E’ italiano il primo trapianto di bacino al mondo: salva un diciottenne colpito da tumore alle ossa inoperabile

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma PRIMO TRAPIANTO BACINO MONDO TORINO OSSA TUMORE  Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaEseguito per la prima volta al mondo un impianto di bacino realizzato in titanio e tantalio, il record parla italiano! L’intervento, perfettamente riuscito, è stato eseguito al Cto di Torino su un diciottenne colpito da un tumore alle ossa. Il giovane ragazzo soffriva da circa un anno da osteosarcoma del bacino considerato da tutti inoperabile. Aveva risposto abbastanza bene a ben 16 cicli di chemioterapia nel reparto di oncoematologia, ora l’intervento innovativo ha regalato alla sua vita, ed a quella degli altri pazienti nelle sue condizioni, nuove prospettive. Questo è uno di quei giorni in cui adoro la scienza più del solito!
Sono orgoglioso di questo risultato anche se bisogna ricordare che l’emibacino in titanio e tantalio (che potete vedere in foto) è stato realizzato negli Stati Uniti. La protesi è stata realizzata seguendo un modello 3D realizzato con una precedente TAC, successivamente impiantata con un intervento durato 12 ore.

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La mamma più anziana del mondo: ha partorito due gemelli a 70 anni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LA MAMMA PIU ANZIANA PARTORITO 70 ANNI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgOmkari Panwar aveva 70 anni al momento del parto, il che ha fatto di lei la mamma più vecchia del mondo. Se già è difficile e pericoloso partorire un figlio alla sua età, ancor più pericolosa è l’impresa della donna, che ha addirittura dato alla luce due gemelli nati prematuri di un mese. I coniugi hanno dovuto fare parecchi sacrifici per sostenere i costi del parto e per mantenere i neonati. Il padre Charan Singh Panwar, 77 anni, ha dovuto infatti vendere i suoi bufali, ipotecare la sua terra, dilapidare i suoi risparmi di una vita e chiedere un prestito. La signora Omkari ha dichiarato: “A volte, è necessario affrontare il dolore, se si desidera qualcosa di buono”. Mentre suo marito ha aggiunto: “Finalmente abbiamo un figlio ed erede. Abbiamo pregato a Dio, siamo andati a santi e visitato luoghi religiosi a pregare per un erede. Il trattamento mi è costato una fortuna, ma la nascita di un figlio rende tutto l’utile. Posso morire un uomo felice e un padre orgoglioso”. Oggi sono passati poco più di 6 anni da quel lontano 2008 ma i coniugi Panwar continuano a prendersi cura del loro adorato figlio che ha già iniziato ad aiutarli nel lavoro e nelle faccende domestiche.

La signora Omkari ha “battuto” quella che era la detentrice del record precedente: Maria del Carmen Bousada de Lara. Nata il 5 gannaio del 1940 e morta l’11 luglio del 2009 in Spagna, la donna di Cadice (Andalusia), è diventata famosa in tutto il mondo il 29 dicembre 2006 per aver dato alla luce due gemelli – Pau e Christian – a quasi 67 anni di età (più precisamente 66 anni e 358 giorni), entrando nei Guinness dei primati come la mamma più anziana della storia, almeno fino al nuovo record di Omkari. Dopo la straordinaria nascita di Pau e Christian, rimasti poi orfani a tre anni, alla donna fu diagnosticato un tumore. In un’intervista concessa al tabloid britannico News of the World un mese dopo il parto, Carmen ammise di essersi sottoposta a un trattamento per la fertilità all’età di 66 anni in una clinica di Los Angeles (la legge spagnola vieta questo genere di terapie per le donne che hanno più di 55 anni) pur di coronare il suo sogno di diventare madre. Nell’intervista la donna si augurava di vivere in buona salute ancora a lungo, citando l’esempio della propria madre morta a 101 anni di età. Proprio la necessità di prendersi cura della madre aveva convinto Carmen a rinunciare alla maternità e solo dopo la morte dell’anziana madre, decise di coronare il suo sogno.

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Le distanze dell’universo, ovvero: bagliori di luce da una stella ormai scomparsa

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SPAZIO DISEGNO SOLE ASTRONOMIA LUNA STELLA CIELO UNIVERSO MONDO TERRA (1)Quando la mattina andate a lavoro, o a scuola, o al supermercato, i km che vi distanziano dalla vostra meta vi sembrano tanti? E se vi dicessi che anche mille km in realtà non sarebbero poi una distanza così eccessiva? Appaiono una bella lunghezza a noi esseri umani, ma per l’universo sono una distanza ridicola: le stelle che vediamo – ad esempio – sono estremamente più lontane arrivando a distare anche migliaia di anni luce dalla terra. Proxima Centauri è, dopo il sole, la stella più vicina a noi e dista ben 4,2 anni luce. Ma prima di cominciare, facciamo un piccolo ripassino delle basi visto che tante persone pensano che un anno luce sia una unità di misura del tempo!

Cos’è un anno luce?

L’anno luce è in realtà un’unità di misura della lunghezza, definita come la distanza percorsa dalla luce (radiazione elettromagnetica) nel vuoto nell’intervallo temporale di un anno (circa 365 giorni e 6 ore). Poiché la luce è parecchio veloce (raggiunge quasi i 300 mila km al secondo!), se lasciata libera nel vuoto in un anno copre una distanza sbalorditiva: quasi 9461 miliardi di km!

Leggi anche: Cos’è un anno luce ed a quanti km corrisponde?

Così vicina e così lontana

Ma torniamo alla nostra cara Proxima Centauri, la stella più vicina a noi (escludendo il sole). “Vicina” è un termine difficile da digerire per noi piccoli esseri umani, visto che la distanza che ci separa da lei è 9461 miliardi di km moltiplicati per 4,2: davvero un bel tragitto!
Questo significa che la luce di Proxima Centauri – che vediamo risplendere oggi – è partita dalla stella alla fine del 2010 ed è giunta ai nostri occhi dopo un – velocissimo ma lunghissimo – viaggio di oltre 4 anni. Vi sembra tanto? Stiamo parlando della più vicina alla terra! Alcune stelle nel cielo sono così distanti da noi che, nonostante la loro luce sia ancora ben visibile, in realtà sono già “morte” da migliaia di anni e quello che noi vediamo è il bagliore che hanno irradiato prima di sparire.

Milioni, miliardi e decine di miliardi di anni luce

Prendiamo la galassia NGC 4639, essa è posta a 68 milioni di anni luce: la luce delle sue stelle visibile oggi è partita quindi circa 68 milioni di anni fa, e solo in questo momento ha raggiunto noi. Pensate che 68 milioni di anni luce siano molti? Per le distanze dell’universo sono “noccioline”! La luce di GRB 050904 ha impiegato 12.77 miliardi di anni a raggiungere la Terra. Parte da ancora più lontano la luce di GRB 080913: 12.8 miliardi di anni luce. La mia preferita è la galassia IOK-1, “appena” 12,88 miliardi di anni luce. Non vi colpisce il fatto che noi la vediamo oggi come era quasi 13 miliardi di anni fa? Chissà com’è ora in realtà! Anche se non possiamo vederli direttamente, tramite calcoli e ricerche siamo a conoscenza di molti oggetti distanti svariati miliardi di anni luce dal Sole. A proposito del sole! Lo stesso sole che noi vediamo nel cielo di giorno, nella realtà non è mai nel punto dove lo vediamo: noi vediamo il punto in cui era circa 8 minuti prima, essendo appunto questo il tempo che impiega la luce solare a raggiungere i nostri occhi. Vi ho fatto venire il mal di testa?

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Albert Bruce Sabin, il medico che fece un regalo a tutti i bambini del mondo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MITO ALBERT BRUCE SABIN VACCINO POLIO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaIl mio mito è il medico polacco Albert Bruce Sabin. Non lo conoscete? Sappiate che voi stessi o qualche vostro parente siete probabilmente vivi o comunque in salute anche grazie a quel simpatico signore che vedete in questa foto.

Questo grande uomo creò il vaccino anti-poliomielite, salvando la vita a decine di milioni di bambini. Grazie a questa sensazionale scoperta Sabin sarebbe potuto diventare uno degli uomini più ricchi della terra, ed invece non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, facendo in modo che il prezzo del farmaco rimanesse estremamente basso ed alla disponibilità di tutti, anche dei più poveri, salvando milioni di bambini da una terribile malattia. A chi gli chiese il perché di questa sua decisione, lui rispose:

«Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo»

Il mio mito è Albert Bruce Sabin, l’uomo che ha preferito non arricchirsi per regalare la vita a milioni di bambini nel mondo.

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Soffriva di violenti mal di testa, i medici hanno scoperto che qualcosa viveva nel suo cervello

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MAL DI TESTA VIVEVA CERVELLO Verme HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaHa vissuto per quattro anni con mal di testa molto forti e convulsioni. Perdeva spesso la memoria e avvertiva odori particolari che solo lui sentiva. Quando finalmente i medici sono riusciti a capire il motivo di ciò, hanno fatto una scoperta incredibile: qualcosa viveva nel suo cervello. Hanno trovato un verme parassita nel cervello del loro paziente, un verme che in genere si trova in crostacei e rane cinesi. La disavventura è capitata a un uomo britannico di 50 anni , originario della Cina, che si è rivolto ai medici perché soffriva di violenti mal di testa e sentiva strani odori. Si tratta del primo caso del genere in Gran Bretagna, anche se altre situazioni analoghe si sono già registrate in passato, soprattutto in Cina. La tenia lunga un centimetro si è fatta strada da una parte all’altra del cervello del paziente e i medici dell’ospedale Addenbroke a Cambridge si sono resi conto della presenza del parassita osservando attentamente una serie di scansioni effettuate al cervello nel corso di quattro anni.

Una lesione “in movimento”

Il paziente ha cominciato a stare male nel 2008. Soffriva di violenti mal di testa, convulsioni, perdita di memoria e sentiva strani odori. Dopo una serie di accertamenti, una risonanza magnetica ha evidenziato un gruppo di anelli nel lobo temporale destro. I medici hanno pensato a tutto: dalla sifilide, all’Hiv fino alla tubercolosi, ma l’uomo è risultato negativo a tute queste patologie. Solo scansioni successive hanno rivelato che la lesione costituita dagli anelli si era spostata di vari centimetri (vedi foto in alto, il parassita è indicato dalla freccia) e tutto è stato presto compreso. Dopo aver subito due biopsie i chirurghi nel 2012 hanno rimosso la tenia dal cervello del paziente, che ancora oggi continua a soffrire di problemi legati al fatto di aver convissuto per tanto tempo con il parassita.

Parassita rarissimo

I genetisti sono poi riusciti a identificare la «creatura»: una rara specie di tenia nota come Spirometra erinaceieuropaei. Dal 1953 a oggi sono stati segnalati solo 300 casi di infezione su esseri umani a causa di questo parassita, ma solo due casi si sono verificati in Europa. Questo genere di parassita che può crescere fino a un metro e mezzo si trova in genere nei crostacei e nelle rane in Cina, può infettare cani e gatti, ma anche in Cina le infezioni nell’uomo sono rare: solo mille casi dal 1882 a oggi. «Non ci aspettavamo di osservare un’infezione di questo tipo nel Regno Unito – ha spiegato il dottor Effrossyni Gkrania-Klotas, uno dei medici dello staff che si è occupato del caso – ma siamo riusciti a studiare il genoma, cosa che in futuro ci aiuterà a trattare questo genere di infezione molto rara».

L’infezione visitando la Cina

Lo sfortunato paziente sospetta di aver preso il parassita durante una delle sue visite in Cina, anche se non è chiaro come sia avvenuta l’infezione. Si sa che una fonte di infezione è l’uso di un impacco fatto con carne cruda si rana, rimedio tradizionale cinese per calmare il dolore agli occhi. Il caso ha dato origine ad un articolo molto interessante, pubblicato su Genome Biology: The genome of the sparganosis tapeworm Spirometra erinaceieuropaei isolated from the biopsy of a migrating brain lesion.

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Quando il paziente deceduto “resuscita”: la sindrome di Lazzaro

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAME (2)E se il paziente, dopo essere deceduto, tornasse in vita? Raro, ma può succedere: è la sindrome di Lazzaro. Di cosa si tratta esattamente? La sindrome di Lazzaro è caratterizzata dalla spontanea – ed inaspettata – riattivazione del sistema cardiocircolatorio dopo che la rianimazione cardiopolmonare ha fallito. Il nome di questa curiosa sindrome deriva da Lazzaro di Betania che, secondo quanto narrato nel Nuovo Testamento, sarebbe stato resuscitato da Gesù. Si tratta di un fenomeno estremamente raro, riscontrato in circa venti casi documentati negli ultimi cinquanta anni.

Il caso Colombiano: donna “resuscita” poco prima di essere sepolta

Uno di questi pochissimi casi è avvenuto quattro anni fa: gli addetti delle pompe funebri della città colombiana di Cali hanno avuto uno shock, quando una donna di 45 anni, dichiarata clinicamente morta dai medici, ha improvvisamente iniziato a respirare e a muoversi, mentre veniva preparata per la sepoltura.
Gli strumenti medici non rilevavano più sulla paziente né la pressione arteriosa, né la frequenza cardiaca, secondo Miguel Angel Saavedra, un medico della clinica dove la donna era stata ricoverata. Il personale medico così ha firmato il certificato di morte. Si è trattato della “sindrome di Lazzaro”, secondo i medici di quell’ospedale. La donna in realtà era morta, ma ha poi cominciato a respirare di nuovo e a fare dei movimenti. Successivamente la donna venne riportata all’ospedale dove purtroppo entrò in coma.

“Fenomeno Lazzaro”: il caso nel Regno Unito

Altro caso nel Regno Unito. Due medici inglesi, Vedamurthy Adhiyaman, geriatra al Glan Clwyd Hospital e Radha Sundaram, specialista in anestesia e terapia intensiva al John Radcliffe Hospital definirono alcuni anni fa “fenomeno Lazzaro” il caso di un loro paziente di 70 anni che aveva subito un’arresto cardiaco in ospedale. Le tecniche di rianimazione non avevano dato risultati sperati, ma dopo quaranta minuti in cui era a tutti gli effetti morto, improvvisamente iniziò a respirare di nuovo, mentre la sua circolazione sanguigna si riattivava spontaneamente.

Cause della sindrome di Lazzaro

Le cause della sindrome di Lazzaro non sono state ancora definite, vi sono solo teorie a riguardo. Una di queste teorie si basa sull’accumulo di pressione all’interno del torace in conseguenza delle manovre di rianimazione.

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La teoria dell’accumulo di pressione

Nel corso della rianimazione cardiopolmonare una eccessiva ventilazione del paziente risulta estremamente dannosa in quanto comporta un aumento di pressione intratoracica e viene a ridurre il già scarso ritorno venoso durante l’arresto cardio-circolatorio. Le manovre di compressione toracica all’inizio di ogni “ciclo” di RCP servono a ripristinare una più bassa pressione intratoracica. Solo dopo la normalizzazione della pressione toracica le ulteriori compressioni divengono realmente efficaci nello “spremere” il sangue dalle cavità cardiache e nei vasi polmonari, in quantità decisamente maggiore rispetto al volume contenuto nel solo cuore,  permettendo un flusso nei vasi arteriosi. Le ventilazioni eccessive contrastano questa azione ed impediscono la ripresa di circolo.
Si pensa che la normalizzazione della pressione al termine della rianimazione cardiopolmonare possa permettere l’espansione del cuore, cui consegue la riattivazione del nodo senoatriale e l’instaurarsi di nuovo del battito cardiaco e quindi della “resurrezione” del paziente.

Altre teorie

Oltre alla teoria sull’accumulo di pressione all’interno del torace in conseguenza delle manovre di rianimazione, vi sono altre teorie che sembrerebbero spiegare la sindrome di Lazzaro. Le maggiori teorie considerano come principali  fattori l’iperpotassiemia e l’utilizzo di alte dosi di adrenalina, tuttavia la scienza è ancora lontana dal trovare una spiegazione veramente valida.

Curiosità

Un caso di sindrome di Lazzaro è alla base del thriller del 2015 “The Corpse of Anna Fritz”, film spagnolo scritto e diretto da Hèctor Hernández Vicens.

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Ecco lo smalto anti-stupro: cambia colore se lui…

MEDICINA ONLINE MANO METTE SMALTO SU UNGHIE DITA COSMETICA BELLEZZAQuesto smalto si chiama Undercover Colors ed al primo impatto sembra uno smalto qualunque. Ma in realtà è qualcosa di ben diverso. Perché le ragazze che lo usano riusciranno più facilmente ad evitare le violenze sessuali. Questo smalto è un vero e proprio detective: cambia colore in presenza della droga dello stupro. Ideato da un gruppo di dotati studenti dellUniversità del North Carolina – che hanno unito conoscenze farmacologiche e cosmetica tradizionale – questo smalto, cambiando colore, lancia l’allarme alla ragazza che lo porta: qualcuno ha aggiunto al suo drink la droga dello stupro o Ghb. Per testare la bevanda che si sta bevendo, basta infilare un dito nel liquido dentro al bicchiere: se lo smalto cambia colore, la persona che ha offerto da bere è poco raccomandabile. Magari un sistema non propriamente igienico, ma se può evitare una violenza sessuale direi che è un prezzo da pagare del tutto ridicolo, non trovate? Sulla pagina Facebook il team di Undercover Colors, che sta anche raccogliendo fondi per la produzione, ha scritto: “In America, il 18% delle donne ha subito una violenza sessuale durante la propria vita. Sono le nostre figlie, le nostre fidanzate e le nostre amiche. Il nostro intento è quello di sviluppare tecnologie che consentano alle donne di proteggersi da questo crimine odioso e silenziosamente dilagante”. In profumeria? Speriamo arrivi presto. Nel frattempo… occhio al vostro drink, specie quando chi ve lo offre è uno sconosciuto.

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E’ vero che ogni popolo ha il suo odore caratteristico?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO BAMBINO DI COLORE NERO AFROAMERICANO MELATONINA FELICE SORRISO RELAXQuante volte ci siamo ritrovati vicino ad una persona indiana, filippina, africana (o di qualsiasi altra etnia) e abbiamo notato che il suo odore era completamente diverso dal proprio? E quante volte ci siamo chiesti se tutto ciò era solo derivato da una sorta di “razzismo olfattivo” o se davvero quell’odore era effettivamente diverso? Ebbene si: ogni etnia ha un proprio odore dovuto alle diverse condizioni ambientali e culturali del luogo in cui vive.

Sudore

Le diverse popolazioni non differiscono nel numero o nella conformazione delle ghiandole sudoripare, da cui deriva l’odore del corpo, ma nella quantità del sudore: per esempio nei climi caldi servono secrezioni più abbondanti per raffreddare la temperatura corporea e proteggere la pelle dai raggi solari: ciò porta una persona di colore ad avere un odore molto intenso. Quando si cambia il luogo in cui si vive, le caratteristiche del sudore (quantità, composizione ecc.) si adattano subito alle nuove condizioni ambientali, senza differenze tra stranieri e autoctoni: chi vive in montagna può avere un odore diverso da chi sta al mare. Infine, con il sudore si eliminano sostanze di scarto dell’organismo, perciò le sue caratteristiche dipendono anche da ciò che viene introdotto nel corpo con l’alimentazione. Non in tutte le culture l’odore del corpo è considerato sgradevole e viene coperto con profumi.

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