diagnosticare le piattole può essere semplice e immediato; viceversa, può divenire problematico quando la contaminazione è asintomatica. Per individuare la presenza dei parassiti e delle loro uova, è richiesto un esame obiettivo. Durante tale esame, il medico utilizza una lente d’ingrandimento per scandagliare tutte le parti del corpo in cui potrebbero risiedere le piattole e/o le loro uova. Le piattole si riconoscono, innanzitutto, per la colorazione, che è giallo-grigiastra o rosso scuro, e secondariamente per i segni delle punture, che possono essere blu (se di qualche giorno) o color sangue (se recenti). Anche le uova si riconoscono per il colore: sono marroni, quando ancora devono schiudersi, e bianche, quando sono schiuse.

Controllo del partner

In presenza di un’infestazione da piattole, per il medico è importante capire le cause d’origine del disturbo, perché, se questo è conseguente a un rapporto sessuale, servono ulteriori esami d’approfondimento finalizzati alla ricerca delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST). La presenza di un’IST, in aggiunta ai pidocchi del pube, richiede controllo e terapia adeguati non solo per il paziente, ma anche – se possibile – del partner che, probabilmente, sarà anch’esso infestato.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Prurito a scroto, testicoli e ano: cause e rimedi naturali

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Differenza tra infestazione interna ed esterna

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME ML’infestazione è la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo: la scabbia, la pediculosi, le malattie da artropodi (come le pulci), da echinococco, da filaria, da schistosomi. L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio.

Le infestazioni possono essere classificate come interne o esterne, in relazione alla localizzazione dei parassiti rispetto all’ospite:

  • infestazioni esterne (ectoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono primariamente sulla superficie dell’ospite; comprendono le infestazioni da acari, pidocchi e zecche;
  • infestazioni interne (endoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono all’interno dell’ospite; comprendono le infestazioni da vermi.

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Infestazione: cos’è, da cosa è causata, come si cura

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MCon “infestazione” in medicina si intende la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo:

  • la scabbia,
  • la pediculosi,
  • le malattie da artropodi (come le pulci),
  • da echinococco,
  • da filaria,
  • da schistosomi.

Chi trasmette una infestazione?
L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio.

Perché queste infestazioni sono importanti?
Queste condizioni hanno grande peso sulla salute pubblica mondiale, perché spesso sono debilitanti, facilmente trasmissibili (ad esempio tra i bambini nelle scuole o tra adulti negli uffici pubblici) e perché possono veicolare infezioni secondarie anche gravi e potenzialmente mortali.

Come si curano le infestazioni?
I rimedi terapeutici tipicamente usati per le infestazioni sono il lindano (esaclorobenzene), la permetrina e l’ivermectina; si tratta di prodotti da manipolare con cura perché tossici: agiscono sul sistema nervoso dei parassiti, provocandone paralisi e morte.

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Parassiti e vermi nelle feci: sintomi e come eliminarli con farmaci e rimedi naturali

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Il riscontro di vermi nelle feci è un evento piuttosto rivoltante, ma non certo raro. Si stima infatti che gli elminti (così vengono scientificamente chiamati questi parassiti) infettino circa tre miliardi di persone nel mondo. I più comuni alle nostre latitudini sono senza ombra di dubbio i vermi dei bambini (Enterobius vermicularis), detti anche ossiuri, la cui prevalenza in età pediatrica oscilla tra il 30 ed il 70%.

Vermi nei bimbi: diffusione e sintomi

I bambini sono più suscettibili a questa infestazione sia per l’immaturità dei sistemi di difesa, sia per l’abitudine a giocare con il fango e a portare le mani alla bocca senza averle lavate. In questa infestazione, i vermi nelle feci appaiono come piccolissime striscioline filiformi, bianche e mobili. Le femmine, infatti misurano mediamente dagli otto ai tredici millimetri (0.8 – 1.3 cm), mentre i maschi – più piccoli – non superano i 5 mm. Aldilà dell’esame macroscopico delle feci, la presenza di ossiuri può essere testimoniata da un forte prurito notturno nella regione anale e perianale; le femmine, infatti, migrano dall’intestino a questa sede per deporre le loro uova. Il conseguente grattamento e l’abitudine a portare le mani alla bocca, come si può facilmente intuire, favoriscono l’autoinfestazione.

Riconoscere i vermi nelle feci

Analizzare le feci di una persona, per quanto disgustoso possa sembrare, può aiutare a rivelare la presenza di vermi intestinali. Non sempre, però, come nel caso degli ossiuri, i parassiti hanno grandezza sufficiente per essere individuati facilmente ad occhio nudo. D’altronde, quando le dimensioni dei vermi divengono importanti lo scenario si fa ancor più disgustoso. Gli elminti, infatti, hanno dimensioni variabilissime ed in alcuni casi superano abbondantemente il metro di lunghezza. E’ il caso della tenia, un platelminta segmentato (cestode), che può raggiungere gli 8-9 metri. Generalmente, in questo caso, nelle feci si ritrova non tanto il verme intero, quanto alcuni sui segmenti bianco-giallognoli, simili a pezzetti di tagliatelle e definiti proglottidi. La sintomatologia associata può essere assente o limitata a nausea, turbe dell’alvo e dolori addominali. Il principale veicolo di trasmissione è rappresentato dall’ingestione di carni crude o poco cotte infettate dalle larve.

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Gli ascaridi

Altri vermi dalle dimensioni considerevoli, chiamati ascaridi (Ascaris lumbricoides), determinano la geoelmintiasi più frequente nel nostro paese. Anche nel resto del mondo, l’ascaridiasi è un’infestazione ubiquitaria e piuttosto diffusa. Il termine geoelmentiasi spiega le modalità di trasmissione di questi organismi; brevemente, l’uomo elimina le uova nel terreno, dove diventano embrionate e acquisiscono la capacità di infestare altri uomini. Le uova, pertanto, non sono immediatamente infestanti come quelle degli ossiuri, ma devono trascorre un certo tempo nel terreno per “maturare”. La mancanza di servizi igienici o l’uso di acque nere per irrigare i campi contribuiscono alla diffusione dell’infestazione, tipica – ma non esclusiva – delle zone rurali. La femmina di Ascaris lumbricoides raggiungere una lunghezza di 40 cm per un peso di circa 9 grammi. Oltre al riscontro visivo di questi vermi di colore bianco crema o rosato nelle feci, l’ascaridiasi può caratterizzarsi per sintomi di natura respiratoria o gastrointestinale (a seconda dello stadio di sviluppo degli esemplari). I primi a comparire – in occasione della migrazione delle larve attraverso i polmoni – sono quelli respiratori, con tosse stizzosa, dispnea e tracce di sangue nell’espettorato. A livello intestinale, invece, la sintomatologia è spesso specifica o limitata, caratterizzata da crampi addominali, nausea e vomito. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, l’ascaridiasi può causare complicanze potenzialmente gravi, se non addirittura letali.

Per approfondire: Ossiuri (vermi intestinali): cause, trasmissione, come vederli, cura definitiva

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Altri parassiti intestinali diffusi

Altri vermi intestinali piuttosto comuni sono l’Ancylostoma duodenale ed il Necator americanus, responsabili dell’anchilostomiasi. Si tratta sempre di una geoelmintiasi, in cui però le larve – anziché essere ingerite – penetrano attraverso la pelle che prende contatto con il terreno contaminato. Questi nematodi, leggermente ricurvi, raggiungono una lunghezza di 6- 12 mm (0,6 – 1,2 cm). Grazie al particolare apparato buccale, si ancorano saldamente alla mucosa duoedeno-digiunale, assorbendo notevoli quantità di sangue. Il paziente, pertanto, può divenire anemico, manifestando pallore, debolezza, dispnea ed unghie fragili.
Nella triocefalosi, il parassita (Trichuris trichiura) raggiunge una lunghezza di 3-5 cm ed assomiglia ad una frusta, con l’estremità cefalica sottile e cilindrica, e quella posteriore tozza e di colore rosa.

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Vermi nelle feci: ripercussioni sulla salute generale

Il riscontro di un verme nelle feci non è certo un’esperienza piacevole, ma le ripercussioni sulla salute del paziente sono generalmente lievi. Statisticamente posso dire che è molto peggio essere infettati da organismi piccolissimi, come alcuni virus o batteri. Una volta individuato il parassita, inoltre, è generalmente possibile debellarlo con relativa facilità, ricorrendo ad una breve terapia farmacologica.

Vermi nelle feci: terapia farmacologica

In genere, è sufficiente assumere in singola dose farmaci antiparassitari specifici (es. mebendazolo, pyrantel o albendazolo) per uccidere il verme (non le uova!). La dose di farmaco può eventualmente essere somministrata nuovamente dopo 14 giorni.
Le forme asintomatiche non necessitano generalmente di alcun trattamento, dato che i sintomi regrediscono da soli e il parassita viene eliminato tramite le evacuazioni. La patologia è altamente contagiosa: per questo motivo, come misura precauzionale si consiglia di estendere la terapia farmacologica a tutti i componenti della famiglia del soggetto colpito.

Prevenzione dei parassiti

La prevenzione è rivolta essenzialmente al rispetto delle elementari norme igieniche, come l’accurata e frequente pulizia delle mani, l’attento lavaggio degli alimenti da consumare crudi e la generosa cottura delle carni (in particolare quelle suine macinate). Particolare prudenza quando ci si reca in Paesi sottosviluppati (attenzione anche a camminare scalzi e a dove si fa il bagno). Ecco una pratica lista:

  1. detergere quotidianamente la tavoletta del WC;
  2. cambiare le lenzuola del letto ogni 3-4 giorni;
  3. lavarsi sempre le mani prima di consumare un pasto;
  4. evitare di graffiare con le unghie la zona perianale, nonostante il prurito;
  5. tagliare regolarmente le unghie;
  6. non mettere le unghie o le mani in bocca.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?

In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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Comprano banane al supermercato: centinaia di ragni velenosi gli invadono casa

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BANANE RAGNI SUPERMERCATO CASA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Pressoterapia Linfodrenaggio PeneNon è una leggenda, è successo davvero: comprare delle banane al supermercato e ritrovarsi la casa infestata da centinaia di piccoli ragni brasiliani in poche ore. È un incubo quello che stanno vivendo Ashley Gamble, 28 anni, la moglie Sophia Newcombe, 26, e le loro due bimbe Isla Rose, due anni, e Amelia Lily, tre settimane, costretti ad abbandonare la loro casa infestata un piccolo esercito di ragni velenosi: un loro morso può uccidere in due ore e il loro veleno può causare un’erezione che può durare fino a quattro ore.

Un bozzolo bianco su una banana

La famiglia inglese era appena tornata a casa dalla spesa ad un supermarket della catena Asda quando è scoppiato il caos. Sophia stava sistemando la spesa quando ha notato un bozzolo bianco su una banana. In preda al panico ha lanciato la frutta a terra: quando Ashley ha ripreso il casco in mano si è accorto che centinaia di piccoli ragni continuavano a farsi strada sul pavimento della cucina infestando ogni angolo della casa. «Le uova si erano schiuse – ha raccontato l’uomo a The Sun – Ho afferrato l’aspirapolvere e ho cercato di acchiappare più ragni possibile, ma scappavano ovunque. Sofia era pietrificata. A quel punto ho preso la mia famiglia e l’ho portata fuori. Poi ho chiamato una società che si occupa di disinfestazione, ma mi hanno detto di contattare Asda per il finanziamento della fumigazione».

La casa invivibile

Da quel momento i ragni hanno preso possesso della casa; la sfortunata famiglia ora vive a casa dei genitori di Ashley e non ha alcuna intenzione di mettere piede in quell’appartamento se prima ogni piccolo ragnetto non sarà fatto fuori: «Quando sono andato a lamentarmi da Asda, la mia casa era piena di ragni e al supermercato mi hanno offerto solo un rimborso per le banane – ha continuato l’uomo – Un impiegato mi ha detto di stare tranquillo perché sarebbero morti presto. Dopo mi hanno chiesto di portare la banana incriminata in un sacchetto di plastica: ho avuto l’impressione che pensassero che volessi prenderli in giro. Oltre il danno, dunque, ho dovuto subire anche la beffa. La fumigazione costa e io non ho i soldi per farla. D’altronde non posso rischiare di tornare in casa con le bimbe: se può uccidere un uomo, figuriamoci una neonata di tre settimane. Asda ha infestato la mia casa con i ragni perché non ha controllato i suoi prodotti correttamente e ora non è disposta a dare una mano. Mi hanno detto che ci vorranno giorni per eseguire l’indagine e chissà quando potremo rientrare. Quello che ci è successo è semplicemente disgustoso».

La possibilità di trovare un ragno è bassa

Asda ha parlato di un fatto estremamente raro e si è scusata per quanto accaduto alla famiglia: «Siamo in contatto con il signor Gamble e vorremmo assicurare tutti i nostri clienti che questo tipo di incidente è estremamente raro. Tutte le nostre banane vengono lavate prima di essere trasportate nel Regno Unito e ogni singolo pezzo di frutta viene controllato manualmente. Vendiamo un miliardo di banane ogni anno e la possibilità di trovare un ragno è incredibilmente bassa. Ci scusiamo per i disagi causati e manterremo aggiornato il signor Gamble sui risvolti della nostra indagine».

Articolo di Federica Macagnone su www.ilmattino.it

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Vivono, mangiano e fanno sesso sulla nostra faccia e sui genitali: quasi tutti li abbiamo

MEDICINA ONLINE ACARO ACARI PARASSITI SCABBIA INFEZIONE INFESTAZIONE ANIMALI BATTERI VIRUS MICROSCOPIO PELLE TRASMISSIONE CONTAGIO CONTAGIOSO.jpgPensate a tutti gli adulti che conoscete: ai vostri genitori, ai vostri nonni, agli insegnanti che avevate a scuola, al vostro medico e al Continua a leggere