I 6 motivi per preferire un pene più piccolo ad uno grande

 

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FConfessa: quando è arrivato il momento clou (no, non il primo appuntamento, e neppure quello del bacio), insomma quando finalmente lui si è disvelato in tutto il suo splendore, non hai potuto nascondere un po’ di delusione: il suo pene è piccolo. Non è minuscolo, ma non ha neppure quella Tour Eiffel che nelle tue fantasie avresti trovato tra le sue gambe. Niente panico, il ragazzo non è da buttare via. Intanto devi ricordarti che la questione delle dimensioni di lui non è fondamentale per il raggiungimento dell’orgasmo: la vagina è un organo elastico, e il piacere può venire anche in presenza di un membro piccolo, a meno che non si parli di micropene. Senza contare che nella maggioranza dei casi l’orgasmo viene raggiunto dalla donna attraverso la stimolazione clitoridea. E qui la dimensione del pene è totalmente ininfluente. Però a te sembra che con i ragazzi iperdotati le cose vadano decisamente meglio? Prendi in considerazione che si tratti soltanto di un condizionamento psicologico: il piacere nasce dalla testa (altrimenti come giustifichresti il fatto che alcune volte senti un sacco, e altre volte niente?), e il sapere di avere a che fare con un pene grosso ti eccita già in partenza e questo aumenterebbe anche la tua sensibilità a livello vaginale. E poi, comunque, guarda che anche un pene piccolo ha i suoi vantaggi:

1) Mantiene più facilmente l’erezione

Il primo motivo per essere felice di un pene più piccolo è che mantiene più facilmente l’erezione di uno più grande. Alla base del meccanismo dell’erezione ci sono i corpi cavernosi, due specie di spugne situati ai lati del pene che, in presenza di stimoli erotici, si riempiono di sangue e si inturgidiscono. Più sono grandi, maggiore è la quantità di sangue che deve affluire, e quindi l’erezione è più difficile e instabile.

2) Sesso orale facilitato

Riguardo la fellatio (sesso orale praticato ad un uomo) ci sono due scuole di pensiero: o la ami o la odi. Alcune la trovano molto eccitante, altre la praticano solo per “dovere”. In ogni caso, se hai deciso di farla, con un pene piccolo sarà tutto più facile, perché lo sforzo dei muscoli masticatori è inferiore. E se vorrai sbizzarrirti in tecniche particolari, potrai farlo. Lui te ne sarà grato e vorrà ricambiare subito, specie perché…

3) Lui è bravo a fare altro

Non credere che il proprietario del piccolo missile non si renda conto delle sue dimensioni: è da quando è giovane che lo ha capito. Proprio grazie a questa consapevolezza, molti sviluppano altre abilità amatorie, come una grande abilità nel regalare sesso orale alla partner e sono generosi in questo. Per una donna raggiungere l’orgasmo con la sola penetrazione è difficile, mentre con il rapporto orale è molto più facile. Tu sarai appagata, e lui si sentirà molto uomo.

 4) Eviti dolore all’utero

La vagina è lunga circa 8-10 centimetri, al termine dei quali è situato il collo dell’utero. Se il pene è molto lungo e grosso- anche se la vagina si può estendere di molto – è facile che in certe posizioni, soprattutto quelle in cui scivola in profondità all’interno della vagina, arrivi a toccare il collo dell’utero, una zona molto delicata. Per alcune donne ricevere dei colpi nella zona del collo dell’utero è piacevole, mentre per altre è doloroso. In ogni caso, con un pene piccolo si evita questo problema.

5) Rapporti anali facilitati

Molti uomini sono appassionati di sesso anale, e la cosa magari non dispiace neppure a te. Il problema è che se lui è particolarmente dotato, possono essere dolori, soprattutto se soffri di emorroidi, un disturbo molto diffuso. Con un pene di dimensioni ridotte – specie in circonferenza – i tessuti subiscono invece meno traumi: un rapporto di questo genere così è meno faticoso. L’importante è usare sempre un lubrificante neutro, senza profumo né colore.

6) Meno possibilità di cistite

La vescica poggia direttamente sopra la parete anteriore della vagina. Se questa viene dilatata e “strattonata” a lungo, tutta la zona si surriscalda e si infiamma. È la classica cistite postcoitale. Immagina una parete che viene colpita da un martello: a lungo andare si potrà rovinare non solo quella che riceve i colpi, ma anche quella adiacente. Ovviamente maggiori sono le dimensioni del pene, maggiore sarà il rischio di soffrire di questo disturbo: un pene piccolo ha meno possibilità di determinare cistite.

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Guida completa al sesso anale piacevole e sicuro

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1. Non provarci se non lo vuoi fare davvero. C’è una grande differenza tra “Ok, il sesso anale non è esattamente una delle mie fantasie più gettonate, ma voglio provare a farlo e mandarlo fuori di testa” e “Piuttosto che farlo mi farei picchiare, ma lui me lo sta chiedendo così tanto che magari posso sopportare il dolore”. Se siete in una relazione sana di mutuo rispetto e piacere (il che significa che normalmente lui ti dedica cunnilingus di almeno mezz’ora), forse ti verrà voglia di provare a farlo perché lui ci tiene. Ma anche no. In entrambi i casi va benissimo. Ma se lui continua a romperti le scatole per farlo anche quando sei stata molto chiara nel dirgli che no, non ti interessa, allora sei autorizzata a mandarlo a quel paese.

2. Anche se siete in una relazione monogama, il condom è una buona idea. Perché fa sì che i batteri dell’intestino non vadano un po’ dappertutto (e adesso hai proprio voglia di provare l’anal vero?). E soprattutto, quando dall’ano passa alla vagina, il preservativo va cambiato.

3. Usa sempre il lubrificante. Probabilmente hai sentito dire che quando usi troppo lubrificante ai maschi non piace più perché toglie tutto il bello della frizione. Be’ non è vero! Il concetto “troppo lubrificante” non esiste quando si parla di sesso anale.
Il sesso anale praticato con un lubrificante di buona qualità, rende il rapporto più piacevole ed appagante per entrambi i partner. Il miglior lubrificate anale attualmente sul mercato, selezionato, testato e consigliato dal nostro Staff, è il seguente: http://amzn.to/2BUNEAO. Questo prodotto facilita e rende più piacevole il sesso anale e può essere usato da solo, cospargendolo su pene e superficie esterna dell’ano, o inserendolo all’interno dell’ano tramite un clistere di alta qualità come questo: http://amzn.to/2kmuIU4

4. Prima dateci dentro con i preliminari. Che non includono soltanto la stimolazione dell’ano con le dita, ma dell’intera parte. Anzi, ancora meglio: se lui ti riservasse un bel cunnilingus e tu già raggiungessi l’orgasmo, allora saresti molto rilassata, ben disposta a passare allo step successivo.

5. Ricevere la punta del pene è il momento più doloroso, perché il glande in genere è la parte più larga. Una volta entrata, poi sentirai meno male. Ricordi come all’inizio ti faceva male anche fare il sesso “normale”?

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6. Rilassa i muscoli pubococcigei. Come? Hai presente gli esercizi di Kegel? Ecco più o meno la sensazione è la stessa. Rilassa la zona, come quando senti che devi andare in bagno (tranquilla, non succederà niente! ).

7. La posizione? Puoi stare 1) distesa sulla pancia, 2) a doggy-style o 3) fare il missionario. Probabilmente ti conviene cominciare dalla posizione numero 1, perché da un punto di vista anatomico è in genere quella meno dolorosa. Tieni conto però che con il missionario potrai facilmente stimolare il clitoride, quindi la cosa potrebbe aiutarti a rilassarti mooolto.

8. Vacci piano. E chiediglielo. Non ti preoccupare di deluderlo. In fin dei conti non sei una navigata pornostar. Ma una ragazza volenterosa e curiosa che ha deciso di provare una nuova via. Quindi si fa come dici tu.

9. Subito dopo, probabilmente, ti verrà voglia di andare in bagno. E probabilmente ti si aprirà tutto un mondo di, ehm, esalazioni d’aria. Non si tratta tecnicamente di flatulenza, ma semplicemente di aria che è entrata nel canale rettale e che deve uscire.

10. Se non ti è piaciuto per niente, non rifarlo. Non devi entrare in un girone infernale di prove e controprove per capire che non fa per te. Se qualcosa laggiù si è smosso, e hai avuto sensazioni contrastanti, be’ un’altra prova forse la puoi provare: magari era solo il partner – o la giornata – sbagliata!

Vibratori e sex toy
Esistono una serie di vibratori e sex toy, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

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Ansia da prestazione sessuale: ne soffrono anche le donne

MEDICINA ONLINE SESSO COPPIA AMORE TRISTE DONNA UOMO ANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO GELOSIA RABBIA RAPPORTO AMICIZIA LITIGIO.jpgOggi approfondiamo un argomento poco noto – o meglio, noto solo in riferimento al mondo maschile – mentre poco analizzato nei confronti della donna. Il tema riguarda l’ansia da prestazione che colpisce le donne.

Ebbene sì. Secondo quanto emerso dal congresso della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, anche le donne sono colpite da ansia da prestazione.
Dai dati emerge che a soffrirne sarebbe il 41% della popolazione femminile italiana.

Ma come si manifesta l’ansia da prestazione in rosa?

Il meccanismo che sta alla base dell’ansia da prestazione femminile è molto simile a quello maschile anche se, per le differenti caratteristiche fisiologiche tra uomo e donna, gli effetti non sono gli stessi e le manifestazioni, pur spiacevoli, sono probabilmente meno evidenti e imbarazzanti di quelle che spaventano l’uomo al pensiero della cosiddetta “cilecca”.

L’ansia da prestazione si manifesta nella donna come un blocco della risposta sessuale, con un meccanismo più psicologico e introspettivo che fisico: a differenza dell’uomo, infatti, la donna riesce comunque a portare a termine il rapporto, pur vivendo un senso di disagio.

L’insicurezza relativa alla propria attrattività, la paura di non eccitarsi, di non raggiungere l’orgasmo, di non essere all’altezza delle proprie aspettative e di quelle del partner: questi sono i più diffusi timori che possono portare a una mancata lubrificazione, al non raggiungimento dell’orgasmo e a sperimentare questa ansia prestazionale.

Quali possono essere le cause?

Sicuramente uno stile di vita stressante non aiuta, ma tra i fattori di origine troviamo anche un eccesso di routine(nelle coppie stabili), il timore di deludere il partner e di non essere un’amante formidabile. Non è rara anche la preoccupazione di alcune donne che gli uomini si aspettino dalla partner ideale prestazioni da vera e propria pornostar.

Ma le ricerche individuano la causa principale dell’ansia da prestazione delle donne nella  tendenza sempre più marcata che determina uno stile di vita centrato sul bisogno di essere sempre al top: nel lavoro, in famiglia e anche a letto. Sembrerebbe infatti che le donne italiane perseguano la perfezione e allo stesso tempo sembra crescere la “paura di non essere all’altezza“.

La «paura di non farcela» è uno dei nuovi nemici della coppia, con la routine (65%), lo stress (51%) e il timore di deludere il partner (48%). «Più a rischio sono le donne che soffrono di cicli abbondanti, che possono causare anemia, e di forti sbalzi ormonali – spiega il presidente della Federazione di sessuologia scientifica (Fiss) – Non bisogna sottovalutare gli effetti dannosi di stili di vita sempre più maschili, che si riflettono anche sulla libido: in particolare l’abitudine al fumo, il consumo di alcolici e il superlavoro».

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Quali rimedi?

Tra i rimedi possibili, vi è una miglior comunicazione col partner (non solo per rassicurarsi sul proprio sex appeal ma anche per sondare le sue reali aspettative e sviluppare delle fantasie comuni), una maggior attenzione al proprio stile di vita (alimentazione e attività fisica agiscono sul meccanismo dell’eccitazione), un incremento dell’intimità ecoltivare il più possibile la seduzione.

Per risolverlo – spiegano gli esperti – è fondamentale il dialogo con il partner, per condividere le difficoltà e migliorare l’intimità. Una strategia efficace è anche una dieta sana, riposare un numero adeguato di ore (8 per notte, per tenere a bada l’ansia) e praticare ogni giorno un pò di movimento fisico, che facilita l’eccitazione.

Inoltre, quando la libido è a terra e l’ansia da prestazione ostacola la serenità della coppia, un aiuto importante viene dalla natura. E’ possibile infatti ricorrere a rimedi naturali che stimolano le funzioni sessuali, con azione afrodisiaca ed energizzante in grado di agire anche nei casi di stanchezza sessuale, calo della libido e del desiderio.

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Quali sono le posizioni sessuali consigliate in gravidanza?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOPurtroppo le statistiche dicono che più la gravidanza procede, più la coppia smette di fare sesso, almeno per il 50% delle coppie, dato che trova piena conferma anche tra i miei pazienti. E’ importante per prima cosa sottolineare che non bisogna vergognarsi, né pensare di far male al bambino, né sentirsi a disagio con le nuove forme, anzi, per la donna che al termine dei nove mesi dovrà misurarsi con il diventare madre, continuare a fare l’amore col compagno sarà una conferma che il proprio corpo non è solo un contenitore, ma ancora desiderabile ed erotico.
All’uomo piaceranno i vostri seni floridi o le curve dei fianchi accentuate! Certo, non è sempre così: se il vostro partner avesse invece un calo di desiderio bisognerà cercare di coinvolgerlo di più nelle vostre trasformazioni fisiche, fargli sentire i movimenti del piccolo e ricordargli che la gravidanza dura nove mesi poi tutto torna più o meno come prima!
Se i timori riguardano invece il poter far male al bambino ricordatevi che – usando un minimo di buon senso – non verrà né disturbato né schiacciato perché il liquido amniotico lo protegge come un morbido scudo, allo stesso modo le contrazioni di un orgasmo non  interferiranno con la dilatazione del collo dell’utero che è molto robusto e protetto da un tappo mucoso. Veniamo ora ad una lista di posizioni da preferire in gravidanza.

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Il missionario diventa un “aratro”

La classica posizione chiamata “missionario”, con donna sotto a gambe divaricate e uomo sopra, va bene per tutti ma in gravidanza la si potrà praticare solo nei primi mesi, dal quinto mese la donna infatti potrebbe provare un senso di schiacciamento. Per ovviare potete provare un ‘missionario seduto’ ovvero il più conosciuto ‘aratro’: sdraiata sul dorso la donna poggia le natiche sul bordo di un letto o di un tavolo e stringe tra le gambe le anche del partner.

Leggi anche: Sacco amniotico e liquido amniotico: cosa sono ed a che servono durante la gravidanza?

Il cucchiaio diventa un “boa”

Nel classico cucchiaio la donna è su un fianco e lui dietro di lei, è molto riposante, la pancia è appoggiata di lato e non si fa fatica, però le cose non possono andare per le lunghe perché il pene tende ad uscire facilmente. Allora si può ricorrere all’unione del boa, ovvero, stessa partenza ma la donna alza la gamba sopra e la avvinghia, come un serpente appunto, alle gambe di lui, così da mantenere più salda la presa e la penetrazione.

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Andromaca e l’altalena

Nella posizione detta “della schiava” o “di Andromaca” (dal nome della moglie di Ettore e madre di Astyanax, che dopo la presa di Troia fu portata schiava in Grecia), l’uomo è sdraiato sulla schiena, la compagna si siede sopra di lui in posizione accovacciata o inginocchiata con il busto completamente dritto. In questo caso, la donna controlla perfettamente la profondità e il ritmo della penetrazione. Andromaca è adatta soprattutto fino alla fine del secondo trimestre quando ancora l’agilità è buona, peccato che a volte le gambe possano fare male: chiedete allora a lui di aiutarvi nel movimento muovendovi i fianchi con le mani su e giù. La posizione a cavalcioni può essere variata con la posizione dell’altalena, ovvero la donna è sempre sopra ma dà la schiena all’uomo e si dondola avanti e indietro.

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La pecorina e l’antilope

Una delle posizioni più diffuse diventa utile quando la donna è infastidita dal peso dell’uomo, quindi potrà mettersi carponi sul letto dandogli le spalle e nel contempo riparando la pancia: si tratta della classica posizione a “pecorina” o “a pecora”. Dopo un po’ potrebbero far male le braccia quindi si può passare all’appoggio sui gomiti o alla cosiddetta posizione dell’antilope: inginocchiata per terra la donna solleva il dorso appoggiandosi al bordo del letto. Lui dietro sempre in ginocchio.

Conclusioni

Analizzando le fasi della gravidanza si può dire che i primi tre mesi potrebbero essere un problema in quanto a desiderio sessuale: la donna infatti può essere soggetta alle fin troppo note nausee e non avere nessuna voglia di prodigarsi in prodezze in camera da letto; ma attenzione perché alcune donne potrebbero invece essere inspiegabilmente attratte più del solito dai loro partner. La seconda fase, corrispondente al secondo trimestre di gravidanza, è invece per tutte caratterizzata da un aumento sensibile di ormoni e desiderio sessuale, ragione per cui è uno dei momenti propizi per approfittarne.
Nell’ultimo trimestre l’unico problema è l’ingombro: le dimensioni della pancia potrebbero costituire effettivamente un fastidio, per cui è ovvio che la coppia non potrà annoverare tutte le posizioni del kamasutra.
Consigliate quindi: lui seduto e lei sopra; lei su un fianco e lui dietro, sempre su un fianco; lei supina sul bordo del letto e lui in piedi davanti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Sei vittima di un narcisista? Forse sei una donna dipendente

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-tattiche-usate-narcisisti-conversazioni-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogPerché alcune donne ed alcuni uomini restano invischiati in relazioni amorose malsane, che spesso non hanno nemmeno l’ambire di sbocciare?
Perché – soprattutto le donne – rimangono per anni appese, agonizzando in lunghe e sospiranti attese, colmando vuoti, tollerando assenze, fughe e ritorni di lui o ancora peggio perché alcuni di noi, vivono relazioni di coppia e familiari deprivanti, umilianti, spesso ignorando chiari segnali di violenza psicologica e nei casi più gravi anche fisica?
Perché alcune donne ed alcuni uomini amano “troppo”? Perché si identificano sempre con l’archetipo della salvatrice (salvatore), della guaritrice (guaritore), della madre (padre) e si illudono di poter “cambiare” l’uomo (la donna) che incontrano?
Perché le donne, e alcune persone in genere, ognuna con un grado di gravità diverso, non si amano, non si stimano, non sanno stare con se stessi? Tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita una relazione insoddisfacente, un amore non corrisposto, oppure non chiaro, ambiguo, soprattutto in adolescenza, quando la personalità è ancora in formazione e con essa anche la capacità di stare in una relazione affettiva matura ed appagante.

Leggi anche: Le 5 cose che indicano che stai con qualcuno che ti farà sicuramente soffrire

Intrappolati nella relazione

La delusione d’amore, la scoperta che l’altro non è sempre disponibile solo perché noi lo desideriamo, è fonte di grande frustrazione e sofferenza, ma può anche rappresentare anche un’occasione di crescita, individuale o di coppia.
Che succede se invece si resta attaccati alla speranza che quella persona possa amarci come noi desideriamo? Che succede se la persona di cui ci innamoriamo si comporta con noi in modo ambiguo? Se si mostra interessata solo a tratti per poi sparire, se è fredda distaccata, inaffidabile e cinica?
Ce la prendiamo spesso con le persone anaffettive, aride, egoiste e distaccate che spesso identifichiamo con l’etichetta “narciso”, ma ci siamo mai chiesti perché noi, rimaniamo in relazioni affettive e sessuali deprivanti e insoddisfacenti?
C’è da dire che il partner narcisista si presenta sempre nel migliore dei modi: seducente, coinvolgente, interessato e spesso affrettato (sei la mia vita, sei l’unico vero amore della mia vita, andiamo a vivere insieme…), quindi è capace di intrappolarci in relazioni tossiche. In seguito, il narcisista tende a ritrarsi, soprattutto quando l’oggetto d’amore è stato conquistato. Non sempre il narciso è interessato all’aspetto sessuale, quello è un complemento, spesso anche noioso per lui/lei, che implica il donarsi anche se in parte all’altro e per questo è anche spesso il territorio in cui si dibatte meno volentieri. Lascia intendere, si concede brevemente per poi sparire, lasciando l’altro a desiderarlo/a, si pone sempre come dominante nella relazione, lui/lei ha le migliori idee, le migliori soluzioni, lui/lei è il/la più intelligente, il/la più scaltro/a.

Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni

Qual è la vittima ideale del narcisista?

Quasi certamente è una persona insicura che ha subito abbandoni e traumi affettivi e che vede nella possibilità che il/la narciso/a la/lo ami, la conferma del suo valore, la vincita di una sfida ardua e anche l’occasione di colmare un grande vuoto affettivo. Non importa che età abbia, che lavoro faccia; sia che sia una persona timida e remissiva oppure audace ed aggressiva, di fondo soffre di una grave insicurezza affettiva.
E perché tentare di colmarla in una relazione con una persona anaffettiva ed arida? Che senso ha?
Se io voglio capire se sono in grado di aprire le porte, ne cercherò una chiusa. Inutile cercare di aprire una porta aperta. Solo quando comprendiamo che L’AMORE E’ UNA PORTA APERTA PER TUTTI, allora forse smetteremo di chiederci se noi ne siamo degni.
Tuttavia cresciamo con degli schemi di relazione e spesso, passiamo la nostra intera vita a cercare di disconfermarci il fatto di non essere degni di amore, perché così coi hanno fatto sentire da piccoli. TI AMERO’ SE…TI AMERO’ QUANDO…SARAI PULITO, AVRAI FATTO I COMPITI, SOMIGLIERAI A ME, FARAI IL BRAVO… e via dicendo.
Un amore non gratuito, al quale spesso non possiamo ambire, un ricatto affettivo di base: sei nato grazie a me.
Inutile dire che spesso questi genitori sono narcisi a loro volta e il figlio, deve rappresentare per loro la conferma del loro valore come genitori e come persone, un orpello, uno stemma, un premio da esibire più che un anima da amare.
Ecco allora che inseguire il mito del grande amore sfuggente, diventa il modo per conquistare quell’amore di cui non ci siamo ritenuti mai degni.
Una persona che dipende affettivamente, è una persona che non vuole scegliere di amarsi e di diventare genitore di sé stesso e continua a cercare nell’altro un genitore non disponibile.

Leggi anche: Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi con lui?

Maggiore autostima per superare vecchi traumi

Spesso si sceglie come partner proprio quel genitore dal quale avremmo voluto maggiore amore o con il quale abbiamo avuto un rapporto più conflittuale, nella speranza, con la relazione adulta, di colmare i vecchi vuoti. E’ per questo che se ci troviamo in una relazione con un narcisista anaffettivo, dobbiamo capire quanto deprivante sia per noi la relazione e rimboccarci le maniche, attraverso un percorso di terapia volta a riacquistare autostima ed a superare i traumi affettivi non risolti, per far si che non si ripetano, come una catena di tristi destini, che vede più spesso donne tra le sue vittime. Anche se negli ultimi anni le cose stanno radicalmente cambiando, c’è da dire che storicamente – tra i due sessi – è la donna ad essere culturalmente più incline a sottomettersi ad una relazione insoddisfacente perché la cultura patriarcale l’ha deprivata anche dei sui primari diritti come persona, addestrandola alla dipendenza affettiva; ecco che i concetti di sottomissione, pazienza e amorevolezza sono spesso esasperati, entrano in ballo moltissimo anche i fattori culturali, gli stereotipi di genere e di ruolo (una donna deve aiutare il suo uomo, una donna amorevole sa portare pazienza etc..), ma anche gli uomini spesso restano vittime di donne narciso, belle donzelle con infinite problematiche, che sono sempre a un passo da concedersi o che spesso sono già impegnate con altri che vorrebbero lasciare ma… Quindi anche l’uomo, sebbene più raramente può essere un dipendente affettivo.

Se credi di essere intrappolata o intrappolato in una relazione tossica o che il tuo partner sia un narcisista manipolatore, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questa situazione.

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Frattura del pene: trattamenti e cosa succede nel post intervento

autopalpazione testicolo cancro tumorePrima di iniziare la lettura, vi consiglio di leggere questo articolo: Cosa accade e cosa si prova quando si frattura il pene?

Il trattamento della frattura del pene può essere di tipo conservativo o chirurgico. Il trattamento chirurgico è attualmente considerato il metodo migliore, avendo dimostrato di portare a risultati migliori. L’intervento chirurgico consiste nell’esposizione del tessuto danneggiato, con incisione in loco o, più ampiamente, dell’intera circonferenza balano-prepuziale. L’accesso chirurgico può essere longitudinale e quello coronale e, sebbene non vi siano differenze significative, il secondo è quello più utilizzato. Successivamente vi è il drenaggio dell’ematoma, l’avvicinamento dei lembi strappati della tonaca albuginea e la loro sutura. Nel caso di concomitante rottura uretrale, questa viene suturata sulla struttura di un catetere di silicone. In tal caso, per lo svuotamento della vescica, è utile l’esecuzione di una cistostomia sovrapubica.

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In cosa consiste il trattamento conservativo?
Il trattamento conservativo consiste nell’uso di farmaci antiinfiammatori e fibrinolitici, mentre alcuni autori suggeriscono l’uso di antibiotici; tale trattamento può portare al riassorbimento dell’ematoma e a esiti cicatriziali con un tasso di complicanze del 40% rispetto all’11% che si verifica nel trattamento chirurgico. Uno studio, condotto su ratti da laboratorio, ha dimostrato l’efficacia della colla di fibrina nel trattamento della frattura peniena; ciononostante tale terapia non è ancora stata sperimentata sull’uomo.
Più precoce è il trattamento chirurgico, migliori sono i risultati in termini di giorni di ospedalizzazione, di morbilità e di grado di curvatura. Tuttavia molti pazienti non si rivolgono per vergogna a medici o strutture ospedaliere e, quando lo fanno, spesso sono reticenti e non permettono lo svolgersi di una corretta anamnesi.

Cosa succede dopo l’intervento?
Il paziente dopo l’intervento deve astenersi dai rapporti sessuali per almeno sei settimane ed essere rivalutato a tre mesi. Come conseguenze della frattura di pene possono insorgere disfunzione erettile, dolore durante l’erezione e i rapporti sessuali e la presenza di una curvatura, di una tumefazione o di un diverticolo pulsante del pene; questo traumatismo può esitare anche nella induratio penis plastica o essere, sebbene più raramente, causa di aneurismi penieni, priapismo, fistole e necrosi cutanea. Durante la convalescenza possono essere utilizzati farmaci come le benzodiazepine o gli antiandrogeni, quali il dietilstilbestrolo, per evitare l’erezione. Dal punto di vista psicosociale i pazienti non sembrano dimostrare una maggior incidenza di stati d’ansia, depressione, eiaculazione precoce o insoddisfazione sessuale.

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Eiaculazione retrograda: cure e complicanze fisiche e psicologiche

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVL’eiaculazione retrograda (di cui abbiamo parlato in questo articolo: Eiaculazione retrograda: quando lo sperma non esce o è troppo poco) può risultare in un’evidente causa di sterilità; a tal proposito, è doveroso rivolgersi al medico quando si sospetta la patologia.
Il trattamento d’elezione è la terapia  farmacologica: l’imipramina (farmaco antidepressivo) e la pseudo-efedrina si sono rivelate notevolmente vantaggiose per risolvere l’eiaculazione retrograda: si stima che, in seguito a tale terapia farmacologica, la prognosi sia eccellente nel 40% dei casi.
Le sostanze farmacologiche utilizzate non si rivelano sempre utili, in tal caso si può ricorrere all’elettroeiaculazione, in cui l’emissione dello sperma è favorita dall’introduzione di una sonda nel retto, capace di stimolare le vescicole seminali. Riguardo ai problemi di fertilità, sarebbe sufficiente una inseminazione artificiale con sperma isolato per centrifugazione dall’urina.

Complicanze fisiche e psicologiche
Pur non essendo una patologia pericolosa per la salute, l’eiaculazione retrograda può compromettere le possibilità di mettere incinta la propria partner, inoltre i soggetti con eiaculazione retrograda in genere, soffrono molto per la mancata visione del getto di sperma durante l’orgasmo. Alcuni pazienti con eiaculazione retrograda lamentano anche anorgasmia psicologica, causata dalla mancata visione immediata dello sperma.

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Differenza tra eiaculazione retrograda e aneiaculazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TESTICOLI SCROTO DIMENSIONI ANATOMIA FUN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, ti consiglio di leggere questo articolo: Eiaculazione retrograda: quando lo sperma non esce o è troppo poco

Eiaculazione retrograda e aneiaculazione sono due patologie che possono essere facilmente confuse in virtù del fatto che entrambe “culminano” nello stesso sintomo: la mancanza di emissione di sperma al momento dell’orgasmo maschile; tuttavia sono due patologie diverse per un importante particolare:

Mentre l’aneiaculazione è un disturbo caratterizzato dall’assenza completa di eiaculazione al momento dell’orgasmo, quindi NON C’E’ AFFATTO emissione di liquido seminale; invece nella eiaculazione retrograda l’emissione dello sperma è presente, ma anziché verificarsi verso l’esterno, si verifica verso l’interno.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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