“Non buttarlo, riparalo”: crescono in Italia i Restart Party, le feste del riciclo

MEDICINA ONLINE IMMONDIZIA THRASH GARBAGE ELETTRODOMESTICI INGOMBRANTI RICICLO NATURA MODA RESTART PARTY RIPARARE TELEVISORE SMARTPHONE RIFIUTI.jpg“Non buttarlo: riparalo” torna di gran moda nel nostro Paese. Piuttosto che gettar via oggetti, solo all’apparenza giunti al termine del proprio ciclo vitale, si prova a rigenerarli, per infondere loro nuova linfa vitale. Ridare vita, recuperare, riciclare. Queste le parole chiave che animano i “restarter”, gli eroi del riciclo capaci di risuscitare smartphone moribondi, stampanti esauste e televisioni che sembravano aver esalato l’ultimo respiro e che invece sono pronte, solo con un po’ di pazienza e dedizione, a trasmettere ancora una volta, e per lungo tempo, le serie tv preferite in salotto. Nata da un’idea di un italiano trasferitosi a Londra, i Restart Party, ovvero le feste del riavvio, hanno subito suscitato l’attenzione degli amanti del riciclo. A Torino, Milano, ma anche Padova, Langhe Roero, Aosta, Firenze le comunità dei restarter sono in piena crescita. Lo slogan dei restarter italiani è “nulla si butta, tutto si aggiusta”. E basta dare un’occhiata agli account Facebook delle comunità di Torino o di Milano per percepire l’atmosfera di serenità e il profondo spirito di collaborazione che aleggia durante i party del recupero.

Qualcuno sostiene che gli oggetti abbiano una propria anima e gettare via dei compagni di vita a cuor leggero non risulta essere facile per tutti. Ed ecco che in fila per attuare la magia del recupero si vedono studenti con laptop bloccati, adolescenti con telefonini dilaniati da qualche caduta di troppo, ma anche casalinghe con il proprio aspirapolvere non funzionante e pensionati con la vecchia radiolina che non emette più melodie come un tempo. Una piccola ma tenace comunità che non cede all’usa e getta, ma che crede nel recupero. Talentuosi artigiani, spesso con profonde competenze di alta tecnologia, accettano la sfida e provano ad attuare un piccolo miracolo contro l’obsolescenza programmata, la discutibile politica commerciale che mira a limitare il ciclo di vita di un prodotto. Più che una risposta alla crisi che ha attanagliato le tasche dei consumatori italiani, si tratta di un cambio di paradigma, una nuova filosofia che fa del recupero una fonte di benessere che frena gli acquisti compulsivi.

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Pianta avocado: potatura, esposizione, temperatura, coltivarla a casa

MEDICINA ONLINE PIANTE BALCONE GIARDINAGGIO SEMINARE FRUTTO FRUTTA DIETA COME SI MANGIA QUANTITA' GIORNALIERA CONTROINDICAZIONI QUANTO MANGIARNE SAPORE RICETTE VITAMINE CALORIE FA INGRASSARE DIMAGRIRE DIETA CIBO.jpgL’avocado, un frutto morbido, cremoso e ricco di nutrienti, essenziale per piatti come il guacamole, può essere coltivato dal nocciolo rimasto dopo aver mangiato il frutto. Sebbene gli alberi di avocado cresciuti dal seme richiedano del tempo per produrre i frutti (a volte fino a 7-15 anni), coltivare un albero di avocado è un progetto divertente e gratificante che nel frattempo ti lascia con un albero davvero splendido. Una volta cresciuto, puoi aspettare che i frutti inizino a crescere o accelerare il processo mediante l’innesto o facendo germogliare dei rami produttivi sull’albero. Indipendentemente dal metodo che scegli, impara a coltivare il tuo albero di avocado da zero partendo dal passaggio numero uno!

1) Trova un luogo caldo per la crescita con luce solare parziale

Essendo una pianta subtropicale, l’avocado ama il sole. Originario dell’America Centrale, del Messico e delle Indie Occidentali, l’avocado si è sviluppato per prosperare in ambienti caldi e umidi. Anche se è stato allevato per crescere in luoghi lontani come la California, richiede sempre una buona esposizione alla luce del sole per crescere bene. Tuttavia, paradossalmente, le giovani piante di avocado possono essere danneggiate da un’eccessiva esposizione diretta (soprattutto prima di aver avuto il tempo di sviluppare ampie foglie). A causa di questo, se stai coltivando una pianta di avocado da un singolo seme, scegli un luogo che abbia una buona esposizione al sole durante il giorno, ma che non sia costantemente alla luce solare diretta.
I davanzali esposti al sole sono ottimi posti per coltivare l’avocado. Oltre a garantire che riceva luce solare solo durante una parte del giorno, i davanzali interni consentono di controllare attentamente la temperatura e l’umidità a cui la pianta viene esposta.

2) Evita il freddo, il vento e il gelo

La maggior parte delle piante di avocado non cresce bene in caso di maltempo. Neve, venti freddi e rapidi sbalzi di temperatura, che possono essere dannosi anche per le piante più resistenti, possono addirittura far morire le piante di avocado. Se vivi in una zona dal clima tropicale o subtropicale con inverni abbastanza miti, potresti cavartela tenendo la pianta fuori tutto l’anno. Tuttavia, se vivi in una zona dove la temperatura invernale rischia di scendere sotto lo zero, devi prepararti a spostare la pianta in casa durante l’inverno, per proteggerla dalle intemperie.
Le diverse varietà di avocado hanno differenti tolleranze alle temperature fredde. In generale, le varietà di avocado comuni elencate qui sotto, riceveranno danni significativi di congelamento alle temperature indicate:

  • Indiani Occidentali: -2,2-1,7 °C.
  • Guatemaltechi: -2,8-1,7 °C.
  • Hass: -3,9 -1,7 °C.
  • Messicani: -6,1 -2,8 °C.

3) Utilizza un terreno ricco con un buon drenaggio

Come molte altre piante da giardino comuni, l’avocado cresce meglio in un terreno ricco e con ghiaia. Questi tipi di terreni forniscono un grande contenuto di nutrienti per aiutare la pianta a crescere forte, riducono il rischio di un innaffiamento eccessivo e consentono una buona aerazione. Per ottenere i migliori risultati, prova ad avere una fornitura di questo tipo di terreno (come per esempio uno ricco di humus e sostanza organica) pronta da utilizzare come mezzo di impregnazione per il momento in cui le radici e lo stelo del tuo avocado sono ben definiti.
Per essere chiari, non devi necessariamente avere pronto il terriccio all’inizio del processo di crescita, dato che la coltivazione del seme di avocado inizia in acqua prima di essere trasferito nel terreno.

4) Usa un terreno con pH piuttosto basso

Come molte altre piante da giardino comuni, l’avocado cresce meglio in terreni che hanno un pH basso (in altre parole in terreni acidi, piuttosto che alcalini o basici). Per ottenere i migliori risultati, cerca di piantare l’avocado in un terreno con un pH di 5-7. A livelli di pH più elevati, la capacità della pianta di avocado di assorbire i nutrienti vitali come il ferro e lo zinco può ridursi in modo significativo, ostacolando la crescita.
Se il pH del terreno è troppo alto, considera l’utilizzo di una tecnica di abbassamento del pH, come l’aggiunta di materia organica o l’introduzione di piante alcalino-resistenti al tuo giardino. Puoi ottenere buoni risultati anche con un additivo del terreno come solfato di alluminio o di zolfo.

5) Rimuovi e lava il seme

Prelevare il seme da un avocado maturo è facile. Usa un coltello per tagliare l’avocado a metà per lunghezza su entrambi i lati, quindi afferra e gira il frutto per separare le due metà. Estrai il seme dalla metà a cui è attaccato. Infine, lava via qualsiasi residuo di avocado in eccesso attaccato al seme, finché non è perfettamente pulito e liscio. Generalmente, più maturo è l’avocado, maggiori sono le probabilità che il seme germini; scegli quindi avocado con la polpa soda o morbida, mai con la polpa dura perché il seme di un frutto acerbo può avere tempi di germinazione lunghi e, a volte, può non germinare affatto.
Non gettare via la polpa dell’avocado; prova a preparare la salsa guacamole, spalmala su un pezzo di pane tostato, o mangiala così come una deliziosa merenda nutriente.

6) Sospendi il seme in acqua

I semi di avocado non dovrebbero essere piantati direttamente nel terreno; invece, vanno messi in acqua fino a quando radici e fusto non sono sviluppati a sufficienza per sostenere la pianta. Un modo semplice per sospendere il seme in acqua è inserire tre stuzzicadenti ai lati del seme in modo che sia posizionato sul bordo di una tazza o una ciotola capiente. Non preoccuparti, non fa male alla pianta. Riempi la tazza o la ciotola con acqua fino a sommergere la parte inferiore del seme.
Assicurati che il seme sia posizionato in acqua con la parte superiore rivolta verso l’alto. La parte superiore dovrebbe essere sempre leggermente arrotondata o appuntita (come la cima di un uovo), mentre la parte inferiore, che è in acqua, dovrebbe essere leggermente più piatta e può avere una colorazione irregolare rispetto al resto del seme.

7) Posizionalo vicino a una finestra soleggiata e riempi di acqua quando necessario

Successivamente, posiziona il seme e il suo contenitore pieno d’acqua in un punto in cui riceverà la luce del sole occasionale (ma raramente diretta), come un davanzale che riceve solo poche ore di sole al giorno. Monitora la pianta, di tanto in tanto, e aggiungi acqua fresca ogni volta che il livello scende sotto la parte inferiore del seme. Nel giro di poche settimane e fino a un mese e mezzo, dovresti notare le radici che cominciano a emergere dal fondo del seme e un piccolo gambo dalla cima.
La fase di inattività iniziale può durare da 2 a 6 settimane circa. Potrebbe sembrare che non stia succedendo niente, ma sii paziente: alla fine vedrai che inizieranno a emergere le radici e lo stelo della pianta.

8) Quando lo stelo è lungo circa 6 cm, taglialo

Appena le radici e il fusto cominciano a crescere, continua a controllare i progressi e cambia l’acqua quando necessario. Quando il fusto raggiunge un’altezza di circa 6 cm, pota di nuovo a circa 3 cm di altezza. Nel giro di poche settimane questo dovrebbe portare allo sviluppo di nuove radici, e far in modo che lo stelo diventi un albero più forte e ampio.

9) Pianta il tuo seme di avocado

Poche settimane dopo la sua prima potatura, quando le radici della pianta sono spesse e sviluppate, e il suo stelo ha nuove foglie, potrai finalmente trasferirla in un vaso. Rimuovi gli stuzzicadenti e posiziona le radici verso il basso in un terreno ricco di sostanza organica, con un buon drenaggio. Per ottenere i migliori risultati, utilizza un vaso di circa 25-30 cm di diametro. Vasi più piccoli possono causare l’aggrovigliamento delle radici e inibire la crescita, se la pianta non viene trasferita in uno nuovo.
Non interrare completamente il seme nel terreno: ricopri le radici, ma lascia la metà superiore esposta.

10) Assicura alla pianta una buona esposizione alla luce del sole e annaffiature frequenti

Non appena travasi la pianta di avocado, annaffia abbondantemente, bagnando il terreno delicatamente ma accuratamente. Andando avanti, dovrai annaffiare in modo appena sufficiente a mantenere il terreno leggermente umido, senza mai saturare il terreno o renderlo fangoso. Metti l’avocado in un luogo dove riceverà molta luce solare, ma non alla costante luce diretta del sole durante il giorno, soprattutto se vivi in una zona dal clima molto caldo.

11) Abitua la pianta alle condizioni esterne in maniera graduale, se hai intenzione di spostarla fuori

Comincia dal mettere il vaso in un punto in cui riesce a ricevere la luce indiretta del sole per gran parte della giornata. Spostala quindi gradualmente in aree dove la luce è man mano più intensa. Alla fine sarà pronta a ricevere la luce diretta del sole in maniera costante.

12) Stacca le foglie dopo ogni 15 cm di crescita

Una volta che la pianta è stata travasata, continua con il tuo regime di annaffiature frequenti e di forte luce solare appena inizia a crescere. Periodicamente, monitora i suoi progressi con un righello o un centimetro: quando il fusto della pianta raggiunge un’altezza di circa 30 cm, stacca le nuove foglie in crescita. Appena la pianta continua a crescere, stacca via i nuovi e più alti gruppi di foglie, ogni volta che cresce di altri 15 cm.
Questo incoraggia la pianta a far crescere nuovi germogli, portando a un albero più sano e folto a lungo termine. Non preoccuparti di danneggiare la pianta: l’avocado è abbastanza forte da riprendersi da questa potatura di routine senza alcun problema.

13) Fai crescere la piantina fino a 60-90 cm di altezza

Come detto sopra, coltivare un albero di avocado da un seme non significa necessariamente che sarai in grado di ottenere dei frutti in un dato arco di tempo. Alcuni alberi di avocado possono impiegare alcuni anni per iniziare a produrre frutti, mentre altri possono impiegare molto più tempo o possono anche non portare mai buoni frutti. Per accelerare questo processo e garantire che il tuo albero produca ottimi frutti, utilizza la tecnica usata dai coltivatori professionisti: l’innesto. Per innestare avrai bisogno di un albero di avocado che sta già producendo buoni frutti e di una piantina di avocado alta almeno 60-75 centimetri.
Se puoi, cerca di trovare un albero “produttore” che sia resistente e senza malattie, per produrre buoni frutti. Un innesto di successo unisce insieme fisicamente le due piante, quindi dovrai utilizzare le piante più sane possibile per evitare problemi lungo il percorso.

14) Comincia in primavera

Unire le due piante mentre crescono e prima che il tempo diventi più secco è la maniera migliore per innestarle. Comincia in primavera e aspettati che ci vogliano almeno quattro settimane.

15) Fai un taglio a forma di T nella piantina

Con un coltello affilato, fai un taglio a forma di T sul fusto della pianta a circa 20-30 cm dal suolo. Taglia orizzontalmente circa un terzo dello spessore del fusto, quindi ruota il coltello e taglia circa 2-3 cm lungo il fusto verso il suolo. Usa il coltello per sbucciare la corteccia dal fusto.
Ovviamente, evita di tagliare troppo in profondità nel fusto. Il tuo obiettivo è quello di “aprire” la corteccia lungo il lato, in modo da poter inserire un nuovo ramo, e non danneggiare la piantina.

16) Preleva una gemma da un albero “produttore”

Quindi, trova una gemma dall’aspetto sano sull’albero che produce il frutto che hai selezionato. Rimuovila dall’albero facendo un taglio diagonale che inizia circa 1 cm al di sotto della gemma e termina circa 2-3 cm al di sotto di esso. Se la gemma è nel centro di una sezione di ramo o ramoscello, piuttosto che alla punta, fai un taglio di un centimetro al di sopra della gemma per rimuoverla.

17) Unisci la gemma alla piantina

Porta la gemma che hai rimosso dall’albero “produttore” nel taglio a forma di T sulla piantina. La parte verde sotto la corteccia di ogni pianta deve essere a contatto; se questo non avviene, l’innesto può fallire. Una volta posizionata la gemma nella fessura del taglio della piantina, fissala nella sua posizione con delle bande elastiche o con fasce di gomma (disponibili presso i negozi di giardinaggio).

18) Aspetta che la gemma attecchisca

Se il tuo lavoro di innesto riesce, la gemma e la piantina dovrebbero finalmente guarire insieme, formando una sola pianta. In primavera questo può accadere in un mese o meno, ma nei mesi di crescita più lenti potrebbero essere necessari fino a 2 mesi. Una volta che la pianta è completamente guarita, puoi rimuovere le bande di gomma. Se vuoi, puoi anche tagliare con attenzione il fusto della pianta originale di un centimetro o due sopra il nuovo ramo per renderlo il nuovo ramo “principale”.
Una volta che il ramo che hai introdotto nella pianta cresce di dimensioni sufficienti, dovrebbe iniziare la produzione di frutti di alta qualità, proprio come avrebbe fatto sul vecchio albero. Utilizzando questa tecnica, i coltivatori professionali sono in grado di mantenere risultati consistenti su tutti i loro alberi di avocado.

Consigli

  • Annaffia frequentemente, ma non eccedere. Rispetto ad altre piante del tuo giardino, quelle di avocado possono richiedere molta acqua. Tuttavia è importante ricordare che l’eccesso di acqua è un potenziale problema per quasi tutte le piante, avocado incluso. Cerca di evitare di annaffiare così frequentemente o talmente tanto che il terreno dell’albero diventi liquido o fangoso. Utilizza un terreno con buon drenaggio (uno ricco di sostanze organiche è di solito una buona scelta). Se il tuo albero è in vaso, assicurati che il fondo contenga fori di drenaggio per permettere all’acqua di fuoriuscire. Segui questi semplici consigli, e la tua pianta sarà esente dal pericolo di un eccesso di irrigazione. Se le foglie della pianta cominciano a ingiallire e hai innaffiato spesso, questo può essere un segno di eccessiva irrigazione. Ferma immediatamente l’innaffiamento e ricomincia solo quando il terreno è asciutto.
  • Fertilizza solo occasionalmente. Potrebbe anche non essere necessario un fertilizzante per far crescere un albero di avocado forte e sano. Tuttavia, se utilizzati in maniera ragionevole, i fertilizzanti possono notevolmente aumentare la crescita di una giovane pianta. Una volta che l’albero è ben definito, aggiungi alla terra un fertilizzante per agrumi equilibrato durante la stagione di crescita, secondo le istruzioni fornite con il fertilizzante. Non esagerare: quando si tratta di fertilizzante commerciale, di solito è meglio non esagerare. Annaffia sempre dopo la fertilizzazione per garantire che il fertilizzante venga assorbito nel terreno e consegnato direttamente alle radici della pianta.
    Come molte piante, l’avocado in genere non dovrebbe essere fertilizzato se molto giovane, in quanto può essere molto sensibile alla “bruciatura” che può derivare da un uso eccessivo di fertilizzanti. Prova ad aspettare almeno un anno prima della concimazione.
  • Impara come combattere i parassiti e le malattie comuni dell’avocado. Come ogni coltivazione agricola, le piante di avocado possono soffrire di una varietà di parassiti e malattie che possono minacciare la qualità del frutto della pianta o addirittura mettere in pericolo l’intera pianta. Saper riconoscere e risolvere questi problemi è fondamentale per mantenere un albero di avocado sano e produttivo. Ecco solo alcuni dei parassiti e delle malattie più comuni dell’avocado (per ulteriori informazioni, consulta una fonte di botanica).

FONTE

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Dormire col proprio cane fa riposare meglio

MEDICINA ONLINE SLEEPING DOG CANE CANI DORMIRE INSONNIA STUDIO SICUREZZA CAMERA DA LETTO TAPPETO ANIMALI CAGNOLINO CUTE ANIMALS WALLPAPER.jpgUna ricerca del Centre for Sleep Medicine della Mayo Clinic’s Arizona campus, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, regala buone notizie a tutti i possessori ed amanti dei cani: dormire con il proprio cane fa riposare meglio, perché offre conforto e senso di sicurezza. Bisogna fare una precisazione: il cane può stare nella stanza dove si dorme, ma non NEL letto, perché la qualità del riposo in questo caso è invece sacrificata.

Gli studiosi hanno preso in esame 40 persone che avevano un cane, sottoposte a una valutazione del sonno con il cane in camera da letto per cinque mesi. Sia i partecipanti allo studio che i loro cani hanno indossato per una settimana appositi device per tracciare con esattezza le loro attività. I risultati hanno rivelato che, indipendentemente dalla razza del cane, il riposo era migliore se lo si aveva accanto.

Spiega Lois Krahn, una delle autrici dello studio: “Oggi, molti proprietari di animali domestici sono lontani da loro per gran parte del giorno, e così vogliono massimizzare il tempo trascorso insieme quando sono a casa, averli in camera da letto durante la notte è un modo semplice per farlo. Godendo del comfort e sapendo che questo non avrà un impatto negativo sul sonno”.

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La Sindrome del cuore infranto colpisce anche se muore il cane

MEDICINA ONLINE SINDROME DEL CUORE INFRANTO CARDIOMIOPATIA TSKOTSUBO CANE CANI ANIMALI PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICA.jpgFino ad oggi si sapeva che la perdita di un proprio caro poteva provocare la “Sindrome del cuore infranto”, un insieme di sintomi del tutto simili ad un attacco cardiaco. Ma da oggi sappiamo che anche la perdita del proprio animale domestico, può provocare tale sindrome. Lo ha dimostrato il caso di una donna texana descritto dal New England Journal of Medicine. La donna, di 62 anni, si è svegliata una mattina pochi giorni dopo la morte del proprio cane con un forte dolore al petto e altri sintomi che facevano pensare ad un infarto. Una volta arrivata al Texas Medical Center di Houston però gli esami hanno escluso che ci fosse un attacco cardiaco in corso, e i medici hanno formulato una diagnosi di “cardiomiopatia di Takotsubo“, una sindrome talvolta mortale che appunto imita in tutto un infarto e che è scatenata solo nelle donne da eventi drammatici, come la morte del marito o di un figlio.

“A scatenare l’evento è stata la morte del mio Yorksire Terrier, Meha – racconta Joanie Simpson, la paziente, al Washington Post -. Ero inconsolabile, mi ha veramente colpito molto”. L’episodio conferma i risultati di diversi studi secondo cui il rapporto con il proprio animale domestico può diventare in tutto e per tutto simile a quello con un parente stretto. Secondo una ricerca pubblicata da poco su Veterinary Record, ad esempio, chi ha un cane o un gatto malato ha gli stessi segni di stress di chi deve accudire un congiunto. In Italia inoltre da poco è stata riconosciuto ad una lavoratrice il diritto di avere dei giorni di permesso retribuito a causa di un grave problema di salute del proprio cane.

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Differenza tra riccio e porcospino

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA RICCIO PORCOSPINO ANIMAL MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA SFONDO HD.jpgSpesso, quando si parla di ricci e di porcospini, molte persone usano erroneamente i termini. Porcospino, infatti è un sinonimo di istrice, ma erroneamente spesso con il termine porcospino si fa riferimento a i un riccio. Detto ciò, il riccio e il porcospino o istrice, sono due animali molto diversi che si differenziano per molte caratteristiche, a partire dall’aspetto fisico.

In questo senso, una delle differenze principali sono le spine. Entrambi le hanno, ma hanno una forma e un aspetto molto diversi. Un’altra delle differenze più evidenti sono dimensioni, dato che il porcospino è molto più grande del riccio.

Differenze tassonomiche tra riccio e porcospino

  • I ricci o Erinaceinae chiamandoli con il nome scientifico, appartengono all’ordine Erinaceomorpha, che comprende 16 specie di ricci raggruppati in 5 generi diversi: Atelerix, Erinaceus, Hemiechinus, Mesechinus y Paraechinus.
  • Il termine porcospino, invece, viene usato per descrivere degli animali appartenenti a due famiglie diverse: la famiglia Erethizontidae e la famiglia Hystricidae, che rispettivamente vivono nel continente americano e in Europa. I porcospini americani sono quelli che somigliano di più ai ricci per l’aspetto fisico.

Differenze fisiche tra un riccio e un porcospino

  • I ricci sono animali insettivori che possono raggiungere i 30 cm di lunghezza e pesare più di 1 kg. Fisicamente sono tondeggianti e hanno le zampe corte. La lunghezza della coda varia fra 4 e 5 centimetri.
  • Il porcospino, invece, è molto più grande: può raggiungere i 60 cm di lunghezza e 25 di altezza, raddoppiando le dimensioni del riccio. Un istrice può pesare fino a 15 kg, quindi 15 volte un riccio.

Dove vivono i ricci e i porcospini

  • I ricci si possono trovare in Africa, Asia ed Europa e gli habitat preferiti sono le praterie, i boschi, la savana, i deserti e le zone di coltivazione.
  • Anche i porcospini possono vivere in Africa, in Asia e in Europa, ma oltre a questi continenti esistono alcune specie anche in America, dove invece i ricci non si trovano. Tuttavia l’habitat in cui troviamo gli istrici è molto simile a quello dei ricci: deserti, savana, foreste e zone di coltivazione. Un’altra differenza è che i porcospini vivono anche sugli alberi, mentre i ricci no.

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Differenze nell’alimentazione fra ricci e porcospini

La differenza fra questi animali sta anche in ciò di cui si nutrono.

  • I ricci sono animali insettivori, quindi la loro dieta si basa sul consumo di insetti. mangiano principalmente lombrichi, scarafaggi, formiche e altri insetti. A volte mangiano anche piccoli mammiferi e uova di diversi uccelli.
  • I porcospini seguono una dieta vegetariana, mangiano principalmente frutta, rami e anche ossa di animali dai quali assumono calcio. Vista la differenza fra i due animali, si potrebbe dire che i ricci sono carnivori e i porcospini vegetariani.

Le differenze degli aculei dei ricci e dei porcospini

Gli aculei sono un altro degli aspetti che differenzia queste due specie animali. Ciò che hanno in comune i loro aculei è il materiale di cui sono composti: sono peli ricoperti di cheratina che gli danno l’aspetto rigido che li caratterizza.

  • A occhio nudo, gli aculei dei ricci sono molto più corti rispetto a quelli degli istrici.
  • Gli aculei degli istrici sono appuntiti e si possono staccare, mentre nel caso dei ricci non è così.
  • I ricci hanno gli aculei distribuiti in maniera uniforme sul dorso e sulla testa, mentre per quanto riguarda i porcospini, alcune specie li hanno concentrati in gruppi e altre ne hanno alcuni sparsi in mezzo al pelo.

Quando si sentono minacciati, entrambi gli animali si appallottolano su se stessi, lasciando irte le spine. I porcospini si muovono producendo un suono che funge da avvertimento per eventuali predatori. Come abbiamo accennato, questi animali possono staccare i propri aculei e usarli contro chi li sta attaccando per difendersi.

Come riconoscere ricci e porcospini

Abbiamo visto qual è la differenza fra riccio e porcospino, per cui non dovrebbe più essere molto difficile riconoscere e distinguere i due animali. Facciamo un piccolo riassunto di quanto visto.
Si tratta di animali di dimensioni diverse e i ricci sono i più piccoli. Di conseguenza, gli aculei sono diversi: i porcospini li hanno più lunghi e li possono staccare se vengono attaccati da un predatore. La distribuzione degli aculei nei ricci è più uniforme. Per quanto riguarda l’alimentazione, il riccio si ciba di insetti mentre l’istrice preferisce mangiare frutta.
È probabile che se si vede uno di questi animali in libertà in America quasi sicuramente si tratterà di un istrice. La situazione cambia se si parla di ambienti domestici, dato che è possibile trovare i ricci come animali domestici anche nelle case in America.

Differenza tra bassa ed alta pressione in meteorologia

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANO CICLONE TIFONEChe differenza c’è tra alta e bassa pressione? Chissà quante volte davanti a delle previsioni meteo un po’ troppo tecniche vi siete chiesti cosa si intende quando si fa riferimento alla pressione atmosferica e ai suoi livelli alti o bassi. In parole semplici la pressione atmosferica è la misura del peso dell’aria che si trova sopra di noi: in particolare si prende come riferimento il peso che sovrasta una superficie di un metro quadrato. Se su una carta viene indicato il valore di 1000 hPa significa che la colonna di aria che si trova sopra uno specifico metro quadrato pesa 10.000 kg.

La differenza che c’è tra alta e bassa pressione in Italia varia di poco: si passa da valori bassi di 980 hPa a massimi di 1045 hPa. In particolare accade che quando l’aria è umida sia più leggera in quanto il vapore acqueo sostituisce la miscela di gas presenti nell’aria. Anche la temperaturainfluisce: l’aria calda è più leggera di quella fredda. Se si conosce la disposizione di alta e bassa pressione, si riesce anche a valutare la direzione del vento e quanto sia teso. In passato venivano utilizzati i barometri per capire se la pressione atmosferica era alta o bassa.

In passato ne era stato posto uno anche in cima alla torre Eiffel per misurare l’atmosfera. Oggi, invece, si utilizzano strumenti molto più complessi che forniscono tantissime informazioni aggiuntive agli esperti del settore. Dalla differenza che c’è tra alta e bassa pressione si creano le carte sinottiche che evidenziano nel dettaglio la distribuzione della pressione atmosferica: queste, però, non sono sufficienti per elaborare delle previsioni del tempo che possano avere una buona attendibilità. Non è infatti sempre detto che con l’alta pressione ci sia bel tempo e che la bassa pressione sia sinonimo di cattivo tempo.

In Italia, ad esempio, esistono condizioni particolari e variegate. La presenza di montagne, di pianure e di altopiani circondati da un mare chiuso piuttosto caldo crea tantissime variabili in più che devono essere valutate per realizzare una previsione del tempo. Proprio per questo motivo non è possibile preparare valutazioni meteorologiche basandosi esclusivamente sulle carte sinottiche che rilevano la presenza di alta o bassa pressione. Il caso italiano è molto più complesso e difficile da studiare proprio per la quantità innumerevole di variabili e per la complessità del suo territorio (che resta comunque uno dei più belli al mondo).

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Differenza tra astice ed aragosta: l’astice è il maschio dell’aragosta?

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A sinistra un’astice; a destra una aragosta

In molti confondono astice ed aragosta: i due crostacei vengono spesso scambiati per la stessa specie commettendo l’errore di pensare che l’astice sia il maschio dell’aragosta. Ciò è invece un errore!

Aragosta ed astice hanno caratteristiche simili ed il loro riconoscimento non e’ per nulla difficile. Sono le chele (o zampe chelate), presenti solamente nell’astice e non nell’aragosta a differenziare i due crostacei. Le chele sono due appendici molto sviluppate che servono all’animale per catturare le sue prede, utilizzate come arma di difesa e addirittura come “apribivalvi”.

L’aragosta mediterranea (Palinurus elephas)

L’aragosta e’ un crostaceo decapode che vive in Mediterraneo ed atlantico. Puo’ raggiungere, anche se raramente gli 8 Kg di peso e la dimostrazione e’ l’aragosta gigante catturata alle bermuda. L’aragosta a differenza dell’astice non ha chele. Questo crostaceo decapode riesce a crescere per tutta la sua vita cambiando il carapace centinaia di volte. Si stima che possa arrivare a vivere anche 80 anni. Vive su fondali rocciosi dai 15 ai 200 metri dove si riunisce in gruppo per colonizzare un area che non lascerà fino alla fine della sua vita. Si nutre di spugne, vermi marini, piccoli crostacei sia vivi che già morti. L’aragosta e’ molto apprezzata in cucina in quasi tutta la parte del globo. Gli stock però, soprattutto in Mediterraneo, non godono di buona salute tanto da essere inserita tra le specie in pericolo nella Convenzione di Berna.

Una morte atroce

E’ opinione diffusa che i crostacei devono essere immersi vivi in acqua bollente dato che non sentono dolore. La realtà e’ ben diversa, e questo non farà certo felice chef e ristoratori . A confermarlo è stato uno studio Norvegese del 2013. I risultati parlano chiaro: i movimenti ed i salti del crostaceo immerso in acqua bollente non sono dovuti a riflessi automatici ma ad una reale percezione del dolore.

L’Astice europeo  (Homarus gammarus)

L’astice e’ anch’esso un crostaceo decapode. A differenza dell’aragosta che appartiene alla famiglia dei palinuridi l’astice appartiene alla famiglia Nephropidae. L’astice normalmente e’ colorato di marrone scuro con dellechiazze gialle sul ventre ma puo’ anche presentare delle tonalità di blu sul dorso. Raramente si possono osservare degli astici totalmente blu. Gli astici europei sono presenti nel Mare del Nord ed in Mediterraneo, vivono tra i 50 ed i 150 metri di profondità nascosti sotto grossi massi.

L’astice in cucina

Al mercato, nelle pescherie o nei banchi del congelato non troviamo  l’astice europeo ma quello americano. Una specie molto simile anche se il sapore e’ ritenuto meno gustoso. L’astice mediterraneo e’ oramai divenuto sempre più raro. Viene catturato casualmente con le reti da posta o con le nasse.

Aragoste ed astici sono parenti ?

L’astice non e’ strettamente imparentato con l’aragosta o almeno lo e’ quanto l’aragosta lo possa essere con un granchio.

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Differenze e somiglianze fisiche e comportamentali tra cani e lupi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MEGLIO CANE UOMO PREFERISCONO DONNE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaVi siete mai chiesti perché i lupi assomigliano molto ai cani? Semplice: il lupo è l’antenato del cane! Per risalire alle origini del “miglior amico dell’uomo” così come lo conosciamo oggi, è necessario tornare indietro fino all’epoca del Paleolitico, era in cui i lupi cominciarono ad avvicinarsi agli insediamenti dell’uomo, in cerca di cibo. Fu così che ebbe inizio il processo di addomesticamento che consentì il passaggio dall’antico lupo “modificato”, fino ai cani dei giorni nostri. Nonostante le razze di cani oggigiorno esistenti siano numerosissime e diverse per carattere e tratti morfologici, ciascuna di esse ha dunque come antenato il lupo.

Similitudini tra cani e lupi

Seppur soltanto alcuni cani ricordino fisicamente i lupi, come può essere il caso dell’Husky Siberiano o del Pastore Tedesco, tutti quanti i nostri amici a quattro zampe mantengono alcuni tratti e comportamenti ereditati dai loro antenati. Persino i più piccoli barboncini. Ecco alcune somiglianze tra cani e lupi:

  • l’abitudine di scavare per nascondere il cibo;
  • ululati;
  • gesti corporali volti a trasmettere informazioni o emozioni ai propri simili, così come segnali visuali (posizione di orecchie, coda, occhi, ecc.), o segnali olfattivi (urina, ghiandole anali);
  • senso dell’olfatto e dell’udito molto sviluppati;
  • visione adattata all’oscurità.

Ogni singola razza di cane esistente nell’attualità, a prescindere dalle grandi differenze morfologiche e di carattere che possa in apparenza presentare, discende dal lupo. I cani mantengono abitudini e comportamenti ereditati dai loro antenati, persino i più piccoli barboncini. Inoltre, entrambe le specie sono collettive. Ciò significa che entrambe hanno bisogno di relazionarsi all’interno di un gruppo, sia che si tratti dei loro simili come nel caso dei lupi, sia nei riguardi di un gruppo di persone, come succede per i cani. È per questo motivo, dunque, che i cani che conservano maggiormente le caratteristiche tipiche dei loro antenati sono quelli meno esposti al contatto con gli esseri umani. D’altra parte, un cagnolino abituato a stare in perenne contatto con i propri padroni e che passa la vita rinchiuso fra le mura di casa, tenderà a perdere pian piano ogni somiglianza con i lupi.

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Quali sono le differenze tra cani e lupi?

Tuttavia, le differenze tra cani e lupi non mancano. A partire dall’ovvio carattere più diffidente e schivo del lupo nei confronti degli umani, la selezione genetica ha senza dubbio favorito lo sviluppo dei seguenti tratti nei cani:

  • capacità di difesa e guardia;
  • dimensioni;
  • abilità sociali.

L’evoluzione, inoltre, ha determinato il fatto che, rispetto ai lupi, i cani:

  • abbiano ridotto le dimensioni del cranio e del cervello
  • abbiano perso i grandi denti da predatore
  • abbiano accorciato la lunghezza del muso
  • abbiano sviluppato la capacità di digerire idrati di carbonio

Una nuova teoria sulla nascita del rapporto tra cani e umani

A discapito della credenza che l’addomesticamento del cane antico fosse dovuta alla selezione da parte dell’uomo degli animali più portati ad interagire con la nostra specie, alcune ricerche recenti segnalano come, in realtà, la cooperazione tra cani e uomini risalga alle abilità sociali dei lupi. Le ricercatrici Friederike Range e Zsófia Virányi del Messerli Research Institute dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, e del centro di ricerca sui lupi con sede ad Ernstbrunn, sempre in Austria, rivelano come i lupi abbiano acquisito le capacità necessarie per tollerare la loro reciproca presenza, oltre che per la decodificazione delle intenzioni dei propri compagni, grazie alla loro abitudine di vivere in branco. Grazie a queste abilità, essi sono in grado di raggiungere un buon livello di coordinamento tra di loro – per pratiche come la caccia. Le ricercatrici sostengono dunque che l’attuale relazione tra uomo e cane si basi proprio su queste due qualità dei lupi. Da quanto emerge, infatti, non sembra esser stata necessaria una selezione aggiuntiva riguardo la tolleranza nei confronti degli uomini e la capacità di interpretare le loro intenzioni. Secondo i risultati emersi dal lavoro di Range e Virányi, i lupi possiedono, come i cani, simili capacità di comprendere le intenzioni di altri esseri viventi. La differenza tuttavia sta nella maggior facilità con cui i cani riescono ad interagire con l’uomo: essi sono in grado di accettare più rapidamente l’essere umano come compagno, e riescono ad abbandonare più rapidamente la paura.

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