Differenze tra prugna e susina?

MEDICINE ONLINE PRUGNE SUSINE FRUTTA DIFFERENZA DIFFERENZE SECCA FRESCO STITICHEZZA LASSATIVA WALLPAPER IMAGE PICSPrugna e susina sono lo stesso frutto? In tanti si pongono questa domanda, ma non tutti conoscono la risposta. Entrambi i termini indicano il frutto che nasce sull’albero del susino (Prunus domestica), detto anche “pruno” e originario dell’Asia. L’uso comune, in realtà, va oltre le classificazioni scientifiche: spesso si utilizza il termine “susina” per la qualità tonda e morbida, e “prugna” solo per quella blu-violacea dalla forma allungata, da cui deriva anche il colore prugna. La differenza è che quando il frutto è fresco si chiama susina, quando è secco si chiama prugna. Non c’è dunque alcuna differenza sul piano botanico. Due nomi diversi per indicare la stessa cosa, quindi, ma il nostro intestino conosce benissimo la differenza: le virtù lassative della prugna secca, o cotta, sono infatti note da tempi immemorabili.

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Pandoro o panettone: quale scegliere nella dieta?

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA BUONE FESTE CAPODANNOPandoro o panettone non sono certamente dolci dietetici, quale dei due scegliere se si sta facendo una dieta? Il panettone generalmente ha fino a 360 calorie per 100 grammi, mentre il pandoro arriva fino a 410 calorie, quindi teoricamente nessuno dei due è adatto ad un regime dietetico. Allora a Natale non si può proprio mangiarli in nessun modo? Non è così.

Il problema vero di pandoro e panettone (ma anche del torrone che totalizza fino a 460 calorie per 100 grammi) è che spesso vengono serviti in tavola alla fine dei pasti natalizi che già da soli non sono dei propriamente “ipocalorici” e vanno così ad aggiungersi a un menu già fin troppo abbondante. Per evitare un eccessivo apporto calorico, un trucco potrebbe essere quello di ridurre le calorie durante la cena, diminuendo le porzioni ad esempio di pasta.

Altro trucco è – se prevedete una cena abbondante – quello di limitare le calorie a pranzo o, comunque, nei giorni precedenti e successivi al periodo natalizio. Altro trucco è, ovviamente, quello di limitare le porzioni e di aumentare l’attività fisica prima, durante e dopo le feste.

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Panettone e dieta: calorie, carboidrati e valori nutrizionali

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Altri valori (per 100 grammi di panettone):

  • Amido 30.30 g
  • Calcio 149.00 mg
  • Fosforo 130.00 mg
  • Ferro 3.00 mg
  • Alcol etilico  0.00 g
  • Saccarosio 22.90 g

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Differenza tra vino rosso, bianco e rosato

MEDICINA ONLINE BERE COCKTAIL ALCOLICO ALCOL INGRASSARE DIMAGRIRE VINO ROSSO BIANCO BOTTIGLIA LINEA CALORIE DRINKING WINE AMICI AMICIZIA GRUPPO TAVOLA MANGIARE RISTORANTE SERATA PUB BIRRSe si vuole effettuare la classificazione del vino per tipologia, essi si possono raggruppare in vino rosso, vino bianco e vino rosato.  Per chi non è esperto di vinificazione, la differenza tra le tre tipologie può essere riassunta solo nella colorazione, evidente al primo sguardo. Eppure, in pochi sanno da cosa è dato il caratteristico colore.

Una diceria indica che l’uva bianca produrrebbe solo vino bianco, mentre la cosiddetta uva nera o uva rossa, lavorata a dovere, fa produrre alle cantine solo il vino rosso o il rosato. In realtà, la colorazione dipende dalla presenza o meno, durante la fase di macerazione, delle vinacce, e per quanto tempo rimangono in “infusione”. Le vinacce sono le parti solide del frutto, per esempio la buccia e la polpa dell’uva. Per esempio, una delle differenze significative è data dalla pigiatura: per i rossi è totale, mentre per i bianchi è parziale. Come mai questa peculiarità?

Il Vino Bianco

Il vino bianco è ottenuto in maniera principale dalla spremitura dell’uva senza la sua buccia. Per questo motivo, il prodotto finale presenta un colore che si avvicina al giallo. Di solito, per questo tipo di vino, la temperatura ottimale per la consumazione si aggira tra gli 8 e i 14 gradi: un grado in più e si rischia di ritrovarsi un vino dal retrogusto amaro. Caratteristica principale del bianco è il suo profumo floreale e fruttato: per tutte queste caratteristiche, le pietanze a cui lo si abbina sono la carne bianca, il pesce e la verdura in generale, o comunque piatti dai sapori delicati. Nella bevanda dal colore giallo chiaro trasparente, al momento della preparazione, non sono aggiunte affatto le vinacce, permettendo di ottenere un sapore più delicato rispetto al rosso, ricco di tannini. La differenza tra vino bianco e rosso sta anche nelle pigiatrici: devono essere molto delicate per pigiare l’uva in maniera molto delicata e mantenere la delicatezza anche all’interno della bottiglia. I vini bianchi più conosciuti sono la Passerina, il Vermentino e il Soave, presenti nel nostro e-store online.

Il Vino Rosso

Il vino rosso si differenzia dal vino bianco proprio per la sua composizione. Intanto, si ottiene da uve fresche impiegate con la loro buccia, messa a macerare in modo da donare al composto il caratteristico colore scuro. La temperatura di consumazione consigliata è tra i 14 e i 20 gradi. Il colore rosso della bevanda può variare dal porpora al rosso aranciato, dipende dal tempo di macerazione e maturazione: i tannini si trasferiscono in questa maniera: la tradizione vuole che un bicchiere di rosso a pasto serva per allungare la vita e dare benefici al cuore. Ovviamente dipende dal consumo e dalle varie tipologie, perché non tutti i rossi sono uguali. In generale, il vino rosso è abbinabile a piatti di carne rossa, ai formaggi e alla cacciagione, oltre a tutte le pietanze dal sapore molto deciso. Nel nostro sito si possono trovare molti vini rossi rinomati, tra cui il Barolo, il Cannonau e il Nero D’Avola.

Ovviamente, essendo il vino un alcolico, l’assunzione deve essere moderata ed in alcuni casi vietata. Non solo per le patologie; le donne in dolce attesa, ad esempio, non devono assumere vino. L’alcol, anche se in piccole concentrazioni, può danneggiare lo sviluppo del nascituro.

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Differenze tra yogurt greco e normale

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Uno degli alimenti più conosciuti e consumati dalle persone, specialmente in questi ultimi anni dove ha avuto un vero e proprio boom, è lo yogurt greco. Si tratta a tutti gli effetti di uno yogurt, ma ha un sapore e una consistenza completamente diverse dallo yogurt “normale” (che, come vedremo, è tutt’altro che tradizionale) che consumiamo di solito. Ma per capire che cos’è lo yogurt greco abbiamo la necessità di capire, per prima cosa, che cosa sia lo yogurt tradizionale.

Lo yogurt tradizionale

Lo yogurt è un sottoprodotto della lavorazione del latte, latte che può essere di qualsiasi animale (capra, mucca e pecora) e anche di origine vegetale (come il latte di soia, di riso o di noci) perché deriva essenzialmente dalla fermentazione degli zuccheri. Infatti, se nel latte entrano alcuni batteri particolari, che industrialmente vengono inseriti di proposito, questi hanno una particolare attività detta fermentazione: per prima cosa scindono lo zucchero principale del latte, il lattosio, nelle due unità di base che sono il glucosio e il galattosio, poi si “mangiano” quest’ultimo formando un acido, l’acido lattico.

Questo acidifica il prodotto, rendendo la vita impossibile ad altri batteri e facendo sì che il latte possa conservarsi più a lungo. Ed è per questo motivo che lo yogurt è molto più acido rispetto al latte di partenza. E questo è lo yogurt tradizionale. Eppure lo yogurt a cui siamo abituati non è acido! Perché quello non è yogurt. Il marketing, negli anni ’80, ha fatto un così grande lavoro in Italia, facendo credere che quei barattolini ai vari gusti molto dolci che troviamo nei supermercati fossero yogurt: si tratta di uno yogurt con aggiunta di panna o zucchero per renderlo più appetibile, soprattutto ai bambini.

Quando vi capita, andate in un caseificio e chiedete dello yogurt, quello vero. Sentirete la differenza (e capirete anche perché hanno voluto renderlo più buono: è immangiabile!) ma potete dire di aver mangiato almeno una volta nella vita lo yogurt, non quello che viene spacciato per yogurt (ma che ha i fermenti quindi ai fini della legge può essere chiamato yogurt).

Lo yogurt greco

Ma in questo articolo parliamo di yogurt greco, che in realtà non è greco ma bulgaro (ma se lo avessero chiamato yogurt bulgaro non avrebbe avuto il suo appeal) e viene prodotto soprattutto negli Stati Uniti. Quante verità ci vengono rivelate, vero? In realtà, se avete modo di assaggiare lo yogurt tradizionale (quello vero) e lo yogurt greco, scoprirete che a livello di gusto la differenza non è tantissima. Lo sentite diverso, per prima cosa, perché quello che pensate sia yogurt tradizionale non lo è, come abbiamo appena visto.

La differenza tra la produzione dello yogurt tradizionale e lo yogurt greco è infatti minima: si parte dallo stesso latte, con gli stessi fermenti, ma un certo punto si arriva al filtraggio dello yogurt, perché, come il formaggio, la parte liquida è separata da quella solida. Nello yogurt tradizionale le operazioni di filtrazione sono due, mentre nello yogurt greco sono tre. Potrebbe sembrare una differenza di poco conto, ma la terza filtrazione è lentissima, perché più si va avanti e più è difficile estrarre il liquido, e questo porta ad una serie di differenze. Essenzialmente nel liquido che viene filtrato e buttato vi è contenuto quasi tutto il sodio (quindi lo yogurt greco è adatto a chi segue diete iposodiche) e il lattosio che i batteri non hanno fermentato (il ché rende lo yogurt greco adatto anche agli intolleranti). Nella massa, di conseguenza, rimane un quantitativo maggiore di proteine, per cui è più nutriente e più grasso di quello tradizionale. Va però ricordato che un processo di raffinazione industriale in più ha permesso di creare un ‘mostro’, lo yogurt greco light, con solo il 3% di grassi! Rispetto allo yogurt tradizionale, e non a quello dolcificato a cui siamo abituati, lo yogurt greco ha un contenuto in zucchero più basso e chiaramente è anche meno dolce, per lo stesso motivo.

Calorie

Lo yogurt “normale” contiene mediamente 59 calorie per 100 grammi e circa 3,6 grammi di carboidrati; lo yogurt greco contiene invece mediamente 115 calorie per 100 grammi e circa 2,5 grammi di carboidrati.

Differenze con lo yogurt tradizionale

Quali sono i benefici della salute dello yogurt greco? E’ più indicato per il maggior quantitativo di nutrienti, proteine, e per la minor presenza di zuccheri e per una percentuale di sodio minore rispetto allo yogurt tradizionale. I benefici quindi non sono tantissimi, ma stiamo parlando a tutti gli effetti di due prodotti molto simili. La differenza è invece maggiore in cucina, dove i sapori sono diversi per cui lo yogurt greco si può impiegare anche nella cucina soprattutto salata, laddove impiegare quello tradizionale dolce è molto più difficile, per cui si tende a consumarlo tal quale o al massimo come ingrediente nei dolci.

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Dieta chetogenica: cosa mangiare, controindicazioni e rischi

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTEDieta chetogenica: come funziona? Cosa mangiare?

Si tratta di un’alimentazione ad alto contenuto di grassi, di proteine e povera di carboidrati. In questo modo il corpo può essere indotto maggiormente a bruciare i grassi e a dimagrire. Per svolgere le sue funzioni il corpo necessita di apporto di glucosio. Quando vengono meno le fonti degli zuccheri, che sono principalmente costituite da carboidrati, l’organismo inizia a scomporre le proteine e i grassi. Questo lavoro di scomposizione stimola anche la formazione di corpi chetonici, da cui deriva il nome stesso della dieta. Vediamo meglio come funziona questo tipo di alimentazione e qual è il menu che si può seguire.

Come funziona?

La dieta chetogenica si basa su alcuni principi fondamentali, come la riduzione dei carboidrati, perché in questo modo l’organismo viene stimolato a smaltire efficacemente le riserve di grasso in eccesso. Non si fa altro che accelerare il metabolismo, perché si possa dimagrire in fretta e perdere peso in poco tempo. Parallelamente si cerca di aumentare il consumo di proteine e di grassi, per dare all’organismo l’energia di cui ha bisogno. L’ossidazione dei grassi provoca l’accumulo di molecole intermedie, che sono chiamati corpi chetonici. Come effetto si ha anche un calo della sensazione dell’appetito.

Cosa mangiare?

Le proteine che possono essere assunte nella dieta chetogenica possono derivare dalle uova, dalla carne e dal pesce. Sono ammessi tutti i tipi di carne e il pesce può comprendere anche i crostacei. I grassi ammessi sono quelli previsti sotto forma di condimenti, come olio d’oliva, burro, strutto, olio di sesamo e di soia. Sono importanti anche i grassi che derivano dai formaggi, anche se andrebbero esclusi quei derivati del latte, che, oltre ad essere ricchi di grassi e proteine, sono ricchi anche di carboidrati. Nella dieta sono comprese anche le verdure, soprattutto asparagi, funghi e broccoli. Da evitare cibi vegetali, come patate, cereali, carote e piselli. La quantità di frutta prevista è di massimo 2 frutti al giorno. E’ consigliato bere 2 litri di acqua durante la giornata o comunque liquidi non zuccherati, anche tè e caffè senza zucchero. E’ ammessa la frutta secca, come, ad esempio, noci e arachidi.

Il menu

Vediamo il menu della dieta chetogenica, uno schema preciso su che cosa orientativamente mangiare durante il giorno.

Colazione: 2 uova fritte e 2 fette di pancetta oppure 2 uova strapazzate con erba cipollina.

Spuntino: un frutto a piacere.

Pranzo: 2 salsicce o 2 hamburger con insalata verde.

Merenda: un frutto a piacere.

Cena: una fetta di tonno con verdure al vapore o 100 grammi di pollo arrosto con broccoli oppure una bistecca di manzo con spinaci al vapore.

I rischi e le controindicazioni

La dieta chetogenica può essere anche rischiosa per la salute, perché, a causa del taglio dei carboidrati, può determinare vertigini, debolezza, ipoglicemia e disturbi gastrointestinali. Questi problemi possono manifestarsi soprattutto nelle prime 2 settimane dall’inizio della dieta, quando l’organismo non si è ancora abituato al cambiamento. Un altro problema potrebbe essere quello dell’aumento del colesterolo, dovuto al fatto che si ingeriscono grandi quantità di grassi. Inoltre questa dieta potrebbe anche affaticare i reni. Chi volesse seguire questa dieta deve sempre chiedere il parere di un dietologo.

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Differenza tra torrone morbido e duro

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZEIl torrone è un dolce natalizio, tipicamente composto da albume d’uovo, miele e zucchero, farcito con mandorle, noci, arachidi o nocciole tostate; spesso ricoperto da due strati d’ostia. Viene prodotto nella variante classica (dura), morbida o al cioccolato. Il suo nome deriva dal verbo latino torreo che significa abbrustolire con riferimento alla tostatura delle nocciole che lo compongono.

Le principali varietà di torrone sono quello duro e quello morbido: la differenza fra le due è dovuta a diversi fattori. Innanzitutto il diverso grado di cottura dell’impasto: difatti nel torrone duro (anche chiamato “friabile”) la cottura è solitamente prolungata nel tempo fino a raggiungere (in alcuni prodotti tipici) le 12 ore.

Altrettanto importante è la composizione della ricetta ed il rapporto tra il miele e gli zuccheri (tra cui saccarosio, sciroppo di glucosio, sciroppo di zucchero invertito).

Il torrone tenero, invece, ha una cottura più breve, che solitamente non supera le 2/3 ore; ciò permette di avere un’umidità dell’impasto più alta; questo fattore in combinazione alla ricetta diversa (con maggiore percentuale di glucosio) produce un impasto più tenero e dolciastro rispetto al tipo duro.

Varianti più moderne comprendono il torrone classico ricoperto di cioccolato. Una ulteriore tipologia, con pasta reale (pasta di mandorle ricoperta di cioccolato pregiato o di glassa di zucchero fondente) non è da considerarsi propriamente un “torrone”.

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Differenza tra panettone e colomba: forma, ingredienti e calorie

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCEVoi preferite il panettone o la colomba? Entrambi questi famosi dolci tradizionali, uno natalizio l’altro pasquale, condividono gli ingredienti di base e la modalità di lievitazione: composti di farina, uova, zucchero e burro, entrambi vengono fatti lievitare due o più volte. Ma quali sono le differenze – a parte ovviamente la forma caratteristica – tra colomba e panettone?

Dal punto di vista calorico il panettone generalmente possiede tra le 330 e le 360 calorie per 100 grammi, mentre la colomba ha tra le 400 e le 450 calorie.

Nonostante la tradizione racconti che le origini della colomba ricadrebbero addirittura nella Lombardia del VI secolo, in realtà nella sua forma odierna il dolce pasquale risalirebbe solo al secolo scorso. Diversamente invece dal panettone, che comincia a diffondersi fin dal Medioevo.

Forme a parte, mandorle e granella di zucchero glassate coprono tutte le colombe, mentre esse si trovano solo nei panettoni non tradizionali; l’uvetta, ingrediente forte dei panettoni classici, è sostituita nelle colombe generalmente dalle scorzette di arancia candite. Una differenza sostanziale sta certamente nella distribuzione delle dosi tra i due dolci, conoscenza che rimane un segreto tra i pasticceri.

Secondo questo documento pubblicato dal Ministero delle Attività Produttive con lo scopo di tutelare alcune specialità dolciarie italiane, i passi fondamentali per la realizzazione di entrambi i dolci sono la lievitazione naturale e la presenza di burro e uova fresche. Per il resto i produttori sono liberi di creare la propria colomba e il panettone esclusivo della pasticceria. Unico limite da rispettare è la presenza di almeno il 50% dell’impasto base. Sempre aperte, dunque, le variazioni sul tema, ed è probabilmente così che nasce la differenza tra due dolci così simili tra loro.
Pochi ma fondamentali passaggi di pasticceria, provenienti da una tradizione consolidata, e ingredienti selezionati sono alla base della lavorazione sia del dolce natalizio che della colomba pasquale.

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