Differenza tra fisica classica e quantistica

MEDICINA ONLINE ALBERT EINSTEIN PROF LESSON TEACHERLa fisica classica raggruppa tutti gli ambiti e i modelli della fisica che non considerano i fenomeni descritti nel macrocosmo dalla relatività generale e nel microcosmo dalla meccanica quantistica, teorie che definiscono invece la cosiddetta fisica moderna. Per tale motivo è possibile classificare come fisica classica tutte le teorie formulate prima del XX secolo, all’iniziare del quale apparvero i primi lavori di Max Planck basati sull’ipotesi dei quanti. Alcune teorie successive, come la relatività ristretta, possono essere considerate classiche o moderne. Sono quindi comprese nella fisica classica le teorie sulla meccanica, inclusa l’acustica, sulla termodinamica, sull’elettromagnetismo, inclusa l’ottica, e la gravità newtoniana.

La meccanica quantistica (anche detta fisica quantistica o teoria dei quanti) è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni, con particolare riguardo ai fenomeni caratteristici della scala di lunghezza o di energia atomica e subatomica. Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione e la materia sia come fenomeno ondulatorio che come entità particellare, al contrario della meccanica classica, dove per esempio la luce è descritta solo come un’onda o l’elettrone solo come una particella. Questa inaspettata e contro intuitiva proprietà, chiamata dualismo onda-particella, è la principale ragione del fallimento di tutte le teorie classiche sviluppate fino al XIX secolo nella descrizione degli atomi e delle molecole. La relazione fra natura ondulatoria e corpuscolare delle particelle e della radiazione è enunciata nel principio di complementarità e formalizzata nel principio di indeterminazione di Heisenberg.

La meccanica quantistica rappresenta assieme alla relatività un punto di svolta rispetto alla fisica classica, portando alla nascita della fisica moderna. Esistono numerosi formalismi matematici equivalenti della teoria, come la meccanica ondulatoria e la meccanica delle matrici; al contrario esistono numerose e discordanti interpretazioni della meccanica quantistica riguardo l’essenza ultima del cosmo e della natura. La meccanica quantistica è a fondamento di molte altre branche della fisica moderna come la fisica atomica, la fisica della materia condensata, la fisica nucleare e subnucleare e la fisica delle particelle: queste ultime sono basate sulla meccanica quantistica relativistica e sulla teoria quantistica dei campi, generalizzazioni della formulazione originale che includono il principio di relatività ristretta.

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Fibromialgia: dove si trovano i tender points che provocano dolore alla palpazione?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FIBROMIALGIA DOVE SI TROVANO TENDER Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato in questo articolo, ti consiglio di leggere: Fibromialgia: sintomi, cause, cura e tender points

Dopo aver escluso altre patologie muscolari, neurologiche o scheletriche, sono due gli elementi che, una volta accertati, permettono una corretta diagnosi della fibromialgia:

  • Un’accurata anamnesi dalla quale si evinca che il dolore è diffuso simmetricamente e che perdura da almeno 3 mesi.
  • Palpazione dei 18 punti corporei detti tender points, che nel soggetto sano non procura dolore, mentre nel malato fibromialgico risultano dolorosi in numero non inferiore ad 11. La pressione da esercitare deve essere almeno di 4 kg  I punti chiave sono situati:
    • 4 nel collo anteriore,
    • 4 dietro le spalle,
    • 2 all’altezza del cervelletto (intersezione suboccipitale del trapezio),
    • 2 all’altezza dei gomiti,
    • 2 all’altezza delle ginocchia,
    • 2 sopra le natiche
    • 2 ai lati in basso delle natiche (regione retrotrocanterica).

MEDICINA ONLINE TENDER POINTS FIBROMIALGIA ANATOMIA.jpg

Per una buona diagnosi di fibromialgia, il medico dovrebbe trovare riscontro in almeno 11 di questi 18 tender points. Pertanto, se risultassero un numero inferiore a 11 ma fossero soddisfatti gli altri criteri della fibromialgia (dolori diffusi, rigidità muscolare, sonno non riposante), sarebbe bene seguire comunque una terapia per la fibromialgia.

Attualmente si sono affiancati altri due sistemi di valutazione dei tender points, che sono stati messi a confronto recentemente: la valutazione mialgica e dolorometrica con la forma digitale classica. Tali studi hanno dimostrato la maggiore efficacia del sistema classico di palpazione. Il criterio diagnostico della palpazione, rimane il metodo principale utilizzato. Oltre ai 18 descritti esistono nei singoli pazienti molti altri tender points. Ci può anche essere, come per la spasmofilia, positività ad ipereccitabilità muscolare periferica indotta dalla prova del laccio con ischemia transitoria e iperpnea.

Leggi anche: Fibrosite (fibromialgia) e disturbi del sonno: cause, sintomi, cure

I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Fibromialgia: sintomi, cause, cura e tender points

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FIBROMIALGIA SINTOMI CAUSE CURA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa fibromialgia (detta anche sindrome fibromialgica, FM, o sindrome di Atlante; in inglese “fibromyalgia”) è una sindrome idiopatica Continua a leggere

Dolori alle articolazioni: cosa fare? Cause e rimedi

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTICOLAZIONE SINGOLA VARIE OSTEOARTRITE ARTRITE ARTROSI SCHELETRO MUSCOLO TENDINE LEGAMENTO PAINIl dolore articolare è un sintomo molto frequente nella popolazione, che colpisce prevalentemente gli anziani, a causa del processo di usura delle articolazioni, ma che può manifestarsi in qualsiasi fascia d’età. Non è una vera e propria patologia ma riflette un problema a livello delle articolazioni, cioè le giunzioni tra un osso e un altro, che può essere sia di natura patologica che legato a condizioni non patologiche. L’incidenza è uguale sia negli uomini che nelle donne se consideriamo il periodo pre – menopausa in queste ultime, viceversa, prendendo in considerazione le donne in menopausa, si ha un’incidenza tre volte maggiore, con un rapporto donna:uomo di 3:1. Quali sono le articolazioni coinvolte?

Le articolazioni più colpite sono quelle più esposte ad usura o danneggiamento

I dolori articolari colpiscono prevalentemente le articolazioni mobili, quelle cioè che vengono utilizzate per compiere movimento e che pertanto risultano più esposte al rischio di usura o danneggiamento. Le articolazioni che possono essere colpite sono:

  • Arto superiore: a livello delle braccia le articolazioni che possono essere coinvolte sono quella scapolo – omerale, che si trova tra la scapola e l’omero, quella del gomito, formata dall’articolazione omero – ulnare (tra omero e ulna), omero – radiale (tra omero e radio) e radio – ulnare (tra radio e ulna), e l’articolazione del polso, che è formata dal radio e dal carpo.
  • Mano: le articolazioni colpite possono essere quelle tra carpo e metacarpo, tra metacarpo e falangi, oppure tra le varie parti delle falangi (articolazioni delle dita).
  • Arto inferiore: a livello dell’arto inferiore il dolore articolare può colpire l’articolazione coxo – femorale, costituita dal bacino e dal femore, quella del ginocchio, costituita dal femore, dalla rotula e dalla tibia, e l’articolazione della caviglia con il piede o tibio – tarsica, costituita dalla tibia e dal tarso.

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Cenni di anatomia

Per comprendere meglio la genesi di un dolore articolare vediamo come sono fatte anatomicamente le articolazioni, che rappresentano una giunzione tra un osso e un altro. Nello scheletro umano esistono un gran numero di differenti tipi di articolazioni che si distinguono essenzialmente in:

  • Articolazioni fisse, come quelle che si trovano tra le ossa del cranio, che non consentono nessun movimento e che hanno soltanto il compito di tenere insieme i due segmenti ossei contigui.
  • Articolazioni semimobili, come quelle che si trovano tra le vertebre, che consentono movimenti limitati.
  • Articolazioni mobili, le più comuni, come quelle del ginocchio, del braccio o della spalla, che consentono ampi movimenti.

Le articolazioni mobili sono quelle più frequentemente colpite da dolore articolare. Anatomicamente in esse, partendo dall’esterno verso l’interno, possiamo distinguere diverse strutture come:

  • La capsula articolare, cioè il rivestimento più esterno formato da tessuto connettivo, che racchiude tutte le strutture contenute nell’articolazione.
  • La membrana articolare, che ricopre le due ossa che costituiscono l’articolazione e che è costituita anch’essa da connettivo. Viene anche chiamata membrana sinoviale.
  • Lo spazio articolare o spazio sinoviale, che si trova tra la membrana sinoviale e la cartilagine articolare che riveste la superficie delle ossa.
  • Il liquido sinoviale, contenuto all’interno dello spazio sinoviale, che ha funzione lubrificante.
  • Le due ossa, rivestite all’estremità costituente l’articolazione, da cartilagine articolare.

Alcune patologie, tipiche o meno delle ossa, possono essere causa di forti dolori articolari.

Le cause patologiche che possono portare a forti dolori articolari

  • Artrite: è una patologia che causa infiammazione delle articolazioni e che provoca l’insorgenza di dolori acuti e talvolta invalidanti. L’artrite può essere dovuta a diversi fattori scatenanti come la riduzione delle cartilagini con conseguente sfregamento delle ossa, le patologie autoimmuni, responsabili di artrite reumatoide e psoriaca in cui gli autoanticorpi attaccano le articolazioni infiammandole, la gotta, responsabile di artrite gottosa, in cui l’eccesso di acido urico provoca la formazione di cristalli che si depositano a livello dell’articolazione causando infiammazione, o alcune infezioni batteriche.
  • Obesità: chi soffre di obesità patologica rischia di soffrire anche di dolori articolari. Questo accade poichè l’eccessivo peso causa una maggiore sollecitazione delle articolazioni durante il movimento e pertanto possono esserci artrosi e degenerazione della cartilagine o infiammazione dell’articolazione.
  • Osteoporosi: è la maggiore responsabile dei dolori articolari nell’età anziana e in menopausa ed è una patologia legata alla demineralizzazione delle ossa che si verifica con l’età e con la carenza di estrogeni. Le ossa sono più fragili e quindi è più facile incorrere in fenomeni infiammatori e/o di artrosi.
  • Iperparatiroidismo: è una condizione causata dalla presenza di un tumore benigno alle paratiroidi il quale determina un’ipersecrezione di ormone paratiroideo. Questo ormone, se secreto in eccesso, causa alterazione del metabolismo del calcio ed in particolare provoca un deficit di calcio che può portare all’insorgenza di osteoporosi e di dolori articolari.
  • Problemi tiroidei: alcune patologie che riguardano la tiroide come la tiroidite di Hashimoto e l’ipotiroidismo, possono essere causa di dolori articolari. Nel primo caso il dolore è legato alla presenza di autoanticorpi che attaccano le strutture dell’organismo stesso, comprese le articolazioni, nel secondo caso invece a causare l’insorgenza dei dolori articolari è lo squilibrio metabolico causato dalla riduzione della funzionalità tiroidea.
  • Influenza: le sindromi influenzali sono spesso accompagnate da dolori articolari, questo è causato dall’infiammazione che l’infezione virale determina nell’intero organismo e che colpisce anche le articolazioni.

Le cause di tipo non patologico

I dolori articolari possono essere anche causati da condizioni non patologiche. Tra quelle più comuni possiamo citare:

  • Artrosi: sebbene spesso venga inserita tra le patologie l’artrosi è un processo degenerativo a carico della cartilagine articolare, legato all’età, alla menopausa e all’eccessiva sollecitazione articolare. L’assottigliamento delle cartilagini determina il contatto tra le due ossa che compongono l’articolazione le quali, sfregando l’una sull’altra, provocano l’insorgenza di un’infiammazione e di dolore.
  • Gravidanza: spesso in gravidanza si soffre di dolori articolari. Questo è dovuto sia ai cambiamenti ormonali che si verificano in questo periodo, sia all’aumento di dimensioni dell’utero che provoca una maggiore sollecitazione delle articolazioni, in particolare di quelle del bacino (coxo – femorale) e di quella del ginocchio.
  • Sbalzi ormonali: talvolta i dolori articolari si manifestano in determinati periodi della vita di una donna, come per esempio prima del ciclo mestruale, nel post parto, durante l’allattamento o in menopausa. I responsabili sono gli ormoni e le variazioni nei loro livelli che si verificano in questi periodi e che determinano diverse alterazioni, tra cui un’alterazione del metabolismo del calcio, possibile responsabile, insieme ad altri fattori non del tutto noti, dell’insorgenza dei dolori articolari.
  • Sport: chi pratica sport a livello agonistico può soffrire di dolori articolari. La causa è in questo caso legata all’eccessivo uso delle articolazioni per compiere movimenti frequenti e ripetitivi e questo può portare a usura della cartilagine articolare e all’insorgenza di dolore.
  • Freddo: l’abbassamento della temperatura e l’esposizione ad un clima umido sono due fattori comunemente associati alla presenza di dolore articolare. Non è ancora ben chiara l’associazione tra dolori articolari e freddo ma sembra che possa essere qualcosa legato agli sbalzi pressori e di temperatura.

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I sintomi associati al dolore articolare

Ai dolori articolari possono essere associati alcuni sintomi che possono indirizzare il clinico ad individuare con maggiore facilità la causa scatenante e a formulare una diagnosi corretta. Tra i sintomi comunemente associati abbiamo:

  • Gonfiore: l’infiammazione alle articolazioni può determinare un edema, cioè un accumulo di liquidi a livello della parte infiammata, che causa gonfiore articolare. È una condizione tipica di tutti i processi infiammatori.
  • Arrossamento: il rossore a livello dell’articolazione dolorante è sintomo di infiammazione in corso. È particolarmente frequente in caso di artrite reumatoide o gottosa.
  • Febbre: la febbre può verificarsi in associazione ai dolori articolari in caso di influenza.
  • Rigidità: la rigidità delle articolazioni accompagnata a dolore è tipica di situazioni autoimmuni come l’artrite reumatoide o di reumatismi causati da freddo.
  • Dolori muscolari: in caso di influenza o di ipotiroidismo, di artrite o ancora di dolori articolari da sport è possibile che si verifichino contemporaneamente dolori a carico dei muscoli.
  • Prurito: talvolta insieme al dolore articolare può manifestarsi un intenso prurito. Un esempio può essere l’artrite psoriaca, in cui si ha la presenza di chiazze rossastre e pruriginose sulla pelle e la contemporanea presenza di dolore articolare.
  • Dolore alla schiena: si accompagna spesso ai dolori articolari in caso di influenza, in cui hanno dolori alle ossa diffusi, in caso di obesità, in cui la schiena viene sollecitata eccessivamente come avviene alle articolazioni, e in caso di gravidanza, in cui il peso dell’utero aumentato di volume causa un maggiore affaticamento di schiena e articolazioni.

Diagnosi: come scoprire la patologia di base

La diagnosi di dolore articolare è importante al fine di identificare la causa che ha portato all’insorgenza del dolore e per predisporre un trattamento terapeutico adeguato. La diagnosi di dolore articolare viene eseguita dal medico ortopedico prevalentemente sulla base dell’anamnesi, dei sintomi riferiti dal paziente e dell’esame obiettivo. Il medico potrà poi decidere di eseguire altri esami, volti ad identificare la causa che ha portato all’insorgenza di dolore.

Tra questi possiamo citare:

  • Esami del sangue: possono essere utili per comprendere se vi siano patologie che possono portare a dolori articolari. In particolare può essere utile valutare la presenza di autoanticorpi, che possono essere indice di patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, o l’eccesso di acido urico, responsabile della gotta.
  • Radiografia: tramite l’utilizzo dei raggi X è possibile vedere lo stato delle articolazioni, valutando se vi è assottigliamento della cartilagine, se è presente edema (cioè accumulo di liquido) e se c’è la presenza di deformità ossea dovuta ad artrosi o artrite.
  • Densitometria ossea: è un particolare tipo di esame che serve a valutare la composizione dell’osso in termini di contenuto di minerali. È utile per sapere se il soggetto soffre o meno di osteoporosi, che potrebbe essere la causa dei dolori articolari.

Rimedi naturali per i dolori articolari

Per trattare in maniera naturale il dolore alle articolazioni è possibile ricorrere a rimedi di natura fitoterapica oppure omeopatica o ancora all’assunzione di integratori alimentari. Tutte le le terapie mirano a ridurre il fenomeno infiammatorio a carico delle articolazioni che provoca il dolore, ed in particolare la fitoterapia si avvale di:

  • Artiglio del diavolo: contiene come principio attivo l’arpagoside, insieme a triterpeni e flavonoidi, che gli conferiscono proprietà antinfiammatorie. Si può applicare, sottoforma di pomata, a livello dell’articolazione dolente, massaggiando fino al completo assorbimento, oppure può essere assunto sottoforma di gocce di tintura madre o di infuso.
  • Curcuma: grazie al suo contenuto di curcumina, la curcuma è un ottimo antinfiammatorio e antidolorifico naturale. Si può utilizzare per realizzare un unguento casalingo, miscelandola all’olio di oliva e poi applicandola sulla parte da trattare, oppure assumendo il preparato per via orale, utilizzandolo come condimento.
  • Spirea: contiene tra i suoi principi attivi gli acidi salicilici, che hanno una ben nota azione antinfiammatoria (l’acido acetilsalicilico è infatti il componente principale dell’aspirina). Può essere utilizzata sottoforma di pomata, da applicare in base alle necessità, o può essere assunta per via orale, sottoforma di gocce o di capsule.
  • Bowsellia: è una pianta che tra i suoi principi attivi contiene acidi triterpenici pentaciclici come l’acido boswellico, che le conferiscono proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche. Può essere utilizzata come componente di pomate e unguenti che vanno spalmati direttamente sulla parte da trattare, oppure sottoforma di estratto secco.
  • Acido ialuronico: è un costituente naturale del tessuto connettivo che appartiene alla categoria dei glucosamminoglicani e che ha la capacità di trattenere l’acqua (cioè di idratarsi) e di svolgere un effetto antinfiammatorio,cicatrizzante e lubrificante. Si può assumere sottoforma di capsule.Tra gli integratori alimentari che possono aiutare a ridurre i fenomeni infiammatori abbiamo quelli a base di:
  • Glucosammina: appartiene alla categoria degli zuccheri amminici, ed è precursore dei glicosamminoglicani, che costituiscono gran parte della cartilagine. Per tale motivo può essere usata nel trattamento dei dolori articolari e si assume, solitamente, sottoforma di capsule.
  • Collagene: costituisce moltissimi tessuti nel nostro corpo tra cui anche tendini e cartilagine. Tende a ridursi con l’avanzare del’età e pertanto, assumendolo per via orale sottoforma di capsule, è possibile aumentarne la quantità e alleviare la sintomatologia dolorosa alle articolazioni.

Infine, tra i rimedi omeopatici, da assumere a concentrazioni e posologie diverse in base ai casi, che vanno decise dall’omeopata dopo aver esposto il nostro problema, possiamo citare:

  • Bryonia: da utilizzarsi nel caso in cui il dolore articolare peggiora con il movimento, questo rimedio è indicato nel caso in cui si presentino, insieme al dolore, gonfiore e rossore dell’articolazione.
  • Rhus toxicodendron: va utilizzato in caso di dolore articolare con coinvolgimento dei tendini e dei legamenti, ed in caso di dolore di tipo artrosico che si accompagna a rigidità dell’articolazione e che si manifesta principalmente la mattina al risveglio.
  • Kalicum carbonicum: molto utile nel trattamento di dolori articolari legati all’obesità o al periodo della menopausa. Utile anche per l’artrosi localizzata alle ginocchia.
  • Calcarea carbonica: è un rimedio che risulta particolarmente utile quando il dolore articolare è causato dall’osteoporosi legata all’avanzamento dell’età e quando il dolore si intensifica se ci si espone ad un clima umido.
  • Pulsatilla: questo rimedio è particolarmente utile per i dolori che si presentano a livello delle articolazioni del ginocchio, della caviglia e delle mani, e delle anche.

Rimedi farmacologici per alleviare i sintomi

Il trattamento farmacologico del dolore articolare è mirato a risolvere il sintomo ma spesso non la causa scatenante, per la quale i rimedi variano in base ai casi. Per il trattamento della sintomatologia dolorosa è possibile impiegare i seguenti farmaci:

  • FANS: gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono i farmaci più utilizzati per il trattamento dei dolori articolari. Tra quelli maggiormente usati abbiamo l’ibuprofene, il naprossene sodico, e l’indometacina. Si possono assumere per via orale, ed in questo caso non possono essere impiegati per molto tempo e ad alte dosi poichè hanno un effetto collaterale importante sulla mucosa gastrica e possono portare all’insorgenza di gastrite erosiva o ulcera, oppure sottoforma di pomata da applicare direttamente sulla parte da trattare.
  • Paracetamolo: conosciuto con il nome commerciale di tachipirina, questo farmaco ha effetto antidolorifico e antinfiammatorio ma, a differenza dei fans, non causa effetti collaterali al sistema gastrointestinale e pertanto può essere assunto per un periodo di tempo maggiore. Esiste in commercio sotto varie forme come capsule e soluzioni granulari.
  • Corticosteroidi: sono dei potenti antinfiammatori che vanno utilizzati in caso di processi infiammatori molto forti o che non rispondono ai fans e al paracetamolo. Il più utilizzato è il cortisone che può essere assunto per via orale, tramite pomata per applicazioni locali, o essere utilizzato per fare delle infiltrazioni direttamente sulla parte da trattare.
  • Altri farmaci possono poi essere impiegati in base alla causa scatenante, come per esempio gli immunosoppressori in caso di artrite reumatoide o psoriasica, oppure la colchicina in caso di artrite gottosa.

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Caffè al ginseng: proprietà, controindicazioni, fa male?

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOQuando si parla di caffè al ginseng, sembra già di sentire il suo profumo vellutato e di vedere i toni ocra e leggermente dorati della bevanda calda. Il caffè al ginseng è prima di tutto un piacere, da consumare da soli in compagnia, a casa o in ufficio. Ma è anche un momento di benessere: il ginseng racchiude innumerevoli pregi, che vanno dalla riduzione di stress e stanchezza al miglioramento del tono dell’umore, dagli effetti positivi sul sistema immunitario all’aumento della concentrazione, dalle proprietà antiossidanti fino alle sue capacità afrodisiache. Vediamo alcune qualità del ginseng.

Le sette proprietà principali del ginseng:

  • Diminuisce lo stress: per secoli i cinesi hanno utilizzato il Ginseng per le sue proprietà curativa, e questa è una delle più comuni. Le proprietà adattogene del Ginseng infatti sono risapute. E’ un forte anti-stress, riduce i livelli di ormoni stimolati nei momenti di affaticamento fisico e mentale e in generale innalza i livelli di energia dell’organismo, agendo come un potente tonico.
  • Aumenta la vitalità dell’organismo: il Ginseng è un energetico naturale e aumenta la vitalità dell’organismo. Inoltre, può essere usato anche per combattere il calo energetico nei malati di cancro e di sclerosi multipla. Un ricerca della clinica Mayo ha riscontrato che una dose di Ginseng Winsconsin al giorno (1000 mg) migliora la vita dei malati e ne riduce i sintomi dovuti all’affaticamento.
  • Migliora l’umore: il Ginseng è utile anche negli stati di ansia, affaticamento mentale, irritabilità e nervosismo. Infatti è dimostrato che una dose di 1000 mg di Ginseng al giorno è in grado di migliorare il tono generale dell’umore e di ridurre lo stato di ansia e irritabilità.
  • Facilita la memoria: il Ginseng è un ottimo integratore per gli studenti! Infatti, tra le sue varie proprietà, quella di migliorare e facilitare i processi di memorizzazione è una delle più conosciute e note. Il Ginseng migliora la performance mentale e la capacità di concentrazione, ed è per questo che si rivela un ottimo alleato nei momenti di alto investimento delle nostre facoltà cognitive.
  • Stimola l’attività sessuale: il Ginseng viene da lungo utilizzato per aumentare naturalmente la libido e migliorare la performance sessuale sia nell’uomo che nella donna. Nella medicina tradizionale cinese è considerato un potente afrodisiaco ed è utilizzato inoltre per ripristinare la funzione sessuale, come nei casi di disfunzione erettile, dove sembra essere efficace sul 60% degli utilizzatori.
  • Stimola le difese immunitarie: il Ginseng è un ottimo stimolatore naturale del sistema immunitario, favorisce inoltre la ripresa cellulare e riduce l’infiammazione. Una recente ricerca ha inoltre mostrato che un uso quotidiano del Ginseng, sulla lunga durata, sia in grado di prevenire l’influenza A, una malattia respiratoria che affligge ogni anno milioni di persone e che si diffonde con estrema rapidità.
  • Previene l’invecchiamento: i Cinesi da sempre sostengono che il Ginseng è un promotore di longevità. Infatti, migliora la salute della pelle, diminuendo le rughe, riduce la calvizie negli uomini, anche usato per via topica sotto forma di shampoo, e migliora in generale la circolazione sanguigna. Il Ginseng inoltre è un protettivo degli organi interni, come cuore, fegato e reni, di cui previene i danni dell’invecchiamento. In generale, si è visto che il Ginseng riduce il tasso di mortalità negli uomini che ne fanno un uso regolare.

Proprio in nome della salute è anche giusto conoscere le controindicazioni del caffè al ginseng. In realtà, queste si riducono a possibili effetti indesiderati in pochi casi specifici, che elenchiamo nei prossimi paragrafi.

Caffè al ginseng: controindicazioni in caso di consumo eccessivo

Un consumo eccessivo di estratto puro di ginseng può portare a problemi come insonnia, nausea, diarrea e tachicardia, vertigini. Quando parliamo di consumo eccessivo, comunque, intendiamo quantità veramente smodate. In questo caso, le controindicazioni del caffè al ginseng sarebbero negative non solo per l’organismo, ma anche per il portafoglio.

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Caffè al ginseng: controindicazioni in caso di assunzione di farmaci

In regime di assunzione di determinati farmaci, come antinfiammatori, antidepressivi e anticoagulanti, ipoglicemizzanti orali o insulina, il ginseng potrebbe dare effetti indesiderati potenzialmente pericolosi. Per valutare correttamente le controindicazioni del caffè al ginseng in questi casi, il consiglio è quello di consultare un medico.

Caffè al ginseng: controindicazioni per certe categorie di persone

Gli studi hanno rilevato che il ginseng può dare effetti sgraditi anche nel caso di donne in gravidanza, soprattutto durante i primi mesi, o nel caso di persone che soffrono di insonnia o di ipertensione. Mentre nel caso delle donne in gravidanza è consigliato sospendere il consumo di ginseng, per le altre due categorie di persone si può tranquillamente procedere con un consumo moderato: una o due tazzine di caffè al ginseng al giorno non avranno controindicazioni.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

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Diabete: tutte le diverse tipologie

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA OBESITA GRASSO DIETA DIMAGRIRE PANCIADiabete (dal greco διαβήτης, diabètes, derivato di διαβαίνω, diabàino, «passare attraverso») è un termine che identifica alcune malattie caratterizzate da poliuria (abbondante produzione di urina), polidipsia (abbondante ingestione di acqua) e polifagia (fame eccessiva). Comunemente il termine è utilizzato per indicare una malattia cronica, inquadrabile nel gruppo delle patologie note come diabete mellito, caratterizzata da un’elevata concentrazione di glucosio nel sangue, a sua volta causata da una carenza (assoluta o relativa) di insulina nell’organismo umano.

Tipi

  • Diabete mellito: le urine contengono grandi quantità di zucchero; ne fanno parte:
    • Diabete mellito di tipo 1, a patogenesi autoimmune colpisce di più i bambini (infantile)
    • Diabete mellito di tipo 2, familiare non autoimmune
    • Diabete mellito di tipo 1,5 o DALA – Diabete autoimmune latente degli adulti o LADA dalla sigla inglese Latent Autoimmune Diabetes of Adult
    • Diabete mellito gestazionale colpisce di più le donne incinte
    • MODY – Maturity onset diabetes of the young
    • DALA – Diabete autoimmune latente degli adulti o LADA dall’inglese Latent Autoimmune Diabetes of Adult
  • Diabete insipido: viene eliminata con le urine non solo acqua, ma pochissimi soluti; si divide in:
    • Neurogenico
    • Nefrogenico.

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Sindrome di Sjögren: sintomi, invalidità, terapia e mortalità

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SINDROME SJOGREN SINTOMI TERAPIA MORTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa sindrome di Sjögren (in inglese “Sjögren’s syndrome”) è una malattia infiammatoria cronica su base autoimmune, caratterizzata dalla distruzione di ghiandole esocrine (ghiandole salivari minori, ghiandole lacrimali, parotidi) mediata dai linfociti T. C’è inoltre un’eccessiva attivazione dei linfociti B con produzione di autoanticorpi quali fattore reumatoide (FR), anti SS-A/Ro e anti SS-B/La. La malattia è caratterizzata da periodi di stasi alternati ad altri di riacutizzazione. Può essere anche il primum movens a distanza di anni di una malattia immunitaria più grave, spesso dell’artrite reumatoide.

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Che cos’è la sindrome di Sjögren?

La sindrome di Sjögren primaria è una malattia immunologica caratterizzata principalmente da secchezza orale e oculare, ma può coinvolgere anche altri organi e apparati, come il sistema nervoso centrale e periferico e le articolazioni. La sindrome di Sjögren secondaria si associa con lo stesso corredo di segni e sintomi ad altre malattie reumatologiche, soprattutto alle connettiviti, ma anche all’Artrite Reumatoide.
La malattia ha una frequenza pari all’1% e colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 30 e i 50 anni, con un rapporto maschi:femmine di 1:20.

Quali sono le cause della sindrome di Sjögren?

Le cause della malattia non sono note. Si ritiene che alla base ci sia un trigger infettivo e una conseguente reazione autoimmune contro l’epitelio dei dotti ghiandolari. L’infiltrazione linfocitaria delle ghiandole salivari e lacrimali porta a una progressiva perdita di funzione secretoria e a un’alterazione della qualità di lacrime e saliva. La sindrome sembra essere associata a una predisposizione genetica legata ai geni HLA-DRw52 (che aumenta di 20 volte il rischio di sviluppare la malattia) e HLA-DR3, nonché probabilmente all’infezione virale da EBV e da HTLV-1.

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Quali sono i sintomi della sindrome di Sjögren?

Sintomi e segni caratteristici sono:

  • Secchezza della mucosa orale (xerostomia) che porta a disfagia e a infezioni del cavo orale
  • Secchezza oculare (xeroftalmia) caratterizzata da cheratocongiuntivite
  • Secchezza delle vie aeree (xerotrachea) con bronchiti ricorrenti, inoltre l’infiltrazione linfocitaria del polmone può evolvere in fibrosi polmonare
  • Secchezza vaginale
  • Tumefazione delle ghiandole salivari maggiori
  • Poliartrite non erosiva
  • Frequente associazione con la cirrosi biliare primitiva
  • Fenomeno di Raynaud
  • Porpora cutanea per vasculite
  • Problemi gastrointestinali (gastrite atrofica e deficit pancreatico che porta a dispepsia, anoressia e meteorismo)
  • Pericardite
  • Aumento di 40 volte del rischio di neoplasie linfatiche (linfomi non Hodgkin a cellule B), in particolare a carico delle parotidi

Diagnosi

I criteri classificativi della sindrome di Sjögren sono stati recentemente rivisti e comprendono la presenza di due elementi tra test di alterata secrezione lacrimale positivo (test di Schirmer, test alla fluoresceina, test al verde di Lissamina, BUT); biopsia delle ghiandole salivari minori probante; presenza degli anti-SSA o degli anti-SSB o degli ANA a titolo > 1:320 e fattore reumatoide. Alla base della diagnosi vi è la sintomatologia tipica persistente, la dimostrazione dell’alterata secrezione di lacrime e saliva e la presenza di anticorpi come ANA, anti-SSA, anti-SSB e il fattore reumatoide. In alcuni casi per la diagnosi è necessaria la biopsia delle ghiandole salivari minori delle labbra, che dimostra aggregati di linfociti periduttali (> 50/4 mm2) definiti foci. Altri esami invasivi possono essere indicati se si sospetta un’evoluzione linfomatosa di malattia. In sintesi:

  • Test di Schirmer (positivo se la carta bibula messa nel fornice congiuntivale inferiore per 5 minuti si imbibisce per meno di 5 mm)
  • Test del Rosa Bengala o con verde di lissamina (che colora le aree di congiuntivite)
  • Scialografia, ScialoTC e Scintigrafia con Tecnezio pertecnetato
  • Presenza nel Siero di FR, ENA (anticorpi anti antigeni nucleari estraibili) come gli SSa/Ro e SSb/La e ipergammaglobulinemia all’elettroforesi delle proteine sieriche (nel 90% dei casi)
  • Biopsia del labbro inferiore (dove sono presenti ghiandole salivari minori)

Trattamenti

Il trattamento della malattia si basa sull’uso di sostituti salivari e lacrimali (lacrime o salive artificiali). Se tollerato, è indicato il trattamento con farmaci che aumentano la secrezione di saliva e lacrime come la pilocarpina. Per controllare manifestazioni come le artralgie e l’astenia possono essere utilizzati gli anti-malarici come l’idrossiclorochina. Per altre manifestazioni d’organo come la parotidomegalia e le neuropatie sono indicati gli steroidi e l’azatioprina.

Mortalità

La patologia ha generalmente una prognosi benigna: i tassi di mortalità nei pazienti con Sindrome di Sjögren sono comparabili a quelli della popolazione generale.

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Ulcera diabetica: cause e tipi

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA ULCERA DECUBITO PIEDE DIABETICO.jpgCon ulcera diabetica si intende una lesione di continuo di difficile guarigione spontanea che può interessare, in relazione alla sua importanza e gravità, i tessuti cutanei, sottocutanei ed ossei. La sua localizzazione distrettuale più comune è nel piede coinvolgendo in senso disto-prossimale le regioni apicali delle dita, le giunture articolari delle interfalangee, le teste metatarsali (regione plantare), il tallone, le prominenze ossee del mortaio tibio-peroneo-astragalico (caviglia), e la gamba. Il coinvolgimento del piede è molto pericoloso per il protrarsi della patologia in quanto spesso si presentano coinvolgimenti dei tessuti sottocutanei ed ossei con infezioni e fistole che possono far sviluppare necrosi settica e relativa amputazione della regione interessata, anche se la ricerca e la tecnologia consentono la realizzazione del trapianto dei tessuti.

Cause

Le ulcere diabetiche si possono distinguere per eziologia in tre sotto-classi:

  • ulcere neuropatiche
  • ulcere ischemiche
  • ulcere neuro-ischemiche.

Questa distinzione etiologica spesso risulta inappropriata in quanto è molto generica e non fornisce dettagli sullo stato clinico e sulle possibili complicanze che possono essere presenti nell’ulcera diabetica.

Comunque stando a quanto detto prima si definiscono, per convenzione:

  • ulcere neuropatiche: le ulcere che presentano un più marcato interessamento del sistema nervoso periferico e quindi un’alterazione della percezione sensitiva del paziente (Solitamente proprio per questo meno dolorose).
  • ulcere vasculopatiche: le ulcere che presentano un più marcato interessamento del sistema vascolare, con un coinvolgimento nervoso quasi assente ed estremamente dolorose.
  • ulcere neuro-ischemiche: quelle che presentano sia danneggiamento nervoso che vascolare.

Vedi anche: foto di ulcera diabetica

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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